In merito al primo argomento ci sono svariate opinioni e le abitudini cambiano
da paese a paese, da cinema a cinema, da film a film.
Da buon cinefilo propendo per la tirata unica a prescindere
dalla durata del film e questo vale anche per i più lunghi (intendo quelli
molto lunghi) come Guerra e pace
di Sergey Bondarchuk (poco più di 7 ore) che tuttavia in molti paesi venne
distribuito in tre o addirittura quattro parti. Io ho assistito alla proiezione
integrale alla Cineteca Mexico (senza intervallo!) e, oltre a non sembrare tanto
lungo, francamente non vedo come lo si possa dividere in spezzoni senza diminuirne il valore. Ricordo che ci furono poche fughe momentanee (plausibilmente per buoni motivi) e solo un paio di "abbandoni" su quasi un centinaio di spettatori.
In Portogallo generalmente c'è un intervallo,
spesso troppo lungo, mentre in altri paesi per i quali posso parlare per
esperienza diretta come Spagna, Francia, Nuova Zelanda e Stati
Uniti no.
Anche in Italia, anche se in patria vado poco al
cinema, mi sembra che ci sia la tendenza alla proiezione continua, ma ricordo
l'intervallo di quando ero piccolo durante il quale passava il venditore di
gelati e altro - un classico era la “bomboniera” - ma il tutto veniva consumato
in pochissimi minuti.
I tempi sono cambiati, all’ingresso quasi sempre c’è
un banco bar che vende (spesso a prezzi da aeroporto ... eccessivi) soprattutto
secchi di popcorn e secchielli di bibite annacquate con ghiaccio. Indipendentemente
dall'intervallo (che interrompe il flusso delle immagini, ma si può occupare il
tempo leggendo o facendo altro) quello che sopporto meno è la prima mezz'ora di
film rovinata dal rumore dei sacchetti di plastica e dello sgranocchiamento di popcorn,
pipocas, palomitas (sinonimi molto diversi in
differenti idiomi, stranamente tutti iniziano con p).
Altro grande problema moderno sono i cellulari e smartphone anche se in effetti il problema
sono tutti gli scostumati che rispondono a chiamate e conversano (raramente, per fortuna), non li spengono e, anche se li mantengono senza
suoneria, continuano a controllare FB, Twitter e WhatsApp - e talvolta a comunicare - con
lo schermo quanto più luminoso possibile sparando fasci di luce negli occhi di
chi sta dietro di loro o ai lati.
Per non parlare di quelli che lasciano la suoneria a tutto volume e che ne fanno ascoltare l’intero motivo prima di trovare l’apparecchio o semplicemente di decidere se rispondere o meno.
Anche il giustissimo invito (da troppi disatteso) che
in molte sale appare sullo schermo invitando al silenzio e a scollegare i vari
apparati sembra un controsenso se lo stesso management "forza" gli
spettatori a comprare enormi secchi (anche se non proprio delle dimensioni di questo a sinistra) di rumorosi popcorn, ma è noto che in particolare
in alcuni paesi ricavano più con gli snack e bibite che con l’incasso visto che
gran parte di esso va in altre tasche.
Non ci dovrebbe essere necessità di scomodare
teorici del cinema per rendersi conto che una visione ideale presupporrebbe silenzio
e buio assoluti (per il secondo, seppur potenzialmente utili e obbligatorie,
anche le luci di emergenza danno un sacco di fastidio).
Inutile parlare degli spettatori rumorosi e altre
scostumatezze ...
Tutto quanto detto mi spinge ad andare al cinema evitando
i week-end e prediligendo spettacoli presumibilmente poco affollati, quando possibile.