martedì 7 agosto 2018

Due eccezionali film muti del 1920 "Il Golem" e "Caligari"

Data la loro limitata durata (rispettivamente 51' e 64') ho voluto e potuto concedermi un double bill muto di meno di 2h, con questi due film del 1920 che, oltre ad essere famosi classici dell’espressionismo tedesco, sono anche apprezzatissimi dai veri cinefili.
    
223 “The Cabinet of Dr. Caligari  (Robert Wiene, Ger, 1920) tit. it. "Il gabinetto del dottor Caligari“ * con Werner Krauss, Conrad Veidt, Friedrich Feher  *  IMDb  8,1  RT 100% 
224 “Der Golem  (Carl BoesePaul Wegener, Ger, 1920) tit. it. "Il Golem - Come venne al mondo“ * con Paul Wegener, Albert Steinrück, Ernst Deutsch  *  IMDb  7,2  RT 100% 
   
Le trame e gli ambienti sono completamente distinti, così come le epoche e le messe in scena eppure i due film sono accomunati dall’alone di mistero che avvolge i protagonisti e dai fantastici scenari e fondali con prospettive improbabili se non impossibili, caratteristici dell'espressionismo tedesco, che da soli valgono una ennesima visione (per quanto mi riguarda sono ad una mezza dozzina almeno per ciascuno di loro). 
   
Fra le rarissime linee verticali, spiccano in particolare le finestre rigorosamente trapezoidali, i fregi lineari sulle pareti talvolta quasi diritti, in altri casi simili a onde e spirali, i ponti curvi, i tetti e i comignoli pendenti e allungati, le scale fra le quali ne spicca  una a chiocciola, aperta dal lato del punto di ripresa, chiusa dall’altro, con uno stretto passaggio a sezione ovale, che ricorda tanto un padiglione auricolare. (foto sotto)
Singolari transizioni, non proprio dissolvenze, che iniziano o terminano con solo una minima area circolare illuminata nel resto dello schermo nero, non centrata nell'inquadratura, ma centrata su un volto che quindi resta l'unico soggetto visibile per vari secondi o è l’unico sul quale fissare l’attenzione prima che si illumini il resto dello schermo. Questa tecnica crea effetti simili a quelli dello zoom che, seppur brevettato a inizio secolo, sarebbe stato un obbiettivo compatibile con le cineprese solo nei primi anni ’30.
   

Le scenografie sono quasi sempre molto contrastate, utilizzando al meglio il bianco e nero, aggiungendo lunghe e nette ombre proiettate la luci orizzontali o addirittura dal basso, simili a quelle che saranno poi riproposte in tanto film noir, in particolare sulle scale. 
In entrambi i film si possono trovare similitudini (ispirazioni) con i dipinti post-impressionisti/primi espressionisti di artisti del calibro di Vincent Van Ghog (dipinto in basso a sx), Edvard Munch, Chaïm Soutine (dipinto in basso a dx) che, almeno in un periodo della loro carriera artistica, sono stati eccelsi esponenti di tali correnti. Del resto basta osservare il poster originale di Der Golem in apertura di post.
   
La narrazione, come nei migliori silent movies, è rapida ed essenziale, mentre la recitazione è al solito un po’ sopra le righe, accompagnata da un grande agitare di braccia.
Le foto proposte in questo post sono solo una minima parte delle geniali inquadrature realizzate da Robert WieneCarl Boese e Paul Wegener; chiunque abbia un seppur minimo interesse nelle arti figurative (non per forza nel cinema) dovrebbe guardare, e con attenzione, questi film ed altri del medesimo periodo come Nosferatu (F. W. Murnau, 1922)Metropolis, (Fritz Lang, 1927) ecc. e non c’è dubbio che ne rimarrebbe estremamente soddisfatto.
   
Curiosità
  • in Der Golem, c’è un’evidente citazione di Frankenstein con la bambina che offre un frutto (foto sopra a sx) al gigante di argilla, il Golem, figura antropomorfa della mitologia ebraica e del folclore medievale. 
  • Paul Wegener, co-regista del suddetto film, interpreta il Golem
  • passando nel campo dei “goof”, ho notato che la giostra che ruota sullo sfondo nella fiera nella quale il Dr. Caligari esibisce Cesare - il suo “sonnambulo veggente” - la prima volta gira in senso orario e un paio di minuti dopo in senso opposto ... molto strano ...

venerdì 3 agosto 2018

Un percorso quasi caduto nell'oblio, che non dovrebbe essere trascurato

Nel corso della loro più recente passeggiata i Camminanti sono riusciti a ricostruire il tracciato del vecchio CAI 00, oggi CAI 300 - Alta Via dei Monti Lattari, e renderlo di nuovo percorribile abbastanza comodamente.
Gli escursionisti di vecchia data, non certo quelli dell'ultima ora o della domenica, di sicuro ricorderanno che il percorso originario (nella sua interezza ideato quasi una cinquantina di anni fa) seguiva da vicino la cresta di Monte Santa Croce e quando ciò diventava impossibile a causa della recinzione del VOR (il cosiddetto "radar") correva parallelo ad esso. Tale tratto dell'Alta Via odierna si sviluppa invece varie decine di metri più in basso senza mai toccare materialmente la rotabile via del Monte, con un collegamento diretto fra la pineta (che si raggiunge provenendo da Nerano) e il tratto di crinale immediatamente a monte di Campo Vetavole. Nella mappa qui sotto sono evidenziati tutti i sentieri principali che corrono lungo i pendii attorno Monte Santa Croce.
Dal giorno in cui il Club Alpino Italiano optò per l'attuale "variante bassa" e la ufficializzò (già molti comunque la percorrevano), quella "alta" è stata sempre meno frequentata e di conseguenza ancor più invasa dalla vegetazione fin quasi ad essere difficilmente riconoscibile. Non conosco le motivazioni di tale cambiamento, ma molto probabilmente fu tenuta in considerazione la maggiore linearità e proprio il fatto di essere soggetta alla prorompente vegetazione che, in particolare in primavera, spesso copre tracciato e segnavia creando non pochi problemi a quelli meno sicuri e/o non conoscitori dell’area.
Pur non criticando assolutamente le scelta del CAI (le viste su Jeranto sono egualmente spettacolari) si deve riconoscere che il vecchio 00 resta affascinante proprio per il suo percorso tortuoso fra pietre e rocce sporgenti, passando dove si può e aggirando i tanti cespugli e arbusti caratteristici della macchia mediterranea quali mirto, ginestra, tagliamani, ferula, valeriana, per non parlare dei tanti fiori a cominciare dalle migliaia di asfodeli e anche qualche orchidea. Oggettivamente la varietà ai lati del 300 è minore di quella del vecchio 00 e di tanto in tanto, specialmente chi si interessa di flora, dovrebbe valutare questa opzione alta anche se si dovrà sobbarcare un maggior dislivello e procedere su un tracciato dal fondo certamente più accidentato.
Personalmente penso che il panorama dal punto più alto di detto percorso, con vista sul crinale digradante verso Punta Campanella e con Capri sullo sfondo  (foto di apertura), sia impareggiabile e valga i pochi metri di dislivello in più. Allo stesso tempo mi rendo conto che il breve tratto esposto su ghiaia ha sempre creato e continua a creare qualche problema a quelli più timorosi e a chi soffre di vertigini.
   
sentiero  CAI 300 visto dal CAI 00  ***  cappella S. Costanzo e Li Galli dal CAI 00
Ed è proprio per i suddetti motivi che i Camminanti si sono sobbarcati l'onere di ricercare, ripulire e segnare il suddetto percorso, visto che nessuno crede più ai proclami e alle promesse degli organi competenti del Comune di Massa Lubrense che da mesi continuano a sostenere che i sentieri sono tutti puliti e percorribili o che si provvederà “in settimana”.
Lungo il sentiero (ora abbastanza evidente) ci sono adesso anche sufficienti segnavia di colore rosso che si vanno ad aggiungere a quelli sbiaditi bianco/rossi apposti dal CAI probabilmente una ventina di anni fa. Chi andrà a percorrere detto tratto noterà anche delle grosse macchie di vernice verde chiaro con le quali un “furbacchione” (= un vero imbecille incivile) si affrettò a coprire i segnavia CAI, senza neanche rendersi conto che a quel punto, per rimanere sul tracciato, gli escursionisti avrebbero semplicemente seguito le macchie verdi. Si è quasi sicuri che sia lo stesso che all’epoca si diede da fare per danneggiare o asportare le mattonelle segnavia. Insomma, perse tempo e sprecò vernice senza concludere niente.