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lunedì 22 giugno 2020

Meraviglie di Massa Lubrense spacciate come "proprietà del Parco dei Lattari"

Visto che i responsabili della pagina Facebook del Parco Regionale dei Monti Lattari continuano imperterriti nel pubblicare foto di luoghi esterni ai limiti del parco, ritorno sull’argomento.
Invito chi non conoscesse i precedenti a leggere il precedenti post sul tema:
Volendo precisare, il Parco “conferma l’abuso” (17 giugno) 
Tutti approfittano delle bellezze delterritorio Lubrense (2 giugno)


Scorrendo le foto pubblicate (senza dubbio di qualità) sorge un legittimo sospetto, sembra che ce l’abbiano specificamente con Massa Lubrense in quanto nelle didascalie delle foto di altre località (oltretutto urbane) “fuori Parco” sono citati i rispettivi Comuni di appartenenza: Il Chiostro di San Francesco a Sorrento, “Paesaggio urbano da Sorrento” e la terrazza panoramica de La Marinella a Sant'Agnello”.

Sorprende l’assoluta indifferenza degli amministratori massesi (quelli competenti per le loro deleghe certamente a conoscenza di tale situazione), in particolare in questi difficili momenti nei quali sarebbe necessario fare la maggior pubblicità possibile al territorio, assicurandosi che il nome di Massa Lubrense compaia a margine di ogni foto relativa al suo territorio.

Non è chiaro neanche quale siano i benefici che il Parco pensa di ottenere ostinandosi a non citare Massa Lubrense visto che, oltretutto, varie persone amanti del territorio (molti non massesi) sottolineano nei commenti che Ieranto, Crapolla, Punta Campanella, ecc. ricadono nei confini comunali lubrensi. Pertanto, il fatto viene evidenziato egualmente, ma con la differenza che i webmaster fanno una figura meschina.

E come se non bastasse, e come potete vedere nello screenshot, sbagliano anche le descrizioni nelle didascalie … sullo sfondo della foto si vedono 2 dei “Tre Pizzi” e sono Mortella (promontorio e punta) e Mont’Alto (solo pizzo centrale, né promontorio né punta); Punta Penna non si vede assolutamente … 

mercoledì 17 giugno 2020

Volendo precisare, il Parco "conferma l'abuso"

Cercherò di essere quanto più conciso possibile, certo che i lettori sapranno trarre le dovute conclusioni.
Nel post di ieri sera, il Parco chiarisce: “viste alcune polemiche nate per la non conoscenza degli ultimi regolamenti della comunità europea in merito alla gestione delle zone di area di pregio ambientale. ...evidentemente dimenticando che già vari utenti avevano sottolineato che “competenza” non equivale ad “annessione”.
"Il Parco Regionale dei Monti Lattari, ha competenze sui Siti di Importanza Comunitaria (Sic), delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e delle Zone di Protezione Speciale (ZPS) della Rete Natura 2000.  … omissis … Sono invece classificate con la lettera B i Siti di Importanza Comunitaria (Sic), delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC): la Costiera Amalfitana tra Nerano e Positano, …” ma nell'elenco dimentica Punta Campanella.
Comunque, nel territorio di Massa Lubrense ricadono quindi le due suddette aree, la prima parzialmente, la seconda per intero, come evidenziato nelle mappe ufficiali in basso.
Sottolineando che nessuno ha mai chiesto di rimuovere le foto, sarebbe opportuno, corretto, conveniente e appropriato che le relative didascalie riportassero nell’ordine (come è buona prassi) località e comune di appartenenza, poi si potrà aggiungere ZSC o ZPS o SIC a seconda dei casi con relativo nome ufficiale o numero identificativo, ma non Parco in quanto, nella fattispecie, Massa Lubrense non è fra i 27 Comuni facenti parte dell’Ente.
Esempi:
Crapolla, Massa Lubrense (ZPS IT8030006 Rete Natura 2000)
Ieranto, Massa Lubrense (ZPS Punta Campanella)

Anche se, per assurdo, si volesse citare il Parco in quanto “competente”, non si dovrebbe prescindere dall’indicare prima il Comune … o mi sbaglio?
E pur volendo credere che si sia trattato di semplice disattenzione e non di scorrettezza, d'ora in avanti il Parco farebbe bene a specificare il Comune nel quale ricade ciascuna località ritratta nelle foto che pubblica.  
Non da ultimo, dovrebbe valutare l'opportunità di rimuovere il logo del Parco dalle foto relative ad aree ZPS, ZSC o SIC esterne al suo perimetro, indicato in rosso nella mappa "ufficiale".

Il post chiarificatore si è rivelato un tentativo (fallito) di free climbing sugli specchi o di appendersi 'nfaccia 'e ffelinie (per dirla nel nostro espressivo e bel vernacolo).

Per conoscere i precedenti, leggere il post del 2 giugno u.s.:
Tutti approfittano delle bellezze del territorio lubrense!

giovedì 4 giugno 2020

Libero accesso all’approdo (aka fiordo) di Crapolla

Del diritto di libero accesso alle aree del Demanio Marittimo ho già parlato nel post precedente e quanto esposto ovviamente vale anche per Crapolla, considerato che anche tale spiaggia è demaniale (foglio 10, Part. 518). Questa situazione però differisce da quella di Ieranto per essere raggiunta direttamente tramite la lunga scalinata, gli oltre 700 scalini della parte inferiore della strada comunale da Sant’Agata a Crapolla.
Quindi, fermo restando che non si possa imporre un pedaggio per il transito, anche in questo caso il cosiddetto sentiero per Crapolla è certamente più utilizzato da escursionisti-non-bagnanti che da coloro che scendono fino alla spiaggia. Infatti, il tratto che va dal ponticello sul rivo Iarito alla Guardia (dove inizia la scalinata) fa parte dell’Alta Via dei Monti Lattari (CAI 300) e di conseguenza anche del Sentiero Italia (SI S21S
) e perciò utilizzato dai tanti che ne percorrono l’ultima tappa, da Colli di Fontanelle a Termini, passando per Torca, Recommone, Cantone, Nerano, San Costanzo, Campanella


Nella mappa in basso il dettaglio del tratto Torca – Cantone, sopra la tappa completa del Sentiero Italia, progetto di livello europeo che raggruppa quasi 7.000km di percorsi ad accesso gratuito che attraversano tutte le 20 regioni italiane e include anche brevi estensioni in Francia, Svizzera, Austria e Slovenia.


C’è da aggiungere che quei circa 450 metri fra il ponticello e la Guardia sono inclusi anche in vari itinerari più brevi (di solito anelli) che utilizzano i vicini percorsi di Cafariello, Corbo, vic. Monti per via Spina, mentre altri si spingono oltre San Pietro, fin quasi alla spiaggia ma senza necessariamente raggiungerla, per poi risalire verso Torca passando per la torre e il Monte di Torca. Fra i succitati circuiti c’è anche il recentemente proposto Giro dell’Isca, al quale dedicai specifico post, e questo breve foto-video di presentazione.
Al di là del pagamento (come visto non ammissibile), anche il contingentamento non dovrebbe interessare la strada comunale, ma i controlli dovrebbero essere limitati alla spiaggia per non bloccare gli escursionisti non interessati alla balneazione. Considerati il notevole dislivello e l’esposizione a sud che nelle giornate calde rende la scalinata (assolutamente senza zone d’ombra) un forno, a mio parere i controllori dovrebbero giungere via mare.

Non si dovrebbero mai confondere i diritti dei bagnanti con quelli degli escursionisti e, di conseguenza, anche disciplina ed eventuali limitazioni dovrebbero essere ben distinte.

mercoledì 3 giugno 2020

In attesa della “sentenza” in merito all’accesso a Ieranto

Dopo la smentita/conferma del Sindaco di Massa Lubrense (smentita del titolo di Agorà, conferma del fatto che “per taluni sentieri potrebbe essere previsto un ticket di ingresso per i turisti e/o non residenti …”) e la precisazione dell’Ass. al Turismo che chiarisce che ci si riferisce anche alle spiagge libere (vero e opportuno oggetto delle limitazioni) dichiarando “strategia di fruibilità in sicurezza dei sentieri di Ieranto e Crapolla e conseguentemente delle spiagge libere che li caratterizzano”, mi è sembrato il caso di esternare alcune considerazioni in base a quanto mi è dato di intendere per il campo legale e quanto so per quello di interesse strettamente escursionistico. Apprezzerò chi vorrà correggere, precisare o integrare quanto segue.
Dal post Spiagge libere e spiagge private … ho estrapolato il paragrafo relativo al demanio marittimo (link all’articolo integrale). 

Secondo quanto stabilito dall'art. 882 del codice civile, il lido del mare e la spiaggia fanno parte del demanio marittimo dello Stato: sono, cioè, beni di proprietà dello Stato (o delle Regioni, delle Province, dei Comuni), inalienabili, inespropriabili e destinati a servire bisogni della collettività. E se è vero che lo Stato può affidare le spiagge in concessione a privati, i poteri dei concessionari incontrano però il limite invalicabile della libera fruibilità da parte dei cittadini della battigia.
Lo stabilisce l'art. 1, comma 251, della legge 296/2006, che fa obbligo ai titolari delle concessioni "di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l'area ricompresa nella concessione, anche al fine di balneazione"; e lo ha ribadito più recentemente la legge 217/2011, dove - alla lettera d) dell'art. 11, II comma - si legge che: "fermo restando, in assoluto, il diritto libero e gratuito di accesso e fruizione della battigia, anche ai fini di balneazione".
Pur non essendo certo un giurista, penso che da ciò sia lecito dedurre che se per la battigia esiste il diritto libero e gratuito di accesso e fruizione anche in presenza di area in concessione a monte, a maggior ragione non ci dovrebbero essere impedimenti (e tantomeno pagamenti) per raggiungere un’area demaniale quale è la spiaggia di Ieranto (catastalmente foglio 18, Part. 193).

Ma c’è di più.
Dallo stesso foglio catastale chiunque può rendersi conto che il “sentiero” altro non è che la strada comunale da Ieranto a Nerano, censita al n.71 dell’elenco del 1911, quindi di categoria pari a qualunque altra strada comunale. Sarebbe mai immaginabile imporre un pedaggio per passeggiare lungo Corso Sant’Agata, dove certamente c’è un affollamento molto maggiore che lungo il “sentiero” per Ieranto?

E non finisce qui.
La suddetta strada non raggiunge la spiaggia! Infatti, appena terminati gli uliveti sulla destra (per chi scende), c’è il bivio FAI/spiaggia. Via Ieranto è quella che piega a sinistra, portando all’ingresso dell’Area FAI e, proseguendo a valle della torre di Mont’Alto, a Penna (il terzo dei 3 Pizzi) dove termina; a destra c’è la malandata cosiddetta scala dei minatori. La strada, quindi, dall’ingresso FAI in poi si mantiene a una quota di circa 90m s.l.m. ed ad una distanza di oltre 300m in linea d’aria dalla spiaggia. Se si vogliono controllare gli eccessivi affollamenti di bagnanti, perché penalizzare gli escursionisti che vogliono semplicemente andare a Penna, a Mont’Alto o visitare l’Area FAI senza essere assolutamente interessati alla balneazione?
Inoltre, anche se la spiaggia potesse accogliere (rispettando la distanza di sicurezza Covid) max 100 persone (forse ho esagerato), mantenendo una distanza molto superiore (4 metri) lungo via Ieranto (2km circa) si potrebbero incolonnare ben 500 escursionisti nell’assoluto rispetto delle disposizioni Covid.
Potrei aggiungere che eventuali limitazioni danneggerebbero ingiustamente e inopinatamente il FAI e i suoi visitatori, chi volesse andare a via Fellarino (traversa di via Ieranto) e proseguire per le Grotte dei Crapari e San Costanzo, i tanti che amano passeggiare lungo il primo chilometro quasi pianeggiante di via Ieranto.

A mio parere, gli opportuni controlli per limitare il sovraffollamento della spiaggia si dovrebbero realizzare nelle immediate vicinanze della stessa, eventualmente e per facilità, facendo giungere i controllori via mare. Non si dovrebbe assolutamente limitare il transito a monte ed in particolare lungo via Ieranto (strada comunale).

Mi riservo di affrontare simile analisi per Crapolla ed eventualmente per Punta Campanella, se sarà necessario.

martedì 2 giugno 2020

Tutti approfittano delle bellezze del territorio lubrense!

Invece di scoraggiare gli escursionisti con inopportuni balzelli, si dovrebbe cercare di difendere l’immagine del territorio per attirarli e certamente si otterrebbero migliori risultati in ambito turistico.

spiaggia piccola di Jeranto - Massa Lubrense

Stamattina, una guida escursionistica sempre molto attenta a ciò che succede lungo tutti i sentieri della Penisola, dalle vette dei Monti Lattari a Punta della Campanella e anche Capri, mi ha segnalato una ennesima grande scorrettezza, aggravata dal fatto dall’essere opera del Parco Regionale dei Monti Lattari.
Baia di Jeranto da Rezzale - Massa Lubrense
A meno che non si scopra che improvvisamente il territorio di Massa Lubrense sia entrato a far parte del suddetto Parco, mi sembra assurdo (e probabilmente illegale) lo spudorato utilizzo di foto di Monte San Costanzo e di Ieranto (con tanto di logo del Parco sovraimpresso) pubblicate sulla loro pagina ufficiale Facebook e spesso poi condivise dallo stesso presidente Tristano Francesco Dello Joio Ravallese (si tratta di una sola persona …).
Come se non bastasse, le didascalie non citano mai esplicitamente Massa Lubrense, il nome è relegato fra gli hashtag (può far sempre comodo). Infine, nella stessa pagina si trovano post relativi a escursioni a Punta Campanella, Crapolla e Monte San Costanzo. A meno che mia sia perso aggiornamenti dell’ultim’ora, l’area del Parco non si spinge oltre Piano di Sorrento, lasciando quindi fuori Sant’Agnello, Sorrento e Massa Lubrense.


sella di San Costanzo - Massa Lubrense
Non sarebbe opportuno far notare la cosa all’Ente Parco e/o al suo Presidente chiedendo, non dico soldi, ma almeno un giusto ritorno pubblicitario per il territorio lubrense specificando in sovraimpressione sulle stesse foto i nomi delle località e il comune nel quale si trovano?
strada com. da Termini a P. Campanella  - Massa Lubrense

Spero che Sindaco e/o assessore al Turismo di Massa Lubrense si attivino al più presto in tal senso, in modo che i potenziali turisti-escursionisti che si imbattano in tali foto sappiano dove andare per ammirare i panorami riprodotti.

domenica 31 maggio 2020

Sentieri a pagamento: non c’è niente di ufficiale.

‘o strummolo a tiritippete e ‘a funicella corta
La congiunzione di due condizioni negative non porta a grandi risultati.
* Titoli e contenuti di post e articoli non sempre coincidono nella sostanza, con il testo che in pratica contraddice titolo e/o cappello
* Molti lettori tendono a prendere per buono il titolo o si limitano a leggere le prime due righe dell’articolo/post e quindi partono lancia in resta parlando di fatti campati in aria visto che, di solito, solo nella seconda parte gli autori approfondiscono gli argomenti e parlano di fatti più vicini alla realtà.

Mi sono stati segnalati vari post e commenti che danno per certa la chiara affermazione contenuta del titolo di Agorà non avendo letto l’articolo con tanti condizionali, forse, probabile, … vale a dire niente di certo; altri hanno tirato in ballo la fruizione delle spiagge che, pur avendo dei punti in comune, presenta tutt’altra problematica.
Non a caso il mio post di ieri contiene 2 punti interrogativi nel titolo ed una lista non esaustiva di quesiti nel testo. Inoltre in apertura sottolineo che (dell’argomento) “non vedo traccia sui canali ufficiali” e concludo dicendo “Attendo impaziente di leggere quanto sarà messo ufficialmente nero su bianco per poi commentare con cognizione di causa.”
Ciò premesso, ben venga l’occasione di confrontarsi civilmente in merito all’opportunità o meno di far pagare chi voglia percorrere i 3 sentieri (strade comunali) in questione. Se e quando saranno rese note ordinanze e convenzioni si potrà discutere dei dettagli, sia in termini filosofici, che pratici o anche legali. Per ora limitiamoci ai primi, per puro spirito speculativo (filosofico) e in tal senso ricordo che affrontai il tema nel Topic 2 del Forum, il 3 febbraio
Già allora feci riferimento all’unico caso di “sentieri a pagamento” che mi risulti, quello del Parco Nazionale delle 5 Terre. Tuttavia, bisogna tener presente che si parla di “accesso all’area Parco” e che la TREKKING CARD è del tipo multiservizi, con una varietà di formule (per numero di giorni e di persone) e con la possibilità di includere gli spostamenti in treno. Quindi situazione assolutamente diversa da quella ipotizzata a Massa Lubrense.
Qui in basso i servizi inclusi nella carta base.

sabato 30 maggio 2020

Tanto tuonò che piovve? Sentieri a pagamento?

Dopo una settimana di voci che davano per certo che l’Amministrazione Comunale lubrense stesse lavorando in tal senso, ecco la notizia! 
Anticipata da Agorà come titolo di testa sulla sua locandina per Massa Lubrense (ripresa dal sito online) ma della quale al momento non vedo traccia sui canali ufficiali del Comune (sito e Facebook) né sul parallelo lelloacone.com.
  • Esiste già l’ordinanza?
  • C’è una convenzione?
  • Da quando entreranno in vigore?
  • Quali sono i limiti orari e spaziali?
  • Quali sarebbero le associazioni?
  • ....?
Attendo impaziente di leggere quanto sarà messo ufficialmente nero su bianco per poi commentare con cognizione di causa. Al momento della pubblicazione (7.45am, ora italiana) non si trova ancora niente di certificato online, c'è solo il titolo Agorà.

Comunque, è opportuno cominciare a preoccuparsi e stare all'erta!

giovedì 23 gennaio 2020

'o fieto 'o miccio (ex-cava di Jeranto, puntata 9)

Qualcuno di buon naso aveva già percepito 'o fieto quasi 3 settimane fa, qualcun altro avvertiva “qui gatta ci cova” o, in inglese “there’s something fishy about this” (tanto per tornare a strani odori).
Senza voler certamente suggerire - e tantomeno minacciare - rimedi estremi come quelli di “murare vivi i due amanti nella camera stessa dove erano stati trovati a fare la schifezza” (da Questi fantasmi, di Eduardo de Filippo), sarebbe opportuno che chi di dovere chiarisse una volta e per tutte qual è la situazione e comunicasse con certezza quando sarà finalmente riaperta l’area. 
Ben 40 giorni dopo il maltempo ancora si adduce la scusa di rami pericolanti?
Un qualunque conduttore di fondo agricolo avrebbe risolto il problema in un paio di giorni ... al massimo. Al FAI, nonostante i suoi potenti mezzi, non sono bastati nè i 10 giorni concessi (con manica larga) dal Comune, né gli altri 30.
Pertanto, gli interrogativi senza risposta sono ancora tanti.
Oggi, 4 giorni dopo la scadenza dei termini previsti, il cancello di accesso alla piana è ancora chiuso e né Comune né FAI hanno comunicato alcunché. 
Domanda:
il FAI ha provveduto a rimuovere i “rami spezzati e pericolanti”?
Possibili risposte:
(e allora perché non ha provveduto ad aprire il cancello?)
No (e allora perché il Comune non è ancora intervenuto?)

Avranno visto giusto i sospettosi? Nel post del 6 gennaio già si leggeva: 
…  voci di corridoio più che credibili … sostengono che l'intenzione sarebbe quella di diradare la pineta
Questo infinito temporeggiare (= prendere tempo in attesa che giunga il momento favorevole per agire, da Treccani.it) non promette nulla di buono, anzi è quasi presagio di peggiori sventure e quindi ripropongo l’aforisma attribuito a Giulio Andreotti, già proposto nel post del 6 gennaio:
"A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca"

Per chi avesse perso qualche puntata, riassumo i fatti salienti:
* verso la fine dicembre fu casualmente scoperta l’inopinata chiusura della piana della ex cava di Jeranto (vietata dalla Convenzione stipulata fra Comune e FAI)
* dopo essere divenuta di pubblico dominio, il 3 gennaio il FAI si decise a comunicarla ufficialmente (più o meno) con un post sulla pagina Facebook FAI - Baia di Ieranto, invece di scrivere direttamente al Comune, cosa che avrebbe dovuto fare subito dopo gli eventi di metà dicembre.
* il 9 gennaio, a seguito di un sopralluogo per verificare lo stato dei luoghi, il Comune di Massa Lubrense emise un comunicato in merito, poi pubblicato il giorno successivo sul sito istituzionale
Le parti salienti ai fini della vicenda si racchiudono in poche righe:
… omissis …
il Comune ha stabilito come tecnicamente congruo per la messa in sicurezza dell’area il termine perentorio di dieci giorni.
… omissis …
Nella ipotesi in cui tutto ciò non dovesse accadere il Comune si vedrà costretto alla emissione di una Ordinanza sindacale vincolante e cogente

lunedì 6 gennaio 2020

Jeranto: la serie (non televisiva, ma social)

Post da leggere e guardare fino in fondo
A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca (Giulio Andreotti)
Le voci corrono e si rincorrono, si avanzano tante ipotesi ma poche sono le certezze, molti i sospetti in merito ai veri motivi della chiusura, peraltro non ancora comunicata al Comune (con il quale il FAI ha sottoscritto convenzione) e neanche giustificata da foto o altra documentazione.
La telenovela è iniziata dalla pagina bilingue FB Sorrento Amalfi Walk With Us sulla quale è apparso un post (immagine a sx) con la foto del cartello affisso sul cancello d’ingresso della ex cava, ed il testo iniziava con “Why?” e poi “Perché?” nella versione italiana.
Vari geni hanno suggerito di chiedere (il punto interrogativo era ben chiaro ma evidentemente non per loro) e solo dopo varie condivisioni e commenti il FAI (proprietario e gestore dell’area ex ILVA) ha pubblicato il post molto vago che potete vedere qui in basso, ma non ha ancora risposto ad Andrea Milano che per due volte ha chiesto se ci fossero foto. Da notare anche che la foto del FAI è stata scattata in modo che non fosse chiaro che, almeno nella prima parte, non ci fossero ostacoli di sorta ... e non si legge neanche il testo sul cartello. 


In sostanza hanno chiuso 2 cancelli impedendo l’accesso alla piana della cava e alla piattaforma di carico materiale senza avvisare nessuno e tantomeno il Comune con il quale, come è noto, esiste convenzione per il diritto di passaggio. I sentieri sono quindi equiparati ad una vicinale e pertanto, se vogliono impedire il passaggio (qualunque sia il motivo) devono avvisare il Comune e provvedere al più presto alla riapertura.
La cosa puzza molto non solo a prescindere, ma anche perché, come è stato sottolineato in vari commenti:
  • hanno apposto un cartello metallico o comunque duro, come quelli che resistono da anni lì alle intemperie, con logo nazionale ecc. … che non ha niente di provvisorio
  • dicono che ci sono pericoli per danni ai fabbricati e alberatura ma sono stati notati solo un paio di grossi rami caduti e qualche frasca, ma nessun danno evidente agli edifici
  • hanno pubblicato la notizia sul loro Facebook solo dopo che è stata scoperta la magagna 
  • perché hanno messo solo la foto del cartello sul cancello e nessuna dei “danni”???
Come chiunque può vedere dalle foto che seguono la cima spezzata del pino mostrata nelle prime due foto un paio di persone possono spostarla facilmente ma basterebbe uno solo degli operai che hanno potato l'intero uliveto per tagliarlo e spostarlo senza ulteriori aiuti ... e gli altri non sono neanche rami, li definirei frasche; il sentiero è assolutamente sgombro e sicuro. Dicono che i “danni” risalgono al 15 dicembre … in oltre 3 settimane non sono riusciti a rimuovere i rami?  
 
 

Tutto ciò ha alimentato i sospetti e le illazioni in merito a cosa vogliano fare lontani da occhi indiscreti sono state numerose. C’è chi dice che vogliano realizzare qualche abuso edilizio, altri sostengono che vogliano semplicemente fare una “chiusura invernale” che, una volta che sia stata “tacitamente accettata”, potrebbe poi diventare definitiva, facendo cadere nel dimenticatoio la convenzione con il Comune. Questa Amministrazione, già informata dei fatti da una settimana (ma non dal FAI) non dovrebbe richiedere ufficialmente motivo della chiusura (che comunque avrebbero dovuto comunicare prima di chiudere e non dopo 20gg). Non potrebbe mandare un vigile o un tecnico a fare un sopralluogo e verificare se i “danni” giustificano la chiusura? Se un albero o un cornicione è (effettivamente) pericolante in ambito urbano, o ci sono lavori ad una facciata di un edificio, si provvede a delimitare la zona a rischio ma non si chiude l’intera strada. 
Da fonte ufficiale (riportata) “confermano che la chiusura è relativa solo al tratto della cava ed è dovuta ai danni provocati dalla tempesta prima di Natale. Hanno coinvolto un agronomo per mettere in sicurezza una decina di pini e c'è una casa colonica che ha subito danni alla copertura in tegole e alla struttura. Contano a breve di riaprire ma la chiusura che non coinvolge i sentieri è dovuta solo a problemi di sicurezza.
Ma voci di corridoio più che credibili (vengono da fonti diverse e affidabili e coincidono nella sostanza; agli amici viene aperto il cancello e con questi entrano anche amici di amici) sostengono che l'intenzione sarebbe quella di diradare la pineta (non “mettere in sicurezza” che significa ben poco) che circonda l'info point. Ma anche in questo caso torna la domanda “Perché?”. Non hanno certo bisogno di spazio (né al coperto né all’esterno) e quindi perché abbattere parte dei pini piantati poco dopo la donazione (inizio anni ’90) con un contributo del Ministero dell’Ambiente per il recupero vegetazionale dell’area? Non ci vuole forse un’autorizzazione? Mi chiedo, il WWF, sempre pronto a contrastare i tagli immotivati, avendo in questo caso di fronte i “colleghi” del FAI da che parte sì schiererà: taglio no o taglio sì
E la casa colonica non si trova molto più a monte?
Nel corso delle prossime settimane, se vi troverete a Jeranto e sentirete rumore di motoseghe, già sapete di che si tratta.


PS - mentre apportavo le ultime correzioni a questo post, mi è stata inoltrata le serie di immagini inserita sotto (evidentemente screenshot da un video smartphone) che dimostra che il sentiero nella pineta è completamente libero salvo il parziale ingombro della cima dell'albero caduta fra cancello per la piattaforma e locale compressori.
    
   
   
Speriamo si riesca ad ottenere anche il video originale!

lunedì 19 giugno 2017

Escursionisti "della domenica" = aspiranti dispersi

Ormai l’escursionismo è di moda e molti pensano che basti comprare un’attrezzatura  più o meno specifica per potersi avventurare dovunque. Invece non è assolutamente così e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti quelli che vanno in giro con criterio.
Ieri mattina, mentre mi aggiravo solitario nella pineta di Monte San Costanzo cercando punti di osservazione inusuali per scattare qualche foto un po’ diversa dalle solite, mi sono imbattuto in un signore che risaliva fra gli alberi, fuori sentiero. Ad attenderlo, poche balze più su, due signore in tenuta più balneare che da escursionismo. Mi hanno chiesto se erano sulla strada giusta per la Baia di JerantoA chi non sa di cosa parlo, faccio presente che il punto dove ho incontrato i 3 è a circa 440m s.l.m. e che il mare (ovviamente, ma non per loro) si trova quindi 440 metri più in basso (foto: il luogo di destinazione visto dalla pineta). 

Devo inoltre ricordare che il sentiero per la baia (strada comunale, ancorché in parte selciata ed in parte sterrata) ha origine dalla frazione di Nerano (168m s.l.m.). Ho spiegato ai tre che dovevano quindi recarsi a Nerano e di lì imboccare il sentiero ma mi hanno risposto che da quella frazione stavano venendo. Per fortuna si sono ben presto convinti di aver fatto una stupidaggine seguendo i segni che li avevano portati (inutilmente) 270 metri più in alto. Considerata la non facile percorribilità del sentiero (se ne erano resi conto) ho consigliato di non scendere lungo lo stesso ma di andare via Termini, in modo molto più comodo.
Non passano 5 minuti e vedo altre tre persone (questi “travestiti” da escursionisti) che salgono fra i pini. Con mia somma sorpresa, mi fanno la stessa domanda dei precedenti ottenendo simile risposta ma poi, invece di “ritirarsi in buon ordine”, hanno cominciato a lamentarsi della mancanza di segnalazioni chiare e dello stato del sentiero. Considerato non solo l’abbigliamento da “professionisti” della montagna ma anche e soprattutto l’arroganza con la quale cercavano di scaricare su altri le responsabilità del loro errore (attribuibile solo alla loro stupidità), mi sono sentito in dovere di spiegare che per andare in escursione (specialmente in luoghi non conosciuti) non basta armarsi di zaino, scarponi e bastoncini (vanno molto di moda, ma pochissimi li sanno usare), ma ci si deve informare, si deve avere una mappa (o cartina che dir si voglia), che non si dovrebbe lasciare un sentiero largo, evidente ed in gran parte selciato per uno impervio e poco battuto visto che ci si dirige verso una baia ormai “famosa”, oltretutto ai margini di un’area FAI, e per di più si tratta di via comunale con tanto di tabella toponomastica. Infine, che il mare si trova a QUOTA ZERO e quindi, da dovunque si parta, tendenzialmente si deve scendere e non salire fin quasi alla sommità della cima più alta della zona!
La “capofila” avrebbe quasi voluto replicare, ma i suoi accoliti l’hanno convinta a desistere rendendosi conto della solidità delle mie argomentazioni, eppure sono certo che, fra loro, la discussione non sia finita lì. Probabilmente i due che incautamente la seguivano avevano già espresso qualche perplessità in merito alla direzione presa durante la ripida, assolata e, soprattutto, insensata ascesa.

A loro (molto) parziale discolpa, c’è da dire che lungo molti percorsi turistici della Penisola Sorrentina e Costiera Amalfitana, ai classici segnavia bianco-rossi del CAI si sono aggiunti quelli di varie compagnie che mandano guide inesperte, di associazioni di qualunque tipo e, per finire, una marea di punti arancioni e frecce bianche (vedi foto sopra) che indicano i percorsi delle gare di Trail che, ovviamente, non sempre coincidono con gli itinerari turistici.
Capita quindi spesso che gli ignari, inesperti e distratti escursionisti della domenica seguano le frecce o altre segnalazioni estemporanee, abbandonando “la retta via” e rendendosi conto di aver sbagliato strada solo dopo vari chilometri.

Certo, se i bravi organizzatori delle gare di Trail eliminassero tutte le indicazioni di percorso immediatamente dopo ciascuna gara (come prescritto dal regolamento della loro Federazione e come di solito i Comuni stabiliscono) si conterebbero vari “dispersi” (seppur assolutamente per loro negligenza) in meno. 

giovedì 9 giugno 2016

Idee per l'armadio di via Jeranto

Tornando brevemente all'armadio di via Jeranto e riprendendo il commento postato da Dario Russo nel quale proponeva di dipingerlo verde mimetico, vorrei fare alcune considerazioni e proporre altre soluzioni, già viste, che mi sono tornate in mente.
   
I colori mimetici suggeriti (verde e nero) andranno anche bene, ma solo se l'armadio sarà spostato a monte del sentiero. In caso contrario dovrebbe essere circondato da cespugli per "scomparire" veramente.
Restando le cose come stanno vedrei più qualche tonalità di azzurro che possa confondersi con il mare e/o il cielo alle spalle. Osando di più, e continuando a tener presente lo sfondo marino, perché non incaricare uno dei tanti giovani artisti per una decorazione più composita, artistica e casomai spiritosa?
Per chiarire quest'ultima idea, della quale non mi attribuisco certo la paternità, semplicemente l'ho vista messa in pratica in Nuova Zelanda, sono andato a recuperare varie foto scattate durante il mio soggiorno a Auckland, NZCi sono vari esempi di mimetismo urbano per cabine, armadi e quadri elettrici di varie forme e dimensioni, alcuni dei quali passano veramente quasi inosservati come quelli proposti in apertura del post. Non ne sono sicuro, ma per come sono realizzati, penso che sia un vero obbligo "mascherarli".


Agli antipodi rispetto al sensato suggerimento di Dario, c'e una recriminazione postata su FB di qualcuno che sostiene che sarebbe stato meglio lasciare in piedi il traliccio che così avrebbe coperto, almeno parzialmente, l'armadio. 
In parole povere si sostiene che sarebbe opportuno conservare brutture e rifiuti esistenti in modo che successivamente possano servire da schermo per nasconderne altri ... idea a dir poco geniale!