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martedì 6 aprile 2021

Tolomeo 2021 (5) – circuito storico-urbanistico, nonché logistico

Itinerario 11 Le mura e le porte di Sorrento

Percorso inedito di circa 2.800 m, ai quali se ne aggiungono 500 in caso di deviazione a/r per la Marina Grande. Certo che non ci sia bisogno di sottolineare il valore culturale di questo itinerario urbano, mi limito a evidenziarne l’utilità logistica che vi si affianca. Il nome dato al circuito già anticipa che l’itinerario segue per quanto possibile i limiti della città di Sorrento, in più punti ancora ben evidenti per i tratti di mura sopravvissuti ai secoli e per i quasi insormontabili margini geomorfologici quali falesie e forre incise nel tufo. Procedendo lungo tali evidenze, i camminatori giungeranno inevitabilmente anche in tutti i luoghi dove sorgono (o esistevano) le 5 porte di Sorrento, risalenti a varie epoche. Tre di esse sono tuttora in piedi e vengono attraversate da chi percorra l’intero circuito, delle altre due (ahimè) non c’è più traccia. Ho anticipato il tema dell’utilità logistica in quanto ho proposto questo itinerario (non di mia competenza in quanto esula dall’escursionismo vero e proprio) con l’intenzione di collegare i punti di partenza degli itinerari extraurbani, che si sono voluti situare proprio in corrispondenza delle porte in quanto, come in qualunque parte del mondo, da esse originavano le strade oltre le mura.  

Un percorso inizia dalla Porta di Parsano, 4 (idealmente) dalla Porta di Massa (in realtà, per vicinanza e spazi disponibili, da piazza Veniero) e gli altri da piazza Tasso dove sorgevano Castello e Porta del Piano con relativo ponte sul vallone (vedi immagini d'epoca in basso, scaricate dal sito  www.ilmegliodisorrento.com). Le due porte verso le marine si attraversano, ma non sono punti di partenza di alcun itinerario se non questo che, essendo un circuito, può essere intrapreso da qualunque punto.

 

Concludo con l’elenco di strade e punti di interesse che si incontrerebbero se il percorso non sarà variato e lo si percorra da piazza Tasso in senso orario:

11 Piazza Tasso, vico S. Aniello, via Pietà (campanile della Cattedrale e ingresso della stessa a pochi metri), via Padre Reginaldo Giuliani (Sedil Dominova), via San Cesareo, via Tasso, via Sersale (Chiesa dei Servi di Maria, Porta e Bastione di Parsano), piazza Antiche Mura, via degli Aranci (vista mura), largo Parsano Vecchio, corso Italia, piazza Veniero, via Sopra le Mura, via Marina Grande (Porta di Marina Grande), piazza della Vittoria (belvedere di Prospietto), via Vittorio Veneto (Villa Comunale, chiesa e chiostro di San Francesco), via San Francesco, via Di Maio (AAST e belvedere), Porta di Marina Piccola, piazza Sant’Antonino (Basilica di Sant’Antonino), via Sant’Antonino, piazza Tasso.

11a via Marina Grande, fino alla chiesa di Sant’Anna, attraversando Porta di Marina Grande (foto in basso, dal sito www.aboutsorrento.com)

NB - Ribadisco che detta proposta non ricadeva fra gli incarichi assegnatimi, includendo tanti argomenti non di mia competenza; quindi, ho individuato il percorso solo sulla base dei limiti della città, dei più noti punti di interesse e della necessità di collegare tramite itinerario segnato i punti di partenza degli itinerari del TOLOMEO 2021. La scelta delle emergenze storiche, culturali, turistiche, architettoniche da porre in evidenza dovrà essere curata dagli esperti dei vari settori che saranno individuati dal Comune di Sorrento e da Penisolaverde come coordinatrice del progetto.

TOLOMEO 2021 è un progetto elaborato da Giovanni Visetti, su incarico di Penisolaverde S.p.A. per conto del Comune di Sorrento. 

martedì 19 marzo 2019

VAGRANT TRAIL 18-19 maggio - percorso inedito e logistica (I parte)

L’itinerario mostrato sulla mappa in basso è, al momento, la nostra prima scelta fra Pogerola e Capo Muro, ma il percorso effettivo sarà deciso in base alle condizioni climatiche e alle situazione ambientali. Ho pensato di pubblicare solo questa parte (nel complesso inedita) visto che tutto il resto dovrebbe essere noto ai più, almeno a quelli che camminano. Comunque, come norma generale, avendo la possibilità di abbreviare o allungare il cammino di varie centinaia di metri in più occasioni, confidiamo nel fatto di poter comunque raggiungere Santa Maria del Castello percorrendo una ventina di chilometri che (a una media “comoda” di 3,5km/h) equivalgono a poco meno di 6 ore. Di conseguenza possiamo ipotizzare una partenza fra de 14.00 e le 14.30, ma ciò dipenderà anche dalla organizzazione della “cena”.
arrivo a Capo Murosullo sfondo Monte Calabrice e Monte Tre Calli
L’itinerario (in parte molto poco frequentato anche dagli escursionisti) è stato già percorso da Matteo, ma per sicurezza a inizio maggio sarà effettuato un secondo sopralluogo dei tratti Acquolella-Imbarrata e Crocella-Capo Muro per accertarci che niente sia cambiato nel frattempo (è ancora epoca di tagli).
Per gli altri sentieri (ultrabattuti e storici) a meno di sorprese non dovrebbero esserci ostacoli. Infatti, si proseguirà per frana e Forestale lungo il percorso classico e poi, da Santa Maria del Castello, lungo l’Alta via dei Monti Lattari fino a TorcaL’ultima parte in area lubrense offre infinite alternative e considerato che lì siamo di casa dovremmo essere a conoscenza di eventuali problemi.
Come avevo precedentemente annunciato (e nel frattempo ho anche ricevuto varie specifiche richieste in merito), ecco i punti nei quali sarà più semplice aggregarsi o lasciare il gruppo potendo contare su trasporto pubblico visto che si tratta di escursione lineare a non di un circuito.
Sabato chi non parte da Pogerola (bus SITA da Amalfi) può aggregarsi a:
* Palommelle (linea SITA da Amalfi - Agerola - Castellammare, fermata uscita sud traforo e poi 1,2km su sentiero CAI 367)
* Santa Maria del Castello (bus EAV poco frequente, in alternativa fermata * Anaro su via Bosco e poi per Gradoni, parte del sentiero CAI 338). Chi arrivasse nel tardo pomeriggio e volesse fare due passi, può andare incontro agli altri verso la Forestale (CAI 300).
Domenica chi non ha dormito a Monte Comune può aggregarsi a:
* Sella di Arola (Cancello) (circolare EAV fino ad Arola e poi 1,6km lungo via Veterina - parte del sentiero CAI 342)
* Colli San Pietro (linea SITA Sorrento-Amalfi)
* Colli di Fontanelle (linea SITA Sorrento-Amalfi via Sant’Agata)
* Sant'Agata (fermata Farmacia - linee SITA Sorrento - Sant'Agata e poi 400m a piedi)
Di lì in avanti sarà possibile aggregarsi in una infinità di punti visto che saremo spesso in vicinanza di centri abitati o strade principali. Anche per la parte precedente ci sono altri punti dai quali, specialmente chi ha la possibilità di essere accompagnato, dai quali facendo un certo cammino a piedi sarà possibile  raggiungere il gruppo.  


mappa generale agiornata al 19 marzo

Post precedenti relativi alla VAGRANT TRAIL 

AVVERTENZA GENERALE: in tale tipo di percorso è normale che si debbano affrontare tratti ripidi, anche molto ripidi, sia in salita che in discesa, terreno impervio, tratti esposti (non adatti a chi soffre di vertigini), passaggi attraverso vegetazione più o meno fitta, e altri intoppi tipici dell’escursionismo. 
Inoltre, è opportuno sottolineare che non è previsto alcun tipo di assistenza, ognuno dovrà essere autosufficiente e tener presente che in più tratti saremo ben lontani da centri abitati e/o rotabili e quindi per lunghi tratti non sarà neanche possibile rifornirsi di acqua.

domenica 1 ottobre 2017

Seconda mappa del Teide (settore sud)

Ho impostato anche la mappa dell’altra area più ricca di percorsi segnalati nella Caldera del Teide (Parco Nazionale, isola di Tenerife, Canarie), vale a dire la parte sud compresa fra il Teleférico e Guajara. Pur essendo mediamente meno spettacolare di quella di NE e meno ricca di sentieri che si intersecano offrendo agli escursionisti tante possibilità di itinerari ad anello, questo settore offre un paio di eccellenze imperdibili come l’accessibilissimo breve circuito de Los Roques de García (spettacolari, simboli del Parco e di Tenerife, foto sotto a sx) e la cima di Guajara (vista dalla vetta, foto a dx) che, con i suoi 2.718m di altezza, è seconda solo al Pico del Teide (3.718).
   
Oltre ai suddetti itinerari, è notevole anche il Llano de Ucanca (foto sotto) praticamente un deserto quasi del tutto pianeggiante (si tratta del fondo della caldera) limitato a NE da Los Roques de García e da altri imponenti torrioni rocciosi (come la Catedral e la Isla) che spuntano dalla sabbia appunto come degli isolotti.
I percorsi segnalati e interamente inclusi in mappa sono:
3 - Los Roques de García 
5 - Degollada de Guajara
15 - Alto de Guajara
16 - Sanatorio
19 Majúa
26 - Llano de Ucanca
Sono inoltre inclusi:
* i primi 4 km del percorso 4 -Siete Cañadas (dal Parador a Portillo, 16,4 km)
l’attacco del percorso 8 - El Filo (il più lungo di tutti) che dalla Degollada de Guajara corre lungo la cresta che delimita la caldera a sudest
l’attacco del 23 per Pico Viejo (dal 3 - Los Roques de Garcia)
i primi 3 km del 31 Cumbres de Ucanca

Questa seconda mappa si posiziona a sudest dell'altra e copre un'area di quasi 25 kmq (quindi circa la metà della prima). Anche stavolta per il disegno mi sono basato su altre mappe, guide, foto satellitari e tracce gps (mie e scaricate da internet) e, appena un paio di giorni fa, nel ricercare notizie aggiornate in merito alla numerazione degli itinerari segnalati dal Parco, ho scoperto che negli ultimi mesi sono stati aggiunti i seguenti 4 percorsi, portando il totale a 41:
38 - Cuevas Negras
39 - Teleférico - Montaña Blanca - Minas de San José
40 - Llano de Ucanca - Boca Tauce
41 - Barranco de Erques
Essendo così recenti, ovviamente non li ho mai percorsi e non ho neanche trovato notizie precise ed affidabili in merito al loro preciso andamento, ma già il semplice nome del 39 e la sua sommaria descrizione evidenziano che potrà essere utilizzato per un comodo passaggio fra Teleférico e Minas de San José e quindi fra le due mie mappe, senza dover camminare per quasi 3 km al margine della strada, pericolosa e poco piacevole (soprattutto comparata a tutto il resto). 
stralcio della mappa Teide sud, clicca qui per la cartina intera HD 

Pertanto, appena sarò in possesso di dati sufficienti, amplierò la mappa NE verso sud fino al Teleférico e quella meridionale verso nord fino a Montaña Blanca e Minas de San José in modo da inserire in entrambe il passaggio dall'area nordest a quella sud o, più probabilmente, ne creerò una terza, centrale e di dimensioni limitate, che si accavalli alle altre in modo da dare continuità al disegno
Comunque, chi si trovasse in loco può senz’altro cominciare a scaricare la cartina HD (gif 2176x2536 pixel) ed usarla anche prima che vada a revisionarla di persona 

venerdì 23 settembre 2016

THE GREAT TRAIL ... cicloturisti, non vi fate abbindolare, non è solo per voi!

Ennesima bufala, ripresa da varie testate nazionali (La Repubblica,La Stampa, ...) e innumerevoli siti e blog.
Sembra che la ricerca dei record e delle grandi cifre attiri sempre l'attenzione di un certo tipo di "giornalismo" e che, fra superficialità e cattive traduzioni, si propongano notizie errate o "numeri al lotto".
Nei giorni scorsi ho letto del Great Trail e, da viaggiatore e sportivo, mi sono incuriosito e ho ritenuto opportuno saperne un po' di più, ma già sospettavo la "bufala". Infatti vari l'hanno presentato come un coast-to-coast di 24.000km, ma fra Atlantico e Pacifico non ci sono più di 8.000km procedendo nei territori meridionali del Canada
Il percorso ciclabile più lungo del mondo? È il Great trail canadese: 24 mila chilometri di pista ininterrotta e libera dalle macchine, che collega fra loro 15 mila comunità, dal Labrador a Vancouver, dall’Oceano Pacifico al Mar Glaciale Artico. Ci sono voluti 25 anni di lavoro per realizzarlo e verrà ufficialmente inaugurato nel 2017, in occasione del 150° anniversario della fondazione della Canada.(La Stampa, 22/9/16)
Non èuna pista ininterrotta”, non èesclusiva per le due ruote” e neanche condividendo la strada con mezzi a motore è possibile completarne il percorso in bici considerato che oltre 6.000km sono su acqua! Nonostante quanto affermi La Stampa

Anche La Repubblica non esita ad etichettarlo come "la pista ciclabile più lunga del mondo", a definirlo "un sentiero" (cosa che non è, includendo tante strade minori, tratti urbani e vie d'acqua) e ad affermare che sia "un percorso dedicato esclusivamente alle due ruote" (invece viene pubblicizzato anche come percorso escursionisticoequestre, per sci di fondo e slitte ... siamo in Canada, per non parlare dei tratti su acqua, per kayak e canoe).

Osservando la mappa in alto (dal sito ufficiale thegreattrail.ca) dovrebbe essere evidente a chiunque che non si tratta di un percorso unico e lineare. Inoltre, si può notare che l'itinerario è riportato in tre colori diversi:
  • verde = sezioni al momento già fruibli
  • rosso = collegamenti da completare (circa 3.000km, il 13% del totale)
  • azzurro = vie d'acqua (quindi niente bici) per oltre 6.000km

In effetti nel 1992 fu presentato il progetto del Trans Canada Trail per le celebrazioni del 125imo anniversario del Canada con la mira di divenire la più estesa rete di percorsi ricreativi, che includeva “itinerari sia su terraferma che su acqua, attraverso ambienti urbani, rurali e selvaggi”. Avrebbe unito sotto uno stesso nome/logo tutti i grandi percorsi canadesi già realizzati e, entro l’anno prossimo, dovrebbe riuscire a connetterli tutti fra di loro oltre ad inglobarne alcuni minori, per un totale di circa 500 singoli itinerari. 
Dal 2016 il Trans Canada Trail viene pubblicizzato con il nuovo nome/logo The Great Trail. Quando sarà completato raggiungerà uno sviluppo complessivo di quasi 24.000km, dei quali circa il 26% (oltre 6.000km) su acque interne (laghi e fiumi). Il punto di partenza "Mile zero" si trova presso l’ingresso del Railway Coastal Museum di St. John's, Newfoundland, sulla costa del nord Atlantico.

A prescindere dalle inesattezze riportate, il progetto è eccellente, sarà tutto ben segnalato, al di fuori delle aree urbane prevede punti di sosta (tipo rifugi) e offre a tutti gli sportivi, in particolare a quelli amanti dell'outdoor, infinite possibilità di svago e divertimento in ambiente naturale.

lunedì 22 giugno 2015

Vuallariello: toponomastica, percorso e antropologia

Quanto vado a esporre di seguito con brevi note non vuole assolutamente entrare nel merito della non troppo latente polemica relativa alla “riscoperta” e pulizia di un antico e tradizionale percorso. L'unico fine di questa sommaria indagine basata su documenti, fonti orali e ricognizione, nonché della bozza di cartina allegata è stato quello di cercare di saperne di più in merito ai nomi e all'uso che di questi sentieri si è fatto per secoli.
* Il toponimo Vuallariello (e non Uallariello Guallariello), senza ombra di dubbio derivante dall’uso orale ancorché di etimologia sconosciuta, era già presente nell’elenco delle “Strade Nazionali, Provinciali, Comunali e Vicinali” del 1902, aggiornato e corretto nel 1911 e pubblicato il 30 giugno dello stesso anno. E' tornato (meglio sarebbe è giunto per la prima volta) all’attenzione dei più non-terminesi a seguito della pulizia/ripristino di un sentiero che mena al San Costanzo lungo le falde nord-occidentali del Monte, a partire da Cercito.
Oltre ad evidenziare la corretta scrittura del toponimo (che come tutti quelli presi dalla tradizione è di difficile ed incerta trascrizione) è anche necessario dire che il tratto ripulito non è il Vuallariello, bensì la strada vicinale Le Selve, come determinato nell’elenco suddetto alla partita n. 63.

La strada vicinale Vuallariello, partita n. 68 del medesimo elenco, inizia a monte della ormai nota e bellissima scala fra le due pareti calcaree, e termina sul crinale frala cima Santa Croce e Punta Campanella, poco a monte della spianata di Campo Vetavole.
L’attuale parte bassa della vic. Le Selve, si diparte da via Campanella con il il nome odierno di via Cercito (così è registrata all’anagrafe). Procedendo verso monte, dopo un centinaio di metri si trova una breve diramazione fra le case (a sx) e dopo altri 200m circa una verso destra più lunga (poco meno di 300m di sviluppo) e praticamente in quota. Circa 400m dopo il suddetto secondo bivio si perviene alla caratteristica scala fra le rocce e, lasciando l’ombrosa e fresca sévera (selva, in zona è di solito riferito a un castagneto) si giunge all’aperto sulle balze occidentali del Monte e dopo un centinaio di metri,che comprende un breve tratto in discesa, in poco spazio la vicinale di divide in tre.
Questo appena descritto è il tratto oggetto del recente intervento di ripristino fino a pochi metri oltre la scala. Di lì è stata diserbata una nuova traccia che conduce fino al sentiero comunemente percorso fra l’Alta Via dei Monti Lattari (CAI 300, poco a monte di Campo Vetavole) e piattaforma di cemento con ringhiera (belvedere) sopra la frana del 1973. Quindi, al momento, la parte finale della vic. Le Selve, la sua dir. C e la vic. Vuallariello non sono state assolutamente prese in considerazione. (vedi cartina semplificata)

Il primo bivio a sinistra prosegue praticamente senza dislivelli (solo minimi saliscendi) fino a poco oltre il crinale. Questa è la vera strada vic. Vuallariello, lunga poco più di 500 metri. Prosegue invece per circa 300m in leggera discesa (verso Prete janche) la vic. Le Selve, che conta una terza e ultima diramazione (lunga 300m ca. verso l’area a monte di Canciello) appena una ventina di metri dopo il bivio dal quale si diparte la vic. Vuallariello.
Questa serie di vicinali sono state per anni (si potrebbe dire per secoli) le strade più importanti di Termini in quanto collegavano il centro abitato con le fertili terrazze del Monte. In particolare a Campo Vetavole e nella zona circostante (più pianeggiante e quindi con terrazzamenti più ampi) si coltivava di tutto, perfino il grano e 'o jurmano (segale). Mi è stato riferito che era comune anche la coltivazione dei lupini e che nella cosiddetta “barracca ‘e De Angelis” (poco a monte della vic. Vuallariello) si allevavano vitelli.
In effetti nessuno è sicuro né dell’etimologia né della collocazione esatta del toponimo. Si diceva comunemente “jamm ‘ncopp ‘o Vuallariello” intendendo che sarebbero saliti passando per Cercito e dint’ ‘a  sévera. In effetti qualcuno, in epoca più o meno moderna potrebbe aver fatto confusione fra destinazione e itinerario.
Altra questione poco chiara è quella relativa al toponimo Canciello che finora conoscevo solo per indicare il passaggio di via Campanella nei pressi dell’edicola votiva, fra la parete rocciosa e il pinnacolo. Ma chi frequentava il Monte indicava con tale nome anche la zona più in alto e qualcuno mi ha proposto la distinzione fra canciello ‘e copp e canciello ‘e vascioValutando le varie informazioni potrei anche supporre che per Canciello si intendesse addirittura tutta la parete rocciosa verticale che si estende fra via Campanella e la scala della vic. Le Selve lungo una linea di frattura E-O e di conseguenza interpretare il toponimo come "chiusura" (la parete impassabile) e non abbinata ai due unici passaggi (lungo via Campanella e vic. Le Selve). Non sarà semplice venirne a capo.
Considerato che la maggior parte dei nomi presenti sugli elenchi e carte catastali sono stati ripresi già nell’800 dalla tradizione orale, spesso supportata anche da documenti notarili, sono propenso a credere che il Vuallariello fosse un’area a monte della scala nella roccia e non parte del castagneto. A prescindere dalle mie opinioni, il toponimo è tuttora ufficialmente abbinato solo ed unicamente alla succitata strada vicinale.
Il percorso ha perso di importanza per essere stato temporaneamente interrotto dalla frana del 1973 e per la costruzione della strada per il radar. In particolare a seguito di questa “comodità” quelli che per alcuni anni hanno continuato a coltivare i propri appezzamenti nella zona del Vuallariello erano soliti percorrere via del Monte fin’oltre l’antenna potendo così raggiungere il proprio campo in pochi minuti evitando grandi salite.
Nel corso delle mie indagini (interviste con persone che hanno frequentato l’area per anni) tutti mi hanno raccontato episodi e dettagli congruenti, che quindi ritengo affidabili e veritieri, a cominciare dal fatto che “se ne sono carriati viaggi …” (trasportato carichi sulle spalle) dal Monte a Cercito e Termini passando per il castagneto. Sono stati concordi anche nel descrivere quei sentieri (Selve, dir. C Selve e Vuallariello) come stretti percorsi battuti, e quindi evidenziati, esclusivamente dal loro quasi quotidiano passaggio dirigendosi verso i campi di Prete janche Campo Vetavole.
Come è evidente dedurre osservando le foto in basso, per una eventuale individuazione certa del tracciato catastale sarebbe più che mai necessario l’uso di stadia e teodolite o tacheometro, o altri strumenti simili. Non essendoci particolari ostacoli si passa più o meno dappertutto, seppur con qualche difficoltà a causa della vegetazione, e non ci sono segni evidenti dell’antico itinerario, se non sporadicamente. 
   
così si presentava l'area attraversata dalla vicinale Vuallariello sabato 20 giugno 2015
In questioni simili, riguardanti vecchi percorsi, nomi e tradizioni, penso sia sempre opportuno ed interessante, se non addirittura indispensabile, confrontarsi con quelli di qualche anno più grandi di noi.

martedì 28 aprile 2015

Da dove si parte per andare a …?

Ricordate il post relativo alla teoria dei grafi? Chi ne ha colto il significato e l'utilità comprenderà anche l'insensatezza della domanda proposta come titolo, che mi viene frequentemente rivolta. Se è vero che in rarissimi casi la risposta è unica, è altrettanto vero che la maggior parte delle volte è una domanda assolutamente priva di senso se posta in questi termini, senza alcuna condizione. 
Il primo dato da fornire dovrebbe essere quello della provenienza. Esempio: per percorrere il sentiero degli Dei (a/r) da dove si parte? Già sarebbe meglio: da dove conviene partire? Ma se il genio non dice da dove viene, come si può rispondere? Chiaramente, per limitare inutili, stressanti e dispendiosi viaggi in auto, o i quasi impossibili trasferimenti con mezzi pubblici, a chi proviene dalla Penisola Sorrentina o dalla zona di Positano converrà partire da Nocelle, mentre chi si trova in Costiera o viene via autostrada troverà più comodo iniziare da Bomerano (Agerola). 
Come spero sia chiaro, anche questo semplicissimo esempio evidenzia che specificare la provenienza è dato indispensabile per sperare di ottenere una risposta pertinente e precisa. Ma se si passa ad indicare solo una destinazione, e non un sentiero, la questione si complica ulteriormente e qui entrano in ballo i grafi. Rappresentando l'intera rete di strade e sentieri come un grafo risulta evidente che ogni nodo (località o semplice incrocio) può essere raggiunto a partire da qualunque a altro.
Anche nel caso che lo spigolo - qualunque tratto di strada o sentiero fra due incroci (nodi) - finale sia unico e quindi obbligato, per raggiungere il precedente ci saranno certamente numerose possibilità. Chi usa il navigatore (quello per auto) avrà notato che, impostata la destinazione, vengono elaborati tanti percorsi diversi e poi proposto quello più rapido (che non sempre è il più breve). Il navigatore vi consiglia il percorso più breve in termini di tempo elaborando i dati di percorrenza media di ciascun singolo tratto. A quanto ne sappia, l’unica condizione che si può preimpostare è quella dell’evitare il pagamento di pedaggi, successivamente si possono richiedere percorsi alternativi. 
Al contrario, andando a piedi si possono anche considerare “scorciatoie” fuori sentiero e ciò aumenta ulteriormente le possibili combinazioni. Per di più, se di solito chi va in auto cerca di concludere un trasferimento nel modo più rapido possibile, l’escursionista ha tutt’altri fini e spesso interessi specifici. Una volta definito il punto di partenza e l’itinerario di massima, si procede poi a considerare varianti, possibili aggiunte, vie di fuga e infine, nel caso di percorso ad anello, il verso.


Il saggio camminatore, nel pianificare la sua escursione, cercherà di soddisfare tutte le sue condizioni preliminari o quantomeno il maggior numero possibile. 
Per esempio, l’escursionista accorto apre una cartina generale dell'area interessata (come il planner - in alto – che creai proprio per visualizzare area e sentieri anche se se ne ha perfetta conoscenza) e comincia ad ipotizzare un percorso di massima per il suo progetto, tenendo conto di condizioni quali:
* min e max distanza, max dislivello, max ore di cammino
evitare per quanto possibile di ripetere stessi tratti (a/r)
raggiungere punti panoramici particolari
passare per una serie di località specifiche
evitare tratti problematici per sé o per eventuali compagni di passeggiata
possibilità di utilizzare trasporti pubblici per chiudere un circuito
e se ne potrebbero aggiungere ancora altre.
Ognuno di questi vincoli (molti sono a valutazione soggettiva) influirà sul valore da attribuire a ciascun tratto e quindi sulla scelta finale che, di conseguenza, non sarà mai assoluta, ma relativa.
Come spero di aver chiarito, chiedere come andare al punto X senza specificare punto di partenza, proprie capacità, disponibilità di tempo, interessi, ecc. è cosa illogica e chi risponde senza avere almeno buona parte di questi dati spesso non fornisce un buon servizio.

giovedì 11 dicembre 2014

Soluzioni ottavo, nono e decimo ponte di Königsberg

Per facilitare le successive spiegazioni, la città  di Königsberg è stata ridotta a un grafo con i nodi colorati (a sinistra, già pubblicato nel precedente post).  Con il bianco è stata indicata la penisola sulla quale dimora il Vescovo e si erge la sua chiesa, i due castelli sulle sponde opposte hanno i colori dei rispettivi principi e, infine, il nodo arancione rappresenta l'isola con l'ormai famosa osteria.

L'ottavo ponte del Principe Blu 
Avendo in partenza 4 nodi di grado dispari, un qualunque ottavo spigolo (ponte) varierà il grado di due di essi creando un grafo con  due nodi pari e due dispari. Sappiamo che in tale situazione è possibile avere un percorso eulriano iniziando da uno dei due nodi dispari (nel nostro caso deve essere il castello el principe blu)  terminando all'altro (l'osteria). Ne consegue, logicamente, che i nodi da far diventare di grado pari sono quello dell'altro castello e del Vescovado e quindi costruire un ponte che li unisca. (disegno in basso a sinistra)
   

Il nono ponte del Principe Rosso 
Un ragionamento simile ci farà risolvere anche il problema del nono spigolo. Il nodo del principe blu dovrà ridiventare dispari e quello del rosso pari, lasciando invariato il grado degli altri due nodi. Di conseguenza il nono ponte verrà costruito fra i due castelli. (disegno in alto a destra)

Il decimo ponte del Vescovo 
Adesso che la logica del metodo è stata completamentea compresa, almeno spero, e ricordando che affinché sia possibile ottenere un circuito euleriano (il vescovo vuole che ognuno possa rientrare a casa senza dover terminare il percorso all'osteria) tutti i nodi devono essere di grado pari, il ponte sarà costruito fra i due dispari (vescovado e osteria), rendendoli pari. (disegno in basso a sinistra) 
  

Nel disegno in alto destra viene rappresentata la situazione definitiva, graficamente ancor più chiara, nella quale sono riportati i ponti con il loro numero d'ordine di costruzione.
Testo di giovis, disegni tratti da Wikipedia

PS - Come anticipato nel primo post relativo ai 7 ponti di Königsberg, è mia intenzione proporvi in futuro altri problemi che possono essere facilmente risolti riducendoli a grafi. In particolare la teoria è utile per la pianificazione e ottimizzazione di itinerari, siano essi circolari o lineari.

lunedì 8 dicembre 2014

Varianti del problema dei 7 ponti di Königsberg

Se si rinuncia alla condizione che il punto di inizio e il punto finale debbano per forza coincidere, si potrà avere un cammino (ma non un circuito) euleriano anche nel caso in cui due vertici siano raggiunti da un numero dispari di spigoli. Indifferentemente, uno di essi rappresenterà il punto di partenza e l'altro quello di arrivo. Il problema originale dei 7 ponti di Königsberg  tratta di vertici generici, caratterizzati solo dai loro collegamenti, ma aggiungendo informazioni "urbanistiche e sociali", sono state proposte alcune simpatiche varianti al quesito in stile narrativo e descrittivo. Si ipotizza che sulla riva settentrionale sorgesse il castello del principe Blu e su quella meridionale quello del principe Rosso; sulla penisola si colloca il Vescovado e nell'isola centrale un'osteria. 
Per aiutarvi a visualizzare la situazione e a seguire i successivi sviluppi (risolvendo i quesiti) la città è stata ridotta a un grafo con i nodi colorati, attribuendo il bianco al Vescovo, ai castelli i colori dei rispettivi principi e rappresentando in arancione l'isola con l'osteria (disegno da Wikipedia) e ora comincia la storia. Era consuetudine di molti degli abitanti della città, prìncipi compresi, passare le serate all'osteria e quasi ogni notte qualcuno, già almeno brillo, scommetteva di essere in grado di attraversare i 7 ponti una volta ciascuno e tornare dagli amici. Alcuni, rientrati chissà come all'osteria, si vantavano di esserci riusciti senza però saper spiegare come, ma poco importava poiché comunque qualcuno avrebbe pagato e tutti avrebbero continuato a bere.

L'ottavo ponte del principe Blu
Il principe Blu, resosi conto dell'irrisolvibilità del problema, ne cambia un po' i termini e fa costruire di nascosto un ottavo ponte in modo che possa passarli tutti partendo dal suo castello e finendo all'osteria. Oltre a vantarsi della sua impresa potrà anche prendere in giro il suo rivale, il principe Rosso, poiché questi non può fare altrettanto iniziando dal suo castello.
Dove è stato costruito il ponte del principe Blu?

Il nono ponte del principe Rosso 
Il principe Rosso, non essendo disposto a subire passivamente l'affronto, decide quindi di far costruire un ulteriore ponte in modo da ribaltare la situazione. Ora è lui che può andare dal suo castello all'osteria passando per tutti i ponti e con questa aggiunta il principe Blu non potrà più fare altrettanto.
Dove è stato costruito il nono ponte del principe Rosso?

Il decimo ponte del Vescovo 
Ma a questo punto scende in campo il Vescovo che, irritato da questa stupida sfida che ha solo reso popolare l'osteria e ha fatto aumentare gli ubriachi che vanno in giro di notte per attraversare tutti i ponti, decide di far costruire un ultimo ponte che permetta a chiunque di passarli tutti, a partire da qualunque punto della città, e tornare a casa sobri, senza doversi fermare all'osteria.
Dove è stato costruito il decimo ponte del Vescovo?

Chi vuole verificare se ha assimilato il concetto, può risolvere i quesiti e disegnare i vari ponti, in successione. Gli impazienti possono facilmente trovare in rete la soluzione che comunque proporrò in un prossimo post.
Suggerimento: non perdete tempo procedendo per tentativi, ma ragionate in termini di nodi di grado pari e dispari e troverete rapidamente la soluzione di ciascun quesito.

mercoledì 26 novembre 2014

La Teoria dei Grafi a partire da Königsberg

Introduco la teoria dei grafi proponendo un quesito classico, quello dei 7 ponti di Königsberg. Si dice (forse si tratta di leggenda metropolitana) che il problema se lo pose Eulero volendo cercare un itinerario circolare per una passeggiata che includesse il passaggio di tutti i ponti, ma solo una volta ciascuno. Questa è una mappa della città, costruita attorno alla confluenza di due corsi d'acqua con un'isola al centro del ramo unico.
In linea generale, per affrontare questo tipo di problema, è necessario semplificarlo con un'astrazione, concentrandosi solo sugli elementi essenziali che in questo caso sono 4 aree ben separate dall'acqua e connesse solo attraverso i ponti. Come andare da un ponte all'altro non influisce sulle nostre scelte. Indicate le aree con lettere vediamo che la A (l'isola) è raggiunta da 5 ponti, due dalla riva sud B, due da quella nord C e uno dalla lingua di terra D delimitata dai due corsi d'acqua confluenti.
Fatti un paio di tentativi, sperimentali e certamente senza esito, vi renderete ben presto conto che la soluzione non esiste. Infatti, dovunque andiate, dovreste utilizzare un ponte diverso per lasciare quell'area e visto che si richiede di passare per tutti i ponti una sola volta l'itinerario potrà essere costruito solo nel caso in cui ciascuna area abbia un numero pari di ponti. Nel caso proposto l'isola ne ha 5 e le altre tre zone solo 3, quindi tutti numeri dispari, ma ne sarebbe bastata anche solo una per avere la certezza dell'impossibilità di risolvere il problema.
Nella teoria dei grafi le aree di Königsberg sono i nodi, e i collegamenti fra essi sono indicati come archi o spigoli (nel nostro caso i ponti). Il numero di archi facenti capo ad un nodo ne forniscono il grado. La regola generale alla quale siamo appena giunti può quindi essere enunciata così: per costruire un percorso euleriano (una linea che percorra tutti gli archi una sola volta e riconduca al nodo iniziale) è necessario che tutti i nodi siano di grado pari.
In un prossimo post proporrò alcune varianti al classico quesito dei 7 ponti di Königsberg che verranno "giustificate" dall'esigenza di accontentare il Vescovo, il Principe Blu e il Principe Rosso che, volta per volta, decideranno di far costruire un nuovo ponte.
Successivamente vedremo che la teoria dei grafi si applica in una miriade di casi, dai calendari dei tornei sportivi alle scelte di percorso suggerite dal vostro navigatore stradale.
Questa nozione può tornare utile anche agli escursionisti per pianificare itinerari che prevedano il ritorno al punto di partenza evitando di ripercorrere uno stesso tratto (arco). Applicheremo la teoria per cercare di percorrere i vari sentieri di Monte San Costanzo senza tornare sui nostri passi.

NB - a partire da questo e nel corso delle prossime settimane, i post saranno sporadici (dipende da quando avrò la possibilità di collegarmi) e probabilmente  conterranno errori in quanto utilizzo il tablet, con il quale non ho eccessiva dimestichezza ed ha certamente dei limiti comparato con un computer.

giovedì 2 ottobre 2014

Altri Mondi: segnaletica a Menorca

Avendo già scritto in merito alla marcatura e manutenzione dei sentieri di Menorca, parlo ora di come è invece la segnaletica per quanto riguarda le aree urbane e gli attraversamenti dei piccoli centri abitati e zone balneari. Nelle cittadine come Mahòn, per esempio, in prossimità della maggior parte degli incroci c’è un palo apposito che sostiene varie piccole tabelle indicatrici (talvolta anche nelle quattro direzioni) che vi indirizzano verso gli edifici e servizi principali (ufficio turistico, stazione autobus). Inoltre più in basso, ad altezza occhio per facilitare la lettura, c’è una dettagliata mappa, completa di punti di interesse e toponomastica, che vi mostra il luogo in cui vi trovate. Nel caso si trovi lungo il percorso del GR223, c’è anche la doppia striscia bianco/rossa attorno al palo.
  
All'inizio e fine di ogni attraversamento urbano l’escursionista trova invece una cartina con il percorso consigliato e varie utili indicazioni accessorie. La carta qui in basso di Cala en Porter, per esempio, mostra il luogo in cui è affissa la carta, la fermata autobus, il percorso più panoramico/piacevole, l'accesso alla spiaggia e anche il punto nel quale gli escursionisti troveranno il prossimo Panel de Etapas, vale a dire cartina e informazioni relative al successivo tratto del GR223
Per altri percorsi in ambito cittadino, di piacere o di trekking urbano, l'Ayuntamiento di Mahòn ha invece utilizzato un altro tipo di di segnaletica, vale a dire dei mattoni con la sagoma che ricorda l'impronta di un piede nudo inseriti nella pavimentazione. Ma attenzione, non si tratta di una vera e propria pianta di piede, bensì della sagoma dell'isola di Menorca alla quale sono stati opportunamente aggiunti 5 pallini di dimensioni crescenti a rappresentare le dita e una linea curva dal lato del tallone per completare la somiglianza.
  
Visto che in alcuni tratti del percorso si deve per forza procedere lungo una rotabile, ci sono appositi segnali che avvisano della presenza delle auto e indicano con precisione (abbastanza estrema e in questo caso inutile, ma meglio troppo che niente) della lunghezza del tratto in comune.
   
Esistono anche sezioni condivise con i percorsi ciclabili (alcuni per bici da strada altri solo per mountainbike) ed anche in questo caso c'è una evidente e utile segnaletica per evitare pericoli, specificare a quale tipo di bici sono consigliati e indicare le deviazioni dal percorso escursionistico.