mercoledì 18 settembre 2019

Sentiero degli Dei affollato di incapaci e avventurieri

il Sentiero degli Dei com'era una decina di anni fa ... altri tempi
Cogliendo al volo lo spunto fornito dal post di Andrea Perciato (che conosco da quando eravamo solo una decina di guide ambientali ed escursionistiche in tutta la Campaniaoltre a sottolineare la mia pressoché perfetta identità di vedute, aggiungo qualche altra breve considerazione, ma ci sarebbe da scrivere un’enciclopedia in merito a ciò che si vede, purtroppo, non solo sul Sentiero degli Dei ma anche su tanti altri sentieri dei Lattari, come quelli della Valle delle Ferriere e quelli dell'area di Monte San Costanzo.
Deduco che, per sua fortuna, Andrea frequenta il Sentiero solo saltuariamente, altrimenti si sarebbe disgustato prima. Per quanto mi riguarda, sono ormai 3 anni che non ci metto piede, mi rifiuto categoricamente di accompagnarvi chicchessia e lo sconsiglio vivamente a chi mi chiede informazioni, cercando di dirottarlo su altri sentieri meno affollati e polverosi, che oltretutto non hanno niente da invidiare al “più famoso della Penisola”.
Non riesco ancora a valutare con esattezza quale sia stata la ragione principale mi abbia fatto allontanare dal Sentiero ... le castronerie declamate dalle pseudo-guide dell’ultima ora (autonominatesi GUIDE dalla sera alla mattina) o l’incapacità e l’arroganza dei novelli chiassosi escursionisti che pensano solo a scattare selfie. In quanto alle prime, la miglior esibizione risulta ancora essere quella di chi disse, mostrando un cisto (foto a sx), “Questa è una margherita (al centro) e da lei deriva il nome della famosa pizza!” ... suppongo che l'ultima la conosciate tutti. Ditemi voi quale sarebbe stato il nesso: colore, forma, sapore, odore???
Rimpiango i tempi dei miei primi gruppi composti quasi esclusivamente da sessantenni e settantenni che venivano fisicamente preparati, ben attrezzati con i loro scarponi di cuoio ben ingrassati, con ottime cognizioni di base di flora, fauna, storia, archeologia e via discorrendo. Viaggiatori ed escursionisti con interessanti trascorsi con i quali si riuscivano a intavolare conversazioni più che serie. Al contrario, qualche anno fa - all’estero - sentii un novellino di 30-40 anni che interruppe la guida che forniva informazioni in merito a un fiore dicendo “Vabbé, un altro fiore giallo ... che differenza fa?” ... e questo è il fruitore tipo del Sentiero degli Dei.
Per non parlare di quelli che si presentano alla partenza di un’escursione con infradito, tacchi, suole assolutamente lisce o scarpe nuovissime che provocano vesciche già dopo il primo paio di chilometri.
Molte delle novelle pseudo-guide non si sogna neanche di sfruttare i mesi invernali (quando c’è pochissimo lavoro) per andare ad esplorare altri percorsi o sentieri alternativi a quelli più frequentati, non rendendosi conto che potrebbero risultare molto utili in caso di emergenza (vie di fuga e bypass).
Concludo con un altro aneddoto significativo in merito alle guide improvvisate: la “guida”, scendendo dal mini bus che aveva portato il gruppo a Santa Maria del Castello, chiese sottovoce all’autista “dove si imbocca il sentiero per Positano?”. 
Passando ad altro tipo di “guide”, non certo migliori in quanto a preparazione, proprio l’altrieri - in un noto bar-pasticceria che propone mini-lezioni-assaggi di gelati e simili - ho sentito urlare, in modo che sentissero tutti, “il semifreddo non contiene grassi!” (notoriamente e indiscutibilmente fra gli ingredienti base ci sono uova e panna ... e ho detto tutto!). 
L'improvvisazione regna sovrana e troppi scrivono e parlano a schiovere (a vanvera) senza sapere niente di escursionismo e, probabilmente, senza aver percorso il Sentiero degli Dei

Suggerisco di leggere il post che pubblicai 3 anni fa in merito a chi possa o non possa percorre il Sentiero degli Dei, nonché quest'altro dedicato agli escursionisti improvvisati.

domenica 15 settembre 2019

Escursione F da Sant’Agata: San Costanzo, Jeranto e tanto altro

L'escursione F è l’ultima su terraferma, la settima sarà quella sull'isola di Capri (speriamo di poterla effettuare). Proseguendo il nostro cammino verso l’estremità della penisola, questa tappa è stata ideata in due versioni più o meno simili sia per lunghezza che per dislivello, con 2/3 dello sviluppo in comune e due tratti ciascuno diversi fra loro. Il tratto più impegnativo della 1 è il suo secondo (crinale di San Costanzo a partire da Punta Campanella), quello meno scorrevole dell’altra inizia dopo appena 1km dalla partenza con il Cafariello e poi con il sempre un po’ ostico 300 fra Guardia e pineta del Monte di Monticchio
Non è detto che tutti debbano scegliere lo stesso percorso, i partecipanti potranno anche dividersi in due gruppi e darsi appuntamento direttamente a Vetavole, dopo una decina di chilometri, dove sarà effettuata la sosta picnic.
Nel dettaglio, come si può evincere anche osservando la mappa, ecco i due percorsi, per comodità indicati 1 (18,5km, via Torvillo e Campanella) e 2 (18km, via Monte di Monticchio e Vuallariello).
Si parte comunque insieme da Sant'Agata e ci si dirige verso la Pedara, dove il percorso 1 prosegue in piano per varie centinaia di metri, sale a Santa Maria della Neve e scende per Torvillo fino alla strada della Spina.
Invece, il percorso 2 si percorre tutta via Pigna e poi il Cafariello per immettersi sul 300 nei pressi pel ponticello sul Rivo Iarito. Si segue quindi l’Alta Via dei Monti Lattari passando per Guardia, Cuparo e Monte di Monticchio e la si abbandonerà per ricongiungersi all’altro tracciato a metà via Spina, tramite la bretella 355.
Da qui a Termini e poco oltre il percorso è identico per entrambe i percorsi; questi si divideranno a Cercito, con l’1 che prosegue fino a punta della Campanella per poi risalire a Vetavole via Rezzale e crinale mentre il 2 (più impegnativo nella prima parte) raggiunge lo stesso posto percorrendo i comodi sentieri delle Selve e del Vuallariello. Se si scegliesse di procedere in due gruppi diversi, chi arriva prima aspetta gli altri per mettere mano a cibarie e libagioni.
   
Dopo il meritato ristoro e dopo aver effettuato una breve puntata alla Cappella di San Costanzo (3 possibili itinerari, da scegliere al momento), ci aspetta una parte non proprio facile ma almeno di poco impegno fisico ... la discesa del 300 verso Nerano. La prima parte è poco pendente e panoramica, si prosegue quasi in piano per i faraglioni di Nerano e infine arriva l'ultima parte in bosco lungo un sentiero molto ripido che potrebbe essere scivoloso quindi si dovrà prestare massima attenzione.
Alla fine della discesa (a pochi metri da Nerano) si devia a destra sul sentiero per Jeranto (339) che percorreremo fino alla fine e visiteremo i vari punti notevoli: la piana della ex-cava, Penna (l'ultimo dei Tre Pizzi di Jeranto), il belvedere presso la Torre di Mont’alto. L'ordine di visita dei suddetti posti sarà deciso al momento e si può aggiungere anche la discesa alla spiaggia ... vari vorranno mettere i piedi a mare, ma non credo che qualcuno oserà anche una nuotata (ad aprile l’acqua è fredda). Comunque, ognuno è libero di fare come gli pare.
Si ritorna quindi a Nerano lungo lo stesso percorso e poi si raggiunge Sant'Agata con bus di linea. Sarà una giornata relativamente tranquilla, ma molto panoramica e varia.

Il TREK Amalfi - Sorrento 2020 è un’occasione di incontro tra camminatori indipendenti ed autosufficienti e NON una serie di escursioni guidate!

Sul sito www.caimontilattari.it trovate tracce e info dei sentieri CAI 300355 e 339.

l'escursione G sull'isola di Capri sarà online fra qualche giorno

giovedì 12 settembre 2019

TREK 2020 - doppio anello E da S. Agata: Sirenuse e Passeggiata rurale

Il circuito E deTREK Amalfi - Sorrento 2020 (occasione di incontro tra camminatori indipendenti ed autosufficienti e NON una serie di escursioni guidate) consiste in effetti di 2 anelli ben distinti per area e tipologia, ma di quasi identico sviluppo (9 km ciascuno); entrambi hanno origine al centro di Sant'Agata dove, di conseguenza, fra l'uno e l'altro ci godremo una comoda pausa pranzo più caffè. 
   
sopra: MaraTrail di Termini sul Pizzetiello (ripresa da TV3France - operatore sulla roccia)
sotto: Li Galli (alias Sirenuse): Gallo LungoCastelluccia La Rotonda
La mattina è previsto il sentiero delle Sirenuse, con lunghi tratti fra arbusti e alberi della macchia mediterranea e nella grande (per quest'area) pineta delle Tore, il pomeriggio un adattamento della Passeggiata rurale, che si percorrerà in salita, dopo essere scesi fin quasi a Massa via Schiazzano Santa Maria.
Si parte quindi in comoda e leggera discesa verso Nula, Torca e poi Monticello, dove inizia lo sterrato quasi in piano (sempre attorno ai 350m di quota) che conduce ai piedi della ripida ascesa al Pizzetiello (489m), dalla cui vetta si apprezzerà un vastissimo panorama che spazia da Vettica di Praiano, a tutto il Golfo di Salerno fino a Punta Licosa, con ovviamente Li Galli (le Sirenuse) al centro. Verso ovest si ammirano invece le ripide balze meridionali dell'estremità della Penisola, i Tre Pizzi di Jeranto Capri sullo sfondo. 
   
Si ridiscende quindi aggirando la collina e, dopo un brevissimo tratto sulla ss145 Sorrentina, si sale verso la pineta delle Tore di Sorrento. Come anticipato, in questo caso non ci sarà picnic in ambiente naturale come per tutti gli altri giorni, ma ognuno potrà scegliere cosa e dove mangiare visto che a Sant'Agata ci sono ristoranti, snack bar, gelaterie, pasticcerie, pizzerie e negozi di alimentari.
videoguida della Passeggiata rurale (seppur descritta nella direzione opposta)
Dopo il caffè, si riparte in discesa passando per Canale (con i suoi caratteristici lavatoi tutt'oggi in uso), CalellaMonticchioSchiazzanoS. Maria e quindi, con vari saliscendi, si andrà a intercettare il tracciato della Passeggiata rurale a BagnuloSi rientra a Sant'Agata per Prasiano, Priora, Acquacarbone (recuperata un paio di anni fa dopo decenni di abbandono) e Olivella.
Per questo doppio circuito, dei sentieri CAI si percorrono solo il 300 da Torca alla ss145 Sorrentina e brevissimi tratti del 355 e 343 nei pressi di Santa Maria. Per questi, trovate tracce e info sono su www.caimontilattari.it, come per le precedenti escursioni. 

TREK 2010: itinerari, mappe, profili, distanze e tante foto

l'escursione F da S. Agata (San Costanzo e Jeranto) sarà online fra qualche giorno

martedì 10 settembre 2019

L’aria tersa e la luce pomeridiana erano invitanti ...

... e così, domenica pomeriggio, sono andato a percorrere un originale giro di Monte Santa Croce, con tanto fuori-sentiero. Gli inevitabili graffi causati dagli arbusti ben secchi dopo un paio di mesi di caldo di e quasi assoluta siccità sono stati senza sopportati senza particolare sofferenza in quanto ero distratto dalle insolite visioni e concentrato nella ricerca di punti di vista esclusivi, allineamenti poco comuni, particolari interessanti.

Della settantina di foto scattate (come al solito, molte volutamente simili per poi scegliere) ne ho editate una ventina e le ho divise in due album. Uno l’ho titolato Gli "scheletri” del Vuallariello (photos.app.goo.gl/p5TiEisHurwcurfZ7), ovviamente riferendomi a ciò che resta (vere opere d’arte naturali) di alberi bruciati qualche anno fa e al rudere della localmente detta Barracca ‘e De Angelis, poche pietre e struttura metallica arrugginita, anch’essa distrutta da incendio, ma vari decenni orsono.

Prima di giungere nella zona del Vuallariello, sono andato dalla pineta a Vetavole passando per Purrale, a valle del sentiero, alla ricerca di inquadrature non proprio identiche a quelle che scatti chiunque proceda lungo l’Alta Via dei Monti LattariA queste foto (un occhio attento nota l’angolo di ripresa diverso) ne ho aggiunte un paio scattate sulla via del ritorno lungo il versante opposto e un quasi tramonto con vista su Capri, questo approfittando della sopraggiunta velatura del sole. Le trovate nell’album Purrale (soliti soggetti, ripresi da punti insoliti) e altro (photos.app.goo.gl/UuismCMb9jtfTcb76)

In attesa della prossima giornata "fotograficamente" invitante

domenica 8 settembre 2019

TREK 2020 Day 4 - traversata da Bomerano a Colli San Pietro

Escursione lineare D, da Bomerano (Agerola) a Colli San Pietro (Piano di Sorrento); si prosegue per S. Agata (base per i giorni successivi) su ruota.
Rammentando ancora una volta agli interessati che il TREK Amalfi - Sorrento 2020 è un’occasione di  incontro tra camminatori indipendenti ed autosufficienti e NON una serie di escursioni guidatesottolineo che questa del quarto giorno è l’unica a data obbligata (martedì 21 aprile) coincidendo con il trasferimento da Agerola (punto di partenza delle prime tre) a Sant’Agata, punto di partenza delle ultime tre. Chiarisco subito che per i bagagli di quelli che partecipano alla passeggiata precedente e alla seguente si organizzerà il trasporto bagagli e quindi ognuno potrà continuare a camminare solo con uno zainetto leggero.
crinale ovest di Monte Comune, con Li Galli a sx, M. Vico Alvano di fronte, Capri sullo sfondo
Ed ecco la descrizione sommaria della traversata che, per restare anche in questo caso entro la ventina di chilometri, è limitato a Colli San Pietro. e seguirà questo itinerariosentiero degli Dei, Nocelle, Forestale, S. Maria del Castello, Monte Comune, Monte Vico Alvano, Colli San PietroCosì facendo si avrà anche il vantaggio di non dover scegliere fra la parte bassa (Marecoccola) e quella alta (Tore) del circuito delle Sirenuse e di evitare il noioso tratto su asfalto di oltre 2km per raggiungerlo. Infatti il Sirenuse sarà percorso integralmente in una delle giornate successive, abbinato alla passeggiata rurale (escursione E).
Fra Nocelle e Capodacqua potrebbe essere presa in considerazione una di queste alternative:
a) Montepertuso - Valle Pozzo - S. Maria del CastelloCapodacqua
b) Montepertuso - sorgente Dragone -breve tratto Tese - Capodacqua
Lasceremo quindi Bomerano imboccando il sentiero degli Dei (327ad un orario opportuno per cercare di evitare il traffico dei gruppi per quanto possibile. A Colle la Serra lo lasceremo, preferendo l’opzione alta (327a) più panoramica e di solito meno affollata per essere un po’ più sgarrupata. Si torna sul tracciato classico a Cisternuolo e lo si segue fino al termine (Nocelle) dove ci si immette sul 331. Giunti sul tratto stradale, si percorrono poche centinaia di metri fino al ripido sentiero che porta rapidamente al 329, che seguiremo fino alla Forestale affrontando un gran numero su scalinate di pietra, per fortuna abbastanza regolari e ben tenute.
   
          sul sentiero degli Dei (327a)    *    fra Forestale e S. Maria del Castello
   
     Penisola e Capri da Monte Comune  *  punta Germano dalla sella di Arola     
Da questo punto a Colli San Pietro si segue l’Alta Via dei Monti Lattari (300), dalla quale ci staccheremo solo per la breve deviazione nei pressi di Santa Maria del Castello fino al punto panoramico (probabile picnic) e per quella a/r per raggiungere la croce di Monte Vico Alvano posta sulla sua cima (642m).    
Riassumendo, ecco i codici dei sentieri CAI inclusi in questo itinerario:
327 da Bomerano fino a Colle La Serra
327a (opzione alta del sentiero degli Dei) fino a Cisternuolo
327 fino a Nocelle
331 fino poco oltre il ponte della rotabile per Montepertuso
sentiero non segnato fino all’innesto sul
329 che si segue fino alla Forestale
300 fino a Colli San Pietro, passando per S. Maria del Castello, Monte Comune e Monte Vico Alvano

Sul sito www.caimontilattari.it  potete trovare dati tecnici, classificazioni difficoltà, avvertenze e descrizioni sommarie di ciascun sentiero, e potrete anche scaricare i relativi file GPX, KML e PDF. 

TREK 2010: itinerari, mappe, profili, distanze e tante foto

escursione E da S. Agata (Sirenuse e rurale) sarà online fra qualche giorno

56° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (276-280)

Cinquina mista, ma con alcuni film che hanno dei punti in comune. Dopo aver apprezzato Louise Brooks in Diario di una donna perduta (1929, di G. W. Pabst) una decina di giorni fa, mi venne voglia di guardare di nuovo l'altro suo famoso film diretto dal regista austriaco e mi è capitato di recuperare anche un suo precedente film americano con il quale cominciò a farsi conoscere, diretta da un altro regista poi divenuto più che famoso e stimato: Howard Hawks
Un'altra ri-visione è stata quella della geniale commedia spagnola El mundo es nuestro, mentre i rimanenti due film (recupero di recenti candidati o vincitori Oscar) sono accomunati dal fatto di avere come protagonisti anziani più o meno svampiti, di ambienti assolutamente diversi e con “problemi” altrettanto diversi, ma uno è in b/n e l’altro a colori sgargianti e patinati, uno con attori per lo più poco noti ma che offrono ottime prove e l’altro con due (quasi) mostri sacri assolutamente sprecati e una nota attrice una delle sue interpretazioni più inconsistenti ... Nebraska surclassa Youth!

   

280  Nebraska (Alexander Payne, USA, 2013) * con Bruce Dern, Will Forte, June Squibb * IMDb  7,7  RT 91% * 6 Nomination (miglior film, regia, Bruce Dern protagonista, June Squibb non protagonista, fotografia e sceneggiatura); Bruce Dern miglior attore a Cannes
Alexander Payne sembra essere specializzato in commedie amare, spesso in ambiente famigliare (Sideways, The Descendants, ...) ed in questo campo, pur non raggiungendo vette eccelse, realizza ottimi film, molto umani, senza grandi esagerazioni, ben narrati.
Bruce Dern con oltre un centinaio di film alle spalle (spesso diretto da ottimi registi fra i quali Pollack, Hitchcock, Corman, Aldrich e ultimamente Tarantino) nei quali quasi sempre ha ricoperto ruoli secondari, prossimo agli ottant’anni si guadagna la sua brava e meritata candidatura Oscar come protagonista. Ed è lui l’unica “star”, il resto del cast è composto da attori semisconosciuti, specialmente a livello internazionale, ma tutti si calano perfettamente nei propri ruoli (perfettamente descritti) trovandosi evidentemente a loro agio, scommetto che - se indagassi - scoprirei che la maggior parte di loro sono originari del midwest.
La testardaggine del protagonista che vuole andare a ritirare il suo premio di 1.000.000 di dollari viene comunque premiata con i ritrovati rapporti con (alcuni) famigliari e piccole rivincite con i vecchi amici della sua cittadina di origine. Quasi un road movie, con un viaggio di 1.300km da Billings (Montana) e Lincoln (Nebraska), passando per il Sud Dakota.
L’utilizzo del bianco e nero per narrare questa storia ambientata nel midwest più vero, con tutti i suoi personaggi e ambienti tipici, è più che appropriato.
Un ottimo film che merita senz’altro di essere guardato.

277  Il vaso di Pandora (G. W. Pabst, USA, 1929) tit. or. “Die Buchse der Pandora” * con Louise Brooks, Fritz Kortner, Francis Lederer * IMDb  7,9  RT 90% 
Primo dei due film di Pabst con Louise Brooks, usciti nello stesso anno, questo ben più famoso dell’altro, Diario di una donna perduta. In questo caso l’attrice americana, quasi un sex symbol dell’epoca, con il suo inconfondibile taglio di capelli, interpreta una donna che attira le attenzioni degli uomini, porta scompiglio, rovina e anche morte. Basato su due tragedie scritte da Frank Wedekind nel 1904, questo adattamento rese famoso il personaggio di Lulù (titolo alternativo film) e Louise Brooks, femme fatale che senza dubbio ha ispirato (anche nell’aspetto) la Valentina di Guido Crepax.
Pabst mette in scena un lavoro ben bilanciato, con buona descrizione dei personaggi, utilizzando ancora una volta alla perfezione le limitate tecniche del muto, tendente molto più al realismo che all’espressionismo giunto ormai quasi al termine del suo periodo d’oro. 
Pietra miliare del cinema muto, da guardare ... senza ombra di dubbio. 

       

278  El mundo es nuestro (Alfonso Sánchez, Spa, 2012) trad. “Il mondo è nostro” * con Alfonso Sánchez, Alberto López, Alfonso Valenzuela * IMDb  6,6 
Ho voluto ri-guardare questa divertente commedia negra-crime spagnola, a tratti esilarante, per proporla ad amici che hanno apprezzato. Peccato che la maggior parte degli italiani non ne conoscano neanche il titolo e sembra che non esistano neanche i sottotitoli in italiano, chi ha poca dimestichezza con lo spagnolo (molto andaluso) si deve arrangiare con quelli in inglese. Lo vidi la prima volta quasi 3 anni fa in USA ... com'è che nella vicina Italia nessuno lo distribuisca pur trattando temi ben noti anche qui da noi e visto che circolano commedie ben più insulse e spesso volgari senza neanche essere divertenti?
Chiaramente si basa su tanti luoghi comuni, ma i personaggi sono estremamente ben assortiti ed in un modo o nell’altro ognuno ha un suo spazio nella storia di una rapina che, in modo imprevedibile, si complica sempre di più. Quasi tutto il film è incentrato su ciò che avviene all’interno della piccola filiale di una banca nel cuore di Siviglia con continue sorprese e colpi di scena. Oltre ai due inetti rapinatori arriva un terzo incomodo e poi un cinese che si vanno ad aggiungere ad una coppia alle prese con in “mutuo a tasso fisso ma variabile”, tre clienti, un trafficante, il direttore, la cassiera e l’addetta alle pulizie. Nelle poche frenetiche ore durante le quali si trovano assediati da polizia e reparti speciali, si assiste anche a ciò che avviene fuori fra i membri delle forze dell’ordine, vari (più o meno incapaci) reporter, i tanti intervenuti che rumoreggiano, interviste improvvisate e quasi surreali. Insomma, in meno di un’ora e mezza succede di tutto e di più, parlando di banche, disoccupazione, lavoro nero, spaccio, riciclaggio, rivalità fra corpi di polizia, processioni, confraternite, omosessualità, tv spazzatura, politici corrotti, differenze culturali ...
Originale anche l’importanza data al “fanatismo religioso”, ma non quello degli attentati bensì quello popolare, quasi pagano, dei riti estremamente sentiti nel sud della Spagna (Andalusia) così come in Italia meridionale; non a caso (ma pochi lo notano) la colonna sonora è interamente costituita da pezzi da processione, eseguiti da banda di ottoni e percussioni.
Alfonso Sánchez, attore protagonista e debuttante come regista e sceneggiatore, ci regala questo divertente film corale a tratti quasi sit-com, ma piacevole, rapido, con battute a raffica e in sostanza ben interpretato (ovviamente un po’ sopra le righe).
Non è facile recuperarlo, ma vale la pena di fare una ricerca ... consigliatissimo! ovviamente per il divertimento, non per la pura arte cinematografica.

276  A Girl in Every Port (Howard Hawks, USA, 1928) tit. it. “Un cuore in inverno” * con Victor McLaglen, Robert Armstrong, Louise Brooks * IMDb  6,7 
Commedia d’epoca in - ovvio - ambiente marinaresco, con tutto ciò che possa essere lecito aspettarsi: avventure e disavventure in porti di tutto il mondo, scazzottate, ubriacature, rivalità con colleghi, infatuazioni, tradimenti, prostitute, postriboli, bar e tutto il resto. Si deve però dire che il livello è certamente sopra la sufficienza, non solo grazie alla presenza di Victor McLaglen e Louise Brooks, ma soprattutto per la regia di Howard Hawks, allora agli inizi della sua brillante carriera di regista versatile, includendo commedie, noir e western di successo.
Tollerato il genere, si lascia guardare piacevolmente.

279  Youth  (Paolo Sorrentino, Ita, 2015) * con Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz * IMDb  7,3  RT 72%  * Nomination Oscar per canzone originale
Pretenzioso e sostanzialmente noioso, personaggi fra il ridicolo e il patetico, due ottimi attori quali Michael Caine e Harvey Keitel sprecati, una delle più inconsistenti prove di Rachel Weisz, regia e sceneggiatura di Sorrentino ben lontane da quelle de La grande bellezza (2013) ... resta un esercizio di fotografia patinata da spot, rotocalco o videoclip.
Da evitare per non restare delusi o, almeno, guardatelo senza aspettarvi molto.
  
Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire dal 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate su questo blog. 

sabato 7 settembre 2019

i CAMMINI massesi, a partire da 2.000 anni fa, in una chiacchierata

Nel corso della chiacchierata annunciata nella locandina qui di fianco tenterò, con il valido supporto di Luigi Sigismondi (il "professore", memoria storica di Massa Lubrense) e di Donato Iaccarino, di proporre un excursus di un paio di materie, strettamente collegate fra loro, che notoriamente mi appassionano e che sono state la base di buona parte delle mie passate attività professionali: cartografia ed escursionismo.
Data la vastità di detti temi, è chiaro che non sarà possibile approfondire nessuno degli argomenti che saranno toccati nel corso dell'incontro, ma spero di riuscire a fornire una buona idea di quanto i cammini siano stati e siano tutt'oggi legati allo sviluppo del territorio.
Come esplicitato in locandina inizierò col trattare della via Minerva, vecchia di oltre due millenni, certamente esistita ma non altrettanto certamente individuata per quanto riguarda il suo effettivo percorso. Nell'approccio, strettamente geografico e non certo archeologico, proporrò ipotesi che, in quanto tali, non saranno supportate da certezze assolute ... pura speculazione.
Con un rapido ed enorme salto temporale passerò alla prima mappa affidabile e dettagliata della Penisola Sorrentina, Foglio 15 della “Carta Topografica e Idrografica dei contorni di Napoli, delineata dagli Ingegneri Geografi del Regno delle Due Sicilie”, (1817-1819, scala 1:25.000, stralcio in basso). 
La rete viaria di esattamente due secoli fa mostrata in questa rappresentazione, nella maggior parte dei casi con notevole precisione, sarà successivamente in più parti stravolta dalle grandi carrabili della seconda metà del secolo e poi dalle rotabili del secolo scorso, con conseguente eliminazione o abbandono di molte strade pedonali.
Negli ultimi decenni, infine, con il dilagare dell’escursionismo come attività ricreativa e turistica, si è tornato a prendere in considerazione stradine rurali poco o per niente percorse e sono stati riproposte addirittura vecchie tracce di sentieri, senz’altro utilizzate ma mai effettivamente censite. Ciò porta inevitabilmente a parlare del mio Progetto Tolomeo, vecchio ormai di quasi 30 anni, e quindi a concludere la chiacchierata. 
(sotto, stralcio della mappa del Progetto Tolomeo, per confronto con la rete viaria del 1819).
Da questo sommario appare chiaro che la carne a cuocere sarà tanta e pertanto non si potrà essere esaurienti ma, nel caso si manifestasse un particolare interesse per alcuni temi, non è escluso che si possano organizzare ulteriori incontri, in tal caso su un argomento specifico.

mercoledì 4 settembre 2019

TREK 2020 - circuito C da Agerola: Monte Cerasuolo, Molare e Conocchia

Come doveroso, inizio sottolineando ancora una volta che l’ordine di effettuazione delle 3 escursioni da Agerola sarà stabilito in base alle condizioni meteo e che gli effettivi percorsi potranno essere variati anche in corso d’opera, a seconda delle esigenze, fermo restando che ognuno sarà libero di fare le proprie scelte e andare dove vuole, quando vuole. Inoltre, chiarisco ancora una volta che:
il TREK Amalfi - Sorrento 2020, come tutte le altre edizioni precedenti, è un’occasione di  incontro tra camminatori indipendenti ed autosufficienti ... NON si tratta di una serie di escursioni guidate!
Questo percorso, così come pianificato, appare meno contorto dei precedenti e solo nella parte alta, ma ciò è indispensabile per raggiungere i punti più panoramici. In sostanza si tratta di salire sulla cima più alta di Monte Sant’Angelo a Tre Pizzi (Molare, 1.444m) e di tutta la Penisola accedendovi dal versante nord e poi tornando a Bomerano attraversando i suoi pendii meridionali.

La parte sentieristica inizia dall’ex-macello, circa 2km a monte di Bomerano; sperando di organizzare un trasporto che ci eviti tale tratto quasi tutto su rotabile, comincio da lì la descrizione ed il conteggio dei chilometri, che saranno una ventina ma facilmente riducibili o aumentabili, anche del 20%.
In poco più di un chilometro si sale dai 780m del punto di partenza ai 1.003 della sella fra Crocella e Colle Garofalo, dove ci si immette sull’Alta Via dei Monti Lattari (CAI 300). Dopo circa 500m si lascia a sinistra il sentiero per il Catiello (329e, scelto per l’escursione B) e si prosegue per il Palmentiello, procedendo per oltre 2km ai piedi delle alte falesie del Sant’Angelo a Tre Pizzi fino a giungere in vista del Santuario di San Michele. Si lascia il 300 per affrontare le breve e impegnativa salita della grotta di San Catello (350b) e, superatala, ci si trova nella zona delle neviere di Castellone, al lato di un interessante punto panoramico (1.277m).
   
queste 2 foto e quella di apertura, sono da Wim Patry (TREK 2010)
Si scende quindi alla sella a sud del Santuario e poi a Campo del Pero, da dove si affronta il quasi-circuito di Monte Cerasuolo (1.213m, con eccellenti panorami) lungo sentieri classici e relativamente ben battuti, ma non segnati. Con un rapido fuori sentiero si attraversa la valletta a est della cima e ci si riporta sui sentieri segnati per andare a Casa del Monaco e quindi alla sorgente dell’Acqua Santa (338a + 338 + 338c) dove si ritorna sul 300, nel tratto coincidente con il 350 che termina in cima al Molare


Tempo permettendo, qui si potrebbe effettuare la pausa mangereccia, ma anche il successivo crinale della Conocchia è più che invitante. 
Dal bivio 300/350 poche centinaia di metri a valle del Molare, si segue di nuovo il tracciato dell'Alta via dei Monti Lattari (300per poco meno di 3km, ma si dovrà affrontare la lunga discesa, a tratti ripida, che terminerà presso la Forestale (776m), da dove si ricomincia a salire più o meno costantemente fino ad attraversare la frana del 4 gennaio 2002 (foto a sx) e poi fino a Capo Muro (1.080m), per poi concludere in modo simile al circuito del Catiello, vale a dire rientrando a Bomerano via Monte Tre Calli, un percorso sempre affascinante (foto in basso).

In quanto alle riduzioni di percorso citate all’inizio, chi vuole “risparmiarsi” potrà evitare, per esempio, il giro del 350b alle neviere e quello sul Cerasuolo (quasi 2km e 150m di dislivello in meno), l’ascesa al Molare, o anche saltare tutta la parte alta, andando da Casa del Monaco direttamente alla Conocchia.

TREK 2010: itinerari, mappe, profili, distanze e tante foto
post traversata D da Agerola a S. Agata sarà online fra qualche giorno

55° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (271-275)

Torno alle cinquine eterogenee ... infatti, insieme con l’ultimo tedesco dell’epoca d’oro recuperato, ci sono un film drammatico giapponese, uno romantico francese e due inglesi di taglio molto diverso: una commedia e uno storico.
  
   


274  A Man for All Seasons  (Fred Zinneman, UK, 1966) tit. it. “Un uomo per tutte le stagioni” * con Paul Scofield, Robert Shaw, Orson Welles, Wendy Hiller * IMDb  7,7  RT 82%  *  6 Oscar  (miglior film, regia, Paul Scofield protagonista, sceneggiatura, fotografia, costumi) e 2 Nomination (Robert Shaw, e Wendy Hiller non protagonisti)
Film storico basato su un evento fondamentale per la storia, non solo inglese ma mondiale, tuttavia poco approfondito al di fuori del Regno Unito. Si tratta infatti degli ultimi giorni di vita di Thomas More (italianizzato Tommaso Moro, 1478-1535) politico e letterato, ma soprattutto fervente cattolico che per le sue convinzioni fu decapitato. Il tentativo di Enrico VIII di far annullare il suo matrimonio con Caterina d’Aragona per sposare Anna Bolena condusse alla dichiarazione di supremazia del re sulla Chiesa d’Inghilterra, alla conseguente rottura con il papato e quindi alle decapitazioni dei personaggi pubblici che non accettarono questo divisione (fra i quali More). Da ciò consegue che i dialoghi sono di stampo politico, filosofico e religioso, i riferimenti alla storia dell’epoca (in particolare ai rapporti di potere con Spagna e papato) sono numerosi e quindi a chi non ci si raccapezza il film apparirà pesante. Tuttavia, non si potrà fare a meno di apprezzare scenografie e costumi nonché le ottime interpretazioni di Paul Scofield, Robert Shaw, Wendy Hiller e anche quella di Orson Welles, seppur limitata alla scena iniziale ... è comunque un pezzo d’arte.
Due parole le merita senz’altro il regista Fred Zinneman (Da qui all’eternità, Mezzogiorno di fuoco, ...), vincitore di 4 Oscar, che svolge un eccellente lavoro nel mettere insieme una sceneggiatura sostanzialmente difficile e potenzialmente poco cinematografica. Di lui ho sempre apprezzato la versatilità a cominciare dal suo film di esordio Redes (1936, Mex, co-diretto con Emilio Gómez Muriel) del quale conservo un ottimo ricordo.

273  Hobson's Choice  (David Lean, UK, 1954) tit. it. “Hobson il tiranno” * con Charles Laughton, John Mills, Brenda de Banzie * IMDb  7,7  RT 90%  *  Orso d’Argento per David Lean a Berlino
Non è certo il David Lean dei grandi film di fine carriera (Il ponte sul fiume Kwai, Lawrence d’Arabia, Doctor Zivago, ...), ma si era già fatto apprezzare soprattutto per Brief Encounter (1945) e Great Expectations (1946), dei quali era anche sceneggiatore e per i quali ottenne le sue prime 4 Nomination Oscar (2 per le regie e 2 per le sceneggiature), quando si cimentò con questa commedia in puro stile inglese, ambientata in una relativamente opulenta cittadina britannica a fine ‘800.
Al limite della farsa, questa commedia vede protagonista un vedovo despota (il titolo italiano, pur non essendo traduzione letterale dell’originale, è più che giustificato) padrone assoluto del suo negozio-laboratorio di calzature e alle prese con tre figlie che aspirerebbero a maritarsi con chi dicono loro e non secondo le scelte del padre. Oltre Charles Laughton nelle vesti del padre padrone, bravo come al solito, qui un po’ sopra le righe ma è il personaggio che lo richiede, anche tutto il resto del cast è convincente nell’interpretare non solo i coprotagonisti (figlie e fidanzati) ma anche gli amici di bisboccia di Hobson e gli altri personaggi minori.
Divertente e ben realizzato, porta lo spettatore in un ambiente piccolo borghese, in una bottega artigiana di ottimi livello e reputazione con residenza annessa, nel pub dove si beve a più non posso, nella vita quotidiana inglese in piena epoca vittoriana e nelle sue tradizioni.
Ottimo per svagarsi un paio d’ore scarse.

      

271  Ragazze  in uniforme (Leontine Sagan, Ger, 1931) tit. or. “Mädchen in Uniform” * con Dorothea Wieck, Hertha Thiele, Emilia Unda * IMDb  7,7  RT 100%
Film rigoroso che si svolge tutto all’interno di un collegio femminile (dalle regole molto rigide) che inevitabilmente mi ha riportato alla mente quello mostrato in Diario di una donna perduta (1929, di G. W. Pabst) guardato la settimana scorsa. Evidentemente dovevano essere situazioni comuni per le ragazze della media borghesia e oltre, specialmente per quelle un po’ ribelli per le quali diventava una specie di riformatorio.
In questo caso la storia quasi osé per le venerazione della protagonista nei confronti di una istitutrice, fa passare in secondo piano i rapporti fra il dispotico staff e le “recluse”.
Si tratta del primo dei soli 3 film diretti dalla Sagan, già attrice e regista teatrale, certamente il suo più famoso soprattutto per lo scalpore suscitato dal cast completamente femminile e il tema chiaramente lesbico, seppur non del tutto esplicitato.
Interessante e ben realizzato.

272  Older Brother Younger Sister   (Mikio Naruse, Jap, 1953) tit. or. “Ani imôto” * con Machiko Kyô, Masayuki Mori, Yoshiko Kuga * IMDb  7,4 
Film  basato sull’omonimo noto racconto di Saisei Murō già adattato per il grande schermo nel 1936 (regia di Sotoji Kimura) e successivamente riproposto da Tadashi Imai nel 1976, sempre con lo stesso titolo. Pur non essendo famoso come altri registi giapponesi suoi contemporanei, Naruse sfoggia come suo solito un più che apprezzabile stile personale alternando interni a campi lunghi esterni e ponendo sempre la massima attenzione alla composizione dell’immagine.
In sostanza, una classico dramma familiare giapponese, molto ben interpretato e costruito, forte della solida base fornita dai protagonisti tutti molto diversi e spesso in contrasto fra di loro: genitori, un figlio, due figlie (una delle quali “sedotta e abbandonata”), il presunto seduttore, un pretendente. Tutto si svolge in un piccolo villaggio rurale, la grande città (Tokio) si nomina più volte ma non viene mai mostrata, pur avendo un suo ruolo nella storia.
Da guardare.

275  Un coeur en hiver (Claude Sautet, Fra, 1992) tit. it. “Un cuore in inverno” * con Daniel Auteuil, Emmanuelle Béart, André Dussollier  * IMDb  7,7  RT 85% 
Se Ani imôto è tipicamente giapponese, questo film di Sautet è inconfondibilmente francese. Una storia intricata e ben narrata, ma sostanzialmente con pochi avvenimenti. Una buona analisi dei vertici di un improbabile triangolo impossibile, personaggi tenuti insieme dal violino. Infatti, è proprio questo strumento che lega la violinista di classe, il suo fidanzato commerciante di liuti, il socio di quest’ultimo costruttore/accordatore dei preziosi strumenti. Ovviamente, tutta la colonna sonora è costituita da eccellenti pezzi per violino e trio (con violoncello e piano) eseguita durante prove, registrazioni, concerti. Seppur con buona scenografia e buone interpretazioni, la regia non si fa notare per alcunché e la sceneggiatura è un po’ debole.
Tutto sommato è un film più che sufficiente, ma non coinvolge, né convince del tutto.
  
Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire dal 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate su questo blog.