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domenica 11 ottobre 2015

L'interazione con le persone vi fa più viaggiatori e meno turisti ... e vi migliora

In effetti oltre a ciò sono tanti i benefici derivanti dal parlare con i locali e sono ancor di più se si approfitta delle occasioni "culturali". Per mia abitudine vado sempre a conferenze, presentazioni di libri, inaugurazioni di mostre e eventi simili in quanto, al di là dell'interesse specifico, si sentono parlare spesso degli ottimi oratori.

Per questo motivo, quando non si ha la necessità assoluta di “staccare” e dimenticarsi di tutto e di tutti, è opportuno scegliere destinazioni che offrano attività culturali, ma si sa che anche quelli che dicono di volersi veramente isolare non riescono a star lontani da cellulari, tablet e simili, peggiorati da applicazioni come FB, Twitter e WhatsAppSe si riesce a ridurre il tempo dedicato al non far niente (p.e. addormentarsi su una spiaggia) e quello alle reti sociali (molti, stando all'estero, ci passano ancora più tempo che a casa) si avrà la possibilità di incontrare i locali e parlare con loro. Per fare ciò, basterà avere un minimo di disposizione alla socializzazione, mentre una discreta padronanza di un idioma comune che ci permetta di comunicare (meglio se quello del luogo in cui ci troviamo) è un aiuto sostanziale ma anche poche parole e tanta buona volontà possono bastare. Un’altra condizione che facilita questi scambi socio-culturali è quello di non viaggiare in gruppo, al massimo in coppia - se inevitabile - altrimenti assolutamente da soli.
Il viaggiatore indipendente riceve maggiore attenzione e non deve dividere con altri il tempo che il suo interlocutore locale gli dedica. Non penso che si debba spiegare quanto sia più gratificante una chiacchierata in due piuttosto che in quattro, in particolare fra sconosciuti.

Questa è l'essenza del vero viaggiare, e il concetto è stato ripetuto, seppur in modo diverso, da tutti i relatori del PERIPLO - Festival Internacional de Literatura deViajes y AventurasAnche relazionandolo alle proprie esperienze, età e professioni (estremamente varie, dai giovani blogger rampati alcuni dei quali vanno in giro per il mondo con figli di un paio di anni, a giornalisti affermati, filologi, scrittori, filosofi e ricercatori) tutti hanno sottolineato che il viaggio, più che i luoghi, lo fanno le persone, meglio se poche in ambienti non sovraffollati.
Molti dei relatori hanno fatto il giro del mondo per diversi motivi e in vari modi: Marcos e Yolanda in 11 mesi di viaggio, con tanti voli, Osvaldo Renz con moglie e figlio di un paio di anni, Adriano Rodriguez, secondo al mondo fra i blogger di viaggio di lingua spagnola, anche lui con moglie e figlia di un paio di anni, Alicia Sornosa l’ha fatto in moto con tanti km anche in Africa.
Hanno parlato di loro libri o ricerche specifiche vari autori/giornalisti come Javier Ruiz che ci ha portato nella selva amazzonica ecuadoriana illustrandoci i problemi delle varie etnie di indios, Javier Reverte che ha descritto l’Irlanda dal di dentro, dagli incontri con autori locali, alle serate passate con i pescatori nei pub, agli scontri fra cattolici e protestanti nel nord e oggi, giornata conclusiva, Patricia Almarcegui scrittrice, filosofa e tanto altro, esperta di Medio Oriente, dalla Siria e Giordania, allo Yemen a sud, alle ex-repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, all’Iran. Con il suo apprezzatissimo intervento ha sfatato tanti pregiudizi e “leggende metropolitane” che quotidianamente i mezzi di (dis)informazione ci propinano. Inoltre, proprio per la sua preparazione filosofica e letteraria, nonché per essere donna (che viaggia da sola) ha analizzato alla perfezione le ansie, le aspettative, le soddisfazioni e i momenti indimenticabili (nel bene e nel male) dei veri viaggiatori.

La vera chiusura di Periplo è stata affidata a Paco Nadal, giornalista de El Pais, autore di libri di viaggio, blogger e youtuber conosciutissimo. Nonostante l’età (non che sia vecchio, ma non ha superato la cinquantina) è riuscito a riciclarsi e allargare le sue attività letterarie dalla sola stampa tradizionale a tutti i mezzi di comunicazione disponibili al giorno d’oggi, cosa che molti, anche più giovani di lui, non hanno voluto fare o non ci sono riusciti rifiutando le nuove tecnologie. Lo stesso Paco Nadal nel corso della settimana aveva condotto un laboratorio di produzione di testi di viaggio, con qualunque mezzo: articoli, blog, libri, video Youtube, FB, ecc.. Io sono stato uno degli “allievi” e devo dire che, al di là di quanto ho imparato ma che probabilmente non utilizzerò più di tanto, è stato un mini corso estremamente interessante nel corso del quale i vari spiriti di viaggiatori di epoche, background ed età diverse sono usciti fuori in confronti appassionati.
Questa mia partecipazione al laboratorio è un ennesimo esempio di come si possa, direi si debba, approfittare di occasioni simili per conoscere altre realtà, altre esperienze, altre persone, per non parlare di ciò che non mi stancherò mai di ripetere vale a dire migliorare la propria conoscenza delle lingue con la pratica. Ed è un classico “circolo virtuoso”, più partecipi e più sai, più sai e più assimili, più assimili e pù sei soddisfatto e potrai arrivare a livelli sempre più alti che ti permetteranno di poter comprendere testi più complessi ed elaborati. Nel corso di questa settimana densissima di attività, avrò ascoltato una ventina di ore di interviste, conferenze ed incontri, oltre 10 ore di laboratorio avendo come relatori professionisti della comunicazione. Non da ultimo mi sono dovuto cimentare nella composizione un testo, ovviamente in spagnolo, in poco più di un paio di ore e senza vocabolario ... perché limitarsi alle scuole di lingue se basta avere buona volontà e interesse e saper cogliere le occasioni? 

sabato 11 luglio 2015

Quin Tajimoltic, Carnaval en Chamula

Dopo l’Entierro de la sardina trattato nel post precedente, eccone un altro connesso in qualche modo con il Carnevale, ma di origini ben più antiche e di maggior interesse antropologico. Mi riferisco a quello che oggi viene chiamato Carnaval, ma che ben poco ha a che vedere con il Martedì grasso e il Mercoledì delle ceneri. Ha un cerimoniale molto complesso con festeggiamenti che iniziano il sabato precedente il tradizionale Carnevale e terminano il mercoledì, ma la preparazione impegna la popolazione praticamente tutto l’anno. Durante i 5 giorni di festa non si doveva svolgere alcuna attività lavorativa che non fosse in relazione con le celebrazioni in quanto erano i giorni cosiddetti “vuoti”, quelli che mancavano al calendario Maya (di 360 giorni) per pareggiare l’anno solare. Gli Spagnoli, nel corso della Conquista e conseguente cristianizzazione (quasi sempre forzata) degli Indios, si opponevano a simili riti pagani ma, quando non riuscivano a sradicare delle tradizioni più o meno religiose, le trasformavano a loro uso e consumo e le associavano a eventi, simboli e date caratteristiche della propria religione. In questo modo la festa maya Quin Tajimoltic, seppur trasformata in un carnevale, si è mantenuta quasi intatta per quasi cinque secoli. Purtroppo, a giudicare dalle foto e video trovati in rete, è ormai giunta alla fine della sua originalità e spontaneità. 
Molte informazioni in merito allo svolgimento delle celebrazioni le trovate nell’articolo che scrissi per Il Mattino di Napoli (1 settembre 1984) e che allego (cliccare sulle immagini per scaricarlo e leggerlo). Mi è capitato fra le mani scavando fra i miei vecchi articoli per recuperare quanto riguardante il mio raid canoistico Dunkerque-Arles-Bordeaux (Francia 1986, dalla Manica al Mediterraneo e di lì all'Atlantico) del quale a breve pubblicherò centinaia di foto e numerosi commenti. 
       
L’articolo lo scrissi con cognizione di causa ed esperienza diretta in quanto nel febbraio 1983 ero in Messico e da San Cristobal de las Casas (Chiapas) ogni giorno salivo a San Juan Chamula (una decina di km più a nord, a 2.260m s.l.m.) per il Carnaval. Ero arrivato a San Cristobal a gennaio ed avevo effettuato delle ricerche in merito alla festa (della quale già avevo letto qualcosa) nella biblioteca Na Bolom, presso la residenza dell’antropologa svizzera Gertrude "Trudi" Duby Blom (1901-1993, anche giornalista, ambientalista, documentarista e fotografa). Vedova dell’archeologo danese Frans Blom (1893-1963), all’epoca continuava a recarsi nella selva un paio di volte l’anno sia per continuare le sue ricerche (in particolare per l’etnia dei Lacandones) sia per portare alle poche centinaia di sopravvissuti medicinali e generi di prima necessità. Non ebbi il piacere di incontrala in quanto (pur avendo già oltre 80 anni) era impegnata in una delle suddette spedizioni che duravano abbastanza poiché per lunghi tratti doveva procedere a piedi o a cavallo.
Dopo aver acquisito una gran quantità di notizie molto dettagliate nella ricchissima biblioteca, comprai anche un libretto che trattava esclusivamente al Carnaval Chamula. Variando per l’ennesima volta il mio itinerario (sempre più che flessibile), me ne andai in Guatemala e poi un paio di giorni in Honduras a visitare altri siti archeologici dopo i vari già visti in Messico e nei lunghi trasferimenti in bus, spesso su strade sterrate, mi lessi tutto il libro. Ritornato a San Cristobal a metà febbraio ero più che istruito e quindi pronto a seguire e comprendere ogni avvenimento del Carnaval Chamula.
Molti di questi gruppi etnici vivevano allora abbastanza isolati e nei pueblos non sempre si trovava chi parlasse spagnolo (anche se in America latina preferiscono riferirsi alla lingua madre come castellano). La maggior parte dei Tzotzil, reputati discendenti diretti dei Maya classici, dei quali fanno parte i gruppi Chamula, Zinacantan, Larráinzar e parecchi altri, parlano quasi esclusivamente la loro lingua, hanno le proprie leggi, la propria polizia, la propria scuola ... insomma piccole comunità quasi del tutto autonome (almeno era così 30 anni fa).
Anche stavolta ho messo troppa carne a cuocere e fornito spunti per indagini e ricerche illimitate, ma ciò è ovvia conseguenza del fatto che, nonostante i vari decenni trascorsi, la maggior parte di quello che vidi e appresi in quei mesi è tuttora ben chiaro nella mia mente e non posso evitare di passare un argomento all’altro in quanto spesso strettamente correlati.
Concludo con una considerazione in merito al rispetto che si dovrebbe avere per le culture diverse dalle proprie, sostenendo che nei casi di incompatibilità spetta al “visitatore” di adattarsi senza pretendere che sia l’ospite ad adeguarsi alle sue tradizioni, idioma, religione, abitudini o superstizioni. 
Su tutte le (poche) guide dell’epoca che parlavano del Carnaval de San Juan Chamula veniva ben evidenziato il fatto che gli abitanti, in particolare nel corso della festa, non volevano essere assolutamente fotografati e si avvisava che nei confronti di chi trasgrediva potevano diventare violenti. Qualcuno citava un episodio avvenuto negli anni ’70 nel corso del quale due francesi furono praticamente linciati. Indipendentemente dalla veridicità del fatto (leggenda metropolitana?) questo delle fotografie non autorizzate è un vecchissimo problema e, specialmente avendo a che fare con culture tanto diverse dalle nostre, è sempre bene (corretto, rispettoso e opportuno) chiedere prima di scattare e rispettare i divieti.
Tuttavia, a dimostrazione del fatto che queste popolazioni vogliono solo essere rispettate e non sono assolutamente violente o razziste per partito preso, ecco la mia testimonianza diretta. A quel Carnaval assistevano pochissimi stranieri e anche i messicani non indios erano scarsi. La distinzione era evidente non solo per la carnagione e i tratti somatici, ma anche per i coloratissimi costumi dei locali (ogni pueblo di quell’area ha un suo abbigliamento particolare, anche nella vita quotidiana). Essendo oltretutto ben più alto della media, era per me impossibile non essere notato eppure, rimanendo sempre in seconda linea, ma sempre presente, seguendo con attenzione tutti le processioni, danze e musiche in giro fra i tre barrios del paese, prendendo appunti e scambiando poche parole con qualcuno (che spesso parlava un castellano ancora più essenziale del mio) mi guadagnai la simpatia?, stima? rispetto? dei Chamula.
Infatti il martedì, giorno nel quale tutta la popolazione va alle sorgenti per consumare la carne de toro, fui l’unico non Chamula al quale furono offerti i tradizionali tre pezzi di carne bollita, servita nel proprio brodo in una zucchetta svuotata a mo’ di bicchiere, accompagnati da chicha e aguardiente. Tutti quelli che non ricoprivano un ruolo ufficiale erano disposti in un grande cerchio attorno al prato dove si svolgeva la cerimonia. Ricordo ancora lo sguardo di chi mi porse il cibo che veniva portato persona per persona e nessuno allungava la mano prima (altro che i ben noti assalti al buffet). Dopo aver ignorato i messicani e gli altri pochi stranieri presenti, si fermò ad osservarmi pur non essendo in prima fila, mi fissò per qualche istante e poi mi porse la carne e la chicha
Così si comportano (almeno all'epoca) i civilissimi Chamula, che vogliono semplicemente continuare a mantenere vive le proprie tradizioni, senza interferenze. Purtroppo oggigiorno i turisti (spesso molto poco sensibili) crescono a dismisura, i viaggiatori (quelli veri) diventano sempre più rari e con la globalizzazione che fa il resto tanto, tantissimo, si sta perdendo per sempre.

sabato 8 febbraio 2014

Altri Mondi: il viaggio e i viaggiatori … aforismi

Quando il virus dei viaggi infetta, non c’è antidoto, e io so che sarò felicemente infetto fino alla fine dei miei giorni (M. Palin)
Come tutti i grandi viaggiatori, ho visto più di quanto ricordo, e ricordo più di quanto ho visto (B. Disraeli)
Viaggiare migliora il saggio e peggiora lo stupido (T. Fueller)
Il mondo è un libro e quelli che non viaggiano ne leggono una sola pagina (Sant’Agostino)
Tutti i viaggi hanno una destinazione segreta della quale il viaggiatore è ignaro (M. Buber)
Viaggia solo con i tuoi pari o quelli migliori di te; se non ce ne sono, viaggia da solo (Dhammapada)
Chi va da solo può partire oggi, chi viaggia in compagnia deve aspettare che l’altro sia pronto (H. D. Thoreau)
Un viaggiatore senza spirito di osservazione è un uccello senza ali (M. E. Saadi)
I viaggiatori non pensano mai di essere stranieri (M. Cooley)
Un buon viaggiatore non ha piani fissi e non ha fretta di arrivare (Lao Tzu)
Non mi dire quanto hai studiato, dimmi quanto hai viaggiato (Maometto)