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giovedì 21 aprile 2016

Anche questa è globalizzazione?

Island disaster era il titolo che campeggiava su un grande pannello esposto nella sezione ornitologica del National Zoo di Washington.
Si riferisce ai profondi cambiamenti intervenuti nel corso degli ultimi 60 anni nell’isola di Guam, nel Pacifico. Negli anni ’50 il Boiga irregularis (un serpente arboricolo) giunse sull’isola per caso, molto probabilmente con un carico via nave o aereo dall’Australia o dalla Nuova Guinea. Trovò un ambiente perfetto per le sue caratteristiche con abbondanti e facili prede e praticamente nessun predatore. 
Dopo mezzo secolo di permanenza su Guam questi serpenti hanno causato l’estinzione  di 9 delle 18 specie di uccelli presenti al momento del loro arrivo, e delle altre 6 sono già classificate rare e 3 poco comuni. 

A parte un minuscolo serpente delle dimensioni di un verme sull’isola non ce n’erano altri. Pare che  i Boiga si siano “trovati molto bene” ed è stato constatato che ora arrivano quasi a 3 metri di lunghezza contro la media di meno di 2 metri degli altri.
Guam è un importante hub aereo e si paventa il rischio che i serpenti possano viaggiare di nuovo e, nonostante i controlli e barriere elettrificate, alcuni “sono già riusciti a partire” ma sono stati bloccati ad Honolulu (Hawaii).

Questa è la storia in breve così come riportata sul pannello dello Smithsonian, ma c’erano anche parti interessanti (che qualche “scienziato” dovrebbe valutare) relative ai possibili metodi di contrasto.
Alla domanda “Si potrebbe introdurre un predatore?” la risposta è un chiaro “NO” e si riporta l’esempio delle manguste che per simile scopo furono portate nei Caraibi con il risultato che hanno ucciso molti più uccelli che serpenti e topi.
Viene anche scartata l’ipotesi delle trappole (con le quali effettivamente si potrebbero catturare i serpenti) in quanto l’isola è troppo grande per eseguire un intervento a tappeto e a causa dei tempi lunghi si migliorerebbero soltanto le condizioni di quelli che sopravvivono, avendo minore concorrenza.
Pare si stia ipotizzando una “guerra biologica” e si sta cercando un virus o altro agente infettivo ma ci vorrà tempo prima che si possa essere certi che non risulti poi dannoso per altre specie (inclusi gli umani). Alcuni studi stanno esplorando la possibilità di intervenire sulla riproduzione ma devono ancora capire come, dove e quando si accoppiano e riproducono, o attirarli con feromoni o altre soluzioni ma nessuna sembra essere attuabile in tempi brevi.
Ovviamente, tutto ciò non è colpa dei serpenti che sono stati trasportati a Guam dove semplicemente hanno continuato a vivere come avevano sempre fatto in precedenza. Dalle mie esperienze di viaggiatore posso dire che soprattutto per le isole, che in quanto tali hanno  spesso flora e fauna particolare, il problema è molto sentito e negli aeroporti ci sono severi controlli. Ricordo che in Nuova Zelanda, dove arrivano molti escursionisti da tutto il mondo, venivano controllate anche e soprattutto le suole delle scarpe o scarponi da trekking che avrebbero potuto “importare” semi o batteri intrappolati in un po’ di fango secco.
  
Ho trovato anche interessante questo articolo apparso ieri su Repubblica in merito all’invasione delle specie “aliene”, fra le quali ci sono anche gli scoiattoli grigi americani che mettono a rischio la sopravvivenza di quelli rossi europei. In passato sono state disastrose le importazioni di capre e di conigli in Nuova Zelanda, per non parlare delle invasioni umane come quella degli europei in centroamerica dove hanno causato più morti con malattie come vaiolo e morbillo che con armi vere e proprie.

Nel mio piccolo, anche io avevo accennato alle possibili conseguenze dell'importazione di specie alloctone (sia piante che animali) nel recente post Animali e umani: dilemmi e controsensi.

lunedì 25 gennaio 2016

Fatti pecora e il lupo ti mangia

Animali che mangiano altri animali, sono tanti dai più grandi a quelli a mala pena visibili. La maggior parte delle persone “fanno il tifo” per le prede dimenticando che i predatori qualcosa devono pur mangiar e che a loro volta sono prede di qualcun altro. 
Pochi giorni fa su Repubblica - Ambiente è stata pubblicata questa foto con titolo "Yellowstone, la tragica fine del topo: questa foto racconta una storia". 
Tutti i benpensanti rincitrulliti dal buonismo irrazionale si dispiaceranno per il topolino, ma la povera aquila (o altro rapace) come dovrebbe sopravvivere? Perché non titolare "Yellowstone, anche oggi l'aquila è riuscita a mangiare qualcosa"?
In rete ci sono tanti i video (e altri passano in TV) di leoni o ghepardi che cacciano gazzelle o altri mammiferi e, indipendentemente da come vada a finire, quasi tutti si dispiacciono per la preda. 
Quando vediamo una lucertola con in bocca una farfalla i più si dispiacciono per la farfalla, ma anche i tanti che provano addirittura ribrezzo per tutti i rettili sono poi grati ai gechi che mangiano ragni e zanzare e perfino ai pipistrelli altri poveri animali storicamente molto mal visti e sui quali si sono costruite leggende inverosimili.

Sembra che la maggior parte degli animalisti (falsi) parteggino sempre ed unicamente per il soccombente dimenticando (o non conoscendo assolutamente) l'esistenza della catena alimentare. In natura ci sono un sacco di predatori che possono sopravvivere solo mangiando altri animali. Perché parteggiare per gli uni a discapito degli altri? Giusto per fare qualche esempio, leoni, tigri, tonni, libellule e altri insetti carnivori non possono diventare vegetariani da un giorno all'altro! Questa è un'idea accettata solo da ambientalisti dementi! 
Il buonismo insensato si basa spesso solo sulla (presunta) simpatia dell'animale. 
Si tollera la foca che mangia una gran quantità di pesci, ma meno l'orca o l'orso che mangia una foca, quanti sanno che il protettissimo e quasi idolatrato delfino mangia vari chili di pesce e/o molluschi al giorno? Qualcuno si dispiace per le centinaia di sardine, alici, moscardini e seppioline che scompaiono fra le loro fauci?
Molti dimenticano che è nell'ordine naturale delle cose (ripreso anche nel detto “pesce grande mangia pesce piccolo” ... proverbi saggezza dei popoli, ma pochi li tengono nella giusta considerazione) e così si sono evolute e perfezionate le specie che dipendono ovviamente dai "sopravvissuti" per riprodursi. 
Questo concetto è mirabilmente riassunto nel famoso proverbio africano:
"Ogni mattina, in Africa, una gazzella si sveglia, sa che deve correre più in fretta del leone o verrà uccisa. Ogni mattina, in Africa, un leone si sveglia, sa che deve correre più in fretta della gazzella, o morirà di fame. Quando il sole sorge, non importa se sei un leone o una gazzella: L'importante è che cominci a correre...".
Le gazzelle lente o poco agili non vivono a lungo, parimenti ai leoni che non sono in grado di cacciare e quindi di procurarsi cibo.
Vi invito a leggere questo lungo post della naturalista Eletta Revelli, interessantissimo seppur limitato alle specie acquatiche, che sfata molte credenze comuni prive di qualsiasi base scientifica.
Vita vissuta (foto dreamstime.com)
Una trentina di anni fa, del tutto involontariamente, interferii nella caccia di un biacco (serpente) ad una rana e il fatto mi dispiacque in quanto penso che il più rapido fra i due avesse diritto alla sopravvivenza e non il più "simpatico" (molti avrebbero tifato par la rana).
Nell'occasione il rettile, sorpreso dalla mia presenza, si fermò per un attimo mentre l'anfibio continuò a saltellare allontanandosi rapidamente dal greto del torrente. 
Come sarebbe andata a finire? Nessuno lo saprà mai, anche se probabilmente la rana sopravvisse a quella e a qualche altra caccia e il biacco sarà riuscito a mangiarne qualcun'altra ... o forse proprio la stessa? 
Sono dell'opinione che, come "fra moglie e marito", non dovremmo parteggiare per gli uni o per gli altri e lasciare che altri esseri viventi se la sbrighino da soli, come hanno fatto per millenni.