Visualizzazione post con etichetta splatter. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta splatter. Mostra tutti i post

giovedì 7 novembre 2019

67° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (331-335)

ANTICIPAZIONE: fra pochi giorni comincia l'HIFF (Hawaiian International Film Festival) e sabato potrò guardare in sala The Irishman (2019, di Martin Scorsese). Seguiranno altre interessanti primizie!

Gruppo molto “mal assortito”, con un recente gran successo coreano sulla bocca di tutti (Parasite, da oggi in Italia), un giapponese deludente e tre cult cileni. Questi ultimi in quanto ho “riesumato” un link a una pagina di pellicole cult della cinematografia cilena, per lo più prodotte negli anni immediatamente precedenti o successivi alla dittatura di Pinochet (1973-1989). La breve lista comprende film restaurati ed in HD fino a 1080p, disponibili per lo streaming gratuito. Dal catalogo online della Cineteca Nacional è possibile accedere a oltre 350 video che comprendono documentari, news e film fra i quali ce sono tanti di Miguel Littín, Aldo Francia e altri registi conosciuti anche al di fuori del sud America, tutti visionabili gratuitamente online. 

   

333  Parasite (Joon-ho Bong, Kor, 2019) tit. or. "Gisaengchung"  * con Kang-ho Song, Yeo-jeong Jo, So-dam Park * IMDb  8,5  RT  99% * Palma d’Oro a Cannes, all’unanimità
Commedia drammatica / thriller, di difficile collocazione precisa in quanto non mancano scene violente al limite dello splatter e critica sociale. Certamente ben realizzato, con una buona caratterizzazione della decina di personaggi principali (da questo punto di vista può essere quasi considerato un film corale), interessante utilizzo di tre ambienti abitativi estremamente diversi per le tre famiglie che si confronteranno nei modi più impensati. Anche fotografia e scelta dei tempi (che creano una certa suspense) sono più che apprezzabili. Non dico di più per non rischiare spoiler.
Per alcuni versi la famiglia che vive di espedienti mi ha riportato alla mente il giapponese Shoplifters, candidato all’Oscar come miglior film straniero nell’edizione di quest’anno, che non mi colpì più di tanto, ma Parasite è senz’altro di altro livello e al momento viene dato come favorito nella corsa agli Academy Awards 2020.
Fatto singolare: similmente a tanti altri film dell'Estremo Oriente, anche in questo, benché moderno, si ascolta un successo italiano degli anni '60: In ginocchio da te, nella versione originale di Gianni Morandi.
Da non perdere, anche se penso che al momento è nettamente sopravvalutato (oggi si trova al 50° posto nella classifica IMDb dei migliori film di sempre, il che mi sembra abbastanza ridicolo).


335  Valparaíso Mi Amor (Aldo Francia, Cile, 1969) * con Hugo Cárcamo, Sara Astica, Rigoberto Rojo * IMDb  6,9
Primo dei due soli lungometraggi di Aldo Francia, cinefilo appassionato dopo aver visto Ladri di biciclette, pediatra impegnato nel sociale, cineasta appassionato, regista dal 1957 irando corti autoprodotti in Italia, Francia, Brasile, Yugoslavia, Svizzera e Germania con una Paillard 8mm; creatore del Festival de Cine de Viña del Mar (Cile) nel 1963, pilastro del cosiddetto Nuevo Cine Chileno girò l’altro suo film Ya no basta con rezar nel 1973.
Il suo stile è indiscutibilmente neorealista ed in questo caso si occupa di 4 giovanissimi (fra i 5 e 14 anni) rimasti improvvisamente quasi soli dopo l’arresto del padre che rubava per dar loro da mangiare. Crescere in tali condizioni non è certo facile e Francia dopo l’inizio che va fino alla condanna del padre a 5 anni di reclusione, segue un po’ il gruppo dei fratelli e la sorella nel complesso e al contempo estrapola una storia per ciascuno di loro.
Filmato in bianco e nero, con tanta camera a mano, sostenuto da appropriata colonna sonora risulta essere un ottimo di cinema verité. 
Imprescindibile per chi si interessa di cinema latino.

      

334  El ídolo (Pierre Chenal, Cile, 1952) * con Alberto Closas, Elisa Galvé, Florence Marly * IMDb  6,6
Più che interessante noir diretto in Cile dal francese Chenal, ambientato in quella società straricca che si vedeva spesso in un certo genere di film latinoamericani, in particolare gli ottimi messicani. Grandi case, feste, signore ingioiellate, macchinoni americani, abiti di lusso, feste fanno da sfondo a questa storia abbastanza originale e intricata, con ritorno come protagonisti di personaggi che si pensava essere solo lì per caso nelle prime scene del film.
Le strade di un famoso attore (l’idolo), la moglie e la giovane sorella di questa, due chirurghi soci ma moralmente molto diversi fra loro, un piccolo delinquente ed un equivoco e avido detective privato si incroceranno più volte in un susseguirsi di colpi di scena, fino alla conclusione (sinceramente un po’ sottotono). In un certo senso appare essere un po’ “ottimista” presentando troppi buoni ed un solo cattivo, ma resta un buon noir d’epoca.
Piacevole e avvincente visione.

332  La Frontera (Ricardo Larraín, Cile, 1991) * con Patricio Contreras, Gloria Laso, Alonso Venegas * IMDb  7,4 
Film del dopo Pinochet, narra di un professore di matematica mandato al confino in un paesino costiero sperduto dove avrà a che fare con un “Delegato” inetto, con il suo giovane segretario con un po’ di buonsenso, uno spagnolo scappato dalla guerra civile e sua figlia, un prete inglese, una curandera e un singolare palombaro. Fra le tante situazioni drammatiche si nota spesso una nota sarcastica quasi surreale, ma queste sono i personaggi che spesso si incontrano in tali piccole comunità isolate e che sono state tante volte rappresentate nei romanzi dei migliori autori latinoamericani.
Per la cronaca, il regista non ha niente a che vedere con più noto Pablo Larraín (El ClubJackie, …).
Interessante, merita la visione, ma penso che si trovi solo in lingua originale.

331  Alone on the Pacific (Kon Ichikawa, Jap, 1963) * con Yûjirô Ishihara, Masayuki Mori, Kinuyo Tanaka * IMDb  7,0 
La storia (vera) di questo attraversamento del Pacifico in solitaria, con una piccola imbarcazione a vela dotata lunga poco meno di 6 metri, fornita di minima tecnologia, mi aveva incuriosito e pensavo che Ichikawa (regista dell’eccellente L’arpa birmana, 1956) avesse svolto un lavoro degno della sua fama. Purtroppo sono rimasto deluso. L’alternanza flashback dei preparativi / effettiva traversata non funziona troppo bene e la descrizione della navigazione si limita a tante scene dei limitatissimi spazi interni (spesso poco plausibili) ad alcuni esterni assolati e a barca quasi ferma per bonaccia.
L’unica giustificazione che posso considerare per questo film sostanzialmente inutile, è quella di celebrare il 23enne e abbastanza inesperto Ken-Ichi Horie che pochi mesi prima (12 maggio – 11 agosto 1962) aveva veleggiato dal Giappone a San Francisco.

Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire dal 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate su questo blog. 

venerdì 1 novembre 2019

65° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (321-325)

In questo gruppo domina un “film dell’anno” americano (l’ultimo di Tarantino) che si distingue nettamente dagli altri, 4 film giapponesi (o tre, a seconda di come si voglia considerare quello di Mizoguchi) di genere completamente diverso fra loro, anche se uno li comprende quasi tutti ...
   

325  Once Upon a Time in Hollywood (Quentin Tarantino, USA, 2019) * con Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie * IMDb  8,0  RT  85% 
E per questo film si dovrebbe aprire un discorso pressoché senza fine, dati i suoi tanti livelli di lettura, tanti ottimi, alcuni un po’ eccessivi. Cercherò di essere stringato per quanto possibile.
Senz’altro è diverso dai film precedenti di Tarantino, non solo come contenuti ma come struttura in quanto è più vicino a un collage che a una storia con una certa linearità … ma non è che critichi la scelta. Ciò che ho trovato un po’ sovrabbondante è la quantità di citazioni e non per immagini (come spesso accade) ma con tanti nomi di attori, registi, cantanti che ovviamente non possono essere tutti conosciuti, specialmente alle nuove generazioni. Oltretutto, molti si riferiscono a serie TV americane di oltre mezzo secolo fa e i B-movie la fanno da padrone. Per esempio, la parte “italiana” del film si riduce ad una serie di titoli e di nomi, appare qualche poster e nulla più.
Detto di ciò che non ho apprezzato, tutto il resto è di livello più che buono come era lecito aspettarsi da Quentin Tarantino, secondo me un genio innovativo seppur legato alla classicità della cinematografia. Leonardo DiCaprio e Brad Pitt offrono ottime performance e sembrano trovarsi assolutamente a proprio agio in coppia. Ho letto che in effetti anche loro hanno gradito e che sperano di lavorare di nuovo insieme, qualcuno ha aggiunto potrebbero essere una nuova coppia in stile Paul NewmanRobert Redford.
I volti noti sono tanti e non solo quelli della solita gang di Tarantino, quasi tutti comunque ridotti ad apparire in poche scene, ma in modo significativo. Per esempio Kurt Russel e Zoë Bell sono qui partner e non più avversari mortali come in Death Proof (2007, Tarantino), ma torniamo al cappello … bisogna saperlo. Al posto di Bruce Dern ci sarebbe stato Burt Reynolds (se non fosse morto prima dell’inizio delle riprese) e avremmo visto anche Tim Roth (se non avessero eliminato la sua parte). I dialoghi sono spesso taglienti e la sceneggiatura per lo più snella e divertente, ma il film prende il volo solo nell’ultima parte quando, dopo tanta reverente venerazione per gli anni ’60 (non solo film e tv, ma anche abbigliamento, auto e musica) esplode il Tarantino che conosciamo, in un crescendo di sorprese e colpi di scena (specialmente per chi conosce gli eventi legati al caso Tate/Manson), suspense e violenza esagerata di puro genere splatter.
Quindi giudizio più che positivo, pur essendo limitato da ciò che per la maggior parte degli spettatori è quasi ermetismo, vale a dire tante citazioni sicuramente significative, divertenti e sarcastiche che si è certi che Tarantino abbia accuratamente scelto e inserito al momento giusto (in questo campo non lascia niente al caso), ma che non tutti possono cogliere.
Potrei aggiungere qualche altro commento, ma sarebbero degli spoiler.
Da non perdere.

323-4  The 47 Ronin - I e II (Kenji Mizoguchi, Jap, 1941-1942) tit. or. “Genroku Chûshingura” * con Tetsurô Tanba, Gô Katô, Kensaku Morita * IMDb  7,4  RT  82p% 
Anche se in seguito furono proposti come unico lungo film, si tratta di due film girati separatamente, usciti a vari mesi di distanza ed è risaputo che Mizoguchi provvide ad alcuni adattamenti, tenendo conto di alcune critiche ricevute in merito al primo. Si tratta di una storia di onore e lealtà di samurai (divenuti ronin per non avere più padrone), adattamento di lavori teatrali di Mayama Seika basati su eventi reali.
I fatti si svolgono nei primi anni del 1700 ma, considerato il particolare periodo all’inizio della II Guerra Mondiale, il film fu commissionato con finalità di propaganda morale. Appena una settimana dopo la premiere della prima parte ci fu l’attacco giapponese alla base americana di Pearl Harbour.
Film senz’altro ben realizzato ma, in puro stile di Mizoguchi, molto lento, in particolare nella prima parte. Al contrario di quanto molti possano pensare, non c’è alcun combattimento e solo una spada viene sfoderata nelle circa quattro ore totali. Tutto si sviluppa a livello di discussioni in merito a onore, giustizia, vendetta, politica … e harakiri. Suggestivi gli interni dei palazzi, i costumi e i tipici cerimoniali giapponesi.
Imperdibile per chi non abbia idiosincrasia per questo genere di film … tutti gli altri lo troveranno noioso.

   

321  Rage  (Sang-il Lee, Jap, 2016) tit. or. “Ikari” * con Ken Watanabe, Mirai Moriyama, Aoi Miyazaki * IMDb 7,1  RT  90%p 
Film dalla costruzione molto interessante, per la cui corretta interpretazione bisogna procedere abbastanza avanti nella visione. Il preambolo propone un omicidio multiplo e poi subito si passa ad un montaggio intrecciato di varie storie con giovani personaggi singolari e diversi fra loro (ma in un certo senso simili). Quale sia il legame fra loro non è chiaro, né si percepisce immediatamente se siano contemporanee o si tratti di flashback, né se, come e quando confluiranno in una storia unica. 
Sotto questo punto di vista, il film risulta avvincente e mantiene sempre viva l’attenzione dello spettatore, anche perché molti personaggi danno l’idea di mentire ma non è sempre così. Pur non essendo un poliziesco vero e proprio (c’è molto spazio per amore e passione), non mancano momenti di tensione e suspense.
Merita una visione.

322  The Happiness of the Katakuris (Takashi Miike, Jap, 2001) tit. or. “Katakuri-ke no kôfuku” * con Kenji Sawada, Keiko Matsuzaka, Shinji Takeda * IMDb  7,1  RT  66% 
L’impareggiabile Jeannie, factotum del Movie Museum che di solito raccomanda i film, stavolta mi aveva avvertito: “Questo film è molto strano” … ed aveva ragione! Assolutamente indefinibile, parrebbe una revisione di vari generi, fra parodia e surrealismo, personaggi caricaturali che più volte interagiscono con figure di plastilina animate (claymation), qualche pezzo in stile musical! Ovviamente, questa sua incredibile miscela ha ricevuto plausi da alcuni (forse maggiori conoscitori dei sottogeneri giapponesi) ma anche tantissime stroncature da parte di altri.
Personalmente, ho apprezzato solo poche trovate che comunque non giustificano valutazioni complessive positive ma, ripeto, potrebbe esserci tanto altro che i non giapponesi non possono apprezzare. 
Non lo consiglio, anzi suggerisco di evitarlo.

Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire dal 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate su questo blog. 

domenica 20 ottobre 2019

61° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (301-305)

Cinquina particolare composta da film già visti 7 anni fa e ri-guardati con piacere, scindibile in due blocchi più o meno omogenei, ma con film talmente diversi da non permettermi di stilare una classifica … ognuno eccelle nel suo campo. Due commedie/parodie americane di genere, al limite del demenziale ma ben realizzate, si oppongono tre film cinesi di grande impatto visivo.
Ho deciso quindi di proporre le micro-recensioni in ordine di visione, cominciando con le commedie (dello stesso anno) e poi i cinesi in ordine cronologico.

   

301  Machete (Robert Rodriguez, USA, 2010) * con Danny Trejo, Robert De Niro, Jessica Alba, Michelle Rodriguez, Steven Seagal, Don Johnson, Jeff Fahey, Cheech Marin  * IMDb  6,6  RT  73% 
Se qualcuno ha pensato di poterlo prenderlo sul serio ha senz’altro sbagliato e, logicamente, lo ha stroncato. Quelli che, al contrario, hanno saputo cogliere tutte le volute esagerazioni, le inversioni di ruoli, le assurdità, le caricature, gli stereotipi e via discorrendo si sarà certamente divertito e lo avrà di conseguenza apprezzato. Scorrendo velocemente le recensioni ho addirittura letto una recensione che lo definisce “razzista” nei confronti degli americani perché tutti quelli cha appaiono nel film sono assassini, suprematisti, trafficanti, criminali che sfruttano gli immigrati, se non li uccidono prima.
In quanto alle inversioni di ruolo a cui accennavo, Robert De Niro è un politico vittima di un attentato mentre fa propaganda elettorale (al contrario di Taxi Driver), quelli che abitualmente vestono i panni di paladini della giustizia (Steven Seagall, Don Johnson, …) appaiono come criminali senza scrupoli, della peggiore razza, le donne (tutte giovani e appariscenti) sono presentate sempre in abiti succinti se non addirittura nude come un vero exploitation movie, le scene di azione sono fra lo splatter e il trash. Le battute brevi e di effetto non si contano e varie di esse diventarono subito cult.  
Come spesso accade per questo generi di prodotti, il finale non riesce a restare allo stesso livello della prima ora, nella quale succede di tutto e di più.
Tuttavia, prendendolo complessivamente per quello che è, ci si diverte, specialmente se si ha una certa conoscenza dei vari generi che palesemente prende in giro.

302  Tucker and Dale vs. Evil (Eli Craig, USA, 2010) * con Tyler Labine, Alan Tudyk, Katrina Bowden * IMDb  7,5  RT  85% 
Al contrario di Machete, questo film è più incentrato sul genere horror ma, similmente, rovescia i ruoli. Fin dall’inizio appare chiaro che i due hillbilly sono tanto buoni e innocui quanto abbastanza incapaci, specialmente nelle relazioni sociali. Questa loro attitudine stravagante viene continuamente mal interpretata da un gruppo di studenti di college in vacanza e sarà causa di una serie incredibile di incomprensioni, conclusioni affrettate ed equivoci che, a loro volta, porteranno a incidenti e morti di ogni genere, quasi tutte tendenti al gore e allo splatter. Una volta capito l’andazzo, è facile prevedere chi sarà il prossimo a soccombere anche se non sempre si sa esattamente come.
Certamente è più ingegnoso e compatto di Machete, più adatto al vasto pubblico, particolarmente apprezzato dagli amanti del genere terror … i riferimenti a noti film sono chiari, a cominciare da The Texas Chain Saw Massacre (1974, tit. it. Non aprite quella porta).
Anche questo molto particolare, ha i suoi meriti e chi è di ampie vedute (cinematografiche) non se lo dovrebbe perdere. Lo confermano i rating, con un più che meritato 85% di recensioni positive su RT (su 110) e con la prima che recita: Here's something you don't see every day: a genial, politically correct splatter comedy.


   


303  House of Flying Daggers (Zhang Yimou, Cina, 2004) tit. it. "La foresta dei pugnali volanti" * con Ziyi Zhang, Takeshi Kaneshiro, Andy Lau * IMDb  7,5  RT  95%  * Nomination Oscar per la fotografia
Film di grande bellezza visiva, per l'ambientazione complessiva, per i costumi, per gli interni, per le coreografie (di battaglia e di danza tradizionale), per i colori e per gli scenari. Non meraviglia affatto l'inserimento nella cinquina dei candidati all'Oscar per la fotografia e non so se è stata giusta l'attribuzione della statuetta 2005 a The Aviator (2004, Martin Scorsese). La trama è estremamente complessa e stracolma di sorprese e colpi di scena, fra tradimenti, doppiogiochisti, passioni e vendette. I duelli diventano spesso dei veri e propri balletti, gli scontri nelle foreste, in particolare quello fra i bambù spettacolari coreografie. 
Il gusto di Zhang Yimou per le scene nella natura e per i suoi colori è ben noto, ma in questo film raggiunge forse i suoi livelli più alti. Ottima anche a recitazione del trioo di protagonisti.
Da non perdere.

304  Red Cliff  (I) (John Woo, Cina, 2008) tit. it. "La battaglia dei tre regni" * con Tony Leung, Chiu Wai, Takeshi Kaneshiro, Fengyi Zhang * IMDb  7,4  RT  91% 
305  Red Cliff  (II) (John Woo, Cina, 2009) * con Tony Leung, Chiu Wai, Takeshi Kaneshiro, Fengyi Zhang * IMDb  7,6  RT  91% 
Molti loo conoscono come un solo film essendo stato proposto nelle sale europee in una versione ridotta di 2h28'. In effetti, però, in Asia le due parti (rispettivamente di 2h22' e 2h26') sono uscite in due anni successivie hanno avuto circolazione indipendente. Io mi sono preoccupato di comprare le versioni originali che in totale hanno quindi ben 2 ore e 20 minuti in più di ciò che si è visto in Italia, di conseguenza è chiaro che questo kolossal cinese è stato martoriato e tagliuzzato senza pietà (e chissà con quale criterio) e qualcosa di quanto vado a scrivere potrà essere una novità anche per chi ha visto il film in sala.
Il film è nel complesso affascinante, con un'ottima fotografia, scenografie e costumi non sono da meno, le scene di massa sono molto ben realizzate e la parte navale di grande interesse. Gli attori sono fra i migliori dell'epoca e offrono prove impeccabili e, non da ultimo, la sceneggiatura è eccellente alternando analisi dei protagonisti e discorsi politici a strategie militari e scene d'azione. Volendo trovare una pecca, forse sono proprio queste ultime ad essere talvolta un po' lunghe, ma comunque le battaglie occupano una minima parte del film.
Non ho visto la versione ridotta, ma mi sento di consigliare senza alcun dubbio la visione delle due parti separate. Come appena detto, al massimo si sarebbe potuta tagliare qualche decina di minuti di scontri sul campo di battaglia, ma le altre 4 ore e passa sono assolutamente necessarie e mai ripetitive o noiose. 
Di quanto è stata ridotta la spettacolare battaglia con la formazione a scudo di testuggine? Spero che, almeno, non abbiano tagliato niente della scena con tre soggetti (di parti avverse) pronti ad essere sgozzati ... chi agirà per primo e come? (in parte ricorda il "triello", the three-way shootoutdi Il Buono, il Brutto e il Cattivo, 1966).

Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire dal 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate su questo blog. 

martedì 28 maggio 2019

40° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (196-200)

Cinquina con tanti morti e con tanta violenza ... ma di quelle che fanno sorridere, praticamente quasi delle commedie splatter (anche se il sangue non è eccessivo). Dopo i due Kitano sequel di Outrage (2010, commentato qualche settimana fa) e la coppia di film firmati da Rodriguez e Tarantino che compongono Grindhouse, ho completato con un film molto particolare di Bergman, fra l’horror e il surreale, genere che pare non gli si addica troppo, si salva solo per le splendide riprese curate dal suo fido direttore della fotografia Sven Nykvist.

   

198  Death Proof (Grindhouse) (Quentin Tarantino, USA, 2007) * con Kurt Russell, Rose McGowan, Rosario Dawson  * IMDb 7,0  RT 83%
Questo è il mio preferito del gruppo, certamente meno serio di Vargtimmen, ma secondo me più creativo, originale, caricaturale sia nei personaggi che nelle situazioni e dialoghi. Apparentemente senza pretese, conta su una delle migliori interpretazioni di Kurt Russel che, oggettivamente, grandissimo attore non è. La sceneggiatura, più che buona, è sostanzialmente divisa in due parti ben distinte, il legame è costituito dal protagonista Stuntman Mike (Russel) e dalla sua macchina assassina Death Proof. Da devoto fanatico cinefilo, Tarantino inserisce nei dialoghi e nella trama tante citazioni, particolarmente importante è quella di Vanishing Point (1971, Richard C. Sarafian, tit. it. Punto zero, con Barry Newman), un vero cult per gli amanti dei road movie, niente a che vedere con lo scadente omonimo del 1997, nel quale il protagonista Kowalsky è interpretato dal pur bravo Viggo Mortensen
Un film da godersi in versione originale, si perde troppo con i sottotitoli e ancor di più nel doppiaggio. Senz'altro un buon lavoro di Quentin Tarantino, autore unico della sceneggiatura e anche interprete nei panni di Warren
Nonostante sia un titolo spesso trascurato e sottovalutato, se minimamente gradite lo stile del regista, non vi perdete questo film.

200  L'ora del lupo (Ingmar Bergman, Sve, 1968) tit. or. “Vargtimmen”  * con Max von Sydow, Liv Ullmann, Gertrud Fridh * IMDb 7,7  RT 89%
Come anticipato nel cappello, si vede che l'horror non è il campo di Bergman e tantomeno il surreale ... non è certo Buñuel! Tuttavia, grazie alla sua coppia di interpreti preferiti di quel periodo (Max von Sydow e Liv Ullmann, sempre ottimi) il film regge in modo più che decente, ma è senza dubbio uno dei lavori meno significativi del regista svedese. Interessante, ma non memorabile, il modo in cui Bergman inserisce nella trama le parti oniriche-surreali da lui stesso ideate (è sceneggiatore unico).
Film da guardare per la buona realizzazione, soprattutto la fotografia in bianco e nero, ma senza aspettarsi molto. 

      


196  Beyond Outrage (Takeshi Kitano, Jap, 2012) tit. or. “Autoreiji: Biyondo”  * con Takeshi Kitano, Toshiyuki Nishida, Tomokazu Miura  * IMDb 6,8  RT 47%
197  Outrage Coda (Takeshi Kitano, Jap, 2017) * con Takeshi Kitano, Toshiyuki Nishida, Tatsuo Nadaka  * IMDb 6,0  RT 60%
Secondo e terzo capitolo della serie Outrage, che vede protagonista lo stesso Kitano (aka Beat Takeshi) nei panni di Otomo, un killer yakuza. Specialmente nell’ultimo lo si vede molto appesantito (ma giustificatamente, avendo 70 anni), abbastanza fuori ruolo, ma tiene comunque bene la scena con il suo fare imperturbabile e la faccia pressoché inespressiva e immobile se non fosse per il suo caratteristico tic. Morti a non finire, alcune esecuzioni sono veramente creative, sorprendono sempre le scene assolutamente vuote ... strade senza traffico, locali vuoti, i giapponesi sembrano essere tutti a casa. In entrambe i film si procede a furia di riunioni, assassinii, tradimenti, esecuzioni, accordi, altre uccisioni, ... non c’è un momento di pausa.
Bisogna essere fan di Kitano per goderseli, ma penso che anche i suoi sostenitori debba ammettere che questi due Outrage non sono certo paragonabili alla maggior parte dei film precedenti del “Tarantino giapponese”.

199  Planet Terror (Grindhouse) (Robert Rodriguez, USA, 2007) * con Rose McGowan, Freddy Rodríguez, Josh Brolin * IMDb 7,1  RT 77%
Robert Rodriguez  è regista estremamente “irregolare”, procede ad alti e bassi. Si fece conoscere con il suo lavoro di esordio El Mariachi (estremamente low cost ... 7.000 dollari!), una genialità per quel budget. Dopo vari film da dimenticare tornò alla ribalta per la sua collaborazione all’ottimo Sin City, per poi passare al divertente e per alcuni versi geniale Machete (solo l’originale, pessimi i sequel) ,con il suo cast eterogeneo di attori famosi che interpretano personaggi opposti a quelli per i quali molti li ricordano.
Questo Planet Terror che fu pensato per essere la metà del double bill Grindhouse , secondo me si aggiunge a quelli da dimenticare, anche perché va in coppia con il buon film di Tarantino del quale ho appena scritto, un perfetto B-movie. Anche io che certo non sono esperto né amante degli horror posso notare che è realizzato veramente male, niente a che vedere con le tante buone parodie del genere prodotte negli ultimi 50 anni.
Non consigliato.  

Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire dal 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate su questo blog.