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martedì 26 aprile 2016

La "sobrasada” menorquina

Prodotto tipico delle Baleari in genere, DOP con il nome di Sobrasada de Mallorca, è un insaccato "morbido" che non si affetta ma si spalma o si usa per dar sapore ad altri piatti. Nonostante il nome faccia pensare alla soppressata, (DOP quella calabrese - foto a sx - con piccole varianti popolare anche in Campania, Sicilia, Lucania) è già chiaro a molti di coloro che sono interessati ai prodotti alimentari tradizionali, che somigli molto di più alla nduja calabrese (in basso a destra) spesso commercializzata con l'orrendo pseudonimo "salame spalmabile".
   
A sostegno di questo indubbio legame c'è è la quasi unanimemente riconosciuta origine italiana ed in particolare la paternità del prodotto viene attribuita ai siciliani che fecero conoscere il prodotto prima a Valencia e poi nelle Baleari oltre due millenni fa. All’epoca quasi tutto viaggiava via mare e gli scambi commerciali fra le isole e insediamenti costieri di tutto il Mediterraneo erano comuni nonché frequentissimi.
   
sobras(s)ada menorquina, a destra su rebanada e con aggiunta di miele
La sobrasada menorquina (di Menorca) differisce solo leggermente dalla mallorquina per essere di pasta più fina e meno piccante. Il caratteristico colore rosso viene fornito dal peperone (pimentón dulce = paprika) che ovviamente, essendo originario del centroamerica, fu aggiunto solo in secoli più recenti. Non esiste una forma classica dell’insaccato ma tante in quanto tradizionalmente come "contenitori" vengono utilizzate quasi tutte le parti delle interiora e da esse dipende l'aspetto della sobrasada.

Si va dalla sottile longaniza (nell’intestino tenue, il più sottile) fino alla bufeta (nella vescica, nella quale da noi si conservava una volta la nsogna - sugna, strutto) e alla bisbe (catalano per obispo = vescovo, la più grande, contenuta nello stomaco) passando per varie altre forme e dimensioni e utilizzando diverse parti dell'intestino.

Per fortuna sembra che qui le spesso insensate regole europee non abbiano condizionato la produzione delle Sobrasadas (Sobrassadas in catalano, con due “s”) e pertanto è più che mai uno dei prodotti tipici più “ esportati” dai turisti, insieme con il formaggio Mahon  (anch’esso DOP, nelle sue varie stagionature: tierno, semi-curado, curado añejo) e le avarcas, le caratteristiche semi-scarpe aperte di Menorca.

domenica 24 aprile 2016

Per quanto ci si sforzi di trovare qualcosa, la si trova solo per caso

Perfino il titolo di questo post mi è giunto per caso e con piacere l’ho utilizzato rimpiazzando il precedente e forse più banale Natura, foto e serendipity. Si tratta di una citazione dal film “Ba wang bie ji” (Addio mia concubina, di Kaige Chen, Cina, 1993) quindi tradotta dal mandarino, ma l’argomento del caso e dei suoi effetti sulle nostre vite in genere è stato ampiamente trattato e discusso da pensatori e filosofi già vari millenni fa.
Tutte le azioni umane hanno una o più di queste sette cause: caso, natura, costrizione, abitudine, ragione, passione e desiderio. (Aristotele , il "caso" citato per primo ... è solo un caso?)
L’aforisma cinese può suonare strano, ma riflettendo (e speculando) ha una sua logica se si danno i giusti valori alle parole. Se sappiamo dov'è una cosa, non la cerchiamo ...  l’andiamo semplicemente a prendere. Se abbiamo solo un’idea di dove possa essere cominceremo a cercare secondo una certa logica, a memoria (che spesso inganna), in ordine da un lato all’altro, ma solo per caso la troveremo subito o ... mai.

Natura, foto e serendipity

Questo era l’argomento e titolo originale nel quale avevo unito tre fattori che, ben combinati, possono fornire grandi soddisfazioni, a patto di avere almeno uno dei tre interessi e chiaramente l’assunto è applicabile ad altre triadi ed in altri campi restando intrinsecamente veritiero.
La natura è un mondo da esplorare anche per i più esperti, è in continuo cambiamento ed evoluzione e, fatte salve alcune leggi fondamentali, le anomalie, eccezioni, varianti e rarità sono all'ordine del giorno. 
La fotografia è un ottimo modo per fissare le immagini e quindi avere successivamente  la possibilità di identificare specie, osservare particolari, condividere le "scoperte". 
La serendipity (“Fortuna di fare felici scoperte per puro caso e, anche, il trovare una cosa non cercata e imprevista, mentre se ne stava cercando un’altra”, Anonimo) amplia le possibilità a dismisura a patto di essere attenti, flessibili e un po' avventurosi.
So di tornare su argomenti già trattati, ma penso che siano importanti per le persone attente e curiose, e rammentarli o semplicemente parlarne può giovare agli “esploratori-ricercatori-osservatori-fotografi”, specialmente a quelli meno esperti. Per le nostre osservazioni, indipendentemente da quanto sia acuta la nostra vista, fino l’udito e sensibile l’olfatto, saranno molto utili nozioni scientifiche, logica e serendipityLe prime aiutano certo a notare anomalie, differenze, particolarità, fioriture fuori stagione, misure inusuali e via discorrendo, ma per tutto ciò sono necessarie un po’ di letture (non per forza studio) e molta esperienza. La logica è un po’ più difficile da applicare e per ottenere buoni risultati è utile avere conoscenze varie più che approfondite. Infine la serendipity unisce e ottimizza nozioni e logica “guidandoci” (anche se siamo noi che dobbiamo seguire gli indizi) verso scoperte assolutamente inaspettate, riferendomi chiaramente alle “sorprese” anche se molte vere “scoperte” sono veramente conseguenza della serendipity.
   
Per la prima uscita menorquina di questo mio terzo soggiorno sull’isola avevo scelto una piccola area al limite di Mahon, solo attraversata in precedenza. Meno di un chilometro quadrato, assolutamente incolto, pieno di muretti a secco, antichi canali in rovina e tanta vegetazione spontanea. Sono partito alla ricerca di Ophrys (piccole orchidee, spesso difficili da notare nel mare verde) e dopo una mezz’ora senza trovarne alcuna ho visto un bel campo di Sulla (foto sopra a sx, le prime che vedevo). Ma nei pressi ho anche visto (e mangiato) qualche asparago selvatico e continuando la ricerca-raccolta lungo i muretti a secco ho trovato una simpatica e affascinante Locusta (foto di apertura). Avvistate delle piccole macchie gialle ho scavalcato un muretto e, oltre a fotografare i Centaurium maritimum (foto sopra a dx), mi sono trovato al margine di un campo di orchidee, non quelle che cercavo inizialmente, ma le Anacamptis pyramidalis, specie che qui a Menorca assume tutte le tonalità di colore comprese fra il rosa e il bianco (foto sotto).
   
Se avessi continuato a cercare solo le Ophrys camminando lungo le tracce più o meno battute e concentrando lo sguardo nel tentativo di avvistare le piantine poco appariscenti non avrei trovato le Sulla, né mangiato gli asparagi, né incontrato la Locusta che mi ha concesso di scattare macro ottime (a mio giudizio) che mi hanno permesso di studiarne tanti dettagli non apprezzabili ad occhio nudo, né approfittato del campo di Anacamptis, né fotografato tanti altri fiori ... che non cercavo. 
Questi continui cambi di direzione e piani hanno trasformato un’escursione che poteva essere deludente in una passeggiata molto soddisfacente.
Tante altre foto sono nella mia raccolta giovis.com/macro.htm.

mercoledì 20 maggio 2015

Ipotesi per il "buco misterioso", forse fantasiosa ma mi piace

Menorca ha una impressionante rete di passaggi sotterranei, scavati in epoche differenti, da diverse popolazioni, per vari motivi, e questo è un dato di fatto incontestabile. Vari ricercatori sostengono che se ne conosce solo una parte e di molti sono noti gli accessi ma non gli interi collegamenti in quanto spesso non sono più percorribili in quanto allagati o con volte crollate per cause naturali o più frequentemente a scopo strategico militare. Infatti il maggior numero di tunnel furono scavati, dagli spagnoli prima e dagli inglesi poi, fra 1600 e il 1800 a scopo militare e per questo motivo anche quelli in buono stato sono stati sempre chiusi al pubblico. 
Si è sempre detto, ma mai verificato, che Fort Marlborough e il Fuerte San Felipe (detto anche Túneles de San Felipe proprio per essere composto per lo più da gallerie) fossero collegati tramite un tunnel che passa ben sotto il fondo di Cala di Sant Esteve, stretta insenatura che divide i due forti. Fra le varie simili congetture c’è anche il collegamento con la fortezza La Mola, a nord del porto di Mahon, ma nessuno ha mai provato l’esistenza né dell’una né dell’altra.
In questa mappa militare dell'area (ingranditela, è molto precisa e leggibile) il Fuerte San Felipe è quello a forma di stella al centro mentre Fort Marlborough è la struttura molto più piccola a sud della cala Sant Esteve (St. Stephen's Cove in mappa). Considerato l’enorme numero di tunnel scavati nella zona, il “buco misterioso” potrebbe senz’altro essere un accesso ad una galleria e quello che si riesce a vedere sarebbe tutto perfettamente congruo. Infatti, io ho scritto di 4 scalini perché tanti ne ho visti, ma avrete notato che l’acqua piuttosto torbida impedisce di vedere il fondo … che potrebbe non esserci. Anche la parte artificialmente spianata tutt’intorno, quasi circolare ma con degli spigoli sul lato opposto alla scala, nonché la scanalatura verticale, potrebbero far pensare ad un alloggio per poggiare una porta e quindi bloccarla e coprirla facilmente.


Tuttavia non credo che si possa trattare di un accesso al passaggio fra i due forti, piuttosto sono più propenso a credere che potrebbe essere una cosiddetta Porta del tradimento del vicino Fort Marlborough. Questa Puerta o Portillo de la Traición in Spagna, Porta da Traição in Portogallo, postern in inglese, pustierla in italiano, era una piccola porta che quasi tutte fortificazioni del passato possedevano in luogo nascosto e distante dalle porte principali per assicurare una via di comunicazione fra l’interno e l’esterno della cinta, da utilizzarsi in speciali circostanze. Ovviamente solo pochissimi conoscevano l’ubicazione dei tunnel segreti e storie e leggende raccontano spesso che il progettista veniva ucciso affinché non ne rivelasse l’esistenza. Tante volte il loro utilizzo è stati vitale per resistere ad un assedio, ricevendo viveri, permettendo l’uscita di messaggeri recanti richieste di soccorso o consentendo la fuga dal castello, ma altre volte sono stati usati dai nemici che, con l’aiuto di un traditore, riuscivano ad entrare facilmente nella fortezza, e di qui il nome comune.
Questa è la mia ipotesi, e fino a prova contraria è plausibile come altre.

venerdì 15 maggio 2015

I misteri di Cala Sant Esteve (novità e quiz)

Stamattina, a causa del troppo vento (quasi impossibile scattare macro di fiori) e delle nuvole che spesso limitavano la luminosità, ho dovuto rinunciare al programma previsto e ho scelto di andare ad approfondire le mie ricerche in merito alla possibile fornace da palle di Cala Sant Esteve (vedi post precedente). In questo post spiegherò che nonostante il mio impegno non sono pervenuto ad alcuna soluzione definitiva, proporrò un altro caso da risolvere e vi sottoporrò un facile quizOltre alle 4 foto anticipate di seguito, potete rendervi conto della situazione scorrendo le altre foto di fornace, cava e buco misterioso
Come suggerito da una dirigente della biblioteca di Mahon, sono prima passato dal Museo Militare di Es Castell, mia ultima speranza di trovare documentazione affidabile. La gentile addetta alla biglietteria mi ha ha fatto parlare con un responsabile del Museo il quale, al momento, stava proprio preparando una mostra sulle strutture difensive all’ingresso del porto di Mahon e fra i disegni che aveva ce n’era uno di una fornace all’interno di un forte. Con lui c’erano altri due signori, apparentemente esperti della materia, ma non sono riusciti a dissipare i miei dubbi. Il “capo” mi ha detto subito che si trattava di una calcara, ma dopo mie alcune obiezioni e richiesta di riferimenti scritti è diventato più evasivo e ha giustificato la sua risposta dicendo che suo padre l’aveva sempre indicata come tale. Con tutto il rispetto per il padre, non mi è sembrata una prova definitiva, e quindi ho garbatamente obiettato che dalla grande cantera (cava) a valle della torre non si ricava un calcare adatto a produrre calce e oltretutto sono tuttora visibili i classici tagli netti per produrre parallelepipedi da utilizzare per opere murarie. Mi ha risposto che il pietrame veniva trasportato lì la altre aree più a sud … e allora gli ho fatto anche notare che nelle vicinanze non c’era un tipo di vegetazione che potesse fornire abbastanza legname (come per esempio leccete che si trovano negli umidi e ombrosi barrancos) e mi ha detto che anche il legno doveva essere trasportato (?!), ma a questo punto mi sembrava già meno sicuro. Ovviamente ho insistito nel sottoporgli le mie perplessità: “Perché mai avrebbero dovuto trasportare legno e pietre invece della sola calce, se avessero costruito la calcara in zona più idonea?” (come si faceva dalle parti nostre).
   

L’avevo quasi convinto, ma era ancora titubante. Su un punto però eravamo tutti d’accordo: assolutamente non si trattava di una torre e certamente era una fornace … ma per cuocere cosa?. E allora ho portato la discussione sulla forma della struttura che non era quella classica con una sola apertura e abbastanza alta da consentire un comodo accesso, in questo caso sono due, relativamente basse, più una terza che non raggiunge la parte centrale ma conduce ad una piccola finestra che potrebbe essere stata utilizzata per controllare la combustione. Ho concluso ripetendo che l’unica notizia scritta (seppur in un articolo in rete) recitava: Anche se può sembrare un’antica torre di difesa o di guardia, è una fornace da palle.
Al ché uno degli altri due astanti ha ammesso “potrebbe essere vero” e così è terminata la mia indagine presso il Museo Militare. Sono quindi andato a verificare il tutto e a scattare numerose foto, cosa che non feci la volta scorsa non avendo tanto tempo e con il sole alle spalle dell’ingresso. Dopo attenta visita e considerazioni varie, devo comunque dire che come sono convinto che non si tratti di una calcara, sono egualmente scettico in merito all’ipotesi fornace da palle. Ciò soprattutto per un paio di semplici motivi: a) non riesco a immaginare come avvenissero le fasi di carico e scarico delle palle; b) nelle vicinanze non c’è traccia di alcuna piattaforma che potesse ospitare un pezzo di artiglieria.
Né in rete (dove ormai c’è di tutto e di più), né in una ulteriore indagine in biblioteca ho trovato alcuna immagine di calcare con aperture simili e nessun disegno della sezione verticale come quella della fornace di Sant Esteve che presenta un restringimento, come un imbuto, nella parte centrale. 
Prima di avviarmi alla Torre d'en Penjat (anche questa tralasciata per i medesimi motivi) ho fatto un bel giro nella vasta cava e, ahimè, mi sono imbattuto in un altro “mistero” (almeno per il momento). Si tratta di una specie di vasca di meno di 2 metri di diametro, chiaramente scavata nella roccia e non naturale, completa di un bordo piano e 4 scalini molto regolari, nonché una netta scanalatura verticale. Si trova a  pochissimi metri dal mare, ma non è collegata ad esso. Chiedendomi a cosa potesse servire sono solo riuscito ad elaborare tante strambe ipotesi, ma nessuna abbastanza sensata. Quindi non solo non ho risolto in via definitiva i miei dubbi in merito alla destinazione certa della fornace, ma ora ho anche l'interrogativo della vasca da chiarire. (foto a sx)
Infine, ecco il quiz: ho sentito un improvviso rumore fra i cespugli, mi sono girato e ho visto schizzar via a gran velocità un simpatico animale. In un attimo ho acceso la fotocamera e, seguendone il movimento, sono riuscito a beccarlo.
Riuscite a vedere di chi si tratta nella foto a destra?
   

venerdì 8 maggio 2015

Un'ottima giornata, come quelle che vorrei sempre

Mi piace uscire in escursione avendo idee abbastanza precise, ma non definitive, ed andare alla scoperta di posti nuovi, in aree che non conosco. Oggi sono riuscito a percorrere un circuito da Mahon, studiato e pianificato ieri sera. Quasi tutto meglio del previsto. Nella prima parte (percorso ciclabile fra campi, fincas e muretti a secco) ho trovato vari soggetti interessanti per le mie macro (rovi, rubia, ginestre e numerose tartarughe a spasso). 
Dopo un incontro a quattr’occhi (quasi) con la simpatica signorina dall'originale acconciatura (foto a sx), mi sono immesso sul Camì de Cavalls e l’ho seguito verso ovest fino ad un barranco che l’anno scorso mi diede non pochi problemi. Infatti, sulla cartina della guida, è segnata una deviazione per questa strettissima insenatura rocciosa (Cala Rafalet) alla quale si accede percorrendo il fondovalle, attraverso un bel bosco e tante rocce. Il problema è che dal Camì de Cavalls si dipartono ben tre sentieri ma l’accesso giusto è quello meno evidente. Giunto alla spiaggetta (seguendo un percorso diverso da quello di settembre scorso) mi sono rifocillato, ho scattato varie foto “subacquee” e poi mi sono messo alla ricerca del sentiero (segnato sulla guida, ma non ufficiale) che non trovai l’anno scorso. Dopo qualche salita e discesa fra bosco fitto e macchia ancora più fitta - sgariandomi il mellone oltre a vari altri ricordini sulle gambe (rovi, smilax, asparagus albus, calicotome e altre specie ben spinose) – scavalcando un muro ho raggiunto una terrazza relativamente aperta, con orchidee e tanta euforbia già virante al rosso. Dopo qualche minuto, dopo essere andato avanti e indietro provando vari “forse passaggi” fasulli, vedo una testa spuntare al di là del muro, l’avanguardia di coppia di escursionisti di Barcellona che cercavano il passaggio per scendere nel barranco, provenienti dalla cala de Sant Esteve (mia meta). Quindi con soddisfazione di tutti ci siamo scambiati le informazioni e ognuno è riuscito a proseguire. Per fortuna loro non avevano visto ben due discese per la spiaggetta (molto più semplici) altrimenti non ci saremmo incontrati. In effetti entrambi ci basavamo sulla carta in scala 1:35.000 (e quindi abbastanza vaga) e cercavamo la connessione dove era indicata, ma dove assolutamente non era!
Faccio ora una breve digressione relativa alla segnatura dei sentieri. Mi rendo assolutamente conto che apporre i segnavia in modo che siano visibili, utili e che non scompaiano in pochissimo tempo è compito non da poco, ma certe volte si vedono cose che mi lasciano molto perplesso. In questo caso sottolineo la segnatura non ottima ma eccezionale del Camì de Cavalls, spesso troppa, ma le deviazioni sono molte volte completamente tralasciate. Lungo i circa 3 chilometri dal suddetto punto mal segnato sulla guida (che però non è ufficiale) fino alla evidente Torre d'en Penjat nei pressi di cala de Sant Esteve non esiste un solo segno e si incontrano decine e decine di incroci e biforcazioni che probabilmente consentono tutte di raggiungere la torre, ma talvolta ci si va a complicare la vita inutilmente e si rischia di perdere punti interessanti. Trovo che qui ci sia troppa sperequazione fra gli eccessi di segnavia del Camì de Cavalls e sentieri alternativi (più stretti e accidentati) ma di gran lunga più interessanti. E questo succede dovunque …
Tornando a oggi, devo dire che in questa piacevolissima giornata la parte migliore e stata proprio questa con panorami e ambienti spettacolari tanto che già a metà strada avevo deciso di ritornarci con lo zoom lasciando il macro all’hostal. A metà di questo tratto ho avuto anche la piacevolissima sorpresa di trovarmi in un fantastico e inaspettato campo, limitato da un muro a secco e rocce calcaree della costa, pieno di papaveri gialli (Glaucium  flavus) e nel corso della settimana sono gli unici che ho visto.
   
Nonostante questo tratto di costa fosse battuto da un discreto vento (e si vede dalla posizione dei petali), sono riuscito a scattare varie foto che mi hanno soddisfatto. 
Queste sono le altre foto di oggi, per i panorami bisogna aspettare qualche giorno … siamo nati per soffrire. 
Camminare, perdere il sentiero (ma non troppo) e appizzare gli occhi in quanto le sorprese sono sempre dietro l’angolo … o dietro la foglie o dietro un muro.

giovedì 2 ottobre 2014

Altri Mondi: segnaletica a Menorca

Avendo già scritto in merito alla marcatura e manutenzione dei sentieri di Menorca, parlo ora di come è invece la segnaletica per quanto riguarda le aree urbane e gli attraversamenti dei piccoli centri abitati e zone balneari. Nelle cittadine come Mahòn, per esempio, in prossimità della maggior parte degli incroci c’è un palo apposito che sostiene varie piccole tabelle indicatrici (talvolta anche nelle quattro direzioni) che vi indirizzano verso gli edifici e servizi principali (ufficio turistico, stazione autobus). Inoltre più in basso, ad altezza occhio per facilitare la lettura, c’è una dettagliata mappa, completa di punti di interesse e toponomastica, che vi mostra il luogo in cui vi trovate. Nel caso si trovi lungo il percorso del GR223, c’è anche la doppia striscia bianco/rossa attorno al palo.
  
All'inizio e fine di ogni attraversamento urbano l’escursionista trova invece una cartina con il percorso consigliato e varie utili indicazioni accessorie. La carta qui in basso di Cala en Porter, per esempio, mostra il luogo in cui è affissa la carta, la fermata autobus, il percorso più panoramico/piacevole, l'accesso alla spiaggia e anche il punto nel quale gli escursionisti troveranno il prossimo Panel de Etapas, vale a dire cartina e informazioni relative al successivo tratto del GR223
Per altri percorsi in ambito cittadino, di piacere o di trekking urbano, l'Ayuntamiento di Mahòn ha invece utilizzato un altro tipo di di segnaletica, vale a dire dei mattoni con la sagoma che ricorda l'impronta di un piede nudo inseriti nella pavimentazione. Ma attenzione, non si tratta di una vera e propria pianta di piede, bensì della sagoma dell'isola di Menorca alla quale sono stati opportunamente aggiunti 5 pallini di dimensioni crescenti a rappresentare le dita e una linea curva dal lato del tallone per completare la somiglianza.
  
Visto che in alcuni tratti del percorso si deve per forza procedere lungo una rotabile, ci sono appositi segnali che avvisano della presenza delle auto e indicano con precisione (abbastanza estrema e in questo caso inutile, ma meglio troppo che niente) della lunghezza del tratto in comune.
   
Esistono anche sezioni condivise con i percorsi ciclabili (alcuni per bici da strada altri solo per mountainbike) ed anche in questo caso c'è una evidente e utile segnaletica per evitare pericoli, specificare a quale tipo di bici sono consigliati e indicare le deviazioni dal percorso escursionistico.
  

mercoledì 1 ottobre 2014

Camminare a Menorca: Ciutadella

Ciutadella è stata la capitale dell’isola fino al 1714, quando all’inizio del dominio inglese fu soppiantata da quella attuale, Mahon, per avere quest’ultima un porto più grande, più sicuro e più strategico. Cittadina relativamente piccola, un po’ distante dal mare, il suo porticciolo è in un canale naturale con pareti calcaree, quasi un piccolo fiordo dall'acqua limpida.
  
La città fu assediata e quindi presa dalla flotta di Pialì Pascià all’inizio di luglio del 1558. Si tratta proprio dello stesso comandante e della stessa flotta che neanche un mese prima (13 giugno) aveva saccheggiato Massa Lubrense e Sorrento. Anche nel caso di Ciutadella tutti i sopravvissuti (oltre 3.500) furono fatti prigionieri e chi non fu riscattato finì schiavo.
Il centro storico è in buona parte area pedonale con stradine caratteristiche, archi e portici. 
Alcuni palazzi nobiliari del ‘700 sono decorati con figure in altorilievo che ricordano vagamente quelle del barocco siciliano.
  
Oltre 40 foto scattate il 23 settembre sono in questo album Google+ 
Altre serie di foto delle mie camminate a Menorca sono in arrivo ...

giovedì 25 settembre 2014

Menorca: ricognizione e perlustrazione (1)

Come era facile dedurre dai precedenti post sono a Menorca (Baleari, Spagna) e quanto esplicitato nel titolo di questo spiega il perché sono qui.
Attraverso indagini in rete e comprando una guida avevo già appreso abbastanza in merito alla geografia generale dell'isola, logistica e ovviamente al Camí de Cavalls (GR223), il percorso circolare di 185,4km che percorre tutto il perimetro dell'isola. Già documentato nel XVII secolo, non era completamente pubblico, ma godeva di diritto di passaggio attraverso i latifondi quando questi erano frapposti fra tratti di camí ufficiali. Nel secolo scorso erano molti i proprietari che si opponevano al suddetto diritto di passaggio, ma con la fine della dittatura i minorchini cominciarono a interessarsi al recupero di questo tracciato storico e finalmente nel 2009 è ufficialmente nato il Camí de Cavalls.
A giudicare dall'andamento, a volte contorto, del tracciato deduco che sussistono alcune questioni irrisolte. Comunque sia, dalle prime ricognizioni ho potuto constatare l'ottima segnaletica e la buona manutenzione generale dei sentieri. Le proprietà private che si attraversano son delimitate da muretti a secco in pietra calcarea (onnipresenti in tutta l'isola) e un facile passaggio è garantito da moderni varchi (in pietra, diversa da quella dei muretti) chiusi da caratteristici cancelletti di legno a chiusura "automatica". Infatti sono montati su asse non perfettamente verticale, il che li fa richiudere, e il "lucchetto" è fatto in modo che per aprire bisogna alzarlo ma poi torna a posto da solo.
  
Chiaramente l'itinerario attraversa anche vari insediamenti turistici sorti attorno a piccoli villaggi  e tocca le due città principali: Mahòn e Ciutadella.
Ma se è vero che si è "costretti" a camminare talvolta in ambito urbano e su asfalto, allo stesso tempo ciò è di grande convenienza logistica in quanto è facile rifornirsi di cibo e bevande e, particolarmente lungo la parte meridionale, ci sono parecchi posti dove potersi piacevolmente sedere per un semplice cafè, una caña o un paio di tapas.
Per di più molte di queste località sono collegate con line dirette con Mahon e alcune con Ciutadella. In altri casi è necessario un trasbordo. Sembrerà strano, ma praticamente non esiste una strada costiera. La struttura viaria di Menorca è a spina di pesce avente l'asse centrale costituito dagli scarsi 50km della ME1 (Mahon - Ciutadella e con varie diramazioni verso la costa a nord (poche) e a sud (più numerose). 

Ne consegue che ancor meglio che utilizzare un veicolo proprio (essendo poi costretti a tornare al punto di partenza) si può comodamente arrivare in bus al punto di partenza e ritornare da un altro ... e molte volte ci sono varie possibilità a distanza di pochi km. Il servizio è preciso e puntuale, gli autobus sono comodi e puliti, gli orari sono affissi in tutte le fermate e i biglietti si fanno a bordo! Niente a che vedere con le barbarie di casa nostra. 
Il prossimo post post sarà dedicato alla natura e a quello che si può vedere percorrendo iCamí de Cavalls. Sto cominciando a scegliere ed organizzare le foto che poi pubblicherò su Google+ e per ora vi do una piccola anticipazione ...
  

sabato 20 settembre 2014

Feria a Menorca ... cibo non solo per il palato

Non c'era una grandissima varietà, ma la qualità e l'abbondanza (delle porzioni) per quanto ho potuto vedere e in minima parte assaggiare erano notevoli.
Tutto l'insieme era un piacere per la vista e per l'olfatto.
Questa "padellata di uova" fa venire in mente quella agognata da Totò in Miseria e Nobiltà, anche se gli altri ingredienti sono diversi.


Ma voglio soffermarmi su un'attrezzatura geniale, che avevo già avuto modo di apprezzare al Carnevale di Tenerife: una enorme griglia rotante.
Si compone di due grandi piattaforme metalliche circolari, quella inferiore con il carbone è fissa mentre quella superiore con i vari tipi di carne e insaccati viene fatta ruotare e facilmente alzata o abbassata a seconda delle necessità in quanto montata su una vite centrale.
Questo sistema offre il doppio vantaggio di poter sollevare una griglia grande e pesante senza il minimo sforzo e di gestire al meglio la cottura. Infatti il carbone non si distribuisce sul piatto inferiore in maniera uniforme, ma si creano spicchi con più o meno carbone, quasi al punto di fiamma o che stanno quasi per spegnersi e possono anche esserci settori senza affatto carbone. Quindi sul piatto potranno disporsi opportunamente le carni già cotte (pronte per essere servite) e quelle appena scottate (da finire di grigliare) tenendole in caldo, quelle ancora crude sopra alle parti senza carbone, quelle in cottura sulla brace ardente.
Altre foto di "bruschettine vegetariane", innumerevoli qualità di té, aromatizzati e non, l'immancabile paella, erbe per infusi officinali, chicharrones circondati da olive, pane e pagnotte, condite e non, sono in questo album Google+