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sabato 31 dicembre 2022

Microrecensioni 361-365: intrattenimento con commedie, sci-fi e buona musica

Come intermezzo, prima di chiudere l’anno con altri film di qualità, ho messo insieme tre   commedie grottesche abbastanza originali spesso al limite del demenziale e certamente non superlative, uno sci-fi di oltre 20 anni fa che sembra anticipare l’attualissimo metaverso e un dvd musicale (fra biografia e spettacolo) di un cantaora di flamenco appartenente a una grande famiglia di artisti.

 
eXistenZ (David Cronenberg, Can/UK, 1999)

Non fu tanto ben accolto da critica e pubblico questo sci-fi scritto e diretto da David Cronenberg, eppure mi piacque (pur non essendo il mio genere) e l’ho guardato di nuovo con piacere. Si sviluppa quasi completamente nella realtà virtuale e in una ulteriore realtà virtuale a partire da questa. Tante situazioni futuristiche (poco reali) e personaggi dal comportamento molto strano costituiscono l’ambiente che vede contrapposti i produttori di giochi in ambienti virtuali e i loro feroci oppositori che vogliono solo la realtà; tutti pronti ad eliminare gli avversari in maniera violenta. Alcune scene possono risultare sgradite per chi è di stomaco debole, ma nel complesso hanno una loro giustificazione per la funzionalità della contorta e sorprendente trama. Oltre ai protagonisti Jude LawJennifer Jason Leigh, si apprezzano anche Ian HolmWillem Dafoe in parti secondarie. Orso d’Argento a Berlino, 4° miglior film dell’anno per Cahiers du Cinéma.

Casacueva y Escenario (Morente, Spa, 2008)

Ottimo dvd che raccoglie tre diverse esibizioni di Estrella Morente, per una durata totale di oltre 2 ore. Quasi la metà è montaggio dei pezzi interpretati nel corso di un concerto tenutosi nel Patio del Aljibe De La Alhambra di Granada nel 2004; le altre due parti sono invece informali, praticamente riunioni familiari con pochi amici intimi, ovviamente tutti artisti del flamenco. Pezzi estemporanei e qualche passo di danza oltre alla protagonista vedono impegnati noti chitarristi come Juan Habichuela e Miguel Carmona, varie cantaoras fra le quali spicca l’ineffabile Isabel la Golondrina. Queste due parti furono registrate in una cueva originale del Sacromonte di Granada (abitazione rupestri del quartiere tipicamente gitano) e nella casa del padre di Estrella, il famoso Enrique Morente, regista del dvd. Partecipano anche i germani di Estrella (Soleá e Kiki), nonché Aurora Carbonell, madre dei tre, già bailaora conosciuta come la Pelota. Tutto si svolge quindi in una atmosfera rilassata, cordiale e scherzosa, palesemente genuina.  

  
Be Cool (F. Gary Gary, USA, 2005)

Commedia crime grottesca, realizzata da un eclettico regista/produttore, che è riuscito anche in questo caso a coinvolgere tanti volti noti di Hollywood (attori e commedianti bravi e meno bravi) in un progetto confuso, satirico e a volte divertente includendo ridicole morti e violenze fra numerosi stereotipi del mondo delle produzioni cinematografiche e musicali, fra usurai, mafiosi russi, aspiranti attori, bande di ipermuscolosi afroamericani che vanno in giro con potenti Hummer, grosse pistole ben in evidenza e musica a tutto volume. Vale la pena di citare almeno i più conosciuti elementi del cast che si sono prestati a questo pastiche: John Travolta, Uma Thurman, Harvey Keitel, The Rock, Danny DeVito, James Woods, Steven Tyler, Vince Vaughn. In quanto a F. Gary Gary, ha iniziato dirigendo video musicali pluripremiati e di grande successo, solo successivamente si è cimentato in vari film d’azione (e di cassetta) fra i quali The Negotiator (1998), The Italian Job (2003) e Straight Outta Compton (2015), il suo più quotato, Nomination Oscar per la sceneggiatura. Be Cool fu stroncato dalla critica americana e ha ancora rating bassi, tuttavia ha incassato il doppio di quanto speso per la produzione.

Rocknrolla (Guy Ritchie, UK, 2008)

Terzo film a tema malavita londinese, fra balordi e mafia russa, con tanta violenza, truffe e spargimenti di sangue, dopo Lock Stock (che fece conoscere Guy Ritchie e lanciò Jason Statham) e Snatch con Brad Pitt e Benicio del Toro. Non vale gli altri due che almeno erano una novità; la violenza (per quanto palesemente finta) è esagerata e le vicende dei due russi indistruttibili a metà film è del tutto ridicola. Peccato perché l’intricata struttura di minacce, collusioni e tradimenti poteva essere sceneggiata molto meglio.

Promettilo (Zavet) (Emir Kusturica, Ser, 2007)

Altro film al di sotto degli standard del regista. Qui Kusturica non riesce ad incidere, storia troppo surreale anche se alcune trovate possono essere viste come geniali e divertenti, passi che diventino una specie di tormentone. La musica balcanica è piacevole come al solito e la brass band commenta tutto in modo appropriato l’intero film. Come scritto nel preambolo, anche questa è una commedia leggera, senza pretese, adatta per il clima festivo di questo periodo. Guardabile.

sabato 15 giugno 2019

41° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (201-205)

Dopo una pausa di un paio di settimane dovuta a svariate situazioni non connesse fra loro, sono tornato al ritmo di un film/giorno (più o meno) ed ecco 5 nuove microrecensioni. A parte il film francese (per fortuna recuperato dopo la mancata proiezione del mese scorso), tutti gli altri sono diretti da Spielberg e ne seguiranno altri 5, guardati e da guardare in rigoroso ordine cronologico. Tale “retrospettiva” comprende buona parte dei suoi primi film fra i quali alcuni meno conosciuti o molto criticati.

   

202  Duel  (Steven Spielberg, USA, 1971) * con Dennis Weaver, Jacqueline Scott, Eddie Firestone * IMDb  7,7  RT 87% 
C’è chi lo considera il primo vero film di Spielberg e chi non lo elenca neanche fra i suoi film ... in effetti Duel nacque con film per la TV e 2 anni dopo (con l’aggiunta di 15 minuti) fu distribuito nelle sale, mentre il primo vero lungometraggio (Firelight,1964), girato con pochi mezzi dall’allora 18enne regista, è andato perso; non è chiaro se gli spezzoni oggi disponibili siano effettivamente parti della versione definitiva.
Secondo me, in stretto senso cinematografico, considerato il soggetto e il budget, tenendo conto dei limitati mezzi, del fatto che fu girato in meno di 3 settimane e che in pratica conta su un solo attore, Duel è un ottimo road movie, tendente al thriller, ovviamente un cult da non perdere.
Posso aggiungere che quando nel 1975 gestivo il mio “cineclub”, nella rassegna “Nuovo Cinema Americano” inserii questo e il successivo Sugarland Express subito dopo Vanishing Point (1971, di Richard C. Sarafian), proponendo così un formidabile terzetto di road movies.

203  Sugarland Express  (Steven Spielberg, USA, 1974) * con Goldie Hawn, Ben Johnson, William Atherton, Michael Sacks * IMDb  6,8  RT 91%  * premio per la sceneggiatura e Nomination Palma d’Oro a Cannes
Subito dopo Duel, Spielberg diresse quest’altro road movie, altrettanto particolare ma invece dello psicopatico camionista assassino che segue minacciosamente un’auto, qui quelli più fuori di testa sono gli inseguiti anche se fra l’incredibile numero di poliziotti e simili che li “scortano” quelli sani di mente sono ben pochi.
Ci si può vedere tanto in merito all’uso (indiscriminato) delle armi e nel persistere della mentalità da far west, con giustizieri e posse. Eccellenti alcuni personaggi, anche se hanno piccole parti (deliziosa la coppia di anziani rapinati); anche sceneggiatura e dialoghi sono appropriati e significativi.
Sottovalutato dal pubblico ma apprezzato dalla critica, secondo me è un buon film, certamente meritevole di una visione.

      

205  Close Encounters of the 3rd kind  (Steven Spielberg, USA, 1977) * con Richard Dreyfuss, François Truffaut, Teri Garr * IMDb  7,7  RT 97%  *  Oscar miglior fotografia, 7 Nomination (miglior regia, scenografia, montaggio, Melinda Dillon non protagonista, sonoro, commento musicale, effetti speciali) e Premio Speciale per montaggio effetti sonori
Certamente all’epoca fu innovativo nel campo della fantascienza, che fino ad allora sembrava aver prediletto i viaggi spaziali verso mondi sconosciuti trascurando i temi di possibili arrivi di alieni sulla terra. Anche l’approccio non conflittivo (nonostante lo stretto controllo militare) che pone il film in un ambito “buonista” pose le basi per tanti altri film prodotti con simile ottica, a cominciare da E. T. (1982) dello stesso regista. Qualcuno sostiene che la sceneggiatura è un’elaborazione di Firelight, scritto, diretto e prodotto da Spielberg con soli 500 dollari, proiettato solo in un cinema locale e poi andato in gran parte perso.
Notevoli ed innovativi effetti speciali ed una bella fotografia (anche se le scene e i soggetti sono spesso troppo illuminati) sostengono il film ... la storia è poco avvincente in quanto troppo prevedibile.
Va visto per i suoi aspetti positivi e per essere una pietra miliare nel genere sci-fi, ma non è un certo un capolavoro.

204  Jaws (Steven Spielberg, USA, 1975) * con Roy Scheider, Robert Shaw, Richard Dreyfuss * IMDb  8,0 RT 97%  *  3 Oscar (montaggio, sonoro e musica) e Nomination come miglior film* 237° nel ranking IMBd
Non per fare il bastian contrario, ma di questi primi 3 film di Spielberg che ho rivisto con piacere, Lo squalo è quello che mi è piaciuto di meno. Nell’essenza ha molto in comune con i precedenti, fra seguimenti/inseguimenti e incombente rischio di vita. Certamente c’è più interazione fra i protagonisti, oltre al vorace pesce i 3 personaggi principali molto diversi fra loro interagiscono in modo interessante.
Tuttavia, devo sottolineare che ha un difetto comune con tanti film in ambiente naturale e soprattutto in quelli girati in mare: l’assoluta evidente mancanza di continuità. Fra campo e controcampo si passa da superficie del mare liscia come l’olio a mare agitato, da cielo azzurro a quasi foschia, rotta dell’imbarcazione che cambia palesemente a giudicare da vento, moto ondoso e sole, distanze e manovre assolutamente poco credibili considerata la presenza di almeno un uomo di mare. A tutto ciò in Jaws si aggiunge il numero di barili gialli che si moltiplicano, la barca semiaffondata che improvvisamente ha il pozzetto asciutto, motori dall’incredibile funzionamento e altro. Nonostante tutto ciò il film regge perfettamente per la tensione continua, l’attesa dell’apparizione dello squalo, le riprese subacquee eccetera, che funzionano a meraviglia, specialmente per i tantissimi che hanno poco a nessuna dimestichezza con il mare aperto.
Più thriller che film d’azione, merita comunque una visione. Nel cast è Robert Shaw quello che emerge.

201  La main du diable  (Maurice Tourneur, Fra, 1943) tit. it. “La mano del diavolo” * con Pierre Fresnay, Josseline Gaël, Noël Roquevert * IMDb  7,5 
Horror/fantasy d’epoca diretto da Maurice Tourneur, padre di quel Jacques Tourneur, apprezzato regista di noir americani (p.e. Out of the PastNightfall, ...) 
Il protagonista è Pierre Fresnay, noto per avere ricoperto ruoli da protagonista in film fondamentali della storia del cinema, non solo francese, come La grande illusione (di Jean Renoir, 1937, con Jean Gabin Eric von Stroheim quali coprotagonisti) e Il corvo (1943, di Henri Georges Clouzot).
Storia interessante e avvincente ben girata e messa in scena, con tanti buoni attori anche se per lo più sconosciuti. Sceneggiatura di Jean-Paul Le Chanois che, nel 1958, dirigerà uno dei migliori adattamenti di Les Miserables, con Jean Gabin nei panni di Jean Valjean.
PS - a proposito di Out of the Past (che è un ottimo noir del 1947, con Robert Mitchum e Kirk Douglas) e delle pessime “libere interpretazioni” che amo citare, tale film fu distribuito in Italia con due titoli diversi, fra i quali non saprei scegliere il più insulso: Le catene della colpa e, in alternativa, La banda degli implacabili (!).

Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire dal 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate su questo blog. 

martedì 2 aprile 2019

22° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (106-110)

Cinquina anomala per i miei standard, con due sci-fi (certo non il mio genere preferito) niente male, due classici di cassetta di metà secolo scorso (ma sicuramente non grandi film) e una deludente commedia drammatica spagnola moderna.
   

108  Ex Machina (Alex Garland, UK, 2014) * con Alicia Vikander, Domhnall Gleeson, Oscar Isaac  * IMDb  7,7  RT 92%  *  Oscar per gli effetti speciali, Nomination per la sceneggiatura
Film originale (almeno per le mie conoscenze) nel genere sci-fi robotico, arricchito da ottimi effetti speciali ... la protagonista parzialmente trasparente è affascinante. Sono molti i temi sapientemente tirati in ballo, al di là di quelli immediati dell’intelligenza artificiale (AI). Inizia in un modo e poi prende pieghe inaspettate, volgendo a thriller psicologico, al “romantico”, al filosofico, al crime. La sceneggiatura mantiene una buona continuità e termina in modo quasi geniale. Gli attori (fra i quali conoscevo solo Alicia Vikander) mi sono sembrati più che convincenti.
In conclusione, una piacevole sorpresa ... consigliato.

107  Gattaca (Andrew Niccol, USA, 1997) tit. it “La porta dell'universo”  * con Ethan Hawke, Uma Thurman, Jude Law, Alan Arkin * IMDb  7,8  RT 82%  *  Nomination  per la scenografia
Molto di quanto detto a proposito di Ex Machina vale anche per questo film del quale non avevo mai sentito parlare in precedenza: sci-fi originale, ben interpretato, spazia in vari generi. Quindi, anche questo mi ha piacevolmente  sorpreso, in particolar modo per alcune sue analogie (seppur vaghe) al genere noir. Tempi e cadenza delle coincidenze e dei twist sono più che buoni; oltre ad apprezzare per l’ennesima volta il sottovalutato Alan Arkin ed il più stimato Ethan Hawke, devo dire che anche Uma Thurman e Jude Law (per i quali non stravedo) mi sono sembrati all’altezza. Singolare la scenografia, che ha meritato la candidatura, ma la strada per l’Oscar è stata sbarrata da un colossal: Titanic.
Come anticipato, di Gattaca mi sono piaciuti più che altro gli aspetti tendenti al thriller, la parte futuristica l’ho vista più che altro funzionale alle indagini e alla sostituzione di persona.
Merita senz’altro una visione.
      

109  The Mark of Zorro (Rouben Mamoulian, USA, 1940) tit. it “Il segno di Zorro”  * con Tyrone Power, Linda Darnell, Basil Rathbone * IMDb  7,6  RT 100% 
La trama differisce un poco da quella presentata più di frequente, e anche dal personaggio originale creato nel 1917 da Johnston McCulley nel racconto The Curse of Capistrano. Il personaggio di Zorro diventò immediatamente un beniamino del grande pubblico e già nel 1920 fu protagonista del suo primo film, interpretato da Douglas Fairbanks. Questo con Tyrone Power fu il quinto e seguirono molti altri. Chiaramente è un film destinato al grande pubblico, senza grandi pretese artistiche, tuttavia realizzato in modo molto professionale.
L’anno successivo il trio Mamoulian-Power-Darnell si ritrovò per un altro classico dell’epoca: Blood and Sand (Sangue e arena).
Più che altro, oggi è una piacevole curiosità storica (del cinema).
  
110  The King and I (Walter Lang, USA, 1956) tit. it. “Il Re ed io”  * con Yul Brynner, Deborah Kerr, Rita Moreno * IMDb  7,5  RT 96% *  5 Oscar  (Yul Brynner protagonista, scenografia, costumi, sonoro, commento musicale) e 4 Nomination (miglior film, regia, Deborah Kerr non protagonista, fotografia)
Film ben noto che riprende un musical del 1951 di gran successo (3 anni a Broadway), adattamento del romanzo storico di Anna e il re (1944), a sua volta basato sull’autobiografia della vera Anna Leonowens (1870). Considerata la sua origine, furono mantenuti alcuni pezzi musicali che, a mio parere, sono una vera palla al piede per il film. La storia in sé mi è sembrata “un po’ razzista”, ma non saprei a chi dare la colpa visti i tanti passaggi ... probabilmente proprio alla protagonista, inglese nata in India in pieno periodo coloniale.
In sostanza, una buona commedia per famiglie, con ottimi interpreti principali, accattivanti costumi e scenografie esotiche, ma niente di più. 

106  El olivo (Icíar Bollaín, Spa, 2016) tit. it “L'isola di corallo”  * con Anna Castillo, Javier Gutiérrez, Pep Ambròs  * IMDb  6,9  RT 100% 
Questo è il quarto degli 8 lungometraggi diretti da Icíar Bollaín che vedo e, pur avendo affrontato questa visione con una certa aspettativa,  purtroppo sono rimasto deluso. In Flores de otro mundo (1999) e Te doy mis ojos (2003), aveva affrontato dal punto di vista femminile temi più seri e, pur concedendo qualcosa alla commedia, li aveva trattati sapientemente. Con También la lluvia (2011) si avventurò in una storia abbastanza confusa ambientata in Bolivia, che combinava la difficile realizzazione di un film su Cristoforo Colombo con problemi sociali e ambientali. Pur avendo qualche merito, non mi era sembrato all’altezza dei precedenti. Con El olivo mi sembra che ricada nell’errore di voler combinare due argomenti, entrambi singolarmente validi, senza riuscire a dare sostanza all’impresa né a una fisionomia precisa al film. Ciò potrebbe anche essere attribuito a Paul Laverty, sceneggiatore anche di También la lluvia, ma si deve considerare che quasi contemporaneamente a El olivo, firmò anche l’ottimo dramma I, Daniel Blake (2016, Ken Loach).
Quindi, pur proponendo un apprezzabile concetto di fondo, la regista non riesce né a divertire (come commedia), né a dire niente di concreto in merito all'argomento ambientale e alle multinazionali mascherate da "buoni" (come film serio). Resta discretamente sviluppato solo il profondo rapporto affettivo nipote/nonno.
Non malvagio, ma certamente deludente.

IMPORTANTEULTIMO GIORNO di Google+, almeno per i miei account.
Le oltre 1.400 micro-recensioni (riorganizzate in una trentina di pagine linkate fra loro) restano online sul mio sito www.giovis.com e le nuove continueranno ad essere pubblicate, in gruppi di 5, su questo blog.