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lunedì 27 aprile 2020

In vista dell'amnistia, preparatevi per la MaraTrail Amalfi - Colli S. Pietro

Nell’ambito degli incontri virtuali per approfondire di cartografia e orientamento in relazione all’escursionismo, i partecipanti (loro i profili altimetrici del percorso) hanno elaborato i percorsi di due MaraTrail ridotte al 75%, quindi poco più di una trentina di km, entrambe lineari ma quasi ad anello in quanto partenza e arrivo sono collegati da linea bus. In attesa di conoscere le condizioni di Palmentiello (tratto fondamentale per la Faito – Moiano via Capo Muro) ci siamo concentrati sulla Amalfi - Colli San Pietro, di 31km con circa 1.800m di dislivello, 1.100 dei quali nelle prime tre ore … poi sarà una vera passeggiata!
Infatti, si sale subito a S. Maria dei Monti (1.040m) passando per la Ferriera, San Marciano, sentiero alto Valle Ferriere, Scalandrone. Lasciata la piana del rifugio, si prosegue per oltre 10km fra falsipiani e brevi discese e salite, toccando il punto minimo a (935m) e il massimo a Capo Muro (1.079); l’unica breve salita degna di nota e quella per oltrepassare a nord Colle Sughero (circa 600m al 18%). Qui si potrebbero trovare dei rovi, ma niente di serio. Egualmente ce ne dovremo aspettare nel breve tratto della bretella FREE fra Crocella e Capo Muro e, molto più avanti a metà discesa da Monte Comune, subito dopo il noto rudere a 790m. Certamente molto dipenderà da quando ci sarà consentito di andare in giro liberamente.
Superata la frana, si affronta una lunga discesa pressoché continua ed in gran parte poco acclive, 4 chilometri da fare a passo allegro, prima della pausa caffè da Zi’ Peppe a Santa Maria del Castello.
Da qui solo 7,4km ci separano da Colli San Pietro, con più discesa che salita (-350m circa) ma questo tratto comprende l’ascesa a Monte Comune (1 km al 21%) che, con quasi 25km e 1.400m di dislivello nelle gambe, potrebbe sembrare più faticosa del solito. Prima della conclusione resta solo la breve e comoda salita dalla sella di Arola alla sella di Monte Vico Alvano, ma si tratta di appena 500m al 15%.
La salita mediamente più ripida di questa MaraTrail Amalfi - Colli San Pietro è quella fra sella San Marciano e Punta d’Aglio (900m al 24%), la più impegnativa sarà la lunga ascesa continua dello Scalandrone (3km al 17,5%) per andare dai 515m di Minuta ai 1.040 di S. Maria dei Monti.
In quanto alla logistica dipenderemo dall’orario del primo bus utile fra Sorrento ed Amalfi. Infatti, ai maratoneti della Penisola e probabilmente anche chi proviene dal lato di Napoli converrà raggiungere con mezzi propri Colli San Pietro, da dove andranno in bus ad Amalfi (dove troveranno i colleghi amalfitani) per poi tornare lì a piedi. In alternativa, con un congruo numero di sicuri partecipanti, si potrebbe anche organizzare un trasporto privato collettivo dai Colli fino a Amalfi. Gli Amalfitani avranno ovviamente bisogno del trasporto Colli – Amalfi a fine MaraTrail.
Anche se, chiaramente, i 31 km si possono fare in molto meno tempo, per goderci una MaraTrail comoda (sosta picnic, pausa caffè e foto) e sicura avremo bisogno di una decina di ore a disposizione. Altro elemento vincolante sarà il calar del sole, passato giugno ogni giorno sarà più corto ed avremo meno ore di luce. Pertanto, al momento non è possibile stilare una tabella di marcia precisa, non sapendo a che ora si potrà partire né entro che ora si dovrà concludere.


Anche se non ce ne dovrebbe essere più bisogno, si ricorda che per le MaraTrail vigono Decalogo FREE ed Eptalogo Camminanti.
Si sottolinea inoltre che la partecipazione è del tutto gratuita sotto la propria responsabilità e che sono necessari abbigliamento e calzature adatte, con suola antisdrucciolo.
Inoltre, è di fondamentale importanza essere assolutamente autosufficienti ed in grado di percorrere la distanza prevista (non sottovalutare i circa 1.800m di dislivello).
Si ricorda che i sentieri presentano fondo vario e spesso accidentato, salite e discese ripide, tante scale e brevi tratti esposti.

mercoledì 16 dicembre 2015

I miei sentieri preferiti (6) e nuova cartina

fra la Croce di Capodacqua e la sella di Arola
passando per Monte Comune, ovviamente ...

Procedendo verso l'estremità della Penisola, della quale tratterò nel prossimo post, c'è un altro percorso quasi completamente in crinale, che può essere percorso in entrambe i versi con medesima (grande) soddisfazione.

Il tratto del quale vado a scrivere, che si è meritato uno posto fra i magnifici 7, è quello fra la Croce di Capodacqua e la sella di Arola, a monte della Selva dei Morti. In mezzo, come molti di voi ben sanno, c'è Monte Comune che, con i suoi 881,7 metri s.l.m., è la maggiore altura a ovest del Faito. Quello che forse pochi sanno è che i suoi pendii meridionali sono i più ripidi dei Lattari infatti dal ciglio del pianoro a pascolo (870m) in pianta il mare si trova a un solo chilometro.

Come dicevo, non ci sono alture neanche lontanamente simili a ponente e quindi la vista in quella direzione può spaziare liberamente sulla serie di vette gradualmente minori: Vico Alvano (641m), Tore (526m) e San Costanzo (più esattamente Santa Croce, 495m) per poi risalire ai 587m del Solaro, ma questo si trova sull'isola di Capri.
La suddetta estrema pendenza a sud fa sì che a ponente di Capodacqua non ci siano traverse percorribili in sicurezza da quel versante (e addirittura non ci siano nemmeno sentieri in costa, se non qualche traccia poco sicura) e, visto che l'antica mulattiera fra il cancello di Arola e Tordigliano è da anni impraticabile, per tornare sulla statale amalfitana si deve arrivare fino a Colli San Pietro, dopo aver valicato monte Vico Alvano.
A nord, al contrario c'è modo di collegarsi con via Bosco (che unisce le frazioni alte di Vico Equense) ad Anaro (Moiano), Ticciano, Preazzano, Arola. Pertanto chi non ha intenzione di percorrerlo in ambo le direzioni (soluzione da non scartare, assolutamente non peregrina) potrà chiudere sul circuito utilizzando i mezzi pubblici della linea Sorrento - Amalfi (SITA) o quelli della circolare di Vico Equense (EAV).
Per uniformità con la successione dei percorsi precedentemente descritti, procederò verso i Colli. L'inizio è una breve salita che escluderei dal tratto, ma purtroppo è necessaria. Sembra facile e poco ripida, ma la battuta è in pendenza e per assurdo, preferisco la salita della Conocchia, ben più ripida. Per fortuna è breve e subito si passa su un sentiero estremamente piacevole egualmente pendente, forse di più, che ben presto si avvicina al margine della falesia e si affaccia sulla costa da Positano a Capo Sottile (Praiano). Di tanto in tanto voltatevi per apprezzare l’ampio valico di Santa Maria del Castello, dominato dalla Conocchia e Sant’Angelo a Tre Pizzi.
   
A metà ascesa non dimenticate di effettuare una brevissima deviazione panoramica sul piccolo promontorio che non potete non vedere. In prossimità della fine della salita si attraversa un boschetto di querce e, subito dopo aver superato una prima recinzione, si inizia a camminare in una distesa pressoché pianeggiante, inusitata per la penisola, fra erba e fiori. Si procede all’esterno di una seconda recinzione prima per un paio di centinaia di metri verso sud e poi altri 200m verso ovest prima di scavalcare un’ennesima recinzione.
   
Prima di iniziare la discesa una sosta è d’obbligo per ammirare il panorama, in particolare verso Capri, anche se sarebbe inutile suggerirlo in quanto non se ne può fare a meno. Fino al cancello di Arola il panorama sarà quasi uguale ma questo è il migliore per essere il più alto.
Se nel corso della prima parte della discesa perdeste i segnavia, non vi preoccupate più di tanto ... dirigetevi verso l'unico rudere che vedete. Segue un breve tratto quasi in piano, non sempre evidente a causa della vegetazione invasiva, se avete dubbi mantenetevi vicini al margine dei campi, spesso coltivati. Iniziata la discesa su un sentiero ben evidente ricordatevi di lasciarlo dopo pochi metri spostandovi ancora una volta verso sinistra (cercate i segnavia bianco-rossi).
   
Il resto della discesa è facile da individuare ed essendo stato segnato più volte in epoche diverse non vi meravigliate se troverete segni discordanti e un mare di tracce. Avvicinandovi alla sella di Arola avrete modo di notare che ci sono due passi divisi da una piccola altura (584m). Fra essi ci sono vari sentieri, il più panoramico è ovviamente quello di crinale (marcato in rosso). Comunque arriviate alla seconda, vi consiglio di portarvi sullo sperone di roccia viva (541m) e sul piccolo promontorio successivo (544m) che si protendono verso il mare, punti di vista unici. (le due foto qui sopra)
Lungo tutto il percorso la macchia è estremamente varia, in qualunque stagione ci sono fiori e in primavera si possono osservare anche orchidee numerose sia per varietà che quantità.
   
In questo tratto dell’Alta Via dei Monti Lattari (CAI300) solo una minima parte del cammino è costituito da sentieri pubblici e storici. Aggiungendo la carenza di rocce, alberi e muri sui quali marcare i segnavia si capisce perché talvolta è difficile individuare la tracce. Non da ultimo, a causa della poca evidenza di un percorso certo e della possibilità di andare quasi dovunque, nel corso degli anni gli escursionisti sono passati qua e là lasciando un’infinità di tracce. La vegetazione spesso ha coperto i vecchi segni bianco/rossi e chi li andava a ripassare, non trovandoli, li posizionava differentemente e quindi, come già detto, se ne trovano parecchi discordanti.
Per facilitare l’orientamento dei non conoscitori dell’area descrivo il percorso per punti salienti, rendendo quasi non necessari i segnavia (ma di tanto in tanto è comunque meglio prestarvi attenzione):
  • dalla croce di Capodacqua sentiero e, appena termina la staccionata a destra, iniziare a salire (segnavia evidenti)
  • lungo la salita mantenevi a sinistra, al margine dei pendii più ripidi
  • dopo aver scavalcato la prima recinzione (con comoda scala in legno) mantenetevi all’esterno della successiva fino all’inizio della discesa (a metà strada angolo retto verso destra)
  • usciti dalla recinzione dirigetevi verso il rudere (unico a vista) al margine di un boschetto
  • dal rudere, proseguire quasi in piano fra gli alberi, poi mantenersi a sinistra
  • all’inizio della nuova discesa, attenti a non farvi ingannare dal sentiero che gira verso la valletta a destra; lasciatelo subito e proseguite mantenendovi sul crinale, fino a trovare qualche segno in prossimità dell’inizio di un pendio più  ripido
  • arrivati nella prossima sezione pianeggiante, su una cresta rocciosa, poggiare a sx passando fra le due piccole alture di pari quota (647m)
  • di lì in poi è impossibile sbagliare essendo il sentiero ben evidente ed in buona parte limitato da staccionata in legno.
Ho unito le cartine già pubblicate su www.giovis.com del percorso Santa Maria del Castello - Colli San Pietro (sezione dell’Alta Via dei Monti Lattari - CAI300) in una sola che, ovviamente, è un po' più difficile da gestire. In compenso, l’ho ampliata a nord e a sud in modo che anche chi non conosca l’area si possa rendere conto di come si possa tornare su una strada. A chi la vorrà stampare consiglio di dividerla almeno in due A4 orizzontali (per il solo sentiero) o verticali (per la mappa completa), mentre sarà molto più comoda per chi la vorrà caricare su tablet, smartphone o simili dove potrà ingrandirla e farla scorrere a proprio piacimento. 

domenica 27 settembre 2015

Monte Vico Alvano una settimana dopo il devastante incendio

Ancora una volta un post di interesse locale anche se gli incendi sono più o meno simili dovunque.
Come programmato sono andato a rendermi conto dei danni provocati dal vasto e prolungato incendio che ha interessato Monte Vico Alvano poco più di una settimana fa. Si è detto che l’incendio stavolta è stato innescato dall’auto andata a fuoco nei pressi di Tordigliano (statale Amalfitana), ma pur essendo vero ed accertato il fortuito incendio della vettura, mi restano dei dubbi su come il fuoco abbia potuto fare tanto cammino apparentemente senza una vera continuità, salendo lungo le pendici meridionali dei Lattari e ridiscendendo il versante ovest. Non ho elementi certi per affermarlo, ma l’ipotesi di “qualcuno” che abbia approfittato di un incendio fortuito per appiccarne un altro voluto e mirato non mi sembra del tutto lontana dalla realtà.
Passando ora all’argomento della fruizione del sentiero principale (facente parte dell’Alta Via dei Monti Lattari, CAI300) comincio col dire che la transitabilità non è stata in alcun modo compromessa. C’era da aspettarselo in quanto non ci sono tratti esposti, non ci sono parti soggette a frane o caduta massi ed era estremamente improbabile che qualche albero caduto potesse bloccare il sentiero. Tuttavia le conseguenze di questo incendio sono un po’ diverse dagli altri occorsi di recente come nell’area San Costanzo e Marecoccola. In questo caso la superficie andata a fuoco è più vasta (anche se in buona parte ripidissima, priva di qualunque traccia percorribile) e la sezione di sentiero interessata (bordata da vegetazione arsa) è lunga ben oltre i 3 chilometri.
   
Il paesaggio è più desolante degli altri simili ed il sentiero (anche a causa delle recenti piogge) mi è apparso più pietroso del solito. I panorami “a lunga gittata” restano senz’altro belli e affascinanti, ma allo stato attuale nelle immediate vicinanze degli escursionisti c’è ben poco da ammirare. I frequentatori abituali del sentiero che speravano che almeno si fosse ottenuto un vantaggio trovando il passaggio fra gli arbusti (che spesso quasi “chiudono” le tese) allargato e senza frasche invadenti rimarranno delusi. Che possa far piacere o meno questa situazione non è assolutamente migliorata. (foto del percorso da Colli San Pietro al cancellodi Arola)
Fin qui le cattive notizie conseguenti all’incendio (pessima notizia), ma come avevo anticipato nell’introduzione dell’album di foto scattate  Per certi versi i danni sono stati maggiori di quanto mi aspettassi, per altri minori di quanto temessi.” e quindi ora spiego cosa intendessi dire. Pur essendo vero che la devastazione è quasi totale e che le ceneri coprono quasi tutto, mediamente gli arbusti sono apparentemente in condizioni migliori di quelli della Marecoccola e San Costanzo. Ciò lascia molto ben sperare vista la velocissima ripresa della vegetazione negli altri due casi (foto "dimostrative" in questo album).
   
Osservando ciò che è rimasto o anche semplicemente comparando le foto si può dedurre che lungo le pendici di Monte Vico Alvano il fuoco è passato tanto velocemente da non riuscire a carbonizzare gli arbusti. Di conseguenza, se lungo il sentiero della Marecoccola (Sirenuse) folti gruppi di verdi germogli sono già spuntati fra ramoscelli completamente neri e senza una sola foglia c’è da aspettarsi che i cespugli di Monte Vico Alvano appena anneriti e ancora con frasche, seppur secche, si riprendano più che bene ed in tempi rapidi.
Staremo a vedere ...

domenica 20 settembre 2015

Sirenuse e non solo: incendi e ciò che segue

Questo post è chiaramente “locale” e rivolto in particolare agli escursionisti.
Una decina di giorni fa un ulteriore incendio ha interessato il circuito escursionistico delle Sirenuse, nei pressi di Borra, poco più in basso e più a ovest di quello del 13 agosto. Il sentiero continua ad essere normalmente percorribile.
Si sta provvedendo a ripulire i lati della traccia ed a potare gli arbusti completamente bruciati in modo da favorire la crescita di germogli più vigorosi, se ciò dovesse accadere. Approfittando dell’incendio si torna a passare sulla vecchia traccia CAI, a monte della ripida scala con passamano, molto più comoda, sicura e panoramica di quella “comparsa” una decina di anni fa.
In alcuni brevi tratti, a causa della mancanza (temporanea) di vegetazione che guidava gli escursionisti creando barriere naturali, sono stati aggiunti alcuni segnavia rendendo più facile l’individuazione del percorso a coloro che non lo conoscono.
   
In questa serie di foto del 12 settembre si vedono i danni del fuoco di una decina di giorni fa, arrivato fino al margine del sentiero, la bonifica della scala (rimozione del passamano bruciato) e l’aggiunta di segnavia. Altre indicazioni le trovate nelle didascalie delle foto.
Una buona notizia è che ieri, andando a rendermi conto dei danni dell’incendio su Monte Vico Alvano del 18-19 settembre, ho anche fatto una veloce puntata al Pizzetiello (Sirenuse) notando che molti arbusti e alberi hanno già cominciato a rigettare. Ci sono tanti nuovi germogli di mirto, molti di tagliamani e di ginestra, ma ne ho notati anche vari di lentisco e alcuni di erica e roverellaEcco una dozzina di foto di germogli vari anche se la luce non mi ha favorito (cielo completamente coperto). Le specie ritratte le trovate nelle didascalie delle foto.
   
Nei prossimi giorni, sperando in una luce migliore, andrò a Monte Vico Alvano e, potendo, mi spingerò anche fino alla croce e alla sella di Arola e, ovviamente, vi terrò informati. 
Questo è uno scatto di ieri, mentre si vedevano ancora vari fili di fumo.

mercoledì 14 gennaio 2015

Al lupo, al lupo! … Al fuoco, al fuoco!

Pur non meravigliandomi più di niente (avendo una certa età e una certa esperienza di vita) continuo a non trovare ragioni o motivi per l’insensata abitudine di fare di un evento (seppur spiacevole) una catastrofe. Quante volte vi sarà capitato di leggere titoli come “Crolla palazzo”, ma poi scoprire che si trattava di un paio di calcinacci caduti da un cornicione, o “Strage di …” attribuito alla morte di un paio di esemplari di qualsivoglia specie dimenticando (o ignorando) il reale significato della parola: “Uccisione di una grande quantità di persone o di animali”. E non voglio, in questa sede, allargare il discorso al pessimo e fuorviante uso che anche testate nazionali, in particolare parlando di sport, fanno di termini come “eroe” associandolo a uno strapagato atleta. Definizione di eroe: "chi, in imprese guerresche o di altro genere, dà prova di grande valore e coraggio affrontando gravi pericoli e compiendo azioni straordinarie."
Dal titolo avrete probabilmente presagito che in questo caso mi riferisco invece alle solite descrizioni di incendi “devastanti” che "desertificano aree immense" e "riducono in cenere decine di ettari di macchia e boschi" ...
Badate bene, non giustifico assolutamente i piromani e non sarò certo io ad oppormi a qualsivoglia punizione esemplare gli si voglia infliggere ... ma perché chi ci fornisce opportunamente la notizia, che è bene che venga divulgata quanto più possibile, non si limita a descrivere cosa è veramente successo e quali sono le effettive conseguenze?
A lungo andare chi crederà più ai titoli e alle descrizioni catastrofiche?
In questo specifico caso, i tanti che nei giorni scorsi hanno percorso il Nastro Azzurro o la Meta-Amalfi in prossimità dei Colli di San Pietro si sono resi conto che i danni alla vegetazione di Monte Vico Alvano sono limitati ad uno spicchio del suo versante occidentale, esettamente il cuneo fra la seconda e terza Tesa come è possibile vedere da questa foto.


Servono frasi come "rischia di minacciare le case ed il Castello Colonna" o peggio "l'incendio si è allontanato dalle case dirigendosi verso la croce ed estinguendosi dopo aver bruciato tutto" riportate e copiate da vari siti, blog e giornali online?? Voglio sottolineare il "bruciato tutto" ... vi sembra una descrizione accurata e veritiera? O è tutto tornato verde in una sola settimana? In merito a quest'ultima ipotesi nutro seri dubbi.
In questo album Google+ ho pubblicato 40 foto per far vedere parte di ciò che è realmente andato a fuoco (purtroppo), ma anche e sopratutto mostrare che tutta la parte alta è solo secca (come è normale che sia in questa stagione), che il sentiero è perfettamente transitabile e, con le foto panoramiche, che resta una delle più belle e facili escursioni della parte sorrentina dei Monti Lattari.

Come già ebbi modo di scrivere di recente, io sono come San Simone ... prefirisco controllare di persona. Come avrete notato, quando ho notizia di qualche "disastro" che interessa natura e/o sentieri alla prima occasione vado a verificare e poi cerco di descrivere la situazione nel modo più preciso (reale) possibile avvalendomi anche di foto e talvolta di cartine realizzate all'uopo (vedi mappa essenziale a sinistra. Vi rassicuro infine confermando che la passeggiata è tuttora fattibile, senza neanche il pericolo di sporcarsi. I vari (soliti) inneschi in sequenza sono stati piazzati al margine della seconda Tesa ed il fuoco non ha superato il muretto che delimita a valle la terza Tesa. Tutta la parte sommitale non ha subito il benché minimo danno.
Andate quindi a Monte Vico Alvano e chissà che non riusciate ad evitare qualche ulteriore incendio o ad avvisare chi di dovere prima che il fuoco si propaghi. So di persone che avevano in programma tale escursione ma, a causa delle notizie allarmistiche (Cui prodest?), hanno cambiato percorso.

sabato 5 luglio 2014

Escursionismo: intervento sul sentiero di Monte Vico Alvano

Un'altra notizia relativa alla percorribilita' dei sentieri ... ed è una buona notizia. 
Un volontario ha "sfrascato" il tratto compreso fra il secondo e terzo tornante della mulattiera di Monte Vico Alvano. Si tratta del segmento più lungo e quello che da sempre è più soggetto a chiudersi.
Approfittatene! Vi ricordo che salendo al mattino, neanche eccessivamente presto, troverete il sentiero quasi tutto in ombra e quindi fresco.