sabato 18 gennaio 2020

Ultima novità per l’escursionismo: il COPYRIGHT sui percorsi!!! © ®

Fra pseudo giornalisti (vedi post del 13 gennaio), fuffoguide, associazioni fantasma, ciarlatani e cialtroni, 1 ne fanno e 100 ne pensano!
Pur essendo ben lontano dai sentieri nostrani, mi piace essere informato ed informare in merito a problemi di transitabilità, escursioni di amici ed altri gruppi e quindi vado a leggere avvisi e proposte varie. Stamane mi sono imbattuto su un avviso di una “misteriosa” escursione da Ravello. Non si sa chi sarà la guida, non c’è l’itinerario ma semplicemente punto di partenza e una meta intermedia, non c’è una faccia, né una sede, né un cognome … solo tale Antonio da contattare per la prenotazione (obbligatoria). Non è chiaro se Trekkingreen (si trova solo una pagina FB) sia un’associazione, bacheca per avvisi escursioni o altro. Ma ciò che mi ha colpito è stata la smisurata lunghezza del Regolamento che (dopo molti punti con tanti obblighi e qualche consiglio) si conclude così:



Ma dove vive questa gente? Associazioni e persone qualificate pubblicano da anni tracce e cartine disponibili per il download gratuito … per tutti
Quali percorsi misteriosi si percorreranno con Antonio (o altra guida) tanto segreti da non poter essere divulgati? 
Perfino il più smemorato e distratto degli escursionisti "seri" della Costiera (anche senza essere GUIDA) conosce a memoria tutti i sentieri e soprattutto le scale fra Ravello, Amalfi, Atrani e Minori
Sul sito www.caimontilattari.it si trovano informazioni e file scaricabili (*.gpx, *.kml e *.pdf) dei numerosi sentieri della zona; la cartina dettagliata dei sentieri fra Pontone e Torre dello Ziro (al lato) è sul mio sito dal 2003, vale a dire già da 17 anni! 
Pensano che il gravoso compito della guida sia solo quello di indicare un percorso che solo lui o loro conoscono e quindi vogliono proteggere i loro importantissimi “segreti professionali” con un © copyright?
Non pensano che invece una vera guida debba conoscere tradizioni, essenze locali e loro uso culinario e officinale, storia, fauna, geologia, ecc. e che i sentieri sono bene comune da condividere? 
O si tratta di GRANDI GUIDE dell'ultima ora che conoscono solo due o tre percorsi (Sentiero degli Dei, Valle delle Ferriere e Punta Campanella ... dove è pressoché impossibile perdersi) e ora pensano di essere al top per aver "scoperto" una scalinata poco transitata che vorrebbero mantenere sconosciuta ai più? 
Mi dovrò affrettare a procurami il copyright i percorsi che ho ideato in passato, dal quello di Athena a quello delle Sirenuse, dal Giro di Santa Croce (Vuallariello) al Circuito dell'Isca, le passeggiate come la Camminata dei 23 Casali, i trekking come Vagrant Trail e varie MaraTrail, anche se sono online da anni, con cartine dettagliate, a disposizione di TUTTI (e gratis).

Avrà forse avuto ragione Umberto Eco quando affermò:

E per “visitare alcuni monumenti di Ravello” non sarebbe meglio considerare anche l'intervento di una guida turistica autorizzata, ammesso che ci sia quella escursionistica?

giovedì 16 gennaio 2020

I primi 10 film del 2020, fra i quali c'è anche 1917

A partire da quest'anno dopo quattro intensi anni di recensioni (oltre 1700) ne ridurrò il numero per essere impegnato su troppi fronti e quindi raggrupperò 10 film per volta e parlerò solo di quelli più notevoli o discutibili.
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Il più sorprendente di questo primo gruppo è stato
La cité des enfants perdus (Marc Caro e Jean-Pierre Jeunet, Fra, 1995) * con Ron Perlman, Daniel Emilfork, Judith Vittet, Dominique Pinon * IMDb 7,6 * RT 79% 
IMDB lo inserisce nel genere psychotronic (cercata la definizione nello stesso sito ho appreso che si tratta di una miscela di fantascienza, fantasy e horror!) ed è stato per entrambe gli autori il secondo loro film, ultimo del loro sodalizio. Pare che in Italia sia uscito solo in versione home video, nonostante il gran successo del precedente Delicatessen, del quale, in parte, ricalca lo stile. Questo è un film che, se fosse stato promosso da una potente produzione e presentato in più Festival, avrebbe fatto man bassa di premi, specialmente in merito alla scenografia. Comunque vanta la Nomination alla Palma d’Oro a Cannes, Premio César per la scenografia e nomination per fotografia, costumi e musica. Se fosse esistito un Oscar per la “fantasia”, l’avrebbe senz’altro vinto. Indescrivibile in poche righe, sia per l'incredibile serie di personaggi a dir poco stravaganti sia la complessità della storia e per evitare spoiler, leggete in rete quanto volete e, specialmente se vi è piaciuto Delicatessen, cercate La cité des enfants perdus in internet o sulle bancarelle di dvd usati e guardatevelo. Io l’ho scoperto per caso in una edizione speciale (spagnola) con due dischi, uno per il film e uno con tanti extra fra cui la storyboard.

Segue uno dei più “nominati” (10 candidature) per gli Oscar 2020, con i soliti rating spropositati su IMDb (ormai tutte le grandi produzioni ne tengono conto e per i primi mesi si adoperano per far apparire cifre vicine al 9, che inevitabilmente scenderanno) ma, a ben guardare, si nota che già ora ci sono tanti 1 di spettatori che si meravigliano delle esagerate lodi.
1917 (Sam Mendes, UK/USA, 2019) * con Dean-Charles Chapman, George MacKay + Colin Firth, Mark Strong e Benedict Cumberbatch in una scena ciascuno * IMDb 8,7 * RT 90% * 10 Nomination Oscar
A fronte di un eccellente lavoro con le riprese e un montaggio che vorrebbe sembrare un lunghissimo piano-sequenza (ma non lo è) interrotto solo poche volte da qualche nero, c’è una sceneggiatura assolutamente non credibile e una scarsa attenzione alla continuità. Nonostante le giravolte posizionate ad arte per mascherare le congiunzioni di scene non sempre il trucco riesce bene. 
Nelle prime scene la camera segue e poi precede i due caporali che procedono rapidamente nella trincea, ricordando a tratti l’ottimo Son of Saul (Oscar film straniero 2016). Le riprese continuano ad essere interessanti durante quasi tutto il film ma l’atteggiamento dei militari è molto poco credibile (specialmente stando vicino al fronte) e ciò che viene mostrato è spesso incongruente.
SPOILER (forse) – secondo me non lo sono in quanto si tratta per lo più di goofs, ma saltate queste righe colorate se non volete correre rischi.
Fin dall’inizio sembra che i due non abbiano idea di cosa significhi “URGENTE”, e quasi bighellonano nonostante il personale coinvolgimento emotivo. Si infilano dove nessun essere umano di buonsenso entrerebbe, a maggior ragione se militari in territorio da poco abbandonato dal nemico. Ciò che si vede prima, scompare in controcampo (non solo l’evidente albero ma anche l’ospedale da campo). Come in tanti film, purtroppo, i protagonisti che stanno per essere “investiti” (da qualunque cosa: valanga, auto, acqua, …, proiettili) corrono esattamente davanti al pericolo allo scoperto e nessuno mai si scansa per cercare riparo (cosa che dovrebbe essere naturale). I protagonisti assistono nemici feriti e procedono ad accurate inutili ispezioni (tanto il messaggio è “urgente” …). Il sangue macchia una foto ben distante dalla ferita e in modo incredibile. Attraversano un canale camminando pericolosamente sulla sponda del ponte crollato invece che al lato. Dopo essere stati in un torrente (con rapide e cascate, altamente improbabili in un'area assolutamente pianeggiante) ed avendo quindi la divisa zuppa (fatto sottolineato da un commilitone) dalla stessa, improvvisamente asciugatasi, appaiono foto e missiva su carta assolutamente asciutte. Ci vuole molto tempo al messaggero per capire che correndo lungo la trincea al suo esterno farebbe molto prima, e quando si decide a farlo esce dalla parte sbagliata scontrandosi con quelli che partono all’assalto (ovviamente dall’altro lato non avrebbe incrociato nessuno). Sottigliezza da orientista-escursionista: dopo aver guardato la bussola dice: “ora dobbiamo andare a sud-est” indica la direzione con la mano e partono con il sole esattamente alle spalle! A che ora di un giorno all’inizio di aprile in Francia il sole si trova a nord-ovest??? MAI. Si potrebbe continuare con le “incredibili” avventure notturne nella città quasi completamente distrutta (ma con insufficienti detriti) e con il fatto che, sempre per la “somma urgenza”, si ascolta un intero canto all’alba prima di decidersi a parlare con l’attenta platea di soldati che non badano minimamente al nuovo arrivato pur trovandosi a ridosso del fronte. Le condizioni di varie trincee sono dubbie, specialmente quelle che, a quanto viene detto, sono state scavate durante la notte precedente. In qualche caso si possono trovare spiegazioni, in qualcosa posso essermi sbagliato, ma nel complesso (seppur cinematograficamente molto migliore) mi sembra che sia sulla stessa linea di Hacksaw Ridge, subito acclamato e poi aspramente criticato per la parte dell'azione strettamente militare.  
Quindi, se volete godervi solo le riprese dell'ottimo, per non dire eccellente, direttore della fotografia Roger Deakins (il preferito dei f.lli Coen - 12 film con loro - e anche di Denis Villeneuve e dello stesso Mendes) senza farvi coinvolgere dalla storia, è un ottimo film; se vi aspettate di guardare un film di guerra realistico per quanto possibile e con dettagli attendibili, evitatelo. Purtroppo, questo accade spesso quando, per rincorrere la spettacolarità, si trascurano altri fattori importanti.
 
Essendomi dilungato (s)parlando dell’attesissimo 1917 (annunciato in Italia per il 23 gennaio), sarò breve per questi altri due film che meritano certamente una menzione
Les enfants terribles (Jean-Pierre Melville, Fra, 1950) * tit. it. “I ragazzi terribili” * con Nicole Stéphane, Edouard Dermithe, Renée Cosima * IMDb 7,1 * RT 73%
Tratto dall’omonimo romanzo di Jean Cocteau, che curò l’adattamento e sua è anche la voce fuori campo, si tratta del secondo film di Melville, che solo l’anno prima aveva esordito con l’apprezzatissimo Le silence de la mer (IMDb 7,6 * RT 100%) che, spero, riuscirò finalmente a guardare la prossima settimana. La regia e le riprese sono di ottimo livello, come quasi sempre per Melville, la sceneggiatura e i dialoghi sono “quasi teatrali” sia per i contenuti che per la messa in scena. Più che terribili, gli enfants (non ragazzetti ma vicini alla fine dell’adolescenza) sono folli, legati da uno strettissimo rapporto di amore-odio che avrà un enorme ovvio peso nello sviluppo della storia. Film per niente facile, soprattutto per il testo, ma non c’è da meravigliarsi trattandosi di Cocteau … 

Richard Jewel (Clint Eastwood, USA, 2019) * con Paul Walter Hauser, Sam Rockwell, Kathy Bates * IMDb 7,7 * RT 74% * Nomination Oscar per Kathy Bates non protagonista
Ennesima storia “esemplare” proposta dall’ormai novantenne Clint Eastwood, che continua a scegliere personaggi particolari con vite particolari e, in questo caso, si basa su una storia vera. Tuttavia i personaggi non risultano del tutto convincenti, né il protagonista, né l’avvocato, né l’agente FBI. Saranno anche molto aderenti alle persone reali che rappresentano sullo schermo, ma non persuadono del tutto. Ben costruito e rigorosamente diretto, proietta comunque molte ombre sulla stampa e sui sistemi investigativi americani, anche quando si tratta di eventi importanti di carattere nazionale con ripercussioni internazionali (si parla dell’attentato nel corso delle Olimpiadi di Atlanta ’96). Non fra i migliori di Eastwood, ma merita una visione.
 
Gli altri 6 film guardati sono:
I Am Not a Witch (Rungano Nyoni, UK/Ger/Fra/Zambia, 2017)
Rams (Grímur Hákonarson, Islanda, 2015)
Quién te cantará (Carlos Vermut, Spa, 2018)
El gendarme desconocido (Miguel M. Delgado, Mex, 1941)
Mary Shelley's Frankenstein (Kenneth Branagh, USA, 1994)
13 Assassins (Takashi Miike, Jap, 2010)
I primi due sono ben originali e c’era da aspettarselo considerate le ambientazioni nei paesi di origine; entrambi interessanti ma niente di eclatante. BAFTA Film Award e Nomination Golden Camera per Rungano Nyoni e premio Un Certain Regard a Cannes per il regista islandese Grímur Hákonarson.
Interessante e ben girato lo spagnolo Quién te cantará che però paga lo scotto di una sceneggiatura un po' debole e una eccessiva lentezza. Film di routine quello di Cantinflas, mentre sugli altri due meglio stendere un velo pietoso, nonostante i grandi nomi del primo (Branagh è regista e protagonista, con al fianco DeNiro e Helena Bonham Carter) e i rating del giapponese (IMDb 7,6 RT 95%).



Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire dal 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate su questo blog.


mercoledì 15 gennaio 2020

Nomination Oscar 2020: prime considerazioni

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Penso che sia la prima edizione degli Oscar in cui soli quattro film si accaparrano ben 41 Nomination (11 per Joker e 10 ciascuno a The Irishman, 1917 e Once Upon a Time... in Hollywood) e altri quattro 6 ciascuno = 65 Nomination per 8 film. Ognuno dei primi quattro è certamente più che buono, ma nessuno è un capolavoro come alcuni indimenticabili dei decenni scorsi.
Con l’allargamento a 9 candidati per la corsa all’Oscar assoluto (miglior film) è da vari anni che si vedono titoli assolutamente indecenti … come si può pensare di mettere Jojo Rabbit o Le Mans '66 - la grande sfida in competizione con i suddetti 4??? Un ritorno all’antico con 5 soli candidati, o al massimo 7 per non essere troppo drastici nel taglio, sarebbe più che sensato.

 

I magnifici 4 si ritrovano a competere per la regia (con Parasite come quinto contendente), per la fotografia (dove vedo con molto piacere che l’altro candidato è l’altro candidato è The Lighthouse, girato in un superbo b/n), per la sceneggiatura ma divisi fra quelle originali e adattate; non mi sembra ci siano altre categorie nelle quali compaiano tutti e 4 ma certamente le suddette sono le più importanti.
 

Come detto, ci sono film incredibilmente sopravvalutati come Jojo Rabbit, con ben 6 Nomination alla pari con Parasite (certamente di livello molto superiore e che, sulla carta, non dovrebbe avere problemi a vincere il l'Oscar come miglior film straniero contando su ben oltre 5 nomination fra le quali miglior film), con Marriage Story in merito al quale sono ottimista e Piccole donne. Fra tutti i succitati, gli ultimi due sono i soli che non ho ancora guardato.
Parasite è senz'altro una buona dark comedy ma, a mio parere, ha il limite di basarsi non su tanti eventi casuali quasi impossibili, bensì su situazioni molto poco plausibili … il che è ben differente. 
Fra gli altri nominati in categorie importanti (e visti) mi ha colpito che sia stato preso in considerazione l’assolutamente ridicolo Knives Out per il quale non capisco tutto l'entusiasmo suscitato visto che sono cose tutte situazioni trite e ritrite, con interpretazioni non certo memorabili.
Al contrario, similmente al caso di The Lighthouse, noto con piacere l’inserimento di J'ai perdu mon corps fra i candidati in corsa per l’animazione, molto originale, ben disegnato, con un’ottima sceneggiatura (in particolare per un film d’animazione).
In competizione con Parasite per il miglior film straniero c’è anche Dolor y gloria, uno dei migliori film maturi di Pedro Almodóvar, per il quale Antonio Banderas ha ottenuto la sua prima nomination Oscar, e come miglior attore protagonista. Per il Richard Jewel di Clint Eastwood solo la Nomination di Kathy Bates non protagonista. 
Nelle categorie principali si prevede un altro paio di sfide “appassionanti” che sicuramente sfoceranno in infinite discussioni: migliori attori protagonisti e non protagonisti. In effetti la vera battaglia è fra tre per ciascun gruppo (direi quasi due), vale a dire Joaquin PhoenixLeonardo DiCaprio e Adam Driver (protagonisti, in ordine di “merito”) e Joe Pesci, Brad Pitt  e Al Pacino (non protagonisti).
Chiudo con una curiosità. Su un paio di riviste specializzate americane, commentando le Nomination, è stato sottolineato come siano scomparse quasi del tutto quelle “di colore” (dopo la sparata di Spike Lee che portò ad un eccesso l’anno seguente) essendoci solo due candidati: Cynthia Erivo (protagonista di Harriet) e … Antonio Banderas (!). Questi ha dovuto precisare che è “blanco y español”, neanche latino.
 

Se potessi votare, ecco le mie scelte per le principali categorie:
Film - Once Upon a Time... in Hollywood (più omogeneo e bilanciato di The Irishman che è ottimo solo per i primi ¾, poi inutilmente noioso specialmente considerata la durata complessiva di oltre 3 ore)
RegiaScorsese, nonostante la suddetta pecca finale
Sceneggiatura or. - Once Upon a Time... in Hollywood
Sceneggiatura non or.The Irishman
Fotografia - The Lighthouse
Protagonista - Joaquin Phoenix 
Non protagonista – difficile scegliere fra Joe Pesci e Brad Pitt, ma propenderei per il primo, generalmente sottovalutato pur avendo vinto di più come attore rispetto al secondo
Animazione - J'ai perdu mon corps

Questo per quanto ho visto; fra gli 8 che hanno monopolizzato le Nomination mi mancano solo Marriage Story e Piccole donne
Prossimamente post con le recensioni dei "magnifici 4", aggiungendo quella di 1917 (visto ieri) alle tre già pubblicate. Confronto sotto vari aspetti.

lunedì 13 gennaio 2020

Sentiero degli Dei: perché ci si meraviglia degli incidenti?

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Un’amica mi ha raccomandato la lettura di un ennesimo articolo che parla a vanvera del più famoso sentiero della Costiera Amalfitana. Pur essendo molto breve, l’autore è riuscito a inserire una quantità di informazioni inesatte oltre a indurre il lettore a sottovalutare le difficoltà del percorso. Il Sentiero degli Dei risulta certamente facile agli escursionisti abituali e ben attrezzati ma non è una passeggiata nei giardinetti pubblici come chi vuole avvicinarsi all’escursionismo è portato a credere. La nota conseguenza è quella di incontrare lungo lo sconnesso cammino persone lampantemente inadatte e mal attrezzate, a cominciare dalle fondamentali calzature (si vedono tacchi, flipflop, mocassini, …).

Ma, come anticipato, il testo include una incredibile percentuale di notizie errate, alcune delle quali risibili. Già in questi primi due paragrafi ce ne sono tante da lasciare sconcertati, un paio contraddette nelle righe successive.






Per oltre 20 anni, nonostante le mie indagini, non ho mai trovato una spiegazione certa e credibile in merito all’origine del nome Sentiero degli Dei e solo ora viene svelato l’arcano … perché nessuno me lo ha detto prima? Come non immaginare gli Dei greci in fila percorrendo il Sentiero guidati da Zeus (Giove) in persona per andare a salvare Ulisse dalle Sirene? Ma Ulisse non evitò il pericolo facendosi legare all’albero della sua nave? Devo aver avuto informazioni sbagliate! E da qui a scoprire quindi che l’Olimpo (residenza degli Dei della mitologia ellenica) non era un monte greco, bensì il Sant’Angelo a Tre Pizzi, culmine dei Monti Lattari, il passo sarà breve.

Il secondo paragrafo non è da meno: Nocelle è stata spostata dall'altro lato del Vallone Porto e situata su Monte Pertuso (sic!). Quest'ultimo sarebbe forse Monte Gambera (quello con in pertuso"), che domina la frazione Montepertuso (un'unica parola)? Inoltre fra Agerola e Nocelle ci sono circa 6 km e i sentieri, che io sappia, non "durano". Prima di passare oltre, memorizzate la frase "per secoli l'unica strada che collegava i borghi della Costiera Amalfitana". Il testo continua con la ancor più dubbia descrizione sommaria del percorso introdotta da "E’ possibile percorrere due diversi sentieri: il Sentiero Alto e il Sentiero Basso."



Sorvolando sull'uso del termine trekking, al lettore si fa quindi intendere che da Bomerano si va a Santa Maria del Castello e quindi a Capo Muro (assolutamente falso) ... e
di lì si proseguirebbe per Nocelle??? Oltretutto si dimentica di menzionare M. Tre Calli (1.102m) e la ancor più importante frana. Poi continua:



Le prime due affermazioni ("sicuramente adatto anche a chi non è allenato" e "semplice da percorrere") sono quelle che attirano sul sentiero anche i più incapaci e sprovveduti, ovviamente i più soggetti a rischio su un sentiero che proprio semplice non è e 6 km su terreno sconnesso con tanti saliscendi e scalini non sono certo adatti a tutti. Fra Grotta Biscotto (senza "del" che conferirebbe diverso significato) e Colle la Serra (Colle Serra si trova sui Monti del Demanio) effettivamente si passa al lato di un imponente pinnacolo sulla cui parete che guarda verso il sentiero fu apposta una targa dedicata ad Ettore Paduano sulla quale (se ci si riesce nonostante la distanza e l'inevitabile scolorimento) si legge: "Su questo sentiero degli dei Ettore Paduano iniziò alla montagna tanti giovani della sezione di Napoli del Club Alpino Italiano” (sic et simpliciter!). Come può essere stato lo "scopritore" se per secoli è stato l'unico collegamento fra la valle di Agerola e Positano? (ricordate quanto scritto in precedenza?). Inoltre se fosse stato lo "scopritore", lo stesso CAI non l'avrebbe doverosamente ricordato nella dedica? 
In fondo a questo breve ma pregnante articolo l’illuminato autore fornisce altra informazione sorprendente:
La manutenzione del sentiero è affidata ai volontari CAI e alle associazioni locali che organizzano passeggiate e trekking alla scoperta di questo angolo di paradiso.
Qualcuno degli addetti ai lavori era al corrente di tale novità in merito alla manutenzione del sentiero? 
Pur essendo quelle le ultime parole, le sorprese non sono finite …
Come potete vedere nello screenshot in basso, a margine della condivisione dell’articolo di Viaggiando-Italia.it, apparsa ieri sera sulla pagina FB del Parco Monti Lattari, si legge:
Continuano ad arrivare risultati e soddisfazioni delle nostre attività di porzione e valorizzazione del nostro Parco Regionale dei Monti Lattari 
Grazie a viaggiando-Italia.it che ha risposto alle nostre istanze e promosso positivamente i nostri sentieri.


Ma chi va a leggere l’articolo da PC (su smartphone non appare) avrà la sorpresa di leggere che la pubblicazione risale a quasi 3 anni fa (14 marzo 2017)! e quindi la domanda che sorge spontanea è:
chi vuole prendere per i fondelli chi? Viaggiando-Italia facendo credere al Parco di aver accolto le sue richieste, o il Parco vuole ingannare gli internauti facendo passare per attuale un articolo di 3 anni fa?

Per fortuna non è un dubbio che ci toglierà il sonno.

venerdì 10 gennaio 2020

“Riesumati” parte dei contenuti del primo www.massalubrense.it

Scavando nei miei archivi per l’operazione di recupero delle foto scomparse con la chiusura di Google+, è tornato a galla anche il backup del mio primo sito, così com’era a fine settembre 2004. Lo registrai e pubblicai il 20 marzo 2000 (quasi 20 anni fa!) per poi cederne proprietà e gestione il 1° ottobre 2004. Non esistevano certo i social e neanche il sito istituzionale del Comune e (quasi sicuramente, mi corregga se sbaglio) nemmeno le pagine del benemerito Lello Acone. Eravamo agli albori dei siti di interesse locale e, probabilmente anche per mancanza di concorrenza, ebbe un notevole successo, con numeri invidiabili da molti ancora oggi: 24.353 visite nel 2001, 33.181 nel 2002, 45.557 nel 2003 e oltre 42.000 nei soli primi 9 mesi del 2004, quindi una proiezione annuale di quasi 60.000 visite, considerando la costante crescita e l’aumento visite a fine anno.


Così, anche se non sarà cosa semplicissima, ho pensato di adattare una parte delle pagine dell’epoca che ritengo ancora interessanti. Alcune perché atemporali (leggende, tradizioni, artigianato, …) altre per lo sfizio di alcuni di potersi rivedere “come eravamo” (p.e. sfilate, competizioni ludiche e sportive, acc.). E a tal proposito ho scelto di iniziare con le foto di tre Carnevale a Termini (ed. 2002-2004). 
Vari di questi giovani di allora sono oggi genitori e i loro figli sfileranno nel prossimo Carnevale, fra poco più di un mese.




Erano i primi anni della fotografia digitale accessibile (penso che il formato max fosse 800x600) e le foto si pubblicavano in dimensioni ancora minori altrimenti sarebbero state troppo pesanti per essere visualizzate! Quindi accettatele così come sono, relativamente piccole e non di eccelsa qualità, guardatele per pura curiosità. Nella pagina ho riassunto poche note descrittive e i titoli della maggior parte dei carri e gruppi. Nei prossimi giorni metterò online altre foto e comincerò a pubblicare vari testi.
Per essere aggiornati in merito alle prossime pubblicazioni visitate la homepage delle pagine recuperate dal mio vecchio sito massalubrense.it, inclusa nel mio sito giovis.com o seguite la pagina FB Epicureismo Eclettico.

lunedì 6 gennaio 2020

Jeranto: la serie (non televisiva, ma social)

Post da leggere e guardare fino in fondo
A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca (Giulio Andreotti)
Le voci corrono e si rincorrono, si avanzano tante ipotesi ma poche sono le certezze, molti i sospetti in merito ai veri motivi della chiusura, peraltro non ancora comunicata al Comune (con il quale il FAI ha sottoscritto convenzione) e neanche giustificata da foto o altra documentazione.
La telenovela è iniziata dalla pagina bilingue FB Sorrento Amalfi Walk With Us sulla quale è apparso un post (immagine a sx) con la foto del cartello affisso sul cancello d’ingresso della ex cava, ed il testo iniziava con “Why?” e poi “Perché?” nella versione italiana.
Vari geni hanno suggerito di chiedere (il punto interrogativo era ben chiaro ma evidentemente non per loro) e solo dopo varie condivisioni e commenti il FAI (proprietario e gestore dell’area ex ILVA) ha pubblicato il post molto vago che potete vedere qui in basso, ma non ha ancora risposto ad Andrea Milano che per due volte ha chiesto se ci fossero foto. Da notare anche che la foto del FAI è stata scattata in modo che non fosse chiaro che, almeno nella prima parte, non ci fossero ostacoli di sorta ... e non si legge neanche il testo sul cartello. 


In sostanza hanno chiuso 2 cancelli impedendo l’accesso alla piana della cava e alla piattaforma di carico materiale senza avvisare nessuno e tantomeno il Comune con il quale, come è noto, esiste convenzione per il diritto di passaggio. I sentieri sono quindi equiparati ad una vicinale e pertanto, se vogliono impedire il passaggio (qualunque sia il motivo) devono avvisare il Comune e provvedere al più presto alla riapertura.
La cosa puzza molto non solo a prescindere, ma anche perché, come è stato sottolineato in vari commenti:
  • hanno apposto un cartello metallico o comunque duro, come quelli che resistono da anni lì alle intemperie, con logo nazionale ecc. … che non ha niente di provvisorio
  • dicono che ci sono pericoli per danni ai fabbricati e alberatura ma sono stati notati solo un paio di grossi rami caduti e qualche frasca, ma nessun danno evidente agli edifici
  • hanno pubblicato la notizia sul loro Facebook solo dopo che è stata scoperta la magagna 
  • perché hanno messo solo la foto del cartello sul cancello e nessuna dei “danni”???
Come chiunque può vedere dalle foto che seguono la cima spezzata del pino mostrata nelle prime due foto un paio di persone possono spostarla facilmente ma basterebbe uno solo degli operai che hanno potato l'intero uliveto per tagliarlo e spostarlo senza ulteriori aiuti ... e gli altri non sono neanche rami, li definirei frasche; il sentiero è assolutamente sgombro e sicuro. Dicono che i “danni” risalgono al 15 dicembre … in oltre 3 settimane non sono riusciti a rimuovere i rami?  
 
 

Tutto ciò ha alimentato i sospetti e le illazioni in merito a cosa vogliano fare lontani da occhi indiscreti sono state numerose. C’è chi dice che vogliano realizzare qualche abuso edilizio, altri sostengono che vogliano semplicemente fare una “chiusura invernale” che, una volta che sia stata “tacitamente accettata”, potrebbe poi diventare definitiva, facendo cadere nel dimenticatoio la convenzione con il Comune. Questa Amministrazione, già informata dei fatti da una settimana (ma non dal FAI) non dovrebbe richiedere ufficialmente motivo della chiusura (che comunque avrebbero dovuto comunicare prima di chiudere e non dopo 20gg). Non potrebbe mandare un vigile o un tecnico a fare un sopralluogo e verificare se i “danni” giustificano la chiusura? Se un albero o un cornicione è (effettivamente) pericolante in ambito urbano, o ci sono lavori ad una facciata di un edificio, si provvede a delimitare la zona a rischio ma non si chiude l’intera strada. 
Da fonte ufficiale (riportata) “confermano che la chiusura è relativa solo al tratto della cava ed è dovuta ai danni provocati dalla tempesta prima di Natale. Hanno coinvolto un agronomo per mettere in sicurezza una decina di pini e c'è una casa colonica che ha subito danni alla copertura in tegole e alla struttura. Contano a breve di riaprire ma la chiusura che non coinvolge i sentieri è dovuta solo a problemi di sicurezza.
Ma voci di corridoio più che credibili (vengono da fonti diverse e affidabili e coincidono nella sostanza; agli amici viene aperto il cancello e con questi entrano anche amici di amici) sostengono che l'intenzione sarebbe quella di diradare la pineta (non “mettere in sicurezza” che significa ben poco) che circonda l'info point. Ma anche in questo caso torna la domanda “Perché?”. Non hanno certo bisogno di spazio (né al coperto né all’esterno) e quindi perché abbattere parte dei pini piantati poco dopo la donazione (inizio anni ’90) con un contributo del Ministero dell’Ambiente per il recupero vegetazionale dell’area? Non ci vuole forse un’autorizzazione? Mi chiedo, il WWF, sempre pronto a contrastare i tagli immotivati, avendo in questo caso di fronte i “colleghi” del FAI da che parte sì schiererà: taglio no o taglio sì
E la casa colonica non si trova molto più a monte?
Nel corso delle prossime settimane, se vi troverete a Jeranto e sentirete rumore di motoseghe, già sapete di che si tratta.


PS - mentre apportavo le ultime correzioni a questo post, mi è stata inoltrata le serie di immagini inserita sotto (evidentemente screenshot da un video smartphone) che dimostra che il sentiero nella pineta è completamente libero salvo il parziale ingombro della cima dell'albero caduta fra cancello per la piattaforma e locale compressori.
    
   
   
Speriamo si riesca ad ottenere anche il video originale!

Consuntivo dei 409 film guardati nel 2019

Nella pagina con i link alle ultime micro-recensioni 2019 ci sono anche quelli alle pagine con i link a oltre 1.500 film visti dal 2016.

Come tutte le liste simili (non classifiche che sono impossibili da stilare) la scelta è sempre molto soggettiva e hanno gran peso le particolarità di determinati film, l’ambientazione (in particolare quelle in realtà più o meno sconosciute per motivi geografici o temporali). Nei vari gruppi che ho composto tengo anche conta dell’aspettativa, vale a dire rating per i film d’epoca, recensioni per i film attuali. In quest’ultimo settore comincio con quelli che si potrebbero definire deludenti, ma per niente scadenti, dopo averne sentito parlare tanto ed in termini entusiastici. Su tutti spiccano The Irishman (di Scorsese), Parasite (di Joon-ho Bong) e, a inizio anno Roma (Cuaron), Joker (di Todd Pkllips). E il disappunto è ancor maggiore se si considerano i budget per la produzione e quelli per la promozione (per Roma si spese di più per il lancio che per la realizzazione effettiva!)
A questi si possono aggiungere Shoplifters (di Hirokazu Koreeda), The Ballad of Buster Scruggs (dei Coen), BlacKkKlansman (Spike Lee), Burning (di Chang-dong Lee), ciascuno con qualche merito, fino al pessimo Knives Out (di Rian Johnson).
Al contrario, fra gli altri, alcuni dei quali molto discussi, quelli che mi hanno positivamente sorpreso (ma non per questo sempre migliori dei precedenti) ci sono Once Upon a Time in Hollywood (di Quentin Tarantino), Rocketman (di Dexter Fletcher), Dolor y Gloria (di Pedro Almodóvar), The Lighthouse (di Robert Eggers), The House That Jack Built (di Lars von Trier), Portrait de la jeune fille en feu (di Céline Sciamma).
 

Fra i recuperi di film del passato, per lo più a me sconosciuti, mi sono molto piaciuti I was born, but …  (di Yasujirô Ozu, 1932) un muto di gran qualità, Black River (1957) l’unico noir di Masaki Kobayashi, Elmer Gantry (di Richard Brooks, 1960) con un eccellente Burt Lancaster, nonostante sia una Ghost Story (titolo internazionale) in Kwaidan (1964) Kobayashi raggiunge vette altissime in quanto a immagini e colori, il coreano Chunhyang (di Kwon-taek Im, 2000) mi ha fatto conoscere una storia tradizionale, portata sullo schermo oltre 20 volte, nonché lo stile teatrale del pansori, infine Nebraska (di Alexander Payne, 2013) che cercavo da tempo.
Ciò per quanto riguarda le mie novità, ma anche quest’anno non ho trascurato le “indagini” andando a recuperare tutti i film di Andrei Tarkovsky che mi mancavano (e per fortuna in sala) quali Lo specchio (1975) e Stalker (1979) (altri due suoi capolavori). Restando oltrecortina, dopo la visione di Ray (Paradise, 2016) sono andato a recuperare altri film di Andrey Konchalovskiy come Siberiade (1979), The Postman's White Nights (2014) e un paio di acclamati classici degli anni ’60, tempi di guerra fredda: Il padre del soldato (1965, di Rezo Chkheidze) e La Commissaria (1967, di Aleksandr Askoldov). E, andando a ritroso, non ho trascurato i capolavori di Sergei Eisenstein dei decenni precedenti quali Alexander Nevsky (1938) e i 2 Ivan Groznyi (1944 e 1958), per finire a guardare il film eccezionale/sperimentale di Dziga Vertov (che non ero ancora riuscito a guardare per bene) L'uomo con la macchina da presa (1929).

 

Da questo a parlare di un paio di film che si potrebbero definire documentari ma non lo sono il passo è breve. Uno è Lumiere! (2016, di Thierry Frémaux), un’antologia commentata di oltre 100 film di 50” ciascuno dei famosi fratelli e Me llamaban King Tiger (2017, di Angel Estrada Soto) che illustra la storia di uno straordinario personaggio che, più o meno da solo, sfidò l’establishment USA, la giustizia, il Congresso, la CIA. 
E ciò mi dà lo spunto per passare a citare un buon gruppo di film “etnici” che, pur contando su pochi mezzi e budget limitati, mostrano aspetti di culture sconosciute e/o problemi politici e sociali e/o periodi storici dei quali si sa molto poco.
Non mi sono fatto mancare una approfondita ricerca con qualche nuova visione fra i muti espressionisti e quelli immediatamente successivi dei tanti registi mitteleuropei che poi si trasferirono oltreoceano facendo la fortuna di Hollywood; classici che non deludono mai, anzi sembrano migliorare con il passar del tempo anche per la pochezza di gran parte delle produzioni moderne, tutte effetti e poca sostanza cinematografica pura:
* Fritz Lang - i Nibelunghi (1924), Metropolis (1927, restauro del 2010 – ma si dovrebbe dire ricostruzione), M - il mostro di Dusseldorf (1931)
* Robert Wiene – nei cui film si apprezzano le migliori scenografie espressioniste in assoluto Il gabinetto del Dr. Caligari (1924, restaurato), Genuine: The Tragedy of a Vampire (1920) e Orlac's hands (1924)
* Josef von Sternberg – dagli ultimi muti europei quali The Last Command (1928) all’inizio della sua carriera americana con The Docks of New York (1928), Dishonored (1931), The Shangai Gesture (1941)
Rimanendo in tema muti Europei, G.W. Pabst con Joyless Street (1925, nel quale lanciò Greta Garbo), Diario di una donna perduta e Lulù (entrambi del 1929 e con la star americana dell’epoca Luise Brooks), L’opera da tre soldi (1931). 


 

Poi è venuto il turno dell’eccezionale film d’animazione in stile teatro delle ombre cinesi Le avventure del principe Achmed (1926, di Lotte Reiniger) e il kolossal Napoleon (1927, di Abel Gance), due assolute novità per me, ma tutti i film di questo gruppo d'epoca sono da visionare con attenzione.
Tralasciando di citare molti classici moderni ri-guardati con molto piacere e varie argute e divertenti commedie semi-demenziali (genere che mi diverte se di un certo livello e non volgare), chiudo segnalando 3 ottimi western che non avevo mai sentito nominare, dalla struttura molto anomala e originale: The Ox-Bow Incident (aka Alba fatale, 1943 di William A. Wellman) e due film di John Sturges, un maestro in questo campo: Bad Day at Black Rock (1955) e Last Train from Gun Hill (1959). 
   
Qualunque siano i vostri gusti e per quanti film possiate aver visto nel corso della costar vita da cinefili, a ben cercare troverete sempre molti altri titoli sorprendenti.