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venerdì 28 gennaio 2022

Microrec. 31-35 del 2022: ancora aspiranti Nomination e 2 commedie di stile molto diverso

In campo Oscar c’è il film dato per quasi certo vincitore nel gruppo animazione, gli altri 2 nutrono speranze nel campo delle interpretazioni, uno anche per il sound. Per le commedie un horror quasi teatrale del 1932 si confronta con il dark humor fantasy del 2014; entrambi i film propongono una serie di personaggi estremamente vari e particolari, interpretati da ottimi attori.

 
The Grand Budapest Hotel (Wes Anderson, 2014, USA)

Avevo deciso di guardarlo di nuovo dopo la parziale delusione di The French Dispatch. A parte la fantasmagoria di colori pastello delle scenografie, costruite e disegnate, a parte la storia spesso al limite del surreale, grande apprezzamento va all’intero cast composto da nomi di primo livello, sia fra i protagonisti come Ralph Fiennes, F. Murray Abraham, Saoirse Ronan, Adrien Brody, Willem Dafoe e Jeff Goldblum, sia fra chi ha solo poche battute come Harvey Keitel, Jude Law, Bill Murray, Edward Norton, Tilda Swinton e Tom Wilkinson. Ottenne 4 Oscar (scenografia, costumi, trucco e commento musicale) e 5 Nomination (miglior film, regia, sceneggiatura, fotografia e montaggio); attualmente al 187° posto fra i migliori film di sempre. Da non perdere.

The Old Dark House (James Whale, 1932, USA)

Si svolge quasi esclusivamente nella tetra magione isolata richiamata nel titolo. Le scene iniziali sono state riproposte (elaborate e aggiornate) nell’apertura del cult Rocky Horror Picture Show, viaggiatori smarriti in una notte di pioggia torrenziale cercano riparo e vengono accolti da anfitrioni a dir poco strani. Ci sono lunatici violenti e piromani, persone rinchiuse nelle loro stanze, personaggi scorbutici e non manca la parte romantica con il colpo di fulmine. Dopo essere stato considerato perduto per molto tempo, e dopo l’uscita del remake nel 1963, fu scoperto un negativo originale; ristampato e riproposto fu rivalutato anche dalla critica (96% su RT) ed è diventato un cult. Fra gli interpreti più noti ci sono Boris Karloff, Charles Laughton, Raymond Massey (che poi sarà il fratello criminale in Arsenico e vecchi merletti).

  
Last Night in Soho (Edgar Wright, 2021, UK)

Ero molto titubante prima di decidere di guardare questo film fantasy-crime-horror moderno ma, pur non essendo memorabile, devo dire che è molto originale e conta su molte soluzioni fotografiche ingegnose, specialmente i giochi di specchi che permettono alla giovane protagonista e la sua alter ego degli anni ’60 di essere entrambe presenti in scena e a volte intercambiare i ruoli. Vari sono i personaggi interessanti, ma la parte delle relazioni fra gli studenti della scuola di moda sono banali e sostanzialmente inutili, almeno si potevano ridurre. La protagonista è Thomasin McKenzie (la ragazza ebrea di Jojo Rabbit) ma l’aspirante candidata Oscar (coprotagonista) pare essere Diana Rigg, deceduta a 82 anni poco dopo la fine delle riprese; notevole anche l’interpretazione di Terence Stamp (classe ’38) nei panni di un misterioso e sinistro anziano.

Passing (Rebecca Hall, 2021, USA)

Adattato da un romanzo, tratta dell’incontro di due amiche dei tempi della scuola, ora ben inserite nella società, sposate con professionisti benestanti. Hanno in comune il fatto di avere parte di sangue africano (quadroon o octoroon), ma mentre una di loro ne va fiera e frequenta la comunità afroamericana, l’altra si fa passare per bianca, con marito apertamente razzista; entrambe sono abbastanza false e ipocrite. Il film è girato in un bel bianco e nero, con tante sfocature e luci ben disposte, ma sembra quasi un esercizio fotografico che costringe le protagoniste Tessa Thompson e Ruth Negga (entrambe aspiranti a candidatura Oscar) a lunghe pause e sguardi persi nel vuoto. In effetti mi è sembrato poco credibile il passare (vedi titolo) per bianche, una dovrebbe aver nascosto la cosa nonostante sia sposata da parecchi anni e con una figlia adolescente (“per fortuna non nata dark”), ma anche l’altra entra in un elegante hotel solo per bianchi (siamo negli anni’20) senza apparentemente destare sospetti.

Encanto (Jared Bush, 2021, USA)

Questo film d’animazione della Disney è dato per gran favorito, insidiato solo ed esclusivamente da Flee che ha la particolarità (rara per il genere) di poter concorrere anche come miglior film straniero e documentario. Come molti già sapranno, è la storia di una famiglia colombiana i cui componenti hanno caratteristiche particolari (quasi da supereroi) … tranne una (la vera protagonista). Non vale alcuno dei vincitori degli anni recenti; è forse favorito perché gli atri sono ancora meno convincenti? Si dovrebbe almeno guardare Flee, co-produzione molto variegata Den/Swe/Nor/Fra/USA/ Spa/Ita/UK.

lunedì 22 luglio 2019

46° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (226-230)

Man mano che procedo in ordine cronologico nella visione dei Blu-ray facenti parte delle cofanetti che comprai tempo fa, mi sembra (e non è solo una mia sensazione visti anche rating e riconoscimenti) che il livello sia sempre più basso ... e certamente il peggio deve ancora venire.
Di conseguenza, il quasi demenziale Snatch (con i suoi semplici relativi meriti) riesce a prevalere senza problemi sugli altri 4 di questa cinquina, della quale fanno parte film con budget e promozioni ben più consistenti. Ecco le micro-recensioni ordinate secondo il mio gradimento.


   

229  Snatch (Guy Ritchie, UK, 2000) tit. it. “Lo Strappo”  * con Jason Statham, Brad Pitt, Benicio Del Toro * IMDb  8,3  RT 73%  *  Oscar fotografia e 2 Nomination (scenografia e sonoro)  *   al 105° posto nella classifica IMDb
Un cult che lanciò definitivamente sulla scena mondiale Guy Ritchie, alla sua seconda regia, dopo aver esordito due anni prima con Lock, Stock and Two Smoking Barrels (Lock & Stock - Pazzi scatenati), altro gran successo al botteghino, attualmente al 144° posto nella classifica IMDb. Lo stile e i contenuti dei due film si somigliano, con una miriade di personaggi dalle origini più svariate (ma tutti più o meno fuori di testa) che parlano uno slang difficilmente comprensibile senza sottotitoli (ma vale senz'altro la pena di guardarlo con audio originale), montaggio rapido, scene che si spostano rapidamente da un luogo all’altro, anche quando non tende allo splatter la violenza abbonda ma in chiaro stile dark humor, con alcune situazioni e sorprese veramente geniali.
Cast molto vario, ma ben scelto ... tanti bravi attori che si calano perfettamente nei panni dei personaggi interpretati.
Se non si ha assoluta idiosincrasia per tutto ciò, vale assolutamente la visione.

226  As Good as It Gets (James L. Brooks, USA, 1997) tit. it. “Qualcosa è cambiato”  * con Jack Nicholson, Helen Hunt e Greg Kinnear * IMDb  7,7  RT 85%  * 2 Oscar (Jack Nicholson protagonista e Helen Hunt non protagonista) e 5 Nomination (miglior film, Greg Kinnear non protagonista, sceneggiatura, montaggio e commento musicale)
Non mi attirava molto ma, facendo parte del cofanetto di 25 film Sony, l’ho guardato comunque e devo dire che non è tanto male. La sceneggiatura è in gran parte socialmente scorretta, ma ciò è ampiamente giustificato dal fatto che si tratta di una dark comedy che tira in ballo (oserei dire quasi con garbo) omosessualità, manie quasi da psicopatico, malattie, misantropia, rapporto/dipendenza da animali da compagnia (in questo caso un cane).
Jack Nicholson (Oscar) riesce ad essere quasi perfetto anche in questo film tutt’altro che drammatico ed è ben coadiuvato da Helen Hunt (Oscar) e Greg Kinnear (Nomination).
Tutto sommato abbastanza divertente e a tratti arguto da farsi guardare piacevolmente.

      

228  The Patriot (Roland Emmerich, USA, 2000) tit. it. “Il patriota”  * con Mel Gibson, Heath Ledger, Joely Richardson * IMDb  7,2  RT 61%  *  3 Nomination (scenografia, musica e sonoro)
Kolossal incentrato su un alcuni avvenimenti della guerra d’indipendenza (o rivoluzione, 1775-1783) americana, che portò alla costituzione degli Stati Uniti. Belli gli scenari, soprattutto gli esterni, esagerati e quindi poco credibili gli scontri fra i patrioti e i regolari britannici, vari buoni attori nel cast (a cominciare dal sempre bravo Tom Wilkinson) ma Mel Gibson si distingue per essere uno dei meno convincenti. Roland Emmerich conferma di essere regista non del tutto malvagio, ma certamente mediocre.
Da guardare solo se piace il genere.

227  Seven Years in Tibet (Jean-Jacques Annaud, USA, 1997) tit. it. “Sette anni in Tibet”  * con Brad Pitt, David Thewlis, BD Wong * IMDb  7,1  RT 60% 
Non fra i migliori film di Jean-Jacques Annaud, si fa guardare soprattutto per gli scenari naturali solo in minima parte tibetani, gli altri - e anche l’ambiente sociale e la popolazione - sanno troppo di artificioso. Delle riprese (non autorizzate) in Tibet Annaud parlò solo un paio di anni dopo l’uscita del film, che fu girato per lo più in Argentina, Canada e Nepal.
Basata sul libro di memorie del protagonista, la sceneggiatura non è fedelissima e la rappresentazione dei tibetani buoni e dei cinesi cattivi non fu per niente gradita da Pechino che, nell’immediato, proibì l’ingresso di Annaud, Brad Pitt e David Thewlis vita natural durante, ma in effetti il bando durò solo una quindicina di anni.
Senza infamia e senza lode.

230  Spider-Man (Sam Raimi, USA, 2002) * con Tobey Maguire, Kirsten Dunst, Willem Dafoe * IMDb  7,3  RT 90%  *  2 Nomination (effetti speciali e sonoro)
Una storia trita e ritrita, fra supereroe di turno, identità misteriosa, un amore impossibile, il cattivo cattivissimo, eccetera eccetera. Apprezzabili solo alcuni effetti speciali.
Valutazione da prendere con le pinze, qualcuno potrà dirmi che sono un po’ prevenuto nei confronti dei fantasy in genere e di quelli derivanti da comics, ma certamente non mi è piaciuto e trovo che altri film del genere siano nettamente migliori.

Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire dal 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate su questo blog.