Visualizzazione post con etichetta gitani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gitani. Mostra tutti i post

lunedì 1 agosto 2022

Microrecensioni 216-220: 4 candidati Oscar ispanici poco noti

Fra i candidati Oscar a miglior film non in lingua inglese finora se contano 32 di idioma ispanico (non contando gli 8 che poi l’Oscar l’hanno ottenuto) e sono per la maggior parte spagnoli, argentini e, più recentemente, messicani. Tuttavia, alcuni sono rimasti quasi del tutto sconosciuti al di fuori della penisola iberica e America latina e fra essi ne ho recuperati 4, tre dei quali mai guardati in precedenza. Per la precisione ecco gli 8 vincitori:

  • Spagna: Volver a empezar  (1982), Belle Époque (1993), Todo sobre mi madre (1999) e Mar adentro (2004
  • Argentina: La historia oficial (1985) e El secreto de sus ojos (2009)
  • Chile: Una mujer fantástica (2017
  • México: Roma (2018)

Ho completato la cinquina con una produzione indipendente inglese, una dark dramedy che ha ricevuto commenti molto contrastanti ma, per me, merita una visione, specialmente se tollerate il buon humor nero anglosassone.

 
La tregua (Sergio Renán, Arg, 1974)

Prima candidatura Oscar per un film argentino, con sceneggiatura adattata dal romanzo omonimo (1960) dell’uruguayo Mario Benedetti, un classico della letteratura sudamericana. Il protagonista è un capoufficio vedovo da 20 anni, con tre figli, interpretato da Héctor Alterio. La sua vita triste, apatica e routinaria viene scossa dall’arrivo di una nuova giovane dipendente della quale ben presto si innamora, nonostante la differenza di età. Ben descritto lo svilupparsi del rapporto fra i due, entrambi timidi e molto rispettosi dell’altro, e fra loro, i colleghi di lavoro e i familiari. I meriti del film sono da dividere soprattutto fra la sceneggiatura e l’interpretazione di Alterio, successivamente protagonista anche di altri 2 film candidati Oscar, El nido (microrecensione di seguito) e l'ottimo El hijo de la novia (1997, Juan José Campanella), interpretato al fianco di altri due grandi attori argentini, Ricardo Darín e Norma Aleandro … evidentemente merita e porta bene.

El nido (Jaime de Armiñán, Spa/Arg, 1980)

Alterio è stato protagonista anche di un altro film candidato Oscar per l'Argentina: In quanto alla giovane protagonista di El nido, si tratta di quella Ana Torrent che divenne improvvisamente famosa a 7 anni quale protagonista di El espíritu de la colmena (1973, Victor Erice). La sceneggiatura, opera dello stesso regista, mette insieme un vedovo strafalario (leggi post dedicato se non conosci il termine) che quasi in isolamento, in un mondo tutto suo, ed una tredicenne estremamente smaliziata e intraprendente che subdolamente lo circuisce e riesce a manipolarlo, pur rimanendo al di fuori della sfera sessuale. Tanti bravi caratteristi interpretano gli interessanti personaggi di contorno che includono il parroco (amico e confidente del vedovo), il sergente della Guardia civil, la numerosa famiglia della ragazzina che vive nella stessa caserma essendo il padre guardia, la maestra, la coppia tuttofare che assiste il vedovo nella casa e nel campo. Situazioni al limite del reale non solo per un paesino spagnolo di provincia, ma queste erano evidentemente le precise intenzioni di Jaime de Armiñán che riesce a creare le giuste crescenti tensioni fino all'epilogo, prevedibile, ma non troppo scontato nei modi.

 
La venganza (Juan Antonio Bardem, Spa/Ita, 1958)

Prima candidatura Oscar per un film in lingua spagnola. Produzione italo spagnola con un cast internazionale di rilievo; fra i protagonisti Raf Vallone, Carmen Sevilla e Jorge Mistral, ma in piccole parti ci sono anche Fernando Rey ed Arnoldo Foà. I due precedenti film del regista Juan Antonio Bardem (famiglia di cineasti, zio di Javier) restano però i suoi due indiscussi migliori prodotti: Calle Mayor (1956) e Muerte de un ciclista (1955). Questo, come molti lavori dei migliori cineasti spagnoli dell’epoca, fu molto condizionato dalla censura franchista; fu cambiata l’epoca (dal franchismo ai primi anni ’30) e il titolo che è equivoco rispetto al vero messaggio di riconciliazione nazionale e per non suscitare le proteste dei catalani, inoltre pare che siano state tagliate scene per circa un’ora.

Los Tarantos (Francisco Rovira Beleta, Spa, 1963)

Terza candidatura Oscar fra i film spagnoli, fra questo e La venganza ci fu la comedia negra Placido (1961, Luis García Berlanga). In comune con il film di Juan Antonio Bardem appena trattato, c’è una faida e un amore scoppiato fra appartenenti a fazioni opposte, ma in questo caso, invece di uno sparuto gruppo di mietitori itineranti, si affrontano famiglie di gitani, sempre pronti alle provocazioni, alle risse e agli accoltellamenti, anche mortali. A tutto ciò si aggiungono danze e canti, ovviamente dei generi del flamenco. Ciò ha anche giustificato l’inserimento nel cast di Carmen Amaya, indiscussa migliore a bailaora e cantante dell’epoca; morì poco dopo questa sua ultima interpretazione, a soli 50 anni.

Burn Burn Burn (Chanya Button, UK, 2015)

Originale dramedy in stile humor inglese, di tema necrofilo e rapporti interpersonali, fra familiari, amici e perfetti sconosciuti. Il filo conduttore non è certo originale (dispersioni delle ceneri di un amico secondo sue precise volontà) ma la ricca serie di incontri, personaggi e situazioni è senza dubbio fuori dal comune e molto anglosassone. Le due giovani amiche del defunto, molto legate fra loro ma di carattere quasi opposto, dovranno portare le ceneri in 4 specifiche località dell'UK seguendo le istruzioni registrate in un video che mostra anche il progredire della malattia di Dan. Ci sarà modo di toccare tanti temi fra i quali omosessualità, sesso facile, alcolismo, abbandono, rimorsi, tradimenti, sette, elaborazione del lutto, e chi più ne ha più ne metta.

martedì 30 marzo 2021

micro-recensioni 66-70: un ottimo documentario e 4 buoni film poco conosciuti

Potrebbe sembrare uno dei tanti documentari musicali, ma è molto di più; i film sono di epoca, natura e provenienza diverse, ognuno con i suoi meriti.

 

Cape Fear (J. Lee Thompson, 1962, USA)

Non vi lasciate ingannare … il titolo è lo stesso ma quello che probabilmente conoscete è il remake di questo film, diretto da Scorsese nel 1991, con protagonisti Robert DeNiro e Nick Nolte. Questa originale e prima trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo è nettamente superiore, soprattutto per le interpretazioni di Robert Mitchum e Gregory Peck. Buona la regia del poco noto J. Lee Thompson (che l’anno prima aveva diretto un altro film di successo: I cannoni di Navarone) e ottime fotografia e scenografia. Recuperatelo e, anche se probabilmente già conoscete la trama, sono certo che resterete soddisfatti.

Triana pura y pura (Ricardo Pachón, 2013, Spa)

Come scritto in apertura, pur contando sulla musica che sul parlato, in questo documentario c’è tanta storia, assolutamente sconosciuta ai più, forse anche a molti appassionati di flamenco. Ci istruisce in merito alla espulsione dei gitani del quartiere di Triana (dall'altro lato del Guadalquivir, il fiume di Siviglia, rispetto al centro della città) nel quale erano installati fin dalla seconda metà del ‘400. Nel barrio convivevano gitani di vari ceppi (balcanici, centroeuropei, asiatici) e regolarmente si riunivano nei patios de corrales per cantare, ballare e divertirsi. A seguito di questa cacciata alla fine degli anni ’50 si dispersero, si adattarono a vivere in alloggi di fortuna e scomparirono le allegre riunioni finché, nel 1983, alcuni volenterosi convinsero tutti i più popolari cantaores, bailaores e tocadores (benché ormai anziani) a riunirsi per un grande spettacolo collettivo e spontaneo nel gran teatro Lope de Vega a Siviglia. 

Si realizzò così una festa irripetibile nella quale si esibirono personaggi famosi dell’ambiente gitano come El Titi, Farruco e Pepa la Calzona (ottuagenaria e cieca, eppure ballava … la potete vedere verso la fine del trailer). Fra interviste e riprese originali di quello spettacolo anche chi non conosce niente di quel mondo potrà almeno farsi un’idea dello spirito con il quale quegli artisti si riunivano e si divertivano senza bisogno di scenografie, costumi eccetera. Consigliato.

  

Milou en mai (Louis Malle, 1990, Fra)

“Classico” film francese dell’epoca, descrittivo dei rapporti di una famiglia alle prese con una morte (e un’eredità) in una grande magione di campagna. Man mano che giungono parenti e affini per il funerale le cose si complicano e vengono alla luce vecchie ruggini, gelosie e rapporti non proprio idilliaci fra la dozzina di probabili eredi. Come prevedibile, il mattatore è Michel Piccoli, il Milou del titolo, anziano fratello della defunta. Con il suo fare spontaneo e ingenuo nonché parecchio svagato, in un modo o nell'altro riesce a tenere testa a parenti e avvoltoi interessati ad accaparrarsi parte dell’eredità. Film praticamente corale con tanti caratteri diversi che si scontrano, mentre dalla radio o dai nuovi arrivati si seguono le notizie che giungono da Parigi in merito al maggio del ’68, con timori crescenti della famiglia benestante in questione. Film che ben ritrae un certo tipo di ambiente borghese, con tutte le sue fisime e preoccupazioni, particolarmente sentite in quel periodo “rivoluzionario” che ha lasciato il segno in tutta Europa.

Thank You for Smoking (Jason Reitman, 2005, USA)

Film indipendente basato su una arguta satira politico-sociale che vede al centro del tema i danni causati dal tabacco, ma il discorso (sempre di taglio satirico) si allarga ai cosiddetti seminatori di morte: i lobbisti non solo del tabacco, ma anche dell'alcol e delle armi negli Stati Uniti. Per quanto possano essere chiaramente ironiche e al limite del surreale, le argomentazioni del protagonista (portavoce ufficiale della lobby del tabacco) sono basate su una logica perversa e dialetticamente ineccepibili. Cala un poco nel gli ultimi 20 minuti con una quasi presa di coscienza del protagonista e con il perfezionamento dei rapporti con suo figlio che per lo più vive con la madre separata. Buono il cast nel quale, fra tanti attori non troppo noti, in parti secondarie appaiono anche i premi Oscar Robert Duvall e J.K. Simmons. Arguto e divertente, non adatto ai fanatici del politically correct.

The Man from Snowy River (George Miller, 1982, Aus)

Uno dei numerosi, ma per lo più sconosciuti in Europa, western australiani. Badate, non sono veri western girati in Australia (similmente a quelli girati in Spagna o Italia all’epoca degli spaghetti western) ma storie simili a quelle dei western con poche pistole, nessun nativo, ma tanti cavalli e bestiame di allevamento. Bella la fotografia e spettacolari gli scenari, ma le riprese risultano un po' ripetitive e la sceneggiatura tende al melodrammatico, scadendo ancora di più nella parte romantica. Buone le interpretazioni del cast quasi tutto australiano, con l’eccezione di Kirk Douglas che interpreta un doppio ruolo di due fratelli dal carattere completamente diverso che non si parlano da 20 anni. Guardabile (bello visivamente) ma certamente non avvincente.