Approfittando di una giornata quasi estiva, mi sono goduto un breve giro per (San
Cristóbal de) La Laguna, antica capitale dell'isola di Tenerife
e di tutto l'arcipelago delle Canarie, quindi amministrativamente
europea, geograficamente quasi africana (esattamente Macaronesia),
urbanisticamente e architettonicamente in stile coloniale latinoamericano.
Mantiene in ottimo stato molti degli edifici
coloniali d'epoca, apparendo come uno dei vari centri storici ben conservati di
oltreatlantico. Dal 1999 è entrata a far parte degli ormai tanti Patrimoni dell’Umanità dell'UNESCO per avere la particolarità di essere l’unica città coloniale non cinta da mura.
Le Canarie, ed in particolare Tenerife,
rappresentavano l'ultimo contatto con il vecchio mondo prima della traversata
oceanica, specialmente per chi andava in Sudamerica e quindi ebbero enorme
importanza commerciale e conseguente ricchezza, unite al vantaggio di essere
lontane dalle continue guerre europee.
La città sorge su un altopiano centrale
dell'isola esposta a tutti i venti, poco oltre i 500m di altitudine. Non presenta
la consueta griglia di strade perpendicolari, ma certamente ha le caratteristiche
larghe strade lastricate (sull’isola non mancano certo le solidissime rocce
vulcaniche …) molte delle quali contraddistinte da enormi edifici per lo più religiosi,
questi sì pressoché “muragliati”.
Scorrendo le foto in questo album, si noteranno i
caratteristici infissi per lo più costruiti utilizzando il legno resistentissimo
del pino canario (Pinus canariensis) che ha anche l’enorme vantaggio,
specialmente per l’epoca, di essere fra i più resistenti al fuoco. Oltre ai
portoni, osservate il pericolare metodo utilizzato per le persiane e i balconi
artisticamente decorati, alcuni quasi del tutto chiusi.
Nonostante il clima sia ben più fresco delle
aree costiere, anche al centro de La Laguna si possono ammirare numerosi imponenti
esemplari di drago (Dracaena draco) centenari.
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martedì 4 febbraio 2020
Una città coloniale in Europa (?)
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lunedì 30 aprile 2018
Le città e i popoli si conoscono solo vagando a piedi ...

Con questa idea ho lasciato l'hotel stamattina
dirigendomi semplicemente a nordovest, con l'obiettivo di giungere in un modo o
nell'altro al Chora Museum (aka Kariye Müzesi, Chiesa di San Salvatore
in Chora) famoso per i suoi splendidi mosaici e affreschi bizantini.
Lungo il percorso molto zigzagante seguendo minareti e qualunque altro elemento che attirasse la mia attenzione, ho visitato una mezza dozzina di moschee, quasi tutte contornate da giardini ben curati, ho assistito a una cerimonia religiosa riuscendo ad ascoltare, una volta tanto, un canto dal vivo e ben diverso da quelli diffusi dagli altoparlanti dei minareti.
Lungo il percorso molto zigzagante seguendo minareti e qualunque altro elemento che attirasse la mia attenzione, ho visitato una mezza dozzina di moschee, quasi tutte contornate da giardini ben curati, ho assistito a una cerimonia religiosa riuscendo ad ascoltare, una volta tanto, un canto dal vivo e ben diverso da quelli diffusi dagli altoparlanti dei minareti.
Poi ho assistito all'uscita di casa di una sposa (foto di apertura) dopo aver apprezzato la mini-banda, un classico duo zurna e davul, il primo è tipico strumento a fiato mediorientale, simile all’oboe ad ancia doppia, e il secondo una specie di grancassa, con le pelli di diverso spessore, la più spessa (suono basso) percossa con un grosso bastone con la testa ricurva e l'altra con una sottile bacchetta o stecca a ritmo più rapido (suono secco e alto).
Se avessi scelto il percorso più breve avrei visto
poco e sarei arrivato verso le 11, con il tram non avrei visto quasi niente e
sarei giunto prima delle 10.30, invece ho iniziato la mia visita alla chiesa/museo
dopo le 13, con oltre 2 ore di ritardo, ma contento della mattinata.
Dopo aver scattato tante foto dei mosaici (in
questo album ce ne sono alcune) e dopo aver trovato chiuso un altro piccolo
museo poco distante, sono sceso verso il braccio di mare del Corno d'Oro percorrendo scalette e
vicoli tortuosi, fra case quasi in rovina, di sapore antico.
Prima di giungere in riva al mare un'altra
sorpresa, un piccolo bar all'aperto, solo parzialmente ombreggiato da alberi ed
una tettoia, mentre alcuni tavoli erano posizionati sotto gli archi di sostengo di un antico palazzo (ottomano?). Qui ho deciso di fare una sosta prendendo
un classico tè e una fetta di torta (da mangiare c'era solo una limitata scelta
di dolci, niente di rustico) e ho scritto la prima parte di questo post.
Arrivando quasi al livello del mare, mi sono
trovato fra vicoli di Balat, quartiere
antico che pian piano, senza ristrutturazioni sostanziali, si sta riconvertendo
in area turistica alternativa con una moltitudine di bar e ristorantini di
vario livello.
Ho assistito ad un asta (per lo più vecchi samovar e altri
oggetti d’epoca), mi sono imbattuto nella chiesa
cattedrale greco-ortodossa di San Giorgio, e poi ho continuato
attraversando i giardini lungo la riva del Corno
d’Oro osservando una moltitudine di famiglie che passavano la giornata con
ragazzini intenti a giocare come la bambina con l’aquilone della foto di chiusura, barbecue
improvvisati, mentre altri si affidavano agli immancabili venditori ambulanti.
Fra questi ho notato uno che vendeva cetrioli (!), li pelava, ne rimuoveva
un’estremità e infine li tagliava longitudinalmente lasciando le quattro parti
un po’ pendenti (vedi foto). Ce n’era un’altro che vendeva delle erbe con dei frutti
(?) non meglio identificati; la barriera linguistica è stata insormontabile ...
comunque indagherò.
Giornata molto varia e piacevole!
mercoledì 7 settembre 2016
Talvolta nei dintorni di destinazioni famose ci sono piccole “perle”
A sostegno della suddetta affermazione mi
accingo a descrivere, in breve, piccola parte di una mia esperienza californiana
a est di Yosemite, uno dei più
famosi parchi nazionali USA. A giugno 2008 non era disponibile un solo posto
nei vari lodges all’interno del
perimetro del parco e, dissuaso anche dagli incendi che creavano enormi nuvole
che oscuravano il sole, decisi di alloggiare a valle, dal lato opposto,
esattamente nel piccolissimo paesino di Lee
Vining, 222 (proprio duecentoventidue) abitanti nel 2010. Questo si trova a
circa 2.000m di quota, all’inizio della spettacolare Route 120 (foto in alto), tortuosa strada di una ventina di km per Tioga Pass (3.031m s.l.m) unico accesso
orientale a Yosemite.
Subito prima dell’ingresso, a nord della
strada c’è l’area detta 20 Lakes, al
di fuori del Parco, facente parte dell’Inyo
National Forest. Pur essendo all’inizio dell’estate (25 giugno) c’era
ancora tanta neve e grosse lastre di ghiaccio galleggiavano nei laghi e
laghetti. Purtroppo vari sentieri erano completamente coperti da una fitta
coltre di neve e quindi fui costretto a limitare la mie escursione ad una
dozzina di chilometri. Eppure fu una splendida passeggiata, estremamente insolita
per me che non amo la neve e tantomeno frequento ghiacciai, ma per fortuna l’arie
fine ed il sole mi consentirono di procedere in pantaloncini e maglietta.
Dal lato opposto di Lee Vining, ad appena un paio di km, c’è invece lo spettacolare Mono Lake, amministrativamente anch’esso
incluso nella Inyo National Forest.
Si tratta di un lago alcalino molto particolare con delle strane formazioni sedimentarie
che sporgono dalla superficie dell’acqua, come insolite stalagmiti. Il suo Ph
(=10) non permette la sopravvivenza di pesci, ma in compenso proliferano
miliardi di particolari gamberetti che si nutrono di alghe e che a loro volta ogni
anno forniscono nutrimento a circa 2.000.000 (due milioni) di uccelli acquatici
attirati lì proprio dalla loro abbondanza e dalla mancanza di altri predatori. A causa dell'alta densità dell'acqua si galleggia molto facilmente ... osservate il gabbiano nella foto a sinistra. Esiste
un centro visitatori nel quale tutto questo inusuale ciclo viene spiegato
chiaramente in ogni dettaglio.
Andando invece verso nord lungo la Route 395 (praticamente l’unica strada)
in direzione Bridgeport, la
cittadina (585 abitanti!) più vicina a Lee
Vining, appena superata ciò che resta della città fantasma Dog Town si svolta verso est e, percorrendo
una strada per lo più sterrata in mezzo ad un semi-deserto, si raggiunge Bodie, una vera ghost town (città fantasma)
nel Far
West americano.
Sorse velocemente come conseguenza della corsa all’oro
e nel 1880 arrivò a contare 7.000 abitanti e oltre 2.000 edifici, ma già prima
della I Guerra Mondiale era nettamente in declino. L’ultima miniera chiuse nel
1942, ma già venti anni prima la si cominciò ad annoverare fra le ghost
town. Oggi è mantenuta più o meno nello stato nel quale si trovava a
quell’epoca, è ufficialmente denominata Bodie State Historic Park e viene
visitata da circa 200.000 persone ogni anno.
In conclusione, e tornando al titolo del
post, facendo base in una “ridente
cittadina” di 222 abitanti lontana da ogni altro agglomerato urbano degno
di tal nome, passai una piacevolissima settimana rimodulando i miei programmi:
- rinunciai a quasi tutte le escursioni nella parte bassa del ben più famoso Yosemite National Park (Half Dome, El Capitan, Lembert Dome, Glacier Point...) affollatissimo e, in quel periodo, quasi sempre “oscurato” da dense nuvole di fumo
- ne feci altre (non previste) nella parte alta, attorno a Tioga Pass rimanendo quasi sempre oltre i 3.000 metri di quota
- aggiunsi un giro fra i 20 Lakes, nell’Inyo National Forest
- feci una lunga passeggiata lungo le rive del Mono Lake
- visitai una vera ghost town, esperienza molto soddisfacente ed interessante
Un po’ di naso, un po’ di ricerca, molta
flessibilità e non si resta mai delusi.
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sabato 13 giugno 2015
Come si fonda(va) una città
Non
tutte le città sono nate con un paio di case, alle quali se ne sono aggiunte successivamente altre. Dal XVI secolo (dal 1510 in Messico e 1528 in Perù) fino
a tutto il XVIII gli spagnoli sono stati maestri in questa “arte” applicata
alla conquista e controllo dei territori non solo della Nueva España, ma anche di tutta l’Hispanoamerica. Una
delle ultime (1781) ad essere pianificata secondo las Leyes de Indias è oggi
una delle grandi metropoli americane. Sto parlando di Los Angeles, fondata poco più di 200 anni fa da soli 44 spagnoli
con il lunghissimo nome di Pueblo
de Nuestra Señora la Reina de los Ángeles de la Porciúncula. Non è
necessario esseri geni o storici esperti per indovinare che il frate facente
parte della spedizione era un francescano visto il riferimento alla chiesetta di
Santa Maria degli Angeli in Porziuncola
(Assisi), oggi Basilica Papale, dove ebbe origine il francescanesimo. Come
è risaputo, gli Spagnoli conquistavano e governavano militarmente e
religiosamente, nel bene e nel male. Ogni spedizione veniva accompagnata da uno
o più religiosi, di solito francescani o domenicani e pertanto nei nomi dati
alle città veniva inserito quello della Madonna (Nuestra Señora) o santo protettore
salvo perderlo successivamente, limitando la lunghezza dei nomi ad un paio di
parole. Per esempio Buenos Aires fu fondata (per la seconda volta, nel 1570)
con il nome di Real de Nuestra Señora Santa María del Buen Ayre.
Mappa della fondazione di Córdoba de La
Nueva Andalucía (1573), oggi Argentina
Le oltre
30 disposizioni di legge erano ben precise e si basavano su una logica
politico-militare che quindi doveva soddisfare criteri strategici, di potere e
ovviamente di buona urbanistica, senza dimenticare la religione. La pianta
della città con le piazze, le strade e le proprietà veniva tracciata con strumenti
adatti per avere strade rettilinee perpendicolari fra loro, a partire dalla Plaza Mayor sulla quale, oltre agli edifici
istituzionali e alla chiesa, si dovevano affacciare gli edifici più importanti.
Era il centro fisico e sociale e lì si organizzavano mercato, feste, esibizioni
equestri, balli, sfilate e anche esecuzioni capitali. Lì convergevano le strade
principali che conducevano alle porte della città ed all’esterno di queste si doveva
lasciare spazio libero sufficiente in modo che in caso di crescita l’abitato si
potesse allargare in modo simmetrico lasciando la Plaza Mayor al centro. Questa doveva essere di forma rettangolare,
possibilmente di proporzioni 2:3, di dimensioni adatte al numero di abitanti e comunque non
inferiori a 200x300 pies e non
maggiori di 500x800. Una piazza di media grandezza, ben proporzionata, misurava
quindi 110-120m per 165-180m (il pie
castellano equivale a poco meno di 28cm).
Le
strade principali dovevano partire dal punto medio di ciascun lato (anche se
questa era la disposizione che più spesso veniva disattesa) e ai lati, così
come la piazza, erano coperte da portici. Si stabiliva altresì che le strade
dovessero essere larghe nelle regioni fredde e strette in quella calde (per
prendere più o meno sole), senza dimenticare però per queste ultime di
lasciarle abbastanza ampie per il passaggio dei cavalli.
La
chiesa doveva essere l’edificio che dominava la piazza e si precisava che in
alcuni casi era opportuno che non fosse allineata con gli altri edifici, bensì
un poco arretrata, in modo da distanziarsi da essi per mettere in risalto la
facciata e farla apparire più maestosa innalzandola rispetto al livello della
strada in modo che la gente debba salire una scalinata prima di entrare.
Raramente
si consentiva che le proprietà prospicienti la piazza fossero private in quanto
erano riservate a edifici pubblici. Per esempio si prevedeva anche che el hospital (per poveri e malati non
contagiosi) fosse costruito nella parte nord in modo che la facciata guardasse
a sud. All’atto
della fondazione i lotti venivano sorteggiati e, quando il gruppo di coloni era
limitato, alle coppie senza ancora figli erano assegnati con la condizione che
procreassero entro un anno, pena la perdita della proprietà.
La
fondazione di una città era quindi un’azione ben pianificata, si individuava il
posto, si prendevano le misure, si tracciavano sommariamente le future strade,
di delimitavano i lotti, si trasportavano i materiali e infine si organizzava
la cerimonia ufficiale alla quale partecipavano tutti i nuovi (e primi)
cittadini. Questi di solito provenivano da altre città vicine e lo stesso
governo della regione emanava un bando per invitare i coloni a trasferirsi
allettandoli con notevoli vantaggi, ma tutti erano anche ben consci dei rischi connessi.
Alla
cerimonia ufficiale partecipava un rappresentante del Governo, un prelato, un
ufficiale in rappresentanza dell’ordine militare e il notaio che certificava il
tutto. Veniva eretta una croce nel punto dove si sarebbe costruita la chiesa, il
rappresentante di Governo brandiva la spada verso i quattro punti cardinali e la
conficcava in terra per prendere simbolicamente possesso dell’area, venivano
sorteggiati i lotti e la loro attribuzione con i numeri indicati nella mappa e
i nomi degli assegnatari venivano riportati nell’atto.
mappe della fondazione di Mendoza (Argentina) e di Cuenca (Ecuador)
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