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domenica 1 settembre 2019

TREK 2020 - itinerario A da Agerola: valle delle Ferriere e torre dello Ziro

Come per il post scorso, inizio sottolineando che l’ordine di effettuazione delle 3 escursioni da Agerola sarà stabilito in base alle condizioni meteo e che gli effettivi percorsi potranno essere variati anche in corso d’opera, a seconda delle esigenze, fermo restando che ognuno sarà libero di fare le proprie scelte e andare dove vuole, quando vuole. 

Il TREK Amalfi - Sorrento 2020, come tutte le altre edizioni precedenti, è un’occasione di  incontro tra camminatori indipendenti ed autosufficienti ... NON si tratta di una serie di escursioni guidate.
Dando un’occhiata alla mappa, il percorso ipotizzato può sembrare molto contorto, un groviglio, eppure dovrebbe essere uno dei migliori modi di toccare tutti i punti di maggior interesse, tenendo conto del gran numero di scalini (ostici per molti), cercando di affrontare le poche salite al fresco e considerando il tempo per le “visite” quali area di torre dello ZiroRiserva Naturale e forse altro.
   
Inoltre, questo sarà probabilmente un giorno di quasi relax, dovendo percorrere poco meno di 20km, con più discesa che salita (circa 400m di differenza di quota fra partenza e arrivo) e al momento c’è l’ipotesi di cenare a Pogerola e poi tornare ad Agerola con un transfer privato, e in tal caso non ci sarà alcuna fretta.
Il percorso inizia in modo classico affrontando la salita di Radicosa (CAI 369), con una lunga scalinata, ma poi per molti km l’itinerario sarà in discesa o ondulato. Aggirata la cima di Monte Murillo (369a), ci si immette sul CAI 301 e si prosegue per questo percorso principale e quasi obbligato che conduce da Agerola alla valle delle Ferriere e la attraversa, passando per sella Molegnano, sorgente Acquolella, Paradiso, Fic’’a noce e Pellagra, dove lo si abbandona continuando senza grandi dislivelli lungo il CAI 357 fino a Campidoglio, restando sempre attorno a quota 500m. Pensiamo di raggiungere quindi Pontone percorrendo  un tratto di rotabile fino a Minuta (per risparmiare alle ginocchia centinaia di scalini) e poi le inevitabili scale ammirando (almeno dall’esterno) la chiesa dell’Annunziata, nella cui cripta si trovano affreschi medievali, e i ruderi della Basilica di S. Eustacchio (sotto a sx) ma, in caso si ritenesse opportuno, dal 357 si può andare direttamente a Pontone via CAI 323.
   
Da questa frazione di Scala (dove troveremo bar e fontana pubblica) è prevista una puntata a Torre dello Ziro (nella foto sopra a dx, l'ultimo bastione) che, essendo un’andata e ritorno, è quindi facoltativa.
Per la parte finale della camminata si rientra nella valle percorrendo il 323a, che corre parallelo al 301 ma a una quota di circa 200m inferiore. Dopo aver superato la Ferriera, si prosegue sul 325 fino alla Riserva Naturale Orientata, che dovremmo poter visitare. Tornati sui propri passi per poche centinaia di metri, si imbocca il 325a affrontando l’ultima salita che terminerà in località Paradiso, a pochi metri dal 301 percorso in mattinata. Di qui si percorre il 359 fino a Pogerola, passando per Tavernate e Santa Scolastica.
Come scritto in apertura, la prima scelta sarà quella di cenare presso la Trattoria Rispoli e poi ritornare ad Agerola con trasporto privato, ma chi vorrà potrà facilmente scendere ad Amalfi e/o salire ad Agerola con bus di linea SITA. In teoria, il lunedì dovrebbe essere il giorno più opportuno presupponendo un minor affollamento dei sentieri bassi della Valle delle Ferriere e per avere certezza di un posto a tavola ... dalle sorelle Rispoli. I sentieri che costituiscono le altre due escursioni della prima terna sono normalmente poco frequentati e si prevede colazione al sacco e cena ad Agerola, quindi dovrebbero essere due escursioni meno  problematiche, anche se intraprese nel weekend.
I sentieri di questo itinerario sono tutti normalmente ben battuti e facili, con la sola eccezione del 325a, che comprende un breve tratto un po' esposto (foto sotto) e spesso è ristretto da vegetazione invasiva e ostacolato da qualche albero caduto. 

Riassumendo, ecco i codici dei sentieri CAI che costituiscono questo itinerario:
369 da San Lazzaro a Monte Murillo
369a da Monte Murillo al 301
301 fino a Pellagra 
357 fino a Campidoglio da dove si prosegue su rotabile per Minuta
351 fino a Pontone 
351a Pontone - Torre dello Ziro a/r
323 fino alla Ferriera
325 fino alla Riserva Naturale 
325a fino a Paradiso
359 per Pogerola
  
Sul sito www.caimontilattari.it  potete trovare dati tecnici, classificazioni difficoltà, avvertenze e descrizioni sommarie di ciascun sentiero, e potrete anche scaricare i relativi file GPX, KML e PDF.
Alcune foto di questa pagina sono tratte da quelle che scattai nel corso dell'escursione abbastanza simile del TREK 2010, clicca qui per guardarle.

TREK 2010: itinerari, mappe, profili, distanze e tante foto

circuito C da Agerola (S. Angelo a Tre Pizzi) sarà online fra qualche giorno

venerdì 28 giugno 2019

Rinviata a tempo indeterminato la MaraTrail Faito - Amalfi

Dopo il sopralluogo effettuato ieri lungo i circa 20km della parte finale (a partire dal traforo di Agerola) del percorso che inizialmente avevo ipotizzato, ho dovuto constatare che non è pensabile proporlo aperto a tutti. Certamente è spettacolare in quanto, a costo di fare un itinerario a dir poco contorto, avevo inserito varie deviazioni per raggiungere punti estremamente panoramici come il belvedere di Mustaculo (a picco sul crinale calcareo del castello di Scala, foto in basso), Santa Maria dei Monti e lo stesso succitato castello.

Nei tratti “fuori sentiero” la vegetazione in più punti ha quasi fatto scomparire del tutto le tracce, perfino i percorsi ufficiali CAI (solo in parte segnati) sono in vari punti pressoché impraticabili. 
    
Abbiamo attraversato il Piano del Ceraso scomparendo nelle felci alte quasi 2 metri; nella parte alta della discesa dello Scalandrone ormai anche la deviazione, creata vari anni fa per aggirare vari smottamenti, versa in cattive condizioni e più basso, tornati sul tracciato storico, si cammina su pietrame venuto giù dai ripidi pendii soprastanti; scendendo per il Petrale (CAI 301) a valle del muraglione (parete sud-orientale del castello di Scala) si naviga a vista ed è bene sapere dove andare, tanto che sullo stesso sito CAI Monti Lattari si legge: 
... presenta degli elementi di problematicità dal punto di vista dell’individuazione del sentiero ... Si tratta comunque di un sentiero che richiede una buona pratica escursionistica e capacità di orientamento, da farsi assolutamente provvisti di mappa ed altimetro. Un valido aiuto (non sostitutivo di detta strumentazione) potrebbe essere un GPS o l’applicazione OSMAND.
   
Personalmente, considerato anche che il mio sparuto seguito, pur essendo composto da escursionisti abituali, nel complesso sembrava non trovarsi del tutto a proprio agio su tali percorsi ed era spesso attardato, ho reputato opportuno rinunciare al passaggio per Punta delle Castagne (da dove avremmo prendere la bretella 351a) e tornare direttamente sul percorso Scalandrone guidando il gruppo attraverso i castagneti (per la maggior parte abbandonati) dirigendomi direttamente sul 351. Questo nella parte bassa non presenta alcun problema, parimenti a tutto il percorso che circumnaviga la Valle delle Ferriere a mezza costa attorno ai 500m di altitudine (CAI 357 + 301 + 359), anche se in alcuni punti si notano ancora i danni degli incendi di pochi anni fa. 

Per fortuna, grazie alle abbondanti piogge primaverili, il torrente Canneto (quello che muoveva i mulini di Amalfi) ha ancora una discreta portata ed anche le piccole cascate più a valle erano attive ... sempre un piacevole spettacolo, rinfrescante alla sola vista, specialmente in un giorno tanto caldo.
   
Prima di scendere ad Amalfi percorrendo la storica mulattiera a tornanti, quasi tutta perfettamente lastricata, sosta d’obbligo all’Osteria delle sorelle Rispoli, mio punto di ristoro fisso, quando mi trovo in zona Pogerola ad un orario consono. Stavolta ho fatto provare ai miei accompagnatori gli scialatielli fatti da Enza (la chef, alla mia destra), la sua famosa genovese (piatto della tradizione napoletana, a Genova non esiste), alici farcite con provola e anche quelle semplicemente fritte; tutto amabilmente servito dalla maitre Marina (alla mia sinistra nella foto sotto).

Anche il ritorno via mare a Sorrento (che avevamo lasciato con il treno delle 6.25) è stato molto panoramico e piacevole.
Il percorso è senz'altro ben congegnato (così come la logistica) ma è opportuno intraprenderlo con escursionisti preparati, ben attrezzati e dal passo sicuro, autosufficienti e non impicciosi ... altrimenti diventa un incubo, si sta sempre ad aspettare per il passo lento della coda o semplici (insopportabili) soste per selfie e foto di gruppo, spesso tralasciando i soggetti naturali, secondo me ben più interessanti e affascinanti.

domenica 3 giugno 2018

Una domenica inaspettata, ma proficua sotto vari aspetti


Fino a poche ore fa non era facile giungere a questa "scala per il paradiso" che permette di uscire dalla selva di Cercito e raggiungere il Vuallariello
In tarda mattinata avevo ricevuto questo messaggio di allerta in merito alla (in)transitabilità del sentiero per il Vuallariello (vic. Le Selve, parte del Giro di Santa Croce):
C'è un grosso ramo di traverso sul sentiero nella prima parte boschiva. Impossibile passarci se non hai un paio di persone alte e forti che lo alzano per far passare gli altri. Stamattina in 3 sono riusciti ad alzarlo per farci passare.
Continuava dicendo che era impossibile passare ai lati a causa di altri rami, rovi e salti di quota e che aveva inviato messaggio al Comune. Armatomi di buona volontà e di macchina fotografica, nonostante il caldo mi sono avviato lungo il succitato sentiero per andare a rendermi conto della situazione e per documentarla visto che la comunicazione dell’escursionista non aveva immagini a corredo.
Già all’inizio ho dovuto constatare con rammarico che, nonostante le mie raccomandazioni (notificate il 19 aprile, quindi un mese e mezzo fa, prot. 9520) di provvedere al più presto alla segnatura del percorso visto che d’accordo con i responsabili del Comune è stato inserito nella mappa aggiornata al 2018, nulla è stato fatto in merito. 
   
Come se non bastasse, non è stato neanche effettuato alcun intervento di diradamento della vegetazione che ormai in più punti non consente agli escursionisti di vedere dove mettono i piedi e li costringe a procedere sul margine (instabile) del sentiero. Perfino l’inizio del sentiero è di difficile individuazione (foto sopra a sx) e ciò nonostante le promesse e sbandierate, ma evidentemente non eseguite, pulizie dei sentieri.
   
Percorse varie centinaia di metri sono giunto al "grosso ramo di traverso" (foto sopra a dx) che ho trovato meno grosso di quanto mi aspettassi ma senza dubbio, a causa delle due ripe quasi verticali coperte da vegetazione fitta a monte e a valle, e delle tante frasche alle quali si aggiungevano rovi ed edera ben attaccata ai rami, il transito era effettivamente molto problematico e rischioso ... i più avventurosi e agili avrebbero anche potuto superare l'ostacolo, ma certamente a costo di almeno molti graffi e qualche taglio. Normali e sensati escursionisti avrebbero, molto opportunamente, scelto di tornare indietro. 
  
Non avendo previsto di percorrere il pur sempre piacevole Giro di Santa Croce, appena scattate alcune foto di cui avevo bisogno, mi stavo avviando a tornare a Termini quando è improvvisamente apparso una mia vecchia conoscenza, escursionista e guida, "squilibrato" almeno quanto me per andarsene in giro alla 4 del pomeriggio di una domenica assolata. Per fortuna sua, mia e degli escursionisti che da domani percorreranno quel sentiero, il mio amico aveva con sè putaturo e serracchiello e in poco tempo, aiutandoci a vicenda siamo riusciti a riaprire il passaggio, ora più comodo di prima. 
A questo punto ho deciso di proseguire con lui fino all'incrocio di Vetavole dove ci siamo separati visto che lui se n'è andato al belvedere ed io mi sono avviato verso Termini via pineta.
Lungo la via del ritorno non ho potuto fare a meno di rifornirmi di ottima piccantissima rucola e di finocchietto che ho poi utilizzato per il piatto estemporaneo, assolutamente non previsto e mai sperimentato in precedenza.

Aglio, olio, peperoncino, olive nere infornate, pochissimi pomodorini e tanta rucola a crudo. Il finocchietto è stato bollito nell'acqua di cottura e aggiunto alla base prima di saltare la pasta in padella.
Ottimo esperimento! ... una domenica inaspettatamente piacevole e varia!

martedì 11 luglio 2017

Mappe aggiornate, uniformate e ampliate

Dopo una lunga pausa, ancora con tanti arretrati, ecco un nuovo post per annunciare una novità (più che altro un aggiornamento e un adeguamento alle tecnologie moderne) che dovrebbe incontrare il gradimento dei camminatori. In previsione dell’apertura di un nuovo sito (vai alla mappa interattiva), dedicato esclusivamente all’escursionismo, ho messo mano alle cartine già online da anni su www.giovis.com per renderle più compatibili con tablet e smartphone. Considerato il quasi totale abbandono delle stampe non sono più “costretto” a creare mappe poi facilmente riproducibili in formato A4, quindi non devo limitare le aree, né devo dividere lunghi percorsi lineari in più mappe, né ridurre la scala per far rimanere il disegno in un solo foglio.

Ho quindi individuato le 7 aree di grande interesse essere escursionistico (vedi quadro d'unione qui sopra), tre delle quali connesse fra loro. Delle altre quattro Capri è per forza “isolata” (nel vero senso della parola) e le altre 3 sono il classico comprensorio Campanella, San Costanzo, Santa Croce e Jeranto, il quasi adiacente lungo tratto che si affaccia sul mare fra Marina del Cantone e Colli di Fontanelle (in effetti per congiungere le 2 manca solo il brevissimo e inequivocabile collegamento Nerano-Cantone) e la Valle delle Ferriere di Scala e Amalfi che ho opportunamente (penso che faccia piacere ai più) ampliato a nord fino al Cervigliano e Santa Maria ai Monti (con le relative ascese di Scalandrone e bosco Santa Maria) e a ovest fino a San Lazzaro includendo quindi Acquolella, Cospita e Murillo.
Chi conosce seppur minimamente il territorio dei Monti Lattari avrà già capito che le tre rimanenti carte, come anticipato collegate fra loro, coprono quasi interamente le alture fra i due “passi” stradali Colli San Pietro (311m, fra l’area sorrentina e Positano) e traforo di Agerola (701m, fra Castellammare e Amalfi), spingendosi a nord fino a tutto il Faito e Sant’Angelo a Tre Pizzi (1.444m) e quindi includendo centinaia di chilometri dei sentieri che attraversano i pendii meridionali. Per non eccedere nelle dimensioni delle due più in basso le ho divise (e accavallate) lungo l’asse Santa Maria del Castello - Positano e quindi anche i due collegamenti fra dette località (Tese e Valle Pozzo) sono rappresentate per intero in entrambe.
A mo' di esempio, vi propongo in anteprima la mappa 5 (da S. M. Castello a Bomerano) che oltre i suddetti collegamenti include Forestale-Conocchia, frana, M. Tre Calli, M. Catiello, Vagnulo, sentiero Dei).
questa è la versione ridotta da blogger.com; scaricate la versione HD qui 


Tranne Capri e San Costanzo/Campanella (a scala maggiore) i file GIF di tutte le altre cartine sono stati prodotti a partire da una stessa scala (1:15.000) e con gli stessi dpi. Di conseguenza, tranne che per piccole modifiche intervenute dopo il taglio, sono uniformi e le tre che si accavallano dovrebbero poter essere facilmente montate (ma non so quanto convenga).
Ultima nota, rispetto alle versioni precedenti ho aggiunto, per quanto possibile, la numerazione aggiornata dei sentieri CAI (Club Alpino Italiano).

Camminatori, all’érta! 

lunedì 3 ottobre 2016

Sorgente pietrificante della Festola simile a quella del Cerriglio

Ancora serendipity ... sono andato a verificare una segnalazione, ho visto un sentiero più pulito del solito, l’ho percorso fin dove era possibile e ho trovato una bella massa calcarea coperta da muschi, capelvenere e altro, tipico esempio di “sorgente pietrificante”, ovvero che genera travertino (detto anche tufo calcareo). 
Forse qualcuno ricorderà che un paio di mesi fa accennai a questo tipo di formazione in questo post: Cerriglio, una volta sorgente pietrificante,si può recuperare? (foto a sx)
Ciò che mi ha colpito è la grande somiglianza fra le due (Festola e Cerriglio) per dimensioni e forma - profondo canale al centro - e anche per specie presenti fra le quali spicca il capelvenere (Adiantum capillus-veneris, una felce) per essere più evidente dei muschi (anche se per la seconda sorgente vado un po’ a memoria visto che è secca da vari anni).
   

   
Questa è ovviamente ben poca cosa in confronto a quelle enormi, che coprono intere pareti della Riserva della Valle delle Ferriere di Scala, a monte di Amalfi
Fra il minuto 4'20" e 6'00" di questo video sono comprese varie riprese dell'enorme massa che sporge dalla parete calcarea vera e propria anche per più di un metro, creando quasi una specie di tunnel con una parete d'acqua, come si può ben apprezzare da queste foto scattate nel corso del Trek Amalfi - Capri del 2010 (tante altre foto qui
   
   
Per fornire qualche informazione in più in merito a questa ennesima meraviglia della natura, che come tante altre è facile da osservare ma quasi sempre sottovalutata per scarsa conoscenza della materia, riporto qui un paio di brevi testi fondamentalmente scientifici che tuttavia penso sia abbastanza comprensibili ai più.
Sorgenti pietrificanti con formazione di tufi (Cratoneurion)Comunità a prevalenza di briofite che si sviluppano in prossimità di sorgenti e pareti stillicidiose che danno origine alla formazione di travertini o tufi per deposito di carbonato di calcio sulle fronde. Si tratta quindi di formazioni vegetali spiccatamente igro-idrofile, attribuite all’alleanza Cratoneurion commutati che prediligono pareti, rupi, muri normalmente in posizioni ombrose, prevalentemente calcarei, ma che possono svilupparsi anche su vulcaniti, scisti, tufi, ecc. (da http://vnr.unipg.it/)
L’habitat delle sorgenti pietrificanti (CratoneurionL’habitat delle sorgenti pietrificanti è rappresentato da ruscelli, con presenza costante di acqua corrente, in cui avvengono fenomeni di travertinizzazione, cioè di formazione di travertini. I travertini sono una roccia porosa, formata dalla precipitazione del carbonato di calcio (calcare) di cui sono ricche le acque sorgive, che lo acquisiscono durante la permanenza nel sottosuolo. Una volta venute a giorno, le acque tendono a depositare parte del calcare su tutte le strutture con cui vengono a contatto, rivestendo così con patine via via più spesse le rocce, i sassolini, le foglie, i pezzi di legno, i muschi.Questo fenomeno viene facilitato dalla presenza di cascatelle e di muschi, che con meccanismi fisici e biologici accelerano la perdita di anidride carbonica da parte delle acque, e quindi la precipitazione del calcare. (da www.parcocurone.it)
In quest’ultimo sito è anche disponibile un interessante documento specifico di 12 pagine dal titolo Le sorgenti pietrificanti - aspetti vegetazionali, scaricabile in pdf.

Speriamo di poter rivedere presto l'acqua scorrere al Cerriglio, anche se per vedere muschi e capelvenere certamente si dovrà aspettare qualche anno.

martedì 5 luglio 2016

Nuova carta dei Sentieri CAI dei Monti Lattari (ed. 2016) - recensione

Sabato scorso è stata ufficialmente presentata in pompa magna la “nuova carta dei Sentieri CAI dei Monti Lattari: Penisola Sorrentina, Costiera Amalfitana e Isola di Capri”, realizzata dalle sezioni CAI di Castellammare di Stabia, Cava de’ Tirreni e Napoli in collaborazione con il Consorzio Turistico Amalfi di Qualità.
Buona la veste grafica generale, la stampa, il supporto e soprattutto l’impaginazione scelta, vale a dire la divisione dell’intero disegno sulle due facce, mantenendo una ampia fascia di sovrapposizione (praticamente solo per lunghissime camminate ci sarà bisogno di consultare entrambe le parti). Se la vecchia cartina in scala 1:30.000 era enorme e molto poco pratica proprio per le sue dimensioni, questa nuova a scala maggiore (1:25.000) se stampata su un sola faccia sarebbe diventata quasi inutilizzabile in escursione.
Per le caratteristiche fisiche dei Monti Lattari sarebbe stato addirittura più utile aumentare ulteriormente la scala a 1:20.000 in modo da poter descrivere meglio la morfologia del territorio e inserire un maggior numero dei quasi infiniti sentieri, passaggi e scalinate che caratterizzano la costiera e quindi, pur capendo che sono richiesti determinati standard, resto convinto che per situazioni particolari dovrebbero essere concesse deroghe. 
Questo purtroppo è un punto dolente, una carenza della carta e i motivi sono diversi. Alcuni sono limiti assoluti, come il fatto che a quella scala è impossibile rappresentare tutto e, nel caso ci si riuscisse assottigliando le linee e riducendo le dimensioni dei simboli, la carta risulterebbe illeggibile per eccessiva abbondanza di particolari o come il problema di classificare i tanti sentieri extraurbani (quelli che più interessano agli escursionisti) in modo che sia chiara all’utente la difficoltà e la facilità di identificazione. A questo riguardo, tutti quelli che hanno percorso i sentieri CAI dei Monti Lattari sanno che molti di questi sono impervi ma di facilissima individuazione (non presentando alternative plausibili), altri sono comodi ma risulta difficile seguirli in quanto attraversano boschi o campi aperti con scarsa pendenza e pochissimi punti di riferimento (in primavera - estate la vegetazione copre quasi del tutto le tracce meno frequentate e gli eventuali segnavia al suolo).
La carta è stata prodotta dal CAI e quindi, giustamente dal loro punto di vista, è stato dato il massimo risalto ai sentieri individuati e segnati, tuttavia penso che nelle prossime edizioni (e ancor prima online) sia opportuno integrare i suddetti almeno con i percorsi principali utilizzati da escursionisti locali e turisti in quanto estremamente evidenti ed di conseguenza importanti sia come punti di riferimento, sia come potenziali vie di fuga o di accesso. Per fare un esempio che dovrebbe essere chiaro ai più, faccio notare che manca il sentiero Praiano - San Domenico - Cannati (Sentiero degli Dei), regolarmente utilizzato soprattutto dagli escursionisti stranieri che soggiornano fra Positano, Vettica e Praiano che in questo modo evitano di andare in autobus fino ad Amalfi per poi prenderne un altro per Bomerano.

Il progetto di questa carta è andato avanti per vari anni e quindi è comprensibile che gli autori volessero cominciare a produrre qualcosa di tangibile anche se, al tempo stesso, hanno pubblicamente dichiarato che, pur essendo soddisfatti del risultato ottenuto a tutt’oggi, la carta necessita ancora di numerosi aggiustamenti e di conseguenza i lavori di rilievo e miglioramento continueranno. Del resto questa è la storia di ogni carta, così come di ogni guida turistica, in quanto dai rilievi alla stampa passano mesi se non anni e, non potendo vigilare costantemente le centinaia di chilometri di sentieri e le migliaia di strade, stradine e viottoli, è ovvio che nessuno potrà mai affermare che una carta è aggiornata allo stato attuale dei luoghi. In considerazione di ciò sarà comunque di fondamentale importanza aggiornare il disegno ogni volta che se ne presenti l’occasione, senza aspettare una futura revisione generale. Per fare un esempio personale, solo nell’ultimo anno ho dovuto aggiornare la mia cartina di Massa Lubrense e Sorrento (quindi un territorio molto più limitato, già in giro da oltre 25 anni),  per segnalare varie interruzioni, una variazione di percorso, la riapertura di sentieri storici come il Vuallariello e Acquacarbone, chiusi per anni e ora frequentati di nuovo da escursionisti ... la cartografia è un lavoro in continuo divenire, non ha un termine.
I previdenti coordinatori del progetto hanno opportunamente scelto di non utilizzare una base cartografica come quella dell’I.G.M. che, seppur di ottima qualità, sarebbe sempre rimasta di proprietà di quell’ente e hanno preferito la strada più lunga, complicata e onerosa di far disegnare una carta base ex-novo in modo che rimanesse di loro esclusiva proprietà. Anche se adesso i risultati sono lontani dalla perfezione (ma per definizione la carta non può esistere) in futuro avranno la possibilità di aggiornarla digitalmente quasi in tempo reale e a costo zero.
Inoltre, idea ancor più brillante, hanno reso disponibile tutta la carta ad ottima definizione sul neonato sito www.caimontilattari.it nel quale è possibile consultare le schede dei singoli itinerari complete di cartina, profilo altimetrico e traccia gps. La ricerca dei sentieri risulta estremamente facile immettendo anche uno solo dei dati nella apposita finestra, a scelta fra numero o nome di un sentiero o anche per località di partenza o di arrivo.
La nuova carta è ottima per programmare le escursioni in quanto fornisce una visione generale del territorio, con tutti i sentieri CAI ben in evidenza. Sarà quindi facile progettare itinerari che comprendono più sentieri, scegliere e valutare tempi le distanze, operazioni molto facili in particolare se si utilizzano le informazioni del sito sul quale si possono anche vedere i profili altimetrici.
Nella lettura fine, invece, è ancora molto carente e al più presto si dovrebbe provvedere al lavoro di rendere congruenti tracce gps con le isoipse e con i sentieri o strade effettivamente percorsi. Come scrissi tempo fa su questo stesso blog, è praticamente impossibile che una traccia gps, per quanto possa essere accurata, si sovrapponga con precisione alla descrizione altimetrica per mezzo delle isoipse. Necessariamente il disegnatore (con l’aiuto del rilevatore o almeno di qualcuno che conosca bene il percorso) dovrà adattare le curve di livello alle tracce gps o viceversa, altrimenti si forniscono informazioni dettagliate errate.

A mo’ di esempio riporto la traslazione verso nord del percorso per il Molare. Nell’immagine si vede chiaramente che, pur essendo l’andamento del percorso sostanzialmente corretto, il modo in cui è stato sovrapposto alla carta base induce l’escursionista ad andare a cercare una salita dal versante settentrionale (scalata impossibile per un non-arrampicatore) allontanandolo dal percorso esistente e normalmente praticato dal lato sud.
Qualcuno fra quelli con i quali ho discusso di questi problemi ha sottolineato, giustamente, che quasi nessuno effettivamente “legge” la carta, talvolta per mancanza di capacità ma soprattutto per la cattiva abitudine di tenerla ben ripiegata nella sua custodia, all’interno dello zaino. Tuttavia, il malcostume ed i limiti di tanti non possono essere una ragione valida per rinunciare alla precisione a favore dell'approssimazione. 
A proposito di quelli che non usano consultare le cartine scrissi un post consigliando di portare in tasca fotocopie del percorso di giornata, avendolo sempre a disposizione, potendo aggiungere notizie lungo il cammino e, non da ultimo, non rovinando in alcun modo la carta originale. Adesso non avranno più scuse potendo stampare la scheda del percorso o anche utilizzarne il file pdf salvato sul proprio tablet o smartphone. 

In conclusione:
  • è più che apprezzabile il lavoro complessivo che sintetizza l’intera rete di circa 500km di sentieri segnati dalle sezioni Stabia e Cava del CAI sui Monti Lattari;
  • carta base chiara, in particolare per quanto riguarda la morfologia del territorio evidenziata non solo dalle isoispe (lavoro non da poco), ma anche da una buona ombreggiatura
  • la viabilità minore e i sentieri non CAI sono stati un po' trascurati, sia per quantità che per rappresentazione, ma entrambe le carenze possono essere facilmente sanate anche se, ovviamente, ci vorrà del tempo;
  • sono troppi i punti quotati in mezzo al niente, vaghi e quindi inutili, non agganciati ad elementi notevoli, mentre sono insufficienti quelli significativi relativi a cime, selle, incroci e luoghi facilmente individuabili come le estremità dei percorsi;
  • trovo che vari simboli siano troppo grandi come le invadenti e onnipresenti bandierine con i numeri dei sentieri e i simboli delle neviere (per fortuna pochissime), delle grotte e dei siti di arrampicata. Per quanto riguarda gli ultimi due simboli, penso che debbano essere aggiunti i collegamenti con i sentieri segnati, ma la conseguenza più grave è che per la loro dimensione e quantità in vari punti coprono tanti dettagli significativi della mappa (perché sprecare tempo a disegnare particolari importanti per poi coprirli con un’icona?);
  • è un grande passo avanti avere la numerazione aggiornata e la rappresentazione dei percorsi oggi esistenti in quanto molti sono stati aggiunti e qualcuno dei vecchi è stato abbandonato;
  • al momento è senza ombra di dubbio l’unica valida carta generale dei sentieri dei Monti Lattari, molto più leggibile della precedente del CAI che pur godendo di una base più dettagliata (tavolette IGM) era ormai obsoleta e inoltre molte delle linee rosse sovraimpresse (rappresentanti i percorsi) si distaccavano dall’andamento reale degli stessi anche di varie centinaia di metri e oltre 100 metri di differenza di quote. Nella nuova, anche in mancanza della collimazione esatta traccia/sentiero, le discrepanze sono limitate a qualche decina di metri;
  • inutile paragonarla alla carta prodotta dal Parco dei Lattari in quanto quella era assolutamente improponibile (leggi altro in questo post);
  • altre carte (come quella Kompass) sono in scala troppo piccola, imprecise e assolutamente insufficienti per andare in giro in un territorio così vario, scosceso e ricco di sentieri come quello della penisola sorrentino-amalfitana
  • ottima l’impostazione del sito www.caimontilattari.it, in italiano ed in inglese, che non solo non ha uguali in zona, ma risulta essere veramente innovativo e facile da navigare. La carta CAI è sovrapposta a quella Google ed è possibile selezionare i livelli da consultare. In ogni scheda percorso in calce alla mappa è riportato il profilo altimetrico ed è possibile scaricare la traccia gps, da utilizzare in combinazione la cartina! Anche questa è scaricabile, completa di itinerario, quote, dislivelli, lunghezza, tempi di percorrenza e difficoltà.
Gravoso e meritorio lavoro se considerato un punto di partenza, spero che si continui su questa strada. Comunque sia, i promotori, rilevatori e collaboratori meritano un plauso ed un ringraziamento.

venerdì 19 giugno 2015

Richieste che lasciano sbalorditi

Sulla linea del post nel quale discettavo su domande insulse come “da dove si parte per andare a ...?”, affronto ora l’argomento dei laureandi (sottolineo: laureandi) che mi interpellano per avere informazioni o assistenza, in particolare in merito alla cartografiaFermo restando che apprezzo il fatto si rivolgano a me come se fossi chissà quale grande saggio (cosa che non sono), talvolta mi pongono delle domande che mi lasciano più che perplesso, direi esterrefatto, come nel caso di stamattina.
Uno studente, non so di quale facoltà universitaria, mi ha chiamato per chiedermi quale fosse la scala di una delle mie cartine online, dopo aver premesso che il dato gli serviva per la sua tesi in (udite, udite) Cartografia.
La domanda mi ha colto di sorpresa considerato che mi era stata posta da un tesista che si occupava della materia e non da uno sprovveduto. Ho pensato che nella carta in questione non avessi riportato la scala grafica e gli ho chiesto di controllare, ma mi ha risposto che c’era. Quindi gli ho spiegato che per conoscere la scala avrebbe dovuto prima decidere il formato nel quale volesse stamparla (A3, A4 o inserita nel testo) e poi desumerla dalle dimensioni dell’immagine.
C’è voluto un po’ di tempo (troppo) e varie esposizioni del concetto prima di convincerlo del fatto che non ero in grado di rispondere non conoscendo il formato. Non sono sicuro che abbia recepito il messaggio e nel peggiore dei casi potrebbe anche aver creduto che non volessi aiutarlo.
Il quesito conclusivo (ahimè senza risposta) è il seguente:
se un laureando in xxx (?), con tesi in Cartografia, non ha assimilato neanche il concetto di scala, di chi è la colpa? Del sistema, del professore o dello studente? 
In ogni caso c’è qualcosa che non va.

A beneficio dei meno pratici riporto le definizioni della Treccani (www.treccani.it) dalle quali risulta evidente l’imprescindibilità della nozione:
Mappa - Si chiamano mappe le rappresentazioni grafiche di una zona di terreno, quando la scala di riduzione è compresa tra 1:500 e 1:5000 (quali sono appunto le mappe catastali). Si dicono, invece,piante quelle in scala maggiore di 1:500, mentre si chiamano carte topografiche quelle da 1:5000 a 1:200.000 o anche a 1:250.000, carte geografiche quelle in scala ancor minore.
Scala - Nel disegno e nella cartografia, s. di riduzione, il rapporto numerico fra le distanze misurate sulla carta e quelle reali, che si esprime con una frazione che ha per numeratore l’unità; pertanto il denominatore è il numero per il quale bisogna moltiplicare le distanze misurate sulla carta per avere la corrispondente lunghezza sul suolo: così, per es., scala 1/100.000 o 1:100.000 (da leggersi: scala di uno a centomila) significa che una unità di misura lineare sulla carta (per es., 1 cm) corrisponde a 100.000 unità sul suolo (cioè a 1 km); il rapporto può essere anche espresso con la s. grafica, costituita da un segmento diviso in più parti con a fianco le indicazioni delle corrispondenti lunghezze reali. 

Come è evidente dalle definizioni di concetti base della cartografia, la scala è determinabile solo avendo il disegno stampato. Questo è uno dei motivi per i quali si utilizza la scala grafica in quanto, qualunque sia la dimensione della stampa, aumenta o diminuisce nella stessa proporzione del disegno rimanendo quindi sempre valida e veritiera. Una semplicissima proporzione fornirà la scala di riduzione (in termini numerici) di quella specifica stampa.

domenica 31 maggio 2015

Acquabona è la Farmhouse di Escher

Finalmente ho avuto occasione di andarlo a verificare di persona e vari particolari fondamentali mi sono stati illustrati dai proprietari. Uno di loro commentò il mio post del 9 settembre 2014 precisando che
“Quella di Escher è una xilografia che quando è stata passata su tela è stata stampata al contrario. Il piano superiore (il terzo) è stato buttato giù negli anni ‘60 in seguito a ristrutturazione.”
A sinistra la xilografia acquerellata (rara), a destra la più comune incisione in nero stampata nel verso errato. Comparando le due immagini (ma si tratta di un'unica incisione del 1931 del maestro M. C. Escher) è chiaro che molte delle mie osservazioni erano completamente sbagliate essendo basate su questa seconda immagine.
   

Per esempio, facevo notare che a destra dell’edificio non c’erano quei muri, né traccia di quell’evidente arco. Invece esiste a sinistra nella realtà e la vasca di raccolta dell’acqua (‘a peschera) al suo interno è tuttora utilizzata. La stradina che collega San Lorenzo e Pontone passa poco più a monte. 
   

Infine, ho appreso che il nome Acquabona, attribuito a tutto il fondo agricolo e alla fontana tuttora esistente (foto in basso a destra), deriva dall’esistenza di un antico monastero risalente al VI secolo d.C. che a sua volta deriva dalla qualità delle acque della sorgente. 
S. Maria de Aquabona era il più antico monastero di suore benedettine, dei quattro esistenti nel comune di Scala”
   
Sono altresì tuttora riconoscibili le due aperture nel muro a valle dell’edificio e il terrazzamento più a destra, sullo stesso livello dell’ingresso dell’agriturismo.