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lunedì 19 giugno 2017

Escursionisti "della domenica" = aspiranti dispersi

Ormai l’escursionismo è di moda e molti pensano che basti comprare un’attrezzatura  più o meno specifica per potersi avventurare dovunque. Invece non è assolutamente così e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti quelli che vanno in giro con criterio.
Ieri mattina, mentre mi aggiravo solitario nella pineta di Monte San Costanzo cercando punti di osservazione inusuali per scattare qualche foto un po’ diversa dalle solite, mi sono imbattuto in un signore che risaliva fra gli alberi, fuori sentiero. Ad attenderlo, poche balze più su, due signore in tenuta più balneare che da escursionismo. Mi hanno chiesto se erano sulla strada giusta per la Baia di Jeranto! A chi non sa di cosa parlo, faccio presente che il punto dove ho incontrato i 3 è a circa 440m s.l.m. e che il mare (ovviamente, ma non per loro) si trova quindi 440 metri più in basso (foto: il luogo di destinazione visto dalla pineta). 

Devo inoltre ricordare che il sentiero per la baia (strada comunale, ancorché in parte selciata ed in parte sterrata) ha origine dalla frazione di Nerano (168m s.l.m.). Ho spiegato ai tre che dovevano quindi recarsi a Nerano e di lì imboccare il sentiero ma mi hanno risposto che da quella frazione stavano venendo. Per fortuna si sono ben presto convinti di aver fatto una stupidaggine seguendo i segni che li avevano portati (inutilmente) 270 metri più in alto. Considerata la non facile percorribilità del sentiero (se ne erano resi conto) ho consigliato di non scendere lungo lo stesso ma di andare via Termini, in modo molto più comodo.
Non passano 5 minuti e vedo altre tre persone (questi “travestiti” da escursionisti) che salgono fra i pini. Con mia somma sorpresa, mi fanno la stessa domanda dei precedenti ottenendo simile risposta ma poi, invece di “ritirarsi in buon ordine”, hanno cominciato a lamentarsi della mancanza di segnalazioni chiare e dello stato del sentiero. Considerato non solo l’abbigliamento da “professionisti” della montagna ma anche e soprattutto l’arroganza con la quale cercavano di scaricare su altri le responsabilità del loro errore (attribuibile solo alla loro stupidità), mi sono sentito in dovere di spiegare che per andare in escursione (specialmente in luoghi non conosciuti) non basta armarsi di zaino, scarponi e bastoncini (vanno molto di moda, ma pochissimi li sanno usare), ma ci si deve informare, si deve avere una mappa (o cartina che dir si voglia), che non si dovrebbe lasciare un sentiero largo, evidente ed in gran parte selciato per uno impervio e poco battuto visto che ci si dirige verso una baia ormai “famosa”, oltretutto ai margini di un’area FAI, e per di più si tratta di via comunale con tanto di tabella toponomastica. Infine, che il mare si trova a QUOTA ZERO e quindi, da dovunque si parta, tendenzialmente si deve scendere e non salire fin quasi alla sommità della cima più alta della zona!
La “capofila” avrebbe quasi voluto replicare, ma i suoi accoliti l’hanno convinta a desistere rendendosi conto della solidità delle mie argomentazioni, eppure sono certo che, fra loro, la discussione non sia finita lì. Probabilmente i due che incautamente la seguivano avevano già espresso qualche perplessità in merito alla direzione presa durante la ripida, assolata e, soprattutto, insensata ascesa.

A loro (molto) parziale discolpa, c’è da dire che lungo molti percorsi turistici della Penisola Sorrentina e Costiera Amalfitana, ai classici segnavia bianco-rossi del CAI si sono aggiunti quelli di varie compagnie che mandano guide inesperte, di associazioni di qualunque tipo e, per finire, una marea di punti arancioni e frecce bianche (vedi foto sopra) che indicano i percorsi delle gare di Trail che, ovviamente, non sempre coincidono con gli itinerari turistici.
Capita quindi spesso che gli ignari, inesperti e distratti escursionisti della domenica seguano le frecce o altre segnalazioni estemporanee, abbandonando “la retta via” e rendendosi conto di aver sbagliato strada solo dopo vari chilometri.

Certo, se i bravi organizzatori delle gare di Trail eliminassero tutte le indicazioni di percorso immediatamente dopo ciascuna gara (come prescritto dal regolamento della loro Federazione e come di solito i Comuni stabiliscono) si conterebbero vari “dispersi” (seppur assolutamente per loro negligenza) in meno. 

domenica 8 marzo 2015

Corridos revolucionarios e Corridos de caballos

Vi sottopongo due classici esempi di corrido, uno revolucionario e l'altro de caballos. In entrambe i casi, anche sapendo poco di spagnolo, si noterà la dovizia di particolari che includono nomi completi, date e in qualche caso addirittura orari. Chi ne sa abbastanza potrà apprezzare ancor più i testi. I video che propongo includono foto degli avvenimenti e di alcuni dei protagonisti, tutti realmente esistiti e citati con i loro veri nomi. Dei tanti montati sulla base di El cuartelazo (o La decena tragica) ho scelto questo cantato dalle Hnas. Mendoza che, pur utilizzando una vecchia registrazione dal suono poco pulito, ha il pregio di presentare un eccelente mix di foto e video dell’epoca. Una migliore esecuzione (con testo ridotto) è quello degli Hnos. Zaizar abbinata però ad una immagine fissa della loro foto.
Dei vari testi che descrivono gli avvenimenti dei 10 giorni (9-19 febbraio 1913, Ciudad de México) che segnarono la storia messicana dell'epoca, il più conosciuto e apprezzato è quello di Samuel M. Lozano, uno degli indiscussi padri del corrido mexicano. Molte volte, però, vengono cantate solo un numero limitato delle 29 quartine originali che potrete leggere cliccando sull'immagine in basso a sx. A mio modo di vedere e qualunque sia la versione, la descrizione del colpo di stato che culminò con l’assassinio del Presidente Francisco Madero e del suo vice Pino Suárez così come è riportata nel corrido La decena tragica è un eccelso esempio di sintesi, precisione e completezza.
   
Il secondo esempio (de caballos, testo a dx) è ancor più singolare in quanto descrive una "storica" sfida fra cavalli famosi: el Relámpago de Agua Prieta (detto anche el zaino, il suo colore particolare) e el Moro de Cumpas. Entrambi alla fine dei loro giorni ebbero degna sepoltura e successivamente nelle loro rispettive città furono eretti monumenti a loro dedicati. La sfida ebbe luogo il 17 marzo 1957 ad Agua Prieta, Sonora e richiamò un incredibile numero di persone. All'epoca, il Peso messicano valeva e i poveri riuscivano a sopravvivere con pochi centavos al giorno, eppure in quella occasione furono scommessi pesos a decine di migliaia.

Nel video si alternano foto dei protagonisti, dei proprietari, degli assistenti, dei cavalli e del compositore del corrido Leonardo Yanez "El Nano" a vari spezzoni del film El Moro de Cumpas (1977, di Mario Hernández, con Antonio Aguilar, famoso cantante e attore). Nel corso della mia ricerca ho trovato anche una notizia curiosa: l'autore scrisse i versi prima della corsa ma, essendo di parte, li concluse con la vittoria del suo favorito, che invece perse. Pertanto, nel poco tempo fra la fine della sfida e la festa successiva nel corso della quale era prevista l'esecuzione del corrido, dovette cambiare il finale.
Parlando degli autori e interpreti dei corridos Pablo Neruda li descrisse quali persone dalle “mani rozze e sagge, che accumularono foglietti, riportarono catastrofi, celebrarono i propri eroi, difesero i propri diritti, incoronarono i santi e piansero i morti.”