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mercoledì 4 marzo 2020

Escursionisti, gente strana … almeno agli occhi di tanti

Ma chi v’’o fa fa’?” è uno dei commenti/domanda più frequenti che gli escursionisti si sentono rivolgere, per lo più in senso bonario, quasi una presa in giro.
Ricordo perfettamente gli sguardi inquisitori e sbalorditi di chi una trentina di anni fa mi vedeva in pantaloncini da escursionismo (anche con temperature non proprio calde) avviarmi ad esplorare sentieri, da quelli a monte di Amalfi a quelli del Faito e poi fino all'estremità della Penisola Sorrentina. L’escursionismo di massa con i gruppi organizzati da tour operator stranieri sarebbe arrivato solo una decina di anni più tardi, alle soglie del nuovo millennio. Contemporaneamente si cominciarono a vedere anche gruppi più o meno estemporanei di camminatori locali con mentalità più easy going di quella professionale dei gruppi CAI (lo storico Club Alpino Italiano, fondato nel 1863), come fu per gli Escursionisti Lubrensi (poi trasformatisi in FREE) che si costituirono l’8 novembre 1999 in quel di Schiazzano.
Ricordo la volta in cui, dirigendomi verso San Nicola per un sopralluogo, poco dopo aver superato Sambuco (frazione di Ravello, e non S. Buco come era riportato sugli orari SITA …) una simpatica signora intenta a fare l’erba per gli animali mi chiese “addò jate? a scaccia’ ’e sierp?”, domanda giustificata anche per essere una tarda mattinata di una calda giornata di giugno. Poi la rividi guidando i miei primi gruppi inglesi e da allora avrà visto sempre più escursionisti passare di lì, senza più meravigliarsi.
Tutt’oggi, nelle località meno frequentate da escursionisti, c’è chi ci guarda con sguardo perplesso, e spesso chiedono “addò jate?”; a chi risponde e intavola una conversazione taluni poi suggeriscono mete e percorsi secondo loro sconosciuti a tutti o, al contrario, sconsigliano di andare perché non si passa più essendo tutto abbandonato.
Ai loro occhi (e per tanti altri), gli escursionisti in genere sono tipi quasi fuori di testa, per lo più detto in modo benevolo, per inerpicarsi anche fuori sentiero fino in cima alle montagne, casomai sotto un sole cocente o con cielo che minaccia pioggia. Oltretutto, nei decenni scorsi, anche gli abbigliamenti degli escursionisti, sempre più colorati e sgargianti, indossati da donne e uomini ben oltre i 50, hanno spesso attirato l’attenzione … in qualche caso suscitando quasi scandalo, ma ora nessuno si meraviglia più di niente.

Forse non hanno tutti i torti, ma a noi piace così e, dicendo noi, penso di interpretare il pensiero di molti. Essendo sempre pronto allo scherzo e all’autoironia, ho quindi realizzato (male, … malo mast’ songo e mali fierr tengo) questo schizzo che penso ben rappresenti l’opinione che molti hanno degli escursionisti e specialmente di quelli locali. Visione che - in modo ironico e chiaramente includendomi nel lotto - in buona parte condivido, in particolare per la nostra mancanza di coordinamento e coesione, pur avendo indubbiamente opinioni e obbiettivi sostanzialmente simili. Sono contento di includermi senz'altro nella banda ma, ovviamente, lascio la libertà a chiunque altro di dissociarsi. Tuttavia ricordo che uno dei Comandamenti dei Camminanti (già dei FREE, dal significativo titolo meglio ‘na mala jurnata ca nu malo compagno) sottolinea che: 
non sono ammesse "facce appese", ‘mpicciusi e persone lamentose.
Di conseguenza sono esclusi anche quelli che non sanno ridere di sé stessi.

sabato 18 gennaio 2020

Ultima novità per l’escursionismo: il COPYRIGHT sui percorsi!!! © ®

Fra pseudo giornalisti (vedi post del 13 gennaio), fuffoguide, associazioni fantasma, ciarlatani e cialtroni, 1 ne fanno e 100 ne pensano!
Pur essendo ben lontano dai sentieri nostrani, mi piace essere informato ed informare in merito a problemi di transitabilità, escursioni di amici ed altri gruppi e quindi vado a leggere avvisi e proposte varie. Stamane mi sono imbattuto su un avviso di una “misteriosa” escursione da Ravello. Non si sa chi sarà la guida, non c’è l’itinerario ma semplicemente punto di partenza e una meta intermedia, non c’è una faccia, né una sede, né un cognome … solo tale Antonio da contattare per la prenotazione (obbligatoria). Non è chiaro se Trekkingreen (si trova solo una pagina FB) sia un’associazione, bacheca per avvisi escursioni o altro. Ma ciò che mi ha colpito è stata la smisurata lunghezza del Regolamento che (dopo molti punti con tanti obblighi e qualche consiglio) si conclude così:



Ma dove vive questa gente? Associazioni e persone qualificate pubblicano da anni tracce e cartine disponibili per il download gratuito … per tutti
Quali percorsi misteriosi si percorreranno con Antonio (o altra guida) tanto segreti da non poter essere divulgati? 
Perfino il più smemorato e distratto degli escursionisti "seri" della Costiera (anche senza essere GUIDA) conosce a memoria tutti i sentieri e soprattutto le scale fra Ravello, Amalfi, Atrani e Minori
Sul sito www.caimontilattari.it si trovano informazioni e file scaricabili (*.gpx, *.kml e *.pdf) dei numerosi sentieri della zona; la cartina dettagliata dei sentieri fra Pontone e Torre dello Ziro (al lato) è sul mio sito dal 2003, vale a dire già da 17 anni! 
Pensano che il gravoso compito della guida sia solo quello di indicare un percorso che solo lui o loro conoscono e quindi vogliono proteggere i loro importantissimi “segreti professionali” con un © copyright?
Non pensano che invece una vera guida debba conoscere tradizioni, essenze locali e loro uso culinario e officinale, storia, fauna, geologia, ecc. e che i sentieri sono bene comune da condividere? 
O si tratta di GRANDI GUIDE dell'ultima ora che conoscono solo due o tre percorsi (Sentiero degli Dei, Valle delle Ferriere e Punta Campanella ... dove è pressoché impossibile perdersi) e ora pensano di essere al top per aver "scoperto" una scalinata poco transitata che vorrebbero mantenere sconosciuta ai più? 
Mi dovrò affrettare a procurami il copyright i percorsi che ho ideato in passato, dal quello di Athena a quello delle Sirenuse, dal Giro di Santa Croce (Vuallariello) al Circuito dell'Isca, le passeggiate come la Camminata dei 23 Casali, i trekking come Vagrant Trail e varie MaraTrail, anche se sono online da anni, con cartine dettagliate, a disposizione di TUTTI (e gratis).

Avrà forse avuto ragione Umberto Eco quando affermò:

E per “visitare alcuni monumenti di Ravello” non sarebbe meglio considerare anche l'intervento di una guida turistica autorizzata, ammesso che ci sia quella escursionistica?

domenica 31 maggio 2015

Acquabona è la Farmhouse di Escher

Finalmente ho avuto occasione di andarlo a verificare di persona e vari particolari fondamentali mi sono stati illustrati dai proprietari. Uno di loro commentò il mio post del 9 settembre 2014 precisando che
“Quella di Escher è una xilografia che quando è stata passata su tela è stata stampata al contrario. Il piano superiore (il terzo) è stato buttato giù negli anni ‘60 in seguito a ristrutturazione.”
A sinistra la xilografia acquerellata (rara), a destra la più comune incisione in nero stampata nel verso errato. Comparando le due immagini (ma si tratta di un'unica incisione del 1931 del maestro M. C. Escher) è chiaro che molte delle mie osservazioni erano completamente sbagliate essendo basate su questa seconda immagine.
   

Per esempio, facevo notare che a destra dell’edificio non c’erano quei muri, né traccia di quell’evidente arco. Invece esiste a sinistra nella realtà e la vasca di raccolta dell’acqua (‘a peschera) al suo interno è tuttora utilizzata. La stradina che collega San Lorenzo e Pontone passa poco più a monte. 
   

Infine, ho appreso che il nome Acquabona, attribuito a tutto il fondo agricolo e alla fontana tuttora esistente (foto in basso a destra), deriva dall’esistenza di un antico monastero risalente al VI secolo d.C. che a sua volta deriva dalla qualità delle acque della sorgente. 
S. Maria de Aquabona era il più antico monastero di suore benedettine, dei quattro esistenti nel comune di Scala”
   
Sono altresì tuttora riconoscibili le due aperture nel muro a valle dell’edificio e il terrazzamento più a destra, sullo stesso livello dell’ingresso dell’agriturismo.
   

domenica 8 febbraio 2015

Humphrey Bogart e John Huston a Ravello (1953)

Andando in giro per Ravello si notano varie targhe che segnalano gli edifici nei quali famosi personaggi del passato hanno dimorato. All'inizio della larga scalinata (viale Wagner) che dalla piazza mena alla parte più alta del centro dove molti secoli fa i nobili della Repubblica eressero i loro Palazzi, ora trasformati in prestigiosi alberghi, ne spicca una non legata ad un singola persona bensì un film (Beat the Devil, distribuito in Italia come Il tesoro dell'Africa). Su di essa, però, sono anche riportati i nomi di alcuni celebri personaggi che, in varie vesti, vi parteciparono:
John Huston, regista (Il tesoro della Sierra Madre -vinse l’Oscar-, La regina d’AfricaGiungla d'asfalto)
Humphrey Bogart (CasablancaIl falcone malteseLa regina d’Africa -Oscar)
Jennifer Jones (Bernadette -Oscar-, Duello al sole)
Gina Lollobrigida (essendo italiana è inutile presentarla)

Peter Lorre (M il mostro di DusseldorfCasablancaIl falcone maltese)
Ma oltre a questi 4 ben noti attori facevano parte della troupe anche lo scrittore Truman Capote (In cold bloodColazione da Tiffany), co-autore della sceneggiatura, e Robert Capa, uno dei migliori fotografi dell'epoca.
   
A dire il vero, nonostante il coinvolgimento di tutti questi grandi nomi, il film fu tutt'altro che un successo e si dice che addirittura portò Bogart (co-produttore) a un passo dalla bancarotta. Per dare un'idea del fiasco, posso dire che fra i tanti americani che ho guidato fra le stradine di Ravello nel corso degli ultimi 20 anni, non ne ho trovato uno che lo avesse visto e solo a pochi il titolo non era del tutto sconosciuto.
Da cinefilo e amante delle immagini d'epoca quale sono, nonostante la minima diffusione della pellicola, già un paio di anni fa ero riuscito a trovarla su archive.org essendo di pubblico dominio (e quindi legalmente scaricabile) e da ieri ho anche il dvd. Ora, come potete vedere in basso, si trova anche online a 720p, ma il file originale non è un granché.

Anche a chi non interessa il film in sé, potrà interessare guardarlo per apprezzare scorci della Ravello del 1953Riconoscerete senz'altro la piazza di Ravello con i suoi bar, la terrazza di Villa Cimbrone, ma vi vedono anche Atrani, vari tratti della strada a est di Maiori con la torre Normanna sullo sfondo, Scala vista da Ravello. Chi scorrerà le immagini con tal proposito, sappia però che il film è ambientato in Costiera solo per la prima metà, con molte scene all'interno, e che anche in quelle esterne i protagonisti sono spesso in primo piano oscurando quasi completamente lo sfondo. Mi sono dovuto impegnare per fissare qualche decina di fotogrammi nei quali comparisse qualche elemento interessante o almeno identificabile. 
   
Mi resta la curiosità di sapere se effettivamente esistesse la Pensione Bristol (fotogramma a sinistra ... spero che qualche ravellese risolva il mio dubbio) e chiudo con un altro quesito. Qualcuno vicino alla settantina si riconosce fra le giovani comparse (molto probabilmente anche loro di Ravello) che proprio all'inizio del film seguono i coniugi Chelm, interpretati da Jennifer Jones e Edward Underdown, mentre percorrono via Roma dirigendosi verso la Piazza? Probabilmente, grazie alla chiarezza dell'immagine, anche molti altri potranno identificare i 5 bambini e forse anche quello la cui faccia appare solo a metà in basso a sinistra.

martedì 9 settembre 2014

ESCHER: identificate la chiesa di San Giovanni e (forse) la Farmhouse

A conclusione del post Caccia alla Farmhouse di Ravello (by Escher) scrivevo:
... l’ultima incisione mi lascia un po’ perplesso in quanto la didascalia indica un generico San Giovanni. Le architetture e l’ambiente sono certamente compatibili con Ravello, ma San Giovanni del Toro si trova più in alto ed è chiesa ben più grande e importante. 
Scorrendo a memoria le varie chiese di Ravello e dintorni mi sono ricordato della piccola chiesa ritratta qui sotto (foto di stamattina). Non ne conoscevo il nome, ma ho scoperto che si tratta di San Giovanni dell'Acqua, e si trova a Campidoglio una delle frazioni di Scala, di fronte a Ravello, dall'altro lato della valle del Dragone. Considerata la corrispondenza dei nomi, la vicinanza con Ravello e l'indiscutibile similarità del campanile, dell'ingresso, della scala esterna e degli spioventi del tetto (evidenziati in rosso), penso che si possa affermare che Escher abbia ritratto proprio questa chiesa. A chi obietta che in foto c'è una bifora e non una semplice apertura con arco a sesto acuto faccio presente che si tratta di una moderna ristrutturazione, il tufo è chiaramente di taglio recente e la colonna centrale è costituita da comuni mattoni rossi. 
 
Risolto questo dubbio mi restava da cercare la Farmhouse. Qualcuno aveva suggerito che si trattasse dell'edificio dell'attuale Agriturismo Acquabona, fra Ravello e Pontone (Scala), a valle della scalinata che da quest'ultimo borgo conduce a San Lorenzo (Scala). Già avevo chiarito che non ne ero assolutamente convinto in quanto mancano dei piani, le finestre hanno diversa disposizione e i due locali con volta a botte non sono presenti nel disegno di Escher. Anche le terrazze al lato non mi sembravano troppo simili. A sostegno delle mie perplessità vi propongo due viste dell'Agritursmo, da sud-est e da sud-ovest.
  
Mi ero fatto un'idea che la Farmhouse potesse essere nella valle a est di Ravello, quella che porta a Minori, poco più in basso di Lacco e a nord di Torello. Questo sia perché era espressamente menzionata Ravello (e Acquabona si trova nel territorio di Scala) sia per l'ambiente circostante, quasi completamente terrazzato e coltivato mentre alle spalle di Acquabona c'è una rupe. 
Dopo aver girovagato un po' nelle aree già individuate in carta mi sono convinto che l'edificio nelle foto che seguono potrebbe essere la Farmhouse
  
La parte ritratta da Escher sarebbe quella attualmente dipinta rosa e quella bianca a destra, un po' più bassa, nelle proporzioni giuste. La parte a sinistra dovrebbe essere la ricostruzione di quella che nell'incisione appare diruta. Nella foto a destra si intravede una parte rialzata che potrebbe corrisponderebbe al singolo vano all'ultimo piano. Il balcone centrale e la piccola finestra che lo sovrasta oserei dire che sono perfettamente rappresentati da Escher e se così fosse è evidente che in fase di ristrutturazione sono stati chiusi i vani degli archi replicando la disposizione di balcone e finestra a destra.
Chiaramente l'edificio dagli anni '30 ad oggi è stato abbastanza manomesso, ma i volumi, i livelli, varie aperture e i terrazzamenti circostanti sono talmente simili a quelli della Farmhouse di Escher da farmi pensare di aver risolto, dopo quello della chiesa di San Giovanni, anche quest'altro dubbio.
Idee diverse, contestazioni, foto di altri edifici candidati ad essere la Farmhouse sono più che benvenute.

sabato 30 agosto 2014

Caccia alla Farmhouse di Ravello (by Escher)

Con questa immagine apro l’ultimo (almeno per ora) post relativo alle opere di Escher a soggetto amalfitano (della Costiera in generale) trattando di quelle dell'area ravellese. La didascalia, molto generica, ci dice che l'incisione raffigura una masseria di Ravello, ma a memoria non riesco a collegarla ad alcun edificio reale (ma non sono espertissimo dell’area). Cercare di individuare questo edificio (probabilmente rimodernato e con altre costruzioni attorno) è una buona scusa per andare in giro fra Ravello e Minori e potrebbe essere un eccellente esercizio per allenare il nostro spirito di osservazione.
La struttura generale dovrebbe essere rimasta identica con i tre archi sovrapposti, e indizi utili sono l’arco in alto a destra (simile a un ponte) e i ripidi muri di contenimento a destra della farmhouse. Dovrebbero essere indicazioni abbastanza affidabili visto che la maggior parte dei disegni del grafico olandese sono molto precisi come abbiamo già visto per Atrani e come si può notare in questi lavori rappresentanti il Santuario dei Santi Cosma e Damiano (comunemente noto come San Cosma, ma nella didascalia chiamato San Cosimo) visto da due diversi punti di osservazione.
 
Ci sono poi questi due paesaggi con viste da Ravello verso Capo d’Orso, riconoscibilissimo sullo sfondo, nei quali si distinguono la porzione orientale di Maiori e parte Torello (frazione di Ravello). Le didascalie recitano Ravello and the Coast of Amalfi (1931) e una più generica Coast of Amalfi (1931).
  
Ma Torello (in didascalia indicato come Turello,1932), vagamente ubicato in Southern Italy, appare pure in questa opera in basso. Anche se non viene citata né Ravello né la Costiera, direi che non ci sono dubbi sul fatto che sia la succitata Torello in quanto fra i due edifici in primo piano si distingue l’inconfondibile facciata della chiesa con le sue tre arcate. Anche le alture sullo sfondo corrispondono esattamente alla situazione reale e, pur non essendo l’immagine di ottima qualità, mi sembra di vedere rappresentato anche il convento di San Nicola a sinistra della cima del secondo palo del pergolato.
Questo paesaggio risulterà facilmente riconoscibile a chi frequenta la zona dato che include l'inconfondibile edificio isolato a valle del tratto di strada fra il bivio per Scala e il moderno tunnel. Le terrazze sono quelle ai lati della forra del Dragone, il torrente che scorre fra Scala e Ravello e sfocia ad Atrani.
C’è poi il Leone alato della Fontana Moresca a Ravello (1932), ma sappiate che l’originale fu trafugato da ignoti vari decenni orsono e le due statue che oggi adornano la fontana sono quindi repliche (a mio modestissimo parere di qualità abbastanza scadente). Al lato ho caricato una foto del 1925 di Escher seduto sul bordo della fontana, proprio al lato del leone in questione.
 
Chiudo questo lungo post con altre due immagini. L’interno rappresentato nella prima (Santa Maria dell’Ospidale - Ravello, 1932) al momento pare che non sia accessibile, mentre l’ultima incisione mi lascia un po’ perplesso in quanto la didascalia indica un generico San Giovanni. Le architetture e l’ambiente sono certamente compatibili con Ravello, ma San Giovanni del Toro si trova più in alto ed è chiesa ben più grande e importante.
  
Dovrò quindi andare ad effettuare un sopralluogo e qualche indagine in loco per cercare di individuare sia questo San Giovanni che la Farmhouse del titolo, e questa (scusate se mi ripeto) mi sembra un’ottima scusa per andare a passeggiare nei dintorni di Ravello.

giovedì 28 agosto 2014

Sentieri: com'erano e come sono - Valle dei Mulini di Amalfi

Continuando a confrontare sentieri e luoghi di vari anni fa e odierni, vi propongo un caso di intervento assolutamente necessario. 
Non parlo di oggi, ma mi riferisco ad alcuni avvenimenti di quasi 11 anni fa, parte dei quali quasi tutti ricordano. Gli escursionisti di vecchia data ricordano ancora meglio gli audaci passaggi su roccia (in particolare quando era bagnata e si procedeva verso Amalfi) ai quali erano quasi costretti se volevano percorrere il sentiero tradizionale.
Domenica 28 settembre 2003 alle 3.30 circa iniziò il lunghissimo blackout che interessò tutte le regioni italiane tranne la Sardegna. Un albero in Svizzera cadde su una linea elettrica principale e con un inesorabile effetto domino il blackout si propagò fino alle regioni più meridionali che rimasero senza energia fin quasi a mezzanotte. 
Le piogge furono abbondanti in tutta Italia, in Campania il Sarno tracimò e una frana interruppe la strada per Agerola. Fra i mille altri smottamenti minori che interessarono la Costiera voglio ricordare il crollo della scala (allora stretta e un po’ curva) al lato di questo salto d’acqua nella Valle dei Mulini di AmalfiIn questa foto (8 aprile 2005) si nota che la scala, allora da poco ricostruita ed allargata, ha ancora un passamano provvisorio. 
Vita vissuta … la domenica (giorno di arrivo del gruppo che avrei dovuto guidare durante quella settimana) fu chiaramente problematica per i trasporti e qualcuno non riuscì ad arrivare a Ravello. Durante la notte la pioggia, accompagnata da tanti rumorosissimi tuoni, fu abbondante e solo il lunedì mattina cominciò la “tregua”. Iniziammo passeggiando lungo i viali pressoché allagati di Villa Cimbrone e, dopo una piacevole puntata alla Torre dello Ziro ci fermammo per pranzo a Pontone. Aveva smesso di piovere anche se c’erano ancora tante nuvole minacciose e quindi guidai il gruppo tranquillamente verso Amalfi, via Ferriera.
Ma grande fu la mia sorpresa quando arrivato al lato della cascatella suddetta, mi trovai quasi di fronte al vuoto. Durante la notte la parte inferiore della scala era completamente scomparsa!  Questa era la situazione il 25 gennaio 2004
 
Chiaramente non mi avventurai in questa discesa con il mio gruppo, ma tornai al bivio dell’acquedotto e aggirai l’ostacolo. Fino alla fine della stagione turistico/escursionistica si andava fino alla Ferriera, si tornava al bivio dell’acquedotto per poi percorrere il sentierino lungo il quale corre la tubazione e bypassare così la scala mancante. Durante la primavera 2004 si ripristinò il passaggio al lato della cascata con questa scalinata (molto) di fortuna. 
 
Se qualcuno fosse in possesso di una foto della vecchia scala, prima del crollo,  gli sarei molto grato se me la mandasse (giovis@giovis.com) in modo da poterla pubblicare e condividere. Nel mio archivio ne ho trovate varie della cascata, ma purtroppo tutte con la scala fuori campo. Grazie.

lunedì 25 agosto 2014

Atrani del 1931 nelle opere di Escher

Dopo il post nel quali ho "presentato" Maurits Cornelis Escher, incisore e grafico geniale e quello di ieri, Atrani compare nelle Metamorfosi, vi propongo oggi un paio di opere molto meno conosciute, ma altrettanto affascinanti e, a seguire, altre immagini di ottima qualità di lavori più noti. 
Dilapidated houses in Atrani (Case in rovina in Atrani, 1931)
Bellissimo e assolutamente insolito scorcio dell’abitato di Atrani, con un pezzetto dell’unica strada esistente che fu creata coprendo il letto del torrente Dragone. Sullo sfondo, in alto a destra, si intravedono chiesa e campanile della Maddalena.
La seconda è ancor più singolare in quanto rappresenta un pressoché anonimo incrocio di vicoli coperti, dei tanti che tuttora si possono percorrere ad Atrani salendo e scendendo infinite scalinate. Già nel 1968 qualcuno si prese la briga di andarlo ad individuare e qui in basso vedete la relativa foto pubblicata in rete.
 
Covered alley in Atrani (Vicolo coperto, 1931) * foto del 1968
Poi ho trovato quest'altra vista dall'alto di Atrani da un punto di osservazione simile a quello delle Metamorphosis II e III, vale a dire dal sentiero per Torre dello Ziro. Grazie alla buona qualità del file, si possono apprezzare numerosi dettagli di questa litografia del 1931. Oltre ai tanti particolari architettonici che rendono tuttora riconoscibilissimi molti edifici, ci sono anche tante persone che sostano davanti alla chiesa, che camminano lungo i vicoli e sulla strada dove Escher ha ritratto anche un calesse.
Da un punto di vista simile, ma più alto e più arretrato (direi la strada di Pontone, all'epoca una mulattiera) ce n'è ancora un altro. Il taglio è verticale e la visuale più ampia, tanto da includere il margine della falesia orientale del Monte Aureo. Purtroppo non ho trovato immagini di qualità migliore di questa:
Per concludere quest post vi (ri)propongo due immagini in alta definizione di Atrani così come appare nelle MetamorfosiLa prima (4134x990pixels) ritrae interamente la Metamorphosis I essendo  di dimensioni minori (circa 90cm). Si nota che non è colorata e che non appare il ponte, la torre e la scacchiera. La trasformazione è solo a monte di Atrani
Questo secondo dettaglio  (4724x1181pixels) è invece solo parte delle  Metamorphosis II III  ben più lunghe della prima in quanto quasi di 4 e 7 metri rispettivamente. Come vedete, Atrani si trova ora inserita nella lunga serie di trasformazioni e la visuale è opposta rispetto alla prima. Oltre ad aver inserito ponte, torre e scacchiera con numerosi pezzi, queste metamorfosi sono anche parzialmente colorate.
Nei prossimi giorni proporrò ulteriori opere di Escher, questa volta relative a Ravello e dintorni, paesaggi e dettagli.

lunedì 16 giugno 2014

Escursionismo - nuova cartina: Monte Cerreto e dintorni

Ho appena pubblicato la mappa dei principali sentieri di accesso al Cerreto, seconda cima (1316 m) dei Monti Lattari, considerando un tutt’uno il tricuspide Sant’Angelo a Tre Pizzi con i monti S. Michele o Molare (1444), di Mezzo o Canino (1426) e Catiello (1393).
La parte sud-occidentale di questa cartina coincide con quella nord-orientale della mappa dell’area del Cervigliano e Santa Maria dei Monti, da poco pubblicata. 
La scala è identica (1:15.000), ma l’equidistanza è di 50 metri e non 25 come la precedente. Ho comunque disegnato alcune isoipse significative a 25m utilizzando chiaramente il simbolo per le ausiliarie (linea tratteggiata).
Poiché una piccola parte del sentiero fra Monte Rotondo e il Megano restava non rappresentato anche dopo la sovrapposizione delle due carte, ho provveduto a creare un inserto, evidenziato da bordo verde e colore di fondo, che mostra anche quel tratto. 
Dovrebbe essere tutto abbastanza chiaro, almeno spero.
In sostanza vengono rappresentati:
  • l’Alta Via dei Monti Lattari (CAI 300) dalla sella di Monte Rotondo - Acqua Vrecciara fino al Cerreto
  • l’inizio dei sentieri che dal Cerreto conducono a Chiunzi (CAI 300) e ad Angri (CAI 340)
  • il percorso che da quota 1099 (inizio del sentiero meridionale di accesso al Cerreto) va fino a Ravello rasentando Monte Brusara
  • tutto il sentiero da S. Maria dei Monti a Santa Caterina (Scala), via Bosco Annunziata
  • la parte alta (oltre la metà) del sentiero dello Scalandrone (S. Maria dei Monti - Minuta)
  • l’inizio della strada sterrata che collega il Megano con Aurano (Gragnano)
Ci tengo a ricordare che la carta rappresenta solo i sentieri più evidenti, utili e frequentati, tuttavia non tutti provvisti di segnavia o altra segnaletica.
Si raccomanda quindi di prestare sempre attenzione, in particolare nei pascoli del Ceraso e del Megano dove, a causa del passaggio di greggi, si trovano sempre nuove tracce e un sentiero vero e proprio in molti casi non esiste. In particolare nei giorni di scarsa visibilità (spesso ridotta a poche decine di metri) si rischia di girare a vuoto prima di ritrovare il giusto cammino.

domenica 13 aprile 2014

Altri Mondi: Serendipity ... cercavo dvd e ho trovato cartoline

Passeggiando per Lisbona ho adocchiato un mercatino dell'usato. Fra giocattoli, argenteria, vinili, ecc. ho notato un tavolo pieno di cartoline, ben ordinate in una ventina di cassette di legno. Per pura curiosità ho messo la mano in quella marcata "Italia" e al primo colpo ho estratto questa cartolina di Sorrento. 
Incuriosito, ho dato una scorsa all'intero lotto e fra le varie centinaia (tra le quali innumerevoli di Roma e tante non italiane) ne ho trovate sei di Capri, una di (o meglio, da) Ravello, una di Positano e queste altre due non antichissime, ma vecchiotte e a me sconosciute.
   
La prima, inequivocabile anche se non ci fosse la didascalia, risulta spedita nel 1952, ma la foto risale ovviamente a prima dell'ultima eruzione (marzo 1944) e non è la solita vista dal Golfo. L'altra mi ha dato subito l'idea della costiera, quindi l'ho osservata, ho individuato la marina e infine ho ricevuto conferma dalla didascalia sul retro. Riconoscete il posto?
In questa pagina http://www.giovistravels.com/14oriEP/cartLisboa.htm vi propongo in anticipo le foto delle 11 cartoline e al mio ritorno provvederò a pubblicare le scansioni. Chi fosse interessato a foto a miglior definizione me le può richiedere inviando un email a giovis@giovis.com.