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martedì 14 febbraio 2017

“Il Fato è il risultato della somma delle proprie stupidaggini” (Ove)

Molti già conoscono la mia passione-ossessione per l’osservazione della stupidità umana e quindi non si meraviglieranno di questo ulteriore post sul tema dopo aver trattato in vari post di vari anni l’affascinante teoria delle Leggi della stupidità umana del prof. Carlo Cipolla. Non vi fate ingannare dal titolo dello studio (molto acuto) né dal cognome dell’autore (vero), stimatissimo docente di storia economica in Italia e negli Stati Unti.
Vari giorni fa mi ero ripromesso di tornare sull’argomento e il caso ha voluto che in tre giorni ho visto casualmente (ma non troppo) tre film che per motivi diversi sono attinenti alla stupidità umana. I tre hanno in comune il fatto di essere fra i 5 candidati all’Oscar per il miglior film di lingua non inglese.
Nel primo, A man called Ove (Hannes Holm, Swe), il protagonista pronuncia una meravigliosa frase che, a prescindere dall’essere originale o meno, decisi all’istante di utilizzare come titolo del post e che mi fa piacere ripetere per ribadire il mio apprezzamento per l’aforisma: 
“Il Fato è il risultato della somma delle proprie stupidaggini”.
Nei due film successivi The Salesman (Asghar Farhadi, Iran) e Toni Erdmann (Maren Ade, Ger), seppur in contesti assolutamente differenti e con intenzioni  e toni ancor più diversi, le azioni, le reazioni e le situazioni create volontariamente o subite senza cercare di porre rimedio pur essendo chiari i più che probabili danni  conseguenti forniscono innumerevoli spunti di riflessione. Nel primo uno “sfortunato” evento (comunque conseguenza di una leggerezza della protagonista) causa una serie di reazioni a catena che mina alla base il rapporto con il partner che (quando ha qualche buona idea) viene ostacolato e vi rinuncia quasi passivamente ... continuando ad aggravare la situazione. Nel secondo il rapporto difficile è padre/figlia ed entrambi fanno il possibile (secondo loro a fin di bene e per affetto) per rovinarsi vita e carriera ... ma questa è una stupida commedia, neanche divertente.
Sottolineando che nessuno è del tutto esente da comportamenti simili, il fatto di essere più preparati sul tema e la capacità di prendere atto dei propri errori in tempi quanto più brevi possibile, spesso sono sufficienti a limitare i danni e ad evitare catastrofi. Talvolta può sembrare che si vada contro i buoni sentimenti, la solidarietà e l’ affezione (dall’amore parentale/filiale, all’amicizia, all’affetto verso animali) ma se il risultato deve essere un danno per entrambi i soggetti, “cinicamente” (ma non troppo) penso che si debba evitare di cadere nei luoghi comuni in modo che almeno uno dei due soggetti “si salvi”.

Sulla scorta delle Leggi della Stupidità Umana del prof. Cipolla, dividerei in due grandi categorie quelli che lui chiama “stupidi” che oltre che nel loro quadrante si trovano anche in quelli contigui fra i banditi e gli sprovveduti e tutti insieme formano la massa di autolesionisti. La mia osservazione è che molti di questi sono più che responsabili delle loro disavventure, facendo il possibile per cacciarsi nei guai senza mai applicare alcuna regola di buonsenso o di cautela. Certo esistono eventi sfortunati imprevedibili che è quasi impossibile evitare, ma se (statisticamente) ad ognuno di noi ne spetta una parte perché accollarcene ulteriori per nostra propria scelta (colpa)?
Penso che le vie dell'autolesionismo debbano sostanzialmente dividersi in due grandi gruppi: quella diretta e quella "di ritorno". Per portare esempi banali ma tristemente reali, il primo comprende chi, da savio, volontariamente si ubriaca pur sapendo che deve tornare a casa in auto e poi si sfracella; il secondo quelli che da sobri, pur vedendo un loro amico palesemente ubriaco mettersi alla guida, non solo non lo fermano, ma per assisterlo e non volendolo offendere facendogli notare che è ubriaco, salgono nella sua macchina sfidando la sorte.
Molti sono i casi simili che comprendono anche tutte quelle altre azioni "buoniste-educative" di nobili intenzioni, ma in effetti ci si affida a degli inesperti, o peggio, incapaci, per portare a termine compiti non alla loro altezza. Qui il discorso viaggia su un filo di rasoio in quanto è molto difficile percepire il limite fra il dare la necessaria fiducia a principianti, studenti e apprendisti (altrimenti come imparano?) e mettersi ciecamente nelle mani di persone oggettivamente non preparate  per determinati mansioni.

Comunque sia e comunque la pensiate, direi che un po’ di attenzione, buonsenso e prudenza ci farà forse perdere quale occasione unica (anche se non c’è controprova) ma senz’altro ci eviterà un sacco di grattacapi.

Ricercando "stupidità" in questo Blog troverete numerosi post di vari anni fa che comprendono anche dettagliati commenti in merito alla Teoria del Cipolla.

venerdì 9 settembre 2016

Cervello umani e intelligenza artificiale

In innumerevoli casi affidarsi a strumenti elettronici può essere utilissimo, ma accendendo un qualunque apparato non si può spegnere o disconnettere il cervello ... si rischia di prendere grandi cantonate, di creare problemi a sé stessi o altri, di mettersi in guai seri. Non ci si può fidare ciecamente di tecnologia, elettronica, intelligenza artificiale o in genere di qualunque altro grande avanzamento della scienza, devono comunque essere controllati seppur da un altro apparato. Senza voler andare troppo a fondo in questa materia già dettagliatamente analizzata da professionisti e filosofi, mi limito a citare alcuni esempi, del più recente dei quali avrete probabilmente letto e proprio questo mi ha suggerito il tema del post.
Un paio di giorni fa un aereo di linea partito da Sydney (Australia) con destinazione Kuala Lumpur (Malaysia), dopo aver volteggiato per un poco in zona è andato ad atterrare a Melbourne (Australia). La notizia ufficiale riporta che il pilota ha inserito le coordinate sbagliate per la destinazione e, anche se ci son varie versioni in merito, il risultato è stato quello di imboccare un “corridoio” sbagliato e quando qualcuno dell’equipaggio se n’è accorto, il sistema non ha consentito di correggere l’errore. Ho letto che nel trascrivere le coordinate di destinazione, nella longitudine era stato spostato una cifra da gradi a decimali passando da 151° a 15°, ma detto punto sarebbe si trova nell’Atlantico meridionale, a ovest di Città del Capo, a oltre 11.000km di distanza, oltre il massimo raggio dell’aereo. Ma 151° è la longitudine dell’aeroporto di Sydney e secondo un’altra versione sarebbe stata quindi impostata una destinazione identica al punto di partenza e per questo l’aereo, dopo il decollo, sarebbe restato a volteggiare nei cieli australiani e infine “dirottato” a Melbourne in quanto a Sydney non era più possibile atterrare. Comunque sia andata è stato chiaramente un errore umano che, per eccesso di fiducia nei sofisticati sistemi dell’aereo senza un diretto e immediato controllo da parte dell’equipaggio, è stato scoperto con troppo ritardo.
Ma posso citare esempi molto più semplici e quotidiani come quanto succedeva continuamente quando ero al liceo. All’inizio degli anni ‘70 cominciarono ad essere diffuse le calcolatrici scientifiche Texas Insruments e, anche se non erano permesse in classe, molti le utilizzavano comunque. 
In particolare per la trigonometria facevano risparmiare un sacco di tempo rispetto all’uso delle tavole, ma molti venivano facilmente scoperti in quanto riportavano dati impossibili.
Per esempio che chi si fidava ciecamente dei risultati forniti che però derivavano da dati inseriti velocemente sotto il banco, e sbagliando tasto funzione, otteneva valori di 8 o -5 per sen e cos (seno e coseno) che per definizione (qualcuno si ricorda di cosa parlo?) possono variare solo fra 1 e -1.


In tempi ancora più moderni, errori ricorrenti li commettono quelli che si fidano ciecamente dei navigatori. Solo nell’ultima settimana ben tre auto sono giunte fino alla base delle scale alla fine della stradina (cieca per i veicoli) vicino casa mia, ignorando il cartello con segnale e testo esplicito “STRADA SENZA USCITA” ... perché il GPS non sbaglia!
Avete mai notato quanti sono ormai i commessi/e, cassieri/e che non sanno più dare un resto se non lo leggono l’importo sul registratore di cassa o, in mancanza di questo, sullo smartphone di turno? Una volta anche quelli che non avevano neanche la licenza elementare lo sapevano fare, oggi se battono male una cifra non si accorgono dell’errore nell’importo anche se completamente sballato. Per loro “sta scritto sul display e quindi è corretto!
Consiglio gratuito: utilizzate pure qualunque apparato o macchinario, ma siate sempre attenti ai dati forniti. Ricordate che non sono indispensabili e per essere sempre affidabili devono essere accompagnati da criterio e buon senso. 
Navigatori ed esploratori sono arrivati praticamente dovunque con bussola e mappe poco affidabili (talvolta anche senza né l’una né le altre), e tante scoperte sono state fatte con calcoli eseguiti con carta e penna. 

martedì 15 marzo 2016

Io viaggio da solO

Parafrasando uno degli hashtag al momento più in voga, “discetterò” sui vantaggi e i piaceri di viaggiare da solo, su qualche problema pratico e oggettivo e fornirò alcuni suggerimenti (come al solito dettati dal quel buonsenso che non tutti sembrano avere o almeno utilizzare) su come ridurre al minimo i rischi che comunque restano, a prescindere dal sesso e dall'età, così come si corrono anche restando nel proprio paese.
In merito al racconto fatto in prima persona dalla furbacchiona paraguaya, vorrei sottolineare che l'hashtag è strumentale e sbagliato in partenza in quanto le ragazze uccise erano in 2 e viaggiavano insieme! Ho la sensazione che abbia voluto romanzare la storia (senz'altro tragica) per trarne notorietà, forse con la speranza di uscire dal suo anonimato e probabilmente è una che non ha mai viaggiato da sola ...
Così come appare - approfittare capziosamente e subdolamente di morti violente - la cosa è tremendamente squallida.
Forte dei miei oltre 40 di viaggi, raramente in compagnia, in 4 continenti diversi e nei primi decenni con budget molto risicati, esprimerò la mia opinione.

Vantaggi e piaceri
L'estrema libertà che di cui si gode viaggiando da soli in quanto a orari, cambi di programma, tempi da dedicare a diverse attività oltre alla scelta delle stesse non è neanche lontanamente ipotizzabile partendo in due o più. 
Anche se uno fosse dominante scegliendo sempre cosa fare e quando, avrebbe una palla al piede, una persona scontenta e questo è tutto fuorché un vantaggio. All'estremo opposto ci sono due persone che per troppa disponibilità faranno cose con non soddisfano completamente nessuno dei due. Altro vantaggio è quello dell'estrema facilità con la quale si riesce a interloquire con i locali, conoscendo veramente un paese diverso dal nostro, ed in seconda battuta con altri viaggiatori a patto di conoscere a sufficienza qualche lingua straniera. Negli ultimi giorni (sono in Messico) ho avuto lunghe conversazioni più o meno casuali, eppure ricercate, con un ultraottantenne, seduto in bus accanto a me, il quale che mi ha raccontato la sua storia, mi ha descritto il suo ranchito nel quale personalmente coltiva patate, cipolle, peperoni, ananas, fagioli, maiz e tanto altro, con un cineasta che ho avvicinato al termine di un film iraniano proiettato al Museo de las Culturas, con un professore universitario di psicologia che mi ha avvicinato nel Museo de Arte Moderno per scambiare opinioni in merito all'esposizione. Questi tre incontri difficilmente si sarebbero verificati se non fossi stato solo, ma per il modo e i luoghi in cui si sono verificati il rischio di imbattermi in un killer seriale o il guru di una setta satanica erano pressoché uguali a zero.
   
Svantaggi (di reativo poco conto rispetto ai Vantaggi)
  • maggiore attenzione necessaria, quasi costante
  • necessità di tenere ciò che importa sempre a vista o con sé (non c'è chi te lo guarda mentre fai una fila o semplicemente in bagno) o almeno al sicuro (pur essendoci sempre un rischio)
  • costi spesso doppi per dormire o comunque di più a meno di andare negli ostelli dove si paga a persona e non a stanza.
  • infine, sicurezza e sopravvivenza (quasi sempre dipendenti da criteri e modi di agire assoluti) richiedono maggior discernimento in quanto qualunque cosa succeda non c’è chi ci assista immediatamente, provveda a chiamare i soccorsi o cercare aiuto.

Tornando al caso delle due ragazze uccise, queste sono andate di loro spontanea volontà a casa di due sconosciuti ... non sono state rapite o assalite per strada. Ho letto che avevano finito i soldi e per questo avevano accettato l'invito dei loro assassini. Non bisogna essere per forza dei viaggiatori per capire che ci sono solo due modi di rimanere all'asciutto: uno capita all'improvviso (rapina, furto, perdita, incendio, ..) mentre l'altro è più lento e si ha tutto il tempo di cominciare a ridurre le spese, farsi mandare dei soldi (ormai arrivano quasi dovunque in poche ore se non minuti basta avere un amico o un parente da qualche parte). Visto che non ho letto niente a riguardo della prima ipotesi si dovrebbe pensare che, pur sapendo che i soldi sarebbero terminati, l'hanno presa alla leggera. Comunque siano andate le cose (e qui vengo a quanto anticipato, alle regole generali di sicurezza, buonsenso e limitazione dei rischi) ci sono tante possibilità per cercare di passare la notte in un posto tranquillo e probabilmente sicuro prima di andare a casa di perfetti sconosciuti.
Di chi ci si può fidare? Cominciamo con istituti religiosi o chiese. Anche se non tutti i religiosi sono dei santi (e non vado oltre) certo si rischia di meno e se non possono ospitare direttamente certamente potranno indirizzarci a una famiglia o istituzione.

Famiglia ... soluzione non facile, ma certamente a basso rischio specialmente se in casa ci sono figli minorenni. Chiedere assistenza, nel loro caso, ad una donna, casomai madre di famiglia, invece che a due ragazzi? Ma la più semplice è di solito quella di affidarsi alla solidarietà di "colleghi" viaggiatori. Qualcuno vi può ospitare "abusivamente" nella loro stanza, altri potrebbero prendere una tripla invece di una doppia (minima differenza di prezzo se non identica) ma potreste anche trovare chi vi paga una stanza per una notte con un vago "poi me li restituisci". Già fra i viaggiatori non è che ci siano normalmente assassini e stupratori e con ulteriore discernimento il rischio è quasi zero (p.e. fra persone che leggono e parlano a bassa voce e fra quelle schiamazzanti con un tavolo pieno di bottiglie e bicchieri vuoti a chi vi affidereste?). Non sono certo dogmi universali, ma le statistiche e le deduzioni logiche hanno un loro valore.
Infine, ho letto che almeno i ragazzi assassini hanno cominciato a bere ... alla seconda birra per le ragazze era già giunto il momento di andarsene. 
Sono dell'idea che ognuno dovrebbe sapersi tirare indietro quando vede che le cose si mettono male, prima di arrivare all’irreparabile, finanche con conoscenti che non vogliono sentire ragioni, figuriamoci con sconosciuti ... 

Soli i gatti hanno 7 vite, noi umani ne abbiamo una sola e ce la dobbiamo tenere ben stretta, non c'è una seconda chance ... donne o uomini non fa alcuna differenza

venerdì 26 febbraio 2016

Quanti sono veramente i "sensi"?

A scuola già ai più piccoli si insegna (o almeno si insegnava tanti anni fa) che sono 5: vista, udito, gusto, tatto, olfatto. Eppure con il passare degli anni, con l’esperienza e avendo a che fare con tante persone, ci si rende conto che ce ne sono tanti altri che tuttavia solo pochi hanno, vari che alcuni sostengono di avere ma che neanche esistono, altri ancora che molti dovrebbero esercitare ... nel loro stesso interesse. I pochi esempi che seguono non sono certo una lista esaustiva ma includono, almeno a mio parere, i casi più comuni e ricorrenti e spesso con conseguenze anche sugli altri. Si potrebbe tentare di categorizzarli, raggrupparli o ordinarli, ma vedo la cosa troppo complicata e la lascio agli esperti mentre io affronto il tema più allegramente.
Saltati quindi a piè pari i 5 sensi canonici, comunemente accettati come unici, passiamo direttamente al sesto senso che è chiamato proprio così, quindi non si può spostare nell’elenco. Lo vedo come uno dei più ridicoli, in quanto neanche chi sostiene di possederlo sa dire quale potrebbe essere l'organo percettivo o “emanante”.

Questi sostengono che grazie ad esso hanno fatto scelte giuste o ne hanno evitato altre che sarebbero state disastrose. Tecnicamente si dovrebbe assimilare alla pura fortuna se non si vuole ammettere di aver tenuto conto di indizi "premonitori" seppur senza rendersene conto. Se uno avesse il sesto senso, se fosse una dote effettivamente esistente, i “prescelti” non dovrebbero mai sbagliare. Il più delle volte ci si vanta a posteriori dei successi ottenuti grazie al sesto senso dimenticandosi di inevitabili errori e fallimenti precedenti, in pratica si nega l’esistenza della Fortuna e (o del Caso) e, ancora peggio, di proprie capacità di valutazione e discernimento. Avrete capito che per me non esiste, ma non lo posso sostituire con un altro in sesta posizione in quanto solo lui è il Sesto Senso.
Al settimo posto, in ordine di importanza (molto teorica) ne propongo uno certamente esistente e reale, ma purtroppo trascurato dai più: il Buon Senso (o Senso Comune). Qualcuno potrà obiettare che si basa su valutazioni relative e personali, ma non succede lo stesso, per esempio, con gusto e olfatto? In questo caso non esiste un organo ricettivo ma uno produttivo ed elaborativo che dovrebbe essere il cervello. Il Buon Senso, oltre a valutazioni di opportunità, limitazione dei rischi, lungimiranza, ... dovrebbe includere altri sensi più specifici come quelli di Giustizia, di Compassione, Civico, del DoverePensate agli enormi vantaggi personali e sociali che si otterrebbero se solo più persone lo utilizzassero con criterio, se le stesse fossero talvolta toccate dal Senso di colpa e dal Senso del Pudore (inteso come vergogna sociale e non riferito alla sessualità).
Un gruppo per il quale non saprei scegliere quello che comprende gli altri, o qual è predominante, è composto dal Senso dell'Umorismo, Senso del Ridicolo, Senso dell'orrido e via discorrendo. Certo ognuno di questi ha le proprie peculiarità e settori di uso specifici eppure molte volte uno si serve dell’altro o viene utilizzato per accettare, per esempio, visioni che in ambito “normale” sarebbero improponibili. I problemi sorgono quando si superano i limiti sfociando, come spesso accade, nel cattivo gusto.
Nelle mie vesti di escursionista, orientista e cartografo non posso non citare il Senso di Orientamento, che certamente non esiste pur essendo spesso addotto quale giustificazione “mi sono perso perché non ho il senso dell'orientamento ...” (quante volte ho dovuto combattere con quelli che adducono come scusa tale baggianata).
A prescindere dal vero orientamento che è basato sull’interpretazione di una mappa (solo tecnica e ragionamento), eventualmente con l’ausilio di una bussola, in tutti gli altri casi il riuscire o non riuscire a raggiungere la meta o ritrovare la propria auto, o il proprio albergo se in viaggio, dipende solo da memoria visiva, fotografica, posti, nomi, particolari, posizione del sole, valutazione delle distanze, capacità di invertire destra e sinistra nel percorso a ritroso e comunque sempre e soprattutto ragionamento.
Esempio da viaggiatore: tante volte arrivando un piccolo centro sconosciuto sbarcando in periferia (più o meno vicina al centro storico, meta di qualunque turista) non è indispensabile l’inesistente senso dell'orientamento e pur senza chiedere si può trovare la strada solo con l'attenzione (99% delle volte ci si riesce). Occhio alle chiese più grandi e più antiche e ai loro campanili (individuabili da lontano), notare età degli edifici e loro apparente importanza, strade selciate, strette e tortuose , se esiste un'altura molto probabilmente lì si trovano castello, cattedrale o chiesa principale, se esiste un fiume percorrendone le rive si troverà almeno un ponte antico, via d’accesso al centro.
E si potrebbe continuare con le cose o i fatti Senza Senso, le frasi a Doppio Senso, le strade a Senso Unico e infine, ma è tutt’altra cosa, le cose o le persone che “fanno senso” ... sì, ma quale?


PS - Tornando sul tema delle errate traduzioni, faccio notare che in inglese "to make sense" significa avere senso, riferito a cose plausibili e logiche, quindi si usa per esprimere approvazione, essere d’accordo. Ma se lo sprovveduto di turno usa un traduttore online probabilmente le stesse cose "faranno senso... che significa tutt’altro.

lunedì 16 febbraio 2015

Incidenti e (ir)responsabilità ... e altri QRcode

Ascoltando la radio un paio di giorni fa sono venuto a conoscenza del tragico incidente della Galeria de lo Cochinos (Tenerife) del quale si commemorava l'ottavo anniversario. In un primo momento avevo pensato a un incidente automobilistico, ma dopo poco è intervenuta una sopravvissuta che ha cominciato a descrivere quanto fosse successo e ho capito che si trattava invece di una escursione finita molto male.
Un gruppo di una trentina di amici erano andati in escursione e, non conoscendo il percorso, avevano contattato una guida che, per qualche motivo che non sono riuscito ad appurare, non fu in grado di accompagnarli. C'erano per la verità tre suoi associati, accompagnatori, dei quali però solo uno aveva effettuato quella passeggiata vari anni prima e in pratica, per sua stessa ammissione, non se la ricordava. Tutti sapevano che a un certo punto avrebbero dovuto percorrere una galleria lunga circa 600 metri (il che già comporta un certo rischio). Le cose si complicarono nel momento in cui arrivati all’entrata del tunnel trovarono una rete accostata all’ingresso, ma qualcuno vide un’altra apertura più grande nelle vicinanze, senza rete. Dopo essersi consultati via cellulare con la guida si avventurarono nella grotta con ingresso più ampio e senza rete e vi si sono addentrati per oltre 1 chilometro. A causa del poco ossigeno e della presenza di gas cominciarono i giramenti di testa, la sonnolenza e gli svenimenti. Eppure qualcuno voleva andare ancora più avanti pensando che l’uscita fosse più vicina dell’apertura dalla quale erano entrati. Le versioni qui sono discordanti in quanto la signora intervistata assicurava di essersi inoltrata per 1500 metri, altre versioni riportano che i cadaveri dei 6 che non ne uscirono vivi furono recuperati fra i 1200 e i 2000 metri di distanza dall’ingresso. La signora che è una dei sopravvissuti, e quindi era presente, chiedeva giustizia e se la prendeva soprattutto con le autorità, pur avendo affermato in diretta di essersi addentrati – a suo dire – per 1500 metri nonostante il tratto in galleria fosse notoriamente di soli 600, di essersi fidata di una descrizione via cellulare e confermando che gli accompagnatori avevano detto chiaramente che non erano sicuri che quella fosse la galleria esatta, ed era rimasta senza luce.
Io ne ho percorse parecchie di queste gallerie, ma sempre con persone che ben le conoscevano e sapevano esattamente quanto fossero lunghe e quando si sarebbe vista l’uscita. Si trattava in ogni caso di gallerie al più di poche centinaia di metri con minimo rischio di carenza di ossigeno, ma vi assicuro che fino all’apparizione del puntino luminoso (l’uscita) che poi si ingrandiva rapidamente, non ero del tutto tranquillo. Chiamatemi pure pusillanime, ma facendo parte di quel gruppo
* non mi sarei addentrato tanto
* data la lunghezza del tratto avrei senz’altro portato anche una luce di riserva
* anche volendo percorrere più di 600 metri, giunti al chilometro sarei tornato indietro e, per quanto possibile, di corsa
* non mi sarei fidato di una identificazione a distanza considerato che oltretutto chi c’era già stato (un accompagnatore) aveva chiaramente palesato le sue perplessità.
Non sarebbe stato più semplice provare anche l’altra (per un massimo di 700 metri) visto che per la posizione era quella giusta? Dopo soli 550 probabilmente avrebbero visto l’uscita e casomai avrebbero potuto mandare in ricognizione solo 3 o 4 più esperti, senza entrare in 30. E perché non tornare indietro o cambiare percorso visto che avevano varie possibilità? Secondo voi è troppo dire che se la sono andata a cercare? Che hanno voluto rischiare ben oltre i limiti della sicurezza e del buon senso?
Che si tratti di una galleria, di mare agitato, di rischio neve o di altro una legge di sopravvivenza non scritta ma tassativa stabilisce che se non c’è estrema necessità e/o maggior pericolo non si deve procedere e scegliere (se possibile) la migliore delle soluzioni fra restare dove ci si trova e tornare indietro. 
In nessuno dei due casi c’è da vergognarsi, al contrario si dovrebbe essere apprezzati per il buonsenso, in particolare se si è responsabili anche di altri.
Non è piacevole commentare questi fatti, ma penso che sia necessario farlo nella speranza di evitare che altre persone si trovino in condizioni simili o comunque di pericolo per aver sottovalutato la situazione e per essersi presi troppi rischi. 

Concludo il post con una più allegra nota, propinando a quelli che hanno meno dimestichezza con l'elaborazione di testo e immagini una nuova, ridotta raccolta di codici QR linkati alle cartine. Ho assemblato le quattro che riguardano la parte estrema della penisola che, più delle altre, sono interessanti anche per i non escursionisti. Mi riferisco in particolare all'intera carta del Progetto Tolomeo che, includendo anche tutta la viabilità stradale, può essere senz'altro utile anche a chi si muove in auto e non fa un passo a piedi e la carta dettagliata del centro di Sorrento, da Capodimonte alla Rota. 
Le altre due, più "escursionistiche" pur comprendendo tratti certamente accessibili a chiunque, rappresentano rispettivamente il sentiero delle Sirenuse e il Monte San Costanzo con i suoi immediati dintorni, vale a dire Termini, Punta Campanella, Jeranto e Nerano.  

sabato 6 dicembre 2014

Multe, buonsenso ed educazione

Vi segnalo questo articolo pubblicato su La Repubblica online di pochi giorni fa, nella sezione ambiente, mozziconi_di_sigaretta_buttati_a_terra_multe_fino_a_150_euro-
Praticamente niente di nuovo, ma è bene che se ne parli. Se avrete la pazienza di leggere tutto il lungo articolo scoprirete, oltre a tanti interestantii dati scientifici e statistici, che anche in Italia già in vari Comuni esistono specifiche ordinanze con sanzioni ben più salate che non riguardano solo i mozziconi, ma anche altri tipi di rifiuti a cominciare dalle gomme da masticare.
Sembra che si continuino a emanare leggi e decreti che sono semplici doppioni di altri già in vigore, che contribuiscono ad aumentare la confusione (vedi post precedente su "The trial") e che nessuno fa rispettare. Basti pensare a quello che si vede volare dai finestrini di qualunque tipo di autoveicolo ... non solo mozziconi, ma anche bottiglie di plastica, fazzolettini, lattine, residui di cibo e via discorrendo ... è tutto già vietato e sanzionabile.
Per quanto riguarda le cicche di sigarette, in particolare quelle "abbandonate" in spiaggia invito quelli ai quali fosse sfuggito a leggere mio precedente post su come si sono adoperati per contrastare questa pessima abitudine a Menorca
Sarà questa nuova legge solo fumo negli occhi o effettivamente qualcuno sarà sanzionato? La legge, per certi versi simile, che impone ai proprietari di cani di rimuovere le "deiezioni" dei loro migliori amici ha dato per la verità qualche risultato, visto che sempre più spesso si vedono persone armate di buste e talvolta palette per la rimozione del "corpo del reato". 
Senza bisogno di alcuna legge, il solo buonsenso (purtroppo poco frequente) e l'educazione civica (in via di estinzione) basterebbero a mantenere strade, spiagge, sentieri e parchi puliti.
Con un altro ardito collegamento vi sottopongo questo segnale, seppur di pericolo e non di divieto, artigianale e abbastanza chiaro, ma osservatelo bene ... 

Ora, non vorrei aver innescato qualcosa a dir poco inqietante ... speriamo che a nessuna Amministrazione avente competenza sulla sentieristica dei Monti Lattari venga in mente di investire in cartelli simili da piazzare dovunque arrivino, seppur saltuariamente, le capre ... Ma vista la varietà di cartellonistica e segnaletica inutile ( e qualche volta assurda) già presente non ci sarebbe da meravigliarsi se, in nome della sicurezza, qualcuno sperpererà un altro bel po' di danaro pubblico!

venerdì 6 giugno 2014

Escursionismo: ostinazione, flessibilità e buonsenso

Morale
E' inutile e talvolta autolesionistico ostinarsi a rimanere fedeli agli itinerari programmati quando, con un po' di buonsenso, una cartina e una decente conoscenza del territorio, si può passare ad una escursione molto più piacevole o, quantomeno, non troppo "bagnata" o priva di panoramicità.
Esempio
Nel week-end appena trascorso si è svolto il Trek 100km, serie di tre lunghe escursioni che ci avrebbero portato in tanti diversi posti dei Monti Lattari, percorrendo molti dei sentieri più belli.
Come forse molti ricordano, sabato pomeriggio ci sono stati numerosi temporali in quasi tutta la Penisola, anche abbastanza intensi oltre una certa quota. 
Per fortuna le previsioni sono ormai abbastanza affidabili e quindi siamo corsi ai ripari (in senso figurato, ci siamo bagnati egualmente). 
Il primo giorno il programma prevedeva l'ascesa al Faito da Pimonte, un lungo giro fra le faggete fino al Molare e infine il ritorno a Bomerano via Capo Muro e Monte Tre Calli. La seconda tappa si sviluppava invece a quote un po' più basse attraversando la Valle delle Ferriere e ritornando ad Agerola via Brusara, Megano e Ceraso.
Visto che io sono uno di quelli che vede l'escursionismo come un'attività piacevole a basso rischio e non come una "sfida estrema" alle mie capacità e alle forze della Natura, non ho esitato a modificare il programma in modo sostanziale, con soddisfazione dei partecipanti.
Quindi ho invertito l'ordine delle tappe in quanto i temporali di solito sono più intensi in quota che non a valle e anche perché la discesa pomeridiana dal Faito su rocce bagnate ci avrebbe rallentato molto e ci avrebbe fatto correre qualche inutile rischio. Non da ultimo, le nuvole che in questi casi si ancorano alle alture non ci avrebbero consentito di godere di alcun panorama.
Oltre a questa inversione temporale, ho anche invertito il senso di marcia iniziando con il tratto fra i 1000 e i 1100m (Ceraso, S. Maria ai Monti, Megano) riservandomi la Valle delle Ferriere, che offre tante vie di fuga, per il pomeriggio. Puntualmente abbiamo beccato vari brevi acquazzoni tornando a S. Lazzaro via Acquolella ma siamo riusciti a percorrere comunque una trentina di chilometri estremamente piacevoli. 
  
L'inversione di date ci ha permesso di goderci una giornata splendida, con visibilità eccezionale, camminando in ambienti completamente diversi passando dai coltivi e castagneti a monte di Pimonte alle faggete del Faito fino a Sant'Angelo a Tre Pizzi per poi ridiscendere dall'altro versante fra rocce, falesie e una rigogliosa macchia mediterranea in fiore.
  
clicca qui per altre foto www.maratrail.com/100km/100kmpics.htm 
Ribadisco che secondo me, pur essendo più che opportuno andare in escursione avendo un certo programma, si deve sempre essere pronti a cambiarlo per sfruttare al meglio la giornata. Non per niente ho spesso organizzato escursioni fornendo poche informazioni generali (luogo d'incontro, area interessata, distanze e dislivelli orientativi) e aggiungendo il mio famoso ... e poi si vede.