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lunedì 9 marzo 2020

Eventi musicali ed escursioni sono attività completamente diverse

Tradizionalmente Turismo e Spettacolo venivano abbinati da un punto di vista amministrativo, ma erano epoche in cui l’escursionismo quasi non esisteva o era settore di nicchia che contava ben poco. Ora lo si dovrebbe separare certamente dagli Spettacoli, ma forse anche dal Turismo e, volendolo abbinare ad altro, certamente un settore molto più affine sarebbe l’Ambiente.

Turismo e Spettacolo  .......  Escursionismo e Ambiente

L’escursionismo, o sentieristica che dir si voglia, non è spettacolo
Al contrario, è silenzio e tranquillità, non musica, casomai amplificata.
 
Qualcuno riuscirà mai a capacitare l’assessore al Turismo che l’escursionismo si promuove con interventi strutturali, continui e coordinati e non con feste e festicciolle, sagre o spettacoli che invece hanno la loro sede naturale e appropriata nei teatri, nelle piazze e negli stadi? Oltretutto, se gli eventi proposti nel programma Natura in concerto richiamassero effettivamente molta gente, ci si rende conto del conseguente notevole danno ambientale? L’operazione è un assoluto controsenso ed uno spreco di risorse in quanto si dovrebbe sperare che ci siano solo pochi spettatori. Più sono e più si calpesterà l'erba al di fuori dei sentieri battuti, ci saranno quelli che ci si stenderanno sopra schiacciando (distruggendo) fiori e piante, altri incivili abbandoneranno bottigliette di plastica, fazzolettini e altri rifiuti che dovranno essere poi raccolti da personale comunale, quindi con ulteriori costi. 
Con gli stessi soldi si potrebbero invece pagare guide locali per condurre varie decine di escursioni (gratuite per i partecipanti) che sarebbero sì una vera pubblicità, non solo per la località visitata, ma per l'intero territorio massese, considerato che una qualunque buona guida parlerà anche di storia, architettura, gastronomia e prodotti locali. 
Oltretutto, si favorirebbero concretamente un certo numero di giovani locali, volenterosi e preparati, invece di pagare migliaia di euro a pochi “artisti” che, per un impegno di un'ora o poco più, ricevono anche rimborso spese viaggio, vitto e alloggio.
 
Quante volte è stato raccontato agli escursionisti che non si poteva fare molto a causa dei pochi soldi disponibili e ora che ci sono (somma oltretutto non attinta dalle casse comunali, ma dalla Città Metropolitana) li si sprecano in manifestazioni singole che durano poche ore e alle quali assistono poche persone, in maggioranza locali ... quindi, come attrattori turistici, non valgono un bel niente
Al contrario, sarebbe opportuno, come dovrebbe suggerire il buonsenso, investire quanto più possibile in elementi che durino nel tempo, quali segnaletica, mappe, sito web ben realizzato in più lingue e via discorrendo. Invece di invitare artisti, perchè non portare in giro giornalisti specializzati, fotografi, webmaster di siti di escursionismo e autori di guide? Libri e riviste durano anni se non decenni, quanto pubblicato in Internet è teoricamente eterno.
Mi riservo di parlare di dei “sentieri parlanti tramite delle placchette metalliche” e del “catasto dei sentieri”, quando e se saranno forniti ulteriori dettagli … al momento mi sembrano entrambi argomenti poco sensati.

venerdì 28 febbraio 2020

Nuove avventure lusitane (3): il POM e l'Orienteering

Qui tratto dell’eccellenza della Corsa di Orientamento (internazionalmente orienteering) dal punto di vista sportivo, nel vero senso della parola, e brevemente dell'aspetto tecnico agonistico. Nella lingua originale, lo sport è “un gioco, una gara o attività che richiede impegno fisico e abilità e che viene praticato secondo regole, per divertimento o lavoro”. Ormai antiquato, esisteva anche un altro uso del sostantivo sport, ancor più significativo, riferito ad una persona “amabile, positiva e generosa, che non si lamenta di quanto richiesto di fare o di sconfitte”. Le due definizioni calzano a pennello all’orienteering, visto che tutti si divertono, tutti corrono per quanto glielo consentono età, acciacchi e stato di forma, tutti fanno autocritica per gli errori commessi (piccoli o grandi che siano) e nessuno biasima altri, né concorrenti, né arbitri (che non ci sono). Veramente uno sport per TUTTI, nel quale la testa ha più importanza del fisico e dell'età (il nostro amico Cesare, a dx, ha 78 anni).
Anche in una manifestazione della portata del POM (quasi 2.500 partecipanti) non si assiste a un litigio, nessuno alza la voce se non per incitare un “avversario” (che non è considerato un “nemico”) e per richiamare l’attenzione di qualcuno che non vede da tempo.
In particolare nelle gare internazionali di più giorni (il POM è la prima europea) si ritrovano orientisti già conosciuti in precedenti occasioni, essendo divisi in categorie per età si compete spesso con gli stessi orientisti con i quali poi si discute dei propri errori e delle proprie disavventure, senza alcuna differenza fra campioni (anche loro sbagliano) e ultimi. Per esempio, ho rivisto Francesco (ticinese, Campione del Mondo qualche anno fa e vincitore del Day1) che conosco dal ’93 e abbiamo scherzato sulla striscia di sangue che lasciavo andando dall’arrivo all’infermeria il primo giorno; entrambi ci siamo poi complimentati con Manuel (decine di volte Campione Portoghese) per la sua vittoria nella seconda prova. Lo stesso Manuel il giorno successivo ha fatto un erroraccio tanto da superarmi solo fra l’ottava e la nona lanterna (pur partendo appena 2 minuti dopo di me) e finendo inaspettatamente 52° … per poi raccontare praticamente a chiunque lo conoscesse la sua “bestialità” e insieme si scherzava o si ricordavano errori simili.
Passando ad una brevissima descrizione tecnica dello sport (per i tanti che non lo conoscono), una gara di Orienteering consiste nel raggiungere un certo numero di punti di controllo (variabile a seconda della gara) nell’ordine stabilito, ma senza alcuna limitazione di scelta di percorso. Si corre a cronometro con concorrenti di una stessa categoria (età e sesso) che partono a distanza di 2 o 3 minuti (in genere), ma anche oltre una decina di partecipanti possono partire allo stesso minuto avendo percorsi diversi, a partire dalla prima. Tutto si svolge in relativo silenzio, in prossimità della partenza i concorrenti attendono che il proprio minuto appaia sul display del grande cronometro, entrano nel primo box dove viene controllato punzone elettronico e pettorale, poi passano al secondo nel quale prendo la "descrizione punti" (lista dei codici delle lanterne ed elementi presso i quali sono posizionate), nel terzo box si posizionano accanto al cestello della propria categoria (foto sotto) dal quale prenderanno la carta solo al bip del cronometro e solo allora sapranno dove si trovano e dove devono andare … con il solo ausilio della bussola e (possibilmente) del proprio cervello. Come si può vedere nei video, gran parte delle lanterne sono comuni a più percorsi e quindi sono raggiunte da concorrenti che provengono da diverse direzioni e ripartono in direzioni egualmente differenti. 
Guardate il video del Day2 (long WRE, valida per il ranking mondiale) per rendervi conto di come corrano fianco a fianco atleti di età e capacità estremamente diverse in un ambiente naturale nel quale sono state solo posizionate le poco invasive lanterne (che individuano il punto di controllo) che vengono rimosse immediatamente al termine della gara. In questo del giorno conclusivo si vede il tipico ambiente delle sugherete alentejane (vedi post precedente). 
Nella pagina ufficiale FB del POM i più curiosi potranno trovare altri video e migliaia di foto. 

lunedì 27 gennaio 2020

Sentiero delle Torri Saracene (riepilogo)

Visto che la discussione in merito all’immaginato suddetto percorso si è sviluppata su varie pagine FB e blog, ho pensato fosse interessante condensare quanto di pertinente ho letto (sicuramente c’è anche altro in rete), soprattutto sulle pagine FB Azione in Comune, FB Camminate e questo blog Discettazioni Erranti. Le opinioni salienti di seguito riassunte chiaramente escludono tutto ciò che è stato detto a proposito del nome, non essendo di alcun interesse pratico.
Prima di passare a riportare stralci di commenti ai post originali, devo sottolineare che Azione in Comune ha provveduto a pubblicare un chiarimento che tuttavia, oltre a ridimensionare quanto precedente scritto, contiene una nuova errata informazione o, almeno, interpretazione: “Un sentiero che unisce tutte le torri della nostra costa, di fatto esisterebbe già”. Infatti, come si evince dallo schizzo qui in basso, non c'è modo di racchiuderli in un solo itinerario senza includere deviazioni (a/r), con circa 200m di dislivello ciascuna, e non ci sono grandi alternative essendo sentieri ciechi verso il mare. I principali percorsi CAI che attraversano il versante meridionale massese sono evidenziati in rosso e quelli che interessano le torri sono:
300 passa al lato della T. Recommone e T. Minerva, a monte di T. Fossa Papa
344 arriva in prossimità della T. Crapolla
339 arriva in prossimità di T. Mont'Alto

Sembrano esservi convinti che il percorso a mezzacosta fra Campanella e il rivolo San Costanzo sia praticamente irrealizzabile, non solo per le difficoltà oggettive e per non essere tutto pubblico, ma soprattutto per ricadere in un’area segnalata dal Ministero dell'Ambiente fra quelle soggette a franosità diffusa (evidenziate nell'immagine in basso). In conseguenza di ciò, non è assolutamente ipotizzabile chiedere di creare un percorso in quella zona se non prevedendo grandissimi e costosissimi lavori di messa in sicurezza.
Passando ai contenuti dei commenti, molti sono stati gli inviti generici ad abbandonare i mega progetti a favore della manutenzione dei percorsi esistenti che, senza dubbio, necessitano di una migliore e più continua attenzione.

Per esempio:
* Lasciamo questo meraviglioso tratto di costa a MADRE NATURA. Ogni intervento, al fin di creare solo una traccia, arrecherebbe stravolgimenti ad un ecosistema di valore inestimabile (Anonimo)

* Alla luce delle tue osservazioni sono assolutamente d’accordo sul percorso da te indicato. (Michele Pollio, rivolto a me)

* ... mi limito a precisare e ribadire che non ho indicato alcun percorso, ho semplicemente sottolineato le incongruenze ed enormi problematiche del vostro "immaginato" itinerario. Ci sono già tanti sentieri spettacolari e molti di essi sono anche corredati di segnavia (del CAI e/o comunali). La priorità dovrebbe essere quella di manutenere l'esistente e pubblicizzarlo correttamente. (mia risposta a Michele Pollio)

* Manutenzione, facciamo manutenzione del territorio: è come avere una bella casa e non fare mai una riimbiancata alle pareti! (Salvatore Donnarumma)

* Con tante cose da fare sui sentieri esistenti, sembra veramente assurdo immaginare di poter realizzare una cosa del genere. Iniziamo dalle piccole cose solo così possiamo raggiungere i grandi obiettivi, nell’ottica delle possibilità reali e sulla base delle giuste conoscenze territoriali e geomorfologiche. (Maria Buonocore)

In quanto al percorso "contestato":
* … E vogliamo parlare del fatto che oltre la metà di questo "sentiero" passerebbe in aree a franosità diffusa? (Maurizio Fiorentino)

* La volontà di ricerca di itinerari ex novo quando basterebbe rivalorizzare quelli già presenti e chiaramente tracciati, (e che sono vendibili anche sotto forma di prodotti turistico finito) rischia di arenarsi in uno di quei progetti senza seguito come molti altri che sono stati annunciati in pompa magna poi forzatamente varati e che non riusciranno probabilmente mai trovare un' attuazione, quando in sostanza Massa Lubrense parte da una solida base di partenza già avviata: una rete sentieristica approntata da gente seria e competente diversi anni addietro con l' aiuto di tecnici e appassionati locali (Giovanni Gargiulo)

* Proporsi e proporre va bene sempre, soprattutto per il territorio, ma ipotizzare un’idea sulla base del nulla e poi concludere con il “Ci riusciremo” è tutt’altro cosa. Spero anch’io che vi attiviate per risolvere quelli che sono i problemi del quotidiano sui sentieri. (Maria Buonocore a Michele Pollio)

* Premetto che è bello leggere commenti di persone ben più esperte di noi! Tuttavia volevo invitare a leggere il post di Azione in Comune con attenzione. Volutamente non avevamo indicato nessun itinerario, consapevoli che ogni proposta andasse preventivamente valutata con persone ben più esperte di noi. Pertanto penso che molti commenti non sono assolutamente giusti. (Michele Pollio)

* ... quello che dici è vero, ma devo mio malgrado sottolineare che il post inizia con "immaginate per un attimo" (non c'è nulla da immaginare i percorsi per unire le torri costiere già ci sono a meno che non si voglia fare un collegamento ex novo) e sono delineati alcuni dei punti collegabili come a confermare l'equivocità del post per poi culminare con "ci riusciremo".
… mi dispiace che le vostre buone intenzioni si rendessero vane per un progetto di impossibile attuazione come hanno fatto le precedenti amministrazioni con progetti faraonici, per poi non spendere poche migliaia di euro per tagliare qualche ramo sulla pineta a San Costanzo o rimuovere i pini caduti.
Forse sì, ho frainteso quale sia stato il progetto e te ne rendo conto, a tal proposito vi invito a proseguire per questa strada e dare il giusto rilievo alla cura del nostro territorio e ai suoi collegamenti. Vedendo questa realtà turistica tutti i giorni vi posso confermare che vi ripagherà. (Giovanni Gargiulo a Michele Pollio)

A breve pubblicherò altri post relativi a sentieristica ed escursionismo, con l'obiettivo di fornire idee ai candidati alle prossime elezioni comunali e con la speranza che qualcuno, di qualunque lista, prenda a cuore la situazione e si impegni con promesse (che poi ci si augura vorrà mantenere). 

domenica 5 giugno 2016

Al peggio non c’è mai fine ... rimosso il traliccio, compare altro!

Lungo il sentiero per Jeranto, dove una volta c’era uno dei tralicci della vecchia linea elettrica dismessa negli anni ’50, finalmente rimossi appena pochi mesi fa, da pochi giorni è apparsa un’altra bruttura: un palo alto circa 5 metri in cima al quale sono state montate alcune apparecchiature di sorveglianza, un pannello solare e un “armadio/centralina” simile a quelli ENEL o di telefonia che si vedono lungo le strade.
   
Fin qui niente di eccessivamente strano visto che sappiamo come vanno queste cose, ma la cosa più incredibile è che il committente è nientemeno che il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
Fatta una breve ricerca in rete, ho visto che in tanti stanno evidenziando questo scempio e di conseguenza stanno protestando, con toni più o meno opportuni. Leggendo questa “determinazione conclusiva” (link fornito da Sergio Galano su FBprotocollata in data 12/11/2014 potrete saperne di più. 

Di queste centraline che dovevano essere sistemate in vari punti strategici della costa ne avevo avuto notizia un paio di settimane fa, ma non sapevo dove sarebbero state posizionate. Preso atto di questa idea a dir poco infelice, spero che per le altre siano scelti luoghi più adatti o, quanto meno, sia almeno mimetizzate per quanto possibile.
Da quanto si apprende dai documenti del Ministero, questo costoso progetto è finalizzato alla monitoraggio e quindi salvaguardia delle acque dell’Area Marina Protetta Punta Campanella. Ammesso e non concesso che sia un buon progetto, e anche volendo ipotizzarne  una reale efficacia con un giusto rapporto costi/benefici (chi controllerà i dati e chi intraprenderà affettive azioni conto i trasgressori?), sarebbe stato tanto difficile o dispendioso posizionare il tutto in altro luogo o almeno in modo diverso?
  • Perché a ridosso di un noto e frequentatissimo sentiero escursionistico?
  • Perché l’armadio è tutto fuori terra e a vista invece di essere addossato al pendio o mascherato da cespugli?
  • Perché ingombrare un luogo aperto ed estremamente panoramico con cavi e pannello solare (oltre all'armadio)?
   
E infine:
  • perché quei “galantuomini” della ditta installatrice (ricordate ... appaltata dal Ministero dell’Ambiente) hanno lasciato spezzoni di fili elettrici, fascette di plastica e nastro isolante in loco invece di portare il tutto a riciclo? Mi sono perso qualche circolare del Ministero dell’Ambiente che sancisce che la plastica è diventata biodegradabile e quindi può essere abbandonata nella natura? 
Spero che al più presto Comune, AMP e Sovrintendenza prendano almeno le distanze dal modo nel quale sono stati effettuati i lavori (nei quali avevano limitata voce in capitolo) e si adoperino per far spostare o almeno mascherare l’armadio.

lunedì 2 maggio 2016

Musiche, rumori, sottofondo ... quanto sono utili?

Forse sono io ad avere problemi di udito,  più probabilmente alcuni esagerano con jingle, rumori di fondo o di ambiente e colonne sonore.
Andiamo per ordine. I jingle intesi come musichette che dovrebbero fare da sottofondo alla lettura di notizie o previsioni meteo (trasmesse sia via tv sia in radio) spesso ne limitano la comprensione. Potrebbe attribuirsi semplicemente alla scarsa capacità del tecnico di regolare i volumi, ma a prescindere da ciò qual è il vantaggio o lo scopo? Anche nei film a volte ci sono scene nelle quali i rumori coprono del tutto le voci dei protagonisti. Se ciò è la precisa volontà del regista che in questo modo vuole dare l'idea che nessun altro in quell'ambiente può ascoltare detta conversazione la cosa è perfetta, altrimenti è un grave errore.  Altre volte invece si riescono a cogliere solo poche parole del dialoghi e lo spettatore resta con il dubbio: mi sono perso qualcosa di importante o vale l'ipotesi precedente? Una cosa simile accade in molte situazioni nelle quali sono in tanti a parlare nello stesso momento e le voci si accavallano ... qual è il messaggio per lo spettatore? Quando tutto ciò non è necessario per lo sviluppo della trama diventa solo un disturbo.
Tento ora di chiarire una sottile differenza che spesso è più rilevante di quanto possa apparire.
  • Film score = musica originale (detto anche commento musicale) composta specificamente per il film, allo scopo di sottolineare determinate scene o avvenimenti (simile alla musica di scena di alcuni spettacoli teatrali).
  • Soundtrack = colonna sonora che include canzoni e pezzi indipendenti dal film, spesso utilizzati solo parzialmente e non nella loro interezza. Non sempre sono strettamente legati agli avvenimenti, talvolta si riferiscono solo all'epoca o ai luoghi nei quali è ambientata la scena o neanche a questi.
   
Il commento musicale nasce insieme al cinema stesso in quanto, come è noto, durante la prima trentina di anni era assolutamente muto e l'accompagnamento (il commento) veniva eseguito dal vivo da solisti o piccoli gruppi fino ad orchestre sinfoniche complete per le grandi produzioni proiettate in teatri importanti (foto in alto). Poi si cominciarono a incidere dischi che si tentava di riprodurre in modo sincronizzato con la proiezione ed infine si trovò il metodo di avere l’audio sulla stessa pellicola, al lato dei fotogrammi.

Recentemente ho molto apprezzato (e l’ho sottolineato nelle mie micro-recensioni) alcuni film nei quali il commento musicale - se e quando c’è - resta di sottofondo con volume ragionevolmente basso. Un esempio per tutti è Son of Saul (Oscar 2016 miglior pellicola straniera) la cui “colonna sonora” che accompagna i movimenti del protagonista in luoghi affollati da disperati e soldati, è costituita per lo più delle grida di dolore e paura dei primi e di comando e minaccia dei secondi. 
Parimenti il fruscio delle foglie, il gorgoglio dell'acqua e le voci della selva amazzonica (uccelli e sopratutto insetti) di El abrazo de la serpiente, o il ritmo dei colpi di machete che tagliano le canne, il crepitio del fuoco che divora le distese di piante secche e il canto degli uccelli in La tierra y la sombra (4 premi a Cannes 2015) calano lo spettatore nell'ambiente come non potrebbe farlo alcuna musica originale. In questi casi un buon Dolby Surround è un enorme vantaggio.

Interessante intervista al compositore del commento originale 
del film El abrazo de la serpiente (in spagnolo, sub. inglese) 
  
Estremizzando il concetto secondo il quale un film dovrebbe essere soprattutto immagini, corredate da dialoghi e rumori naturali - e anche "silenzi" che tante volte sono molto significativi - si dovrebbe fare a meno della colonna sonora e se proprio si volesse aggiungere un commento musicale questo dovrebbe essere veramente di sottofondo senza essere in alcun modo intrusivo. 
Avvalendosi dei mezzi moderni dovrebbe essere realizzabile senza troppe difficoltà, ma è sempre importante avere la giusta dose di rumori originali di sottofondo ... il silenzio assoluto è estremamente raro.

lunedì 11 aprile 2016

Animali e umani: dilemmi e controsensi

Premessa
A seguire non propongo soluzioni, ma solo interrogativi e spero che sia chiaro, di volta in volta, il senso nel quale uso i termini “animali” (che può essere un dispregiativo per gli umani, ma assolutamente non offensivo per gli animali stessi) e “animalisti” che possono essere veri o falsi.
  • perché la maggior parte di quelli che vedono un riccio e un serpente casualmente schiacciati per strada si dispiacciono per il riccio, ma non per il serpente?
  • quanti sono quelli che “detengono” animali in spazi limitati, senza che abbiano contatti con esemplari della loro razza, in un ambiente che, per quanto curato, non è certo il loro e nutrendoli in modo errato?
  • può essere una giustificazione il fatto che siano nati in cattività e quindi non hanno mai conosciuto il loro vero ambiente?
  • i veri amanti dei cani perché fanno poco o niente per vietarne il commercio (spesso di esemplari di importazione illegale) fin quando non saranno stati adottati tutti quelli nei canili e i randagi?
  • “ammessa” la caccia legale, perché consentire quella alle quaglie (p.e.) e vietare quella ai piccioni, molto più dannosi (ammesso che la quaglie lo siano) ed egualmente commestibili e oltretutto più grandi?
  • che senso ha criticare gli zoo per avere animali in gabbia e consentire il commercio di canarini e pappagallini che finiscono in piccole gabbie o iguana e tartarughe in piccoli terrari?
  • perché invece non promuoverli come centri di recupero, studi e ricerche, ospitando e curando animali feriti, detenuti illegalmente e altri nati in cattività che non sarebbero in grado di sopravvivere in ambiente naturale?
  • perché generalmente la pesca è tollerata mentre la caccia ha molti più oppositori?
  • perché sono in tanti quelli che non mangiano carne, però continuano a mangiare pesce?
  • eventualmente, non sarebbe più logico fare una distinzione in base alla provenienza, vale a dire allevamento o ambiente naturale?
  • che senso ha re-introdurre specie o addirittura introdurne di alloctone che stravolgo l'equilibrio precedente e, una volta fuori controllo, non fare niente per riparare ai danni causati? 
  • non sarebbe meglio se questo tipo di geni, presenti in tutto il mondo (conigli in Nuova Zelanda, maiali selvatici alle Hawaii, cinghiali in Italia), pensassero di meno e, tranne casi particolari, lasciassero l'evoluzione alla natura?
  • perché tanti provano repulsione per anfibi e rettili che in Italia, tranne la vipera che comunque non è letale, sono assolutamente innocui?
  • è un retaggio del “serpente” del peccato originale, lo stesso al quale la Madonna schiaccia la testa, simbolo del male? e non dimentichiamo il drago ucciso da San Giorgio ...
Esperienza personale: anni fa mi capitò di guidare un gruppo di lombardi e fra loro c’era un sedicente animalista (ripeteva in continuazione “Perché io sono animalista”) che raccontava di aver comprato un furetto e di tenerlo su terrazzo insieme ad un pastore tedesco che “lo odiava”. Già il tenendo un pastore tedesco (presumibilmente almeno di taglia media) su un terrazzo cittadino non è il più bel regalo da fare al cane, ma se invece di “regalargli” una compagnia della stessa razza gli si impone un co-inquilino che odia e che probabilmente sarà egualmente insoddisfatto della situazione, come si può parlare di animalismo?
E per rimanere ai furetti, sapete che spesso vengono nutriti con animali vivi così come varie altre specie? Vi sembra logico per un “animalista” nutrire un animale “da compagnia” con altri animali vivi allevati all’uopo?

domenica 25 gennaio 2015

I 5 (per ora) tralicci di via Jeranto

Portata a termine ieri la prima parte dell'Operazione Tralicci, stamattina sono andato a fare un breve sopralluogo verso Jeranto per poi poter sollecitare chi di dovere avendo la situazione ber chiara. Il problema, come avevo già anticipato, è più complicato di quello della Campanella, dimostratosi relativamente semplice, come previsto.
Per ora ho contato 5 tralicci, dei quali due in piedi e tre abbattuti, e due di questi si trovano in luoghi abbastanza impervi. Non escludo che ce ne possano essere altri non a vista. 
Ho anche preparato una semplice cartina sulla quale ho indicato la loro posizione approssimativa e li ho anche numerati da 1 a 5 riportando i numeri sia in mappa che sulle foto caricate su Google+.
Mi sembra di aver indicato chiaramente che il primo ed il terzo sono quelli eretti. Il secondo è visibile solo dopo averlo oltrepassato e si trova in posizione abbastanza precaria, ma per fortuna a valle del sentiero.
Il quarto è visibile sul ciglio di una piccola falesia, ma chi vuole vedere il quinto (la foto è di un precedente sopralluogo, si nota anche dalla luce) deve abbandonare il sentiero per Jeranto e deviare verso la Grotta dei Crapari. Come si vede, il traliccio si trova a traverso del poco frequentato sentierino. 
Le dimensioni di questi piloni sono ben maggiori di quelli della Campanella il che non è un gran problema per quelli a terra, ma certamente il lavoro di smantellamento degli altri due si prospetta abbastanza complicato. 
Spero di convincere l'Amministrazione Comunale a rilasciare al più presto autorizzazione al taglio di quelli già a terra in modo da poter cominciare a procedere con la rimozione. Come dimostrato ieri,  trovare volontari, gente di buon senso e con spirito di collaborazione, non è un problema. L'importante è avere il permesso per operare e iniziare a portare via i pezzi, anche pochi alla volta.
Nel frattempo si studierà anche il modo migliore per smantellare i due tralicci in piedi, nella massima sicurezza sia per le persone che per l'ambiente.

mercoledì 6 agosto 2014

La Penisola Sorrentina in un articolo del 1927

Ho recuperato fra le mie carte il vecchio album “artigianale” dal titolo Ricordi di una escursione nella Penisola Sorrentina (14 e 15 luglio 1927)
Gino Doria, mio prozio, e molto probabilmente promotore della suddetta due giorni, compose un piccolo libretto incollando l’articolo a sua firma, che fu pubblicato sul quotidiano il Giorno il 20 dello stesso mese, prima di una ventina di foto scattate da uno dei suoi compagni di escursione, Guido Spinazzola. Del gruppo facevano parte anche Sergio Ortolani e Aldo de Rinaldis che appaiono in una foto “appollaiati” sulle rocce di Santa Maria del Castello.
    
L’articolo, che potete leggere nelle tre scansioni allegate, non è una mera cronaca della gita, ma affronta il problema ambientale evidentemente già esistente e percepito come tale quasi ottanta anni fa. Come si evince dal testo, il primo giorno fu dedicato ad una lunga passeggiata in barca da Sorrento fin quasi a Positano, mentre nel corso del secondo i quattro amici si aggirarono non solo sulle alture a monte di Massa e Sorrento, ma si spinsero fino a Santa Maria del Castello.
 
 
Ho provveduto ad effettuare sia le scansioni dell’articolo, che vi propongo subito insieme con la “copertina” e la foto di gruppo, sia quelle degli altri scatti da terra e da mare che pubblicherò domani reputando necessario commentare buona parte di esse.
Le immagini non sono estremamente notevoli dal punto di vista strettamente fotografico in quanto realizzate con attrezzatura non professionale e trattandosi per lo più di panorami distanti, ad esclusione di quella di Crapolla già pubblicata e di quella della Grotta Perciata, risaltano soprattutto i profili della costa e delle alture.
Eppure quasi ognuna di esse contiene qualche particolare interessante. Infatti, osservandole attentamente, chi ha una certa familiarità con i luoghi rappresentati noterà numerosi elementi non più visibili o esistenti e vedrà anche come sono cresciuti a dismisura gli edifici e, anche se ora non sono più in attività, le cave.

Per adesso, vi auguro buona lettura.