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giovedì 12 febbraio 2015

Tracce gps e isoipse spesso non collimano

In attesa di ricevere da Luigi le tracce per aggiornare la cartina di Capri (vedi commento al post precedente) ritorno sull'argomento gps. Come ho già ribadito più volte, questa tecnologia può essere utile, deve essere utilizzata con cognizione di causa, i dati devono essere interpretati, non è il Demonio, ma neanche la Bibbia o sentenza di Cassazione. Nell'aggiornamento dovrò tenere quindi conto degli spazi e della leggibilità, restando quanto più attinente alla realtà.
Chi si occupa di cartografia sa bene che questo moderno problema si va ad aggiungere ai tanti altri che, di fatto, impediscono la realizzazione della carta perfetta, in particolare se derivata. "La carta perfetta non esiste" non è una scusa, bensì di un postulato della cartografia, messo ben in chiaro all'inizio di ogni testo o manuale che tratti la materia. Non volendomi impegolare addentrare in una discettazione senza fine mi limito ad accennare ad un paio di problemi irrisolvibili. 
Accantonata l'idea della terra "piatta" e vedendola come è (sferica o, meglio, un geoide) i cartografi si sono trovati ad affrontare una prima insormontabile difficoltà: rappresentare una superficie sferica su una piana. La topologia (scienza matematica) dimostra, senza lasciar spazio a dubbi o eccezioni, l’impossibilità di dell’operazione, se non rinunciando al rigore scientifico mediante adattamenti. E ciò ancor prima di considerate l'ulteriore problema della geomorfologia, dei rilievi. Le proiezioni potranno essere fedeli solo a determinati parametri, a discapito di altri. Esistono carte equidistanti (mantengono le proporzioni delle distanze), equivalenti (superfici), isogone (angoli), ma per soddisfare uno qualunque dei suddetti criteri si devono per forza non rispettare gli altri.
Anche per il secondo problema, più “filosofico”, si deve effettuare una scelta, o una mediazione, fra tre qualità specifiche delle mappe: completezza, accuratezza e precisione.
Ma torniamo al titolo del post. Ammesso e non concesso che una traccia gps possa essere assolutamente perfetta, non potrà certamente collimare con i dati di una carta non perfetta (come detto, non esiste). Introduco ora un nuovo elemento "destabilizzante": la generalizzazione. Questa tecnica, ineludibile e soggettiva, si accentua con il diminuire della scala. Quando, come è prassi comune, si va a sovrapporre una traccia gps ad un disegno esistente (carta base) si va ad accostare una linea - teoricamente precisa e perfetta - a tante altre (le isoipse) che sono frutto di generalizzazione, quindi non precise per definizione. Ecco due ingrandimenti di carte al 25.000 (I.G.M. e Regione) che pur avendo la stessa base hanno un impatto visivo ben diverso. Immaginate di dovervi sovrapporre una stessa traccia sulle due mappe … oltre ad avere difficoltà a non coprire elementi significativi, passeranno per punti diversi e a quote diverse da quelle reali.
   
Specialmente in territori estremamente scoscesi come quello dei Monti Lattari le curve di livello (isoipse) sono molto ravvicinate e non è possibile tener conto dei brevi tornanti e delle rientranze che invece possono essere registrate dai gps. Dico “possono” in quanto può capitare anche l’esatto opposto con valloni stretti, seppur notevoli, disegnati in mappa ma non rilevati dal gps. Infatti in presenza di valli strette e rocce (p.e. Riserva Ferriere, Passetiello, Crapolla) la precisione è ridotta e talvolta addirittura si perde il segnale. Di conseguenza una sovrapposizione congrua e plausibile risulta estremamente improbabile, praticamente impossibile.
Che fare? La soluzione più semplice (= la meno corretta) è quella di collimare i punti estremi (certi) della traccia senza preoccuparsi del suo andamento e sperare che fra essi non si creino grosse incongruenze. Non volendo procedere in questo modo poco ortodosso, basato solo sul caso, restano due possibilità (combinabili):
  • adattare la traccia al disegno
  • adattare il disegno alla traccia

Sembrano equivalenti, ma in effetti la seconda procedura è praticabile solo avendo la carta base in formato vettoriale. La soluzione migliore, a mio parere, e quella di trovare soluzioni intermedie caso per caso tentando di riferirsi a punti e situazioni cospicue. Lavorando su una carta base in formato raster (jpg, tiff, bmp, ecc.) si potrà intervenire solo sulla traccia gps e ciò è un limite, se non un controsenso, in quanto si va a modificare la linea che (almeno in teoria) è la più precisa. 
Infine, ci sono quelli che, senza crearsi tutti questi scrupoli e problemi, non si avvalgono neanche di una carta base degna di tale nome limitandosi a scaricare quanto serve da Googlemaps, dopodiché tirano qualche linea colorata "a occhio" e hanno la carta bella e fatta senza aver tenuto minimamente conto di dislivelli, transitabilità e qualità dei sentieri.

domenica 21 settembre 2014

Altra isola, altri sentieri, altra ottima segnaletica

Verrà mai il giorno in cui anche sui Monti Lattari si potrà usufruire di una segnaletica semplice, precisa, solida e funzionale?
Quella che oggi sottopongo alla vostra attenzione è quella del Camì de Cavalls, GR 223 - Menorca, Baleari (Spagna), percorso recuperato da pochi anni basandosi sui sentieri e piste che collegavano le torri costiere dell'isola. Come per le nostre torri cavallare, ci si spostava a cavallo da cui il nome attribuito all'intero percorso circolare di circa 200km.
Spero che fra coloro che leggeranno questo post ci siano anche alcuni dei responsabili della futura (la speranza non muore mai) segnaletica della rete sentieristica della Penisola Sorrentina e Costiera Amalfitana. Propongo le foto e la breve descrizione solo per fornire ulteriori idee in merito oltre a quelle già discusse in precedenti post.
Chiaramente ogni ambiente ha le sue esigenze e i suoi limiti e di conseguenza segnavia, indicatori e materiali devono essere adattati. Nel caso del Camì de Cavalls, per gran parte del percorso si procede fra vegetazione bassa e le rocce capaci offrire un supporto visibile e duraturo per i segnavia sono rare o del tutto assenti. Quindi i segnavia a vernice sono sporadici mentre molto più frequenti sono i paletti che vedete nella foto in basso. I numeri dipinti in bianco sulla faccia che guarda il sentiero indicano la tappa (in tutto sono 20) ed il numero progressivo per quella tappa.
  

Ogni incrocio principale ha i suoi indicatori (uno per direzione) mentre quelli secondari sono evidenziati solo dai paletti segnavia.Le due foto qui sopra mostrano i chiari ed evidenti indicatori con le prossime mete (di quella tappa) e le distanze indicate in km. Come qualcuno ricorderà, questo è un punto che sostengo da sempre in quanto le distanze espresse in chilometri sono misure assolute mentre i tempi sono relativi in quanto dipendono dalla velocità di ogni singolo escursionista. Inoltre, se proprio si volessero indicare i tempi, le cifre dovrebbero essere accompagnate dall'unità di misura (vedi post del 22 agosto 2013). 
  
Per quanto riguarda il disegno base dei tabelloni con la rappresentazione del percorso di ciascuna tappa è stata scelta la foto satellitare a discapito della cartina. Io propendo per la seconda soluzione, ma in questo caso il risultato è comunque chiaro, visto che non ci sono rilievi significativi che rendano indispensabile l'utilizzo delle isoipse.  
 
Concludo con una curiosità. Non avendo a disposizione i nostri castagni o i pini di altre aree, per i passamano/balaustre si utilizzano piante della macchia. 
I tronchetti e i rami utilizzati sono ben più sottili e contorti, ma assolutamente resistenti e conferiscono un aspetto più naturale a queste protezioni.
 

domenica 27 aprile 2014

Escursionismo e Cartografia: isoipse ... queste sconosciute (3)

Dopo aver definito le isoipse in genere e aver illustrato come ricavare informazioni immediate dalla loro disposizione in carta (p.e. pendenze relative e cime) distinguiamone i vari tipi: le maestre (o direttrici), le ordinarie e le ausiliarie.
La differenza di quota fra due ordinarie successive o fra una maestra e l’ordinaria più prossima è uguale all'equidistanza. E allora a cosa servono le curve maestre? A comprendere più facilmente la morfologia generale del terreno e calcolarne i dislivelli. Notate che in tutte le carte una curva ogni quattro (o cinque) è di maggior spessore o colore più marcato … quella è una curva maestra. La scelta delle direttrici non è ovviamente casuale, ma dipende dall’equidistanza in quanto di prassi sono associate a quote “tonde”. Vale a dire che in caso di equidistanza 10m ogni quinta curva sarà maestra rappresentando tutti i punti con quota 50, 100, 150, 200, 250,  ecc. (5 x 10m = 50m) mentre nelle tavolette I.G.M. in scala 1:25.000 e equidistanza 25m ogni quarta curva sarà maestra e associata a quote 100, 200, 300, ecc. (4 x 25m = 100m).
Le ausiliarie sono usate raramente e solo quando fra due curve successive è necessario rappresentare elementi degni di nota (piccole alture, depressioni o repentini cambi di pendenza) o nel caso di terreni con minimi dislivelli.
Il numero di ausiliarie fra due ordinarie può variare proprio in base alle necessità, ma di solito è solo una che rappresenta la quota a metà fra le due ordinarie che la contengono (nel caso di equidistanza 20m indica un dislivello di 10m) o sono 4 come nel caso delle tavolette I.G.M. indicando quote con dislivelli di 5m fra l’una e l’altra.
Volendo conoscere il titolo (altitudine) di una isoipsa in mancanza di curve quotate nelle vicinanze del punto che ci interessa basterà trovare una quota, anche lontana, e poi contare solo le maestre senza impazzire a contarle tutte. Nella cartina in basso (eq. 25m) è evidente come si sarebbe potuta facilmente dedurre la quota (400m) della maestra a monte di Campo Vetavole anche in assenza della quota 395 contando le maestre (evidenziate da una serie di pallini rossi e uniti da una linea tratteggiata).
Attorno al suddetto punto quotato è stato opportuno disegnare una ausiliaria (curva tratteggiata di titolo 387,5 … l’ordinaria a valle di altitudine 375 + 12,5) per far risaltare il fatto che nell’area compresa fra le due isoipse che la comprendono la parte a NE è quasi piana mentre a SO è ripida come il resto del crinale.
Infine, per evidenziare il piccolo cocuzzolo quotato a 315m (punto notevole e facilmente riconoscibile) è importante l’aggiunta dell’ausiliaria 312,5 che lo racchiude indicando chiaramente una discontinuità nella pendenza del crinale. 

martedì 22 aprile 2014

Escursionismo e Cartografia: isoipse ... queste sconosciute (2)

Dopo i brevi suggerimenti del precedente post, inizio ora con una regola assoluta che, ahimè, qualcuno ignora: 
due isoipse - per la loro stessa essenza - non si possono mai incrociareAl limite possono sovrapporsi, come in una parete verticale, ma di solito in questi casi si utilizzano simboli sostitutivi.
Seconda regola del giorno:
una curva chiusa, senza altre al suo interno, rappresenta la cima di un rilievo, di una collina o di un monte. Tutti i punti al suo interno avranno ovviamente altitudine maggiore del suo titolo (la quota che rappresenta), ma inferiore a esso più l'equidistanza (altrimenti dovrebbe esserci un'altra isoipsa). In questo esempio le ho evidenziate in rosso.
Si potrebbe obiettare che possa trattarsi di una depressione, ma in questo caso dovrebbe esserci l'apposito simbolo e la relativa quota minima (quasi obbligatoria) viene segnata insieme a un trattino orizzontale e con il punto (o triangolo) come accade per le altre quote.
Nel prossimo post cercherò di spiegare come distinguere valli e promontori, nonché capire il verso della pendenza in mancanza di quote. E questo può essere molto difficile.

giovedì 17 aprile 2014

Escursionistmo e Cartografia: isoipse ... queste sconosciute

Qualcuno le interpreta facilmente, molti non sanno esattamente cosa siano, altri le conoscono ma non sanno come trarne vantaggio. 
Sono convinto che sapendo interpretare le curve di livello (sinonimo di isoipse) di una cartina appena decente si può capire molto di più in merito al dove ci si trovi e cosa ci aspetta per giungere alla meta. Quindi, senza andare troppo nel tecnico e scendere nei dettagli cercherò di fornire alcune informazioni basilari, di facile comprensione e applicazione, che possano facilitare la navigazione.
Comunque è bene definirle in particolare a vantaggio di chi è assolutamente a digiuno della materia: “Le isoipse sono linee che unisono tutti i punti che si trovano ad una stessa quota.”
Le quote rappresentate hanno un dislivello costante fra di loro che viene chiamato (in modo fuorviante) equidistanza (sarebbe più logico chiamarlo equidislivello).
Ed ecco le prime due regole, logiche, di facile apprendimento:
1 - in una carta, indipendentemente dalla scala e dall'equidistanza, le aree con isoipse ravvicinate sono più ripide di quelle nelle quali sono rade (chiaramente nel primo caso si passa da una quota all'altra percorrendo una breve distanza, nel secondo si camminerà di più ma con minor pendenza)
2 - i sentieri che si sviluppano lungo una isoipsa, o rimangono fra due di esse, sono pressoché pianeggianti in quanto non hanno sostanziali cambi di quota. Al contrario, quelli che attraversano le isoipse quasi perpendicolarmente si sviluppano lungo linee di massima pendenza (le famose “salite di petto” o “appettate”)
In questo estratto della cartina della Campanella ho evidenziato aree e sentieri che mi sembrano abbastanza esemplificativi.

venerdì 28 febbraio 2014

Cartografia: alla ricerca di nuovi sentieri (2) - uso delle carte

Chi vuole praticare l’escursionismo con un minimo di serietà - e sicurezza - dovrebbe sempre portare con sé una cartina per usarla e non per tenerla piegata nello zaino. Non fate come quelli che quando piove non aprono l’ombrello per non farlo bagnare!
Per “scoprire” nuovi sentieri è opportuno avere la carta a maggior scala possibile (ricordate 1:10.000 è maggiore di 1:25.000). La scala condiziona la leggibilità e inevitabilmente il numero di elementi rappresentabili e quindi riportati in mappa.
In territori con elevate pendenze come quello dei Monti Lattari è ancor più importante a causa della sovrapposizione delle isoipse (curve di livello). Considerato che in scala 1:25.000 un millimetro rappresenta 25m reali, capirete bene che è impossibile rappresentare rigorosamente un sentiero che passa fra falesie e strapiombi. Per lasciare lo spazio per la linea tratteggiata del sentiero si dovrebbero spostare le isoipse e anche se si usano simboli specifici, anche questi hanno uno spessore non corrispondente alla realtà.
Non mi addentro ulteriormente nella materia, che sui testi occupa pagine e pagine, ma ribadisco che un 10.000 in bianco e nero (come quelli di Comuni e/o Provincie) è molto più utile di un bel 25.000 tutto colorato.
Sapendo benissimo le carte si rovinano molto facilmente vi darò qualche suggerimento che potrà tornarvi utile in particolare per le cartine delle zona che frequentate abitualmente.
Chi ha camminato con me sa che io porto stampe in bianco e nero in quanto penso che sia la migliore soluzione e anche la più economica.
1) Procuratevi le carte tecniche e, se non potete o non volete, sappiate che i fogli al 25.000 della Regione Campania sono leggibilissimi e abbastanza aggiornati. Potendo scegliere, preferite quelle stese evitando quelle piegate e se esistono solo a colori, scegliete quelle con colori più chiari e con buon contrasto altrimenti saranno illeggibili in b/n e vi consumeranno le cartucce di inchiostro in pochissimo tempo se stampate a colori.
2) fatevi fare una bella scansione ad alta definizione del foglio (anche per questo è meglio avere la carta senza pieghe), costa pochissimo
3) trasferite il file sul vostro computer
4) ora potrete consultare la carta a video (ingrandendola), disegnarci sopra i possibili tracciati e misurane le lunghezze, stampare le parti che vi servono (in b/n su A4 a costi irrisori) ottimizzando i tagli, ma calcolate un certa area di sovrapposizione se vi servono più fogli
5) per portarli in escursione utilizzerete una busta di plastica trasparente
6) durante la passeggiata potrete annotare tutto quello che volete sulla carta (sentieri non riportati, nomi di strade, piante trovate, particolari significativi, scorciatoie, trattorie, …) senza lo scrupolo di rovinare la cartina
7) a casa riportate le cose più importanti sul file della cartina e conservate la fotocopia con gli tutti gli appunti
8) la carta comprata è ancora intatta (ma “obsoleta”) e voi per la prossima uscita potrete utilizzare una nuova stampa della carta digitalizzata con i vostri aggiornamenti.
NOTA: esistono supporti speciali che resistono alla piegatura e sono idrorepellenti, ma costano molto e che io sappia sono abbastanza rare in Italia. Per ora ci dobbiamo arrangiare e a  tal proposito vi anticipo che nel prossimo post illustrerò un modo per portare in escursione cartine a colori (in originale) potendole piegare a proprio piacimento senza che si rompano ... più o meno come facevano gli antichi