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giovedì 23 gennaio 2020

'o fieto 'o miccio (ex-cava di Jeranto, puntata 9)

Qualcuno di buon naso aveva già percepito 'o fieto quasi 3 settimane fa, qualcun altro avvertiva “qui gatta ci cova” o, in inglese “there’s something fishy about this” (tanto per tornare a strani odori).
Senza voler certamente suggerire - e tantomeno minacciare - rimedi estremi come quelli di “murare vivi i due amanti nella camera stessa dove erano stati trovati a fare la schifezza” (da Questi fantasmi, di Eduardo de Filippo), sarebbe opportuno che chi di dovere chiarisse una volta e per tutte qual è la situazione e comunicasse con certezza quando sarà finalmente riaperta l’area. 
Ben 40 giorni dopo il maltempo ancora si adduce la scusa di rami pericolanti?
Un qualunque conduttore di fondo agricolo avrebbe risolto il problema in un paio di giorni ... al massimo. Al FAI, nonostante i suoi potenti mezzi, non sono bastati nè i 10 giorni concessi (con manica larga) dal Comune, né gli altri 30.
Pertanto, gli interrogativi senza risposta sono ancora tanti.
Oggi, 4 giorni dopo la scadenza dei termini previsti, il cancello di accesso alla piana è ancora chiuso e né Comune né FAI hanno comunicato alcunché. 
Domanda:
il FAI ha provveduto a rimuovere i “rami spezzati e pericolanti”?
Possibili risposte:
(e allora perché non ha provveduto ad aprire il cancello?)
No (e allora perché il Comune non è ancora intervenuto?)

Avranno visto giusto i sospettosi? Nel post del 6 gennaio già si leggeva: 
…  voci di corridoio più che credibili … sostengono che l'intenzione sarebbe quella di diradare la pineta
Questo infinito temporeggiare (= prendere tempo in attesa che giunga il momento favorevole per agire, da Treccani.it) non promette nulla di buono, anzi è quasi presagio di peggiori sventure e quindi ripropongo l’aforisma attribuito a Giulio Andreotti, già proposto nel post del 6 gennaio:
"A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca"

Per chi avesse perso qualche puntata, riassumo i fatti salienti:
* verso la fine dicembre fu casualmente scoperta l’inopinata chiusura della piana della ex cava di Jeranto (vietata dalla Convenzione stipulata fra Comune e FAI)
* dopo essere divenuta di pubblico dominio, il 3 gennaio il FAI si decise a comunicarla ufficialmente (più o meno) con un post sulla pagina Facebook FAI - Baia di Ieranto, invece di scrivere direttamente al Comune, cosa che avrebbe dovuto fare subito dopo gli eventi di metà dicembre.
* il 9 gennaio, a seguito di un sopralluogo per verificare lo stato dei luoghi, il Comune di Massa Lubrense emise un comunicato in merito, poi pubblicato il giorno successivo sul sito istituzionale
Le parti salienti ai fini della vicenda si racchiudono in poche righe:
… omissis …
il Comune ha stabilito come tecnicamente congruo per la messa in sicurezza dell’area il termine perentorio di dieci giorni.
… omissis …
Nella ipotesi in cui tutto ciò non dovesse accadere il Comune si vedrà costretto alla emissione di una Ordinanza sindacale vincolante e cogente

martedì 17 aprile 2018

“Guide”, divieti e controlli sul Sentiero degli Dei

Come è ben noto ai professionisti del settore (o almeno dovrebbe esserlo) l’Ordinanza Sindacale n.30 del Comune di Positano, del 17 novembre u.s., stabilisce il “DIVIETO (sic, tutto in maiuscolo) di utilizzo” del cosiddetto Sentiero degli Dei, vale a dire il percorso che unisce Bomerano (frazione di Agerola) a Nocelle (frazione di Positano).

Lo ricordo a tutti (escursionisti, guide, tour operator, alberghi, ecc.) in modo che sappiano i rischi che corrono e anche perché mi secca ripetere a tutti quelli che ancora mi chiedono di guidarli (anche se ho abbandonato l’attività da ormai 3 anni) che il Sentiero degli Dei è ufficialmente chiuso, che possono scegliere altri itinerari e che devono diffidare da chi propone di andare lo stesso.
Ho voluto virgolettare “Guide” nel titolo in quanto, purtroppo, il settore è sempre più terra di nessuno. Ci sono guide e (pseudo)guide, abusivi e avventurieri, e ovviamente c’è chi rispetta l’ordinanza e chi se ne strainfischia e non se ne vergogna neanche, anzi mette in mostra i suoi stemmini di qualche associazione che secondo lui lo rendono “GUIDA” insieme con l'ormai immancabile GPS (anche se non lo sa usare) in bella vista, ma non è così. Basti leggere le descrizioni e i numeri al lotto che con grande indifferenza pubblicano nelle loro pagine in merito a distanze e, soprattutto, a dislivelli.
Oltre all’infrangere il divieto, questi sconsiderati non si rendono conto di correre grossi rischi per non essere neanche coperti dall’assicurazione, ammesso che ce l’abbiano. Quindi, oltre ad essere stupidi, dimostrano anche di essere tanto ignoranti (in quanto al rete sentieristica dell’area) da non riuscire a concepire e proporre escursioni alternative che includano la parte praticabile del Sentiero degli Dei, nonostante ce ne siano svariate e tutte piacevoli. Ma si sa che le conoscenze di molti che si atteggiano a guida non vanno oltre pochi sentieri standard e ultrainflazionati come il suddetto Path of the Gods e il Termini - Punta Campanella. Eppure ci sono Monte Comune, Monte Tre Calli, l’interessantissimo Faito, Valle delle Ferriere alta, e tanto altro.
Ovviamente si sta creando un clima pesante fra chi - deontologicamente - mette a conoscenza i clienti della chiusura del sentiero e propone passeggiate alternative e quelli che superano il tratto di sentiero crollato e addirittura propongono impunemente queste passeggiate sui propri siti o via Facebook, Twitter e simili, praticando di fatto una concorrenza sleale.
  
Certo anche le Amministrazioni hanno contribuito a questa lamentevole situazione visto che in quasi 6 mesi non sono intervenute per ripristinare la percorribilità in sicurezza e che continuano a non controllare che il divieto stabilito dall’ordinanza, riportata qui in basso, venga rispettato.

domenica 25 settembre 2016

Fra meno di 8 anni mi sarà vietato percorrere il Sentiero degli Dei?

"Il sentiero va vietato ai malati di cuore, agli ultra settantenni ..."
La foto in basso è del TREK Amalfi - Sorrento (oltre 100km in 5 giorni), nel corso del quale
un 70enne (alpinista, orientista agonista, scalatore, ...) lasciò indietro molti giovincelli
A conclusione della breve cronaca, apparsa su un giornale locale online, del recupero di un escursionista tedesco (L'uomo ha avuto un malore, probabilmente un infarto,lungo il sentiero e poteva lasciarci la pelle”) che percorreva il Sentiero degli Dei in compagnia della moglie, dalla quale ho estrapolato la frase in alto, l’autore ha aggiunto (notare il neretto e la conclusione con caratteri maiuscoli):
Questa proposta-diktat include un concetto giusto (forse) ed un cumulo di illogicità, caratteristiche degli articoli scritti da chi non è pratico (non sto dicendo esperto ... ma appena “pratico”) della materia.
Apporre un segnale che ricordi che si tratta di un sentiero di montagna (sconnesso, a tratti esposto, ecc.) potrebbe essere opportuno ed è un suggerimento ricorrente, non solo per questo sentiero, che però raramente è stata recepita e messa in pratica. Nel 2016 si vuole ancora dire a persone adulte cosa fare, dove andare e come vestirsi per affrontare una semplice passeggiata in ambiente naturale? 
Comunque la si pensi, per il Sentiero degli Dei, la cui fama attira  un incredibile numero sia di escursionisti che di sprovveduti, il discorso dovrebbe essere affrontato in modo molto differente. Un cartello all’estremità del Sentiero serve a poco, pochissimo. Ammesso e non concesso che qualcuno lo legga, dopo essere arrivato a Bomerano o Nocelle (cosa non facile, né rapida e spesso neanche economica), questi certamente non rinunceranno al loro progetto di escursione. La verità è che la maggior parte dei camminatori assolutamente impreparati sono quelli mandati (con o senza accompagnatore e/o guida) da agenzie, crociere, alberghi, B&B o tassisti che, per scarsa conoscenza o solo per vendere un servizio o per una commissione, decantano la bellezza del percorso e soprattutto sottolineano che è:
  • facilissimo
  • alla portata di chiunque
  • tutto in discesa
  • fattibile anche con i sandali
Durante i miei oltre 20 anni di frequentazione del Sentiero (ma specialmente negli ultimi anni) ho visto calzature incredibili, non solo flip-flop, ma tacchi quasi a spillo, mocassini con suola di cuoio e per di più persone non grasse ma obese e altri con gravi problemi deambulatori. Quelli più in difficoltà spesso chiedevano “Quanto manca?”, “Ma è tutto così?”, “Ci sono altre salite?” e ascoltata la mia risposta, invariabilmente commentavano “Eppure xxx mi aveva garantito che ... (leggi sopra)”
Il resto del neretto è follia pura, a cominciare dalla prima “proposta”.
Malati di cuore” che significa? A parte il fatto che ognuno è responsabile della propria salute, per numerosi tipi di cardiopatie il camminare non è assolutamente vietato e spesso è addirittura consigliato come terapia. Non so quanti escursionisti con bypass ho portato in giro e chissà quanti non me l’hanno neanche detto. Basta procedere ad un passo adeguato.
Passando all'età, anche in questo caso per esperienza diretta, le persone che in un gruppo creano più problemi sono quelli fra i 40 e i 50 anni, talvolta anche i più giovani. La maggior parte dei 70enni, ma bastano anche 60 anni o meno, hanno perfetta cognizione di cosa vanno a fare e nello specifico molti hanno percorso migliaia e migliaia di chilometri. I più giovani pensano “Se ce la fanno questi vecchi, certamente ce la faccio anche io, sarà una passeggiata!”, dimenticando che non sanno destreggiarsi su un sentiero di montagna e che da anni passano il tempo seduti dietro una scrivania o in auto, mentre  “quei vecchi” hanno camminato regolarmente per tutta la loro vita.
Foto scattata sul Sentiero degli Dei durante la I MaraTrail Agerola - Termini, alla quale 
partecipò anche un 70enne percorrendo i 42 km con 2.000m di dislivello insieme agli altri
All’autore suggerirei di andare a percorrere il Sentiero (siamo sicuri che lo conosca? o riporta solo gli incidenti?) e rendersi conto di quanti ultrasettantenni attrezzati, capaci, in buona forma e con ottimo equilibrio frequentano questo famoso tratto fra Bomerano e Nocelle, sia in discesa che in salita. Per di più è accertato (ma sembra che l’autore dell’articolo non lo sappia) che il “rischio infarto” si calcola su una serie di fattori, alcuni dei quali come fumo, pressione e sovrappeso, contano anche di più del semplice dato anagrafico. 
Può essere ipotizzabile controllare l’età e certificato medico degli escursionisti all’inizio del Sentiero? Per quanto ne sappia, la legge prevede il certificato medico-sportivo solo per gli agonisti e si sappia che nei campionati Master di qualunque disciplina sportiva ci sono tante categorie per gli ultra settantenni (atleti che farebbero arrossire di vergogna tanti giovincelli, se questi avessero un po' di amor proprio). 
Essendomi già dilungato abbastanza, non approfondirò altri argomenti più che discutibili come quello della “mancanza di parapetti e di sicurezza”, oltretutto già trattati in passato, limitandomi a porre qualche quesito (ovviamente ozioso):
  • che nesso ha un infarto con un parapetto? (sono morti più turisti a Pompei o sul Vesuvio che sul Sentiero)
  • quante persone sono “precipitate” dal Sentiero? La maggior parte degli incidenti sono conseguenza di semplici cadute “sul Sentiero” e non “dal Sentiero
  • perché qui si sponsorizzano tanto i “parapetti”, che in montagna praticamente non esistono? Altrove se ne vedono solo in pochi posti e per brevissimi tratti. Certo è che per qualcuno sarebbe un buon business ...
  • a quale App si riferisce? Cartografica, di navigazione gps ... o ne esiste una con defibrillatore?
Infine, ammesso e non concesso che i criteri siano giusti, la ghettizzazione di “malati di cuore e ultrasettantenni dovrebbe essere estesa quantomeno al crinale di San Costanzo, all’ascesa al Molare o al Passetiello, tanto per restare in zona, tutti ben più impegnativi del Sentiero degli Dei
Questa proposta-diktat ha anche una non lieve parvenza di razzismo che, oltre ad essere assolutamente campata in aria (per essere gentili), è ovviamente ingiustificata come qualunque altro tipo di discriminazione.

martedì 30 agosto 2016

Sbarra su via Campanella ... soluzione tempestiva?

Vengo subito al punto, riservando i fronzoli per la fine.
   
Ieri pomeriggio, dopo tanti “fasi allarme”, la sbarra con catenaccio che dovrebbe limitare il transito veicolare lungo quella che fu via Minerva, era finalmente in loco ... i lavori dovrebbero terminare in giornata.
Via Campanella, “inaugurata” pochi mesi fa (quella rimessa a posto, non l’originaria di un paio di millenni fa) è già quasi tornata allo stato degli anni scorsi. Le eloquenti immagini inserite in questo post e altre foto che troverete in questo album (praticamente tutte simili, ma servono per mostrare che non si tratta di un singolo punto) si riferiscono alla ripida discesa finale verso la Punta, al termine del lungo tratto in piano, dopo le ultime case e gli uliveti.
Ai poco attenti che si chiederanno come sia stato possibile un così rapido deterioramento del fondo selciato, faccio notare le larghe tracce di pneumatici, evidente segno del passaggio di motocicli, di grossa cilindrata, quindi pesanti. Questo continuo transito veicolare è stata la causa (quasi unica) degli evidenti danni.
Non mi dilungo su questo argomento in quanto ne ho già discettato ampiamente, ma mi limito a stimolare i lettori con qualche domanda (oziosa?):
  • visto che il rischio transito veicoli era ben noto, non si sarebbe potuto prevedere un sistema di controllo già nel progetto?
  • una volta terminati i lavori, prima di riaprire la strada non si poteva correre tempestivamente ai ripari, almeno in modo provvisorio?
  • come mai la Sovrintendenza che ha imposto vari vincoli (pare anche il cemento, sgradito a tutti tranne che ai motociclisti) non si è curata di salvaguardare la strada appena restaurata?
  • perché la stessa Sovrintendenza ha tardato a rilasciare parere favorevole alla apposizione di sbarre e/o paletti?
  • perché, una volta ottenuto il suddetto parere ed affidato l’incarico, ci sono voluti quasi 3 mesi per mettere in opera quanto previsto?
  • perché sono così pochi quelli che, pur essendosi resi conto del problema, hanno effettivamente agito per limitare i danni?
  • perché associazioni, operatori turistici (in particolare quelli del settore ricettività), guide ..., che dovrebbero essere interessati alla salvaguardia del principale attrattore turistico della zona, non si sono fatti sentire più di tanto?
  • possono tutti i suddetti affermare di aver fatto coscienziosamente la loro parte per sottolineare il problema e sollecitare rimedi?
  • i “geniali ed educatissimi" centauri (uno di quelli fotografati ieri mi ha anche mostrato il medio ...) che continuano a scorrazzare e a smuovere pietre non hanno un minimo senso civico?
  • ufficialmente il progetto non doveva eliminare le "barriere architettoniche" per consentire l'accesso alla Punta? 
E potrei continuare con infiniti quesiti che ipoteticamente potrebbero interessare una marea di persone, enti ed istituzioni, ognuna con le sue “colpe”, piccole o grandi che siano.
   
Infine, chiudo con dei proverbi, modi di dire da me tanto amati in quanto sono veritieri e centrano il problema in modo conciso e arguto. Fra i tanti ne ho scelti due, il secondo con una necessaria appendice linguistica:
ropp' arrubbat' Santa Chiara, facetten' 'e porte 'e fierro
di significato simile all’italiano «chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi» che, per chi non ne cogliesse il senso, equivale a dire “correre ai ripari dopo che si è verificato il danno”.
Chi fraveca e sfraveca, nun perde maje tiempo
Questo proverbio si presta a fraintendimenti e per questo deve essere ben interpretato, tant’è che qualcuno ritiene necessario aggiungere: ma solde assaje (non si perde tempo, ma rifacendo le stesse cose più volte si sprecano tanti soldi). Il fatto è ben spiegato in questa definizione:
Chi fa e disfa, non perde mai tempo. La locuzione, da intendersi in senso antifrastico, si usa a commento delle inutili opere di taluni, che non portano mai a compimento le cose che cominciano, di talché il loro comportamento si traduce in una perdita di tempo non finalizzata a nulla. (da dialettando.com - Campania)
  • antifràstico agg. [der. di antifrasi] – Che contiene antifrasi,
  • antìfrasi s. f.– Figura retorica che consiste nell’esprimersi con termini di significato opposto a ciò che si pensa, o per ironia (per es.: «Ora viene il bello!») o per eufemismo (per es.: «Finirà di perseguitarmi questa benedetta iella!»). Di solito, è una parola di senso positivo che, per antifrasi, viene usata con senso negativo (come negli esempî prec.); 
Ecco un esempio nostrano, molto conosciuto:
 ih che bella jurnata ch'è schiarata!
"Cominciamo bene ...!",  volendo sottolineare un pessimo inizio, di qualsiasi cosa si tratti.

giovedì 7 luglio 2016

Via Campanella: buone nuove, cattive vecchie

Breve resoconto di ciò che ho notato nel pomeriggio di ieri, mercoledì 6 luglio.

Prima buona nuova

Sulle basi di pietra create sui muri di protezione lato valle della strada, che qualcuno aveva già notato nelle settimane scorse, sono stati sistemati vari pannelli informativi (stampati su forex), corredati di alcune foto e disegni, con testo in italiano ed inglese.
Quasi tutti sono in posizione molto panoramica con viste non solo sull'isola di Capri ma anche sulla Torre di Fossa Papa e su quella di Punta Campanella (Torre Minerva). 


   
L’altra buona nuova è che si continua a scavare alla ricerca del tracciato antico, almeno così ho interpretato.

A suo tempo pubblicai le foto che mostravano la parte di selciato venuta alla luce in corrispondenza del bivio di Rezzale ... da allora sono stati eseguiti vari saggi (ne ho visti almeno tre) a valle della strada. Penso di poter affermare che lì il tracciato attuale sia sovrapposto a metà dell’antica strada, spostato verso monte. Provvederò ad informarmi rivolgendomi ad esperti.

Questa non so se classificarla fra le buone o le cattive notizie

Parte del cemento è stato rimosso e sostituito con terra battuta che, molto probabilmente, alla prima pioggia seria scenderà fino al faro e quindi si tornerà alla situazione degli anni scorsi. Allo stesso tempo ora è visibile una bella scalinata, che dovrebbe essere della mulattiera, non di epoca romana. 
Giudicate voi ...

Ecco le cattive nuove ... vecchie.
   
Le pietre smosse sono molto aumentate, chiara conseguenza del continuo transito di moto, anche molto pesanti. Ieri nel tardo pomeriggio, almeno una mezza dozzina di grossa cilindrata, moto più passeggeri = da 2 a 3 quintali ...
Degli annunciati ulteriori cartelli dissuasori e cartina con divieto in più lingue non si hanno notizie certe. A quanto mi è stato detto, ci sono state lentezze burocratiche, in particolare da parte della Sovrintendenza a rilasciare parere favorevole.
Spero che si faccia qualcosa al più presto per limitare il transito veicolare, specialmente nell’ultimo tratto, quello più ripido, non ricostruito con pietre “nuove” ma in lastricato antico e cemento, ora in parte anche terra battuta.




Invito tutti quelli che ne hanno la possibilità ad andare a constatare di persona (A PIEDI) le suddette novità (pannelli, pietre, cemento, terra battuta, scale, ...) e a far presente gentilmente ai motociclisti che non dovrebbero oltrepassare Cancello e certamente non gli ultimi uliveti. Avendo parlato con alcuni di loro ho constatato che alcuni pensano che i cartelli siano un residuo dei lavori (terminati, quindi divieto non più valido), altri dicono di non aver visto il primo e non reputato operante il secondo (su transenna mobile). Informarli non guasta, molti sono ricettivi anche se è vero che ci sono quelli che ben conoscono di essere in difetto na non se ne curano assolutamente.

Le foto del post sono anche in questo album, insieme ad altre.


venerdì 27 maggio 2016

Campanella: una migliore informazione potrebbe essere utile?

Nell'ottica di contribuire ai tentativi di limitare il transito lungo la stradina che conduce alla Torre Minerva e con il solito spirito di collaborazione (purtroppo non sempre apprezzato) ho adattato la mappa che disegnai in occasione della chiusura di via Campanella per gli ormai famosi lavori, sperando che qualcuno la stampi e la affigga/distribuisca.

La mappa comprende tutto il Monte San Costanzo (quindi anche Punta Campanella e Santa Croce) e include il sentiero per Jeranto, ma penso che sia più che evidente che l'attenzione, a cominciare dal titolo, è tutta rivolta verso la transitabilità di via Campanella.
Ho diviso l’intera via comunale (con sviluppo di circa 3.100 metri) in tre spezzoni con diversa regolamentazione di transitabilità:
  • libera circolazione per tutti fino al già esistente segnale di divieto di transito
  • solo veicoli autorizzati (proprietari e/o conduttori di fondi agricoli e mezzi di soccorso) e pedoni fino all’ultimo podere, cioè fino all’ultima recinzione
  • transito consentito solo ai pedoni 
Seppur in modo molto sintetico, le notizie salienti appaiono in ben 5 lingue ed è anche ricordato l’ammontare della sanzione massima applicabile per infrazioni al divieto di transito. (traduzioni e importo da far controllare ad esperti)
Ci tengo a chiarire che tutto quanto appena esposto non risponde alla lettera alle ordinanze in essere, tuttavia penso che le idee non siano tanto peregrine e, almeno in parte, potrebbero essere prese in considerazione nel momento in cui si preparerà l’ordinanza definitiva. Mi sono assicurato che i segnali inseriti siano internazionali e altri potrebbero essere aggiunti a maggior chiarimento.
   

Ho già mostrato a qualcuno il disegno, mi hanno suggerito alcune modifiche (già effettuate) e consigliato di inserire qualche altro dato come numeri di emergenza e segnalazione dell’impegno richiesto per la risalita del crinale di San Costanzo, facente parte del sentiero CAI 300, Alta via dei Monti Lattari. Una volta decisa l’esatta ubicazione dei cartelli sarà senz’altro aggiunto il classico e spesso utile “voi siete qui”.  Potrebbero essere collocati in piazza a Termini, al bivio Campanella/San Costanzo, al bivio Mitigliano, a Cancello e - quale ultimo avviso - al limite dell’ultimo uliveto, punto dal quale dovrebbe essere consentito solo il transito pedonale. Molti di questi sarebbero leggibili anche rimanendo in sella a un motorino ... senza scendere. Altre idee propositive possono essere esposte nei commenti a questo post. 
L’inusuale formato della cartina (quasi quadrata) deriva dal fatto che in un primo momento ho pensato che, per economia, si potessero “riciclare” i sostegni in legno posizionati nell’area Santa Maria e Annunziata con un progetto di una ventina di anni fa ed attualmente inutilizzati.
Molti sostengono che la gente poco educata rispetta i regolamenti solo se sa di poter essere effettivamente sanzionata ... se viene toccata in un punto sensibile come “la tasca”. Basterebbe elevare le prime tre multe e la voce si spargerebbe rapidamente e la presenza di chiari cartelli informativi lungo il percorso renderebbe poco sostenibile la solita vecchia scusa “Non lo sapevo”.

mercoledì 23 ottobre 2013

Escursionismo: divieti, avvisi e responsabilità

In questo post esprimo le mie convinzioni in merito, suffragandole con esempi e citazioni. 
In linea di principio penso che sia necessario avvisare di possibili pericoli, ma non stabilire divieti a meno che non ci sia il rischio di danni a terzi.
Per fare un esempio pratico, trovo giusto che sia vietato fumare nei locali pubblici, scuole, ospedali, mezzi di trasporto, ecc. perché si danneggiano gli altri. Ed è altrettanto giusto lasciare la libertà di fumare nelle aree consentite, dove non si danneggia nessun altro oltre i fumatori stessi. Lo Stato provvede a informarli chiaramente in merito ai rischi (pur essendo quasi certezze) che corrono. Su tutti i pacchetti di sigarette sono stampati diversi tipi di avvisi, ben chiari, seppur concisi. Pertanto chi fuma lo fa deliberatamente, a proprio rischio e pericolo e quindi si assume la responsabilità di eventuali conseguenze per la propria salute.
Se si volessero proibire tutte le attività potenzialmente pericolose non potremmo fare più niente.
Per rimanere nel nostro territorio, certamente dovrebbe essere interdetta la circolazione sulle uniche due strade di accesso alla Penisola Sorrentina. Infatti tutti sanno benissimo che nonostante le innumerevoli “reti” il rischio caduta massi è sempre presente per la natura stessa del calcare dei Monti Lattari. Anche se si imbrigliassero tutte le pareti più in basso, in prossimità delle strade, un qualunque masso proveniente da quote superiori non incontrerà alcuno ostacolo nella sua caduta libera. Ed è impensabile (e per fortuna irrealizzabile) imbrigliare tutte le falesie, i pendii e le rocce.
Inoltre, si dovrebbero vietare la pratica degli sport ritenuti “pericolosi”, come (per esempio) parapendio e mountain bike, ma anche quelli molto più diffusamente praticati come il calcio a 5 o lo sci che fanno ancor più danni (basta chiedere agli ortopedici …).
Passando a un approccio più “filosofico” si giunge inevitabilmente al libero arbitrio, questione dibattuta da tutti i maggiori pensatori degli ultimi 500 anni, ma qui voglio solo riportare alcuni paragrafi del Catechismo della Chiesa Cattolica (dal sito del Vaticano http://www.vatican.va):
LA LIBERTA' DELL'UOMO
1730 Dio ha creato l'uomo ragionevole conferendogli la dignità di una persona dotata dell'iniziativa e della padronanza dei suoi atti. « Dio volle, infatti, lasciare l'uomo "in balia del suo proprio volere" (Sir 15,14) perché così esso cerchi spontaneamente il suo Creatore e giunga liberamente, con l'adesione a lui, alla piena e beata perfezione »:« L'uomo è dotato di ragione, e in questo è simile a Dio, creato libero nel suo arbitrio e potere ».
I. Libertà e responsabilità
1731 La libertà è il potere, radicato nella ragione e nella volontà, di agire o di non agire, di fare questo o quello, di porre così da se stessi azioni deliberate. Grazie al libero arbitrio ciascuno dispone di sé.  …
1734 La libertà rende l'uomo responsabile dei suoi atti, nella misura in cui sono volontari.  …
1736 Ogni atto voluto direttamente è da imputarsi a chi lo compie  …

E passando ad una fonte completamente diversa, vale a dire il Regolamento dell’art. 39 del Codice della Strada, si vede che l’argomento del “pericolo caduta massi” viene affrontato e risolto con un segnale di pericolo e non di divieto.
B) SEGNALI DI PERICOLO -  Art. 98/2 - Il segnale CADUTA MASSI deve essere usato per presegnalare un tratto di strada ove esiste pericolo per la caduta di pietre e di massi o l'eventuale presenza dei medesimi sulla carreggiata. …
Quindi in linea generale si avverte dell'esistenza di un pericolo, ma non si impedisce il transito.
Per fortuna al momento siamo (quasi sempre) ancora liberi di scegliere le nostre attività ricreative e chiaramente questo lungo preambolo serve per introdurre il discorso della responsabilità nel campo dell’escursionismo e della montagna. 
Una delle peculiarità dei sentieri è proprio quella di non essere livellati, privi di ostacoli e protetti. Chiunque si avventuri su un sentiero, anche il meno “sveglio”, per non dire il più demente, si rende conto di non essere su una strada con fondo liscio e duro e con ringhiere ove ci fosse un dislivello superiore al mezzo metro.
Tante volte si parla di responsabilità delle P.A. verso gli escursionisti, di “mettere in sicurezza” i sentieri e altri discorsi simili. Ma a quanto mi risulta gli escursionisti non fanno causa a Comuni, Parchi o Regioni per distorsioni o fratture subite a seguito di una caduta su un sentiero, mentre è vero che spessissimo ricorrono ai giudici persone che (vero o falso che sia) dichiarano di essere inciampati in una radice sporgente dal marciapiede, o in una mattonella sollevata, o scivolati sulle scale non adeguatamente rese antisdrucciolo  Una dose di rischio (certamente da limitare il più possibile) è nell'essenza stessa dell’escursionismo in quanto si procede in ambiente naturale mentre i “cittadini” si aspettano (e pretendono) che tutto sia perfetto. Sarebbe plausibile chiudere per questo tutte le strade dissestate per evitare di pagare i risarcimenti richiesti?
Tornando al dilemma “divieto o avviso?” ricordo che al momento esiste il divieto assoluto di transito, pedoni inclusi, lungo via Campanella a seguito della caduta di un masso. 
E’ difficile promuovere il turismo, ed in particolare l’escursionismo, vietando (a mio modesto parere inutilmente) il transito pedonale lungo il sentiero di accesso al sito di Massa Lubrense più frequentato dai camminatori, nostrani e stranieri. Se da un lato si permette agli escursionisti “ignari” di passare, dall'altro verso l’Amministrazione stessa si preclude la possibilità di promuovere una qualunque attività (escursionistica, archeologica, naturalistica, ecc.) in quell'area in quanto non può “ignorare” le proprie disposizioni.
Un’ordinanza di chiusura, oltretutto non adeguatamente pubblicizzata e segnalata, solleva dalle responsabilità? Non sarebbe molto meglio un cartello di avviso, in più lingue, che lasci la libertà di scegliere (libero arbitrio) visto che il transitare non causerebbe danni a terzi ma solo, eventualmente, a chi decide di correre un rischio del quale è stato è stato chiaramente informato?
Per la Riserva Naturale Orientata di Cava Grande del Cassibile (SR), area molto frequentata dove in passato si è anche verificato un incidente mortale conseguente alla caduta di un grosso masso, l’Azienda Foreste Regione Sicilia ha risolto così:
E’ quindi lecito dedurre che (almeno per una certa corrente di pensiero) anche in Italia si può avvertire e non vietare. Del resto lo si fa normalmente anche negli U.S.A. dove notoriamente si fa causa a chiunque per qualsiasi motivo. Per esempio, all'ingresso dei Parchi o di singoli percorsi si trovano avvisi generici come i seguenti (La vostra sicurezza è vostra responsabilità Questa escursione include passaggi su roccia. Gli escursionisti dovrebbero essere adeguatamente attrezzati ed esperti) il che fa presupporre che siano sufficienti per mettere gli amministratori al riparo da eventuali successive azioni legali. 
 

Ho raccolto un po’ di segnali e cartelli di vari paesi del mondo con i quali si avvisa di possibili pericoli, ma non si vieta il transito o la fruizione dell’area. Si va dai “normali” massi cadenti, allo sfinimento, al pericolo “lions” (in questo caso puma), ghiaccio sottile, rocce scivolose, alta tensione, nuotare e cavalcare a proprio rischio, ecc.
Indipendentemente da come si faccia all'estero, per quanto mi (ci) riguarda è importante che si trovi al più presto una soluzione per via Campanella, eventualmente riattivando l'ordinanza precedente che non prevedeva un divieto assoluto, ma solo alcune limitazioni (transito solo diurno, in fila indiana, ...).
Chi deve decidere in merito ha tutta la mia considerazione avendo un compito difficile, stretto com'è fra mille norme, leggi e regolamenti, spesso in contraddizione fra loro, ma urge trovare una soluzione. 
Chiudo con una significativa immagine, humor nero assolutamente attinente all'argomento affrontato: 
Caduta massi? eravate avvisati