Visualizzazione post con etichetta mori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mori. Mostra tutti i post

martedì 11 ottobre 2016

Sottile collegamento fra un western classico e i Mori in Spagna

Questo di passare da un fatto ad un altro, approfondire la conoscenza di un argomento apparentemente inutile è uno dei miei passatempi preferiti, reso estremamente economico e abbastanza facile dalla navigazione in rete. 
Così a partire da uno dei western classici più famosi da Rio Bravo (di Howard Hawks, USA, 1959, tit. it. Un dollaro d’onore, con John Wayne, Dean Martin, Ricky Nelson) sono giunto ad un segnale di guerra introdotto in Europa da los Moros.
Nel suddetto film, che molti conosceranno, a richiesta del cattivo di turno un gruppo di musicanti messicani che si esibivano nel saloon/cantina inizia a suonare il tema Degüello. (nel video in basso, notate il gesto del chitarrista sullo sfondo).
Poco dopo viene spiegato allo sceriffo (John Wayne), quasi sotto assediato nel suo ufficio/prigione, che quella musica fu suonata ad Alamo (1836) dai soldati messicani agli ordini del generale e presidente López de Santa Anna prima dell’attacco finale al quale sopravvissero solo due (forse) dei rivoluzionari texani asserragliati nel forte e una ventina fra donne e bambini furono risparmiati e rilasciati dopo la battaglia.
Quell’arrangiamento di Degüello fu opera di Dimitri Tiomkin famoso compositore russo giunto a New York nel 1925, dopo aver scritto e diretto spettacoli musicali con migliaia di partecipanti per l’Armata Rossa, negli immediatamente successivi alla Rivoluzione d’ottobre (1917). Ebbe grande successo anche in America e, dopo molte collaborazioni non citate in documentari e short, dal 1944 iniziò una folgorante carriera a Hollywood, ottenendo 4 Oscar e 14 Nomination (sue le musiche di Mezzogiorno di fuoco, I cannoni di Navarone, Il vecchio e il mare, La caduta dell’Impero Romano, ...).
Forse quella citazione di Alamo e quella musica spinsero John Wayne a produrre, dirigere e interpretare The Alamo (tit. it. La battaglia di Alamo) l’anno dopo, affiancato da Richard Widmark (col. Bowie) mentre lui vestiva i panni del famoso Davy Crockett. In questo film fu così inserito lo stesso tema del quale si era parlato nel precedente Rio Bravo, ma in realtà quella musica non è mai stata suonata in quel modo. 
Infatti, il toque a degüello originariamente era uno spietato ordine militare che con il semplice suono di tamburo e/o cornetta ordinava la lotta senza quartiere, senza fare prigionieri, “tagliando la gola da orecchia a orecchia”. Il nome deriva dal verbo degollar (decapitare, sgozzare, scannare) e annuncia al nemico che sarà fatta piazza pulita, fino allo sterminio completo.
   

Questo comando veniva trasmesso a suono di trompeta o clarín (tromba naturale ancora più semplice e dal suono più acuto) detto anche bugle (tromba senza pistoni, come la cornetta postale o da postiglione) che proprio per il suo scopo doveva essere breve, chiaro e ben udibile (come la carica la ritirata) e non certo la suggestiva melodia del  degüello cinematografico, né tantomeno la versione orchestrale di Tiomkin (audio del video in basso).
Il toque a degüello fu adottato dagli ufficiali messicani che lo avevano appreso dall’esercito spagnolo di stanza in Nueva España, ma quelle poche note non erano una creazione originale europea. Infatti, quasi tutte le fonti concordano nell’attribuirne la vera origine a los moros, i mussulmani che nell’VIII secolo conquistarono gran parte della penisola iberica (Spagna e Portogallo) rimanendoci fino alla fine del XV.

Ecco come un motivo militare arabo musulmano di oltre 1.000 anni fa è diventato famoso per merito di un film americano del 1959. 

domenica 15 marzo 2015

Pupi siciliani, Museo di Siracusa

Sono stato quasi rimproverato (simpaticamente) per aver chiesto alla direttrice del Museo dei pupi di Ortigia se quelli esposti fossero di tipo "palermitano" o "catanese". Con una lunga e dotta spiegazione, mi ha detto che nella maggior parte dei testi (e quindi dei siti) si fa questa semplicistica divisione, non del tutto esatta. Infatti oltre a queste due scuole, che pur avendo molti elementi in comune hanno sostanziali differenze, ce ne sono molte altre tipiche di varie città o aree siciliane. Per farla breve, i pupi palermitani hanno molti più movimenti di quelli catanesi ma sono più piccoli (ma comunque alti circa 80cm). Potete leggere un interessante e puntuale approfondimento in questa pagina

Ovviamente quelli esposti nel Museo dei Pupi di Siracusa sono di scuola siracusana, più simile alla catanese che alla palermitana e con la particolarità dell’uso di maschere di cartapesta montate sulla testa di legno. In questo album Google+ ho raccolto una quarantina di foto scattate nel Museo che vanno dai pupi classici (paladini e mori) ai personaggi fantastici di contorno (draghi e diavoli), dalle scene ai pupi utilizzati per rappresentazioni più moderne (per esempio Cavalleria rusticana) e a una serie di marionette di altre culture.
Continuando “l’intervista” sono passato a chiederle quale fosse il numero standard di personaggi e mi ha raccontato che ogni puparo degno di tale nome ne ha almeno 100, ma il numero arriva addirittura a 1500 anche se la maggior parte ha ruoli brevissimi, come le comparse in un film. Attenzione, ciò non significa che si abbiano altrettanti pupi. Infatti pur essendo vero che i protagonisti non vengono modificati, i personaggi secondari vengono spesso creati cambiando parte del pupo, di solito la testa (la sola maschera per i pupi siracusani) o parte dell'abbigliamento.
Potrete cominciare ad approfondire l’argomento navigando all’interno di www.teatrodeipupisiracusa.itanche del vecchio sito www.pupari.com dove troverete ben descritta la storia delle famiglie di pupari Mauceri e Vaccaro i cui discendenti si occupano oggi del Museo, del Laboratorio e del Teatro. Si trovano tutti e tre lungo via Giudecca ad Ortigia (l’isola centro storico di Siracusa) e nel teatro si svolgono frequenti rappresentazioni la cui durata standard varia fra 45 minuti e un’ora. Spesso vengono presentate storie singole (con inizio e conclusione), ma in altri casi vicende più complesse suddivise in puntate, proposte in giorni consecutivi.