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lunedì 4 settembre 2023

Sentiero Sirenuse - “A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”

In attesa che al comune di Sorrento qualcuno si renda conto dell'insensatezza dell’ordinanza n. 276, torno sull'argomento riassumendo alcune incongruenze e riportando una “malignità” che sta circolando e prendendo piede, tenendo conto di quanto soleva ripetere Andreotti. La possibile “malignità” consiste nel pensare che la chiusura imposta tramite ordinanza ai proprietari dei fondi lungo tutto il tratto non comunale e non solo in pochi metri effettivamente più accidentati (certamente non più pericolosi della maggior parte dei sentieri dei Monti Lattari) serva solo per giustificare una futura chiusura da parte di qualche proprietario, in modo da facilitare possibili abusi correndo meno rischi di essere visto e denunciato.


Nella mappa qui in alto è evidenziata la divisione del sentiero così come è indicato nella relazione. Dopo l’inizio in territorio santanellese, si passa a quello sorrentino con il primo tratto (“tra prati, boschi e scarpate naturali”) fino al Pizzettiello; il secondo tratto è definito di “natura più ripida ed accidentata, ...” ma certamente non è mai (e quindi non) a rischio di caduta dalla falesia (a meno che non lo si abbandoni!). Il terzo tratto definito “pericoloso” come il secondo, pur essendo in piano e ben tracciato, abbastanza largo e solido da essere normalmente percorso da quad. Una vera e propria falsità, evidente anche dalle seguenti 3 immagini ricavate da GoogleEarth; chiunque può rendersi conto con assoluta certezza della non pericolosità di quest’ultima sezione, che non è stata “oggetto di ispezione", e non "supporre con ragionevole certezza che sia in cattivo stato manutentivo". Chi deve stendere una relazione va a verificare lo stato dei luoghi, non può supporre!




Fra i tanti commenti ricevuti (in vario modo), quelli più frequenti sono:

  • se si chiude il sentiero per un evento verificatosi al di fuori di esso, si dovrebbero chiudere la ss 145 Sorrentina ogni volta che qualcuno si lancia dal ponte di Seiano, via Caselle per i suicidi dal ponte dell’Annunziata e si potrebbe continuare all’infinito. Quasi ogni giorno si legge di incidenti mortali in montagna in ogni parte d'Italia, ma nessun sentiero viene chiuso. Cosa ha di speciale il tratto dell’Alta Via dei Monti Lattari (CAI 300) in questione???;
  • certamente gli interventi del CNSAS sono stati molto più numerosi su altri sentieri dei Lattari, come Ferriere, Monte di Monticchio e area San Costanzo, per non parlare del Sentiero degli Dei, anche se ciò deriva ovviamente da una frequentazione molto maggiore;
  • è stato richiamato l’art. 677 c.p. che però è relativo alla sola “omissione di lavori in edifici o altre costruzioni che minacciano rovina” mentre nell’ordinanza si citano solo particelle del catasto terreni e del sentiero non accatastato. Quale sarebbe il nesso?
  • sono stati sollevati dubbi in merito alla validità della comunicazione tramite la sola pubblicazione all’Albo Pretorio, nei casi in cui residenza, dimora e domicilio del destinatario non siano esattamente individuati;
  • tanti sono tornati sul tema della pericolosità delle staccionate prive di regolare e seria manutenzione e molti di loro sostengono che non dovrebbero essere previste se non in casi molto particolari e quelle esistenti che non possono essere manutenute dovrebbero essere rimosse al più presto.

Non sarebbe forse il caso di riconsiderare l'ordinanza e variarla se non addirittura annullarla per le tante illogicità e imprecisioni?

Inoltre, per tutti, sarebbe opportuno approfondire argomenti quali percezione del rischio e autoresponsabilità in montagna, concetto strettamente correlato alla libera autodeterminazione dell’individuo, tenendo comunque presente che:

  • la montagna è di tutti e ciascuno è libero di affrontarla come crede;
  • l’escursionismo è attività potenzialmente pericolosa nella quale un certo margine di rischio è inevitabile ed ineliminabile;
  • l'ambiente naturale può essere pericoloso, perfino mortale, se affrontato con superficialità e senza un'adeguata preparazione.

giovedì 29 giugno 2023

A piedi per i Monti Sireniani - circuito B, domenica 15 ottobre

Sorrento – S. Agata - Torca – Colli di Fontanelle – Casarlano - Sorrento 

Itinerari Tolomeo nn. 25 – 16 – 15 - 300 – 29 – 22 – 11


Dalla centralissima piazza Tasso di Sorrento si segue la prima parte dello storico percorso del Circumpiso (itin. 25) per poi deviare, a circa metà percorso, su una misconosciuta traversa di collegamento con Li Schisani (16), percorso classico fra Sant’Agata e S. Maria del Toro, attualmente interrotto. Quindi lo si segue fin dove possibile e si sale sul Nastro Verde per attraversarlo e immettersi sul 15 che si segue fino a Sant’Agata con tanto sterrato al limite dei boschi misti di Acquacarbone e Olivella. Si supera il centro collinare e si inizia a scendere sul versante salernitano percorrendo la prima parte del Giro dell’Isca (Cafariello, foto in alto ) fino a La Guardia sull’Alta Via dei Monti Lattari (CAI 300). 


Dal punto panoramico di La Guardia (foto sopra) si torna indietro e si segue la suddetta Alta Via fino a Colli di Fontanelle, passando per Torca, Monticello, Marecoccola e Pizzetiello. 
Si prosegue quindi lungo l’itinerario 29 per Sant’Angelo e Gradoni fino a Casarlano, dove ci si immette sul circuito dei Borghi della Valle di Sorrento (22) per seguirlo fino a Piazza Tasso passando per la via delle sciuscelle e Lavaturo. Lo sviluppo dell'anello principale è di circa 17km, ma con maggior dislivello (900m ca.) rispetto all’escursione A del sabato e con gran parte dell’itinerario lungo i pendii su sentieri sterrati fra tanta gariga e macchia mediterranea. Dalla stessa piazza Tasso, ai più volenterosi verrà offerta la possibilità di aggiungere il circuito delle Mura e Porte di Sorrento (itin. 11) per arrivare ad una ventina di chilometri complessivi.

Probabile pausa marenna (picnic) sul Pizzetiello (foto sopra)

Anche in questo secondo giorno si propongono quindi una gran varietà di ambienti, rurali, storici, urbani e naturalistici, lungo vari sentieri panoramici che portano a punti dai quali la vista può spaziare sui 2 Golfi e le loro isole.


Sviluppo circuito B: 17km (+2,8 opzionali) (con dislivello di ca. 900m) 

  • 4,7 km Sorrento – Sant’Agata (4,7 km)
  • 2,6 km Sant’Agata – Guardia (7,3 km)
  • 5,1 km Guardia – Colli di Fontanelle (12,4 km)
  • 4,6 km Colli di Fontanelle - Sorrento (17,0 km)
  • 2,8 km circuito 11 (facoltativo) (19,8 km)

martedì 27 giugno 2023

A piedi per i Monti Sireniani - Circuito A, 14 ottobre 2023

Sorrento – Massa - Termini – giro di Santa Croce – Termini – Monticchio – Priora – Sorrento

Itinerari Tolomeo nn. 13 – 37 – 77 – 47/57 – 14 – 16

Questo primo circuito per i Monti Sireniani si estende da Sorrento verso sud-ovest nel territorio lubrense fino a circumnavigare l’ultima altura della Penisola (Monte Santa CroceSan Costanzo), praticamente circondata dalle acque dei golfi di Napoli e di Salerno, a pochi chilometri dall’isola di Capri. Il percorso avrà uno sviluppo complessivo di circa 20km, non ancora valutato con precisione in quanto fra le Tore di Casa e Monticchio ci sono varie possibili soluzioni che saranno valutate in autunno, in base alle condizioni dei sentieri.

La passeggiata inizia a Sorrento da piazza Veniero (area pedonale, a pochi metri dall’ospedale) con l’itinerario 13 che si seguirà fino ai Molini; tramite una breve poco frequentata derivazione si raggiunge il casale di Mortora dove ci si immette sull’itinerario 37 e lo si segue fino a Termini (8 km ca.). Prima di intraprendere il Giro di Santa Croce (circuito 77, che sarà percorso per intero, con oltre 4km di sentieri sterrati naturali), breve pausa per una sosta al bar e/o per rifornirsi di cibo e bevande per lo spuntino sul “Monte”, probabilmente a Vetavole (foto) di lì a un’ora circa.


Tornati a Termini, il percorso del ritorno a Sorrento sarà ben distinto da quello dell’andata sviluppandosi quasi parallelamente a esso a quote maggiori, attraversando i borghi di Monticchio, Acquara e Priora. Come già evidenziato, dalle Tore di Casa (itinerari 47/ 57, coincidenti dalla prima parte) si può raggiungere la Saponera (Monticchio) via Arenaccia e Pontescuro, via Metrano o via Tuoro e Caprile per portarsi poi a Priora/Crocevia seguendo l’itinerario 14 fin poco dopo la selva di Lamia. Ci si collega quindi con il 16 in prossimità di S. Maria del Toro e seguirlo fino alla fine percorrendo le innumerevoli rampe dell’antica mulattiera di Monte S. Antonio, godendo continuamente della vista dall’alto del centro storico di Sorrento, nonché degli altri centri della piana di Sorrento e delle alture alle loro spalle.


Sviluppo circuito A: 21km +o- 300m (700m dislivello ca.)

  • 7,9 km Sorrento – Termini (7,9km)
  • 2,1 Termini – Vetavole (10,0km)
  • 2,7 Vetavole – Termini (12,7km)
  • 3,1 Termini – Saponera (15,1km +o- 300m)  
  • 5,2 Saponera - Sorrento (21,0km)

sabato 24 giugno 2023

A piedi per i Monti Sireniani

 2 circuiti da Sorrento lungo gli itinerari del Tolomeo

In concomitanza con la Giornata Nazionale del Camminare 2023 del 14 e 15 ottobre, Camminate e SorrentoWalks propongono una 2 giorni a piedi sui Monti Sireniani, lungo sezioni di una dozzina di diversi itinerari della più recente versione del Progetto Tolomeo di Giovanni Visetti, opportunamente uniti da collegamenti di simile qualità. 


Si tratta di due circuiti di una ventina di km ciascuno, entrambi con inizio da Sorrento, tuttavia ben distinti avendo un unico minimo punto di contatto nella parte urbana. Quello di sabato sl sviluppa verso sud-ovest nel territorio lubrense fino a circumnavigare l’ultima altura della Penisola (Monte Santa Croce – San Costanzo). 
Domenica si andrà invece a sud-est, portandosi sul versante salernitano, percorrere 5 km dell’Alta Via dei Monti Lattari Sentiero Italia e tornare a Sorrento dopo aver toccato le alture santenellesi. Circa 50% degli itinerari si sviluppano su selciati tradizionali e carrabili secondarie fra uliveti, limoneti e giardini, quasi 30% di sentieri sterrati fra boschi misti e macchia mediterranea ed il resto su rotabili e area urbana.

   

Oltre ai complessivi 6,5 km dell’Alta Via dei Monti Lattari, i circuiti comprendono l'intero Giro di Santa Croce con Monte San Costanzo e la parte più panoramica del Sentiero delle Sirenuse. Anche dalle sezioni rurali si potrà godere di ulteriori viste su Capri, Ischia e Procida, la costa napoletana e il Vesuvio; dal versante meridionale, oltre a Li Galli e la Costiera Amalfitana, in caso di buona visibilità lo sguardo potrà spaziare fino al Cilento e Punta Licosa (estremità del Golfo di Salerno, a 60 km).


A breve saranno rese note le descrizioni degli itinerari che, per ora, includono ancora varie opzioni da decidere più in là.

venerdì 8 aprile 2016

I tralicci di Jeranto ... aggiornamenti


post escursionistico di interesse locale, notizia importante in fondo 

Tanto tuonò che piovve ...

Fino ad un anno fa al lato di via Ieranto c’erano due grossi tralicci ancora in piedi seppur in disuso da anni, arrugginiti, inutili e certamente antiestetici (prima foto in basso) finché, a seguito di contatti con l’ENEL furono tagliati alla base e poi lasciati al suolo al lato del sentiero. (seconda e terza foto)

L’abbattimento fu eseguito da una ditta specializzata in tale tipo di lavori appaltata da detto ente anche se lo stesso non era effettivo proprietario dei tralicci che erano stati dismessi prima dell’acquisizione della rete da parte dell’ENEL.

Come nel caso dei tralicci di via Campanella, la rimozione e lo smaltimento fu affidata a ditta autorizzata al recupero e riciclo di materiali ferrosi, che fu coadiuvata da volontari delle associazioni che operano sul territorio.
   
Dopo lunga attesa causata da una serie di impedimenti, finalmente il traliccio 3 è stato completamente sezionato ed in gran parte inviato al riciclo. (in basso le foto di com'era fino ad una settimana fa e di ciò che resta)
   
A breve, tempo permettendo, saranno rimossi i suddetti ultimi piccoli pezzi e quindi si procederà ad effettuare medesima operazione sul traliccio 1 che vedete nelle due foto sottostanti, ripreso da angolazioni diverse.
   
Degli altri tre tralicci, da anni giacenti fra i cespugli, uno è stato già smaltito, mentre quello sul sentiero per le grotte dei Crapari (5) e quello a valle del sentiero sono ancora lì. Quest’ultimo (2) si trova in posizione particolare, in un luogo dal quale è difficile rimuoverlo, anche se non impossibile. Per ora, almeno, si è provveduto (si sta provvedendo) ad eliminare quelli che erano più invasivi. 

Giro di Santa Croce e dintorni ...

Mi erano già stati segnalati un albero caduto sul sentiero del crinale, immediatamente a valle dell'intersezione del Vuallariello con il CAI 300, e un ramo di pino che pende su una delle rampe dell'antica mulattiera. (foto in basso. Entrambe gli ostacoli sono facilmente aggirabili/superabili e quindi non creano nessuna difficoltà effettiva, neanche ai meno agili. 
Comunque, a breve anche questi minimi problemi saranno risolti.
    

Infine, per "battere" il sentiero (è primavera e la vegetazione avanza), domenica 10 aprile andremo a percorrere l'intero Giro di Santa Croce partendo dalla piazza di Termini alle 18.00.

giovedì 7 gennaio 2016

I miei sentieri preferiti (8) - crinale di Monte San Costanzo

da Punta Campanella ai sentieri attorno Monte Santa Croce

Ultima descrizione delle mie aree preferite per passeggiare godendo di natura abbastanza incontaminata e vasti panorami, come le precedenti lontana da aree troppo antropizzate (quantomeno non a vista), è probabilmente la più conosciuta delle sette.

Il percorso è quasi completamente visibile dal mare e in buona parte da Punta Campanella, per apprezzarne il profilo il sentiero di Jeranto (zona Sprito, prima di iniziare la discesa) è pressoché perfetto, ma molti lo guardano, si "spaventano" e rinunciano. Eppure, non è niente di impossibile visto che è relativamente breve: appena 1500m fino a Campo Vetavole dove la salita si può considerare conclusa e anche la parte più spettacolare.
Se deciderete di percorrerlo nel migliore dei modi (almeno secondo il mio parere) inizierete dall'area a monte della Torre Minerva, dove finisce la strada. Salendo al limite della falesia giungerete ben presto alla curva a gomito della stradina di cemento (alternativa venendo da Termini): il belvedere di Rezzale (dal quale avrete questa vista). 

Da questo punto dovete lasciare la stradina e non percorrerla fino al temine, seguite invece i segni bianco/rossi del CAI
Assodato che per la prima parte dell'ascesa non avete praticamente scelte, o la fate o non la fate, spenderò qualche parola in più per aiutarvi a scegliere il sentiero per tornare a Termini direttamente o passando per la sella fra Santa Croce e San CostanzoDurante la ineludibile pausa di riflessione-meditazione fra le rocce del punto panoramico a quota 391, avrete tempo di decidere, nel caso non l'aveste ancora fatto, quale sentiero seguire dopo ... ce ne sono ben quattro, tutti interessanti e panoramici, ma ognuno di essi offre il meglio di sé solo in determinate ore o condizioni.
Come dovrebbe risultare ben chiaro osservando la cartina completa, o solo lo stralcio a a destra, risalendo il crinale lungo il CAI300 troverete tre bivi, tutti a sinistra, in quest’ordine:
  • vicinale Vuallariello, quasi perfettamente in quota, perfetto per godersi il tramonto. Vi porterà fino allo spettacolare imbocco della vic. Le Selve percorrendo la quale arriverete a Cercito, a poche centinaia di metri da Termini.
  • sentiero per il belvedere/piattaforma di cemento in cima alla frana di Mitigliano (1973), il più tranquillo per andare alla strada di San Costanzo, anche questo ottimo per apprezzare i tramonti
  • vecchio percorso CAI00 che segue il crinale fino alla recinzione del "radar" e poi poggia a destra seguendo la rete poco più a valle. Forse il più impegnativo, certamente quello con maggior dislivello. Prima di iniziare a costeggiare la rete potrete godere di uno dei migliori panorami su Capri.
Tralasciando queste tre biforcazioni rimarrete sull’attuale CAI 300 e, abbandonato il crinale, procedete praticamente in quota fino alla pineta. Il sentiero è il più esposto dei quattro percorsi possibili, ma certamente non lo definirei pericoloso, anche se chi soffre di vertigini la può pensare diversamente.
   
Sconsiglio di percorrere il crinale in discesa, in particolare ai meno esperti e/o allenati, molto meglio salire con calma tanto sicuramente avrete ottime scuse per fermarvi ad ammirare il panorama (e riprendere fiato) concedendovi anche tempo per scattare fotografie.
video del circuito di Athena completo (escursione del 29 agosto 2012)
Per completare il classico Circuito di Athena (Termini - Campanella - San Costanzo - Termini) si dovrà aspettare la riapertura di via Campanella, ma non dovrebbe mancare molto. Non ho seguito l’andamento dei lavori sono ancora all’estero, ma a quanto ne so, entro la fine del 2015 doveva essere stato completato almeno l’80% dei lavori previsti dal progetto. Pertanto, se non proprio imminente, la riapertura non dovrebbe essere lontana. Spero che, anche se si dovrà aspettare un po’ di più per l’area circostante la Torre Minerva (ulteriori lavori) almeno sia concesso il transito pedonale per Rezzale da dove sarà possibile immettersi su sentiero CAI300.
Spero di fornire informazioni a riguardo nel corso della prossima settimana.

mercoledì 16 dicembre 2015

I miei sentieri preferiti (6) e nuova cartina

fra la Croce di Capodacqua e la sella di Arola
passando per Monte Comune, ovviamente ...

Procedendo verso l'estremità della Penisola, della quale tratterò nel prossimo post, c'è un altro percorso quasi completamente in crinale, che può essere percorso in entrambe i versi con medesima (grande) soddisfazione.

Il tratto del quale vado a scrivere, che si è meritato uno posto fra i magnifici 7, è quello fra la Croce di Capodacqua e la sella di Arola, a monte della Selva dei Morti. In mezzo, come molti di voi ben sanno, c'è Monte Comune che, con i suoi 881,7 metri s.l.m., è la maggiore altura a ovest del Faito. Quello che forse pochi sanno è che i suoi pendii meridionali sono i più ripidi dei Lattari infatti dal ciglio del pianoro a pascolo (870m) in pianta il mare si trova a un solo chilometro.

Come dicevo, non ci sono alture neanche lontanamente simili a ponente e quindi la vista in quella direzione può spaziare liberamente sulla serie di vette gradualmente minori: Vico Alvano (641m), Tore (526m) e San Costanzo (più esattamente Santa Croce, 495m) per poi risalire ai 587m del Solaro, ma questo si trova sull'isola di Capri.
La suddetta estrema pendenza a sud fa sì che a ponente di Capodacqua non ci siano traverse percorribili in sicurezza da quel versante (e addirittura non ci siano nemmeno sentieri in costa, se non qualche traccia poco sicura) e, visto che l'antica mulattiera fra il cancello di Arola e Tordigliano è da anni impraticabile, per tornare sulla statale amalfitana si deve arrivare fino a Colli San Pietro, dopo aver valicato monte Vico Alvano.
A nord, al contrario c'è modo di collegarsi con via Bosco (che unisce le frazioni alte di Vico Equense) ad Anaro (Moiano), Ticciano, Preazzano, Arola. Pertanto chi non ha intenzione di percorrerlo in ambo le direzioni (soluzione da non scartare, assolutamente non peregrina) potrà chiudere sul circuito utilizzando i mezzi pubblici della linea Sorrento - Amalfi (SITA) o quelli della circolare di Vico Equense (EAV).
Per uniformità con la successione dei percorsi precedentemente descritti, procederò verso i Colli. L'inizio è una breve salita che escluderei dal tratto, ma purtroppo è necessaria. Sembra facile e poco ripida, ma la battuta è in pendenza e per assurdo, preferisco la salita della Conocchia, ben più ripida. Per fortuna è breve e subito si passa su un sentiero estremamente piacevole egualmente pendente, forse di più, che ben presto si avvicina al margine della falesia e si affaccia sulla costa da Positano a Capo Sottile (Praiano). Di tanto in tanto voltatevi per apprezzare l’ampio valico di Santa Maria del Castello, dominato dalla Conocchia e Sant’Angelo a Tre Pizzi.
   
A metà ascesa non dimenticate di effettuare una brevissima deviazione panoramica sul piccolo promontorio che non potete non vedere. In prossimità della fine della salita si attraversa un boschetto di querce e, subito dopo aver superato una prima recinzione, si inizia a camminare in una distesa pressoché pianeggiante, inusitata per la penisola, fra erba e fiori. Si procede all’esterno di una seconda recinzione prima per un paio di centinaia di metri verso sud e poi altri 200m verso ovest prima di scavalcare un’ennesima recinzione.
   
Prima di iniziare la discesa una sosta è d’obbligo per ammirare il panorama, in particolare verso Capri, anche se sarebbe inutile suggerirlo in quanto non se ne può fare a meno. Fino al cancello di Arola il panorama sarà quasi uguale ma questo è il migliore per essere il più alto.
Se nel corso della prima parte della discesa perdeste i segnavia, non vi preoccupate più di tanto ... dirigetevi verso l'unico rudere che vedete. Segue un breve tratto quasi in piano, non sempre evidente a causa della vegetazione invasiva, se avete dubbi mantenetevi vicini al margine dei campi, spesso coltivati. Iniziata la discesa su un sentiero ben evidente ricordatevi di lasciarlo dopo pochi metri spostandovi ancora una volta verso sinistra (cercate i segnavia bianco-rossi).
   
Il resto della discesa è facile da individuare ed essendo stato segnato più volte in epoche diverse non vi meravigliate se troverete segni discordanti e un mare di tracce. Avvicinandovi alla sella di Arola avrete modo di notare che ci sono due passi divisi da una piccola altura (584m). Fra essi ci sono vari sentieri, il più panoramico è ovviamente quello di crinale (marcato in rosso). Comunque arriviate alla seconda, vi consiglio di portarvi sullo sperone di roccia viva (541m) e sul piccolo promontorio successivo (544m) che si protendono verso il mare, punti di vista unici. (le due foto qui sopra)
Lungo tutto il percorso la macchia è estremamente varia, in qualunque stagione ci sono fiori e in primavera si possono osservare anche orchidee numerose sia per varietà che quantità.
   
In questo tratto dell’Alta Via dei Monti Lattari (CAI300) solo una minima parte del cammino è costituito da sentieri pubblici e storici. Aggiungendo la carenza di rocce, alberi e muri sui quali marcare i segnavia si capisce perché talvolta è difficile individuare la tracce. Non da ultimo, a causa della poca evidenza di un percorso certo e della possibilità di andare quasi dovunque, nel corso degli anni gli escursionisti sono passati qua e là lasciando un’infinità di tracce. La vegetazione spesso ha coperto i vecchi segni bianco/rossi e chi li andava a ripassare, non trovandoli, li posizionava differentemente e quindi, come già detto, se ne trovano parecchi discordanti.
Per facilitare l’orientamento dei non conoscitori dell’area descrivo il percorso per punti salienti, rendendo quasi non necessari i segnavia (ma di tanto in tanto è comunque meglio prestarvi attenzione):
  • dalla croce di Capodacqua sentiero e, appena termina la staccionata a destra, iniziare a salire (segnavia evidenti)
  • lungo la salita mantenevi a sinistra, al margine dei pendii più ripidi
  • dopo aver scavalcato la prima recinzione (con comoda scala in legno) mantenetevi all’esterno della successiva fino all’inizio della discesa (a metà strada angolo retto verso destra)
  • usciti dalla recinzione dirigetevi verso il rudere (unico a vista) al margine di un boschetto
  • dal rudere, proseguire quasi in piano fra gli alberi, poi mantenersi a sinistra
  • all’inizio della nuova discesa, attenti a non farvi ingannare dal sentiero che gira verso la valletta a destra; lasciatelo subito e proseguite mantenendovi sul crinale, fino a trovare qualche segno in prossimità dell’inizio di un pendio più  ripido
  • arrivati nella prossima sezione pianeggiante, su una cresta rocciosa, poggiare a sx passando fra le due piccole alture di pari quota (647m)
  • di lì in poi è impossibile sbagliare essendo il sentiero ben evidente ed in buona parte limitato da staccionata in legno.
Ho unito le cartine già pubblicate su www.giovis.com del percorso Santa Maria del Castello - Colli San Pietro (sezione dell’Alta Via dei Monti Lattari - CAI300) in una sola che, ovviamente, è un po' più difficile da gestire. In compenso, l’ho ampliata a nord e a sud in modo che anche chi non conosca l’area si possa rendere conto di come si possa tornare su una strada. A chi la vorrà stampare consiglio di dividerla almeno in due A4 orizzontali (per il solo sentiero) o verticali (per la mappa completa), mentre sarà molto più comoda per chi la vorrà caricare su tablet, smartphone o simili dove potrà ingrandirla e farla scorrere a proprio piacimento. 

domenica 27 settembre 2015

Monte Vico Alvano una settimana dopo il devastante incendio

Ancora una volta un post di interesse locale anche se gli incendi sono più o meno simili dovunque.
Come programmato sono andato a rendermi conto dei danni provocati dal vasto e prolungato incendio che ha interessato Monte Vico Alvano poco più di una settimana fa. Si è detto che l’incendio stavolta è stato innescato dall’auto andata a fuoco nei pressi di Tordigliano (statale Amalfitana), ma pur essendo vero ed accertato il fortuito incendio della vettura, mi restano dei dubbi su come il fuoco abbia potuto fare tanto cammino apparentemente senza una vera continuità, salendo lungo le pendici meridionali dei Lattari e ridiscendendo il versante ovest. Non ho elementi certi per affermarlo, ma l’ipotesi di “qualcuno” che abbia approfittato di un incendio fortuito per appiccarne un altro voluto e mirato non mi sembra del tutto lontana dalla realtà.
Passando ora all’argomento della fruizione del sentiero principale (facente parte dell’Alta Via dei Monti Lattari, CAI300) comincio col dire che la transitabilità non è stata in alcun modo compromessa. C’era da aspettarselo in quanto non ci sono tratti esposti, non ci sono parti soggette a frane o caduta massi ed era estremamente improbabile che qualche albero caduto potesse bloccare il sentiero. Tuttavia le conseguenze di questo incendio sono un po’ diverse dagli altri occorsi di recente come nell’area San Costanzo e Marecoccola. In questo caso la superficie andata a fuoco è più vasta (anche se in buona parte ripidissima, priva di qualunque traccia percorribile) e la sezione di sentiero interessata (bordata da vegetazione arsa) è lunga ben oltre i 3 chilometri.
   
Il paesaggio è più desolante degli altri simili ed il sentiero (anche a causa delle recenti piogge) mi è apparso più pietroso del solito. I panorami “a lunga gittata” restano senz’altro belli e affascinanti, ma allo stato attuale nelle immediate vicinanze degli escursionisti c’è ben poco da ammirare. I frequentatori abituali del sentiero che speravano che almeno si fosse ottenuto un vantaggio trovando il passaggio fra gli arbusti (che spesso quasi “chiudono” le tese) allargato e senza frasche invadenti rimarranno delusi. Che possa far piacere o meno questa situazione non è assolutamente migliorata. (foto del percorso da Colli San Pietro al cancellodi Arola)
Fin qui le cattive notizie conseguenti all’incendio (pessima notizia), ma come avevo anticipato nell’introduzione dell’album di foto scattate  Per certi versi i danni sono stati maggiori di quanto mi aspettassi, per altri minori di quanto temessi.” e quindi ora spiego cosa intendessi dire. Pur essendo vero che la devastazione è quasi totale e che le ceneri coprono quasi tutto, mediamente gli arbusti sono apparentemente in condizioni migliori di quelli della Marecoccola e San Costanzo. Ciò lascia molto ben sperare vista la velocissima ripresa della vegetazione negli altri due casi (foto "dimostrative" in questo album).
   
Osservando ciò che è rimasto o anche semplicemente comparando le foto si può dedurre che lungo le pendici di Monte Vico Alvano il fuoco è passato tanto velocemente da non riuscire a carbonizzare gli arbusti. Di conseguenza, se lungo il sentiero della Marecoccola (Sirenuse) folti gruppi di verdi germogli sono già spuntati fra ramoscelli completamente neri e senza una sola foglia c’è da aspettarsi che i cespugli di Monte Vico Alvano appena anneriti e ancora con frasche, seppur secche, si riprendano più che bene ed in tempi rapidi.
Staremo a vedere ...

venerdì 14 agosto 2015

Restano pochi giorni ... e pochi sentieri intatti

Prima di avere il tempo di editare e pubblicare le foto relative ai danni dell'incendio della Malacoccola del week-end scorso e a quelli alla pineta del giorno dopo, si deve registrare ancora un altro rogo, che ha causato danni forse addirittura maggiori.
Pare che stavolta non siano stati i soliti piromani ad appiccare il fuoco, ma un nutrito gruppo di persone (si dice una trentina) che avevano pensato bene di andare a fare una grigliata sul Monte e, come se non bastasse, hanno portato anche fuochi artificiali. Indipendente dalle cause e dalle responsabilità, la realtà è che al momento quasi tutti i sentieri della Penisola Sorrentina sono danneggiati o hanno perso parte del loro fascino. I panorami sono quello che sono, ma la gariga completamente bruciata ai lati dei sentieri, tanto per usare un eufemismo, non entusiasma.
Per di più il circuito delle Sirenuse, nel tratto più pendente del sentiero a sud-ovest del Pizzetiello, è ora un po’ più scomodo e richiede attenzione. Infatti, buona parte degli scalini in legno e della staccionata/passamano in pali di castagno è andata a fuoco. La cosa peggiore, come sostengo da anni e molti la pensano come me, è fornire una falsa sicurezza o un’illusione di sicurezza. Ringhiere e balaustre mal fissate o che non tengono, scalini pronti a rotolare a valle insieme con un escursionista un po’ più pesante sono di gran lunga più pericolosi di tratti esposti senza alcuna protezione o di discese sterrate, seppur ripide, senza scalini. Per mia esperienza gli incidenti avvengono a seguito di calo di attenzione e concentrazione. La maggior parte, oserei dire quasi tutte, le “storte” (distorsioni o slogature) sofferte dalle persone che accompagnavo sono state sofferte nei centri abitati, lungo la strada fra Nocelle e Montepertuso, o situazioni simili. Allo stato attuale sconsiglierei a persone con passo poco sicuro di percorrere la discesa dal Pizzetiello, mentre non ci dovrebbero essere problemi in senso inverso.
    
In previsione dell’inizio della seconda parte della stagione escursionistica (settembre e ottobre) mi sento di suggerire e quindi sollecitare Amministrazioni, Pro Loco, Aziende del Turismo, guide e gruppi escursionistici a fare qualcosa al più presto per limitare i disagi.
A partire da est:
* senz’altro un minimo di manutenzione e ripristino della suddetto tratto è piuttosto urgente e anche se non sono possibili interventi definitivi, almeno si dovrebbe bonificare il sentiero da scalini e passamano che non reggono (foto in alto a sx)
lungo tutto il tratto fra Pizzetiello e castagneto sul pianoro lato Torca dovrebbe essere evidenziata la segnatura in quanto in mancanza di un evidente “passaggio fra i cespugli” (come fino alla settimana scorsa) basta mancare un segnavia e ci si ritrova in mezzo a rocce e mille tracce apparenti (foto in alto a dx)
dal’incendio nella parte sud della pineta non consegue alcun impedimento
quanto detto per il CAI300 a valle del Pizzetiello vale anche per il tratto Nerano – San Costanzo, andato completamente a fuoco il 13 agosto (foto in basso)

il Giro di Santa Croce dovrebbe essere al più presto segnato in quanto resta praticamente l’unica valida (e al momento ancora piacevole) alternativa al circuito di Athena, interdetto fino a fine anno in conseguenza dei lavori su via Campanella.

Restano solo due settimane prima che le guide e i tour leader dei walking o hiking tour ricomincino a frequentare con regolarità i sentieri della Penisola Sorrentina. 
Non c’è molto tempo per tentare di salvare il salvabile.
Allo scopo di evidenziare lo stato dei luoghi, a breve editerò e pubblicherò una serie di foto del Sentiero delle Sirenuse e una delle conseguenze dell’incendio di Monte San Costanzo, che troverete qui, e nei prossimi giorni tornerò sui sentieri interessati dagli incendi per scattare ulteriori foto e valutare meglio la situazione. Invece é già online il video del Giro di Santa Croce del 13 agosto che si conclude con le immagini dell’incendio ancora in corso.