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lunedì 13 settembre 2021

Micro-recensioni 246-250: 10 noir USA classici (1: ’41-’49)

Prima parte di una selezione di 10 noir dell’epoca d’oro del genere, scelti fra i più quotati e che non guardavo da vari anni. L’eccezionale lista dei registi è composta da nomi che hanno fatto la storia del cinema americano e non solo: Huston (2), Wilder (2), Curtiz, Hawks, Walsh, Lang, Laughton e Welles. Non è da meno l’elenco delle star che comprende Humphrey BogartEdward G. Robinson, James Cagney, Kirk Douglas, Glenn Ford, Robert MitchumCharlton HestonOrson Welles. I loro rating medi sono 8,1 su IMDb e 96% su RT che quindi suggeriscono di guardarli tutti (qui proposti in ordine cronologico) a prescindere dai miei consigli, comunque tutti positivi.

The Maltese Falcon (John Huston, 1941, USA) aka Il mistero del falco

Un vero classico sempre inserito ai primi posti nelle classifiche dei film del genere e dell’epoca che però, pur parlando di ottimi film, non è fra i miei preferiti. Praticamente tutti i personaggi principali sono esagerati, in un senso o nell’altro: Bogart uomo irresistibile (?) dal pugno fulminante, la sua cliente per niente credibile, il grassone troppo caricaturale per quanto divertente (soprattutto nei dialoghi), il guardaspalle assolutamente incapace e Peter Lorre nel solito stereotipo di subdolo viscido. Eppure grazie alla regia di Huston e nonostante la trama a dir poco fantasiosa si lascia guardare con interesse fino alla fine. Nomination Oscar miglior film, sceneggiatura Sydney Greenstreet (il grassone) non protagonista.

Double Indemnity (Billy Wilder, 1944, USA) aka La fiamma del peccato

Altro film citato sempre fra i migliori (veri) noir, distribuito in Italia con un titolo assurdo, considerato che l’originale si riferisce invece al nocciolo della questione, il pagamento di un doppio indennizzo da parte dell’assicurazione. Al contrario di The Maltese Falcon, qui ci sono tanti personaggi comuni e credibili che quindi non obbligati ad essere supereroi o furbissimi. Grazie alla loro presenza e alle casualità ben congegnate si creano varie situazioni quasi da thriller. La buona regia, la bella fotografia b/n e le interpretazioni hanno contribuito ulteriormente a farne un cult. Al 113° posto fra i migliori film di tutti i tempi, ottenne 7 Nomination Oscar: miglior film, regia, sceneggiatura, fotografia, Barbara Stanwyck protagonista, commento musicale e sonoro)

  
Mildred Pierce (Michael Curtiz, 1945, USA) aka Il romanzo di Mildred

Questo è forse il meno conosciuto di questo gruppo ma certo non sfigura in confronto agli altri, a differenza dei quali ha una maggior componente romantica e la vera protagonista è la donna del titolo, interpretata da Joan Crawford. Inizia con un omicidio a sangue freddo e la storia che potrebbe sembrare semplice in un primo momento si complica sempre di più nel racconto dei precedenti di Mildred, narrati in flashback. Vi compaiono tanti personaggi di vario genere, che spariscono per un certo tempo per poi ricomparire. Ad ulteriore differenza degli altri ci sono anche due co-protagoniste, la figlia di Mildred, croce e delizia della madre, causa scatenante di mille problemi e la sua assistente. Oscar a Joan Crawford protagonista e 5 Nomination (miglior film, sceneggiatura, fotografia e a Eve Arden e Ann Blyth non protagoniste)

The Big Sleep (Howard Hawks, 1946, USA) aka Il grande sonno

Tratto dall’omonimo romanzo di Chandler in cui per la prima volta appare il detective Philip Marlowe, che successivamente sarà protagonista di altri romanzi e film. Non riuscendo a giustificare il titolo ho effettuato una breve ricerca scoprendo che il protagonista si riferisce alla morte come grande sonno in una sua considerazione al termine del romanzo … ora lo sapete anche voi. Storia molto articolata e intricata, piena di doppiogiochisti, tradimenti e minacce che garantisce di non annoiarsi assolutamente durante la visione. Certamente più violento dei precedenti, ma questa è una caratteristica delle storie in cui appare Marlowe il quale, ad un certo punto, viene regolarmente pestato … ma non mancano i morti. Gossip: su questo set nacque la passione fra Bogart e Lauren Bacall che convolarono a nozze pochi mesi dopo.

White Heat (Raoul Walsh, 1949, USA) aka La furia umana

Qui il protagonista è James Cagney in uno dei suoi tanti ruoli di cattivo, spietato e psicopatico, con un rapporto quasi morboso con l’anziana madre. Mettendo in atto un piano teoricamente ben congegnato, finisce in galera dove, però, viene controllato da un agente sotto copertura. Snella e veloce la prima parte con il colpo al treno, piena di tensione quella centrale in prigione, da thriller l’ultima audace rapina, con finale letteralmente esplosivo. Bravi tutti gli attori della gang (anche se i loro nomi non sono molto noti) nonché le sole due attrici: Margaret Wycherly (già quasi 70enne, nel ruolo della madre) e Virgina Mayo (l’avvenente bionda di turno). Nomination Oscar per la sceneggiatura.

giovedì 29 ottobre 2020

Micro-recensioni 361-365: gruppo vario, sostanzialmente buono

Gruppo molto vario in quanto a generi (noir, drammatico, thriller, storia vera, commedia grottesca), ma con prevalenza anglofona. Ognuno ha i suoi pro e i suoi contro, non ci sono film memorabili, ma tutti certamente più che sufficienti.

 

The strange love of Martha Ivers (Lewis Milestone, USA, 1946)

Noto e apprezzato noir nel quale Kirk Douglas è già co-protagonista pur essendo al suo esordio assoluto sul grande schermo, dopo aver debuttato 5 anni prima in palcoscenico a Broadway. Si trova in ottima compagnia visto che i personaggi principali sono interpretati dai “veterani” Barbara StanwyckVan Heflin. Noir in stile abbastanza classico ma non il solito “guardie e ladri”, la trama è divisa in due tempi ben distinti, un prologo con i due adolescenti che saranno poi protagonisti della parte più consistente, quando si incontreranno di nuovo, quasi 20 anni dopo. Nomination Oscar per la sceneggiatura.

Iklimer (Nuri Bilge Ceylan, Tur, 2006)

Nonostante la lentezza estenuante, con dialoghi ridotti al minimo e lunghe inquadrature dei protagonisti immersi nei loro pensieri, il film è ben realizzato e conferma l’attenzione nella composizione delle inquadrature, nella fotografia in sé e per sé e nell’abilità di trovare punti di ripresa originali, giocando molto specialmente sulle profondità di campo. Coppia di professionisti borghesi (professore universitario lui, produttrice televisiva lei) in crisi, ma non solo per differenza di età. Il regista è anche protagonista e la più giovane compagna è interpretata da sua moglie Ebru. Succede molto poco nell’arco di vari mesi, scene allungate a dismisura. Premio FIPRESCI e Nomination Palma d’Oro a Cannes dove Nuri Bilge Ceylan ha riscosso sempre grande successo; con 7 film ha ottenuto 8 Premi e 6 Nomination.

  

In the Name of the Father (Jim Sheridan, Irl/UK, 1993)

Storia drammatica e avvilente, ma le ottime interpretazioni non bastano a farne un gran film in quanto ha i limiti di tanti film del genere, vale a dire storia vera (quindi conosciuta e di conseguenza senza grandi sorprese) alla quale si aggiunge una regia mediocre. È risaputo e riconosciuto che portando sul grande schermo situazioni di ingiustizie e clamorose prevaricazioni vari film - di sicuro cinematograficamente abbastanza piatti - sono arrivati fino agli Oscar. Quindi allo spettatore resta ammirazione per le prove di Daniel Day-Lewis e Pete Postlethwaite (la pur brava Emma Thompson ha parte molto marginale) e un senso di repulsione per i comportamenti di polizia e giudici in questo eclatante caso giudiziario dell’epoca, ma niente di più. Nonostante le 7 Nomination, non ottenne alcun Oscar.

El hombre sin rostro (Juan Bustillo Oro, Mex, 1950)     

Thriller psicologico (nel vero senso della parola) alla ricerca di un misterioso assassino seriale di donne, “l’uomo senza volto” del titolo. Chi gli dà la caccia è un ispettore palesemente turbato e ossessionato dal ricordo della sua defunta madre, che spesso si confronta con il suo amico collega medico legale che gli dà consigli sulla strada da seguire sia per risolvere i suoi problemi, sia per smascherare il killer. Fino alle ultime scene lo spettatore viene spinto a rimanere in dubbio su quale dei due sia il vero assassino … o è un terzo? Sempre affidabile Arturo de Córdova, buona la regia di Juan Bustillo Oro che, oltretutto, nelle scene dei sogni propone inaspettate scenografie che richiamano quelle dell’espressionismo tedesco degli anni ‘20.

Beat the Devil (John Huston, USA, 1953)

Ho ri-guardato per l’ennesima volta questa mediocre dark comedy, quasi fallimentare anche nel vero senso della parola in quanto portò sull’orlo della bancarotta Humprey Bogart, non solo protagonista ma anche produttore. Non bastano i tanti nomi famosi non solo fra gli attori (Jennifer Jones, Gina Lollobrigida, Peter Lorre, …) ma anche nel resto del cast (fotografia di Robert Capa e sceneggiatura di Truman Capote) a salvare questo film diretto da un regista di tutto rispetto: John Huston. A chi si chiede perché continui a guardare Beat the Devil rispondo: per essere stato in gran parte girato in Costiera Amalfitana (che mi azzardo a dire conosco come le mie tasche), con base a Ravello. Molti luoghi, piazze, strade e palazzi sono facilmente riconoscibili, seppur ovviamente oggi vari sono ben cambiati. Alcuni personaggi sono ben pensati e varie situazioni sono abbastanza originali, ma nel complesso la trama non sta né in cielo né in terra.

venerdì 5 luglio 2019

43° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (211-215)

Ho messo mano ai grandi film del passato procedendo per quanto possibile in ordine cronologico e questa prima cinquina è di livello veramente ottimo, anche non volendo considerare rating, Oscar e Nomination, è comunque al top. Per pura statistica, 4 su 5 si trovano fra i primi 200 film di tutti i tempi (classifica IMDb, 36° - 148° - 164° - 198°) e complessivamente hanno ottenuto 36 Oscar e 17 Nomination, per una media di oltre 7 Oscar e 3 Nomination a testa ... certamente non mi fido ciecamente di questo tipo di dati, ma per tali risultati qualcosa più di un fondo di verità ci deve essere.
Come mio solito, elenco i film in ordine di preferenza e chi mi segue può già immaginare che i primi due sono quelli in bianco e nero noir/drammatici, seguiti dai due kolossal per concludere con il musical (oggettivamente non al livello degli altri).
   

212  Casablanca (Michael Curtiz, USA, 1942) * con Humphrey Bogart, Ingrid Bergman, Paul Henreid, Claude Rains, Peter Lorre * IMDb  8,6  RT 97%  *  3 Oscar (miglior film, regia e sceneggiatura) e 5 Nomination (Humphrey Bogart protagonista, Claude Rains non protagonista, fotografia, montaggio e commento musicale) *  36° nella classifica IMDb dei migliori film di tutti i tempi
Il mio preferito di questo gruppo; essendo un noir (genere che prediligo) ed essendo ottimo praticamente non c’è storia. Nel post scorso avevo sottolineato la pochezza dei dialoghi in vari famosi film di Spielberg, al contrario in questo caso ogni battuta è incisiva, piazzata al momento giusto e piena di sottintesi. I personaggi sono estremamente diversi, accomunati solo dal fatto di trovarsi a Casablanca nello stesso momento ... molti sperano di essere solo di passaggio, gli altri vivono delle loro speranze. Molti caratteri sono indecifrabili, quasi ognuno ha un secondo fine. Tutti perseguono i propri obiettivi, cercando al tempo stesso di sopravvivere quanto meglio possibile.
Sono stato molto soddisfatto della mia ennesima visione, stavolta versione originale restaurata, (in HD) di questo film che tutti avranno visto almeno in parte tante volte, almeno la scena finale all’aeroporto
Imperdibile, da gustare con calma facendo attenzione a tutti i dettagli e ai dialoghi.

214  On the Waterfront (Elia Kazan, USA, 1954) tit. it. “Fronte del porto” * con Marlon Brando, Karl Malden, Lee J. Cobb, Rod Steiger * IMDb  8,2  RT 98%  *  8 Oscar (miglior film, regia, Marlon Brando protagonista, Eva Marie Saint non protagonista, sceneggiatura, fotografia, montaggio, scenografia) e 4 Nomination (Karl Malden, Lee J. Cobb e Rod Steiger non protagonisti, commento musicale) * 148° nella classifica IMDb dei migliori film di tutti i tempi
Stranamente, questo non l’avevo mai visto per intero e sono contento di averlo recuperato, oltretutto in versione originale HD.
Trama interessante, anche se a tratti scontata, perfettamente messa in scena e ripresa con un bianco e nero eccellente, opera di quel Boris Kaufman che aveva filmato l’intera produzione di Jean Vigo. Avevo subito apprezzato le prove dei vari ottimi attori non protagonisti e poi ho letto che ottennero un Oscar e tre Nomination che, sommate alla statuetta di Marlon Brando, portano a 5 le candidature nel solo cast ... caso piuttosto raro se non unico, possibile solo con attori di altri tempi.
Come scritto per Casablanca, è un film imperdibile, almeno per i cinefili.
  
      

215  Ben Hur (William Wyler, USA, 1959) * con Charlton Heston, Jack Hawkins, Hugh Griffith, Omar Sharif, Stephen Boyd * IMDb  8,1  RT 88%  *  11 Oscar (miglior film, regia, Charlton Heston protagonista, Hugh Griffith non protagonista, fotografia, montaggio, scenografia, costumi, sonoro, effetti speciali, commento musicale) e Nomination per la sceneggiatura * 198° nella classifica IMDb dei migliori film di tutti i tempi
Se ci avessero risparmiato l’ultima parte religiosa/miracolosa sarebbe stato comunque un ottimo film epico di azione e non sarebbe durato 3 ore e mezza. Già nel corso delle prime 3 ore non erano mancati i riferimenti alla vita di Gesù, a cominciare dalla nascita, con l’adorazione dei magi (Baldassarre, avrà un ruolo anche successivamente). A parte questa scelta che mi è sembrata superflua, Ben Hur è un classico kolossal, con scenografie immense, scene di massa e, ovviamente, la corsa di cavalli più famosa della storia del cinema. Tuttavia, con la mia “pignoleria”, devo sottolineare l’inconsistenza di dette scene non solo per le solite ombre le cui lunghezze cambiano troppe volte, ma anche in fatti strettamente numerici come i giri di pista e le bighe (la somma di quelle ancora in corsa e quelle fuori gioco è sempre maggiore delle 9 che si vedono in partenza) ... comunque gara spettacolare e avvincente.
Gli 11 Oscar, o almeno gran parte di essi, furono certamente meritati.

211  Gone with the wind  (Victor Fleming, USA, 1939) tit. it. “Via col vento” * con Clark Gable, Vivien Leigh, Thomas Mitchell, Hattie McDaniel, Olivia de Havilland * IMDb  8,2  RT 94%  *  8 Oscar (miglior film, regia, Vivien Leigh protagonista, Hattie McDaniel non protagonista, fotografia, scenografia, montaggio e sceneggiatura) e 5 Nomination (Clark Gable protagonista, Olivia de Havilland non protagonista, sonoro, effetti speciali e commento musicale) * 164° nella classifica IMDb dei migliori film di tutti i tempi
Altro film che, nonostante la fama, non avevo mai visto ... non mi ha mai ispirato. Una volta guardato, devo dire che sono rimasto quasi deluso, trovandolo in linea di massima sopravvaluto, pur comprendendo che per nel 1939 fu qualcosa di eccezionale.
In occasione degli Oscar, fu consegnato a William Cameron Menzies un Premio Speciale per “l’eccezionale uso del colore ...”, motivazione che non mi trova tanto d’accordo, in quanto i troppi sfondi arancione - rossastri, tutti molto simili e distribuiti nell’arco dell’intero film, sono esagerati, assolutamente non reali e alla lunga stancano. Vivien Leigh è brava nel riuscire a interpretare alla perfezione la protagonista Scarlett O’Hara, archetipo di donna insopportabile, arrogante, volubile, egoista e chi più ne ha più ne metta; al contrario Clark Gable sembra essere troppo gigione. Anche la sceneggiatura mi è sembrata più vicina a un romanzo d’appendice che a un trama seria.
213  An American in Paris (Vincent Minelli, USA, 1951) tit. it. “Un americano a Parigi” * con Gene Kelly, Leslie Caron, Oscar Levant * IMDb  7,2  RT 95%  *  6 Oscar (miglior film, fotografia, scenografia, costumi, commento musicale e sceneggiatura) e 2 Nomination (miglior regia e montaggio)
Commedia leggera e abbastanza scontata, comunque portata degnamente avanti da Gene Kelly e dalla debuttante Leslie Caron. Non particolarmente coinvolgenti le coreografie, molte delle quali concentrate nella parte finale. Al contrario, mi sono sembrate pregevoli fotografia e scenografia che, insieme con i costumi, forniscono una  piacevole immagine della Parigi bohémienne di metà secolo scorso, seppur probabilmente poco reale.

Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire dal 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate su questo blog. 

giovedì 28 marzo 2019

21° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (101-105)

Fra i film che ho recuperato nella serie di classici hollywoodiani, mi sono ritrovato a comporre una nuova concatenazione, in questo caso pressoché monografica in quanto al genere: il noir, uno dei miei generi preferiti.
La sequenza inizia con Rita Hayworth in Gilda (dove ritrovo il Joseph Calleia di Algiers) e continua con un’altra sua famosa interpretazione, The Lady from Shanghai, di e con Orson Welles; quest’ultimo è regista e protagonista anche di The Stranger, nel quale il suo opponente è Edward G. Robinson, protagonista di Key Largo (di John Huston) insieme con Humphrey Bogart, che è protagonista assoluto dell’ultimo film della cinquina Deadline - U.S.A..
Fra tutti, i due di e con Orson Welles spiccano comunque sia per realizzazione che interpretazione, nonostante i "problemi" del film con la Hayworth.

   
103  The Stranger (Orson Welles, USA, 1946) tit. it “Lo straniero”  * con Orson Welles, Edward G. Robinson, Loretta Young * IMDb  7,4  RT 96% * Nomination Oscar a Victor Trivas per la sceneggiatura originale
Film di Welles poco proposto, ma tutt'altro che "minore", grazie anche alle ottime interpretazioni dei due contendenti, due attori di primo rango quali erano Orson Welles ed Edward G. Robinson (anche se l’ho già scritto in numerose occasioni, ripeto che artisti di simile livello se ne vedono pochissimi al giorno d'oggi). Non lo definirei un vero e proprio noir, collocandolo fra un film di investigazione (non poliziesca) e un thriller. I particolari, i dettagli, i tempi perfetti, lasciano una scia di indizi e di trasmettono ansia e attesa. Il poliedrico ed ineffabile Mr Potter (Billy House), pur non essendo un vero protagonista e non uscendo quasi mai dal suo emporio/farmacia/bar, è al centro di tutti gli eventi di Harper, la cittadina nella quale si svolge il dramma. I suoi commenti e soprattutto le sue informazioni contribuiranno a risolvere il caso; infatti, fra ciò che ascolta dai clienti del suo esercizio e ciò che vede attraverso la vetrina, tiene praticamente tutto il paese sotto controllo. Indimenticabili sono le sue partite a dama che affronta con espressione bellicosa indossando una visiera, quasi a mo’ di elmo.
Orson Welles gioca con le ombre in maniera egregia, talvolta proponendole al posto dei protagonisti, altre volte riportando lo spettatore ai tempi dei muti espressionisti o anticipando quelle indimenticabili che proporrà in The Third Man (1949; c’è anche una battuta che sembra anticipare quella famosa pronunciata sulla ruota di Vienna). La conclusione sul campanile è certamente memorabile quanto quella di Vertigo (1958, Hitchcock), anche se sostanzialmente differente e dal diverso esito.
Un ottimo film, assolutamente da non perdere. Lo conosco quasi a memoria ma non mi stancherò mai di guardarlo.

102  The Lady from Shangai (Orson Welles, USA, 1947) tit. it “La signora di Shanghai” * con Rita Hayworth, Orson Welles, Everett Sloane * IMDb  7,7  RT 86%
Potrebbe essere stato uno dei migliori (se non il migliore) film di Orson Welles, con il suo stranissimo e mal assortito quartetto di protagonisti, due dei quali trasudano viscidità al solo guardarli, mentre Orson Welles, stregato dall'infida Rita Hayworth, si lascia trascinare nel vortice dell'intricatissima trama quasi senza opporre resistenza.
Perché non è fra i top movies insieme con Citizen Kane, A Touch of Evil e The Third Man? Semplice, nessuno ha mai potuto vedere il film che Welles aveva in mente, di oltre un'ora più lungo e con molte scene che oggi si vedono girate in modo diverso. Infatti, il produttore Harry Cohn (Columbia) mise completamente da parte il primo montaggio effettuato dal regista, eliminò oltre un terzo della sceneggiatura e costrinse Welles (che infine non si attribuì la regia) a girare di nuovo parecchie scene, imponendogli le sue direttive. Pensate che le scene conclusive nel Luna Park (fra le quali quella della Casa degli Specchi), in origine di oltre 20 minuti, furono condensate in appena 3'. Fra sospetti e doppigiochi, l'intricatissima trama continua a riservare sorprese fino agli ultimi minuti, con capovolgimenti di fronte, tradimenti e complicità inaspettate. Conta anche su buoni dialoghi; memorabile l'aneddoto sui pescecani narrato da Welles e riproposto in conclusione.
Se ciò che è giunto nelle sale è comunque un gran bel film (da non perdere), pensate a cosa ci siamo persi per l’inettitudine del produttore Cohn!
Agli anglofoni, suggerisco di leggere questa review su IMDB nella quale sono riportate alcune delle obiezioni elencate da Orson Welles in una lettera di ben 9 pagine.

      
104  Key Largo  (John Huston, USA, 1948) tit. it “L'isola di corallo”  * con Humphrey Bogart, Edward G. Robinson, Lauren Bacall, Claire Trevor  * IMDb  7,9  RT 97%  *  Oscar a Claire Trevor non protagonista 
Classico noir degli anni ’40 con tanti nomi famosi, tra i quali ottimi interpreti. Tuttavia, delude una Lauren Bacall molto poco convincente in un ruolo quasi secondario, nettamente sovrastata dall'interpretazione di Claire Trevor la quale, non a caso, vinse l'Oscar 1949 come non protagonista. Nel reparto maschile, ennesima superba interpretazione di Edward G. Robinson e i due ottimi caratteristi Lionel Barrymore e Thomas Gomez non sono da meno. In mezzo a loro il buon Humphrey quasi sfigura.
Tranne che per pochissimo all'inizio e alcuni minuti finali, tutto si svolge in un piccolo hotel di Cayo Largo, chiuso per la cattiva stagione, mentre passa velocemente un uragano. La tensione monta fra i gangster che hanno “occupato” l’hotel, il proprietario semi-paralitico e la figlia, un visitatore, un’alcolizzata di facili costumi, poliziotti alla ricerca di un paio di evasi ...
Contando su pochi personaggi chiusi in uno stesso ambiente, in gran parte il film è quasi teatrale, ma regge perfettamente grazie alla buona sceneggiatura e alle interpretazioni della maggior parte del cast.
Key largo è certamente all'altezza della sua fama e merita un’attenta visione.

101  Gilda  (Charles Vidor, USA, 1946) * con Rita Hayworth, Glenn Ford, George Macready, Steven Geray, Joseh Calleia  * IMDb  7,7  RT 97%  *  Nomination Grand Prix a Cannes
Gilda (pronuncia originale "Ghilda") è un noir famoso ma non proprio classico nella sua struttura. La femme fatale di turno è Rita Hayworth (più famosa e esuberante che brava) mentre il ruolo del protagonista tocca a Glenn Ford, onesto attore ma non particolarmente incisivo.  La sceneggiatura abbastanza originale porta avanti parallelamente la parte "malavitosa" (traffici internazionali con la copertura di una bisca clandestina, ma ben conosciuta) e quella della storia d'amore “tossico”, i cui precedenti non vengono mai del tutto chiariti, fra i due protagonisti che fanno di tutto per danneggiarsi a vicenda, soprattutto psicologicamente.
I dialoghi taglienti e una serie di personaggi peculiari che frequentano il casinò di alto livello (tuttavia illegale) rendono interessante la trama anche se molte situazioni sono abbastanza scontate. Non giocatori, ma quasi onnipresenti, sono l’anziano tuttofare/addetto ai bagni Uncle Pio (Steven Geray) e il Detective Obregon (Joseh Calleia), due veri filosofi ai quali, oltretutto, nulla sfugge.
A guerra appena terminata, sembra che l’argomento dei nazisti passati oltreoceano risultasse particolarmente interessante e quindi fu trattato in innumerevoli film, anche di ottima qualità. Per esempio, quasi contemporaneamente a Gilda giunsero sugli schermi anche Notorius (di Hitchcock) e The stranger, del quale ho appena scritto.
Certamente consigliato.

105  Deadline - U.S.A. (Richard Brooks, USA, 1952) tit. it “L'ultima minaccia”  * con Humphrey Bogart, Ethel Barrymore, Kim Hunter * IMDb  7,2  RT 88% 
Noir poco conosciuto di ambiente giornalistico, con tanta morale a favore di tutto il settore, dal direttore ai reporter, dai tipografi agli operai. Certo c’è anche qualche “cattivo” nello stesso settore, ma i problemi maggiori verranno dal mafioso di turno, Rienzi, tanto per cambiare nato a Palermo!
Film oserei dire routinario, ma con una solida seppur prevedibile struttura, analoga a tanti altri, egualmente più che guardabili e piacevoli.
Bogart, fresco vincitore del suo unico Oscar da protagonista per il film precedente (The African Queen, di John Huston), già 50enne ha perso un po' di fascino e di verve ed in questo film non appare tanto incisivo come in altri casi, anche per il ruolo affidatogli. Fra i co-protagonisti si distinguono senz’altro Ethel Barrymore (sorella dei più famosi John e Lionel), l’ottimo caratterista Ed Begley e Martin Gabel.
Non imperdibile, ma certamente più che degno ... tuttavia ben distante dalla qualità degli altri 4 di questo gruppo.  

IMPORTANTE: fra pochissimi giorni, il 2 aprile, il mio GOOGLE+ sarà chiuso e le 1.300 micro-recensioni degli anni 2016-2018 non saranno più accessibili in tali pagine. Tuttavia, restano consultabili nelle pagine del mio sito www.giovis.com e facilmente rintracciabili grazie all’indice generale

venerdì 8 marzo 2019

16° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (76-80)

Continuo con la serie di classici americani degli anni 50-60, tutti vincitori di Oscar e/o con varie Nomination al loro attivo. Nel complesso, spiccano le qualità delle sceneggiature (per me mediamente molto superiori a quelle attuali) e le interpretazioni degli attori, famosi o meno che fossero. Stranamente ma non troppo, in 4 dei 5 film la parte drammatica è condizionata dall'ingerenza dei genitori (benestanti) nella vita dei figli, condizionando non solo i loro rapporti ma anche la vita sentimentale dei figli. Famiglie tenute insieme in regime quasi dispotico, le aspirazioni delle nuove generazioni che si scontrano con le aspettative egoistiche e spesso eccessive dei genitori, il sogno americano, furono temi ricorrenti nel cinema dei decenni del dopoguerra.

     

79  Cat on a Hot Tin Roof  (Richard Brooks, USA, 1958) tit. it. “La gatta sul tetto che scotta” * con Elizabeth Taylor, Paul Newman, Burl Ives * IMDb  8,1  RT 100% * 6 Nomination (miglior film, regia, Elizabeth Taylor e Paul Newman protagonisti, sceneggiatura, fotografia)
Risulta evidente la sua origine teatrale (stiamo parlando di un lavoro di Tennessee Williams) che cala gli spettatori nel bel mezzo di un dramma familiare, che si sviluppa nell’arco di poche ore, quasi in tempo reale. Gli accesi scontri fra i protagonisti (3 coppie con caratteri molto contrastanti) vengono esaltati dalle eccellenti interpretazioni non solo dei 2 candidati Oscar, ma anche degli altri quattro. Non è un film da raccontare, ma assolutamente da guardare e ascoltare con attenzione. Due ore scarse nelle quali tutti hanno un ruolo importante e significativo, perfino i personaggi marginali.
Ottimo, consiglio a chi non l’avesse ancora visto a provvedere al più presto.

76  The Caine Mutiny (Edward Dmytryk, USA, 1954) tit. it. “L’ammunitanemtno del Caine” * con Humphrey Bogart, José Ferrer, Van Johnson, Tom Tully * IMDb  7,8  RT 92% * 7 Nomination (miglior film, Humphrey Bogart protagonista, Tom Tully non protagonista, sceneggiatura, montaggio, sonoro, commento musicale)
Ottimo film bellico, con molta poca guerra nel senso classico del termine, ma tanta nelle relazioni gerarchiche degli ufficiali a bordo del dragamine Caine, nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Strano vedere Bogart in ruolo non proprio comune per lui che tuttavia riuscì ad interpretare tanto bene da guadagnarsi la Nomination Oscar.
Qualche pecca risulta evidente nella rappresentazione della navigazione, ma ciò è cosa purtroppo comune. Sono rarissimi i film con scene in mare effettivamente credibili agli occhi di chi ha navigato (come me), non sacrificando il realismo ad una spessa inutile spettacolarizzazione.
Film di genere, ma diverso dai tanti che giunsero sugli schermi pochi anni dopo la fine della guerra, quando erano ancora più che vivi i ricordi dei reduci e dei familiari dei caduti.

    

77  East of Eden (Elia Kazan, USA, 1955) tit. it. “La valle dell'Eden” * con James Dean, Raymond Massey, Julie Harris, Jo Van Fleet * IMDb  8,0  RT 86% * Oscar per Jo Van Fleet non protagonista e 3 Nomination (regia, James Dean protagonista, sceneggiatura)
Primo dei tre soli film di James Dean da protagonista, dopo un lustro di lavoro in serie televisive. Si schiantò con la sua auto poco più di un anno dopo l’uscita di questo film, mentre il suo ultimo (The Giant) era ancora in fase di post produzione.
Kazan è Kazan e non si discute, ma questa versione cinematografica del romanzo di Steinbeck ha ricevuto non poche critiche per differire in troppi punti e personaggi dalla storia originale e, manco a dirlo, tutti concordano nel preferire il libro. Il reparto giovanile del cast non mi è sembrato convincente a differenza degli adulti che si calano perfettamente nei rispettivi personaggi. Resto con la sensazione che il film non sia ben bilanciato, che pur avendo tanti punti a favore, le varie parti non siano ben amalgamate.
Ciononostante, merita senz'altro un'attenta visione.

78  Around the World in 80 Days (Michael Anderson, USA, 1956) tit. it. “Il giro del mondo in 80 giorni” * con David Niven, Cantinflas, Shirley MacLaine * IMDb  6,8  RT 72% * 5 Oscar (miglior film, sceneggiatura, fotografia, montaggio, commento musicale) e 3 Nomination (regia, scenografia, costumi)
Fra i tanti drammi di questo blocco, gli eventi narrati nel famoso libro di Verne portano una ventata di aria fresca, una piacevole diversione sostenuta dalle convincenti interpretazioni di due mostri sacri del cinema dell’epoca, dei due lati dell’oceano: l’inglese Niven e il messicano Cantinflas. Film leggero e avvincente, nonostante la storia sia ovviamente riassunta (pur durando quasi 3 ore) e il finale è più che noto.
Vero film adatto a tutte le età che mantiene molti dei suoi meriti anche guardato oltre 60 anni dopo la produzione.

80  Splendor in the Grass (Elia Kazan, USA, 1961) tit. it. “Splendore nell’erba” * con Natalie Wood, Warren Beatty, Pat Hingle * IMDb  7,8  RT 84% * Oscar per la sceneggiatura e Nomination a Natalie Wood protagonista
Secondo film di Kazan in questo gruppo, per alcuni contenuti molto simile a Cat on a Hot Tin Roof, vale a dire per i difficili rapporti fra genitori di successo e figli, anche se le motivazioni sono diverse. In questo film i due giovani protagonisti soffrono, e molto, dell’invadenza e dell’oppressiva "guida" (non richiesta) dei rispettivi genitori, che pur essendo effettivamente convinti di essere nel giusto e far del loro meglio per il futuro dei figli riescono a rovinare la vita ad entrambi; una normale, semplicissima e onesta relazione viene distrutta.
Tuttavia, a mio modesto parere, lo sceneggiatore William Inge non è certo Brooks che adatto l’ottimo testo di Tennessee Williams, per non parlare dell’esordiente Warren Beatty (all’epoca 24enne) neanche lontanamente paragonabile a Paul Newman. Natalie Wood è certamente più convincente nell’interpretare il suo difficile ruolo, ma la performance migliore è certamente quella Pat Hingle nei panni del padre di Beatty.
Come è facile immaginare, non sono del tutto d’accordo con l’Oscar per la sceneggiatura, ma forse il motivo fu che tre dei suoi concorrenti erano film stranieri (La dolce vita, Il generale della Rovere e il sovietico Ballata di un soldato) e la commedia Lover Come Back (Amore, ritorna!) certo non all’altezza. 

IMPORTANTE: vi ricordo che dal 2 aprile il mio GOOGLE+ sarà chiuso e che, di conseguenza, le raccolte degli anni 2016-2018 non saranno più accessibili. Tutte le 1.300 micro-recensioni sono ora organizzate in 26 pagine del mio sito www.giovis.com e facilmente rintracciabili grazie all’indice generaleIn detta pagina potrete effettuare ricerche per titolo, regista, interpreti principali, anno e paese di produzione e, utilizzando i link e i numeri d’ordine, giungere rapidamente a quella che vi interessa.

venerdì 1 luglio 2016

Grandi registi ai “primi giri di manovella” ... nei mercatini

Come qualsiasi altro buon collezionista mi piace frequentare mercatino, fiere dell’usato e vendite di beneficenza, in particolare quando sono all’estero. Vagando fra bancarelle, scavando in scatoli di cartone o cassette di plastica o guardando a distanza i contenitori dei dvd stesi su un telo di plastica (ci vogliono buoni occhi), si trovano classici, ottimi film poco conosciuti e - con la stessa gioia - si scoprono titoli sconosciuti che pur non essendo capolavori, talvolta veri filmacci, vale la pena di acquisire per essere firmati da registi che solo anni dopo hanno diretto buoni film. 

In Spagna ho imparato a non limitare la ricerca indirizzando lo sguardo solo sulle classiche custodie di dvd in quanto si trovano ottime serie in custodie più sottili e meno appariscenti e, soprattutto a non tralasciare le sottili custodie quadrate di cartoncino che spesso scompaiono fra le custodie più grandi e i libri. Una volta “capito il trucco”, l’occhio sa cosa cercare e le sorprese non mancano (nella foto in alto ci sono ben 14 dvd nei loro contenitori, , poggiati su uno di dimensioni classiche). Non avendo praticamente dorso, si devono sfogliare uno per uno e leggere attentamente non solo i titoli (anche in Spagna talvolta si esibiscono in traduzioni fantasiose) ma anche registi ed interpreti.
   
In questo modo ho notato, per esempio, che sulla copertina di Compañeros mortales, che a orecchio non mi diceva niente, né mi ispirava e di certo non avrei comprato, c’era il nome di Sam Peckinpah e ciò è bastato a convincermi.
Per la cronaca, il titolo originale è Deadly Companions (1961), tit. it. La morte cavalca a Rio Bravo (sic!), ed è stato il suo primo lungometraggio; fino al 1960 aveva diretto esclusivamente telefilm.
   
La burla del Diablo l’ho comprato per la regia di John Huston, per il cast d’eccezione (Humphrey Bogart, Peter Lorre, Jennifer Jones, Gina Lollobrigida) e per la partecipazione di Truman Capote (sceneggiatura) e di Robert Capa (fotografia). Con tutto ciò Beat the Devil, (questo il titolo originale, quello italiano è Il tesoro dell’Africa, sic!) fu un fiasco al botteghino e non è certo memorabile, ma per me ha un significato particolare in quanto girato in luoghi della Costiera Amalfitana come Ravello, Atrani e Minori che conosco a menadito (tanto altro in questo post)
In queste sottili custodie ho trovato anche il cult The Little Shop of Horrors di Roger Corman, con una breve partecipazione di Jack Nicholson, e tanti kolossal classici fra i quali Moby Dick (John Huston, 1956), 2001: Odissea nello spazio (Kubrick, 1968) e L’ultimo imperatore (Bertolucci, 1987).
   
Infine due parole su un film, anch’esso scoperto casualmente, che mi riprometto di guardare nei prossimi giorni: Dementia 13 di Francis Ford Coppola (in questo caso anche sceneggiatore). Girato nei primi anni ’60, fu uno dei suoi numerosi “fiaschi” iniziali, dei quali nessuno raggiunge la sufficienza su IMDb. Effettuando la dovuta ricerca, ho letto che Coppola alla corte di Corman diresse un po’ di tutto, dalla commedia softcore all’horror, dal western alla fantascienza. In quest’ultimo caso si trattava di una riedizione di un film russo del 1959, Nebo zovyot, che fu rimontato dopo aver effettuato vari tagli e aggiunto qualche scena e proposto nel 1962 come Battle beyond the Sun. I cinefili sappiano che questa ripresentazione è di pubblico dominio e si trova su archive.org, sito dalquale è possibile scaricarlo o guardarlo online. L’ho già scaricato e dopo Dementia 13 (IMDb 5,7/10) mi sorbirò Nebo zovyot versione americanizzata (IMDb 4,5/10). 
Appena visti, pubblicherò le recensioni su 2016: un film al giorno, come al solito.

domenica 8 febbraio 2015

Humphrey Bogart e John Huston a Ravello (1953)

Andando in giro per Ravello si notano varie targhe che segnalano gli edifici nei quali famosi personaggi del passato hanno dimorato. All'inizio della larga scalinata (viale Wagner) che dalla piazza mena alla parte più alta del centro dove molti secoli fa i nobili della Repubblica eressero i loro Palazzi, ora trasformati in prestigiosi alberghi, ne spicca una non legata ad un singola persona bensì un film (Beat the Devil, distribuito in Italia come Il tesoro dell'Africa). Su di essa, però, sono anche riportati i nomi di alcuni celebri personaggi che, in varie vesti, vi parteciparono:
John Huston, regista (Il tesoro della Sierra Madre -vinse l’Oscar-, La regina d’AfricaGiungla d'asfalto)
Humphrey Bogart (CasablancaIl falcone malteseLa regina d’Africa -Oscar)
Jennifer Jones (Bernadette -Oscar-, Duello al sole)
Gina Lollobrigida (essendo italiana è inutile presentarla)

Peter Lorre (M il mostro di DusseldorfCasablancaIl falcone maltese)
Ma oltre a questi 4 ben noti attori facevano parte della troupe anche lo scrittore Truman Capote (In cold bloodColazione da Tiffany), co-autore della sceneggiatura, e Robert Capa, uno dei migliori fotografi dell'epoca.
   
A dire il vero, nonostante il coinvolgimento di tutti questi grandi nomi, il film fu tutt'altro che un successo e si dice che addirittura portò Bogart (co-produttore) a un passo dalla bancarotta. Per dare un'idea del fiasco, posso dire che fra i tanti americani che ho guidato fra le stradine di Ravello nel corso degli ultimi 20 anni, non ne ho trovato uno che lo avesse visto e solo a pochi il titolo non era del tutto sconosciuto.
Da cinefilo e amante delle immagini d'epoca quale sono, nonostante la minima diffusione della pellicola, già un paio di anni fa ero riuscito a trovarla su archive.org essendo di pubblico dominio (e quindi legalmente scaricabile) e da ieri ho anche il dvd. Ora, come potete vedere in basso, si trova anche online a 720p, ma il file originale non è un granché.

Anche a chi non interessa il film in sé, potrà interessare guardarlo per apprezzare scorci della Ravello del 1953Riconoscerete senz'altro la piazza di Ravello con i suoi bar, la terrazza di Villa Cimbrone, ma vi vedono anche Atrani, vari tratti della strada a est di Maiori con la torre Normanna sullo sfondo, Scala vista da Ravello. Chi scorrerà le immagini con tal proposito, sappia però che il film è ambientato in Costiera solo per la prima metà, con molte scene all'interno, e che anche in quelle esterne i protagonisti sono spesso in primo piano oscurando quasi completamente lo sfondo. Mi sono dovuto impegnare per fissare qualche decina di fotogrammi nei quali comparisse qualche elemento interessante o almeno identificabile. 
   
Mi resta la curiosità di sapere se effettivamente esistesse la Pensione Bristol (fotogramma a sinistra ... spero che qualche ravellese risolva il mio dubbio) e chiudo con un altro quesito. Qualcuno vicino alla settantina si riconosce fra le giovani comparse (molto probabilmente anche loro di Ravello) che proprio all'inizio del film seguono i coniugi Chelm, interpretati da Jennifer Jones e Edward Underdown, mentre percorrono via Roma dirigendosi verso la Piazza? Probabilmente, grazie alla chiarezza dell'immagine, anche molti altri potranno identificare i 5 bambini e forse anche quello la cui faccia appare solo a metà in basso a sinistra.