martedì 7 agosto 2018

Due eccezionali film muti del 1920 "Il Golem" e "Caligari"

Data la loro limitata durata (rispettivamente 51' e 64') ho voluto e potuto concedermi un double bill muto di meno di 2h, con questi due film del 1920 che, oltre ad essere famosi classici dell’espressionismo tedesco, sono anche apprezzatissimi dai veri cinefili.
    
223 “The Cabinet of Dr. Caligari  (Robert Wiene, Ger, 1920) tit. it. "Il gabinetto del dottor Caligari“ * con Werner Krauss, Conrad Veidt, Friedrich Feher  *  IMDb  8,1  RT 100% 
224 “Der Golem  (Carl BoesePaul Wegener, Ger, 1920) tit. it. "Il Golem - Come venne al mondo“ * con Paul Wegener, Albert Steinrück, Ernst Deutsch  *  IMDb  7,2  RT 100% 
   
Le trame e gli ambienti sono completamente distinti, così come le epoche e le messe in scena eppure i due film sono accomunati dall’alone di mistero che avvolge i protagonisti e dai fantastici scenari e fondali con prospettive improbabili se non impossibili, caratteristici dell'espressionismo tedesco, che da soli valgono una ennesima visione (per quanto mi riguarda sono ad una mezza dozzina almeno per ciascuno di loro). 
   
Fra le rarissime linee verticali, spiccano in particolare le finestre rigorosamente trapezoidali, i fregi lineari sulle pareti talvolta quasi diritti, in altri casi simili a onde e spirali, i ponti curvi, i tetti e i comignoli pendenti e allungati, le scale fra le quali ne spicca  una a chiocciola, aperta dal lato del punto di ripresa, chiusa dall’altro, con uno stretto passaggio a sezione ovale, che ricorda tanto un padiglione auricolare. (foto sotto)
Singolari transizioni, non proprio dissolvenze, che iniziano o terminano con solo una minima area circolare illuminata nel resto dello schermo nero, non centrata nell'inquadratura, ma centrata su un volto che quindi resta l'unico soggetto visibile per vari secondi o è l’unico sul quale fissare l’attenzione prima che si illumini il resto dello schermo. Questa tecnica crea effetti simili a quelli dello zoom che, seppur brevettato a inizio secolo, sarebbe stato un obbiettivo compatibile con le cineprese solo nei primi anni ’30.
   

Le scenografie sono quasi sempre molto contrastate, utilizzando al meglio il bianco e nero, aggiungendo lunghe e nette ombre proiettate la luci orizzontali o addirittura dal basso, simili a quelle che saranno poi riproposte in tanto film noir, in particolare sulle scale. 
In entrambi i film si possono trovare similitudini (ispirazioni) con i dipinti post-impressionisti/primi espressionisti di artisti del calibro di Vincent Van Ghog (dipinto in basso a sx), Edvard Munch, Chaïm Soutine (dipinto in basso a dx) che, almeno in un periodo della loro carriera artistica, sono stati eccelsi esponenti di tali correnti. Del resto basta osservare il poster originale di Der Golem in apertura di post.
   
La narrazione, come nei migliori silent movies, è rapida ed essenziale, mentre la recitazione è al solito un po’ sopra le righe, accompagnata da un grande agitare di braccia.
Le foto proposte in questo post sono solo una minima parte delle geniali inquadrature realizzate da Robert WieneCarl Boese e Paul Wegener; chiunque abbia un seppur minimo interesse nelle arti figurative (non per forza nel cinema) dovrebbe guardare, e con attenzione, questi film ed altri del medesimo periodo come Nosferatu (F. W. Murnau, 1922)Metropolis, (Fritz Lang, 1927) ecc. e non c’è dubbio che ne rimarrebbe estremamente soddisfatto.
   
Curiosità
  • in Der Golem, c’è un’evidente citazione di Frankenstein con la bambina che offre un frutto (foto sopra a sx) al gigante di argilla, il Golem, figura antropomorfa della mitologia ebraica e del folclore medievale. 
  • Paul Wegener, co-regista del suddetto film, interpreta il Golem
  • passando nel campo dei “goof”, ho notato che la giostra che ruota sullo sfondo nella fiera nella quale il Dr. Caligari esibisce Cesare - il suo “sonnambulo veggente” - la prima volta gira in senso orario e un paio di minuti dopo in senso opposto ... molto strano ...

venerdì 3 agosto 2018

Un percorso quasi caduto nell'oblio, che non dovrebbe essere trascurato

Nel corso della loro più recente passeggiata i Camminanti sono riusciti a ricostruire il tracciato del vecchio CAI 00, oggi CAI 300 - Alta Via dei Monti Lattari, e renderlo di nuovo percorribile abbastanza comodamente.
Gli escursionisti di vecchia data, non certo quelli dell'ultima ora o della domenica, di sicuro ricorderanno che il percorso originario (nella sua interezza ideato quasi una cinquantina di anni fa) seguiva da vicino la cresta di Monte Santa Croce e quando ciò diventava impossibile a causa della recinzione del VOR (il cosiddetto "radar") correva parallelo ad esso. Tale tratto dell'Alta Via odierna si sviluppa invece varie decine di metri più in basso senza mai toccare materialmente la rotabile via del Monte, con un collegamento diretto fra la pineta (che si raggiunge provenendo da Nerano) e il tratto di crinale immediatamente a monte di Campo Vetavole. Nella mappa qui sotto sono evidenziati tutti i sentieri principali che corrono lungo i pendii attorno Monte Santa Croce.
Dal giorno in cui il Club Alpino Italiano optò per l'attuale "variante bassa" e la ufficializzò (già molti comunque la percorrevano), quella "alta" è stata sempre meno frequentata e di conseguenza ancor più invasa dalla vegetazione fin quasi ad essere difficilmente riconoscibile. Non conosco le motivazioni di tale cambiamento, ma molto probabilmente fu tenuta in considerazione la maggiore linearità e proprio il fatto di essere soggetta alla prorompente vegetazione che, in particolare in primavera, spesso copre tracciato e segnavia creando non pochi problemi a quelli meno sicuri e/o non conoscitori dell’area.
Pur non criticando assolutamente le scelta del CAI (le viste su Jeranto sono egualmente spettacolari) si deve riconoscere che il vecchio 00 resta affascinante proprio per il suo percorso tortuoso fra pietre e rocce sporgenti, passando dove si può e aggirando i tanti cespugli e arbusti caratteristici della macchia mediterranea quali mirto, ginestra, tagliamani, ferula, valeriana, per non parlare dei tanti fiori a cominciare dalle migliaia di asfodeli e anche qualche orchidea. Oggettivamente la varietà ai lati del 300 è minore di quella del vecchio 00 e di tanto in tanto, specialmente chi si interessa di flora, dovrebbe valutare questa opzione alta anche se si dovrà sobbarcare un maggior dislivello e procedere su un tracciato dal fondo certamente più accidentato.
Personalmente penso che il panorama dal punto più alto di detto percorso, con vista sul crinale digradante verso Punta Campanella e con Capri sullo sfondo  (foto di apertura), sia impareggiabile e valga i pochi metri di dislivello in più. Allo stesso tempo mi rendo conto che il breve tratto esposto su ghiaia ha sempre creato e continua a creare qualche problema a quelli più timorosi e a chi soffre di vertigini.
   
sentiero  CAI 300 visto dal CAI 00  ***  cappella S. Costanzo e Li Galli dal CAI 00
Ed è proprio per i suddetti motivi che i Camminanti si sono sobbarcati l'onere di ricercare, ripulire e segnare il suddetto percorso, visto che nessuno crede più ai proclami e alle promesse degli organi competenti del Comune di Massa Lubrense che da mesi continuano a sostenere che i sentieri sono tutti puliti e percorribili o che si provvederà “in settimana”.
Lungo il sentiero (ora abbastanza evidente) ci sono adesso anche sufficienti segnavia di colore rosso che si vanno ad aggiungere a quelli sbiaditi bianco/rossi apposti dal CAI probabilmente una ventina di anni fa. Chi andrà a percorrere detto tratto noterà anche delle grosse macchie di vernice verde chiaro con le quali un “furbacchione” (= un vero imbecille incivile) si affrettò a coprire i segnavia CAI, senza neanche rendersi conto che a quel punto, per rimanere sul tracciato, gli escursionisti avrebbero semplicemente seguito le macchie verdi. Si è quasi sicuri che sia lo stesso che all’epoca si diede da fare per danneggiare o asportare le mattonelle segnavia. Insomma, perse tempo e sprecò vernice senza concludere niente.

lunedì 23 luglio 2018

Principali novità sulla nuova mappa del Progetto Tolomeo

La mia mappa turistico-escursionistica dell'estremità della Penisola Sorrentina, ossia i territori di Massa Lubrense e Sorrento, è ora disponibile anche online, ovviamente gratis. Potete scaricarla in HD (5300x5000 pixel) sia in formato .jpg che .gif (quest'ultimo è più leggero e di migliore qualità, ma non tutti gli smartphone lo gestiscono bene).
Come già anticipato nel precedente post relativo alla segnatura delle nuove varianti e allo stato dei sentieri, anche per questa edizione 2018 ci sono varie novità, non solo rispetto a quella del 2013 (distribuita fino a poche settimane fa e probabilmente ancora disponibile presso varie strutture ricettive) ma anche rispetto alla versione del 2016 rappresentata sui tabelloni.
Di seguito i principali aggiornamenti.
Varianti
  • Giro di Santa Croce (mappa sopra) - le vicinali Selve Vuallariello (già presenti sui tabelloni 2016, ma non sulla mappa 2013) sono state inserite in mappa e, insieme con il precedente percorso Termini - San Costanzo, costituisco  il suddetto circuito, incluso fra gli itinerari suggeriti ma ancora carente di segnaletica. In sostanza, precedentemente si consigliava il giro alto via del Monte - Belvedere Mitigliano - Vetavole - CAI300, con salita e discesa per via San Costanzo. Adesso si suggerisce di salire per Cercito - Selve - Vuallariello e, giunti a Vetavole, tornare via Belvedere Mitigliano, completando un circuito ed evitando tratti uguali a/r. Ovviamente, ognuno è libero di andare a San Costanzo anche via CAI 300 (direttamente verso la pineta) o via vecchio CAI 00 risalendo il crinale e poi passando a valle della recinzione VOR (erroneamente detto "radar"). 
  • Casa Perella - Olivella - Acquacarbone - Lamia sostituisce Li Schisani, variante già citata nel precedente post. Eccone i dettagli: l'itinerario fra Sant'Agata e Sorrento varia solo fra Pagliaio di Santolo (ingresso superiore hotel Iaccarino, dove è stato posizionato il cartello artigianale della foto in basso, si spera provvisorio) e via Crocevia (incrocio Li Schisani, a poche decine di metri dalla chiesa di Santa Maria del Toro); le parti rimanenti restano le stesse.
  • Spina - il pericoloso e sgarrupatissimo tratto del CAI 300 - Alta Via dei Monti Lattari fra la pineta del Monte di Monticchio e Recommone è stato rappresentato con una serie di xxx rosse, simbolo che nella legenda viene tradotto come “sentiero in pessime condizioni” - “trail in very poor condition”. L'alternativa proposta (e fatta propria dal CAI) è la vic. Monti, che collega la suddetta pineta con la rotabile via Spina. Il sentiero rappresenta la parte iniziale del nuovo percorso CAI 355 - Variante Spina, ed è quindi evidenziato come sentiero CAI.
Smottamenti 
Quelli principali sono evidenziati con reticolo diagonale rosso e sono riportati o meno tenendo conto di quanto detto/promesso da politici e/o tecnici comunali, quindi non garantito. Fra questi ci sono:
  • Li Schisani (itinerario S. Agata - Sorrento) - visto che si è persa quasi ogni speranza e che un paio di anni fa si è provveduto al ripristino della comunale Acquarbone, (vedi varianti in basso) 
  • Fontanella - la più consistente, nonostante le promesse di pronto ripristino, si prevedono tempi lunghi. Tuttavia, sappiate che in pratica si passa in tutta sicurezza, almeno quando asciutto.
  • Sant’Anna - un paio di anni fa fu progettato e affidato l’intervento ma poi, riscontrando che la situazione era più complicata del previsto, sono state reputate necessarie ulteriori indagini geologiche e quindi non si prevedono tempi brevi ... peccato. Si tratta di percorso estremamente interessante, sia per il tracciato parallelo all’unico corso d’acqua perenne di Massa Lubrense, sia per la presenza di un mulino (teoricamente visitabile).
NB - similmente a quello di via Fontana di Nerano (aggirabile con una minima deviazione) non ho riportato lo crollo di via Pantano in quanto, essendo di piccola entità e vicino alla ss145 (quindi facilmente accessibile per lavori), pare che debba essere sistemato a breve ... si spera prima dell’esaurimento delle mappe. 
   
PS la settimana scorsa ho trovato "riaperta" (più o meno) la II trav. Gradoni (Monticchio). Spero che prima o poi siano rese di nuovo transitabili anche la der. B della com. da Raglione a Sorrento (per Montecorbo), la com. da San Francesco a San Giuseppe, la com. da Montecorbo all'Acquara, Festola (tratto della com. da Mortora all'Arorella), via Sant'Anna, com. Petrera, ecc., tutti sentieri storici oggi abbandonati e caduti nell'oblio, pur essendo censiti come "strade comunali". Essendo effettivamente "patrimonio comune", e rappresentando un potenziale valore aggiunto per il turismo rurale ed escursionistico, meriterebbero maggior attenzione e miglior cura.

domenica 15 luglio 2018

Sentieristica: se ne parla tanto, ma si fa molto poco

Ancora una volta sono i volontari che suppliscono alle carenze dell'Amministrazione Pubblica ... e ciò (purtroppo) avviene in tanti campi ed in molte parti d’Italia, ma veniamo a noi.
Molti sapranno che da poche settimane viene distribuita una ennesima edizione della mia cartina escursionistica che comprende i territori di Massa Lubrense e Sorrento, aggiornata a maggio 2018, visto che la precedente del 2013 era esaurita (contando tutte le edizioni ne sono state prodotte e distribuite ben oltre un milione!). Come mia abitudine, in occasione delle ristampe, non solo aggiorno la mappa in base allo stato di strade e sentieri, ma cerco anche di proporre nuovi itinerari o varianti (migliorative) per quelli già in essere. In particolare in questa edizione 2018 ho inserito 2 itinerari estremamente interessanti, "recuperati" un paio di anni fa e già pubblicizzati, frequentati e molto apprezzati quali il giro di Santa Croce (che include il Vuallariello) e il Sant'Agata - Sorrento via Acquacarbone e Crocevia.

Sapendo che gli itinerari evidenziati in mappa sono marcati con segnavia colorati, dovrebbe essere lapalissiano anche per i meno esperti che, cambiando i percorsi, è necessario aggiornare di conseguenza la segnaletica, cancellando i vecchi segni lungo tratti non più usati e aggiungendo quelli indispensabili per guidare gli escursionisti lungo i nuovi segmenti. Ciononostante, conoscendo "i miei polli", nella lettera nella quale specificavo i termini della fornitura del file di stampa della cartina (protocollata il 19 aprile) sottolineai la necessità di provvedere con urgenza in tal senso:
"Si rammenta che, a seguito dei suddetti cambiamenti, sarà indispensabile aggiornare al più presto la segnatura dei percorsi, quantomeno per la parte variata"
Leggendo questo preambolo, avrete già inteso che in questi quasi 3 mesi niente è stato fatto e quindi i soliti volontari, appassionati escursionisti, oculati promotori del territorio, in collaborazione con la Pro Loco 2 Golfi di Sant’Agata e col sostegno dei responsabili della sentieristica sorrentina, hanno provveduto ad aggiornare la segnaletica del percorso Sant’Agata - Sorrento via Acquacarbone (antico collegamento che per decenni è stato assolutamente impraticabile e quindi neanche riportato sulle precedenti mappe), che sostituisce quello via Li Schisani, impraticabile da anni a causa di uno smottamento (indicato in rosso nella nuova mappa) che nessuno ha ancora sistemato (pare ci sia un contenzioso in corso). 
Intanto, la variante del Giro di Santa Croce è ancora priva di segnaletica!
Questo andazzo del nascondere i problemi sperando che passino nel dimenticatoio e del rimandare sine die i lavori di ordinaria e straordinaria manutenzione è purtroppo riscontrabile in tante aree della Penisola e in vari campi, non solo in questo dell'escursionismo. Eppure, come già scritto nel precedente post del 18 giugno u.s., le Amministrazioni sono sempre pronte a vantarsi delle vedute, degli ambienti e degli scenari (straordinari ma non certo per loro merito) e a pubblicizzare sentieri più o meno famosi e “battezzati” con riferimenti altisonanti come Dei, Athena, Sirenuse, ma non investono in manutenzione e segnaletica contando sulla notorietà di detti itinerari. 
Veramente credono che tour operator, gruppi ed escursionisti indipendenti continuino ad accorrere numerosi? Purtroppo per tutti, non solo per i camminatori ma anche per i residenti che vivono di turismo, non sarà così! ... ci sono numerose altre aree interessanti molto meglio attrezzate e tanti, pur sapendo di perdere qualcosa,  ben presto opteranno per altre mete, certi di passeggiare più tranquillamente e piacevolmente. Traffico per raggiungere i sentieri, mancanza di parcheggi adeguati, mancanza di servizi, segnaletica scadente, manutenzione quasi inesistente, pulizia scarsissima, sono elementi che incidono sulle valutazioni e, in mancanza di interventi seri, ricorrenti e programmati, allontaneranno gli escursionisti (e non solo loro) dal territorio. 
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso in termini lusinghieri dei Monti Lattari e dei vari Comuni della Penisola Sorrentina, ed in particolare di Massa Lubrense, su giornali, riviste ed anche su reti televisive nazionali (soprattutto in trasmissioni come Linea BluSereno variabile e Parola di pollice verde). I temi ricorrenti sono la gastronomia, l’Area Marina Protetta (AMP) Punta Campanella, che a dispetto delle critiche iniziali continua ad operare estremamente bene e certamente ha avuto il suo peso nell’ottenimento delle tante Bandiere Blu, e l’escursionismo che sfrutta al meglio la biodiversità e grande varietà degli ambienti naturali e dei sentieri panoramici ... tantissimi, dalle passeggiate più facili ai percorsi per esperti, tutti spettacolari per quanto riguarda i panorami.
Ma in quanto all'escursionismo “ci si dimentica” che il Sentiero degli Dei (il più famoso di tutti) è ancora interdetto per frana da circa 9 mesi, senza che il Comune di Positano abbia fatto nulla oltre a emettere l’ordinanza di divieto, tanti tratti dei sentieri dell’Alta Via dei Monti Lattari (CAI 300) e relative varianti e bretelle sono stati quasi fagocitati dalla vegetazione, solo pochi percorsi  sono adeguatamente segnalati grazie al CAI e/o associazioni, in alcune aree (in particolare fra Faito e alture a monte di Agerola) branchi di cani inselvatichiti mettono a rischio l’incolumità degli escursionisti, gli accumuli di rifiuti abbondano.
Volendo focalizzare il discorso sui percorsi storici e rurali fra Massa Lubrense e Sorrento, essenza della rete sentieristica tanto apprezzata dagli stranieri, ecco un piccolo elenco di interruzioni lungo i collegamenti fra i due comuni o nelle immediate vicinanze, molte delle quali in essere da decenni: via Paradisiello, via Fontanella, via Li Schisani, Montecorbo-Li Simoni, Colli Acquara-Priora, San Francesco-San Giuseppe, Pontone-Sant’Angelo, Sant’Agata-Colli, .... e più nel cuore del territorio lubrense il caso eclatante di via Sant’Anna, già inserita nel progetto Tolomeo originale (1991). Uno smottamento di limitate dimensioni troncò detta strada comunale fra l’antico ponticello sul Rio dell’Annunziata e Sant’Anna e quindi l’interessantissimo itinerario (che includeva una possibile visita al un mulino) fu giocoforza soppresso. Un paio di anni fa lo inserii nell’itinerario della Camminata fra i Casali 2017, visto che l’Amministrazione Comunale (che ufficialmente organizzava il tradizionale evento) diede per certo il ripristino di detto tratto entro i primi mesi dell’anno ... a tutt’oggi tutto è rimasto com’era!
Eppure, proprio un paio di giorni fa e per l'ennesima volta, come puntualmente riportato dal consigliere comunale di maggioranza Raffaele Acone sul suo blog lelloacone.com:
“La Vicesindaco ha parlato di come stiamo impiegando i proventi della Tassa di soggiorno che versano i sempre più numerosi ospiti attratti dalle nostre bellezze: oltre al servizio di linea potenziato, anche corse per Marina Lobra e serali da Sorrento, la sentieristica, i parchi giochi (entro qualche giorno  i nuovi giochi di quello di Massa Turro con altalena  anche per i diversamente abili) , la manutenzione di strade e gli eventi estivi di grido che vengono presentati senza spillare un soldo ai cittadini.” 
Se sono veri gli eventi estivi di grido (valutazioni più o meno soggettive) che costano decine e decine di migliaia di euro, lo sono molto meno gli interventi, comunque molto più economici, a favore della sentieristicaEppure si continua a spendere per eventi una tantum invece che per "infrastrutture" che durano anni e anni. (in basso, mattonella segnavia fotografata ieri, posizionata nel 2003!)

Qualcuno veramente crede che l'indotto del turismo mordi e fuggi (come quello derivante da spettacoli e sagre) valga quello dell'escursionismo che attira  per molti mesi se non per l'intero anno turisti che soggiornano in zona, spendono in negozi e ristoranti, comprano servizi e fanno buona pubblicità al territorio tramite social e passaparola?

venerdì 29 giugno 2018

Giovane outsider si impone nel Campionato del Mondo di Barracca ‘o Rutunniello

A sorpresa, Giuseppe Persico (foto a sx) è diventato il Campione Mondiale 2018, al termine di una finale al cardiopalmo. Dopo essere partito in sordina (4° e poi 2° nelle qualificazioni), è stato primo del suo gruppo sia nei quarti che nella semifinale e nella finale ha dimostrato sangue freddo (e nessun timore reverenziale) battendo esperti che per età potevano essere quasi suoi nonni e vincendo lo spareggio contro Giannino manicomio (foto a dx).
 
Nel complesso la manifestazione è riuscita più che bene riportando in auge, almeno momentaneamente, questo gioco di strada, uno dei più praticati a Massa Lubrense fino ad una cinquantina di anni fa. Barracca ‘o rutunniello ha “miracolosamente” suscitato anche un certo interesse nei giovanissimi, soprattutto nipoti dei “vecchi” o figli dei più giovani che a loro volta avevano conosciuto il gioco nello corso delle prime 5 edizioni consecutive del Campionato Mondiale (1993-1997). Dopo 20 anni di sospensione e a 25 dalla prima edizione i protagonisti sono stati più o meno gli stessi di allora, con la sola differenza che ora le età variano fra i 60 e i 75 anni e, nonostante il tempo trascorso e la minore agilità, hanno dimostrato di non aver perso il loro tocco, la loro pizzicata.
gli 8 finalisti: Saverio furnaro, Enrico Petagna, Sandro 'e Osvaldo, Giannino manicomio,
Cataldo gnègne, Giuseppe Persico (Campione Mondiale), Marco Giarratana, Rafele Galano.
Specialmente nel corso delle qualificazioni il clima è stato rumorosamente allegro, molti ri-giocavano dopo anni di pausa, antiche rivalità sono state scherzosamente tirate in ballo e fra una pizzicata e l’altra non sono certo mancate le prese in giro e con gli sfottò sono stati ricordati i bei tempi andati quando la socialità significava stare insieme agli altri all’aperto e non seduti a bere o mangiucchiare senza quasi parlarsi essendo troppo impegnati sui “social”, ognuno con gli occhi fissi sul proprio smartphone.
Il gioco, come nei tempi andati, ha visto gareggiare fianco a fianco - e senza differenze - persone di età, background e mestieri molto diversi. Fra gli iscritti c’erano il sindaco (giunto fino alle semifinali), medici, commercialisti, parzunari (agricoltori), vigili urbani, artigiani, artisti, elettricisti, geometri, professori, commercianti, dipendenti PA, pensionati, qualche signora e pochi “giovani”, fra i quali il nuovo Campione del Mondo.
Veniamo alla cronaca: vari arzilli giovincelli hanno dominato la scena nelle prime fasi, con Tatore Cappiello nettamente primo (con miglior risultato in assoluto, 36 punti in Q1), seguito da altri vecchi marpioni come Giannino manicomio e Cataldo gnègnè (29 punti). Ma i veri colpi di scena sono iniziati con le semifinali, con l’esclusione di Tatore Cappiello in un girone dominato da Enrico Petagna, con 13 punti più di Saverio ‘o furnaro, che è balzato dal settimo al secondo posto proprio all’ultimo lancio, con un en plein (8 su 8). Sul campo C altra sorpresa con Gigino “Zito (il soprannome dà un’idea dell’età, il calciatore Zito fu Campione del Mondo con il Brasile nel 1958 e nel 1962), quattro volte finalista nelle prime 5 edizioni, vincitore del  titolo nel 1996, che nonostante un en plein all’ottavo turno è stato letteralmente “buttato” fuori dalla finale proprio all’ultimo turno da Sandro ‘e Osvaldo (quarto in finale, foto sotto a dx) il quale, pizzicando 7 monete nel rutunniello, è balzato dal terzo al primo posto(accedevano alla finale i primi due di ciascun gruppo).

  
Nella finale è successa una cosa simile con Giuseppe Persico che, con la sua regolarità (marcando 9 volte su 13), si è presentato in vantaggio all’ultima tornata a 18 punti con il secondo che inseguiva a 14 e altri 4 ancora in grado di raggiungerlo. E sì, perché oltre all’aspetto ludico-sociale il bello di questo gioco consiste nel fatto che fino all’ultimo la situazione può cambiare radicalmente. Così è quasi stato con Rafele Galano (terzo, foto sopra sx) che, dopo un ottimo lancio verso il rutunniello, avrebbe potuto realizzare l’en plein e portarsi a 19 vincendo di fatto il Campionato, ma dopo i primi 3 centri ha sbagliato un tiro abbastanza facile (cosiddetto rigore) lasciando il gioco a Enrico Petagna (a questo punto fuori dai giochi) il quale, sconfortato, ha imbucato una sola moneta lasciando sul campo le ultime 4. Così, in modo assolutamente insperato, Giannino manicomio ha avuto la sua occasione e, con assoluta freddezza, le ha mandate tutte nel rutunniello, portandosi in parità con il leader e rendendo quindi necessario lo spareggio.
Visto il successo della manifestazione, già molti premono per una nuova edizione, mentre altri vorrebbero riproporre anche altri giochi di strada, fra i quali il Giro d’Italia cu 'e tapparielli, gioco praticato in tutta Italia che, da qualche anno, ha anche una propria Federazione (Federazione Italiana Giuoco Ciclo Tappo) ... noi ci accontentiamo più modestamente della fantomatica F.I.B.O.R. (Fed. It. Barracca ‘O Rutunniello).

Per sapere di più in merito alla Barracca ‘O Rutunniello leggi il post:

Buone notizie per gli “sportivi” nostalgici dei giochi di strada

Altre foto e risultati sono qui www.giovis.com/barrut/VIcampMondBarrut.htm 

lunedì 18 giugno 2018

Sentieristica: incapacità, ignoranza (non conoscenza), negligenza o malafede?

Qualsiasi dei quattro si scelga, certamente non è un titolo di merito e in vari casi, in una stessa persona, se ne ritrovano un paio o perfino tutti e quattro. Mi riferisco a chi dovrebbe avere a cuore, controllare e curare la sentieristica in Penisola Sorrentina, Costiera Amalfitana e Monti Lattari, apprezzata da tanti escursionisti (soprattutto stranieri) per la spettacolarità dei panorami, la varietà di ambienti, la ricchezza naturalistica.
Quasi tutte le Amministrazioni Comunali, le Pro Loco, le Aziende di Soggiorno ed anche i singoli operatori del settore ricettivo se ne fanno un vanto, pubblicizzando i vari sentieri, purtroppo in modo spesso fuorviante, mirato solo ad attirare turisti, camminatori e non: “Abbiamo centinaia di km di sentieri segnati”, “Una delle più spettacolari passeggiate”, “Alla portata di tutti”, ... e via discorrendo.
La situazione reale, al di là della effettiva piacevolezza delle escursioni, è ben diversa. I sentieri ben segnati sono pochi e le associazioni (CAI in primis) che contano solo sui propri volontari hanno difficoltà a mantenere i segnavia aggiornati e visibili; il resto è terra di nessuno e gli intraprendenti escursionisti si devono affidare alla relativa inaffidabilità dei GPS e cartine fatte più o meno bene, indipendentemente dall’essere distribuite gratuitamente, a pagamento o virtuali. Le “passeggiate” spesso non sono tali a causa del fondo sconnesso, spesso roccioso, talvolta potenzialmente pericoloso, ma l’irresponsabilità di chi si “venderebbe la madre ai beduini” pur di sgraffignare una commissione sulla vendita di un pacchetto turistico è purtroppo notoria e la maggior parte di questi (concierge, proprietari di B&B, camerieri di ristoranti, tassisti, ecc.) non hanno la benché minima idea di come sia tale “passeggiata” ... il problema di escursionisti impreparati, senza alcuna attrezzatura specifica, oggettivamente obesi e non in grado di affrontare una salita, la passano direttamente alla “guida”.
Non da ultimo, si deve aggiungere che sono scarsissimi, e talvolta inesistenti, gli interventi a favore dell’escursionismo da parte di Enti come Parco dei Monti Lattari e Comunità Montana, nonché dei Comuni che potrebbero/dovrebbero investire in questo modo parte delle imposte di soggiorno.
Di certo ci sarà qualche caso virtuoso, ma è certamente ben noto (per esempio) il disinteresse di Positano nel mettere in sicurezza il minimo crollo sul Sentiero degli Dei, certamente il più frequentato dell’intera Campania, forse del sud. C’è un divieto, notoriamente disatteso, nessuno controlla e di ripristinarlo non se ne parla ... se accadesse qualcosa si tirerebbe in ballo la suddetta ordinanza ...
Dell’altra frana (in territorio di Praiano) si parla poco, ma anche in questo caso né Comune, né Parco si sono dati da fare ... a quanto ne so neanche con un’ordinanza.
Nella parte alta della Valle dei Mulini di Amalfi e delle Ferriere di Scala, la maggior parte degli alberi caduti a seguito degli incendi degli anni scorsi sono stati rimossi da volontari e associazioni. Anche l’area del Faito che dovrebbe essere un Eden dell’escursionismo (per la maggior nel territorio di Vico Equense) è pressoché abbandonata alle iniziative di associazioni, volontari e CAI.
Per quanto riguarda le passeggiate nelle aree all’estremità della Penisola (Sorrento e Massa Lubrense) la situazione non è migliore, con varie strade comunali facenti parte di percorsi rurali interrotte da decine di anni e mai ripristinati (p.e. Sant’Anna a Massa e Li Schisani a Sorrento, ma ne potrei citare anche altri ), nonostante periodiche puntuali promesse. In quanto alla transitabilità dei sentieri che invece attraversano zone di macchia mediterranea, la situazione non è migliore, anche se per differenti motivi. 
La fortuna che abbiamo di avere una terra fertile ed una biodiversità vegetale quasi eccezionale, diventa talvolta un problema per l’esuberanza di tante specie che in poche settimane, quando è il loro turno, coprono quasi completamente i sentieri impedendo agli escursionisti di vedere dove mettono i piedi. Questi problemi non si dovrebbero lasciare irrisolti, specialmente quando risolvendoli si avrebbero benefici non solo per gli "ospiti", ma anche per la comunità locale, sia in termini di vivibilità e decoro, sia in quelli economici.  Le stesse Amministrazioni che si fanno vanto della loro rete sentieristica ancora non riescono eseguire una corretta e puntuale manutenzione, né a programmare interventi mirati nei luoghi e tempi opportuni per mantenere una buona transitabilità dei percorsi e quindi curare la sicurezza degli escursionisti.
Una volta non possono impegnare somme per mancanza dell’approvazione del bilancio, una volta non riescono ad aggiudicare una gara per i lavori di diserbamento, una volta la fanno nell’epoca sbagliata (quando è del tutto inutile o quando il taglio di alcune specie serve solo a rinvigorirle) altre, come nel caso che vado a sottoporvi (simile a uno di Positano un paio di anni fa, fra le Tese e Valle Pozzo), fanno tabula rasa di ampie fasce di erba, fiori, piante e arbusti ai lati dei sentieri, quasi “desertificandole”. Ovviamente, queste operazioni vengono eseguite nei tratti di sentieri più "comodi", vale a dire più vicini al posto dove si può giungere con un automezzo, e dove c’è meno vegetazione ... praticamente un lavoro assolutamente inutile, se non controproducente. 
Due settimane fa scrissi dell’alberello caduto a traverso del sentiero da Termini verso il Vuallariello e l’Alta Via dei Monti Lattari (prontamente tagliato da un paio di volontari) e della quasi totale sparizione dei primi 50 metri dello stesso sentiero (guarda il video in alto) a causa della vegetazione invasiva che, in alcuni tratti un po’ più avanti, costringe gli escursionisti a procedere sul ciglio poco consistente, e quindi affidabile, del tracciato.
Nonostante le “rassicurazioni” fattemi personalmente e i vari proclami pubblici, ieri ho scoperto che invece di “diserbare” 50 metri del sentiero verso il Vuallariello per una larghezza di un metro (necessario ma più che sufficiente) è stato scelto di ripulire oltre 200 “comodi” metri, per una larghezza di circa 3 metri (foto sopra), lungo il sentiero della sella fra Santa Croce e San Costanzo, operazione assolutamente non necessaria. In termini di ore lavoro e costi 200x3=600mq inutili invece di 50x1=50mq opportuni, per non dire necessari
Spero che qualcuno di voi che avete avuto la pazienza di leggere questo post fin qui sostenga queste mie idee e solleciti gli amministratori a prodigarsi per far eseguire almeno (ed eventualmente solo) gli interventi strettamente necessari e non quelli “comodi”, che comunque impegnano un’intera giornata lavorativa. In caso contrario, per tornare a quanto appena esposto, il giorno in cui finalmente qualcuno sarà mandato a ripulire il percorso del Giro di Santa Croce, si correrà il rischio che i novelli Attila taglino tutto quanto c’è di bello e interessante ai lati, come gli asfodeli, le ginestre, i pungitopo e (in questo periodo) tanti Gigli di San Giovanni (Lilium bulbiferum L. subsp. croceum). 

venerdì 15 giugno 2018

Altra perla della cinematografia giapponese

Non meraviglia il fatto che questo ottimo film sia poco conosciuto al di fuori di uno stretto ambito di cinefili. 
Si tratta di una realizzazione quasi unica nel suo genere, fra avanguardia ed estetica, senza alcun dubbio un arthouse movie che miscela sapientemente argomenti politici e sociali attorno ad una trama ispirata ad una tragedia greca ed ambientata nel mondo omosessuale (tutto questo una cinquantina di anni fa!) 

166  Funeral Parade of Roses 
(Toshio Matsumoto, Jap, 1969)
tit. or. Bara no sôretsu
con Pîtâ, Osamu Ogasawara, Yoshimi Jô
IMDb  8,2  RT 86%

Film fra finzione e documentario, con qualche inquadratura nello stile classico giapponese e tanta avanguardia e cinema sperimentale, una strizzata d’occhio alla Nouvelle Vague e citazioni di pietre miliari della storia cinema come Un chien andalou (Buñuel, 1929) con la famosissima scena dell’occhio trasformata e duplicata, di Edipo Re (P. P. Pasolini, 1967) con i protagonisti che si fermano davanti ad una serie di manifesti del film. In quest’ultimo caso c’è anche il riferimento alla tragedia greca alla quale vagamente Bara no sôretsu si ispira. 
   
A ciò si aggiungano tanti (profondi) aforismi in sovrimpressione, un breve ma profondo soliloquio sulle maschere (in senso lato), tanti primi piani di parti non immediatamente identificabili di uno o due corpi nudi, inserti di foto e scene di pochissimi fotogrammi, meno di un secondo, anche in velocissime sequenze (alla Kubelka), interviste e riprese di riprese sul set, flashback e flashforeward, alcuni dei quali sono inquadrature fisse riproposte tante volte, riprese rallentate e accelerate ed una di queste ultime - la “rissa” - è stata adattata e riproposta da Kubrick in Clockwork Orange, montaggio non convenzionale ... lo definirei artistico-creativo, immagini distorte, disegni di arte moderna che rappresentano volti deformati, spesso con tanti occhi, manifestazioni in strada per richiedere lo smantellamento delle basi militari americane e tanto altro.
   
   
Detto così può sembrare un film confuso e invece ha una trama drammatica con una sua linearità ed il fatto di svolgersi in ambiente gay e trasgender, con scene di sesso quasi esplicito e discussioni sull’uso di droghe, diventa quasi un fattore incidentale. Le interviste ai protagonisti (non professionisti, al loro esordio) in merito alla loro realizzazione come persone, alle prese di coscienza del loro essere, alle prospettive per il futuro sono significative e ben distribuite nell’arco di tutto il film, senza mai diventare critiche, derisorie o volgari.
   
Dopo vari short, anche per il regista Toshio Matsumoto si tratta di un esordio, per altro molto positivo, per quanto riguarda la regia di un lungometraggio; Funeral Parade of Roses è il primo dei suoi soli 4 film girati in 20 anni. Seguirono Shura (1971, aka Demons oppure Pandemonium), Juroku-sai no senso (1973) e Dogura magura (1988), ma solo il primo di questi 3 rimase ad un livello simile a Funeral Parade of Roses, gli altri due non riuscirono a dire quasi niente di nuovo e, del resto, il grande momento della New Wave e del cinema d'avanguardia degli anni '60 era ormai passato.
Toshio Matsumoto è comunque uno dei due registi veramente innovatori nel cinema giapponese, insieme con il più noto, che non equivale a dire migliore in assoluto, Nagisa Oshima.
Da notare che le rose del titolo hanno un doppio significato in quanto non solo sono i fiori preferiti di uno dei protagonisti (vedi foto sopra), ma nel gergo giapponese di allora rose era sinonimo di uomo chiaramente effeminato, equivalente al pansy (violetta) in inglese. 

domenica 3 giugno 2018

Una domenica inaspettata, ma proficua sotto vari aspetti


Fino a poche ore fa non era facile giungere a questa "scala per il paradiso" che permette di uscire dalla selva di Cercito e raggiungere il Vuallariello
In tarda mattinata avevo ricevuto questo messaggio di allerta in merito alla (in)transitabilità del sentiero per il Vuallariello (vic. Le Selve, parte del Giro di Santa Croce):
C'è un grosso ramo di traverso sul sentiero nella prima parte boschiva. Impossibile passarci se non hai un paio di persone alte e forti che lo alzano per far passare gli altri. Stamattina in 3 sono riusciti ad alzarlo per farci passare.
Continuava dicendo che era impossibile passare ai lati a causa di altri rami, rovi e salti di quota e che aveva inviato messaggio al Comune. Armatomi di buona volontà e di macchina fotografica, nonostante il caldo mi sono avviato lungo il succitato sentiero per andare a rendermi conto della situazione e per documentarla visto che la comunicazione dell’escursionista non aveva immagini a corredo.
Già all’inizio ho dovuto constatare con rammarico che, nonostante le mie raccomandazioni (notificate il 19 aprile, quindi un mese e mezzo fa, prot. 9520) di provvedere al più presto alla segnatura del percorso visto che d’accordo con i responsabili del Comune è stato inserito nella mappa aggiornata al 2018, nulla è stato fatto in merito. 
   
Come se non bastasse, non è stato neanche effettuato alcun intervento di diradamento della vegetazione che ormai in più punti non consente agli escursionisti di vedere dove mettono i piedi e li costringe a procedere sul margine (instabile) del sentiero. Perfino l’inizio del sentiero è di difficile individuazione (foto sopra a sx) e ciò nonostante le promesse e sbandierate, ma evidentemente non eseguite, pulizie dei sentieri.
   
Percorse varie centinaia di metri sono giunto al "grosso ramo di traverso" (foto sopra a dx) che ho trovato meno grosso di quanto mi aspettassi ma senza dubbio, a causa delle due ripe quasi verticali coperte da vegetazione fitta a monte e a valle, e delle tante frasche alle quali si aggiungevano rovi ed edera ben attaccata ai rami, il transito era effettivamente molto problematico e rischioso ... i più avventurosi e agili avrebbero anche potuto superare l'ostacolo, ma certamente a costo di almeno molti graffi e qualche taglio. Normali e sensati escursionisti avrebbero, molto opportunamente, scelto di tornare indietro. 
  
Non avendo previsto di percorrere il pur sempre piacevole Giro di Santa Croce, appena scattate alcune foto di cui avevo bisogno, mi stavo avviando a tornare a Termini quando è improvvisamente apparso una mia vecchia conoscenza, escursionista e guida, "squilibrato" almeno quanto me per andarsene in giro alla 4 del pomeriggio di una domenica assolata. Per fortuna sua, mia e degli escursionisti che da domani percorreranno quel sentiero, il mio amico aveva con sè putaturo e serracchiello e in poco tempo, aiutandoci a vicenda siamo riusciti a riaprire il passaggio, ora più comodo di prima. 
A questo punto ho deciso di proseguire con lui fino all'incrocio di Vetavole dove ci siamo separati visto che lui se n'è andato al belvedere ed io mi sono avviato verso Termini via pineta.
Lungo la via del ritorno non ho potuto fare a meno di rifornirmi di ottima piccantissima rucola e di finocchietto che ho poi utilizzato per il piatto estemporaneo, assolutamente non previsto e mai sperimentato in precedenza.

Aglio, olio, peperoncino, olive nere infornate, pochissimi pomodorini e tanta rucola a crudo. Il finocchietto è stato bollito nell'acqua di cottura e aggiunto alla base prima di saltare la pasta in padella.
Ottimo esperimento! ... una domenica inaspettatamente piacevole e varia!