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domenica 3 maggio 2020

Micro-recensioni 146-150: Leonid Gaidai, “re della commedia sovietica”

Gruppo monografico composto da 5 commedie di Leonid Gaidai è il più celebrato regista sovietico del genere; il suo The Diamond Arm, campione di incassi e di vendite di dvd, fu visto in sala da quasi 80 milioni di spettatori.
In questo caso, ritengo quindi necessaria un’introduzione più lunga del solito, seguita da previ note in merito ai singoli film.
La comicità dei film di Gaidai si basa soprattutto sulla fisicità, sulle situazioni da gag dell’epoca dei muti e molto meno su dialoghi e battute. I riferimenti ai film di Buster Keaton sono numerosi, ma si devono riconoscere al regista qualità certamente non improvvisate ma derivante dai suoi studi presso il Moscow Institute of Cinematography. Infatti, pur in questo genere fra commedia dell’assurdo e slapstick, Gaidai riesce a non sbagliare un tempo e ad inserire particolari come animali e oggetti significativi e al momento e posto giusto. Inoltre, anche uno spettatore non russo, ma attento, potrà notare la costante e sottile satira politica che causò non pochi problemi al regista nel corso della realizzazione dei suoi film, anche se in effetti solo il suo secondo fu ridotto quasi della metà della durata, da oltre un’ora e mezza a 48 minuti. In seguito ebbe la mano più leggera e probabilmente i censori furono anche più tolleranti visto il suo enorme successo (i proventi andavano nelle casse dello Stato, al regista toccava solo una minima percentuale).
Molti personaggi sono caricaturali eppure sempre realistici, fornendo una buona descrizione di quelli che dovevano essere i rapporti fra lavoratori, controllori e forze dell’ordine, tutti (teoricamente) guidati dal Partito. Dicevo reali in quanto non mancano alcolizzati, ladri, truffatori, dediti al mercato nero, adulteri, corruttori e facilmente corrompibili, quindi ben diversi dai cittadini modello che comparivano in alcuni film di propaganda. In quanto alla tecnica, si notano vari montaggi paralleli allusivi ben congegnati, un frequente utilizzo di animali (soprattutto gatti) e le tante gag accelerate. Per molti versi, la comicità dei film di Gaidai ricorda spesso quelli dei Monty Python con bravi attori che con tutta la serietà possibile affrontano situazione assurde.
E a tal proposito, si deve sottolineare che i cast sono sempre di ottimo livello; tanti sono gli attori che compaiono almeno i tre o quattro dei film di questo gruppo, e si alternano in ruoli da protagonisti e secondari, questi presenti solo in poco scene, quasi come un cameo. Ma anche nelle parti più ridotte offrono sempre buone prove, senza mai risultare esagerati o sopra le righe. Ed eccoci brevemente ai film, tutti con rating fra 8,3 e 8,6 su IMDb. Tutti si trovano in rete in 720p e anche 1080p, sottotitolati in inglese.
The Diamond Arm (Leonid Gaidai, URSS, 1969)
In questa commedia si intrecciano i temi della commedia coniugale con quelli del contrabbando internazionale di gioielli. Il legame è un tranquillo e onesto che, oltre a dover aver a che fare con la moglie sospettosa, è tartassato dalla “dirigente” (del Partito) del moderno condominio in cui abita e dai banditi che ambiscono a recuperare dei preziosi gioielli. Sostanzialmente ben congegnato e ottimamente interpretato, pieno di sorprese e gag che si susseguono a buon ritmo durante un’ora e mezza.

Kidnapping, Caucasian Style (Leonid Gaidai, URSS, 1967)
Stavolta lo studente Shurik si allontana, e di molto, dalla moderna Mosca per andare in un paesino del Caucaso per studiarne le tradizioni originali. Si dovrà confrontare con un sistema corrotto, con un dispotico sindaco e con tradizioni sì, ma di stampo quasi medievale, come l’acquisto di una sposa in cambio di bestiame. Singolari i personaggi e le situazioni, divertenti e originali i modi di dire che cli abitanti insegnano allo studente bevendo fiumi di vodka.
Ivan Vasilievich Changes Profession (Leonid Gaidai, URSS, 1973)
Il soggetto è tratto da una commedia scritta per il teatro da Bulgakov fra il 1934 e il ’36, ma mai messa in scena né pubblicata, se non dopo la sua morte, come del resto la maggior parte dei suoi lavori. Ancora una volta c’è Shurik fra i protagonisti ma lascia il posto di protagonisti ad altri. In questo caso lo studente ha costruito una macchina del tempo e il responsabile del condominio (che si lamenta sempre di lui per i suoi esperimenti che provocano continui e che vanta una incredibile somiglianza con Ivan il Terribile) viene “spedito” nel XVI secolo alla corte dello Zar, mentre questi viene “trasportato” nel XX secolo.

Operation Y and Shurik's Other Adventures (Leonid Gaidai, URSS, 1965)
Guardando i film in ordine cronologico, questo è fondamentale poiché (pur essendo diviso in effetti in 3 episodi) introduce il personaggio di Shurik (Aleksandr Demyanenko), giovane studente sempre armato da buone intenzioni. In questo appaiono anche la maggior parte degli attori del suo gruppo. Alcune idee sono divertenti, molte sono invece sciocche; procede di buon ritmo sullo stile delle comiche mute, specialmente il primo episodio che potrebbe guardarsi anche senza voci, ma solo con pochissimi cartelli.

The Twelve Chairs (Leonid Gaidai, URSS, 1971)
Rispetto agli altri di questo gruppo, risulta quasi noioso sia per avere una trama scontata sia perché la stessa è sostanzialmente priva di sorprese risultando inutilmente estesa ed (2h40’). La trama è tratta dal noto romanzo del 1928 di Ilf e Petrov e conta una decina di adattamenti cinematografici, fra i quali il più famoso in occidente è senz’altro quello di Mel Brooks (1970), pur non essendo dei suoi più divertenti.

giovedì 21 marzo 2019

19° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (91-95)

Ed ecco una cinquina eccellente, con le due parti di Ivan Grozny di Eisenstein, il suo precedente Alexander Nevsky (1938) e due film con il bel tenebroso Charles Boyer, francese trasferitosi in USA, un’icona dell’epoca.
   

94  Ivan Grozny I (Sergei Eisenstein, URSS, 1944) tit. it. “Ivan il Terribile” * con Nikolay Cherkasov, Serafima Birman, Lyudmila Tselikovskaya * IMDb  7,6  RT 100%
95  Ivan Grozny II (Sergei Eisenstein, URSS, 1958) tit. it. “La congiura dei Boiardi” * con Nikolay Cherkasov, Serafima Birman, Pavel Kadochnikov * IMDb  7,7  RT 100%
Ho trovato anche questo dvd in biblioteca, in una edizione non eccellente ma più che buona grazie al fatto che parte da un ottimo restauro. Nel complesso, penso che sia il miglior lavoro di Eisenstein (autore anche della sceneggiatura), specialmente la prima delle tre parti previste. La seconda fu girata nel 1944-46 ma fu distribuita solo nel 1958 in quanto fu bloccata per motivi politici e la terza, iniziata nel 1946 fu subito sospesa per le suddette critiche e poi, a seguito della morte del regista, il progetto fu definitivamente abbandonato.
Pur essendo una produzione degli anni ’40, lo stile riflette molto quello tipico del cinema muto, con numerose analogie con quello espressionista, ma ha il vantaggio di poter contare con la tecnologia molto più avanzata di quella disponibile negli anni '20. Di conseguenza, la fotografia è eccezionale, mettendo in risalto non solo ogni dettaglio dei volti ripresi in primo piano (in varie occasioni mi ha ricordato quelli in La passion de Jeanne d'Arc, 1928, di Dreyer), ma pure gli ambienti, gli arredi, i costumi; anche i campi lunghi e totali sono più che incisivi. La recitazione tende volutamente al teatrale, a volte con gestualità enfatizzata, gli angoli di ripresa sono scelti ad arte, luci e ombre (spesso enormi) sono chiaramente "impossibili", ma drammaticamente significative e richiamano molto le scene caratteristiche dell'espressionismo.
Gli attori sono tutti più che bravi e, ovviamente, sono dominati da Nikolay Cherkasov (nei panni dello Zar) e Serafima Birman che interpreta magistralmente la parte della sua nemica giurata, la subdola matriarca boiarda Efrosinia. A tutto ciò si aggiunge un commento sonoro originale - puntuale e pertinente in ogni occasione - composto nientemeno che da Sergei Prokofiev, che non penso abbia bisogno di presentazioni.
Film da guardare e ri-guardare ... vero grande cinema senza tempo.


Questo è il trailer in russo, ma ciò che conta sono le immagini (HD) e il commento musicale di Prokofiev. Godeteveli!

      

92  Gaslight (George Cukor, USA, 1944) tit. it.”Angoscia” (sic!) * con Charles Boyer, Ingrid Bergman, Joseph Cotten, Angela Lansbury  * IMDb  7,8  RT 86% * 2 Oscar (Ingrid Bergman protagonista e scenografia)  e 5 Nomination (miglior film, Charles Boyer protagonista, Angela Lansbury non protagonista, sceneggiatura e fotografia)
Come se non bastasse la mia mania di dare continuità alle visioni seguendo generi, registi e attori, spesso incappo con la pura casualità. Appena recuperata una buona copia di Algiers (vedi rec. in basso) mi sono imbattuto in quest’altro ottimo film che vede Charles Boyer nelle vesti di protagonista, affiancato da Ingrid Bergman e Joseph Cotten. Titolo mai sentito nominare, a dispetto del cast di tutto rilievo e dei 2 Oscar e 5 candidature, ma forse mi era passato sotto gli occhi e scartato per il terribile titolo italiano (la maggior parte di questi drastici cambiamenti sono fuorvianti o oltremodo poco invitanti, destinati solo ad attirare pubblico; idem per molte locandine). Altra analogia è che la famosa Hedy Lamarr che si era distinta in Algiers, rifiutò sia questo ruolo che quello successivo di Ilsa Lund in Casablanca, in entrambe i casi rimpiazzata dalla Bergman.
Tornando al film, si tratta di un ottimo noir ambientato a Londra, ben costruito, ben diretto e ottimamente interpretato, non solo dai primi attori ma anche dai pochi di contorno fra i quali si registra l’esordio dell’allora 19enne Angela Lansbury (proprio la Signora in Giallo!) che per l’interpretazione della molto indisponente cameriera ottenne la sua prima Nomination Oscar.
Senz’altro consigliato.

91  Algiers (John Cromwell, USA, 1938) * con Charles Boyer, Sigrid Gurie, Hedy Lamarr * IMDb  6,9  * 4 Nomination (Charles Boyer protagonista,
Già visto molti anni fa in bassa definizione , ho voluto guardarlo di nuovo, in attesa di trovare “l’originale” Pépé le Moko (1937, di Julien Duvivier). Infatti questo non è altro che un pedissequo remake americano del suddetto film francese di grande successo dell’anno prima, con Jean Gabin come protagonista. Sempre sulla base dello stesso romanzo poliziesco di Henri La Barthe, 10 anni più tardi sarebbe giunto Casbah (con Yvonne De Carlo, Tony Martin, Peter Lorre) e infine nel 1949 la parodia italiana Totò le Moko (diretta da Carlo Ludovico Bragaglia), ma pochi conoscono gli illustri precedenti sulla quale fu (ben) basata.
Algiers vanta un notevole cast internazionale; oltre a Charles Boyer, uno dei più famosi latin lover (sullo schermo) dell'epoca, francese appena trasferitosi negli USA al suo secondo film oltreoceano, ci sono non solo due bellezze dell'epoca quali l’austriaca Hedy Lamarr (all’epoca definita “la donna più bella del mondo”) e l’americana Sigrid Gurie, ma anche il canadese Gene Lockhart (Nomination Oscar per questa sua interpretazione del viscido Regis) e, nei panni dell’imperturbabile ispettore Slimane, il maltese Joseph Calleia (tanti ottimi noir per lui: The Touch of Evil, Gilda, The Glass Key, ...).
Bella l’ambientazione esotica nel dedalo della casbah di Algeri, molto interessante la caratterizzazione dei personaggi, dai componenti della banda di Pépé ai vari membri della polizia, ai turisti in cerca di avventura.  
Rivisto con molto piacere, lo consiglio ... nel frattempo proseguo nella mia ricerca di una buona copia di Pépé le Moko.

93  Alexander Nevsky (Sergei Eisenstein, URSS, 1938) * con Nikolay Cherkasov, Nikolai Okhlopkov, Andrei Abrikosov * IMDb  7,7  RT 94%
Più che buono come tutti i film diretti da Eisenstein, ma certamente inferiore ai due Ivan Grozny. Trovo che la parte dedicata alla battaglia fra russi e teutonici sia dedicato troppo tempo a discapito della trama che rimane di per sé debole. C’è da considerare tuttavia, che la “propaganda” aveva all’epoca un ruolo fondamentale e che lo stesso Stalin sosteneva e lodava le opere che esaltassero le gesta e l’eroismo del popolo russo. Anche Nikolay Cherkasov, lo stesso che avrebbe poi interpretato lo Zar Ivan, non dà il meglio di sé essendo relegato nel ruolo di un personaggio che si limita a fare proclami ed arringare popolo e soldati.

   
Aggiungo varie immagini tratte da Ivan Grozny (chiaramente quelle in basso) ed un paio di foto di Hedy Lamarr, non solo attrice ma anche colei che brevettò il sistema sul quale si basano oggi tutte le applicazioni wireless! 
Ciò sconfessa in modo evidente l'equazione bellezza = stupidità.
   
   

   

   

      

IMPORTANTE: vi ricordo che dal 2 aprile il mio GOOGLE+ sarà chiuso e che, di conseguenza, le raccolte degli anni 2016-2018 non saranno più accessibili. Tutte le 1.300 micro-recensioni sono ora organizzate in 26 pagine del mio sito www.giovis.com e facilmente rintracciabili grazie all’indice generaleIn detta pagina potrete effettuare ricerche per titolo, regista, interpreti principali, anno e paese di produzione e, utilizzando i link e i numeri d’ordine, giungere rapidamente a quella che vi interessa.