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lunedì 4 aprile 2022

Concorso fotografico Pineta San Costanzo e Grotte dei Crapari

Concorso fotografico aperto agli escursionisti di qualsiasi livello

Tema: Pineta di San Costanzo e Grotte dei Crapari

Categorie

Le foto vanno postate entro il termine massimo delle 24 di martedì 19 aprile 2022 sul proprio account Instagram includendo il riferimento all'account @pinetasancostanzo con hashtag #pinetasancostanzo + quello della categoria:

  1. #pscescursioni - per escursionisti a passeggio
  2. #pscalberi - per alberi vivi e/o morti (vedi esempi sotto)
  3. #pscpanorami - per panorami dai belvedere e dalla terrazza
  4. #pscgrotte - per le Grotte dei Crapari 

Ai fini del Concorso non si possono postare più di 3 foto per categoria per le quali si potrà votare fino alle 24 di martedì 26 aprile. Si sottolinea che tutti possono postare foto con hashtag #pinetasancostanzo, ma solo aggiungendo un hashtag di categoria di pertinenza si sarà considerati iscritti al concorso (gratuitamente).

 
Classifica

Sarà stilata combinando i voti della giuria (50%) con i Like ottenuti su @pinetasancostanzo (50%), tenendo conto dei tre migliori risultati in categorie diverse, quindi non è indispensabile andare alle Grotte dei Crapari (escursione più impegnativa, non adatta a tutti ***). Seppur non obbligatorio, si suggerisce di inserire nelle foto il proprio nome o nickname o logo o filigrana; in mancanza, il titolare dell’account di pubblicazione sarà considerato autore della foto. Pubblicando le foto da account non proprio, anche a chi non è utente Instagram potrà partecipare con il proprio nome sempre che esso appaia sull’immagine. Le foto rimangono di proprietà esclusiva degli autori lasciando agli organizzatori il solo diritto di pubblicarle in rete (su www.giovis.com e/o FB Camminate), senza scopo di lucro.

Premi

Trattandosi di concorso organizzato per puro fine promozionale e rivolto più agli escursionisti che ai fotografi professionisti (attività comunque compatibili) i premi saranno più che altro simbolici e di conseguenza non mirati a gratificare la tasca, bensì lo spirito e/o lo stomaco. I dettagli saranno comunicati a breve.

*** Grotte dei Crapari – le grotte (una mezza dozzina - vedi foto sotto) si aprono lungo una parete rocciosa disposta su un ripido pendio, a poco meno di 100m dal limite sud-est della Pineta (vedi mappa). Per accedervi non esiste alcun sentiero o percorso riconosciuto, quindi si procede a vista fra cespugli e arbusti su terreno sconnesso e pietroso. Tuttavia, vari anni fa ignoti escursionisti volenterosi apposero una serie di segni di vernice rossi individuando un percorso (comunque accidentato) che unisce la vicinale a valle alla pineta. In corrispondenza dell’uscita E5, sul grosso albero pochi metri più a monte, c’è un primo segno rosso e le grotte sono a vista, di fronte. Di lì gli escursionisti potranno usare tali segni come riferimento, ma dovranno usare buon senso e prudenza procedendo lungo il percorso che giudicheranno più sicuro e adatto alle proprie capacità in quanto la vegetazione cambia molto durante l’anno e le pietre si muovono.

 

NB – chi non volesse “avventurarsi” da solo in Pineta (anche se percorrerne i sentieri è estremamente semplice) e chi vorrà approfittare della presenza certa di escursionisti sui sentieri per avere soggetti adatti per la categoria 1 (escursionisti a passeggio #pscescursioni), sappia che la Pro Loco Due Golfi propone una passeggiata gratuita in Pineta domenica 10 aprile, con partenza alle ore 17, come specificato nella locandina sopra a destra. 

mercoledì 2 giugno 2021

TOLOMEO 2021 e Cinema, il punto dopo la lunga pausa

Penso di non essermi mai concesso una pausa di 3 settimane senza aggiornare né sito né blog, quindi ricomincio trattando i temi che, ultimamente, mi stanno più a cuore: il progetto TOLOMEO 2021 e l’altro cinema (quello meno commerciale, spesso misconosciuto).

L’argomento più caldo è senz’altro il primo, considerato che siamo partiti di slancio a Sorrento, realizzando gran parte del lavoro nei primi tre mesi dell’anno, mentre al di qua dello Spartimiento (leggi Massa Lubrense) si è ancora titubanti fra approvazioni già ottenute, richieste di nuove approvazioni e tentate deleghe di responsabilità.

Per rendere edotti i tanti camminatori, escursionisti e operatori turistici che – di persona, via filo o email – continuano a chiedermi “A che punto state a Massa?” chiarisco che l’attuale situazione di stallo è conseguenza della lentezza nelle risoluzioni in merito ad alcuni tratti non transitabili. Ciò nonostante già nella sintesi allegata al preventivo, protocollato il 14 gennaio, avessi anticipato l’importanza della “prontezza con la quale i Comuni interessati confermeranno itinerari, sistema di segnatura e tipologia della segnaletica (tutto già verbalmente concordato)". Nella determinazione di conferimento incarico del 26 febbraio, oltre a qualche errore, riscontrai l’inserimento di una data di conclusione dei lavori non presente nella mia proposta. Pur avendolo fatto notare e ricordando che ancora non erano stati approvati i percorsi, non ricevetti alcun riscontro scritto, ma mi fu garantita (verbalmente) flessibilità in merito. Il 21 aprile tornai sul tema richiedendo di effettuare scelte in merito ad alcuni percorsi problematici e, non avendo ricevuto risposta, il 19 maggio inviai un sollecito. In precedenza, con D.G. del 9 aprile (ma pubblicata solo il 12 maggio ed in pari data inoltratami) veniva affidata a Penisolaverde S.p.A. “la pulizia e la segnatura dei sentieri su indicazioni del progettista incaricato” e, con mia sorpresa, dalla “RELAZIONE ILLUSTRATIVA” appresi anche che “solo successivamente alla consegna del progetto si potrà provvedere alla sua approvazione” … fino a quel punto, ingenuamente ed evidentemente sbagliando, avevo inteso che fosse già stato approvato. Di conseguenza, ho provveduto ad aggiornare la versione già in possesso dell'Amministrazione, integrandola con quanto già realizzato dal lato sorrentino e quanto concordato con l’Ass. alla Sentieristica e al Direttore Generale di Penisolaverde (verbalmente, in videoconferenza Skype) e a protocollarlo lunedì 31 maggio. A questo punto, logicamente, attenderò l’approvazione ufficiale del Progetto e solo dopo che me l’avranno comunicata potrò ricominciare ad effettuare sopralluoghi e programmare la segnatura e la posa di nuove mattonelle, se e dove ne sarà approvato l’uso.

Prevedo, e temo, che prima di poter procedere dovrò attendere un bel po’. …

Di tutt’altro tono il tema cinefilo … con la speranza di poter trattare e raccontare di tanti titoli sconosciuti ai più fra un paio di mesi!

Pur avendo sospeso del tutto le visioni nelle ultime tre settimane (il che spiega la mancata pubblicazione di micro-recensioni) ho continuato a ricercare film e a informarmi in merito a recuperi e restauri segnalati da Cineteca Nacional de Mexico, Filmoteca UNAM, Cinemateca Portuguesa, Filmoteca Española, Cineteca Madrid, Criterion, Janus Film, BFI, MUBI, ma la buona notizia è di diversa provenienza. Temevo di non poter andare neanche quest’anno al Festival di Bologna Il Cinema Ritrovato (20-27 luglio) in attesa della seconda dose di vaccino il 28 …, ma come tutti sanno un recente decreto stabilisce che già 15gg dopo la prima si ottiene la certificazione verde (aka green pass) e quindi non ci sarà necessità di tamponi ogni 48 ore o altro! Chi non conoscesse questo Festival sappia che è ben differente dalla maggior parte degli altri che presentano nuove pellicole, non sempre di gran qualità (trattandosi di manifestazione più o meno commerciali). Questo guarda più al passato, non include la pagliacciata del red carpet e ogni anno propone nuovi restauri (il laboratorio di Bologna è uno dei più apprezzati del mondo intero) oltre a varie sezioni dedicate a specifici registi, attori o sceneggiatori, alcune ai film di 100 anni prima e via discorrendo. In totale si proiettano varie centinaia di film, quasi tutti prodotti nel secolo scorso. 

Nel programma di quest’anno nella sezione Il Paradiso dei Cinefili ci sono:

  • Ritrovati e restaurati: 8 film recentemente restaurati, dalla rara commedia muta Erotikon (1920) a Watermelon Man (1970), passando per Vampyr (1932, C. Th. Dreyer) e Nightmare Alley (1947, di Edmund Goulding con Tyrone Power - foto sopra -, del quale è annunciato un remake diretto da Guillermo del Toro);
  • Romy, vita e romanzo (dedicato alla Schneider)
  • Qualcosa per cui vivere: il cinema di George Stevens
  • Omaggio ad Aldo Fabrizi
  • Herman Mankiewicz: un talento disperso
  • Super8 & 16mm – piccolo grande passo

Nella sezione La macchina dello spazio sono compresi 

  • I documentari della Iwanami
  • Contro ogni bandiera: Wolfgang Staudte (“il solo regista del dopoguerra il cui lavoro è stato importante per le culture cinematografiche di entrambe le repubbliche tedesche”), 
  • Poeti ribelli e spiriti rivoluzionari: il parallel cinema indiano (“con titoli rarissimi, quasi mai visti fuori dall’India”), 
  • Cinemalibero: femminile, plurale (10 film di esordio di registe di Angola, Cuba, Senegal, Venezuela, Ungheria, Bulgaria, Algeria, Portogallo, Polonia).

Nella sezione La macchina del tempo si trovano tanti muti del 1901, del 1921 (100 anni fa), film rari in prestito da una preziosa collezione privata giapponese, una selezione di film di Buster Keaton, documenti e documentari.

Capirete bene che un cinefilo incallito come me avrà solo il problema di dover scegliere fra tanto ottimo materiale, da guardare su schermo grande in buone sale (per fortuna non troppo distanti fra loro); senza dimenticare le proiezioni serali all’aperto in Piazza Maggiore! (foto sotto)

Per saperne di più: festival.ilcinemaritrovato.it

venerdì 20 marzo 2020

Allerta per i miei colleghi camminatori (e altri a riposo forzato)

Fra tanti problemi seri derivanti dal diffondersi del coronavirus ecco quello, essenziale per quanto possa sembrare triviale, di chi si trova a dover cambiare drasticamente la propria dieta abituale per il “crollo” dell’effettivo fabbisogno calorico giornaliero. Ciò vale sia per quelli il cui lavoro implica grande dispendio di energie, sia per chi brucia pari quantità di calorie per diletto (p.e. podisti e ciclisti amatoriali, per non parlare dei semiprofessionisti).
Anche io rientro nella seconda categoria in quanto, almeno negli ultimi tre mesi, ho percorso poco meno di 20km al giorno di media. Ora, chiuso in casa per la maggior parte del tempo, una ventina di km li faccio più o meno in una settimana andando a fare la spesa. Da ciò consegue che il mio “normale” fabbisogno quotidiano (3.200-3.500 kcal) da un giorno all'altro è diminuito di circa 1.000kcal ma il mio stomaco si aspetta, e quasi pretende, lo stesso volume di cibo.
Forzato ad abbandonare i miei ricchi e abbondanti piatti preferiti, per lo più proteici come le costillas fritas (trachiolelle/costine, foto sopra), che fino a domenica scorsa ho gustato 6 giorni a settimana a Casa Tata (vedi altre foto esemplificative) e che poi compensavo con un buon piatto di pasta serale, ho dovuto rivedere sostanzialmente la mia dieta e cominciare a comprare molte più verdure e frutta. 
I pacchi da mezzo chilo di pasta che fino a pochi giorni fa dividevo in 3 (167g a porzione) ora li divido in 4 (125g ... una tristezza, mi sembra un piatto quasi vuoto). Ho eliminato le pur ottime banane locali (a km 0) e le ho prontamente sostituite con altra frutta dell’isola, come mandarini, meloni invernali e papaya (100g di banana = 300g di papaya, 400 di melone). Praticamente, metà di questa bella mezza papaya (porzione più che abbondante, 350g ca) è molto meno calorica di una banana media! La farò fuori in due colazioni.
Ho ridotto il consumo degli ottimi formaggi tipici canari, la maggior parte prodotti da latte misto (con minimo garantito di ovino e caprino) e prediligendo i freschi (meno di 300kcal per 100g) rispetto ai secchi (mediamente 450kcal). Questo in basso ha un minimo di 15% di latte di capra, è curado (stagionato, duro) e, oltre a essere ottimo, ... guardate il prezzo!
 
Oggi ho sperimentato un abbondantissimo stufato di maiale prevedendo di consumarlo in 3 volte, ma penso che non vedrà l’alba di domattina …  Infatti, a conti fatti, il ½ kg di carne, 2 cipolle, mezza verza (piccola), 2 carote (grandi), 5 patate (piccole), più gli ovvi aglio, peperoncino, rosmarino, poco sale e appena un cucchiaio d’olio non arrivano a 1.300 kcal, il che mi consente di consumarlo in due volte e di bere anche una birra a pasto pur rientrando nei miei nuovi limitati standard (pur calcolando anche le circa 500kcal di colazione).
Nel frigo c’è ancora un pezzo di chorizo (fino a nuovo avviso sarà l'ultimo) che dividerò fra le prossime zuppe di lenticchie.
A chi si trovi nella mia medesima situazione, consiglio quindi di cominciare a rivalutare zuppe e minestre, ridurre pasta (ma non certo eliminarla), prediligere legumi e verdure in quantità e tanta frutta. E non fare come certe mie conoscenze che, dovendo stare a casa, cucinano sì ma mi mandano foto dei dolci, delle brioches e delle zeppole che preparano!

Cambiate drasticamente dieta prima che sia troppo tardi e fate ginnastica a casa. 
Non vi fate trovare in sovrappeso al momento di ricominciare a camminare sul serio!

mercoledì 4 marzo 2020

Escursionisti, gente strana … almeno agli occhi di tanti

Ma chi v’’o fa fa’?” è uno dei commenti/domanda più frequenti che gli escursionisti si sentono rivolgere, per lo più in senso bonario, quasi una presa in giro.
Ricordo perfettamente gli sguardi inquisitori e sbalorditi di chi una trentina di anni fa mi vedeva in pantaloncini da escursionismo (anche con temperature non proprio calde) avviarmi ad esplorare sentieri, da quelli a monte di Amalfi a quelli del Faito e poi fino all'estremità della Penisola Sorrentina. L’escursionismo di massa con i gruppi organizzati da tour operator stranieri sarebbe arrivato solo una decina di anni più tardi, alle soglie del nuovo millennio. Contemporaneamente si cominciarono a vedere anche gruppi più o meno estemporanei di camminatori locali con mentalità più easy going di quella professionale dei gruppi CAI (lo storico Club Alpino Italiano, fondato nel 1863), come fu per gli Escursionisti Lubrensi (poi trasformatisi in FREE) che si costituirono l’8 novembre 1999 in quel di Schiazzano.
Ricordo la volta in cui, dirigendomi verso San Nicola per un sopralluogo, poco dopo aver superato Sambuco (frazione di Ravello, e non S. Buco come era riportato sugli orari SITA …) una simpatica signora intenta a fare l’erba per gli animali mi chiese “addò jate? a scaccia’ ’e sierp?”, domanda giustificata anche per essere una tarda mattinata di una calda giornata di giugno. Poi la rividi guidando i miei primi gruppi inglesi e da allora avrà visto sempre più escursionisti passare di lì, senza più meravigliarsi.
Tutt’oggi, nelle località meno frequentate da escursionisti, c’è chi ci guarda con sguardo perplesso, e spesso chiedono “addò jate?”; a chi risponde e intavola una conversazione taluni poi suggeriscono mete e percorsi secondo loro sconosciuti a tutti o, al contrario, sconsigliano di andare perché non si passa più essendo tutto abbandonato.
Ai loro occhi (e per tanti altri), gli escursionisti in genere sono tipi quasi fuori di testa, per lo più detto in modo benevolo, per inerpicarsi anche fuori sentiero fino in cima alle montagne, casomai sotto un sole cocente o con cielo che minaccia pioggia. Oltretutto, nei decenni scorsi, anche gli abbigliamenti degli escursionisti, sempre più colorati e sgargianti, indossati da donne e uomini ben oltre i 50, hanno spesso attirato l’attenzione … in qualche caso suscitando quasi scandalo, ma ora nessuno si meraviglia più di niente.

Forse non hanno tutti i torti, ma a noi piace così e, dicendo noi, penso di interpretare il pensiero di molti. Essendo sempre pronto allo scherzo e all’autoironia, ho quindi realizzato (male, … malo mast’ songo e mali fierr tengo) questo schizzo che penso ben rappresenti l’opinione che molti hanno degli escursionisti e specialmente di quelli locali. Visione che - in modo ironico e chiaramente includendomi nel lotto - in buona parte condivido, in particolare per la nostra mancanza di coordinamento e coesione, pur avendo indubbiamente opinioni e obbiettivi sostanzialmente simili. Sono contento di includermi senz'altro nella banda ma, ovviamente, lascio la libertà a chiunque altro di dissociarsi. Tuttavia ricordo che uno dei Comandamenti dei Camminanti (già dei FREE, dal significativo titolo meglio ‘na mala jurnata ca nu malo compagno) sottolinea che: 
non sono ammesse "facce appese", ‘mpicciusi e persone lamentose.
Di conseguenza sono esclusi anche quelli che non sanno ridere di sé stessi.

lunedì 10 febbraio 2020

Topic 5: bagni pubblici, non solo per escursionisti

In località turistiche dovrebbero esserci bagni pubblici?

Cominciamo da quelli probabilmente “escursionisticamente” più necessari, cioè per Termini e Nerano dove, in stagione escursionistica e balneare e specialmente nei weekend, si registra un notevole afflusso di persone e i locali pubblici che in un modo o nell’altro suppliscono alla mancanza sono pochissimi. Certamente il problema, seppur in forma diversa, si presenta anche in ambito urbano come Massa centro e Sant'Agata, in particolare in occasione di eventi.
Penso che per i gestori di locali pubblici, ma si dovrebbe chiedere loro conferma, sia un problema di congestione e forse anche economico. Talvolta di 50 persone che entrano in un bar, solo una decina consumano un caffè o comprano una bottiglietta d'acqua, ma con il resto bloccano bar e servizi per mezz'ora i gestori pagano acqua, pulizia, luce, carta igienica, eccetera. Non tutti hanno il buon senso o l'educazione di consumare qualcosa e in molti entrano ed escono senza neanche salutare e, poi, ringraziare. In pratica, basta anche un solo pullman che scarichi decine di escursionisti dopo un viaggio di varie ore per formare code infinite. Se può consolare, si sappia che il malcostume non si vede solo in penisola; vi assicuro che vedo quasi dovunque cartelli “dissuasori” che specificano che i servizi solo per i clienti, come è giusto che sia. A meno che i gestori non considerino che l'uso dei servizi sia economicamente redditizio, quelli pubblici sarebbero più che opportuni. 
Un’alternativa per il percorso della Campanella sarebbe quella di predisporre bagni lungo la strada comunale. Se posizionati nella prima parte si potrà contare su disponibilità di acqua e fognatura (essendo zona abitata), ma ci sono anche altre varie soluzioni previste proprio per aree naturalistiche e sentieri escursionistici che potrebbero tornare utili anche per il sentiero di Jeranto. Per esempio, una toilette ecologica come quella della foto di apertura, secca e totalmente autonoma non avendo bisogno di allacci. Tipi simili, di varia grandezza, erano la norma nei parchi e presso le spiagge in Nuova Zelanda, già una dozzina di anni fa. 
(in fondo alla pagina altro tipo di toilette secca)
In ambito cittadino si potrebbero prevedere quelle autopulenti che ricordavo essere presenti in varie città europee già nel secolo scorso. Fatta una ricerca, da Wikipedia ho appreso che le Sanisette sono attive a Parigi dal 1981 e la ditta ne produce ora di più moderne e, ovviamente, anche altre ditte sono ormai sul mercato. (foto sopra)
Restando in soluzioni più tradizionali, sempre per esperienza diretta, posso dire che in paesi come Spagna e Portogallo (ma ne ho trovati tanti anche in Sicilia) anche nei paesini più piccoli ci sono bagni pubblici puliti e gratuiti.

Una soluzione (che pare sia al limite della legalità, ma che in orari di punta o per situazioni particolari come manifestazioni musicali o sportive potrebbe rivelarsi funzionale) è quella attuata nel bar del Parador del Teide. Questo è un grande albergo con ristorante e bar annesso, capolinea degli autobus di linea che giungono nel Parque Nacional del Teide, nei pressi di un grande parcheggio. Qui tutti possono usufruire dei bagni del bar (puliti ed in buon numero) ma solo dopo aver pagato un ticket (con regolare scontrino) all’addetto alla pulizia. Tuttavia, a chi comprerà qualcosa detto importo verrà scontato dal prezzo della consumazione. Ipotizzando di imporre un ticket di €1 (che non è eccessivo per un bagno pubblico) si potrà bere un caffè gratis; chi comunque aveva intenzione di bere anche un semplice caffè andrà gratis in bagno (come è normale). Soluzione ingegnosa e soddisfacente sia per utenti che gestori, ma purtroppo valida solo con grandi numeri.

giovedì 17 ottobre 2019

CAMMINANTI: mission, vision e un po’ di storia

Post tra il serio e il faceto o, meglio, argomenti seri trattati in modo ironico, ma è tutta verità!
Chi siamo?
Un gruppo aperto di escursionisti indipendenti ed autosufficienti
Cosa facciamo?
Camminiamo, esploriamo e osserviamo, senza avere l’onere di badare ad altri
Perché lo facciamo?
Per puro sfizio e soddisfazione personale, senza ambire a guadagnare niente 
Aspettative
Vedere sui sentieri un maggior numero di escursionisti capaci e responsabili, attenti anche a mantenere la transitabilità degli stessi

Durante il mio svernamento hawaiano del 2007-2008 conobbi il modo in cui i Solemates organizzavano le loro escursioni, per me del tutto nuovo. Ne rimasi entusiasta e quindi lo replicai adattandolo alle esigenze degli allora EL (Escursionisti Lubrensi). Ne riassunsi i principi in un Decalogo (poi adottato da altri gruppi in varie parti d’Italia) che non prevedeva più alcun organigramma e quindi promossi la conversione degli EL in FREE - Free Ramblers, Escursionisti Epicurei, denominazione ben illustrata nel loro emblema riportato qui in basso, con le immagini di monti (si tratta del profilo del Sant’Angelo a Tre Pizzi), cielo terso, sole, vino, sopressata e caciocavallo! 


Il motto in alto significa Camminando si risolve (qualunque problema) e quello in basso Gli uomini bevano i vini, gli altri animali acque di fonteNon penso che avrei potuto descrivere in modo migliore i nostri "ideali".
Il Comandamento fondamentale era (ed è) quello che recitava:
Durante le escursioni sei l’unico responsabile della tua sicurezza, non ci sono "guide" ufficiali anche se c'è chi (forse) già conosce il percorso o ha un’idea di dove andare e come … ma comunque sei tu che decidi se seguirlo o meno. Considerato che chi ti precede non si volterà per vedere se sei in difficoltà, non perderlo mai di vista. 

Questo, nelle nostre intenzioni, doveva fungere da deterrente nei confronti di coloro che si avventurano su un qualunque sentiero senza conoscere distanze da percorrere, possibili punti critici, dislivelli da affrontare, senza avere attrezzatura adatta e, non da ultimo, scordandosi di non trovarsi in consona forma fisica …
Tuttavia, ancora oggi talvolta si presentano aspiranti Camminanti che, seppur esplicitamente messi in guardia, decidono di iniziare comunque il percorso con il gruppo per poi doverlo abbandonare nel corso dell’escursione per non essere capaci di reggere il passo. Al contrario si sono aggiunti tanti ottimi camminatori, di ottima compagnia, capaci ed indipendenti.
I Solemates sono quasi una setta segreta in quanto è difficile averne notizie non avendo un sito, né una pagina, né recapiti ufficiali, né organigramma, né logo, né sede. Solo se si conosce un solemate si potrà conoscere ora e punto d’incontro della prossima uscita e poi, dopo aver partecipato a varie uscite, si può chiedere di essere inserito nella mailing list … l’unica cosa reale del gruppo. Tuttavia noi FREE decidemmo di avere un sito e poi, quando per esigenze pratiche qualche anno fa ci dividemmo in più gruppi (mantenendo stessi stili, obiettivi ed ideali), ognuno di essi creò una sua pagina FB di riferimento: FREE Ramblers AmalfiSorrento Amalfi Walk With Us Camminate ... quello dei Camminanti.
Torniamo allo stile Solemates … prima di ogni escursione, al punto di ritrovo, un responsabile-non-responsabile ricorda ai convenuti che camminano sotto la propria responsabilità, che i Solemates non esistono, non c’è quota da pagare, non c’è presidente, non c’è alcuna guida, e altri avvisi simili … e quindi si parte. Similmente, ma preventivamente, noi Camminanti nel comunicare le prossime uscite (spesso a breve termine) raccomandiamo anche di leggere attentamente il nostro Eptalogo, che racchiude tutte le informazioni e i dettami fondamentali.
Per comprendere ancora meglio il concetto, penso sia anche importante spiegare il sottile gioco di parole del nome di questo gruppo-non-gruppo. Per chi non lo sapesse, in inglese non esiste una precisa corrispondenza fra ortografia e pronuncia. Questo è il caso di soul (anima) e sole (suola della scarpa e pianta del piede, ma anche sogliola e, come aggettivo, unico/a) che si pronunciano in modo identico e quindi, chi semplicemente ascolta il nome del gruppo, pensa al comune significato soulmates (anime gemelle, spiriti affini, amici del cuore) e solo quando vedrà la parola scritta si renderà conto che si tratta non di persone con affinità di ideali o sentimenti o addirittura alla ricerca di anime gemelle, ma più prosaicamente di “compagni di suola”, quella delle scarpe da trekking, e quindi di escursionisti, ma ciò non toglie che nella maggior parte dei casi sia calzante anche la prima accezione. Come per l’amicizia non c’è bisogno né di codifica né di burocrazia e quindi, similmente, questo gruppo “virtuale” prospera con poche regole che, più che altro, sono di buonsenso.
Quanto detto è importante per capire lo spirito con il quale i Camminanti vanno in escursione ... tutti socievoli e allegri, senza gerarchie, con spirito di collaborazione, pronti allo scherzo e alla presa in giro. Per mantenere tale spirito esiste quindi il secondo comandamento dell’Eptalogo (riduzione del Decalogo FREE):
… non sono ammesse "facce appese", ‘mpicciusi e persone lamentose. Durante le escursioni è vietato parlare di malattie, economia e/o politica.

Morale: camminate in ambiente naturale e, se siete capaci di socializzare, in buona compagnia … tale combinazione porta grandi vantaggi alla salute fisica e psichica, vi può arricchire culturalmente e, a giudicare dall'età media del gruppo, mantiene in buona forma anche coloro già da tempo negli -anta. Spesso quelli che partecipano solo alle uscite meno impegnative sono proprio i giovani di meno di 40 anni, mentre gli “adulti” allegramente si imbarcano in escursioni quasi avventurose, ben diverse da una passeggiata nel parco ...

Questo testo è una combinazione e rielaborazione di due miei vecchi post pubblicati su questo stesso blog. Cliccando sui titoli si possono leggere gli originali:

lunedì 7 ottobre 2019

Sentieri fra il CAI 300 e via Spina

post lungo, da leggere con attenzione (se interessati);
di quasi nessun interesse per i non escursionisti e non locali

Questa zona, per quanto bella e panoramica, ha sempre sofferto della mancanza di sentieri chiari e comodi essendo spesso invasi da vegetazione. A ciò si aggiungano i periodici incendi, qualche crollo di murecina e piccoli smottamenti e si capisce perché la traccia è stata variata più volte e si incontrano segnavia "dimenticati", per anni coperti dalla vegetazione. 
Nelle ultime settimane, fra ricognizioni (CAI 300 da Recommone alla Guardia) segnatura provvisoria Cafariello, pulitura e disboscamento avevo percorso più volte i sentieri in oggetto con i soliti amici scoprendo ogni volta alcuni punti potenzialmente ingannevoli. 
Proprio nel corso dell’escursione “inaugurale” del circuito dell’Isca di venerdì scorso notammo l’esistenza di due tratti di sentiero di poche decine di metri, paralleli ed entrambe segnati. Sembrerebbe una sciocchezza ma non lo è affatto in quanto da quello più a monte ha inizio la bretella per via Spina ... chi imbocca quello inferiore salta il bivio e lo cercherà (inutilmente) più avanti. Ciò ha spinto Ludovico (che partecipò all’escursione) a commentare il mio post scrivendo:

Prestare attenzione in alcuni tratti (di fronte l'Isca e prima di raggiungere il sentiero 355) a causa della presenza di segnatura CAI a volte fuorviante. La camminata odierna ha anche evidenziato ancora una volta (coppia di escursionisti stranieri un po’ disorientati, incontrati nei pressi di Guardia, provenienti dai Colli di San Pietro, ed accodatisi al ns gruppo per raggiungere Spina) che per queste attività non ci si può affidare esclusivamente al proprio smartphone e/o gps in quanto anche percorsi apparentemente poco insidiosi possono rivelarsi particolarmente ostici se non ci si è preliminarmente ed adeguatamente documentati e preparati. (Ludovico Mosca)
Considerato che già mi ero accorto che il CAI 355 non corrispondeva alla bretella proposta vari anni fa (sulle mappe dal 2014) per lasciare il CAI 300 ed evitare la bruttissima discesa a Recommone, per cercare di fare chiarezza ieri pomeriggio ho convocato i volontari e siamo andati a fare un sopralluogo accurato, per quanto possibile.

Siamo partiti dalla curva di via Spina (A) da dove partono entrambe i sentieri e abbiamo scelto di scendere seguendo i pallini rossi usati come segnavia per questo tratto del CAI 355. La prima parte è in fondo duro, rotabile e segue la vicinale Monte per quasi 200m fino ad uno slargo (B). Qui c’è la prima discrepanza: la traccia gps fornita dal CAI segue la vicinale (poco chiara e ripida fra gli ulivi) mentre i pallini seguono uno stradone sterrato privato per poi ricongiungersi poco dopo il secondo tornante (D, foto d’insieme 1). Prima di giungervi (foto d’insieme 1), al punto  C si presenta la possibilità di un altro errore in quanto ci sono due frecce rosse (evidenziate con linee gialle nella f.2) che indicano di proseguire lungo lo stradone, ma verso l’esterno della curva su una pietra (f. 3) c'è una freccia rossa (più fresca) insieme con un pallino. Lo stradone largo termina poche decine di metri più in basso e può valere la pena per percorrerlo solo per approfittare della bella vista verso la baia di Nerano con Mortella, i Tre Pizzi e Monte San Costanzo sullo sfondo.
    

Di qui in avanti il tracciato con i punti rossi (apposti in numero sufficiente) coincide con la traccia gps e prosegue con andamento irregolare fino ad entrare nella valletta del rivolo, dove si trova la baracca E.
Poco prima di scendere nella stretta gola, fino a una dozzina di anni fa c'era un passaggio che costeggiava il rivolo a sinistra e giungeva presso le scalette M, sulla dir. F della vic. Monte ma si passava sempre con difficoltà a causa dei rovi. Con la sistemazione (si spera definitiva) di detta derivazione il tratto che segue (tanti anni fa segnato in verde) serve da collegamento con il CAI 300, passando attraverso la pineta.
L'innesto di questa traccia sul 300 non è segnalato chiaramente (non ho visto la classica bandierina bianco/rossa con numero del sentiero) e le tracce gps si incrociano riportando il termine del 355 più a valle del 300. Ciò deriva probabilmente dal fatto che effettivamente esistono due percorsi paralleli e che, a seconda della meta successiva, gli escursionisti tendono a girare in anticipo a destra o sinistra. Comunque, la differenza è poca e solo chi dal percorso principale volesse arrivare alla Spina potrebbe avere minori possibilità di notare i primi pallini rossi.
    

Tornati su traccia unica e procedendo verso est, dopo un centinaio di metri troviamo il bivio ingannevole G. In questa direzione è più difficile imboccare distrattamente la traccia di valle (foto sopra a sx), al contrario dell’altra estremità (I) dove i segnavia di monte, come si vedrà, sono poco evidenti. Questo, come anticipato è un problema non da poco in quanto il punto in cui abbiamo segnato la bandiera di inizio della variante Spina 355 (autorizzati dal CAI Stabia) si trova sulla traccia superiore lungo la quale ci sono segnavia un po' sbiaditi. Al centro di quella inferiore ce n’è invece uno fresco (H, sopra a dx). 
   

Chi procede verso Recommone, se non vede freccia rossa e segnavia sbiadito (quasi occultati da un cespuglio, foto sopra) al punto I, probabilmente imbocca il percorso più in basso e sarà rassicurato nel vedere il segnavia H e, ovviamente, chi prenda la traccia bassa (anche nell'altra direzione) non troverà il bivio mostrato nella foto in basso (K). La traccia gps fornita dal CAI sembra passare a monte.

Fatta questa dovuta descrizione oggettiva preventiva, passo ai problemi da risolvere:
  1. si dovrebbe decidere in via definitiva quale collegamento fra la pineta del monte di Monticchio e via Spina si voglia evidenziare, la vicinale Monte più un tratto in proprietà privata prima di giungere nella pineta demaniale o la sua derivazione F (tutta pubblica e negli ultimi anni sempre manutenuta) e poi, in qualunque caso uniformare andamento della traccia gps, segnatura al suolo e evidenza sulle mappe. In ultima analisi, potrebbero anche rimanere entrambi segnati, ma si dovrebbe fare una netta distinzione
  2. eliminare i percorsi doppioni paralleli che, guarda caso, si trovano in prossimità delle due suddette bretelle. Nel caso si optasse per il tratto basso I-K, si dovrà spostare necessariamente la bandierina inizio sentiero appena apposta. In qualunque caso, si dovrebbero cancellare o coprire i segnavia (vecchi o recenti che siano) dei tratti “dismessi” e rinforzare la segnatura in corrispondenza dei bivi.
  3. resta da risolvere il problema delle frecce rosse che talvolta sono utili in quanto rafforzano le indicazioni CAI, ma in altri casi sono assolutamente fuorvianti. Per esempio, quella accompagnata dalla sigla VIS (non apposta da me e non penso che si riferisca a me, anche se molti lo pensano) ben visibile su una roccia in alto (J), nei pressi dell'uscita dal vallone detto Scrivanessa (ma dovrebbe essere Comunaglia). Non ho avuto ancora modo di controllarla ma suppongo che conduca direttamente alla baracca (L).
Scusate per le foto, scattate con cell e con cielo nuvoloso. Ho ricontrollato il testo, ma qualche errore può sempre scappare. Sarò grato a chi me ne volesse segnalare.

mercoledì 25 settembre 2019

Precisazioni in merito alla "ESCLUSIVA" Sentiero degli Dei (su Positano News)

Purtroppo devo constatare che il “buon Michele Cinque”, direttore del giornale online in questione, non perde il vizio di esagerare e in vari casi di travisare le notizie. Ringraziandolo comunque per l'attenzione concessami e per gli espliciti attestati di stima, mi urge chiarire alcuni punti.
Ma andiamo per ordine, iniziando proprio dal titolo:
  • il discorso non è scaturito dagli incidenti, né legato ad essi;
  • non comprendo quale shock dovrebbe provocare una soluzione alternativa a una paventata gabella da pagare per percorrere il Sentiero degli Dei, secondo me insensata e forse illegale
  • nessuna ESCLUSIVA, in quanto il contenuto dell’articolo in parte è estrapolato (correttamente) dal mio post Sentiero degli Dei affollato di incapaci e avventurieri (pubblicato su questo blog la settimana scorsa); la mia assoluta contrarietà all'imposizione di pagamenti per percorrere i sentieri l’avevo già espressa pubblicamente e chiaramente venerdì scorso a Sant’Agata nel corso della mia chiacchierata Cammini massesi; in parte è sunto da quanto dettogli a viva voce in una chiacchierata informale nel Bar Di Sarno di Massa Lubrense, dove l’ho incontrato per caso dopo aver preso il mio solito caffè pomeridiano; infine, l’ultima frase attribuitami (commentata alla fine) è inventata di sana pianta.
Ciò premesso, dovrebbe anche essere già chiaro a tutti che non ho mai parlato con il firmatario dell’ESCLUSIVA Vincenzo Velluso, che non penso di conoscere e probabilmente non ho mai visto, ma certamente non ho parlato con lui di quanto riportato.

La questione affrontata (con Michele Cinque e non con Velluso) era partita proprio dalla ventilata introduzione di un ticket per il Sentiero degli Dei e non certo per gli infortuni, che accadono egualmente anche a Pompei, a Capri e sul Vesuvio. Gli ho citato vari esempi di posti che soffrono o hanno sofferto di sovraffollamento e il far pagare l'accesso non è un modo efficace per salvaguardare i luoghi né garantire maggior sicurezza agli utenti, è più opportuno contingentare le visite. Pertanto, in questo caso, oltre a limitare il numero di escursionisti, si potrebbero anche distanziare i gruppi evitando di far partire tutti (o quasi) fra le 9 e le 11 del mattino. Simile prassi è diffusa anche in tanti musei che consentono l'accesso ad un limitato numero di visitatori ogni mezz'ora o ogni ora. Così facendo si eviterebbero gli intoppi di gruppi troppo grandi che, complici foto di gruppo e selfie, bloccano il passo a chi li segue provocando battibecchi e litigi, sempre sgradevoli ma specialmente su un sentiero. Quindi un limite di escursionisti per ora non un vero numero chiuso (giornaliero) che, se si scegliesse, consentirebbe la partenza "simultanea" di tutti gli autorizzati, con benefici certamente minori.

I Comuni non sono stati assolutamente tirati in ballo (non vedo cosa c'entrino), ho solo concordato sul fatto che i costi dei dispendiosi e spesso difficili recuperi (specialmente quelli con l’intervento dell’elicottero) potrebbero essere addebitati all'infortunato, in particolare se l’evento accade fuori sentiero pubblico. 
Molti non si rendono conto che un’assicurazione costa pochissimi euro.

lunedì 25 febbraio 2019

Lo spirito degli irriducibili veri orientisti epicurei ... sempre "in cerca di guai"

Ansiosi di crearci grattacapi, torniamo all'Orienteering di alto livello.
Dopo 4 anni di lontananza da gare impegnative di orientamento, torniamo a metterci in gioco senza troppi patemi d'animo, tuttavia seriamente e con impegno, con il vero spirito dell'orientista non di prima fascia. Il mio collega semielvetico ed io ormai mezzo canario, ci ritroveremo in Portogallo per il POM (Portugal Orienteering Meeting), che da 18 anni è la prima competizione europea importante della stagione visto che quasi tutto il resto del continente soffre ancora di temperature basse e molti terreni sono coperti di neve o sono campi di fango. Per questo sono sempre presenti varie selezioni nazionali e anche tanti atleti élite in quanto la terza della 4 gare è valida per il ranking mondiale. 
Non essendo più tesserati in Italia, correremo come FREE (Free Ramblers, Escursionisti Epicurei) il nostro gruppo di camminatori (virtuale e virtuoso) che non ha patria né confini.
    
Quest’anno ci ritroveremo con altri 2.400 orientisti provenienti da 31 paesi (inclusi alcuni di oltreoceano) diversi a Figueira da Foz, presso la foce del Mondego, a 50km dalla storica città di Coimbra, per competere nelle pinete costiere pochi km più a nord. Queste fanno parte della fascia quasi ininterrotta di centinaia di km di foreste che coprono le dune sabbiose fino a pochi metri dall’Oceano Atlantico. Per chi partecipa alle gare i problemi principali sono costituiti dalla visibilità spesso limitata dal sottobosco (foto sopra a destra), che impedisce una immediata lettura dei microrilievi, e dalla grande quantità di elementi simili. Per esempio, nei seguenti due stralci di mappe (equidistanza 2,5m) le linee tratteggiate - ausiliarie - indicano dislivelli di 1,25m, difficili da valutare in mezzo ai cespugli e ai tanti "cocuzzoli" di simile altezza rappresentati dai punti marrone. In pratica, chi non è bravo e abituato a tale tipo di terreno può essere certo che avrà problemi di navigazione.

   
Personalmente, anche quando gareggiavo 25-30 volte per anno, ho sempre avuto difficoltà su questo tipo di carte e con l'equidistanza 2,5m, ma una delle peculiarità degli orientisti è proprio quella di tornare a gareggiare nei terreni nei quali si sono avuti più problemi, per avere poi la soddisfazione di riuscire a portare a termine una prova degna ... una vera e propria doppia sfida, alla cartina e a sé stessi. Non è raro sentire dire “ho un conto in sospeso" con un certo posto, nel senso di volersi togliere gli schiaffi da faccia” o una pietra dalla scarpa”, ma non sempre ci si riesce al primo tentativo. Fra i terreni che più attirano i “testardi” ci sono quelli carsici della Slovenia, con le loro centinaia di depressioni di ogni dimensione e migliaia di rocce che fanno venire il mal di testa solo a guardare le carte (vedi esempi in basso, mappa e boschi). 

Ci si torna per rimettersi in gioco, fare nuovi errori, poi autocriticarsi fino a insultarsi, ma in fondo prendendosela allegramente. Il dopogara spesso si risolve nel confrontare gli sbagli con gli amici/avversari, prendersi in giro a vicenda, “vantarsi” delle proprie bestialità e poi finire a mangiare e bere tutti insieme ... domani chi riuscirà a far peggio?
   

Nessuno è immune da errori, ma i campioni li misurano in secondi e quelli della seconda parte della classifica in minuti o decine di minuti persi a pascolare (gergo per "girare a vuoto senza essere certi della propria posizione"), sempre che non si vada inavvertitamente fuori carta e lì sono dolori. Molte volte i problemi sorgono per l'assenza di forme evidenti ed inequivocabili o per l'abbondanza di elementi simili e quanto più difficili sono carte, terreni e percorsi, tanto maggiore sarà la soddisfazione se si riesce ad ottenere un buon risultato (per il proprio livello, non in assoluto). Agli orientisti "seri" piace affrontare sfide impegnative pur sapendo già in partenza che alla fine si dovrà fare un mea culpa in quanto, a differenza di tanti altri sport, le scuse da accampare, se esistono, sono pochissime. 
Se vari anni fa ci difendevamo più o meno degnamente, dopo questa lunga sosta il rientro si prevede impegnativo, non solo sotto l'aspetto atletico ma anche, e forse soprattutto, per quello tecnico. Persa l’abitudine a leggere e interpretare velocemente cartine per niente semplici, il rischio di “perdersi” aumenta e chi si "perde" (nel senso che non sa dove si trovi esattamente) è "perduto" (cioè rischia di pascolare per molti minuti). Dovremo certamente abbassare l'asticella, ma l'importante è mettersi in gioco e divertirsi. E in quanto a ciò contiamo sui nostri amici lusitani che, come noi, dopo le gare non disdegnano abbondanti mangiate a base di leitão, bacalhau, jaquezinhos, secreto, carapaus, ecc. annaffiate da buon vino portoghese. 
io, o Dionisio, o Antonio e o José, sul "terrazzino" al lato del Sentiero degli Dei
Le peregrinazioni gastronomiche continueranno poi a Lisbona con le immancabili soste al Tunel de Alfama e O Cantinho de José, dove si aggregheranno altri "colleghi", alcuni dei quali nel 2010 vennero a partecipare al Trek Amalfi - Capri (foto sopra, tante altre nel link), 105km con 5.000m di dislivello in 5 giorni.