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giovedì 7 maggio 2020

Chi scrive “trekking” sa di cosa parla?

Da stamattina sono stato “bombardato” da inoltri della risposta (oserei dire priva di fondamento) della Regione Campania ad un quesito posto in modo certamente vago.
I due autori hanno idea di cosa sia il "trekking"?
A meno che uno dei due faccia il finto tonto (domanda a trabocchetto o risposta volutamente equivoca, ma ne dubito) penso sia bene chiarire vari aspetti della situazione, con dovute citazioni, ove possibile. Cominciamo con la definizione della parola riportata dalla Treccani (che si suppone abbia miglior conoscenza sia dell’italiano che dell’inglese dei due soggetti in questione):
Ne consegue che è evidente che non si parla di escursionismo e tantomeno di passeggiate naturalistiche o finalizzate alla fotografia. I trekker vanno in montagna con un grande zaino (min. 60 litri) caricato con tenda, cibo, sacco a pelo e quanto altro serva per l’autosufficienza. Questo è l'elemento distintivo tra un trekker e semplici escursionisti o camminatori ai quali basta uno zainetto di una ventina di litri o anche un marsupio. Del resto la stessa Treccani definisce così l'escursionismo (ho sottolineato "carattere turistico, a scopo ricretivo"):
Per di più, lo stesso CAI (Club Alpino Italiano), che è punto di riferimento nazionale in quanto alle attività in montagna classifica i sentieri in Turistici, Escursionistici, ecc. e in questi primi due gruppi ricadono la quasi totalità dei sentieri segnalati in Campania.
Secondo il funzionario regionale anche il turismo è attività sportiva?
Ma c’è di più … le attività sportive sono regolamentante dal CONI che le controlla e determina se e quali visite mediche siano necessarie. A quanto mi è dato di sapere la Federazione Italiana Escursionismo (FIE) non è riconosciuta dal CONI, neanche per la marcia di regolarità in montagna (correggetemi se sbaglio). 
Ma si aggiunge la mancanza di logica … pur essendo i sentieri i percorsi lungo i quali si corrono meno rischi, si continuano a permettere assembramenti di decine se non centinaia di persone in ambito urbano e si impedisce agli escursionisti di andare a passeggio lungo itinerari assolutamente non affollati, se non del tutto deserti? 

Nel mio precedente post citavo i milioni di stranieri che arrivano ogni anno in Italia a camminare. Sapete come vengono promossi e venduti i pacchetti turistici? Come Walking Tour o Hiking Tour … non si parla di Trekking visto che è tutt’altra cosa come sanno (quasi) tutti nel mondo intero.
Molti evidentemente continuano a deliberare senza sapere né pensare a quello che dicono, scrivendo corbellerie senza senso, creando problemi e sconcerto e poco importa se si coprono di ridicolo. Questo è un caso lampante dei rischi dell’uso inappropriato di anglicismi, pensano di essere all'avanguardia e scrivono baggianate.
Ci sarebbe tanto altro da scrivere, sottolineare e contestare, ma per il momento mi fermo qui e aggiungo solo un semplice consiglio per limitare eventuali problemi (anche se non si sa mai con chi si ha a che fare): 
portate con voi macchina fotografica e scattate tante foto … passeggiare per fotografare non è certo vietato e non è attività sportiva. Penso che qualunque tutore dell'ordine con un minimo di buon senso riesca a cogliere la differenza e, comunque, le foto potrebbero anche essere utili in fase di contestazione ed eventuale ricorso ad una sanzione.


Visto che novità e marce indietro sono all'ordine del giorno, si spera che già domani questa situazione venga chiarita.

lunedì 16 marzo 2020

Cronaca di una escursione esplorativa, con “consigli didattici” (4)

Cap. 4 – scelta di percorso e sostanziale cambio programma 
Quarta e ultima parte dell’esplorazione, con tematiche diverse da quelle discusse in precedenza. Come dovreste ormai sapere, l’obiettivo era a vista, non mi restava che decidere da dove volessi iniziare l'ascesa e per dove pensassi di passare. Secondo logica avrei dovuto iniziare dal punto più alto del sentiero e salire seguendo il crinale lungo l’asse maggiore di quella specie di ellissoide che è la pianta della Montaña Punta de Maja. Nella dettagliata mappa in basso (equidistanza 5m) è evidente che nella parte bassa la pendenza è leggermente minore di quella del Cerrillar e molto minore di quella dei versanti nord e sud, la parte alta (limitata da due piccoli crateri) è stretta ma quasi pianeggiante. 
In terreni non coesi come questi vulcanici, i crinali e le “salite di petto” sono spesso da preferire per offrire un miglior e più sicuro appoggio del piede. Data la non eccessiva pendenza della breve salita, il problema che si prospettava era più che altro quello di trovare un passaggio sicuro attraverso la densa vegetazione (sotto a sx) evitando però le parti troppo sabbiose e quelle di grosse pietre instabili. Prima di partire alla ventura, ho quindi percorso avanti e indietro varie decine di metri del sentiero 2, studiando attentamente ciò che vedevo a monte.
 
Quando si ha la possibilità di studiare un territorio a vista, prima di avventurarsi fuori sentiero, è bene fare mentalmente un progetto di massima e scegliere dei punti di riferimento evidenti. Una volta messisi in cammino nella vegetazione la percezione dei luoghi può cambiare drasticamente e si rischia di ritrovarsi da qualche altra parte.

Effettuata la mia scelta, mi sono arrampicato con cautela e ho raggiunto il piccolo pianoro al margine meridionale del cratere ovest. Di lì è stato poi un gioco da ragazzi raggiungere la cima vista la mancanza di vegetazione e la presenza di rocce più grosse (sopra a dx) e, soprattutto, stabili. Dopo aver superato il punto più alto, evidenziato da un blocco di pietra usato come punto trigonometrico (sotto a sx), ho proseguito fino al margine di questa specie di stretto altopiano e mi sono affacciato sul cratere est, ben più pronunciato del precedente, con il fondo oltre una cinquantina di metri più in basso. Al fine di poterlo osservare meglio e scattare foto (sotto a dx), sono sceso fino alla stretta spalla a SE della piccola ma pronunciata depressione. 
 
A questo punto, consultata attentamente la mia mappa e fatto un accurato esame dei dintorni, ho deciso di non tornare sui miei passi (e quindi la risalita in cima) bensì di scendere nel vasto e assolutamente pianeggiante Llano de Maja, 50m di quota più in basso. Tranne che per un primo breve tratto (ripido) la pendenza si presentava dolce e l’unico relativo problema sarebbero stati i soliti compatte barriere di cespugli … e così è stato. (foto sotto)
Come si evince dal mio percorso (evidenziato in giallo nella mappa in basso) ad un certo punto sono stato costretto a tornare indietro di alcuni metri e cercare un passaggio comodo più a est. Nella peggiore delle ipotesi, avrei potuto proseguire lungo la “barriera verde” verso est fino alla pista forestale 8 e di lì portarmi sul sentierino che intendevo raggiungere e che mi avrebbe permesso di ritornare comodamente sul 2. Solo qualche centinaio di metri in più, senza quasi dislivello.

Quando si conosce con certezza la propria posizione e si sa dove si vuole andare (al fine di ottimizzare il percorso), perdere un po’ di tempo per trovare un passaggio che certamente esiste è il minore dei problemi. 

Percorso reale seguito per il raggiungimento delle due "cime di giornata": Montaña el Cerrilar (2.346m) e Montaña Punta de Maja (2.364m).



Senza avere le mappe non si possono completare in sicurezza giri interessanti come questo. Naturalmente, è anche necessario saperle interpretare e saper effettuare scelte che non comportino rischi oltre a quelli intrinsechi dell’escursionismo. Senza cartine non si può prevedere ciò che troveremo più avanti. Tuttavia, il gps può essere utile per fornire posizione assoluta e per indicare direzioni di massima, nonché, come già detto, per registrare i percorsi e poi arricchire le mappe esistenti.

domenica 15 marzo 2020

Cronaca di una escursione esplorativa, con “consigli didattici” (3)

Cap. 3 – soprese, ipotesi istantanee e successive indagini
Tornato quindi sulla “retta via”  (sentiero 2) ho raggiunto il bivio 37 (vedi mappa nel primo post), ho superato i due tornanti già citati nel post precedente quali “incolpevoli corresponsabili” del mio girovagare, e sono arrivato nell’ampia e quasi pianeggiante sella fra due alture, presupposti essenziali di questa escursione.
Invertendo l’ordine del mio piano iniziale, ho scelto di affrontare per primo il Cerrillar in quanto, almeno alla vista, presentava un pendio regolare, seppur su materiale vulcanico non coeso (pomici, lapilli e sabbia) e quindi pesante da superare nonostante la lieve pendenza. La vegetazione, pur essendo generalmente rada, in più tratti ai lati del fondo era quasi impassabile (vedi foto sotto), ma questo si annunciava come unico minore ostacolo … ci voleva solo un po’ di pazienza. Ovviamente, ho lasciato il sentiero solo quando ho individuato un passaggio e dopo pochi minuti stavo già affrontando la salita, zigzagando fra i cespugli (le macchie grigie sono i cespugli secchi, "peggiori" di quelli verdi).
 
Giunto quasi in cima, con mia grande sorpresa, ho intercettato una traccia non battuta ma evidente per i classici allineamenti di pietre lungo i bordi (foto sotto). Ho quindi pensato che a partire da qualche punto della valletta (Llano Maja Chico) o addirittura dal sentiero 2 vari anni fa fosse stato creato questo tracciato per la vetta (ottimo punto di osservazione) ma, con mia ulteriore sorpresa, il sentierino proseguiva oltre la stessa.

Ciò mi è sembrato strano visto che si dirigeva verso pendenze molto maggiori e che nelle vicinanze non esiste altro sentiero segnato ufficialmente dal Parco. Inutile dire che, incuriosito, l'ho seguito per un poco cercando di comprenderne la ragione: altro punto panoramico? ritorno sul 2 costeggiando il versante meridionale del Cerrillar? ripida discesa verso las Cañadas (sent. 4)?

Quando ci si imbatte in sentieri non riportati su mappa e potenzialmente interessanti, vale senz’altro la pena percorrerne almeno varie decine di metri per capire se prosegue con simile qualità, per ipotizzare la sua possibile destinazione e per valutare un possibile futuro utilizzo da parte nostra. Tuttavia, è opportuno non sottovalutare il tempo “perso” in tali esplorazioni e le distanze e dislivelli che si vanno a sommare a quelli previsti.
Come risulta evidente dallo stralcio di mappa con il mio percorso, saggiamente mi sono fermato appena la costa iniziava a divenire più ripida, avendo oltretutto visto che continuava verso valle e non accennava a dirigersi verso la sella (a sx). Per di più dovevo tener presente i tempi di risalita e che dopo la prima ora e mezza già trascorsa il mio programma era ancora ricco sia di progetti che di incognite.
Tornando sui miei passi, ho ovviamente seguito la suddetta traccia fin dove è stata riconoscibile (tratteggiato verde più spesso) ma giunto nella parte con più vegetazione si perdeva completamente così come nella valletta non ce n’era indizio. Ciò è perfettamente plausibile considerati gli effetti dei cicli vegetativi e quelli della coltre di neve che d’inverno riempie tale avvallamento.

I disegni dei miei girovagare fuori sentiero sono evidentemente ripresi (e adattati) da tracce gps, ma è molto meglio andare in giro utilizzando una buona mappa ancorché incompleta. In terreni privi di dati, il gps serve a poco e c'è da aggiungere, purtroppo, che la maggior parte della mappe generali on line sono di qualità, precisione e affidabilità ben inferiori a quelle disegnate specificamente per determinate aree. Personalmente, durante l'escursione utilizzo il gps solo come cronometro e odometro; una volta rientrato, scarico la traccia e ne ricavo eventuali dati utili da riportare sulle mie mappe.  

In conclusione, per individuare il percorso reale, seppur a spezzoni, avrei solo dovuto indagare utilizzando foto satellitari e vecchie mappe … ma ora sapevo dove e cosa cercare. Lo studio e confronto del materiale online ha confermato che il tracciato giungeva sull'ampia pista carrabile 4, quasi esattamente di fronte alla traversa 4.1
Raggiunto il mio primo obiettivo, mi sono riportato sul 2 pur se ho doveuto cercare un posto in cui superare la barriera verde fra il fondo valletta e il sentiero; quindi ho cominciato ad esaminare visivamente la successiva altura in programma, della quale parlerò nel prossimo e ultimo post di questa breve serie: Montaña Punta de Maja.

giovedì 12 marzo 2020

Cronaca di una escursione esplorativa, con “consigli didattici” (2)

Cap. 2 – distrazione e riposizionamento
Procedendo velocemente sovrappensiero, pensando soprattutto a levarmi davanti la metà della salita del giorno mentre scattavo le prime foto e già con la testa alla sella fra le due alture, ho seguito una larga e chiara traccia senza meravigliarmi del tornante superato dopo poche centinaia di metri in quanto ne ricordavo una coppia ed in effetti dopo altri 250m circa ce n’era un secondo. Però, con mia sorpresa, dopo altri 300m, la pista terminava improvvisamente con vari spazi privi di vegetazione ai lati, ma il sentiero non proseguiva da alcuno di essi, neanche come traccia di dimensioni ridotte; c’erano vari muretti costruiti nei dintorni. Dove ero finito? La traccia seguita era chiarissima e larga e il versante del Cerrillar era certamente quello giusto.
Dopo essere andato un po’ in giro a cercare una continuazione, mi sono messo a studiare con attenzione la mia mappa per capire dove potessi stare. Avevo certamente lasciato il percorso 4 e imboccato il 2, avevo sempre camminato in salita percorrendo vari tornanti (il primo verso destra), sopra di me c’era il Cerrillar e alle mie spalle Portillo e Centro Visitantes. La carta invece riportava il primo tornante molto più avanti e quindi l’unica spiegazione era che mi trovavo su un sentiero non segnato. Ho dedotto che fosse un tentativo (poi abbandonato) di creare pista con qualche tornante in più per diminuire la pendenza o che la piazzola fosse considerata "punto panoramico". (foto sopra)

Guardando in alto, alla mia sinistra c'era una valletta relativamente profonda (foto sopra) ed era l'unica del genere nell'area; si trattava quindi di quella ben evidente sia nella mia mappa che in quella in basso (scaricata poi la sera, insieme alla foto satellitare a dx); quindi l’unica incertezza restava la quota esatta ma a quel punto ero sicuro che, attraversando detta valletta, dopo poche decine di metri dall'altro lato avrei incrociato il sentiero 2.
Questa era anche la soluzione più opportuna per non perdere quota inutilmente e quindi ho cercato – e trovato – un punto per attraversare la valletta e dopo pochi metri ho effettivamente intercettato la Ruta 2, lì sensibilmente più stretta sia della sua prima parte che del percorso errato da me seguito (come si vede nella foto).
 
Avendo potuto consultare e scaricare dette immagini dall’ottimo sito del Cabildo di Tenerife, ho avuto conferma delle mie ipotesi e che la distrazione è stata lieve in quanto la pista da me seguita era ben più evidente di quella (poco) segnata. 
Si dovrebbe sempre avere con sé una stampa della mappa (anche b/n va benissimo) sulla quale riportare tutto ciò che di rilevante si incontra. Al rientro, cercare di capire dove conducano i sentieri dei quali si è visto l’inizio consultando altre mappe e/o foto satellitari, o almeno ipotizzare dove vadano a finire. Questi appunti cartografici dovrebbero certamente essere conservati ed eventualmente riportati su una mappa generale “casalinga”.
Come ogni buon orientista a fine gara analizza le sue scelte cercando di capire dove e perché ha sbagliato, anche ogni escursionista che ha attraversato aree da lui poco frequentate dovrebbe annotare i punti notevoli rilevati, attacchi di sentieri non riportati in mappa (da andare a verificare successivamente), deviazioni varie e questo è ciò che ho fatto. Qui sotto a sx vedete il dettaglio del bivio sentiero 2 (stretto) e pista larga (quella che ho imboccato), a dx la piazzola terminale della suddetta pista.
 
Quando ci si rende conto di non essere sul percorso che si intendeva seguire o ci si trova al termine di un sentiero (cieco), ci si deve fermare e cercare di capire dove ci si trovi; avendo una mappa a buona scala, di solito - ragionando e osservando - ci si riesce. In caso contrario, è fondamentale tornare indietro fino a ritrovarsi in un punto certo. Non è assolutamente consigliabile continuare all’infinito sperando in un miracolo!
Se l’ambiente lo consente, e sapendo più o meno dove siamo, c’è tuttavia una valida alternativa a patto che si legga attentamente la mappa: 
dirigersi direttamente verso un elemento lineare imperdibile (in orientamento: linea d’arresto) quali possono essere corsi d’acqua, linee elettriche, strade, sentieri sicuramente evidenti, e simili, o anche elementi puntiformi (cima, rudere, …) dai quali si può poi ripartire su percorso certo.
I miei movimenti effettivi sono evidenziati in giallo, la linea tratteggiata verde più spessa rappresenta la pista larga, quella più sottile il fuori sentiero, la valletta è indicata con la lettera a.

Prima che qualcuno me lo ricordi, ribadisco che:
non è opportuno andare in giro da soli (come faccio io tante volte). Nel caso fosse necessario, lasciate detto dove pensate di andare e, approfittando della tecnologia, di tanto in tanto mandate un messaggio o una foto che indichi la vostra posizione … non si può mai sapere.

mercoledì 11 marzo 2020

Cronaca di una escursione esplorativa, con “consigli didattici” (1)

PROLOGO
Come spesso mi accade, comincio a fare qualcosa e poi tento di perfezionarla strada facendo, e ciò vale non solo per le mie uscite escursionistiche, ma anche per i post e tanto altro. La mia prima intenzione era quella di descrivere la mia bella camminata esplorativa di ieri (qui alcune foto) spiegando anche i miei vari ragionamenti e le scelte che mi hanno portato ad effettuare cambiamenti in corso d’opera. Ho cominciato quindi a scrivere ma, dopo poco, mi sono reso conto che sarebbe stato un post eccessivamente lungo e quindi, non volendo rinunciare all’obiettivo, ho deciso di dividere la descrizione in più post alternando spiegazioni e consigli, questi basati su fatti oggettivi, esperienza e, non da ultimo, buonsenso.
Cap. 1 - progettazione
Come ho sempre fatto, ed in particolare volendo raggiungere nuove mete, mi sono messo a studiare le mappa dell’area. In questo caso, si trattava di un mio lavoro e quindi lo reputavo affidabile (il che è un gran vantaggio). Tuttavia, lunedì sera impiegai molto tempo nel pianificare l’uscita di ieri nel Parque Nacional del Teide, in quanto mi ero imposto molte condizioni, non facili da soddisfare al meglio in un unico itinerario. Mio obiettivo principale era quello di raggiungere la cima di 2 vette minori, fuori sentiero e per me inedite (Cerrillar 2.346 e Punta de Maja 2.364) e, a completamento, pensavo di andare alla ben nota Fortaleza (2.163), visto che ci mancavo da molto. Tutto da combinare in un giro di una ventina di km (+o- 10%) da concludere in circa 5h30', visto che dipendo dall'orario dell'unica guagua (bus) e quindi conta anche la scelta del punto di partenza. Dovevo oltretutto non sottovalutare l'incognita dei tempi dell'esplorazione e il tempo per fotografare e infine volevo cercare di trovarmi quanto più spesso possibile in situazioni di luce favorevole (p.e. dalla Fortaleza verso le 15.00 il Teide si trova perfettamente in controluce). Neanche in questo caso, pur contando su una buona rete di sentieri, è possibile avere tutto.
Per portare un paio di esempi “casalinghi”, è noto che, da San Costanzo e dintorni, Capri appare ben illuminata di mattina e Jeranto nel pomeriggio e, pur restando fermamente convinto che il miglior modo di percorrere il crinale sia quello in salita, talvolta al fine di includerlo evitando ripetizioni o lunghi giri, risulta conveniente farlo in discesa.
Ho preso in considerazione diversi punti di partenza e quindi itinerari ben distinti che però includessero la parte centrale della Ruta 2 - Arenas Negras che passa fra le due cime. La più interessante (lineare, con inizio dalla fermata Montaña Blanca) la prevedeva però nell'ultimo paio d'ore e quindi l’ho scartata preferendo avere la parte più flessibile del programma nella seconda parte del giro … e bene ho fatto (leggi prossimo capitolo).
Per quanto possibile, riservare le “esplorazioni” nella prima parte dell’uscita, non sapendo quanto tempo richiederanno, per puro piacere, per ulteriori indagini o a causa di ostacoli imprevisti.
Quando non si esce per andare a percorre sentieri così come sono proposti, pedissequamente, è opportuno leggere attentamente la carta dell’intera area, valutare – seppur approssimativamente – distanze, dislivelli e pendenze (orienteering docet). Farsi un’idea della velocità alla quale si potrà (si pensa di) procedere per rendersi conto del tempo necessario e valutare quello a propria disposizione.
Non partire se non si ha un’idea ben chiara di dove si voglia andare e, soprattutto, di ciò che si trova attorno, per essere pronti a trovare alternative o vie di fuga. Ovviamente, è fondamentale portare con sé la mappa … ma non nello zaino!
Alla fine ho optato per un circuito da Portillo, vedi mappa sopra. Dal Centro Visitantes ruta 4, poi la 2 con deviazioni per le due alture e ritorno sulla 4; via 4.1 a Portillo Alto, sentiero non ufficiale per il 24 e 1 fino alla Fortaleza (circuito 36); ritorno a Portillo via 1 completo. Circa 18,5km senza contare le deviazioni per Cerrillar e Punta de Maja.
Nel Cap. 2, se avrete la pazienza di leggerlo, vedrete che non è andata proprio così e spiegherò perché.
Tutte le mappe dei sentieri del Parque Nacional del Teide (incluso il quadro d'unione) le trovate in questa pagina.  

mercoledì 4 marzo 2020

Escursionisti, gente strana … almeno agli occhi di tanti

Ma chi v’’o fa fa’?” è uno dei commenti/domanda più frequenti che gli escursionisti si sentono rivolgere, per lo più in senso bonario, quasi una presa in giro.
Ricordo perfettamente gli sguardi inquisitori e sbalorditi di chi una trentina di anni fa mi vedeva in pantaloncini da escursionismo (anche con temperature non proprio calde) avviarmi ad esplorare sentieri, da quelli a monte di Amalfi a quelli del Faito e poi fino all'estremità della Penisola Sorrentina. L’escursionismo di massa con i gruppi organizzati da tour operator stranieri sarebbe arrivato solo una decina di anni più tardi, alle soglie del nuovo millennio. Contemporaneamente si cominciarono a vedere anche gruppi più o meno estemporanei di camminatori locali con mentalità più easy going di quella professionale dei gruppi CAI (lo storico Club Alpino Italiano, fondato nel 1863), come fu per gli Escursionisti Lubrensi (poi trasformatisi in FREE) che si costituirono l’8 novembre 1999 in quel di Schiazzano.
Ricordo la volta in cui, dirigendomi verso San Nicola per un sopralluogo, poco dopo aver superato Sambuco (frazione di Ravello, e non S. Buco come era riportato sugli orari SITA …) una simpatica signora intenta a fare l’erba per gli animali mi chiese “addò jate? a scaccia’ ’e sierp?”, domanda giustificata anche per essere una tarda mattinata di una calda giornata di giugno. Poi la rividi guidando i miei primi gruppi inglesi e da allora avrà visto sempre più escursionisti passare di lì, senza più meravigliarsi.
Tutt’oggi, nelle località meno frequentate da escursionisti, c’è chi ci guarda con sguardo perplesso, e spesso chiedono “addò jate?”; a chi risponde e intavola una conversazione taluni poi suggeriscono mete e percorsi secondo loro sconosciuti a tutti o, al contrario, sconsigliano di andare perché non si passa più essendo tutto abbandonato.
Ai loro occhi (e per tanti altri), gli escursionisti in genere sono tipi quasi fuori di testa, per lo più detto in modo benevolo, per inerpicarsi anche fuori sentiero fino in cima alle montagne, casomai sotto un sole cocente o con cielo che minaccia pioggia. Oltretutto, nei decenni scorsi, anche gli abbigliamenti degli escursionisti, sempre più colorati e sgargianti, indossati da donne e uomini ben oltre i 50, hanno spesso attirato l’attenzione … in qualche caso suscitando quasi scandalo, ma ora nessuno si meraviglia più di niente.

Forse non hanno tutti i torti, ma a noi piace così e, dicendo noi, penso di interpretare il pensiero di molti. Essendo sempre pronto allo scherzo e all’autoironia, ho quindi realizzato (male, … malo mast’ songo e mali fierr tengo) questo schizzo che penso ben rappresenti l’opinione che molti hanno degli escursionisti e specialmente di quelli locali. Visione che - in modo ironico e chiaramente includendomi nel lotto - in buona parte condivido, in particolare per la nostra mancanza di coordinamento e coesione, pur avendo indubbiamente opinioni e obbiettivi sostanzialmente simili. Sono contento di includermi senz'altro nella banda ma, ovviamente, lascio la libertà a chiunque altro di dissociarsi. Tuttavia ricordo che uno dei Comandamenti dei Camminanti (già dei FREE, dal significativo titolo meglio ‘na mala jurnata ca nu malo compagno) sottolinea che: 
non sono ammesse "facce appese", ‘mpicciusi e persone lamentose.
Di conseguenza sono esclusi anche quelli che non sanno ridere di sé stessi.

lunedì 23 settembre 2019

Escursione G a Capri: Anginola, Cetrella, Solaro, Migliera, Arco Naturale e altro

Ultima descrizione delle escursioni del TREK Amalfi - Sorrento 2020, ma non è detto che debba essere effettuata per ultima né che la si riesca a fare, anche se lo speriamo vivamente. Ad aprile - statisticamente - c’è rischio pioggia 1 o 2 volte per settimana ma spesso per sola mezza giornata, quindi, nel complesso, teniamoci pronti ad accorciare una escursione e forse rinunciare ad un altra. Per Capri dovremo anche considerare lo stato del mare, ma ad aprile raramente si interrompono i collegamenti con l’isola.
L’effettivo circuito previsto sull'isola di Capri è di19km, ma modificabile quasi dovunque ed in particolare dovremmo adattare l'itinerario se trovassimo ancora chiusa la famosa via Krupp a causa dei lavori di messa in sicurezza della falesia sovrastante, che vanno avanti da anni e non si sa quando si concluderanno. A detti 19km, chi vorrà scendere da Sant’Agata a Sorrento a piedi ne aggiungerà 3, percorrendo lo storico Circumpiso (‘o cierco d’o ‘mpiso = la quercia dell’impiccato); chiunque altro si voglia aggregare si farà trovare al porto di Sorrento o anche a quello di Capri se per esempio viene da Napoli o Amalfi.
questa mappa verrà ridotta in automatico da blogger e quindi risulterà poco leggibile;
tuttavia, dalla pagina del TREK sul mio sito potete scaricarla in HD, come tutte le altre
Si prevede di andare a Capri con il traghetto Caremar delle 9.25 (arrivo previsto alle 9.50) e quindi, contando di cominciare a camminare per le 10, avremo oltre 8 ore per goderci la maggior parte dei sentieri dei punti  più belli dell’isola (l'ultima corsa per Sorrento parte alle 18.45)Chiariti questi pochi ma essenziali argomenti logistici, eccoci alla sommaria descrizione del percorso, riportata anche in mappa. 
Partendo dal livello del mare e avendo come meta la cima più alta dell’isola (Monte Solaro, 589m) è chiaro che la prima ora e mezza sarà tutta in salita, all’inizio dolce e comoda su stradine con fondo duro, poi più ripida e “selvaggia” con la ripidissima ascesa alla "giungla" della valle dell’Anginola (foto sotto a dx) per giungere alla quale ci si aiuta con cavi e catene (foto sotto a sx), ma saranno segnalate alternative più comode. Prima della spettacolare salita finale al Solaro, sosta d’obbligo all’eremo di Cetrella, sperando di trovarlo aperto. Dopo una breve sosta sulla spianata artificiale in cima, probabilmente affollata da turisti giunti in seggiovia, ma in compenso ci sono bar e servizi), si torna a camminare in quasi assoluta solitudine lungo la discesa che ci porterà quasi 400m più in basso, procedendo per lo più parallelamente al ciglio della quasi verticale falesia meridionale, fin nei pressi della torre di Guardia, passando per Monte Cocuzzo e Migliera. Chi non soffre di vertigini godrà di viste a picco sul mare, gli altri potranno comunque mantenersi più all'interno.
   
Al termine della discesa, in alcuni tratti abbastanza ripida, si torna a camminare in salita lungo le caratteristiche stradine capresi fino ad centro di Anacapri e si continua con la prima parte della scala fenicia abbarbicata alla roccia (foto sotto a sx) e quindi per Aiano, chiudendo così il circuito anacaprese nei pressi dell’ospedale (Due Golfi). Da qui si andrà ai Giardini di Augusto passando per via Mulo e via Krupp - se questa sarà aperta - o per il dedalo delle viuzze della parte occidentale del centro storico di Capri.
   
Dai Giardini si andrà a Tragara passando a monte della Certosa di S. Giacomo e quindi, salendo per Dentecala, al Belvedere delle Noci da dove ci si affaccia su quella che fu la villa di Curzio Malaparte (foto a sopra a dx) e infine all’Arco Naturale (foto d'apertura)A questo punto non resterà che scendere al porto passando per la famosa piazzetta, calcolando bene i tempi per non perdere il traghetto o per approfittare per aggiungere qualche altro chilometro.
Se qualche parte dell'itinerario descritto fosse impraticabile, per qualunque motivo, si avranno comunque tante alternative, da una visita Villa Jovis (che fu residenza dell’Imperatore Tiberio) sulla cima più vicina alla terraferma, a soli 5 km da Punta della Campanella, al sentiero dei fortini (lungo la costa ovest) e/o alla soprastante Villa Damecuta, anch'essa fatta costruire da Tiberio.
   
     Cala di Matermania         ***          i Faraglioni da Tuoro   
Questa sarà senza dubbio una giornata lunga, con più trasporti del solito ma, considerati i luoghi che si raggiungono e i sentieri che si percorrono, certamente nessuno si lamenterà delle complicazioni e attese che gli spostamenti via mare inevitabilmente comportano.

Il TREK Amalfi - Sorrento 2020 è un’occasione di incontro tra camminatori indipendenti ed autosufficienti e NON una serie di escursioni guidate!

a breve sarà online il riepilogo generale, con ulteriori info logistiche 

domenica 15 settembre 2019

Escursione F da Sant’Agata: San Costanzo, Jeranto e tanto altro

L'escursione F è l’ultima su terraferma, la settima sarà quella sull'isola di Capri (speriamo di poterla effettuare). Proseguendo il nostro cammino verso l’estremità della penisola, questa tappa è stata ideata in due versioni più o meno simili sia per lunghezza che per dislivello, con 2/3 dello sviluppo in comune e due tratti ciascuno diversi fra loro. Il tratto più impegnativo della 1 è il suo secondo (crinale di San Costanzo a partire da Punta Campanella), quello meno scorrevole dell’altra inizia dopo appena 1km dalla partenza con il Cafariello e poi con il sempre un po’ ostico 300 fra Guardia e pineta del Monte di Monticchio
Non è detto che tutti debbano scegliere lo stesso percorso, i partecipanti potranno anche dividersi in due gruppi e darsi appuntamento direttamente a Vetavole, dopo una decina di chilometri, dove sarà effettuata la sosta picnic.
Nel dettaglio, come si può evincere anche osservando la mappa, ecco i due percorsi, per comodità indicati 1 (18,5km, via Torvillo e Campanella) e 2 (18km, via Monte di Monticchio e Vuallariello).
Si parte comunque insieme da Sant'Agata e ci si dirige verso la Pedara, dove il percorso 1 prosegue in piano per varie centinaia di metri, sale a Santa Maria della Neve e scende per Torvillo fino alla strada della Spina.
Invece, il percorso 2 si percorre tutta via Pigna e poi il Cafariello per immettersi sul 300 nei pressi pel ponticello sul Rivo Iarito. Si segue quindi l’Alta Via dei Monti Lattari passando per Guardia, Cuparo e Monte di Monticchio e la si abbandonerà per ricongiungersi all’altro tracciato a metà via Spina, tramite la bretella 355.
Da qui a Termini e poco oltre il percorso è identico per entrambe i percorsi; questi si divideranno a Cercito, con l’1 che prosegue fino a punta della Campanella per poi risalire a Vetavole via Rezzale e crinale mentre il 2 (più impegnativo nella prima parte) raggiunge lo stesso posto percorrendo i comodi sentieri delle Selve e del Vuallariello. Se si scegliesse di procedere in due gruppi diversi, chi arriva prima aspetta gli altri per mettere mano a cibarie e libagioni.
   
Dopo il meritato ristoro e dopo aver effettuato una breve puntata alla Cappella di San Costanzo (3 possibili itinerari, da scegliere al momento), ci aspetta una parte non proprio facile ma almeno di poco impegno fisico ... la discesa del 300 verso Nerano. La prima parte è poco pendente e panoramica, si prosegue quasi in piano per i faraglioni di Nerano e infine arriva l'ultima parte in bosco lungo un sentiero molto ripido che potrebbe essere scivoloso quindi si dovrà prestare massima attenzione.
Alla fine della discesa (a pochi metri da Nerano) si devia a destra sul sentiero per Jeranto (339) che percorreremo fino alla fine e visiteremo i vari punti notevoli: la piana della ex-cava, Penna (l'ultimo dei Tre Pizzi di Jeranto), il belvedere presso la Torre di Mont’alto. L'ordine di visita dei suddetti posti sarà deciso al momento e si può aggiungere anche la discesa alla spiaggia ... vari vorranno mettere i piedi a mare, ma non credo che qualcuno oserà anche una nuotata (ad aprile l’acqua è fredda). Comunque, ognuno è libero di fare come gli pare.
Si ritorna quindi a Nerano lungo lo stesso percorso e poi si raggiunge Sant'Agata con bus di linea. Sarà una giornata relativamente tranquilla, ma molto panoramica e varia.

Il TREK Amalfi - Sorrento 2020 è un’occasione di incontro tra camminatori indipendenti ed autosufficienti e NON una serie di escursioni guidate!

Sul sito www.caimontilattari.it trovate tracce e info dei sentieri CAI 300355 e 339.

l'escursione G sull'isola di Capri sarà online fra qualche giorno

giovedì 12 settembre 2019

TREK 2020 - doppio anello E da S. Agata: Sirenuse e Passeggiata rurale

Il circuito E deTREK Amalfi - Sorrento 2020 (occasione di incontro tra camminatori indipendenti ed autosufficienti e NON una serie di escursioni guidate) consiste in effetti di 2 anelli ben distinti per area e tipologia, ma di quasi identico sviluppo (9 km ciascuno); entrambi hanno origine al centro di Sant'Agata dove, di conseguenza, fra l'uno e l'altro ci godremo una comoda pausa pranzo più caffè. 
   
sopra: MaraTrail di Termini sul Pizzetiello (ripresa da TV3France - operatore sulla roccia)
sotto: Li Galli (alias Sirenuse): Gallo LungoCastelluccia La Rotonda
La mattina è previsto il sentiero delle Sirenuse, con lunghi tratti fra arbusti e alberi della macchia mediterranea e nella grande (per quest'area) pineta delle Tore, il pomeriggio un adattamento della Passeggiata rurale, che si percorrerà in salita, dopo essere scesi fin quasi a Massa via Schiazzano Santa Maria.
Si parte quindi in comoda e leggera discesa verso Nula, Torca e poi Monticello, dove inizia lo sterrato quasi in piano (sempre attorno ai 350m di quota) che conduce ai piedi della ripida ascesa al Pizzetiello (489m), dalla cui vetta si apprezzerà un vastissimo panorama che spazia da Vettica di Praiano, a tutto il Golfo di Salerno fino a Punta Licosa, con ovviamente Li Galli (le Sirenuse) al centro. Verso ovest si ammirano invece le ripide balze meridionali dell'estremità della Penisola, i Tre Pizzi di Jeranto Capri sullo sfondo. 
   
Si ridiscende quindi aggirando la collina e, dopo un brevissimo tratto sulla ss145 Sorrentina, si sale verso la pineta delle Tore di Sorrento. Come anticipato, in questo caso non ci sarà picnic in ambiente naturale come per tutti gli altri giorni, ma ognuno potrà scegliere cosa e dove mangiare visto che a Sant'Agata ci sono ristoranti, snack bar, gelaterie, pasticcerie, pizzerie e negozi di alimentari.
videoguida della Passeggiata rurale (seppur descritta nella direzione opposta)
Dopo il caffè, si riparte in discesa passando per Canale (con i suoi caratteristici lavatoi tutt'oggi in uso), CalellaMonticchioSchiazzanoS. Maria e quindi, con vari saliscendi, si andrà a intercettare il tracciato della Passeggiata rurale a BagnuloSi rientra a Sant'Agata per Prasiano, Priora, Acquacarbone (recuperata un paio di anni fa dopo decenni di abbandono) e Olivella.
Per questo doppio circuito, dei sentieri CAI si percorrono solo il 300 da Torca alla ss145 Sorrentina e brevissimi tratti del 355 e 343 nei pressi di Santa Maria. Per questi, trovate tracce e info sono su www.caimontilattari.it, come per le precedenti escursioni. 

TREK 2010: itinerari, mappe, profili, distanze e tante foto

l'escursione F da S. Agata (San Costanzo e Jeranto) sarà online fra qualche giorno