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lunedì 9 novembre 2020

Micro-recensioni 376-380: un thriller e 4 a soggetto filosofico - religioso

I quattro (di 4 paesi diversi) hanno tuttavia approccio e stile completamente diverso, dal rigoroso rispetto delle sacre scritture al confronto con idee eretiche, dal confronto Dio / Diavolo / Morte alla satira dissacrante che propone un ampliamento della Trinità e tira in ballo Apocalisse e Paradiso. Per quanto riguarda i contenuti è inutile approfondirli in quanto, ovviamente, ognuno di noi ha le proprie idee e convinzioni e non sono argomenti da esaurire in poche righe. Tutti risultano più interessanti e comprensibili a chi ha almeno discrete conoscenza religiose.

Sono film da guardare e, soprattutto, ascoltare con attenzione e poi discuterne in buona compagnia. Nel complesso si tratta di 5 ottimi film, 3 dei quali candidati Oscar e hanno rating medi del 98% su RT. Per essere tanto diversi, mi è difficile metterli in ordine di gradimento e quindi procederò in ordine cronologico.

 

The Fallen Idol (Carol Reed, UK, 1948)

Un ottimo film tratto da un ottimo racconto (The Basement Room, 1936) di Graham Greene; essendo uno dei miei autori preferiti avevo letto prima la short story e poi scoprii l’esistenza del film, dal titolo diverso. Notevoli anche le interpretazioni di Ralph Richardson e Michèle Morgan, nonché il piccolo Bobby Henrey (9 anni) perfetto nel ruolo dell’insopportabile figlio dell’ambasciatore, intrigante e bugiardo seppur (secondo lui) a fin di bene. Comportamento che ricorda molto quello di Bobby Driscoll, protagonista in The Window (1949, di Ted Tetzlaff) che non viene preso nella debita considerazione dalla polizia e neanche dai propri genitori (consiglio di recuperarlo e guardarlo, Nomination Oscar per il montaggio). La storia di The Fallen Idol è perfetta, con tanti incidenti di percorso, incontri casuali quanto inopportuni e colpi di scena. Le situazioni nella parte finale, con gli interrogatori del sospettato, della presunta complice e del testimone, cambiano vorticosamente considerato che tutti mentono, seppur per motivi diversi. Non ve lo perdete … 100% su RT e 2 Nomination Oscar (regia e sceneggiatura)

Macario (Roberto Gavaldón, Mex, 1959)

Questo è il film “filosofico” del gruppo in quanto al poverissimo e affamatissimo protagonista viene chiesto in successione da Dio, dal Diavolo e dalla Morte, di offrire parte del suo sognato, e finalmente ottenuto, tacchino al forno tradizionale del Dìa de Muertos. Lo dividerà solo con uno e da ciò deriveranno fama e denaro con conseguenti problemi. Ottenne la Nomination Oscar come miglior film straniero (prima candidatura per il Messico), ma il premio andò a La fontana della vergine (Ingmar Bergman); questo non è il suo solo legame con il regista svedese visto che molti vedono in Macario molti punti in comune con uno dei suoi migliori film: Il Settimo sigillo (1957).

  

Il Vangelo secondo Matteo (Pier Paolo Pasolini, Ita, 1964)

Terzo lungometraggio di Pasolini, diretto un anno dopo RoGoPaG nel quale è compreso La ricotta, corto che diede la stura a feroci polemiche e, in parte trattava argomento simile (rappresentazione di ultima cena e crocefissione). Tuttavia il taglio in questo caso è totalmente diverso e i testi sono ripresi alla lettera da una versione approvata del Vangelo. Certamente il contesto e la messa in scena conta e per questo ebbe qualche critica, ma in linea di massima ebbe il plauso anche degli ambienti e alte sfere religiose. A parte ciò, tecnicamente è un gran bel film che conta sulla fotografia (b/n) di Tonino delli Colli, una eccellente direzione di attori non professionisti, i costumi di Danilo Donati e suggestiva e calzante colonna sonora che spazia dalla musica classica, al gospel e al Gloria della Missa Luba. Interessantissima anche la scelta delle location fra le quali spicca la Gerusalemme ambientata nei Sassi di Matera, sfollati nel decennio precedente. Ottenne 3 Nomination Oscar (costumi, scenografia e colonna sonora).

La via lattea (Luis Buñuel, Fra, 1968)

Anche Buñuel si attenne esattamente ai testi e cronache ufficiali, ma si occupò soprattutto delle eresie e quindi delle diverse interpretazioni della Bibbia e ciò è messo ben in chiaro nei titoli di coda nei quali appare questa dichiarazione: “Tutto ciò che, in questo film, riguarda la religione cattolica e le eresie che essa ha suscitato, particolarmente dal punto di vista dogmatico, è rigorosamente esatto. I testi e le citazioni sono conformi sia alle sacre scritture, sia a delle opere di teologia e di storia ecclesiastica antiche e moderne.” Per collegare i vari eventi e teorie sviluppatesi in secoli diversi la narrazione segue il pellegrinaggio verso Santiago di Compostela di due francesi che si troveranno “miracolosamente” in luoghi ed epoche diverse. Film premiato a Berlino.

Así en el cielo como en la tierra (José Luis Cuerda, Spa, 1995)

Infine, il più moderno, il più folle e irriguardoso, fedele allo stile di Cuerda. Anche lui si basa sulle sacre scritture, richiamate numerose volte, ma soprattutto sull’Apocalissi di Giovanni. In questa commedia grottesca si immagina che ogni paese abbia il proprio Paradiso e che questo ne rispecchia tradizioni, cultura e stato sociale (in questo caso la Spagna). Dio (Fernando Fernán Gómez), insoddisfatto della situazione sulla terra decide di avere un secondo figlio ma ben presto si rende conto che la cosa non è semplice e le conseguenze potrebbero portare a più gravi problemi. Nello stile classico della comedia negra spagnola, sulla scia di Berlanga e Azcona, Cuerda (sceneggiatore unico) propone in maniera ironica i mille problemi e contraddizioni derivanti dall’interpretazione letterale delle Bibbia in contrasto con i tempi attuali. Spiccano le interpretazioni di Paco Rabal (San Pietro) e dell’ineffabile Luis Ciges nei panni di un gioviale ubriacone appena giunto in Paradiso.


#cinema #cinegiovis

domenica 6 settembre 2020

Micro-recensioni 296-300: film di generi vari, quasi tutti eccellenti

Difficile, ma non troppo, metterli in ordine di gradimento. Le mie preferenze vanno senza alcun dubbio ad Apocalypse Now, nella versione Redux, vale a dire quella presentata a Cannes nel 2001, un director’s cut che aggiunge ben 53’ alla versione distribuita nelle sale 22 anni prima, portando la durata a circa 3h15’. Come mio costume, non mi faccio impressionare più di tanto da rating e recensioni e quindi senza pensarci due volte pongo al secondo posto di questo gruppo The Third Man, film rigoroso, con ottima fotografia (Oscar), luci e ombre sensazionali e originali angoli di ripresa, basato su una eccellente sceneggiatura originale di Graham Greene, poi pubblicata anche come romanzo.
Paragonato a questi due film GoodFellas si classifica buon terzo … non è la prima volta che l’ho guardato ma continua a non convincermi e in questo campo resto sostenitore del primo prodotto del genere di Scorsese (Mean Streets, 1973, inizio della fruttuosa collaborazione con Robert DeNiro).
Arsenico e vecchi merletti è commedia brillante (seppur con risvolti dark) conosciutissima anche in Italia, proposta centinaia di volte in tv a beneficio di milioni di spettatori. A prescindere dalla gran qualità degli altri “contendenti”, Murder My Sweet è stato deludente.
 
Apocalypse Now - Redux (Francis Ford Coppola, USA, 1979)
Al 54° della classifica IMDb dei migliori film di sempre * 2 Oscar (fotografia e sonoro) e 6 Nomination (miglior film, regia, sceneggiatura, Robert Duvall non protagonista, scenografia e montaggio.
Sicuro che tutti i cinefili abbiano visto almeno l’originale, ricordo le aggiunte principali della versione Redux, ma sappiate che nel 2019 è stata distribuita un’ulteriore versione accorciata rispetto a questa, indicata come Final cut (3h02’). Il grosso – quasi mezz’ora è rappresentato dall’incontro con una famiglia francese che da decenni conduce una piantagione di caucciù in Cambogia. C’è poca azione ma i dialoghi in merito al colonialismo in Indocina e le relative guerre sono più che interessanti. Una decina di minuti sono invece dedicati all’intrattenimento offerto da Willard all’equipaggio … un paio d’ore in compagnia delle playmate.
Film spettacolare e complesso, curato nei particolari, più che meritevole dei due Oscar, nonostante le oltre 3 ore di durata non ci si annoia di certo.
Imperdibile!

The Third Man (Carol Reed, UK, 1949)
178° nella classifica IMDb * Oscar fotografia, Nomination regia e montaggio
Non penso di essere stato condizionato dal fatto che la sceneggiatura sia del mio autore preferito, la regia è magistrale così come la scelta delle location (la maggior parte effettivamente a Vienna dell’immediato dopoguerra). Una pura curiosità (che non penso sia voluta): in Apocalypse Now il colonello Kurtz (Marlon Brando) è l’obiettivo della missione segreta di Willard (Martin Sheen), in The Third Man il barone Kurtz (Ernst Deutsch, il rabbino di Der Golem, 1920) è socio nei traffici di Harry Lime (Orson Welles).
Ogni commento sarebbe sprecato … da guardare assolutamente; gli appassionati di fotografia b/n probabilmente lo vorranno vedere più di una volta.
  

GoodFellas (Martin Scorsese, USA, 1990)
17° nella classifica IMDb * Oscar Joe Pesci non protagonista, 5 Nomination (film, regia, Lorraine Bracco non protagonista, sceneggiatura e montaggio)
Vale quanto detto per Apocalypse Now, penso che tutti lo conoscano ed ognuno abbia la sua opinione e quindi, dopo quanto scritto nel cappello, non mi addentro in ulteriori commenti, non dovendo convincere nessuno a guardarlo.

Arsenic and Old Lace (Frank Capra, USA, 1944)
Oltre l’ottimo adattamento cinematografico dell’omonima commedia (1941) di Joseph Kesselring e la precisa regia di Frank Capra, no si può fare a meno di lodare l’intero cast, con ogni attore scelto alla perfezione per il suo personaggio; forse il più famoso (Cary Grant) è quello che recita un po’ troppo sopra le righe, ma il resto della famiglia Brewster, i poliziotti, il Dr. Einstein (Peter Lorre), il tassista, il direttore della clinica e altri sono impeccabili.
Consigliato per un paio d’ore di puro svago.

Murder My Sweet (Edward Dmytryk, USA, 1944)
Il personaggio principale è Philip Marlowe, quindi ripeto quanto scrissi un paio di settimane fa in merito a Kiss Me Deadly (Robert Aldrich, USA, 1955). Quando il protagonista è un noto detective si sa che supererà più o meno indenne qualunque prova e qualunque avversità “spesso in modo a dir poco incredibile facendo venire a mancare la vera suspense”.
Noir del quale si può fare a meno.

#cinegiovis #cinema #film