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domenica 30 ottobre 2022

Microrecensioni 306-310: Emilio Fernández e Alberto Gout, Epoca de Oro mexicana

Gruppo molto omogeneo, relativi a due soli registi, ognuno con il suo direttore della fotografia preferito (due maestri del b/n Gabriel Figueroa per Fernández e Alex Phillips per Gout), film drammatici girati intorno al 1950 che spaziano dai noir con forti connotazioni musicali (cabareteras / rumberas / ficheras), al revenge, all’ideologico-politico. Film poco conosciuti ma che vale senz’altro la pena guardare, non a caso sono fra i più apprezzati della Epoca de Oro del Cine Mexicano durante la quale si distinsero grandi registi, ottimi direttori della fotografia e tanti buoni attori, caratteristi e cantanti. Non a caso tutt'oggi vengono analizzati con attenzione in ricorrenti mostre, conferenze e vari corsi ad essi specificamente dedicati nell'ambito della cinematografia messicana.


I tre generi musicali sopra citati sono spesso accomunati, ma racchiudono sottili differenze: 

  • Cabareteras si riferisce chiaramente alle artiste che si esibivano nei cabaret di livello medio-alto, di facciata signorile (attorno ai quale si sviluppa la trama). In tali film si ritrovano anche famosissimi musicisti come Pérez Prado (El Rey del Mambo) che interpretò sé stesso in una mezza dozzina di film, insieme con la sua orchestra;
  • Rumberas richiama specificamente il tipo di danza proposta da ballerine soprattutto di origine cubana, le più famose furono María Antonieta Pons, Ninón Sevilla, Rosa Carmina, Amalia Aguilar e Meche Barba (l’unica messicana), mentre le star del precedente genere che si esibivano nello stesso tipo di locali raffinati potevano essere anche solo cantanti famose (come Toña La Negra o María Luisa Landín);
  • Ficheras erano letaxi dancers, donne che ballavano balli di coppia con i clienti ricevendo una ficha (valida per una singola canzone) che il cliente comprava in precedenza e sul prezzo della quale la fichera riceveva una commissione (questo avveniva perlopiù in locali di livello inferiore e il dopoballo era facoltativo ed in alcuni casi sottinteso anche se ufficialmente proibito.

Musica e danza sono sempre state attività molto amate dai messicani e a metà del secolo scorso i locali da ballo era numerosissimi variando dai cabaret e night di lusso con tanto di orchestra in costume e palco con ricche scenografie, alle cantine equivoche con pochi musicisti, talvolta una/un cantante e tante ficheras. In dette sale (di qualunque tipo) giravano quindi soldi, spesso tanti e molte volte di provenienza illecita, c’erano persone che spendevano i loro pochi soldi per bere e ballare con una ragazza, veri criminali e delinquenti di bassa lega, protettori e chi più ne ha più ne metta. Su queste basi gli sceneggiatori potevano quindi costruire tante trame diverse, raramente ripetitive e l’azione veniva intervallata con vari pezzi musicali, danze spesso caraibiche e, budget permettendo, canzoni interpretate da guest star che quindi interpretavano sé stessi.  Per esempio, restando ai film di questo gruppo, Pedro Vargas (uno dei più famosi cantanti di boleros dell’epoca) in Aventurera canta un paio di volte alcune strofe della canzone omonima, mentre in Víctimas del pecado si esibisce con Pecadora, entrambe composte dal mitico Agustin Lara, che conta anche molte partecipazioni come attore e non solo come cantautore. Vari ottimi interpreti principali si ritrovano in più film (Ninón Sevilla, Tito Junco, Rodolfo Acosta, Miguel Inclán) e gli altri non sono da meno come María Félix, i fratelli Domingo e Fernando Soler, il villano per antonomasia Carlos López Moctezuma, Marga López e Columba Domínguez

 
Considerata la lunga introduzione (che è valida per 4 dei 5 film), cercherò di essere conciso in quanto ai commenti delle singole pellicole. Comincio con le 2 dirette da Alberto Gout, come detto entrambe con la fotografia di Alex Phillips

  • Aventurera (Alberto Gout, Mex, 1950)
  • Sensualidad (Alberto Gout, Mex, 1951)

Il primo è generalmente considerato il miglior film dei generi in questione, senza dubbio di livello molto superiore agli altri sia per l'ottima sceneggiatura, che per la fotografia e le interpretazioni. La storia originale di Álvaro Custodio è particolarmente intrigante ed è adattata (da lui stesso insieme con Alberto Gout e Carlos Sampelayo) in un capolavoro di intrecci, sorprese, twist, incontri casuali e ritorni, conditi con ricatti, vendette, tratta di ragazze, sparatorie e accoltellamenti, rapine, incarcerazioni, in un vero vortice di avvenimenti che nella seconda parte includono anche molta “vendetta psicologica”.

Il secondo segue invece una vera e propria trama revenge con una ballerina (Ninón Sevilla) che, dopo aver scontato 2 anni di carcere, circuisce (non si tratta di semplice seduzione) l’attempato giudice (l’ottimo Fernando Soler) che l’aveva condannata. La mangiatrice di uomini, con la collaborazione del suo compare, minerà moralità della sua inizialmente integerrima vittima, ma lungo il percorso non tutto andrà come previsto.

  

  • Rio Escondido (Emilio Fernández, Mex, 1946)
  • Salón México (Emilio Fernández, Mex, 1949)
  • Víctimas del pecado (Emilio Fernández, Mex, 1950)

Fra i tre film di Emilio El Indio Fernández inseriti in questa cinquina, il primo niente ha a che vedere con i locali cittadini o con la musica, ma è un vero e proprio manifesto politico e ideologico, pro alfabetizzazione e cultura indigena, concetto reso ancor più evidente, se mai ce ne fosse stato bisogno, dai discorsi (quasi proclami) inseriti sui titoli di testa e di coda, dalla lettera del Presidente e dalla viva voce della maestra rurale Rosaura Salazar (María Félix). In breve, il Presidente della Repubblica Messicana, decide di inviare un gran numero di maestri nei pueblos più lontani e isolati nell’ambito di una grande operazione di alfabetizzazione. Si dovrà scontrare (anche fisicamente) con lo spietato Regino Sandoval (Carlos López Moctezuma, perfetto per il ruolo) che domina incontrastato a Rio Escondido. Definirlo drammatico sarebbe riduttivo, potendolo senz’altro definire tragico ma è proprio quest’aspetto che lo rese più famoso in quanto è dichiaratamente dalla parte degli oppressi, siano essi mestizos o indigenas. Particolarmente apprezzabile la fotografia curata da Gabriel Figueroa favorita dal fatto che il film è girato in gran parte in esterni.

Passando ai due musicali, si deve notare che Salón México (che si svolge per lo più in locali di basso livello) fu il primo ottimo approccio di Fernández con il genere nel quale confermò la sua maestria e di conseguenza il suo successo. In Víctimas del pecado la parte noir viene sminuita dall’inserimento nella trama di un bambino (fin dalla sua nascita) che gioca un ruolo fondamentale negli sviluppi successivi, rendendolo un po’ troppo melodrammatico -strappalacrime. In entrambe i film il cattivo senza scrupoli è interpretato da Rodolfo Acosta, nel campo dei villanos dell’epoca secondo solo Carlos López Moctezuma, ma in questi ruoli avvantaggiato dall’essere più atletico e di oltre 10 anni più giovane.

Cinquina consigliata in blocco …

giovedì 25 novembre 2021

Interessanti e ottime proposte di film NOIR su Criterion

Sempre alla ricerca di buoni titoli, seguo vari siti e social di cineteche, piattaforme di streaming e distributori di film arthouse (anche se non disponibili in Italia) e, pur avendone guardati migliaia, trovo sempre qualcosa di nuovo e interessante o mi riportano alla mente film guardati vari decenni fa. Una raccolta di una settantina di titoli di qualità è apparsa di recente sul sito Criterion. Suggerisco di dare una scorsa ai titoli di questa pagina dedicata specificamente ai noir (per me specialmente interessante essendo appassionato del genere), non solo i classici americani in b/n degli anni ‘40 e ’50, ma anche più recenti fino agli anni ’90, oltre ad una buona collezione di giapponesi degli anni ‘60/70 e qualche europeo (dispiace non vedere titoli messicani … ce ne sono numerosi della Epoca de Oro che non hanno nulla da invidiare ai suddetti). I noir rappresentano uno stile più che un genere che ha avuto successo durante quali l’intera storia del cinema, tanto da meritarsi saggi, studi e perfino enciclopedie! 

 

Vi propongo anche questo video che esalta non solo i noir ma anche le potenzialità della fotografia in bianco e nero. Per chi non conoscesse Criterion, sappia che dal 1984 si dedica al recupero e distribuzione di film internazionali di qualità e da vari anni li rende disponibili anche in streaming, purtroppo ancora limitato a USA e Canada. In attesa di potere usufruire anche in Italia è comunque utile seguirlo per nuovi spunti, così come si seguono le programmazioni delle cineteche e di vari Festival, sia che si tratti di nuove uscite che di retrospettive. A Criterion è legato anche il distributore Janus Films (attivo dal 1956) che conta oltre 1.000 titoli internazionali (per lo più del secolo scorso) fra i quali tanti classici di Antonioni, Eisenstein, Bergman, Fellini, Kiarostami, Kurosawa, Sembène, Tarkovsky, Truffaut e Ozu.

Per trovare tanti altri buoni film si può visitare il sito MUBI che, ormai già da qualche anno, consente lo streaming anche in Italia a prezzi accessibilissimi. Oltre ad una regolare programmazione giornaliera di film che restano online per 30 giorni, propone tanti altri titoli divisi in varie categorie come La top 1000 di MUBI, film dei Festival di Cannes e Locarno, Palme, Leoni e Orsi d’Oro, retrospettive dedicate a singoli registi (ora online ci sono Ozu, Bergman, Tarkovsky, Varda, Kieslowsky).

Altro sito da seguire (ma solo per prendere spunto dal catalogo visto che le visioni sono purtroppo limitate al territorio UK) è quello del British Film Institute (BFI). Tante altre idee si possono avere seguendo le programmazioni di cineteche come quelle di Parigi, Madrid, Lisbona, Bologna, Ginevra, Ciudad de Mexico e infinite altre, di solito con un occhio di riguardo alla cinematografia del proprio paese.

giovedì 18 giugno 2020

Soy Cuba (1964), ottimo film, particolarmente apprezzato dai fotografi


Nel portare a termine una serie di una mezza dozzina di film girati in bianco e nero negli ultimi decenni (quindi per precisa scelta), mi è tornato in mente questo eccellente eppure semisconosciuto film cubano, “scoperto” e guardato l’anno scorso, ritrovato recentemente in rete (in calce i link), che propone 4 storie cubane nel periodo della transizione, mostrando in stile quasi documentaristico scene dei club de La Habana, dei campi, degli scontri di piazza e della guerriglia.

Soy Cuba (Cuba/URSS, 1964)
di Mikhail Kalatozov
IMDb 8,2  RT 100%

Scovai questa perla della cinematografia nella videoteca della Cineteca Nacional Mexico, una co-produzione cubano-sovietica, composta da 4 storie che si svolgono sull’isola caraibica a fine anni ’50, nel periodo della fuga di Batista e l’avanzata di Fidel Castro. Chiaramente si tratta di visioni parziali e di parte della vita cubana, di taglio più o meno propagandistico a seconda dei casi (ma, vista epoca e produttori, non poteva essere altrimenti). La sua eccezionalità non risiede nella sceneggiatura, comunque più che buona, bensì nella qualità delle riprese, in particolare quelle della prima metà. Gli ambienti si alternano, si inizia con i grandi hotel dell’epoca di Batista frequentati da ricchi americani in cerca di avventure es(r)otiche, si passa al dramma di una famiglia estromessa dalla piantagione di canna da zucchero della quale si occupava, si torna in città per le violente proteste studentesche e si finisce con la guerriglia nella selva.
Caratteristiche comuni sono un uso pressoché continuo di grandangolo su camera a mano e piani sequenza affascinanti, il tutto sostenuto da una perfetta fotografia bianco e nero. Verticalità e linea d’orizzonte orizzontale sembrano essere un’opzione raramente presa in considerazione dal regista. Con il fermo immagine, quasi da ogni scena si potrebbero ricavare tante foto degne di essere presentate in un’esposizione. 
Questo mostrato nella clip è uno dei più famosi piano-sequenza è ripreso su vari livelli di un roof top di un grande albergo, con tanto di bar e piscina, musica dal vivo e beauty contest. Dopo varie “acrobazie” con la cinepresa, l’operatore quasi vola due livelli più in basso al bordo della piscina nella quale poi entra e continua a filmare sott’acqua. Ottimo sia per creatività che per qualità di realizzazione, specialmente considerando che all’epoca non esistevano i sofisticati stabilizzatori, né il digitale, né leggere steadicam. Ma anche le riprese fra le canne da zucchero e quelle con ambienti geometrici all’università, giusto per citarne qualcuna, sono estremamente interessanti.

Superconsigliato, cinematografia eccezionale!

Qui potete guardare o scaricare la versione originale (480p)
Da questa pagina potete invece scaricare i sottotitoli,anche italiani

#cinegiovis #cinema #film

giovedì 7 novembre 2019

67° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (331-335)

ANTICIPAZIONE: fra pochi giorni comincia l'HIFF (Hawaiian International Film Festival) e sabato potrò guardare in sala The Irishman (2019, di Martin Scorsese). Seguiranno altre interessanti primizie!

Gruppo molto “mal assortito”, con un recente gran successo coreano sulla bocca di tutti (Parasite, da oggi in Italia), un giapponese deludente e tre cult cileni. Questi ultimi in quanto ho “riesumato” un link a una pagina di pellicole cult della cinematografia cilena, per lo più prodotte negli anni immediatamente precedenti o successivi alla dittatura di Pinochet (1973-1989). La breve lista comprende film restaurati ed in HD fino a 1080p, disponibili per lo streaming gratuito. Dal catalogo online della Cineteca Nacional è possibile accedere a oltre 350 video che comprendono documentari, news e film fra i quali ce sono tanti di Miguel Littín, Aldo Francia e altri registi conosciuti anche al di fuori del sud America, tutti visionabili gratuitamente online. 

   

333  Parasite (Joon-ho Bong, Kor, 2019) tit. or. "Gisaengchung"  * con Kang-ho Song, Yeo-jeong Jo, So-dam Park * IMDb  8,5  RT  99% * Palma d’Oro a Cannes, all’unanimità
Commedia drammatica / thriller, di difficile collocazione precisa in quanto non mancano scene violente al limite dello splatter e critica sociale. Certamente ben realizzato, con una buona caratterizzazione della decina di personaggi principali (da questo punto di vista può essere quasi considerato un film corale), interessante utilizzo di tre ambienti abitativi estremamente diversi per le tre famiglie che si confronteranno nei modi più impensati. Anche fotografia e scelta dei tempi (che creano una certa suspense) sono più che apprezzabili. Non dico di più per non rischiare spoiler.
Per alcuni versi la famiglia che vive di espedienti mi ha riportato alla mente il giapponese Shoplifters, candidato all’Oscar come miglior film straniero nell’edizione di quest’anno, che non mi colpì più di tanto, ma Parasite è senz’altro di altro livello e al momento viene dato come favorito nella corsa agli Academy Awards 2020.
Fatto singolare: similmente a tanti altri film dell'Estremo Oriente, anche in questo, benché moderno, si ascolta un successo italiano degli anni '60: In ginocchio da te, nella versione originale di Gianni Morandi.
Da non perdere, anche se penso che al momento è nettamente sopravvalutato (oggi si trova al 50° posto nella classifica IMDb dei migliori film di sempre, il che mi sembra abbastanza ridicolo).


335  Valparaíso Mi Amor (Aldo Francia, Cile, 1969) * con Hugo Cárcamo, Sara Astica, Rigoberto Rojo * IMDb  6,9
Primo dei due soli lungometraggi di Aldo Francia, cinefilo appassionato dopo aver visto Ladri di biciclette, pediatra impegnato nel sociale, cineasta appassionato, regista dal 1957 irando corti autoprodotti in Italia, Francia, Brasile, Yugoslavia, Svizzera e Germania con una Paillard 8mm; creatore del Festival de Cine de Viña del Mar (Cile) nel 1963, pilastro del cosiddetto Nuevo Cine Chileno girò l’altro suo film Ya no basta con rezar nel 1973.
Il suo stile è indiscutibilmente neorealista ed in questo caso si occupa di 4 giovanissimi (fra i 5 e 14 anni) rimasti improvvisamente quasi soli dopo l’arresto del padre che rubava per dar loro da mangiare. Crescere in tali condizioni non è certo facile e Francia dopo l’inizio che va fino alla condanna del padre a 5 anni di reclusione, segue un po’ il gruppo dei fratelli e la sorella nel complesso e al contempo estrapola una storia per ciascuno di loro.
Filmato in bianco e nero, con tanta camera a mano, sostenuto da appropriata colonna sonora risulta essere un ottimo di cinema verité. 
Imprescindibile per chi si interessa di cinema latino.

      

334  El ídolo (Pierre Chenal, Cile, 1952) * con Alberto Closas, Elisa Galvé, Florence Marly * IMDb  6,6
Più che interessante noir diretto in Cile dal francese Chenal, ambientato in quella società straricca che si vedeva spesso in un certo genere di film latinoamericani, in particolare gli ottimi messicani. Grandi case, feste, signore ingioiellate, macchinoni americani, abiti di lusso, feste fanno da sfondo a questa storia abbastanza originale e intricata, con ritorno come protagonisti di personaggi che si pensava essere solo lì per caso nelle prime scene del film.
Le strade di un famoso attore (l’idolo), la moglie e la giovane sorella di questa, due chirurghi soci ma moralmente molto diversi fra loro, un piccolo delinquente ed un equivoco e avido detective privato si incroceranno più volte in un susseguirsi di colpi di scena, fino alla conclusione (sinceramente un po’ sottotono). In un certo senso appare essere un po’ “ottimista” presentando troppi buoni ed un solo cattivo, ma resta un buon noir d’epoca.
Piacevole e avvincente visione.

332  La Frontera (Ricardo Larraín, Cile, 1991) * con Patricio Contreras, Gloria Laso, Alonso Venegas * IMDb  7,4 
Film del dopo Pinochet, narra di un professore di matematica mandato al confino in un paesino costiero sperduto dove avrà a che fare con un “Delegato” inetto, con il suo giovane segretario con un po’ di buonsenso, uno spagnolo scappato dalla guerra civile e sua figlia, un prete inglese, una curandera e un singolare palombaro. Fra le tante situazioni drammatiche si nota spesso una nota sarcastica quasi surreale, ma queste sono i personaggi che spesso si incontrano in tali piccole comunità isolate e che sono state tante volte rappresentate nei romanzi dei migliori autori latinoamericani.
Per la cronaca, il regista non ha niente a che vedere con più noto Pablo Larraín (El ClubJackie, …).
Interessante, merita la visione, ma penso che si trovi solo in lingua originale.

331  Alone on the Pacific (Kon Ichikawa, Jap, 1963) * con Yûjirô Ishihara, Masayuki Mori, Kinuyo Tanaka * IMDb  7,0 
La storia (vera) di questo attraversamento del Pacifico in solitaria, con una piccola imbarcazione a vela dotata lunga poco meno di 6 metri, fornita di minima tecnologia, mi aveva incuriosito e pensavo che Ichikawa (regista dell’eccellente L’arpa birmana, 1956) avesse svolto un lavoro degno della sua fama. Purtroppo sono rimasto deluso. L’alternanza flashback dei preparativi / effettiva traversata non funziona troppo bene e la descrizione della navigazione si limita a tante scene dei limitatissimi spazi interni (spesso poco plausibili) ad alcuni esterni assolati e a barca quasi ferma per bonaccia.
L’unica giustificazione che posso considerare per questo film sostanzialmente inutile, è quella di celebrare il 23enne e abbastanza inesperto Ken-Ichi Horie che pochi mesi prima (12 maggio – 11 agosto 1962) aveva veleggiato dal Giappone a San Francisco.

Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire dal 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate su questo blog. 

venerdì 4 gennaio 2019

Spigolature ed elogi coyoacanensi (post molto arretrato)


Ancora a Coyoacán, Ciudad de Mexico

Qualche curiosità e qualche nota da questo mio quarto soggiorno a Coyoacán, area decentrata di Ciudad de Mexico, da sempre residenza di personaggi di rilievo, dal conquistador Hernán Cortés a partire dal 1521, ad artisti come Frida Kahlo e Diego Rivera (i quali ospitarono il rifugiato russo Trotski che qui fu assassinato nel 1940 da un sicario per ordine di Stalin), a innumerevoli cineasti e attori della Epoca de Oro del Cine Mexicano, data la vicinanza agli Estudios Churubusco (la Cinecittà messicana).
Tutt'oggi Coyoacán è un affascinante misto di ville moderne e grandi residenze dl secolo scorso, larghe strade alberate, molte delle quali con scarsissimo traffico, stradine acciottolate (verso San Angel), conta 4 musei fra i quali il quello famoso della Casa azul di Frida Khalo e una doppia classica piazza alberata, con tanto di cassa armonica e chiesa in stile coloniale (Iglesia de San Juan Bautista, costruita fra il 1522 e il 1552, su terreno concesso da Cortés ai francescani), un grande parco pubblico (Viveros) dove ci sono sempre migliaia di persone che passeggiano o corrono ordinatamente (sull’anello principale vige un regime di senso unico con i camminatori da un lato e i corridori dall’altro), spazi specifici per bambini e per anziani, un grande slargo centrale dove si “allenano” giovani aspiranti toreri ... (foto in basso)

Per puro caso, negli ultimi 3 soggiorni ho trovato alloggio in case legate al mondo del cinema: di una documentarista (pluripremiata, anche all'estero), una specialista del montaggio sonoro e, a novembre scorso, in quella che fu la residenza di Fernando Soler, il più famoso della famiglia dei poliedrici cineasti messicani che segnarono la Epoca de Oro, fratello di Mercedes, Andres, Julian e Domingo, tutti attori, registi e produttori. Fernando apparve in oltre 100 film, quasi sempre da protagonista come anche nel caso dei suoi 3 lavori con Luis Buñuel: El gran calavera (1949), La hija del engaño (1951), Susana (1951). A un tiro di schioppo c'è la fantastica Cineteca Nacional Mexico (della quale ho già parlato in più occasioni) e, qualche chilometro più in là, la Casa Museo di Luis Buñuel. Ma più a portata di mano di ques'ultima, cè la Monumental Casa de Emilio el "Indio" Fernández, una specie di fortezza dall'architettura a dir poco singolare, nella quale il grande regista, attore e modello per la statuetta degli Oscar (leggi post) visse fino alle fine dei suoi giorni. Si trova all'angolo della c/ Dulce Olivia, così denominata come omaggio a Olivia de Havilland, della quale el Indio era perdutamente innamorato.
Ma anche per i non interessati alla settima arte Coyoacán è un luogo piacevole per soggiornare e passare le serate dopo una giornata spesa fra i tanti eccellenti musei di Ciudad de Mexico (il centro è raggiungibile in 20 minuti con linea diretta della metropolitana, per soli 25 centesimi di euro). Ci sono innumerevoli ristoranti di qualsiasi livello, da quelli che propongono alta cucina a quelli situati all'interno del mercato (dove si può mangiare abbondantemente con meno di 3 euro), da quelli di tendenza ai vegetariani, oltre a tutto il cibo di strada fornito da bancarelle e ambulanti. (nella foto sotto, uno di loro comincia a preparare qualche cipola ...)
Ci sono almeno 4 teatri, dei quali uno grande che propone spesso musical moderni, e uno pubblico con programmi di musica classica (quasi sempre gratuiti), ma anche jazz, musica popolare e rock. Nei week-end ci sono spesso spettacoli in piazza e nei giardini di fronte al mercato di frequente si vedono persone di una certa età che ballano al ritmo di pezzi classici messicani, ma spesso si uniscono a loro anche giovani e giovanissimi (che ballano molto peggio).  

L'arzillo (a dir poco) ballerino delle foto sopra era molto richiesto da signore e signorine di ogni età e non perdeva un ballo. 
In occasione di festività gli eventi si moltiplicano, le strade attorno al centro vengono chiuse al traffico e per la strada a malapena si riusce a camminare.
Un paio di mesi fa ero lì per el Dia de Muertos che in Messico è una vera festa di più giorni, con sfilate, travestimenti, quantità incredibili di cibo e tanta musica. Spesso si esibiscono anche nomi di rilievo, basti dire che nella piazza di fronte al mercato ho potuto assistere al concerto della Sonora Santanera (con la formazione attuale al completo). A molti di voi il nome dirà poco o niente, ma sappiate che è uno dei gruppi più famosi dell'America Latina, vincitore di 2 Latin Grammy Awards per il miglior album tropicale internazionale (nel 2014 e nel 2016; nel 2018 è stato fra i 5 candidati) e che , dal 1955, esegue un vastissimo repertorio di ritmi classici come danzón, mambo, bolero, rumba, chachachá, guaracha e cumbia.

In Messico non ci sono solo le spiagge e le aree archeologiche precolombine, la capitale è una città piena di cultura, con tanti ottimi musei e non è più pericolosa né più inquinata di tante altre grandi città europee o americane.

lunedì 17 settembre 2018

Peliculas “cabareteras” (o “rumberas”) da non perdere

284 Salón México (Emilio Fernández, Mex, 1949) * con Marga López, Miguel Inclán, Rodolfo Acosta * IMDb  7,6 * sceneggiatura: Emilio Fernández e Mauricio Magdaleno * direttore fotografia: Gabriel Figueroa

285 Víctimas del pecado (Emilio Fernández, Mex, 1950) * con Ninón Sevilla, Tito Junco, Rodolfo Acosta * IMDb  7,7 RT  86% * sceneggiatura: Emilio Fernández e Mauricio Magdaleno * direttore fotografia: Gabriel Figueroa

286 Aventurera (Alberto Gout, Mex, 1950) * con Ninón Sevilla, Tito Junco, Andrea Palma, Miguel Inclán * IMDb  7,6  RT  81% * sceneggiatura: Álvaro Custodio, Alberto Gout e Carlos Sampelayo * fotografia: Alex Phillips
      
Post triplo per trattare, più che dei film in questione, del genere cabaretera e rumbera, che si può considerare un settore specifico del noir. Musica e danza sono sempre state attività molto amate dai messicani ed in particolare negli 30-50 il numero dei locali da ballo era veramente notevole variando dai cabaret e night di lusso con tanto di orchestra in costume e palco con ricche scenografie, alle cantine "equivoche" con pochi musicisti, talvolta una/un cantante e tante taxi girl. In ogni caso in queste sale giravano quindi soldi, spesso tanti e molte volte di provenienza illecita, persone che spendevano i loro pochi soldi per bere e ballare con una ragazza, veri criminali e delinquenti di bassa lega, protettori e chi più ne ha più ne metta. Su queste basi gli sceneggiatori potevano quindi costruire tante trame diverse, raramente ripetitive e l’azione veniva intervallata con vari pezzi musicali, danze spesso caraibiche e, budget permettendo, canzoni interpretate da guest star che quindi interpretavano sé stessi; contano molte apparizioni Pedro Vargas e Agustin Lara (talvolta anche in qualità di attori).
Per dare un’idea del successo e della qualità di questo genere prettamente messicano, si deve ricordare che nella classifica dei migliori film messicani stilata nel 1994 da 25 esperti, Aventurera (una sua famosa scena nella foto a sx) compare al 4° posto, Víctimas del pecado al 20° e Salón México al 28°. Non c’è da meravigliarsi quindi del fatto che anche registi apprezzati come Emilio Fernández si cimentassero in tale settore, avvalendosi oltretutto di buoni attori e ottima fotografia. Nella fattispecie, gli ultimi due sono diretti proprio da Fernández con fotografia di Gabriel Figueroa, il più famoso direttore della fotografia messicano, oltre 200 film diretti dai migliori registi dell’epoca, apprezzato anche a Hollywood, Nomination Oscar per The Night of the Iguana (John Huston,1964).
Questi tre film hanno molti elementi in comune; oltre che per regia e fotografia, anche per quanto riguarda il cast proponendo per due volte la ballerina cubana Ninón Sevilla come protagonista e per due volte (in diverse combinazioni) i violenti e cattivissimi Tito Junco e Rodolfo Acosta, l’ottimo caratterista mestizo Miguel InclánPedro Vargas che in Aventurera canta anche due volte alcune strofe della canzone omonima, mentre in Víctimas del pecado si esibisce con Pecadora, entrambe composte dal mitico Agustin Lara. 
Dei tre Salón México (che si svolge per lo più in locali di basso livello) è il primo ottimo approccio di Fernández con il genere mentre trovo il suo secondo (nel quale un bambino gioca un ruolo fondamentale) un po’ troppo melodrammatico-strappalacrime; al contrario, penso che Aventurera sia effettivamente di livello molto superiore e meriti di essere in cima alla classifica sia per l'ottima sceneggiatura, che per la fotografia di Alex Phillips (canadese trapiantato in Messico, circa 200 film al suo attivo) probabilmente secondo solo al già citato Figueroa, i pezzi musicali, le interpretazioni e per la regia di Alberto Gout.
Come detto, la storia originale di Álvaro Custodio è particolarmente buona (adattata poi da lui stesso insieme con Alberto Gout e Carlos Sampelayo) ed è un capolavoro di intrecci, sorprese, twist, incontri casuali e ritorni, conditi con ricatti, vendette, tratta di ragazze, sparatorie e accoltellamenti, rapine, incarcerazioni, in un vero vortice di avvenimenti che nella seconda parte includono anche molta “vendetta psicologica”.
A dimostrazione di quanto sia apprezzato questo genere (erroneamente e superficialmente giudicato secondario da alcuni) la Cineteca Nacional Mexico tre anni fa gli dedicò un intero corso approfondito (non una semplice retrospettiva, ecco il programmadedicando particolare attenzione proprio ai tre film citati in questo post.
Víctimas del pecado è stato proposto nella rassegna Cinema Ritrovato 2016 (vai al post di Lapo Gresleri), gli altri due sembra non siano mai giunti ufficialmente in Italia.
   
screenshot da  Salón México

   
screenshot da Víctimas del pecado
   
screenshot da Aventurera

martedì 29 marzo 2016

Fra i film meno noti si trovano piacevoli sorprese

"Un film al giorno": i miei primi 100 film del 2016

Cinefili, critici, semplici appassionati e cine-dipendenti come me potranno certamente trovare qualche titolo interessante dando una scorsa alle mie micro-recensioni, anche se poco affidabili, poiché trattano di titoli poco conosciuti e molti che non sono mai giunti in Italia e che, probabilmente, da noi non circoleranno mai. Numerosi li ho trovati eccellenti e qualcuno appena guardabile, ci sono classici non proprio imperdibili, buone commedie e film con interessanti contenuti e ambientazioni che ci trasportano in mondi lontani sia per distanza che per tempo.

Da qualche giorno ho lasciato il Messico con ben 21 film visti in 14 giorni arrivando a quota 104 dopo che il 22 marzo (82° giorno del 2016) avevo raggiunto quota 100, molto in anticipo rispetto alla media che mi sono proposto. Lì mi sono molto avvantaggiato andando spesso al cinema e soprattutto alla Cineteca Nacional Mexico dove sono riuscito a guardare gran parte dei film della 60° Muestra Internacional de Cine, così come avevo fatto a Lisbona dove avevo approfittato abbondantemente dell’ottima programmazione della Cinemateca Portuguesa.

      
Oltre ad aver visto, come molti, quasi tutti quelli con Nomination Oscar nelle categorie più importanti (mi manca solo Trumbo) e altri recentissimi, ho continuato le mie ricerche nelle cinematografie dell'America Latina, ho guardato o ri-guardato pellicole di qualche anno fa e anche di molto tempo fa, fra le quali alcuni eccellenti muti degli anni '20 come The passion of Joan of Arc di Dreyer e Sunrise di Murnau la cui visione consiglio a tutti.
Ho avuto grandi delusioni, ma le piacevoli sorprese sono state, per fortuna, molto più numerose. Fra queste segnalo in particolare questi tre titoli dei quali sapevo ben poco o addirittura niente e che, pur non essendo pietre miliari della storia del cinema mi hanno colpito e prima o poi li riguarderò con piacere e con maggior attenzione:
Gold Diggers of 1935 (Busby Berkeley, 1935), Redes (E. Gómez Muriel e Fred Zinneman, 1936) e il recentissimo, fantastico Tangerine (Sean Baker, 2015) girato con 3 iPhone 5!
        
Aggiungo qualche dato statistico per dare un’idea della varietà dei paesi "di origine" (per le co-produzioni ho tenuto conto del più rilevante) e dei periodi di appartenenza.
Dei primi 100 film 31 sono nordamericani (30 USA e 1 canadese), 12 dei quali del 2015, e 34 del vasto gruppo hispanico (ben 16 messicani oltre agli 8 spagnoli e 10 dell’America latina, ai quali si sono subito dopo aggiunti un venezuelano e un brasiliano. Dei rimanenti, 17 sono asiatici (fra i quali 5 dell’Iran e 4 ciascuno di India e Giappone) e 17 europei (senza contare quelli spagnoli, già considerati) al quale va aggiunto l'unico italiano, Viaggio in Italia di Rossellini.
Nella tabella sottostante ho invece raggruppato i film per periodo di uscita ed anche in questo caso sono abbastanza ben distribuiti.
Per una rapida scorsa dei titoli potete dare uno sguardo alle locandine dei film visti, mentre nella raccolta 2016: Un film al giorno ... (366 essendo bisestile) ci sono tutte le micro-recensioni, numerate e inserite in ordine cronologico, leggendo le quali potrete conoscere i dati salienti (regista, cast, anno e paese di produzione, rating) avendo così un’idea di cosa si tratti.

Spero che qualcuno dei lettori-cinefili possa trovare qualche novità interessante.

venerdì 25 marzo 2016

¡Hasta pronto Coyoacàn!

Attualmente ben inglobata nella enorme area metropolitana di Ciudad de Mexico, Coyoacán (“il luogo dei coyote”, dal náhuatlufficialmente “delegación Coyoacán, colonia Del Carmen”) ha una sua storia e continua ad avere un appeal molto particolare e diverso dal resto di CDMX. Già comunità prehispanica, fu la prima residenza del conquistador Hernán Cortés (1521) e poi fu scelta da personaggi famosi del calibro di Frida Kahlo con il suo due volte marito, il famoso muralista Diego Rivera, e Lev Trotskij passò qui gli ultimi anni del suo esilio forzato fino al giorno in cui fu assassinato da un sicario di Stalin. Furono proprio i due artisti nel 1937 a convincere il governo messicano a dare asilo all’esule russo che andò ad abitare vicino casa loro, a Calle Berlín dove ora è la sua casa-museo. Per pura e strana coincidenza, sto scrivendo da Calle Berlín e la mia finestra affaccia sul giardino posteriore della Casa Azul (Museo e già residenza di Frida Kahlo).
Oltre alle case-museo Frida Kahlo e Trotskij ospita il Museo Nacional de Cultura Populares e vari centri culturali. A ovest ci sono i Viveros (vivai) che oltre ad assolvere alla loro funzione, sono per la maggior parte fruibili dal pubblico e quindi frequentati da tanti podisti dilettanti e persone che semplicemente passeggiano all’ombra degli alti alberi, fra tanti uccelli e scoiattoli. 
A parte queste e altre notizie facilmente reperibili in rete, mi preme sottolineare la tranquillità di questo quartiere residenziale abbastanza vasto, con una rete di larghe strade (tutte alberate) e con un ampio parque costituito da due giardini boscosi (nella foto a sx la fontana dei coyote) uniti dal sagrato della Iglesia de San Juan Bautista, rimodellata sulla prima chiesa risalente all’epoca di Cortés, parco sempre affollato da famiglie, studenti, anziani, venditori ambulanti, artisti di strada, musicanti e ovviamente turisti. 
   
Poche centinaia di metri a nord c’è la Cineteca Nacional (foto a dx) con le su dieci sale e, soprattutto, la sua programmazione di ottimo livello che prevede dai 15 ai 20 film al giorno. La funzionale, anche se spesso affollata, metropolitana permette di arrivare in centro in soli 15 minuti al prezzo di 5 pesos (0,25 Euro).

Varie ed eventuali ...

Raccolta rifiuti (quasi) differenziata, (quasi) porta a porta
Dovunque ci si trovi a Coyoacán, di mattina si sente un campanaccio e si vede camminare da solo in mezzo alla strada l’uomo che lo suona con insistenza. Guardando un centinaio di metri alle sue spalle si vedrà un grande camion per la raccolta rifiuti attorniato da residenti in fila che portano i loro contenitori e vari operatori che eseguono una ulteriore cernita. Il rumoroso campanaccio avverte con almeno un paio di minuti di anticipo dell’arrivo del camion e ognuno avrà il tempo di scendere in strada.

Foto in bianco e nero


In vari punti della città ci sono banchetti che vendono foto in vari formati, quasi esclusivamente in bianco e nero. La cosa che colpisce è che tutt’oggi le più richieste sono quelle relative alla Rivoluzione e quelle dei divi cinematografici e cantanti di oltre cinquanta anni fa (Pedro InfanteJorge NegreteMaria FelixDolores del RioPedro Armendariz e, ovviamente, Cantinflas). 




Fra quelle della Rivoluzione Francisco “Pancho” VillaEmiliano Zapata e Adelita la fanno da padroni. Ancor più curioso è il fatto che perfino i più giovani e comprano o chiedono ai loro genitori quelle foto.

Statue viventi

Qui ce ne sono poche e non posano assolutamente immobili per lunghi minuti come di consueto in altre parti del mondo, più che altro si prestano a farsi fotografare con chi ne ha voglia. I più richiesti sono anche i questo caso i rivoluzionari, armati di tutto punto, con carabina, cartucciere e sombrero e gli unici a fare loro concorrenza sono personaggi dei fumetti e supereroi, ma chiaramente solo fra i più piccoli.