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domenica 11 luglio 2021

Poche note conclusive (e due clip) sulla filmografia di Hitchcock

Più volte mi è sorto il dubbio che Hitchcock fosse un po’ misogino … o, almeno, reputasse che per lo più le donne fossero stupide o prive di senso pratico. In tanti suoi film, anche quando presenta personaggi femminili intraprendenti, (apparentemente) geniali, con volontà di risolvere problemi e/o aiutare il loro compagno, nella maggior parte dei casi i problemi e i pericoli che creano sono maggiori dei vantaggi. Per non parlare delle donne intriganti e insopportabili, sia per pertinacia o insulsaggine, di solito appartenenti all’alta borghesia, classe che evidentemente non teneva in gran considerazione. Infatti, nobili, ricchi o arricchiti che fossero, uomini o donne, vengono messi quasi sempre in cattiva luce e quindi diventano facile bersaglio di satira e critica, peraltro non troppo velata. Altra situazione presente nella maggior parte dei sui film è il precario rapporto di coppia (coniugi, fidanzati e innamorati), pur essendo lui felicemente spostato e grande estimatore di sua moglie che lo affiancò fino alla morte, non solo come sposa ma anche come fidata consigliera e collaboratrice (soprattutto per le sceneggiature).

Come già sottolineato, Hitchcock amava molto l’ironia e ciò traspare chiaramente dall’arguzia di tanti dialoghi inseriti qui e là nei suoi film, spesso riferentesi ad argomenti non strettamente attinenti alla trama, sembrano piuttosto vere e proprie critiche sociali o del modo di vivere di alcune persone. Inoltre, in quasi tutti i film a sfondo politico (includo quelli bellici, su terrorismo e intrighi internazionali) inserisce invece brevi discorsi in merito alla democrazia, alla libertà e alla legalità, approfittando anche per mettere in pessima luce prima i tedeschi e successivamente i russi.

Venendo alla parte più tecnica, è assolutamente indubbia la sua abilità nel gestire i tempi, indirizzando prima gli spettatori a concentrarsi su determinati elementi per poi tenerli con il fiato sospeso finché non si saprà se il personaggio in scena scamperà il pericolo o si salverà. A tal fine, nei momenti topici, utilizza di solito un montaggio rapido, contando soprattutto su dettagli, primi piani e semplici trucchi per attirare l’attenzione, come quello di far brillare qualunque lama o quello, più ingegnoso e originale, di illuminare il bicchiere di latte dall’interno (Suspicion, 1941, video in basso).

In quest'altro ben montato video (prodotto da IMDb) potrete invece apprezzare vari elementi ricorrenti, ben noti agli appassionati, dalle notizie che si diffondono con i giornali alle note scritte, dalle scale alle ombre, dagli incontri in treno al voyeurismo, dagli innocenti accusati ingiustamente agli assassinii premeditati, dai luoghi famosi ai suoi cameo

Nell’arco della sua lunga carriera ha avuto modo di mettere in mostra la sua grande versatilità, con vari prodotti per lui unici nel genere, poche commedie pure (fra le quali The Farmer’s WifeThe Trouble with Harry, ma sono pochi i film che non includano almeno qualche scena satirica) e tante variazioni di film crime, spy, thriller nei quali ha indubbiamente dato il meglio di sé. Ufficialmente si sa che ha collaborato alla sceneggiatura di una dozzina dei suoi film (ma nella metà dei casi uncredited) e sua moglie, Alma Reville, ad un’altra dozzina; per concludere con le collaborazioni famigliari, c’è da segnalare che per tre volte Pat(ricia) Hitchcock, la figlia, ebbe un ruolo nei suoi film.

Infine, una considerazione che vale tutt’oggi per molti talentuosi registi: una volta che giungono ad una certa fama diventano spesso “schiavi” delle case di produzione, specialmente se il cast comprende grandi star. Per questo motivo preferisco tanti film del periodo inglese (qualcuno anche muto) a molti del periodo americano. Per esempio sia Pshyco che The Birds non contano su grandi nomi, il successo fu dovuto solo ed esclusivamente alla qualità del film. Fra gli attori famosi, sembra che James Stewart sia stato quello con il quale si trovò più in sintonia e quindi fra i migliori film del regista troviamo Rear WindowRope e Vertigo. Come già scritto, Cary Grant riuscì meglio nei ruoli drammatici (p.e. Notorius) che nelle commedie e degli altri attori famosi scritturati occasionalmente solo Henry Fonda finì in un buon film (The Wrong Man), mentre le apparizioni uniche di Gregory Peck (The Paradine Case, 1947), Sean Connery (Marnie, 1964) e Paul Newman (Torn Curtain, 1966) non si rivelano fruttuose.

Comunque sia, fra i 53 film oggi disponibili c’è tanto da guardare … con attenzione!

domenica 13 giugno 2021

micro-recensioni 111-115: nei primi anni '30 Hitchcock non aveva potere

Proprio così, doveva subire le scelte (spesso infelici) dei produttori. In questo gruppo si salvano Murder! (1930) e Mary che però, in pratica, sono lo stesso film. E sì, perché il secondo altro non è che la versione tedesca del primo. Questa era operazione non certo comunissima, ma già praticata varie volte in diversi paesi. Si giravano le scene tante volte quante erano le versioni richieste (sono noti casi in cui ne furono prodotte perfino 9!) utilizzando cast completamente differenti (madrelingua e noti nel paese nel quale il film doveva essere distribuito) con le stesse scenografie … praticamente usciva una troupe e ne entrava un’altra. Mary, arrivò nelle sale europee un anno dopo Murder! ed essendo la versione tedesca fu distribuito solo in Austria, Germania e Cecoslovacchia e durava una ventina di minuti in meno.

 
Un paio di osservazioni di segno opposto: la prima drammatica parte anticipa di un quarto di secolo la situazione portante dell’acclamatissimo 12 Angry Men (1957, Sidney Lumet, 5° miglior film di sempre secondo IMDb) mentre nella seconda, fra le varie situazioni di taglio ironico, si assiste ad una relativamente lunga scena a dir poco esilarante. L’investigazione che Sir John ha deciso di intraprendere lo porta a passare una notte in una stanza d’affitto dove al mattino verrà svegliato dalla proprietaria, accompagnata dalla sua orda di figli piccoli e un gatto (inizia a 1:07:00 circa, non vi perdete questa scena). Tornando al tema dell’ironia di Hitchcock, riporto che, una volta gli fu chiesto perché non dirigesse commedie (affermazione oltretutto non vera), rispose: “Ma ogni film che ho fatto è una commedia!”.

Anche gli altri tre film di questa cinquina hanno ciascuno le proprie particolarità. Number Seventeen  (1932) era un film che Hitchcock non avrebbe voluto girare ma gli fu imposto, mentre quello al quale ambiva (London Wall) fu affidato a John Maxwell che invece sperava di dirigere Number Seventeen. Approfittando della caotica sceneggiatura il regista si divertì ancora una volta a produrre un film dissacrante, breve ma con infiniti colpi di scena, con una decina di personaggi la maggior parte dei quali non sono chi dicono di essere e si confrontano in varie combinazioni prima in una casa disabitata e poi in una folle corsa verso il porto dell’intero gruppo su un treno fuori controllo, tranne uno che li insegue su un bus dirottato. Con il senno di poi si apprezzano il montaggio e le rapide sequenze, ma non certo la qualità delle movimentate azioni assemblate fra studio e risibili modellini di treni e bus. Nella biografia scritta da Donald Spoto si legge che Hitchcock con sua moglie Alma Reville e Rodney Ackland si divertirono moltissimo a scrivere l’assurda sceneggiatura (che il pubblico però non gradì). Questo fu l’ultimo film di Hitchcock prodotto dalla BFI a giungere nelle sale, anche se fu girato prima del successivo Rich and Strange, terminando così un rapporto di lavoro travagliato che non apportò niente di memorabile nella sua ricca filmografia.

 
Altro discorso The Skin Game (1931) che soffre dell’origine teatrale del dramma basato su avidità, perdita di ogni senso morale ed un ricatto che porterà alla rovina le due famiglie che si affrontano senza esclusione di colpi. Seppur ben interpretato, resta sostanzialmente statico e poco cinematografico.

Infine, altro film di derivazione teatrale (al quale i più attribuiscono il poco ambito titolo di peggior film di Hitchcock) è Juno and the Paycock (1930) del quale lo stesso regista disse a Truffaut: “Non ha niente a che vedere con il cinema”. La storia è ambientata a Dublino al tempo della dichiarazione d’indipendenza dell’Irlanda (1922).

Come ripetuto già più volte, spesso agli inizi della sua carriera fu praticamente costretto a accettare lavori non suoi, dei quali non era assolutamente entusiasta.