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mercoledì 26 febbraio 2020

Nuove avventure lusitane (1): l’Alentejo litorale

L’Alentejo è la più vasta delle regioni portoghesi (un terzo dell’intero territorio), una delle due meridionali (l’altra è l’Algarve), con superficie del 20% maggiore della Sicilia, con solo 3 città oltre 20.000 abitanti, complessivamente meno di 1 milione (750.000ca). Non ci sono montagne né deserti ma una serie infinita di colline con pascoli, quercete (per lo più da sughero) e pinete, dove si vedono molti più animali da allevamento (bovino, pecore, capre e maiali) che esseri umani.
Con il mio collega orientista Enzo, avevamo già corso quasi dovunque nella parte alta e centrale, ma la subregione Alentejo litoral ci mancava. Abbiamo trovato la solita squisita accoglienza, il rilassato ritmo di vita, tracce di un ricco passato, cibo genuino, e ottima organizzazione. 
 
Giovedì 20, pur giungendo a Santiago quasi 2 ore dopo il limite per il check-in nel singolare alojamento local Havana Vintage, Josè (il proprietario) è venuto ad accoglierci e, avendogli chiesto se ci fosse ancora un posto aperto dove poter mangiare qualcosa, ci ha accompagnato in uno dei pochi locali aperti ed è apparso un ottimo coniglio alla cacciatora nonostante la cucina stesse in fase di chiusura. Alla gastronomia locale dedicherò altro post con foto e qualche dettaglio in merito a preparazione e ingredienti.
I trascorsi di José (gestiva un bar a La Habana per 10 anni in epoca Fidel), giustificano il nome dell’appartamento e sono evidenti all’interno arredato in stile anni 60-80 (veramente vintage) e con alle pareti un’infinità di foto del Che e tanti manifesti e locandine di vecchi film cubani.

 
Da viaggiatori navigati, abbiamo esplorato la cittadina non solo alla ricerca di cibi particolari ma anche con un occhio ad architettura, azulejos, stradine selciate nonché castello e chiesa matrice (foto in basso) in cima alla collina che sovrasta l’abitato.
 
Nei giorni successivi siamo poi andati anche a Sines e a Vilanova de Milfontes, entrambe sulla costa atlantica e, negli ultimi anni, divenute meta di turismo non solo estivo ma anche stanziale e non sono pochi quelli che si sono trasferirti definitivamente, attirati dalla piacevolezza dei luoghi, la bontà del cibo, la mitezza del clima e, non da ultimo, l’economicità della vita.
 
In questo video del Day 1 del POM potete vedere un po’ di quello che circa 2.400 orientisti hanno fatto nel primo dei 4 giorni di gara e anche un po’ di Santiago do Cacem … ma al POM dedicherò altro post specifico.

venerdì 8 marzo 2019

Soddisfacente rentrée orientistica, ottima rimpatriata lusitana

Nei seguenti succinti commenti parlo per me, ma penso di interpretare anche i pensieri di Enzo con il quale svernai in Algarve nel 2009, 2010 e 2012 e di lì quasi ogni fine settimana andavamo a correre in Spagna (frontiera a un centinaio di km) o nelle regioni centrali portoghesi. Per essere sempre presenti e spesso gli unici italiani ci conoscevano più o meno tutti e, visto che la chiacchiera non ci è mai mancata, stringemmo parecchie amicizie. 
Per vari anni, risiedendo a un migliaio di km di distanza, ci siamo visti poco  e - per motivi diversi - non abbiamo corso. Quest'anno, approfittando del fatto che il POM (Portugal Orienteering Meeting) si svolgeva in un'area tecnicamente molto interessante e che entrambi avevamo la possibilità di volare direttamente a Lisbona, abbiamo deciso di andare a trovare gli amici portoghesi.
Siamo rimasti soddisfatti per aver completato gare tecnicamente impegnative (come previsto) e inoltre molto fisiche ... non saremmo certo andati fin lì per semplici cartine di un parco giochi come quella del logo della mia prima società (ORME - ORientisti MEridionali). 
Ma la parte migliore era quella dei dopogara, con mangiate esagerate, vino in abbondanza, e tanti divertenti aneddoti che ci ritornavano in mente.
Siamo rientrati:
tutti interi (con un po' di fortuna e di attenzione) anche se con qualche "ricordino" (qualche contusione, graffi e scorticature assortite);
molto soddisfatti per aver completato i percorsi tutt'altro che semplici, con un numero limitato di errori ( per quanto mi riguarda solo uno grave e ancora non ho capito perché ho pascolato per oltre 20 minuti);
felici delle rimpatriate con i tanti conoscenti (non solo portoghesi, ma anche spagnoli, svizzeri e inglesi) che ci hanno visto riapparire dopo un lustro di assenza dai campi di gara. Ne abbiamo incontrati a decine, non solo nella zona arrivo o andando in partenza, ma anche in vari ristoranti ... c'era sempre qualcuno che gridava: "Giovanni!". Fra quasi 2.500 partecipanti, abbiamo anche incontrato gli unici altri 6 italiani, che ovviamente mi conoscevano.
contenti del vero colpo di fortuna che a Figueira da Foz ci ha portato in un alojamento local (Chez Odete, casa antica rimessa a posto e perfettamente funzionale, nel centro storico della città) gestito da una signora simpaticissima e chiacchierona che ci riempiva di attenzioni e preparava colazioni fantastiche tutte naturali (omelette fatte al momento con le uova delle sue galline, sue marmellate biologiche, premute di arance fresche, dolci appena sfornati, ...);
senz'altro ben nutriti ... anzi, direi che più di una volta abbiamo ecceduto con l'ottimo cibo portoghese e non siamo mai restati con la gola secca pur non vedendo mai acqua in tavola;
compiaciuti di aver scelto i posti giusti per mangiare bene e, nella maggior parte dei casi, a prezzi ridicoli. Un paio di volte siamo andati in locali specializzati in leitao (Zé dos Leitões e O Forninho), per ben 3 volte alla Tasca da Lúcia (a due passi da Chez Odete), da Manuel do Evaristo (sulla statale 109 fra Quiaios e Tocha), a Casa Mota, locale di Buarcos molto popolare con simpatici clienti/cantanti.

A Lisbona già sapevamo dove andare, per questioni logistiche abbiamo optato per Cantinho de São José a discapito del Tunel de Alfama, e i nostri amici per il convivio conclusivo ci hanno proposto la fantastica sala della Casa do Alentejo. (nelle foto sopra, a sinistra la sala ristorante, a destra salone delle feste).
   
Questo pranzo, pur essendo - a ragione - più caro della media, è risultato estremamente piacevole non solo per il locale storico ma anche per la eterogenea compagnia, prossima ad essere una babele. 
Infatti, pur essendo solo in sei, non c’era una lingua con la quale tutti si trovassero a proprio agio e quindi a seconda degli interlocutori abbiamo usato portoghese, francese, inglese, spagnolo e raramente l’italiano.
Ci siamo comunque capiti e abbiamo fatto progetti per l'anno prossimo: noi dovremo andare al POM 2020 (a Sines e Santiago do Cacém, Alentejo, 22-25 febbraio) e in cambio Antonio e Dionisio (con me nella foto sopra) si sono impegnati a partecipare ad un nuovo Trek Amalfi-Sorrento a patto che le tappe siano di una ventina di chilometri o poco più. Sarà una buona occasione per celebrare il decennale della piacevolissima edizione 2010 (10-14 maggio), anche quella molto "internazionale".


in questa pagina trovate centinaia di foto del TREK 2010
e ricordatevi di tenervi liberi per il TREK 2020