venerdì 14 febbraio 2020

EL INDIO 2: verità e aneddoti di vita sentimentale

Secondo post relativo alla avventurosa vita di Emilio El indio Fernandez, da rivoluzionario, da emigrante clandestino, da cineasta, da vero messicano.
Nella tua casa-fortaleza riceveva artisti, musicisti, letterati, di solito nella sala di musica, con una scultura di Diego Rivera in ciascun angolo, dove furono ospiti Arthur Rubinstein, María Callas, José Alfredo Jiménez, Agustín Lara, Celia Cruz, e tanti altri.

Lì, da autentico e orgoglioso messicano, insegnava a quasi tutti i non compatrioti a bere tequila, quasi obbligando i malcapitati a ripetere innumerevoli volte i gesti rituali, l’uso del sale e del limón, la posizione delle dita. In una intervista, la figlia ricorda che una delle sue vittime fu Vittorio De Sica che terminò la serata con una borrachera (ubriacatura) memorabile. Nella foto a sx si vede invece un momento della lezione impartita a Marilyn Monroe, che (pare) fu anche vittima del fascino del rivoluzionario mestizo, che aveva fama (probabilmente giustificata) di essere un tombeur de femmes. Nella sua particolarissima casa aveva due scale di accesso alla sua camera da letto e il suo factotum era incaricato di avvertirlo tramite un codice musicale dell'eventuale arrivo di un’amante … con “diritto di precedenza", in modo che la prima ospite avesse il tempo di eclissarsi per l'altra scala. 
Anche se afferma che tutte le sue donne siano state per lui importantissime, sono tre quelle veramente importanti con le quali ha avuto relazioni che, seppur completamente diverse, sono durate per anni. L'amore platonico della sua vita fu Olivia de Havilland, quello saltuario ma molto duraturo con Dolores del Rio (affermò che non l'amava … "l'adorava") che lo raccomandò nei primi anni di carriera a Hollywood, poi fu compagna e musa a fasi alterne interpretando per lui molti famosi film e quello reale con Columba Dominguez (foto sotto) con la quale si sposò, anche lei protagonista di suoi film indimenticabili come La perla (1945) e Río Escondido (1947). La separazione fra i due, dopo 7 anni di convivenza, spinse Columba a venire in Europa dove conobbe Francisco Rabal del quale divenne buona amica ma, almeno ufficialmente, niente di più. Quando poi l’attore spagnolo andò a girare in Messico, la stampa locale scrisse addirittura che veniva a sposarla, cosa che El Indio non gradì. Finalmente beccò Rabal mentre parlava con il suo compatriota Luis Buñuel negli estudios Churubusco (Cinecittà messicana) e gli si avvicinò già con la mano sulla pistola, pronto a passare a vie di fatto … solo l’intervento del rispettato regista esiliato evitò uno spargimento di sangue!

Singolare, ma per motivi completamente diversi, il suo rapporto con Olivia de Havilland … mai incontrata di persona ma, essendone innamorato perso, le scriveva lettere appassionate che poi faceva recapitare nelle sue mani dal comune amico Marcus Goodrich, scrittore e sceneggiatore americano che lo aiutava con l'inglese, che però finì con lo sposare lui l'attrice. Non è chiaro se questa sia stata una storia alla Cyrano o meno. Non è dato di sapere se l’amico messaggero fece passare per sue le appassionate lettere di Emilio o l’amore nacque in modo diverso. Comunque sia, i puri sentimenti del regista non cambiarono e riuscì a far cambiare il nome della strada che fiancheggia casa sua in Calle Dulce Olivia.
Non ho riportato questi aneddoti come pettegolezzi, ma per far comprendere che, in sostanza, El Indio impersonava lo stereotipo di un certo tipo di messicano, da un lato machista e violento, dall’altro romantico appassionato, disposto a perdere tutto per amore, onore, denaro e finanche la vita … e molti dei protagonisti dei suoi film sono così. Per esempio, in questa scena di Enamorada (1946), il suo (quasi) alter ego Pedro Armendáriz, che interpreta un violento generale rivoluzionario che ha fatto incarcerare un onesto possidente locale, fa cantare il famosissimo e struggente son huasteco (huapango) Malagueña Salerosa alla figlia dello stesso, della quale si è fatalmente invaghito (Maria Felix), in un certo senso contraccambiato.



Nella sezione Cannes Classics 2018, Martin Scorsese presentò come evento speciale la versione restaurata del film, lì premiato nel 1947, che ha più volte affermato essere uno dei suoi preferiti, oltre ad apprezzare il cinema messicano in generale; non trascurò di elogiare anche Gabriel Figueroa, direttore della fotografia di questo e tanti altri ottimi film in bianco e nero. Enamorada era già stata riproposto nel corso del Festival 2005, in una proiezione pubblica e gratuita sulla spiaggia di Cannes.

mercoledì 12 febbraio 2020

Micro-recensioni 31-40 del 2020: molti ottimi film poco noti

Quarta decina del 2020, con ottimi film e alcuni registi acclamati dai cinefili, ma poco conosciuti al grande pubblico. Li anticipo in gruppi: 3 fra i migliori film del bravo ma poco noto Max Ophüls, due di Alain Resnais, teorico e punto di riferimento della Nouvelle Vague, due recenti uscite (Bombshell e Dark Waters), una insulsa commedia inglese e una geniale comedia negra realista del solito Berlanga e, infine, un ottimo film (seppur dei meno noti) del maestro Kurosawa … e comincio da questi ultimi “pezzi singoli”.

 

I cattivi dormono in pace (Akira Kurosawa, Jap, 1960) con Toshirô Mifune, Takashi Shimura, Masayuki Mori, Chishû Ryû, Kyôko Kagawa * IMDb 8,1 RT 100% Nomination Orso d’Oro a Berlino
E qui i “cattivi” sono veramente cattivi, direi perfidi, sebbene sotto le spoglie di persone per bene e di successo. Intrusione di Kurosawa nel mondo delle grandi aziende, che portano avanti i loro tanti intrighi fra corruzione, minacce e ricatti. Scordatevi dei samurai e dei codici d’onore, in questo film viene messo in evidenza il peggio della società economico-industriale del Giappone del dopoguerra. Anche in questo ambiente particolare, il regista giapponese crea atmosfere perfette di tensione e violenza, usando al meglio il wide screen e il bianco e nero, sia fra le macerie della fabbrica, sia nella scena del matrimonio, sia nella grande casa del capitano d’industria, con la sua difficile convivenza con i due figli. Assolutamente consigliato.

Los jueves, milagro (Luis García Berlanga, Spa, 1957) con Richard Basehart, José Isbert, Paolo Stoppa, José Luis López Vázquez * IMDb 7,4
Un’altra perla della commedia realista spagnola degli anni ’50, opera quasi esclusiva dell’creatività e genialità di Berlanga in questo genere. Una deliziosa comedia negra prodotta con molto poco, utilizzando come set il piccolo paesino Alhama de Aragón (Fuentecilla nel film), noto per le sue acque termali che sono parte fondamentale della storia, insieme con San Dimas (San Disma in italiano, il buon ladrone crocifisso al lato di Gesù). Oggi conta poco più di 1.000 abitanti, non penso che all’epoca fossero molti di più e tanti interpretarono i loro personaggi reali, specialmente nelle scene in chiesa e quelle delle processioni. La scelta del cast fu fra le maggiori spese della produzione italo-spagnola evidenziata dalla presenza fra i protagonisti (al fianco degli onnipresenti Isbert e López Vázquez) di Paolo Stoppa e Richard Basehart (che all'epoca lavorava in Europa essendo sposato con Valentina Cortese) … di conseguenza esiste la versione italiana (bravo chi la trova) con titolo Arrivederci Dimas.

   

Letter from an Unknown Woman (Max Opuls, USA, 1948) con Joan Fontaine, Louis Jourdan, Mady Christians * IMDb 8,0 RT 100%
Le plaisir (Max Ophüls, Fra, 1952) con Jean Gabin, Danielle Darrieux, Simone Simon * IMDb 7,7 RT 89% Nomination Oscar film straniero
Madame de ... (Max Ophüls, Fra, 1953) con Charles Boyer, Danielle Darrieux, Vittorio De Sica * IMDb 8,0 RT 97% Nomination Oscar costumi

Max Ophüls fu uno dei tanti registi di origini austroungariche che poi ebbe successo in Francia e Stati Uniti (qui come Max Oplus), ma senza affermarsi troppo se non con la sua ultima decina di film ottenendo anche 2 Nomination Oscar. I suoi migliori film sono storie melodrammatiche descritte in modo snello, con continui movimenti di camera e tanti piano-sequenza mai troppo lunghi, ma sempre estremamente accurati ed interessanti. I cast contano su tanti nomi noti ma, soprattutto, ottimi interpreti.
Oltre alle interessantissime e curate scenografie, è notevole anche la fotografia bianco e nero, che ho potuto apprezzare al meglio nelle versioni restaurate della Gaumont (fondata nel 1895) che spende tanto digitalizzando molti dei propri film del secolo scorso. Se si sopportano storie d’amore appassionate, codici d’onore che portano a duelli mortali, svenimenti e via discorrendo, sono tre film da non perdere, di grande qualità cinematografica.
 
Muriel (Alain Resnais, Fra, 1963) con Delphine Seyrig, Jean-Pierre Kérien, Nita Klein * IMDb 7,3 RT 83% 2 Premi e Nomination Leone d’Oro a Venezia
Staviski (Alain Resnais, Fra, 1974) con Jean-Paul Belmondo, Charles Boyer, François Périer * IMDb 6,6 RT 91% Menzione Speciale per Charles Boyer e Nomination Palma d’Oro a Cannes

Entrambi meritano certamente un'attenta visione per lo stile e soprattutto per il montaggio. Il primo ha una struttura quasi teatrale con buone interpretazioni dei pochi personaggi, indecisi, volubili, alcuni irascibili, nel complesso insopportabili; il secondo, pur basandosi su eventi reali, è una storia vista e rivista … si salva brillantemente la regia.
   

Dark Waters (Todd Haynes, USA, 2019) con Mark Ruffalo, Anne Hathaway, Tim Robbins * IMDb 7,6 RT 89%
Bombshell (Jay Roach, USA, 2019) con Charlize Theron, Nicole Kidman, Margot Robbie * IMDb 6,8 RT 70% Oscar per il trucco e 2 Nomination Charlize Theron protagonista e Margot Robbie non protagonista

Due degli ormai sempre più frequenti film basati su famosi scandali o inchieste giornalistiche (dove sono gli sceneggiatori di una volta?), in stile "Davide contro Golia". Entrambi sostanzialmente ben realizzati ma il troppo parlare (per lo più in uffici e fra avvocati) ed l'essere storie note li penalizza. Non è un genere che lascia molto spazio alla parte puramente “cinematografica”.
Il primo tratta della famosa causa collettiva per inquinamento dell’acqua di Parkersburg, WV, contro un colosso mondiale dell'industria chimica (Dupont) le cui azioni, all'uscita del film, persero di colpo il 10%. Il bravo Mark Ruffalo sembra perfetta scelta per il personaggio che, contro ogni logica e possibilità intraprende una guerra contro tale gigante economico. 
Il secondo si occupa dello scandalo delle molestie sessuali alla Fox News nel 2016, in piena campagna elettorale di Trump. D’accordo sulla Nomination a Charlize Theron non su quella a Margot Robbie; nel complesso inferiore all'altro. 

Mrs Henderson Presents (Stephen Frears, UK/USA, 2005) conn Judi Dench, Bob Hoskins, Christopher Guest * IMDb 7,0 RT 67% 2 Nomination Oscar

Commedia insoddisfacente nonostante sia diretta da un buon regista e interpretata da due bravi attori come Judi Dench e Bob Hoskins

lunedì 10 febbraio 2020

OSCAR 2020: siamo (finalmente) al punto di svolta?

La supremazia quasi assoluta di Hollywood nel cinema è finalmente terminata? Vedremo le conseguenze del grande flop dei supercandidati che, da 41 Nomination complessive, hanno raccolto solo 7 Oscar?  Oltretutto considerando che sono in categorie relativamente poco importanti considerato che i meriti degli attori non sono effettivamente attribuibili ai film in sé? Il favorito 1917 ne ha conquistati 3 (fotografia, effetti speciali e mixaggio sonoro), Joker 2 (Joaquin Phoenix protagonista per la colonna sonora) così come Once Upon a Time … in Hollywood (a Brad Pitt non protagonista e scenografia), mentre The Irishman di Martin Scorsese è rimasto a mani vuote, nonostante le 10 Nomination. Nessuno dei 4 ha vinto i più importanti: miglior film, regia o sceneggiatura.
Parliamo un momento di numeri. Ogni anno vengono assegnate 24 statuette, ma per i film in senso stretto non si dovrebbero considerare le 2 per i documentari, le 2 per i corti, quello per l’animazione e direi anche quello per la miglior canzone (è avulsa da un film) e anche quello (razzista) per miglior film in lingua non inglese, per essere un doppione (perché non anche miglior regia, sceneggiatura, ecc. straniera?). Ne restano quindi 17 che, seppur tutti di pari valore, sono normalmente considerati di diversa importanza. I più ambiti e valutati sono certamente questi 10: film, regia, sceneggiatura (2 ma si può concorrere solo a uno, originale o adattata), fotografia, scenografia e i 4 per gli attori (donne e uomini, protagonisti e non). Gli altri 7 sono considerati più “tecnici” che artistici e sono montaggio, costumi, trucco, colonna sonora, effetti speciali, mixaggio del sonoro e montaggio sonoro (differenza poco chiara … veramente necessari 2 Oscar distinti?).
Dopo le proteste che hanno portato alla ribalta tanti artisti “non bianchi” e tante donne nelle edizioni precedenti, anche grazie all’ampliamente del numero di giurati e alla loro varietà, eccoci al riconoscimento ufficiale che esiste buon cinema anche in altri paesi; sembra quasi una rivoluzione contro l’establishment. I 4 Oscar a Parasite, dei quali 3 importantissimi quali film, regia e sceneggiatura (l’altro è un doppione, se è miglior film in assoluto è chiaro che lo sia anche fra i 5 candidati “stranieri”) sono un chiara manifestazione di protesta contro i quasi colossal. Chi ne esce peggio è senz’altro Netflix che accusa una bella batosta per l’immagine con The Irishman e non si può consolare più di tanto l’Oscar a Laura Dern (non protagonista) in Marriage Story, nel complesso 1 statuetta da 16 Nomination.
Penso sia anche sottolineare le differenze di budget … da Parasite prodotto con l’equivalente di 11 milioni di dollari, si salta ai 55 di Joker per finire ai 160 di TheIrishman (gli altri due supercandidati sono vicini ai 100 milioni), il che vale a dire che con gli stessi soldi del film di Scorsese si sarebbero potuti produrre 15 film come quello del coreano Bong Joon Ho.
Qualche film mi è veramente piaciuto sotto determinati punti di vista, ma nessuno mi ha entusiasmato nel suo complesso. Per esempio, Scorsese ottimo (a parte il ridicolo deaging, spero sparisca al più presto) per poco più di 2 ore, poi da tagliarsi le vene … 1917 ottimo esercizio tecnico di ripresa vanificato da una pessima sceneggiatura. Già avevo criticato e bollato come insulsa la candidatura di Jojo Rabbit per la sceneggiatura, figuratevi a veder premiatp Taika Waititi (regista, sceneggiatore e protagonista del film). Secondo me era più brillante e divertente il precedente What We Do in the Shadows (2014). Di quasi tutti questi ho già parlato a suo tempo; domani guarderò Bombshell, ma senza grandi aspettative, e vorrei vedere Marriage Story
Nel complesso un’edizione Oscar che non mi ha né soddisfatto, né convinto e i verdetti sembra più che altro un ammutinamento della giuria, probabilmente forzata per le candidature.

Chiudo con: Utopia di un cinefilo
Un concorso sulla falsariga degli Oscar, ma qualunque nazione può presentare due o tre film (max) e dopo una prima selezione si arriva e 10 candidati per categoria. Queste dovrebbero essere limitare alle essenziali: film, regia, sceneggiatura (gruppo unico), fotografia, montaggio e scenografie. Solo due per gli attori, divisi fra donne e uomini o fra protagonisti e non protagonisti. 
Così si prenderebbe veramente in considerazione il World Cinema e si avrebbe occasione di scoprire tanti artisti e cinematografie sconosciute ai più, con una grande varietà di stili, ambienti, generi e culture. L’inglese rimarrebbe lingua comune solo per i sottotitoli.

Topic 5: bagni pubblici, non solo per escursionisti

In località turistiche dovrebbero esserci bagni pubblici?

Cominciamo da quelli probabilmente “escursionisticamente” più necessari, cioè per Termini e Nerano dove, in stagione escursionistica e balneare e specialmente nei weekend, si registra un notevole afflusso di persone e i locali pubblici che in un modo o nell’altro suppliscono alla mancanza sono pochissimi. Certamente il problema, seppur in forma diversa, si presenta anche in ambito urbano come Massa centro e Sant'Agata, in particolare in occasione di eventi.
Penso che per i gestori di locali pubblici, ma si dovrebbe chiedere loro conferma, sia un problema di congestione e forse anche economico. Talvolta di 50 persone che entrano in un bar, solo una decina consumano un caffè o comprano una bottiglietta d'acqua, ma con il resto bloccano bar e servizi per mezz'ora i gestori pagano acqua, pulizia, luce, carta igienica, eccetera. Non tutti hanno il buon senso o l'educazione di consumare qualcosa e in molti entrano ed escono senza neanche salutare e, poi, ringraziare. In pratica, basta anche un solo pullman che scarichi decine di escursionisti dopo un viaggio di varie ore per formare code infinite. Se può consolare, si sappia che il malcostume non si vede solo in penisola; vi assicuro che vedo quasi dovunque cartelli “dissuasori” che specificano che i servizi solo per i clienti, come è giusto che sia. A meno che i gestori non considerino che l'uso dei servizi sia economicamente redditizio, quelli pubblici sarebbero più che opportuni. 
Un’alternativa per il percorso della Campanella sarebbe quella di predisporre bagni lungo la strada comunale. Se posizionati nella prima parte si potrà contare su disponibilità di acqua e fognatura (essendo zona abitata), ma ci sono anche altre varie soluzioni previste proprio per aree naturalistiche e sentieri escursionistici che potrebbero tornare utili anche per il sentiero di Jeranto. Per esempio, una toilette ecologica come quella della foto di apertura, secca e totalmente autonoma non avendo bisogno di allacci. Tipi simili, di varia grandezza, erano la norma nei parchi e presso le spiagge in Nuova Zelanda, già una dozzina di anni fa. 
(in fondo alla pagina altro tipo di toilette secca)
In ambito cittadino si potrebbero prevedere quelle autopulenti che ricordavo essere presenti in varie città europee già nel secolo scorso. Fatta una ricerca, da Wikipedia ho appreso che le Sanisette sono attive a Parigi dal 1981 e la ditta ne produce ora di più moderne e, ovviamente, anche altre ditte sono ormai sul mercato. (foto sopra)
Restando in soluzioni più tradizionali, sempre per esperienza diretta, posso dire che in paesi come Spagna e Portogallo (ma ne ho trovati tanti anche in Sicilia) anche nei paesini più piccoli ci sono bagni pubblici puliti e gratuiti.

Una soluzione (che pare sia al limite della legalità, ma che in orari di punta o per situazioni particolari come manifestazioni musicali o sportive potrebbe rivelarsi funzionale) è quella attuata nel bar del Parador del Teide. Questo è un grande albergo con ristorante e bar annesso, capolinea degli autobus di linea che giungono nel Parque Nacional del Teide, nei pressi di un grande parcheggio. Qui tutti possono usufruire dei bagni del bar (puliti ed in buon numero) ma solo dopo aver pagato un ticket (con regolare scontrino) all’addetto alla pulizia. Tuttavia, a chi comprerà qualcosa detto importo verrà scontato dal prezzo della consumazione. Ipotizzando di imporre un ticket di €1 (che non è eccessivo per un bagno pubblico) si potrà bere un caffè gratis; chi comunque aveva intenzione di bere anche un semplice caffè andrà gratis in bagno (come è normale). Soluzione ingegnosa e soddisfacente sia per utenti che gestori, ma purtroppo valida solo con grandi numeri.

sabato 8 febbraio 2020

Avete mai ascoltato lo ZAGHROUTA?

Dopo aver discettato tempo fa del tradizionale grito charro (o mexicano), propongo ora un altro "grido" detto zaghrouta (spesso tradodotto come “ululato”), caratteristico del Medioriente, ma diffuso anche in altre parti del modo arabo. Io lo conoscevo per averlo visto in tanti film iraniani, nel libanese Caramel (2007, di Nadine Labaki), in vari israeliani - se c'erano anche palestinesi - e in vari altri dell'Africa settentrionale.
La settimana scorsa è stato “sdoganato” (come si dice adesso) anche in USA dalla cantante colombiana Shakira (di origini libanesi) nel corso del suo show con Jennifer López nell'intervallo del Superbowl, esibizione apprezzatissima dal pubblico che l'anno scorso aveva molto criticato quella della band Maroon 5.
Ha sorpreso tutti non essendo previsto, non avendolo mai interpretato in precedenti show, essendo sconosciuto a tantissimi ed essndo apparso equivoco per alcuni. In effetti, a detta della stessa star, è stato un omaggio alle proprie origini mediorientali e la sua aggiunta alla performance è giustificata per essere un grido di gioia, frequente in qualunque festa araba ed immancabile nei matrimoni, a carico soprattutto delle donne (per avere toni più alti), ma non loro prerogativa assoluta. 
La tradizione non è assolutamente disdegnata dalle nuove e moderne generazioni (in alto) e qui di seguito altre due ragazze mettono a confronto le interpretazioni egiziana e tunisina, seguite da una maschile.
Ed eccone un altro paio maschili, la prima in stile marocchino, la seconda con un'apprendista di etnia chiaramente diversa ... 

In definitiva tutte le versioni si somigliano e ricordano vagamente perfino alcuni vocalizzi proposti in tanti film western come peculiari dei nativi nordamericani. Se effetuate una ricerca di video con tag ululation, ne troverete esempi di malesi, degli zulu, del Darfur, e tanti altri. 
Tuttavia, sembra che la disputa fra chi siano i veri maestri e depositari dell'arte dello zaghrouta (ma anche zagharid, zalghouta, zaghroota zagroota) sia limitata a libanesi e persiani. 

venerdì 7 febbraio 2020

Micro-recensioni 21-30 del 2020: i quattro in spagnolo sono i migliori

Vagando fra mediateche e internet, mi sono imbattuto in vari altri film particolari e a me sconosciuti, quasi tutti degli anni ’50 e ’60, di produzione molto varia.
   

Pedro Páramo (di Carlos Velo, Mex, 1967) è l’adattamento dell’omonimo romanzo di Juan Rulfo, rinomato per il suo stile innovativo che influenzò quello di Gabriel García Márquez per Cent'anni di solitudine, specialmente in quanto alla gestione di tempi e descrizione di personaggi. Proprio per la particolarità del soggetto, che include tanto andirivieni temporale e una continua alternanza fra fantasia e realtà, non è sempre di immediata comprensione e bisogna prestare grande attenzione per distinguere i vivi dai morti e situarli all’epoca giusta. Si ha la chiara sensazione che sarebbe necessario leggere il testo per apprezzarlo appieno; è quasi impossibile difficile rendere una trama così articolata e complicata in un film di neanche due ore.
Gli fa buona compagnia il film argentino La ventana (di Carlos Sorín, Arg, 2008), ben scritto, ben diretto e ben interpretato, eppure prodotto con molto poco; regista è quello stesso Carlos Sorin che si fece conoscere a Venezia al suo esordio con La película del rey (1986) premiato come miglior opera prima. Sarò ripetitivo, ma torno a sottolineare che per buoni film non servono grandi attori (ammesso che siano effettivamente capaci), né scenografie grandiose e tantomeno effetti speciali e spropositati budget. In questo caso bastano pochi attori, una grande casa in Patagonia e i relativi paesaggi per ottenere un 92% su RottenTomatoes.
   

Ho continuato con lo spagnolo guardando i primi film di Marco Ferreri (El pisito, 1959 e El cochecito, 1960, Premio FIPRESCI a Venezia) ai quali ho aggiunto Dillinger è morto (Ita/Fra, 1969) da qualcuno etichettato come sperimentale con Michel Piccoli protagonista. Nei primi due già si nota l’innato humor nero del regista, certamente influenzato dal lavorare gomito a gomito con altri autori come Berlanga e Azcona, che con grande abilità riuscirono ad eludere in gran parte la censura franchista e produssero degli ottimi film di critica sociale mascherati da commedia che rimangono nella storia del cinema iberico come Placido (Nomination Oscar e Palma d’Oro a Cannes) e Bienvenido Mr. Marshall (2 Premi e Nomination Grand Prix a Cannes). I primi due, già visti più di una volta, continuano a divertire anche perché si scoprono sempre nuovi piccoli dettagli, il terzo non riesce ad appassionare.
Tornando in Sudamerica, ho recuperato anche un altro famoso film d'epoca vale a dire Orfeu negro (di Marcel Camus, Bra/Fra/Ita, 1959, Oscar come miglior film straniero per la Francia). Un po’ deludente rispetto alle aspettative, soprattutto per la debole sceneggiatura e per contare troppo sulla parte folklorica. Secondo me sopravvalutato.
 

Gli altri 4 film del gruppo sono:
Week end (di Jean-Luc Godard, Fra, 1967)
Judy (di Rupert Goold, UK, 2019)
Et Dieu ... créa la femme (di Roger Vadim, Fra, 1956)
One Touch of Venus (di William A. Seiter, USA, 1948)

Nessuno du questi mi ha colpito particolarmente. Il film di Godard, che a leggere i rating sembrava interessante, si è rivelato esagerato, sempre sopra le righe, sangue e cadaveri in quantità, con declamazioni di manifesti di chiara tendenza di sinistra, ripetitivo e in fin dei conti noioso.  
Judy conta con due candidature per gli ormai imminenti Oscar (Renée Zellweger attrice protagonista e trucco) ma è lento e poco convincente. La performance dell’attrice già vincitrice di un Oscar non protagonista (Cold Mountain, 2003) non mi sembra meritevole di una statuetta, fa troppe esagerate smorfie e non penso che rimarrà nella storia del cinema.
Quasi a dimostrare quanto detto in precedenza in merito a film buoni prodotti con poco questi ultimi due furono certamente prodotti pensando al botteghino contando con star di richiamo mondiale del calibro di Ava Gardner e Brigitte Bardot che di lor ci mettono la sola presenza. La commedia americana è davvero poca cosa, l’altro è senz’altro migliore, ma il soggetto avrebbe meritato una sceneggiatura migliore.

Topic 4: le altre proposte di Giù McRendy (con brevi commenti)

n.d.r. - testo tratto dal commento di Giù McRendy, mia introduzione e commenti

Nella seconda parte della proposta di Giù McRendy citata nel Topic 3, lo stesso auspica una collaborazione fra Comune e AMP finalizzata alla sentieristica (in particolare per quelli che conducono al mare) ed elenca una serie di azioni:

* Messa in sicurezza di tutti i sentieri e nuova segnaletica;
(in quanto alla prima vorrei che qualcuno definisse con precisione “Messa in sicurezza di un sentiero”, operazione dal significato vago che nella maggior parte dei casi ha fornito occasione di grandi spese, brutture e minima temporanea efficacia. Con una buona manutenzione si risolve tutto, del resto i sentieri sono lì da secoli senza bisogno di essere stati messi in sicurezza. Nuova segnaletica proposta più volte e rimasta sempre lettera morta, anche pochi mesi fa.)
* Realizzazione di una guida cartacea e on line;
(tralascerei la prima versione – che costerebbe tanto sia per stampa che per distribuzione – punterei sulla seconda infinitamente più economica. Assolutamente necessarie sarebbero BUONE traduzioni almeno in inglese e tedesco)
* Realizzazione di un’applicazione per telefonino con tutti i percorsi con il calcolo delle distanze, grado di difficoltà, informazioni storiche e naturalistiche;
(per le distanze non c’è bisogno di nuove app, il resto dovrebbe essere incluso nella guida di cui al punto precedente)
* Cercare di ottenere da tutti gli enti gestori delle linee telefoniche la copertura su tutti i sentieri;
(mi sembra fantascienza … oltretutto abbastanza inutile se non per le emergenze. La guida si scarica in precedenza e l’eventuale gps funzione comunque)
Tutto questo potrebbe essere realizzato nell’immediato già dall’estate 2020 non essendo necessari tantissimi denari … magari andrebbe fatto un piano di intervento a breve termine e uno a lungo.
(vedo la cosa pressoché impossibile considerati i soli 4 mesi e mezzo e le elezioni fra maggio e giugno).
Conclude l’elenco con idee che mi sembrano ancor più futuristiche, ma appropriate per un sognatore quale Giù McRendy si autodefinisce:
… e un giorno vorrei vedere realizzate anche queste iniziative:
Acquisizione al patrimonio comunale delle costruzioni abusive (peraltro spesso abbandonate…) in prossimità dei sentieri per adibirle a punti di incontro, ristoro e servizio informazioni… si potrebbe pensare anche di dare la possibilità agli escursionisti di dormire con sacco a pelo offrendo servizi base di ostello;
… creazione su tutte le spiagge di centri informazione con servizi base tipo stabilimenti balneari e la possibilità anche qui magari a numero chiuso di offrire la possibilità di dormire in spiaggia dopo aver fatto una giornata di trekking e prima di affrontarne un’altra;
...

mercoledì 5 febbraio 2020

Topic 3: meglio un percorso unico o una rete di intinerari?

Dal lungo commento di Giù McRendy in merito al Topic 1, ho estrapolato alcune frasi della prima parte e le ho brevemente commentate in rosso.
Nella seconda parte entra nel dettaglio di una possibile cooperazione con l’AMP Punta Campanella e tocca molti temi “complicati” che quindi meriteranno successiva attenzione con Topic specifici. Chi si fosse perso il commento e, casomai, voglia prepararsi per un intervento su particolari argomenti, trova qui il testo completo (se non vi appare subito, ordinate i commenti a partire dal più recente …)

Io non vedo la necessità di creare un unico grande percorso … invece proporrei un SISTEMA DI PERCORSI tra loro collegati dando la libertà ai turisti escursionisti di fare una vacanza slow di più giorni.
La mia idea personale sarebbe puntare in primo luogo sui sentieri che portano a mare:
Punta Campanella, Crapolla, Jeranto, Recommone, Mitigliano
(tutti già inclusi, e quindi segnalati, nel Progetto Tolomeo)
Poi punterei a dei TREKKING CIRCOLARI come:
Termini - Punta campanella - San Costanzo - Termini
(= circuito di Athena)
Termini - Nerano - San Costanzo - Termini;
(combinazione di parte di 3 percorsi)
Sant’Agata - via Pigna - Recommone - Nerano - Sant’Agata
(assolutamente sconsigliata la discesa dal Monte di Monticchio a Recommone)
Torca - Monte di Torca - Crapolla - Torca
(molto simile alla discesa a mare del blocco precedente)

Infine non sottovaluterei i SENTIERI RURALI:
(certamente importantissimi, cuore del Progetto Tolomeo)
Sono tantissimi e fanno conoscere il nostro territorio, ma sono praticamente sconosciuti (alle giovani generazioni locali, non agli escursionisti con mappa) … È una rete che copre l’intero territorio del comune sino a Sorrento: che aspettiamo a valorizzarla??? 
(si torna al problema marketing “serio”, vale a dire descrizioni reali e non di “meraviglie” poi non riscontrabili, combinate con effettiva cura e manutenzione dei percorsi)
… omissis ... 
Saltando a piè pari la parte successiva nella quale fornisce molte idee per i sentieri che conducono al mare, Giù McRendy chiude così: 
Last but not least far conoscere e far comprendere l’importanza del nostro territorio agli alunni sin dalle scuole elementari: ideando dei concorsi sul tema territorio sentieri; portandoli in escursione stimolando una cultura della propria terra e facendo comprendere il patrimonio che abbiamo… e non siamo capaci di difendere e valorizzare… magari nel 2040 qualcuno di loro potrà riuscirci…
Proposta assolutamente condivisibile, ma qualcuno dei lettori è disposto a farsene carico?

In linea generale, la rete di sentieri, seppur migliorabile, esiste già ma non c'è dubbio che debba essere migliorata in quanto a percorribilità. 
Poi si tratterà di proporla in modo corretto ed efficace. Avete idee?

martedì 4 febbraio 2020

Una città coloniale in Europa (?)

Approfittando di una giornata quasi estiva, mi sono goduto un breve giro per (San Cristóbal de) La Laguna, antica capitale dell'isola di Tenerife e di tutto l'arcipelago delle Canarie, quindi amministrativamente europea, geograficamente quasi africana (esattamente Macaronesia), urbanisticamente e architettonicamente in stile coloniale latinoamericano.

Mantiene in ottimo stato molti degli edifici coloniali d'epoca, apparendo come uno dei vari centri storici ben conservati di oltreatlantico. Dal 1999 è entrata a far parte degli ormai tanti Patrimoni dell’Umanità dell'UNESCO per avere la particolarità di essere l’unica città coloniale non cinta da mura.
Le Canarie, ed in particolare Tenerife, rappresentavano l'ultimo contatto con il vecchio mondo prima della traversata oceanica, specialmente per chi andava in Sudamerica e quindi ebbero enorme importanza commerciale e conseguente ricchezza, unite al vantaggio di essere lontane dalle continue guerre europee.
La città sorge su un altopiano centrale dell'isola esposta a tutti i venti, poco oltre i 500m di altitudine. Non presenta la consueta griglia di strade perpendicolari, ma certamente ha le caratteristiche larghe strade lastricate (sull’isola non mancano certo le solidissime rocce vulcaniche …) molte delle quali contraddistinte da enormi edifici per lo più religiosi, questi sì pressoché “muragliati”.
Scorrendo le foto in questo album, si noteranno i caratteristici infissi per lo più costruiti utilizzando il legno resistentissimo del pino canario (Pinus canariensis) che ha anche l’enorme vantaggio, specialmente per l’epoca, di essere fra i più resistenti al fuoco. Oltre ai portoni, osservate il pericolare metodo utilizzato per le persiane e i balconi artisticamente decorati, alcuni quasi del tutto chiusi.
Nonostante il clima sia ben più fresco delle aree costiere, anche al centro de La Laguna si possono ammirare numerosi imponenti esemplari di drago (Dracaena draco) centenari.

lunedì 3 febbraio 2020

Topic 2 del Forum: sentieri a pagamento?

Propongo io il tema del secondo topic del forum visto che sembra che, dopo l’entusiasmo iniziale, molti abbiano quasi “paura” di commentare e contribuire. Si tratta di una questione già proposta qualche volta ma applicata solo in pochissimi contesti che però, più o meno, hanno una loro ragione ad essere … mi riferisco all’imposizione di un pedaggio per percorrere determinati sentieri. 
A settembre scorso, in occasione della chiacchierata in merito ai tradizionali itinerari pedonali massesi, l'argomento fu tirato in ballo dal buon Franco Simioli che conosco da ben oltre 60 anni e con il quale condivido tante opinioni e impegni per le attività turistiche, ma non questa, come ebbi modo di dirgli nella succitata occasione. Ha riproposto l'idea pochi giorni fa e la potete ascoltare dalla sua stessa voce guardando il filmato pubblicato da Lello Acone a partire dal minuto 20:10, per un minuto circa. In pratica suggerisce agli Amministratori di far pagare un ticket a chi viene a godere dei panorami e della bellezza del territorio, similmente alla tassa di soggiorno.
Il più famoso sentiero a pagamento in Italia è senz'altro quello delle Cinque Terre (forse anche l'unico), oggettivamente sovraffollato, ma in altri casi simili non è stato usato il deterrente dell'imposizione di un pagamento bensì la prenotazione e numero chiuso. Così com’è sembra che siano più interessati a far soldi che a salvaguardare il sentiero. Tuttavia, è importante sottolineare che la Trekking Card delle 5 Terre non consente semplicemente l'accesso al sentiero più battuto (gli altri si possono percorrere liberamente) ma include trasporti, uso gratuito dei bagni nelle stazioni (altrimenti 1 euro) e altri vantaggi. 
Per quanto riguarda il territorio di Massa Lubrense, penso che i sentieri potenzialmente interessanti dal punto di vista economico siano solo quello per Jeranto da Nerano e per la Campanella da Termini, entrambi strade pubbliche comunali. Quindi penso che almeno i residenti non dovrebbero essere soggetti a pagamento; soluzioni per altri casi simili ma non legati all'escursionismo, si basano su zonazioni per aree (p.e. Penisola Sorrentina), provincia o addirittura regione intera. Ammesso e non concesso che possa essere legale far pagare per percorrere una strada comunale, secondo lo stesso criterio si potrebbe far pagare per una passeggiata lungo Corso Italia a Sorrento o per la discesa dal Mulino alla Spiaggia Grande di Positano.
E il periodo di esazione quanto dovrebbe durare? Sarebbe annuale, stagionale o solo nei week-end? E in quali fasce orarie? Pensano di chiudere i cancelli o tenere personale di controllo 24 ore su 24, 365 giorni l'anno? Vale la pena montare garitte lungo il sentiero e pagare i controllori? Quale sarebbe l’entità dei proventi?
A quelli che propongono cose simili ho sempre controbattuto che si potrebbe molto più semplicemente far pagare servizi effettivi. Per esempio, a Termini ci sono spesso vari grandi pullman parcheggiati per molte ore (anche su strisce blu senza pagare un solo euro) e creano una gran confusione visto che da quella "piazza" (un breve tratto di strada un po' più largo) passano anche gli autobus di linea della SITA, il bus rosso, il trenino e talvolta anche il tram. Ad Amalfi gli autobus devono prenotare il posto e (l'anno scorso) 2 ore di sosta costavano €180; a Positano NCC e minibus pagano anche per il solo transito. Con sistemi simili si possono incassare in modo assolutamente legale e trasparente discrete cifre senza aver bisogno di personale dislocato lungo il sentiero ed evitando di tassare quelli che vengono con i mezzi pubblici, mezzi propri o a piedi (e quindi i locali). Per il controllo ci sarebbe anche un possibile problema di privacy: nel caso l’idea fosse messa in pratica, inevitabilmente si dovrebbero determinare delle esenzioni per residenza … e chi controllerebbe i documenti? E quali sarebbero quelli accettati? A mia memoria, solo sulla carta d'identità compare il comune di residenza.

Sul tema dei servizi igienici pubblici (ultimo punto citato da Franco Simeoli) sono invece totalmente d'accordo, ma questo sarà argomento di un prossimo topic!

sabato 1 febbraio 2020

A 10 anni ero il più felice del mondo: non andavo a scuola, avevo un cavallo e un rifle ... !

Parole di Emilio "El Indio" Fernández, estrapolate da una lunga intervista di oltre 3/4 d'ora , condotta nel 1978 dal giornalista spagnolo Joaquín Soler Serrano (su YouTube: prima parte  seconda parte). 
Ai più il nome dirà molto poco, eppure si tratta di un personaggio unico, con una vita vissuta davvero intensamente, senza presunzione ma con grandi ideali e motivazioni, nella quale ebbe modo di incontrare, avere amicizia e collaborazioni con un numero incredibile di artisti e personalità di alto livello, nei campi più svariati, di nazionalità diverse, come già potrete leggere in questo post in cui riassumo solo i suoi primi 24 anni. L'appellativo Indio in effetti fu acquisito solo quando entrò nel mondo del cinema dove i pochissimi indios erano relegati a fare le comparse o impiegati come uomini di fatica, e deriva ovviamente dai suoi distintivi tratti somatici ereditati dalla madre che era india al 100% di etnia Kikapú e dal padre un mestizo (sangue misto). Attraverso una lunga serie di domande ripercorre in ordine cronologico varie tappe della vita del regista, a partire dalla sua infanzia. Una delle prime domande fu: "come fu la tua gioventù?" e la risposta è quella riportata nel titolo.
Ciò grazie al fatto che suo padre, dopo essere stato minatore, era diventato un ufficiale della famosa Division del Norte, l'esercito di Pancho Villa con il quale era a stretto contatto essendone diventato amico e consigliere (nella foto sopra Villa e un gruppo di ufficiali rivoluzionari). Quindi Emilio si spostava insieme all'esercito con i suoi genitori e, in effetti, veniva mandato a scuola quando era possibile (la scolarizzazione era uno dei principali obiettivi di Villa), ma i maestri (rurali) erano sempre diversi. Il famoso rivoluzionario fu solo il primo dei personaggi di fama mondiale (in vari campi) con il quali El Indio entrò in contatto, ma ne incontrerà molti altri ancor prima di diventare una stella del cinema. Emilio fece velocemente carriera nell'esercito e non per raccomandazioni bensì per valore facendo, in alcuni casi, concorrenza al pur rispettato padre. A sedici anni, già capitano, fu invitato ad entrare alla Scuola Superiore Militare di Artiglieria e, dopo questa, fu poi fra i fondatori della Scuola di Aeronautica Militare. Dopo l'assassinio di Pancho Villa si schierò con il gen. de la Huerta (già presidente del Messico per 5 mesi nel 1920) e, quando questo nel 1924 fu sconfitto e costretto a fuggire in U.S.A., fu imprigionato e condannato a 20 anni di carcere. Qual è lo stereotipo di un'evasione da una prigione messicana negli anni '20?? Far saltare una parete della cella … e lui così fece, ovviamente con l'aiuto di amici che riuscirono a fargli arrivare poco alla volta attrezzi ed esplosivo (nel maneggiare il quale era professionista). 
Fuggito anche lui dal Messico si mosse in U.S.A. da uno stato all'altro, guadagnandosi da vivere con mille lavori anche i più umili e duri come muratore, facchino, scaricatore, raccoglitore di cotone, pescatore, contadino, pastore di pecore in Montana, ma, come dichiara orgogliosamente, mai il cameriere, e non per disprezzare il mestiere, ma per non dover servire gli yankees!.
Dopo 4 anni, mentre si trovava a Chicago, gli capitò di salvare una donna che stava affogando … era l'amante di Baby Face (il famoso gangster rapinatore che fu "socio" del suo collega Dillinger) e così conobbe tutti boss di allora, incuso Al Capone. Nel corso di una festa, fu notato da Rodolfo Valentino, il quale gli promise di portarlo a Hollywood al suo ritorno dalla tournee a New York, ma lì morì più o meno misteriosamente. Tuttavia, Valentino sarebbe stato sepolto a Hollywwod e quindi la salma fu mandata (in treno) in California … via Chicago dove Emilio riuscì ad avere il permesso (penso che con le raccomandazioni sulle quali poteva contare non sarà stato difficile) di accompagnare il feretro (in un vagone c'era la camera ardente) fino ad Hollywood dove assistette anche alla sepoltura. In quell'occasione fu preso in simpatia dai tanti suoi connazionali che già lavoravano nell'industria cinematografica, in vari campi. Lì ritrovò de la Huerta il quale (avendo studiato musica) aveva aperto una scuola di canto e convinse El Indio a desistere dai suoi propositi di intraprendere una ennesima rivoluzione e ad utilizzare il cinema come arma sociale.
Verso la fine del 1928, il direttore artistico della Metro-Goldwyn-Mayer - Cedric Gibbons, uno dei fondatori della Motion Picture Academy – fu incaricato di creare il simbolo dell’Academy Award (il cosiddetto Oscar) a partire da un bozzetto su carta. Cercò quindi un modello e la sua futura sposa, l’attrice messicana Dolores del Rio (già diva del muto ad Hollywood) gli presentò il suo connazionale e amico Emilio. Per dare un'idea della sua "bella presenza" non ho trovato di meglio che la foto in alto, tratta dal suo primo film come protagonista Janitzio (1935, quindi 7 anni più tardi). Restio in principio, Fernández finalmente accettò di posare nudo per la creazione della statuetta per antonomasia, il cosiddetto Oscar, nomignolo che però sembra essere nato nel 1931, quando una segretaria dell’Academy disse che somigliava a “suo zio Oscar” …

Fin qui un essenziale sunto dei primi 24 anni della vita movimentata e appassionante di Emilio "El Indio" Fernández. Avevo già parlato sommariamente di lui in questo post del 13 luglio 2014; mi riprometto di raccontare ancora di lui in qualche prossimo post, ovviamente con molti più riferimenti alla sua carriera cinematografica ma non mancheranno curiosi e divertenti aneddoti.