sabato 27 febbraio 2021

micro-recensioni 46-50: mix di generi, paesi ed epoche ...

Ho continuato con un sesto film d’animazione, ma giapponese, che mi ha fatto rimpiangere quelli europei appena guardati e ho proseguito con uno strano mix di film che mi sono stati “consigliati” dai cookies … ormai mi conoscono. Due sono messicani ma di genere, fattura e budget molto diversi, gli altri sono un classico noir americano e un ben quotato coreano dell’inizio del secolo corrente.

 

Kiss of Death (Henry Hathaway, 1947, USA)

Buon noir con Victor Mature protagonista, con al fianco Coleen Gray (da poco vista in Nightmare Alley), ma c’è anche l’esordiente Richard Widmark che con questa interpretazione ottenne la sua unica Nomination Oscar (il film ne ottenne anche un’altra per la sceneggiatura). In effetti la trama differisce un poco dai classici noir e si basa sull’omertà di un gruppo di rapinatori che poi viene rotta per motivi di gelosia. Anche il rapporto fra chi è diventato confidente e il D. A. (procuratore) è ben proposto, con molti colpi di scena e buoni tempi di suspense. Non è certo il miglior noir di sempre, ma senza alcun dubbio merita una visione.

Una familia de tantas (Alejandro Galindo, 1949, Mex)

Questo è un classico della Epoca de Oro del Cine Mexicano (nella famosa classifica di fine secolo scorso era al 5° posto dei migliori film messicani di sempre) e vede un ottimo Fernando Soler nei panni del dispotico – ma con le (sue) migliori intenzioni – capofamiglia. Non è che fosse proprio una famiglia comune e penso che neanche nell’ambito di quelle tradizionali della media borghesia dell’epoca fosse proprio uno standard. La variegata prole è composta dai grandi già fidanzati (e non solo), una che compie 15 anni (equivalente dei nostri 18) e due ancora più piccoli, ognuno con i suoi problemi delle rispettive età. La moglie obbediente e sottomessa asseconda il marito, come del resto tutto il resto della famiglia anche se si notano vari tentativi (qualcun riuscito) di ribellione. Commedia drammatica realista, ben messa in scena e ben interpretata. Si trova in HD, ma ovviamente in versione originale.

  

El escapulario (Servando González, 1968, Mex)

Ancora non mi è chiara la carriera di questo regista/sceneggiatore, con solo una decina di regie all’attivo, la seconda delle quali in USA “The Fool Killer” (1965, con Anthony Perkins). Oltre al suddetto avevo anche visto altri suoi film come Yanco, Viento negro, prodotti con budget molto limitati e senza grandi nomi, ma molto singolari, specialmente per quanto riguarda le riprese; ho appena trovato anche Los mediocres (1966), suo quarto film. Come appena scritto, l’aspetto che più colpisce è il modo di girare, sia per quanto riguarda le semplici inquadrature, sia per il modo di narrare la storia che, in questo caso, è magico-misteriosa e include vari flashback. Interessante.

Failan (Hae-sung Song, 2001, Kor)

Se ne parla molto bene in rete e quindi l’ho guardato. Parte lentamente presentando il protagonista (un piccolo delinquente) e un paio di suoi compari che hanno un preciso ruolo nella storia. Failan (Cecilia Cheung) è una immigrata cinese, orfana e non in perfetta salute, ma molto volenterosa e disponibile. I due si sposano (solo sulla carta) … lui per soldi, lei per ottenere il permesso di soggiorno. Quindi è la seconda parte, molto più umana e descrittiva della vera indole dei due che vivono a distanza, quella più interessante e ben proposta, anche se con troppi tempi morti. Buono anche il finale, in entrambi gli episodi conclusivi. Singolare e certamente fuori dagli schemi, in mancanza d’altro si fa guardare.

La tomba delle lucciole (Isao Takahata, 1988, Jap)

Sentito nominare tante volte, mi è capitata fra le mani una versione di buona qualità e mi sono “immolato”. Proprio così, le premesse non erano le migliori (per il mio punto di vista) e la realtà è stata ancor più deludente. Si tratta di quel genere di animazione giapponese assolutamente poco fluido, con disegni poco creativi, poco colorato e con una sceneggiatura che lo ha fatto definire (titoli di una delle prime recensioni su IMDb) “il film più triste di sempre”; più che altro lo definirei inutilmente deprimente. l giapponesi hanno prodotto vari ottimi film sulle conseguenze della guerra ed in particolare dei bombardamenti a tappeto come p.e. Black Rain (di Imamura, 1989, premiato a Cannes) ambientato a Hiroshima appena colpita dalla bomba atomica. Molti lo elogiano, io non lo consiglio.  

mercoledì 17 febbraio 2021

Chiamatemi presuntuoso, ma penso di aver buon fiuto … Locanda Scialapopolo

Mi riferisco alla scelta di trattorie, tascas, comedores, osterie eccetera che servono ancora piatti veramente tradizionali, prediligendo prodotti locali e di stagione (con poche eccezioni). Ciò che mi attira di questi posti salta spesso agli occhi già nel menù o come piatto del giorno scritto a mano su un foglio di carta o una lavagna. Raramente sono rimasto deluso e nella maggior parte dei casi sono diventato devoto cliente. Molti ricorderanno i miei post gastronomici nei quali decantavo le prelibatezze di Casa Tata a Puerto de la Cruz, o le semplici comidas corridas de La Terminal a Coyoacán (CDMX), i menù del Tunel de Alfama e i ricchi piatti del Cantinho de São José a Lisbona, … ma stavolta mi sono fatto affascinare dalle proposte inserite nei menù (cambiano spesso in base alle stagioni) della Locanda Scialapopolo di Benevento, fuori dal centro storico, in una anonima strada secondaria. 

I nomi dialettali delle pietanze e gli ingredienti promettevano bene, la location ed il locale arredato senza fronzoli garantivano che si badasse al cibo più che alla presentazione, le recensioni lette su varie piattaforme (diffidando da quelle su tripadvisor) sembravano scritte da persone che apprezzano cibo genuino ed essenziale … e anche stavolta non mi sono sbagliato. In verità speravo di trovare il Cardone Beneventano (foto sopra, dalla loro pagina FB) che ho appreso essere un piatto tradizionalmente natalizio ma si trova durante tutto l’inverno; allo stesso tempo, visti vari menù e letti tanti altri nomi sconosciuti (ma appetitosi), ero sicuro che avrei trovato buon cibo a me sconosciuto.

  

Un menù l’ho scaricato dalla rete, l’altro l’ho fotografato ieri e, come vedete, sia fra i primi che fra i secondi ci sono molte differenze (leggeteli con molta attenzione!). Essendo in due e, purtroppo, andando di fretta siamo riusciti a gustare solo Pacche con fagioli e pancetta e Pan cotto prima e Brasato Norcino e A ‘Mperciata poi. Basti leggere gli ingredienti specificati nel menù per capire che si tratta di vera cucina tradizionale e “povera” e il secondo aggettivo non deve essere assolutamente inteso come dispregiativo … tutt’altro. Manca la foto delle pacche (ricordano i nostri scialatielli) in quanto sono arrivate per prime ed eravamo troppo affamati per immortalarle e del brasato norcino, carne frollata per un paio di settimane con erbe, ottimo al palato ma dice poco alla vista.

 

Certo non è posto per chi è allergico a questo e a quello, chi storce il naso per la presenza di ortaggi e verdure saporite e per chi non tollera qualche pezzo di pancetta o altre carni (spesso indispensabili) nelle minestre.

Ora dovrò trovare qualche buona scusa per tornare in area beneventana (per me un paio di ore d'auto) ed andare ad assaggiare altro. 

sabato 13 febbraio 2021

micro-recensioni 41-45: film d’animazione italiani e francesi ‘60-‘70

Anche nei decenni in cui la Walt Disney aveva quasi il monopolio dei film d’animazione, esistevano altre realtà con disegni dai tratti ben diversi e spesso non destinati ai bambini o, almeno, non esclusivamente a loro. Solo due derivano da strisce a fumetti e nel complesso sono nettamente inferiori. Tre sono di Bruno Bozzetto, reinterpretazioni italiane di classici USA: un film (Fantasia, 1940, Walt Disney) e un genere, i western. Solo uno è completamente fuori da ogni schema e, seppur firmato da René Laloux, deve la maggior parte dei sui meriti ai disegni di Roland Topor, eclettico artista per lo più surrealista, molto attivo anche in campo cinematografico con i suoi amici Fernando Arrabal e Alejandro Jodorowsky, ma talvolta anche attore in film come Nosferatu di Herzog (1979), nel quale interpreta il folle Renfield.

 

La planète sauvage (René Laloux, Fra, 1973)

Una storia assolutamente fantastica racconta dei contrasti fra due comunità apparentemente simili ma di dimensioni estremamente diverse: gli enormi Draags e i minuscoli Oms. I problemi relazionali si possono facilmente interpretare come quelli padroni/schiavi o ricchi/poveri, con ovvi tentativi di ribellione e conseguenti repressioni; da non sottovalutare il tema dell’accesso al sapere. Interessantissime sono le rappresentazioni degli elementi di contorno, una miscela di parvenze animali che richiamano alla mente i disegni di surrealisti moderni come Salvador Dalì, ma anche quelli di Hieronymus Bosch (1450-1516), e per restare nell’ambito dell’animazione sembrano essere antesignani dei draghi volanti di Dragon Trainer (2010). Penso risulti chiaro che il film offre molti spunti, di genere completamente diversi e certamente non è un prodotto destinato al pubblico infantile. Da guardare senz’altro, e con attenzione.

Allegro non troppo (Bruno Bozzetto, Ita, 1976)

Il richiamo a Fantasia (1940, Walt Disney) è esplicitamente espresso dal protagonista umano interpretato da Maurizio Nichetti. E sì, perché questo è un film con attori e disegni animati, i primi compaiono solo nelle scene in teatro, i disegni sono destinati ad illustrare i vari brani di musica classica di Sibelius, Dvorak, Vivaldi, Debussy, Stravinsky e Ravel. Il famosissimo Bolero di quest’ultimo offre a Bozzetto lo spunto per mostrare una sua interpretazione dell’evoluzione, a partire da una chiara citazione di 2001: Odissea nello spazio (1968, Stanley Kubrick) inserendo anche una bottiglia dell’americanissima Coca Cola. (clip qui in basso)

Molto originali sia i disegni che le sceneggiature dei sei racconti musicali, quasi tutti con un sottile, eppure evidente, black humor. Ciò è ancor più presente nelle parti recitate in teatro, con un manager / direttore d’orchestra despota, aguzzino del disegnatore (Nichetti). Ci sono anche un insulso presentatore (Maurizio Micheli), una orchestra composta da decine di ottuagenarie ed una ragazza addetta alle pulizie. Queste parti che si alternano all’animazione, pur fornendo occasioni per situazioni grottesche e battute argute, risultano talvolta stucchevoli e un po’ più lunghe del necessario. Anche questo da guardare, godendosi soprattutto musica e animazione.

  

West and Soda (Bruno Bozzetto, Ita, 1965)

Trovandosi nello stesso gruppo, è impossibile non fare un paragone fra questo film e quello di Goscinny (creatore, con Uderzo, della saga di Asterix). Come anticipato, Bozzetto riunisce in West and Soda molti degli stereotipi dei western classici hollywoodiani e inserisce alcune scene e battute con specifici riferimenti a film e personaggi, al contrario del francese che presenta un protagonista famoso nei paesi francofoni, per apparire in strisce già da oltre 30 anni. Ci sono tutti i personaggi indispensabili: il cattivo e i suoi scagnozzi, il pistolero infallibile che non vuole uccidere, la giovane e avvenente, da donna del saloon, il pianista, i becchini, gli indiani al perenne inseguimento della diligenza e lo squadrone di cavalleria che giunge in aiuto. Film di passo snello e arguto, di sicuro molto più apprezzabile da chi conosca abbastanza western classici. Consigliato, leggero e divertente.

Vip - Mio fratello Superuomo (Bruno Bozzetto, Ita, 1968)

Se nel suo primo lungometraggio Bozzetto presentò una parodia (molto ben riuscita) del genere western, qui si occupa dei supereroi … ma con molto minor successo. Non riesce ad essere incisivo né ad avvincere, storia molto banale e prevedibile, disegni direi deludenti. Non malvagio, ma certamente evitabile.

Lucky Luke - La ballata dei Dalton (René Goscinny, Henri Gruel, Fra, 1978)

Qualcosa ho già detto nel commento a West and Soda e non c’è molto altro da aggiungere. Come la maggior parte delle trasposizioni da striscia a fumetti a lungometraggio non riesce a rendere. Le strutture delle storie sono necessariamente diverse, i caratteri dei personaggi sono ben conosciuti e sia che si dia ciò per assodato, sia che li si voglia riproporre, buona parte del pubblico resta scontento. Evitabile, specialmente se prima guardate il western di Bozzetto.

venerdì 12 febbraio 2021

Salta "l'inaugurazione" dei sentieri della Pineta di San Costanzo

Nel territorio di Massa Lubrense esistono varie pinete demaniali la più estesa delle quali, e di gran lunga più interessante, è quella di San Costanzo (ca 13 ha) che dalla cresta della sella fra le due cime (Monte San Costanzo a est e Monte Santa Croce, dove si erge il cosiddetto “radar” dell’ENAV, a ovest), scende fin quasi 200m di quota più a valle. Fu impiantata negli anni ’50, quasi contemporaneamente alla costruzione della strada di accesso al “radar”, all’epoca controllato dall’Aeronautica Militare e interdetta ai civili. 

Chi segue la pagina FB Camminate (vetrina dell’empirico gruppo dei miei sodali Camminanti) già sa che ormai siamo andati decine di volte in pineta a liberare (manualmente) buona parte dei sentieri di servizio costruiti all’epoca, secondo una precisa logica, fra muretti a secco di pietre calcaree. Negli anni la pineta è stata più volte danneggiata da incendi e tempeste di vento che hanno ridotto il numero di piante in buona salute. Tuttavia, anche con tanti pini abbattuti, resta un piacevolissimo ambiente naturale nel quale sono cresciute spontaneamente tante altre specie erbacee, arbustive e anche arboree, alcune delle quali evidenziate in un post di un paio di settimane fa e mostrate in questo album Google.

Pochi però sanno che, dopo gli interventi degli ultimi due giorni, avevamo programmato per domenica 14 un giro inaugurale (evidenziato in verde nella bozza di mappa soprastante) nella parte alta della pineta, secondo un itinerario di poco meno di 2km di sviluppo, con un centinaio di metri di dislivello, che toccherà anche vari dai tanti belvedere naturali che si affacciano sul Rivo San Costanzo ('o Rivo 'a Falanga), le pendici del crinale della Campanella che guardano a SE e la Baia di Jeranto, con i Faraglioni di Capri sullo sfondo. 

Percorso adatto a (quasi) tutti quelli che siano in forma decente ed abbiano un po’ di agilità. Infatti, lungo il percorso scelto si trovano ancora un certo numero di tronchi caduti a traverso dei sentieri, che costringono i camminatori a chinarsi, scavalcare o aggirare gli ostacoli. Per darvene un’idea ecco qualche foto scattata oggi; nella prima si vede il tronco di maggior diametro che però, essendo ben poggiato a terra, resta facilmente superabile. Molti altri alberi sono a terra (basta alzare un po’ di più la gamba e si passa), mentre in qualche altro caso ci si dovrà passare al di sotto, facendo attenzione a non dare capocciate.

 

 

Purtroppo, per domenica 14 e i giorni successivi si prevede vento gelido e, come se non bastasse, da sabato 13 il Comune di Massa Lubrense torna in zona rossa per un paio di settimane. Pertanto, saltata questa data, non ci resta che incrociare le dita e tenetevi pronti per il 28 febbraioPur comprendendo che il periodo è critico e che ci sono altre priorità, continuiamo onestamente a sperare che entro fine febbraio possano essere finalmente eliminati i maggiori ostacoli in modo da consentire la libera fruizione dell’area. Certamente è un peccato che la maggior parte dei massesi neanche sappiano di avere tale polmone verde a disposizione.

Ed oggi abbiamo anche visto le prime Matthiola sp. (violacciocche) in fiore. 

giovedì 11 febbraio 2021

micro-recensioni 36-40: buon cinema inglese degli anni ‘40

Sono partito da 3 film degli Archers (Michael Powell, Emeric Pressburger), ne ho aggiunto uno precedente del solo Powell e ho concluso con un noir di fine decennio con un’ottima coppia di attori. Specialmente i primi quattro si basano su sceneggiature molto particolari, 3 strettamente collegate alla guerra, pur non essendo certo film puramente bellici. Non sapendo come ordinare questa cinquina (essendo tutti film sostanzialmente buoni ed originali), comincio con i due di ambientazione esotica e continuo con gli altri in ordine cronologico.

 

49th Parallel (Michael Powell, UK, 1941)

Questo è il più “bellico” del gruppo, ma la trama è veramente diversa dalle solite e tutti gli esterni furono girati nel nord del Canada dove è ambientata la singolare storia. Un manipolo di tedeschi sbarcati da un sottomarino in cerca di cibo, restano isolati e tentano in vari modi di interagire con le ridottissime comunità locali. Molto didascalico, con vari discorsi politico – filosofici – morali, mostra indubbiamente la sua finalità di propaganda con i tedeschi nazisti cattivi, mentre i loro connazionali emigrati in Canada vivono in comunità pacifiche guidati da nobili ideali. Scontato il procedere generale, ma non per i modi e gli avvenimenti, si conclude con un originale e geniale finale a sorpresa.  In piena guerra, vinse l’Oscar per il soggetto (di Pressburger) e ottenne due Nomination: miglior film e sceneggiatura.

Black Narcissus (Michael Powell, Emeric Pressburger, UK, 1947)

Altra ambientazione molto particolare … in India. Uno sparuto gruppo di suore (con caratteri molto diversi e grandi contrasti) viene mandato ad occupare un palazzo abbandonato fra le montagne dell’Himalaya, per impiantare un piccolo convento e un ospedale. Si sottolineano i contrasti fra le religiose, l’ufficiale inglese responsabile dell’area ed il generale suo referente indiano. Varie le star in campo femminile, fra le quali spiccano Deborah Kerr e Jean SimmonsVinse 2 Oscar, per la fotografia a colori e per la scenografia (pur essendo stato girato completamente nei famosi studios inglesi di Pinewood.

  

A Canterbury Tale (Michael Powell, Emeric Pressburger, UK, 1944)

Un paio di soldati americani in licenza restano coinvolti in un’indagine in merito ad un misterioso “patriota moralista” che versa colla nei capelli delle ragazze locali. Singolari sia i personaggi che indagano, per motivi vari, che i locali e ancor di più il maggior sospettato con il quale incrociano le loro strade più di una volta. Come molti dei film di questa strana coppia (The Archers) si combinano commedia romantica e grottesca, nonché messaggi morali e patriottici.

A Matter of Life and Death (Michael Powell, Emeric Pressburger, UK, 1946)

Anche questo si sviluppa a margine della guerra, ma è in effetti un mistery – fantasy. Il protagonista è un pilota inglese (David Niven) abbattuto in azione che stranamente non giunge nell’aldilà dove era tuttavia previsto il suo arrivo. Fra angeli custodi francesi, un tribunale paradisiaco, interazioni fra vivi e morti, la storia va avanti anche con l’intervento di uno psichiatra. Ottimi i rating (IMDb 8,1 e RT 97%) e un cult per gli inglesi, in Italia venne distribuito con titolo Scala al paradiso.

The Clouded Yellow (Ralph Thomas, UK, 1950)

Jean Simmons e Trevor Howard sono i protagonisti di una singolare fuga per evitare che la prima sia incastrata con l’accusa di un delitto che non ha commesso. Sulle loro tracce si muovono non solo poliziotti ma anche agenti dei servizi segreti, ex colleghi di lui. Film ben sviluppato, rapido, con tanta analisi psicologica e psichiatrica dei personaggi principali. Niente di eccezionale, ma senz’altro superiore alla media.

mercoledì 10 febbraio 2021

Ippopotami: idee errate e ambienti sbagliati

Anche se si può vedere una certa attinenza con il post Lasciate fare alla natura … che sa ciò che fa! di una decina di giorni fa, questo verte sul danni ambientali conseguenti all’inserimento di specie proprie di alcune regioni in habitat nei quali possono certo sopravvivere ma a scapito di altre specie, come i lamantini (manatee) che sono a rischio di estinzione. In particolare dei cosiddetti Cocaine Hippos già parlai un paio di anni associandoli ad un’altra storia altrettanto incredibile: Pitoni birmani in Florida (USA).

Lo spunto è stato un articolo apparso oggi su The Guardian nel quale veniva ribadito che la popolazione dei soli 4 ippopotami importati in Colombia dal famoso narcotrafficante Pablo Escobar negli anni ’80 in breve raggiungerà il centinaio di individui. I lettori più incuriositi da questa storia potranno trovare tanti articoli e video in rete, ma qui vorrei aggiungere delle particolarità di questi (generalmente) simpatici mammiferi, solo apparentemente pacifici e innocuiHo scelto un paio dei tanti video prodotti da fonti affidabili che evidenziano quanto detto, ma anche breve ripresa "turistica" può dire molto ... guardate che salti e che velocità!

Ma se volete vedere come si muovono sottacqua, guardate questo video di Animal Planet, riprese ovviamente effettuate in uno zoo. Personalmente rimasi incantato nel 1993 quando nella vasca dell'eccellente zoo di Singapore vidi galoppare (foto sotto) questo ippopotamo pigmeo, l’unica altra specie oltre a quella più conosciuta.

Nel video in basso prodotto dallo Smithsonian Institute si racconta la storia della popolazione colombiana di ippopotami e si sottolineano i conseguenti dannosi effetti sulla fauna locale.

Dopo aver guardato anche quest'altro interessantissimo video del National Geographicecco in breve alcune informazioni sugli ippopotami:

  • Sono fra gli animali più letali in Africa uccidendo ogni anno da 500 fino a 3.000 (sì, tremila) umani, pur essendo erbivori e non carnivori
  • Sembrano goffi e impacciati ma a terra corrono a oltre 30 km/h
  • Con le oltre 4 tonnellate raggiunte dai maschi, è il terzo più grande mammifero terrestre dopo elefante e rinoceronte bianco
  • Hanno pelle dura ma pochissimo grasso … tutta massa muscolare
  • La caratteristica di cui sopra fa sì che sono fra i pochi mammiferi che NON possono nuotare
  • Le foto che li mostrano con il naso appena fuori dell’acqua fanno pensare a molti che galleggino, ma siate pur certi che le zampe sono ben piantate sul fondo
  • Da ciò, del resto, deriva il loro nome, composto da hippos (cavallo) e potamos (fiume), quindi cavallo di fiume (guardate i video)
  • Della foto di apertura si evince chiaramente che l’ippopotamo ha spiccato un salto, non stava nuotando
  • Usufruendo, come qualunque altro corpo immerso in un liquido, della famosa “spinta” del principio di Archimede, gli ippopotami si muovono sottacqua come ci fosse gravità ridotta (pensate agli astronauti sulla luna) e quindi, nonostante la massa, sembrano leggiadro.

In conclusione, se avete qualche kg in più e vi chiamano “ippopotamo”, ora avete una ragione in più per essere certi che chi ve l’ha detto è un ignorante!

lunedì 1 febbraio 2021

micro-recensioni 31-35: film molto particolari, per motivi diversi

I due di oltrecortina sono quasi all’opposto, il thriller inglese del 1960 è un cult, dei due americani uno è incompleto e l’altro unisce in un musical 3 storie dark/fantasy.

 

The Return (Andrey Zvyagintsev, Rus, 2003)

Primo dei soli 5 lungometraggi di Andrey Zvyagintsev; girato con budget ridotto e cast striminzito, ottenne grande successo a Cannes aggiudicandosi ben 5 premi. Così, da un giorno all’altro, il regista divenne cineasta russo di punta ed i suoi due film più recenti (Leviathan e Loveless) ottennero la Nomination Oscar come miglio film straniero nel 2015 e 2018. Penso che nessuno metta in dubbio la sua abilità dietro la macchina da presa ma, almeno nei 3 film che ho visto (i due succitati, oltre questo), affronta problematiche sociali e familiari abbastanza deprimenti e drammatiche, coinvolgendo spesso minori. In questo caso la storia si sviluppa in meno di una settimana, a partire dal ritorno di un uomo assente da casa da 12 anni, senza dare notizie di sé. Moglie e suocera sembrano impassibili ma i due figli adolescenti (di carattere molto diverso) vivranno con lui un rapporto molto tormentato, che diventa quasi esplosivo nel corso di un viaggio dei 3 in zona remota. I personaggi li ho trovati insopportabili e ben interpretati, e proprio per questo disagio veramente lo spettatore non sa per chi parteggiare. Da guardare, duro ed essenziale, ma ben realizzato. Chi lo apprezzerà dovrebbe guardare anche i due candidati Oscar, dei quali il regista fu anche sceneggiatore.

Phantom of the Paradise (Brian De Palma, USA, 1974)

Nel suo primo periodo, subito dopo SistersBrian De Palma scrisse e diresse questo geniale e umoristico musical dark, combinando le storie di Faust, fantasma dell’Opera e Frankenstein. Cast privo di grandi nomi se non per quello di Paul Williams, che tuttavia è molto più noto e apprezzato come compositore (1 Oscar e 4 Nomination, fra le quali quella per questo film) e solo raramente lo si vede nelle vesti di attore … forse questa è la sua interpretazione più luna e più nota. Non essendo particolarmente amante dei musical, trovo che ci siano troppe canzoni proposte per intero che rallentano il ritmo, ma fra l’una e l’altra le azioni sono rapidissime, molto ben montate, spesso facendo anche uso della partizione dello schermo. I set (sia del film che del musical che si porta in scena) sono ben realizzati e coloratissimi, così come alcuni costumi; nell’intreccio della trama si trovano elementi classici romantici, ma anche da thriller, crime, musical, commedia e fantasy. Prodotto leggero e scoppiettante, molto ben realizzato, … un’ora e mezza ben spesa.

  

Peeping Tom (Michael Powell, UK, 1960)

Il titolo (sinonimo di voyeur in inglese, to peep significa guardare di nascosto) ha origine dalla popolare leggenda di Lady Godiva (realmente esistita nell’XI secolo), la nobildonna che per convincere il marito ad abbassare le tasse, cavalcò nuda per le strade della città. Era stato emesso un bando che imponeva di restare in casa con porte e finestre chiuse nel giorno dell’annunciata cavalcata, ma Tom (un sarto) la spiò di nascosto. Questo fu il secondo film diretto di nuovo solo da Powell dopo i 16 co-diretti con Emeric Pressburger, coppia nota come The Archers. Nonostante il titolo, il film è in effetti molto poco voyeuristico spostando quasi tutta l’attenzione sull’aspetto psicologico di un serial killer. Un suo innamoramento riuscirà a salvarlo? Questo intreccio di crime e thriller, in parte legato a foto osé e a un set cinematografico, rappresentò un prodotto abbastanza diverso dai soliti e per questo divenne un cult.

Mimino (Georgiy Daneliya, URSS, 1977)

Altra più che buona commedia quasi grottesca georgiana, il che conferma che la cinematografia di questa ex repubblica sovietiche ha solide basi, in particolare in questo genere nel quale si rappresentano sempre le rivalità degli abitanti con i vicini armeni e, fino allo sgretolamento dell’URSS, una certa avversione verso il potere di Mosca. Mimino è il nome di un pilota di elicottero in servizio regolare fra vari paesini sperduti e quindi trasporta non solo persone ma anche pecore e mucche (vedi poster!). Ambendo a diventare pilota di aerei di linea, parte per Mosca e lungo la strada avrà a che fare con una serie incredibile di personaggi unici ed eventi imprevedibili. Di ottimo ritmo e pieno di vere sorprese, merita la visione … ovviamente humor di stile sovietico.

My Best Friend's Birthday (Quentin Tarantino, USA, 1987)

Avendo guardato con piacere Pulp Fiction pochi giorni fa, ho deciso di recuperare ciò che resta del suo misterioso primo film. Misterioso poiché si conoscono solo 36 minuti di una ipotetica ora e mezza; alcuni danno per dispersa la rimanente parte, altri dicono che in effetti non fu mai girata. Dovrebbe essere quindi chiaro che si tratta di una pura curiosità, adatta solo ai fan di Tarantino che in questo caso interpreta una parte percentualmente più rilevante delle altre nei film successivi, limitate a poche scene. Tuttavia già si nota la sua mania delle citazioni fra ciò che si intravede proiettato e i tanti poster, per la maggior parte di B-movies.  Molto è basato sui dialoghi e situazioni al limite del demenziale e, qualunque sia la causa della mancanza dell’altra ora, si vede che le scene sono spesso slegate per mancanza di filo conduttore. Puro sfizio da cinefilo!

sabato 30 gennaio 2021

Lasciate fare alla natura … che sa ciò che fa!

Oggi sono tornato per l’ennesima volta nella pineta di Monte San Costanzo per ulteriori rilievi e per cominciare a prendere nota delle specie presenti in numeri limitati avendo osservato in precedenza alcuni arbusti poco comuni nell’area, come per esempio una Phillyrea latifolia (ilatro comune). Adesso che si può procedere abbastanza facilmente nella parte alta della fitta rete di sentieri creata negli anni ’50 contemporaneamente all’impianto della pineta, anche rimanendo sulle tracce un occhio attento si rende conto che fra i pini (in piedi o caduti a seguito di incendio e/o tempeste di vento) ci sono tante altre specie arboree, arbustive ed erbacee. La varietà è abbastanza ampia e riserva interessanti sorprese. In quanto agli alberi, fra le centinaia, se non migliaia, di nuove piantine di Pinus spp. (pini d’Aleppo e marittimi), si notano anche numerosi Quercus ilex (lecci), mentre si contano sulla punta delle dita Quercus pubescens (roverella) e Arbutus unedo (corbezzolo). 

Nel campo degli arbusti sparsi qui e là si contano varie specie che, seppur comuni fuori pineta, non ci si aspetta di trovare al suo interno. Fra esse ho individuato Cistus incanus (cisto rosso, foto sopra, con Coccinella septempunctata), Prasium majus (the siciliano), Lonicera implexa (caprifoglio mediterraneo), Asparagus acutifolius (asparago pungente), Myrtus communis (mirto), la già citata Phillyrea latifolia (ilatro comune), Urginea maritima (ora Drimia maritima, comunque scilla marittima), Centaurea sp. (centaurea), Coronilla emerus (cornetta dondolina) e perfino l’endemica Lithodora rosmarinifolia (erba-perla mediterranea, foto sotto, purtroppo con il mio cellulare economico non sono riuscito a mettere a fuoco il fiore, ma le foglie ... ritornerò). Abbondantissimi nel sottobosco sono invece Arisarum vulgare (arisaro), Ampelodesmos mauritanica (tagliamani, localmente lepantine), Ferula communis (ferula) e Asphodelus microcarpus (asfodelo mediterraneo). Anche se è probabile che abbia sbagliato qualche identificazione e molto mi sia sfuggito, già questo breve elenco dimostra inequivocabilmente che la pineta ospita una vasta ed interessante varietà di altre specie spontanee.

Quanto detto non vuole essere una (non garantita) dotta dissertazione, bensì una ulteriore prova che in Penisola Sorrentina (come del resto in molte altre aree mediterranee) si propagano spontaneamente una gran quantità di specie botaniche … uno studio di vari decenni fa catalogava oltre 1.500 specie, una successiva quasi 2.000. In particolare la nostra affascinante gariga (boscaglia mediterranea costituita da arbusti e suffrutici sempreverdi molto bassi, tra i quali vegetano abbondanti specie erbacee) si rigenera velocemente, anche dopo incendi e altri disastrosi eventi naturali e alcune piante si ritrovano anche dove uno non se lo aspetta. Ciò rafforza la mia (e non solo mia) convinzione che in queste aree non debbano essere piantati nuovi alberi e, soprattutto, non nella gariga

Purtroppo, varie volte persone e associazioni di indubbia buona volontà e nobili ideali (ma di poco criterio e ancor meno conoscenze scientifiche) pensano di realizzare meritorie azioni ambientaliste piantando alberi ed arbusti in posti sbagliati, in modo sbagliato e in periodo sbagliato. Molti ricorderanno che proprio sul Monte San Costanzo furono piantate decine di pini per i nuovi nati, ma oggi se ne vedono solo un paio, pochi anni fa varie roverelle al lato dell’inizio della scalinata per la cappella e nessuna ha attecchito, ultimamente vari arbusti sono stati piantati su Monte San Costanzo e molti hanno già fatto una brutta fine con la prima (prevedibile) gelata. E come se non bastasse, costoro non hanno nemmeno l’accortezza di ripiantare le specie scavate per far posto alle nuove, né di ricoprire con terreno quanto portato alla luce (per esempio i tuberi degli asfodeli).

 
Centaurea sp.  e  Coronilla emerus
(qualche identificazione potrebbe non essere precisissima, benvenute eventuali precisazioni)

Lasciate fare alla natura … o a qualche vero esperto.

giovedì 28 gennaio 2021

micro-recensioni 26-30: notissimi e quasi ignoti, ma media RT 93%

… e i due sconosciuti ai più vantano un 100 e un 92 su RottenTomatoes! I tre titoli arcinoti, secondo IMDb, si trovano al 4°, 8° e 33° posto nella classifica dei migliori film di tutti i tempi … ma non sono per niente d’accordo. Ma andiamo per ordine.

 

Pulp Fiction (Quentin Tarantino, USA, 1994)

Ottenne l’Oscar per la sceneggiatura e altre 6 Nomination; è quello che si trova all’8° posto. Senz’altro è quello che mi è piaciuto di più, non solo per la folle sceneggiatura, ma per i dialoghi, i personaggi, le interpretazioni e la regia. Certamente non è un film per educande ma non è eccessivamente splatter per essere di Tarantino; anche concetti accettabili e socialmente / psicologicamente interessanti sono proposti con colorito turpiloquio e la trama contorta che inizia e finisce con la stessa situazione con la quale è iniziato il film, procede fra flashback e flashforward, con personaggi che ricompaiono inaspettatamente. Tante de citazioni, da quello che si vede in tv, ai poster di B-movies, al menù del locale dove si svolge la gara di twist. Ottima e appropriata la colonna sonora, cast molto ricco, con tanti attori del suo entourage, utilizzati già nel precedente Reservoir Dogs e che si ritrovano in altri film successivi. Un film geniale e sconcertante, molto divertente per i peculiari personaggi che compaiono anche in modo inaspettato, ma soprattutto Pulp Fiction è realizzato in modo eccellente, anche se c’è qualcuno che storce il naso per la miscela di sangue, droga, vizi e violenza. Devo veramente suggerire a chi non l’avesse ancora visto di recuperarlo al più presto? E, conoscendo l’inglese, è doveroso guardare la versione originale, nel doppiaggio si perde moltissimo; sono andate a guardare il clip italiano per vedere come avessero tradotto la “barzelletta” dei pomodori … ovviamente male.  

Diamond of the Night (Ian Nemec, Cze, 1964)

Secondo in ordine di preferenza è questo breve film cecoslovacco di 67 minuti, direi quasi sperimentale; negli anni ’60 lì si produssero tanti ottimi film (molti li ho già citati e suggeriti l’anno scorso. Le righe di presentazione non mi avevano entusiasmato ma poi ho letto che il tema dei due ragazzi che fuggono dalla deportazione è in effetti quasi incidentale. C’è tanta macchina a mano, i dialoghi sono quasi inesistenti e la narrazione si sviluppa per immagini che mostrano i timori, le analisi delle possibili azioni e i pensieri dei due. Lavoro di regia assolutamente apprezzabile che riesce ad avvincere anche senza contare sulle parole. L’ho trovato sottotitolato ma veramente non c’è bisogno di traduzione. Imperdibile per chi si interessa di arte cinematografia.

  

Nightmare Alley (Edmund Goulding, USA, 1947)

Film di culto sia per l’ambientazione in un circo itinerante, di quelli che raccoglievano tanti fenomeni da baraccone, sia per il ruolo insolito affidato a Tyrone Power … né bel tenebroso, né vincente e spavaldo, né tombeur de femmes. In alcuni momenti sembra richiamare le atmosfere del vero cult del genere Freaks (1932, Tod Browning), specialmente quando entra in scena l’erculeo Bruno. Si conosce il protagonista Stanton 'Stan' Carlisle (Power) quando è ancora un semplice imbonitore e tuttofare e lo si segue nella sua scalata al successo fino a proporsi come veggente in locali per ricchi. L’ambizione di creare sempre più illusioni e far soldi in maniera truffaldina lo porterà ad associarsi con una psicologa e le conseguenze saranno imprevedibili. Interessanti sia i personaggi, da quelli del carnival e quelli del jet set, e anche i rapporti fra di loro, fra amori, gelosie, storie di alcolismo, ricatti e truffe. Insomma non il solito Tyrone Power, ben diretto da Edmund Goulding e affiancato da 3 attrici ben diverse fra loro, ma perfettamente calate nei loro ruoli.  

The Usual Suspects (Bryan Singer, USA, 1995)

Certamente è un buon film, ma altrettanto certamente è stato nettamente sopravvalutato. A vostra memoria ricordate solo 32 film migliori di questo? Si barcamena fra crime e poliziesco, senza prendere una direzione precisa, gli interpreti sono senz’altro di livello più che buono e la trama riserva effettivamente tante sorprese, ma con troppe carenze e scarsa plausibilità tanto che, in effetti, lo si potrebbe quasi vedere come una commedia dark. L’ho voluto guardare di nuovo 8 anni dopo l’ultima visione, ma le mie perplessità sono sempre le stesse e, anzi, mi è forse piaciuto meno dell’ultima volta.

The Dark Knight (Cristopher Nolan, USA, 2008)

Veramente questo è il quarto miglior film di sempre? Secondo IMDb ai primi posti, nell’ordine, ci sono: The Shawshank Redemption (1994), The Godfather (1972) e The Godfather: Part II (1974). Avrei anche qualcosa da obiettare in merito al primo in assoluto, ma si sa, le classifiche lasciano il tempo che trovano e, oggettivamente, sono impossibili da stilare. Come si fa a paragonare film girati a decenni di distanza di generi diversi con tecnologie completamente differenti? Comunque sia, questo film è veramente noioso, ripetitivo e abbastanza scontato. Un sacco di azioni spettacolari (ma a chi interessano? certo non a me), ottimi attori (sprecati) e, vabbè che è di derivazione comics, la logica e la psicologia dei personaggi, da qualunque punto di vista le si vogliano considerare, lasciano molto a desiderare. Bah!

lunedì 25 gennaio 2021

50 anni fa diventavo mezzofondista “ufficiale” ...

… ma è giusto ricordare che i miei primi passi (molto amatoriali) furono a Massa Lubrense ed evidentemente mi servirono. Infatti, con i miei compagni di giochi degli anni ’60 spesso organizzavamo gare di corsa, soprattutto lungo i classici percorsi dei cosiddetti giro ‘e Campo e ‘o giro ‘e Sant’Aniello, entrambi lunghi poco più di 800m ma con strappi che facevano "asci' ll'uocchie 'a fora" e brevi discese vertiginose; il giro ‘e Santa Teresa era per lo più riservato alle manifestazioni abbinate alle feste patronali in quanto si svolgeva su strade rotabili ed era necessario chiudere la circolazione. (vedi citazione in calce)

Appena mi fu consentito, insistendo, mi iscrissi appunto ad un Giro di Santa Teresa, esattamente in occasione della festa della Madonna delle Grazie del 1965. Come si può constatare guardando la foto scattata sulla linea di partenza, non sono mai stato uno “a cui piace vincere facile” (come recitava una pubblicità di qualche tempo fa) preferendo sempre perdere dignitosamente sfide anche assolutamente impossibili. Anche chi non mi conosce può facilmente identificarmi nella foto in alto. Purtroppo, non giunsi al traguardo; ma semplicemente perché un vigile, eccessivamente zelante, al volo mi tirò fuori dal gruppo (non ero certo in testa, ma nemmeno ultimo) pensando che fossi un ragazzino intruso … e pensare che avevo appena superato la ripida salita di via Santa Teresa e quindi al traguardo mancavano solo un paio di centinaio di metri in leggera discesa. Nella foto potete anche notare vari tipi di abbigliamento e scarpe non proprio da professionisti ... a destra si vedono mocassini e anche piedi scalzi!

Insieme alla foto sopra, me ne sono capitate altre fra le mani insieme con vari trafiletti di giornale e così mi sono reso conto che esattamente 50 anni fa (inverno ’71) iniziai la mia carriera “ufficiale”, da tesserato F.I.D.A.L., con la Polisportiva Partenope. Già da qualche anno partecipavo regolarmente ai campionati federali giovani di basket, ma il mio prof. delle superiori (allenatore di atletica della Partenope, seppur di altre specialità) mi convinse a tesserarmi e a cominciare a correre le campestri. Così alle partite di basket F.I.P. e a quelle scolastiche di basket e calcio, aggiunsi le gare di atletica, cross d’inverno e pista in primavera.

 

Qui in alto le foto delle fasi finali del mio esordio (vittorioso) nel Bosco di Capodimonte e del successivo Campionato Regionale (quello in  maglia bianca dietro di me era un sostenitore del vincitore, il terzo si intravede dietro la mia spalla destra) che ebbe luogo attorno al campo di aviazione di Pontecagnano (leggi i due relativi aneddoti nel prossimo paragrafo), e qui di seguito ci sono i trafiletti apparsi su Il Mattino.

Aneddoto 1

Voglio aggiungere un singolare aneddoto relativo all’ultima gara citata. L’area era assolutamente piatta e incolta, c’erano solo dei fossi al margine che si dovevano attraversare (brevi ripide discesa e salita) o saltare se ne avesse la forza. Si correva lungo un circuito di circa 2.000m da ripetere più volte a seconda della propria categoria: 2 per gli Allievi, 3 per i juniores e seniores (corto) e 6 per i seniores (lungo). Come detto l’area al margine della pista era incolta ma abbondavano erbe e cespugli e quindi fungevano da pascolo per pecore e capre. Queste venivano inoltre nutrite con le foglie esterne di vari tipi di brassicacee: cavolfiori, verze, incappucciate. A questo punto devo precisare che si correva con scarpe chiodate, con chiodi di 10-12mm il che rendeva la situazione divertente ma non per tutti … i più arguti avranno già intuito che i concorrenti a centro gruppo venivano bersagliati da escrementi e torsoli di cavolo che chi li precedeva prima infilzava con i chiodi delle sue scarpe e quindi li lanciava, seppur involontariamente, all’indietro! Provate a immaginare la scena e l’aspetto di alcuni atleti all’arrivo.

Aneddoto 2

Stesso campo di gara ma in questo caso parlo dei Campionati Interregionali (tutto il meridione). Pur trovandoci quasi al livello del mare, quel giorno nevischiava ... ed il protagonista involontario (e sfortunato) fu il mio compagno di squadra Curcio (senior). Ricordo che ero in macchina con il nostro allenatore prof. Tufano e lo seguivamo con lo sguardo quando improvvisamente sparì! Anche lui, come me, portava gli occhiali ed il nevischio gli si era accumulato sulle lenti ... non vide uno dei summenzionati fossi, ci cadde dentro e perse gli occhiali! Gli ci volle un po' prima di ritrovarli e riprendere la gara. 

Andavamo a gareggiare in situazioni precarie, non solo senza docce, ma spesso anche senza bagni né spogliatoi, e forse proprio per questo ci divertivamo ed eravamo una "grande famiglia", a prescindere dalle società di appartenenza (ma ciò è quasi prassi in atletica).  

*  ‘e ccorse  (estratto da Barracca ‘o rutunniello, cavallocavallo mantieneme ‘ntuosto e altri giochi dimenticati (di Giovanni Visetti) e-book scaricabile gratuitamente qui 

Come in ogni altro paese del mondo, anche a Massa i ragazzi di tanto in tanto si misuravano in gare di corsa, e in particolare erano quelle di resistenza ad offrire un banco di prova più prestigioso. Al pari di tutti gli altri giochi che si svolgevano per strada, pure per le corse ci si doveva accontentare di ciò che si aveva a disposizione, in questo caso una rete di stradine e viottoli tortuosi, nella maggior dei casi in forte pendenza.

Queste gare solo sporadicamente si organizzavano su tratti brevi da percorrersi più volte, nella maggior parte dei casi si disputavano su percorsi costituiti da una serie di vicoli che nel loro insieme formavano un circuito. I percorsi comprendevano rari tratti pianeggianti ed erano invece ricchi di salite e discese e talvolta includevano perfino delle scalinate. Le numerose viuzze offrivano la possibilità di creare una gran quantità di percorsi diversi, ma ogni rione aveva un proprio giro classico.

domenica 24 gennaio 2021

micro-recensioni 21-25: Jarmusch di oltre 30 anni fa (trailer) e altro

Gruppo abbastanza vario e praticamente diviso nettamente in due: 3 film d’epoca quasi cult, di origini e soggetti molto diversi, e due di Jarmusch, per l’esattezza il terzo ed il quarto dei suoi solo 14 film.

  

Down By Law (Jim Jarmusch, USA, 1986)

Uno dei film di Jarmusch più conosciuti in Italia (distribuito come Daunbailò, praticamente come si pronuncia il titolo originale) per contare su Roberto Benigni come protagonista … e appare anche sua moglie Nicoletta Braschi. Molti dei marchi di fabbrica del regista (anche sceneggiatore di tutti i suoi film) sono ben evidenti anche in questo di 35 anni fa: ottima e ricercata colonna sonora, lunghe carrellate alternate a inquadrature fisse, personaggi al limite della realtà ma certamente plausibili, trama basata su coincidenze e citazioni colte. Tre tipi di estrazione e carattere completamente diversi si ritrovano nella stessa cella di un penitenziario americano per crimini seri (prostituzione minorile, occultamento di cadavere, omiicidio) ma “preterintenzionali”. I loro rapporti, inizialmente poco amichevoli, ben presto migliorano e, pur continuando a litigare un po’, forniranno tanti spunti di humor nero. Rivisto dopo tanti mi è ancora piaciuto anche se in più punti cala un po’ di ritmo. Nel trailer originale già si possono ben apprezzare le carrellate e colonna sonora.

Visione senz’altro consigliata per i singolarissimi personaggi, ben fotografati in b/n e ben diretti, per la trama quasi surreale e l’ottima musica interpretata dai compagni di sventura di Benigni: Tom Waits e John Lurie (suppongo e spero che li conosciate).

Mistery Train (Jim Jarmusch, USA, 1989)

Al contrario di quanto appena scritto a proposito di Down By Law, questo non l’avevo mai visto e per la verità non mi ha convinto. Tre storie troppo scollate una dall’altra, aventi in comune l’albergo dove alloggiano in contemporanea (ma senza mai incontrarsi) una coppia di giovani turisti giapponesi, due donne sole (una appena lasciata dal compagno, l’altra recentissima vedova) e tre vaghi. Qui la colonna sonora (di John Lurie) è senz’altro la migliore cosa, Tom Waits presta solo la voce (DJ radiofonico, se sente in continuazione ma non si vede mai) e, per rimanere in ambito musicale, c’è da notare la presenza (solo come attore) di Screamin' Jay Hawkins, cantautore affermato nei generi blues, rhythm and blues, soul e anche rock and roll. Ha dei buoni momenti di humor nero, qualche scena caricaturale, varie buone riprese e i treni che passano sferragliando che potrebbero perfino far pensare a Ozu (anche se non credo che fosse intenzione del regista).

  

I Know Where I'm Going (Michael Powell, Emeric Pressburger, UK, 1945)

Questa regia a quattro mani non è una casualità, i due vantano una lunga collaborazione tanto da aver diretto, scritto e prodotto insieme ben 19 film. Per indicare il loro sodalizio avevano un nickname che diede il nome anche alla casa di produzione: The Archers. Si tratta di una piacevole e ben realizzata commedia romantica ambientata nelle isole scozzesi delle Ebridi. Interessanti sia i paesaggi che le scene nelle quali i protagonisti interagiscono con gli abitanti dell’isola, fra pub, balli, feste … e kilt. Per vostra conoscenza, gli Archers sono i registi del famosissimo Scarpette rosse (1949, The Red Shoes) e anche di un altro apprezzatissimo (in patria) film: The Life and Death of Colonel Blimp (1943, IMDb 8,1 e RT 97%).

Spider Baby (Jack Hill, USA, 1967)

Nel mio girovagare fra siti cinefili ho trovato questo titolo, disponibile in rete in buona qualità e inserito fra i cult dell’horror satirico anche se di caratteristiche quasi uniche. Praticamente non c’è niente di soprannaturale se non una malattia degenerativa dalla quale sono affetti tutti i membri della famiglia Merrye. Tre giovani vivono in una casa lontana da tutti, accuditi da un maggiordomo, autista, cuoco, tutore, … interpretato da Lon Chaney jr. (qualità molto inferiori a quelle dell’omonimo padre). Inaspettatamente sopraggiungono una coppia di cugini, accompagnati dal loro avvocato e dalla sua segretaria, per sfrattare i parenti e prendere possesso della casa, ma la cosa non si rivelerà tanto facile. Succede un po’ di tutto e non mancano risvolti sexy … ma non c’è da meravigliarsi visto che il regista Jack Hill (solo 17 film) era specializzato in B-movie, horror e exploitation. Si tratta di una pura curiosità, più commedia che horror, senz’altro molto originale.

El camino de la vida (Alfonso Corona Blake, Mex, 1956)

Per un certo verso ha dei punti in comune con Down By Law, infatti i protagonisti sono tre ragazzini che, pur non essendo delinquenti abituali, finiscono in riformatorio per disperazione e per reagire al bullismo. Tre storie diverse che avranno un lieto fine grazie ad uno psicologo volontario. Non è male ma è senz’altro troppo buonista, tanto che una certa parte di critica lo volle vedere come risposta a Los olvidados (1950, Luis Buñuel) nel quale i giovani erano certamente più “cattivi” e violenti. Gli apprezzamenti ricevuti gli sono quindi stati attribuiti per lo più per il messaggio positivo, per affermare che i riformatori possono effettivamente riportare sulla retta via ragazzini che si sono cacciati nei guai. Evitabile.