mercoledì 8 aprile 2020

Per quanto possibile, perseguo i miei progetti e mantengo gli impegni


Nell’ultimo post relativo al FORUM (previsione di discussione de visu), scrissi che, come molti dei più attivi partecipanti, ero disponibile a stabilire data, ora e luogo una settimana prima dell’incontro, ipotizzato nel corso della settimana dopo Pasqua. In quanto all’ultimo elemento (luogo) la discussione è attualmente inutile, ma possiamo tuttavia concordare una riunione via Skype, piattaforma che consente chiamate di gruppo fino a 100 partecipanti, sicuramente molti di più di quanti saremo. Visto che pochi avranno problemi di lavoro, mobilità e reperibilità, non dovrebbe essere difficile trovare un giorno ed un orario abbastanza comodi per i più, nel periodo già previsto (14-18 aprile). 
Pertanto, invito gli eventuali interessati a provvedere a dichiarare la propria disponibilità, possibilmente in tempi brevi, in questo modo:

  1. se non sono già utenti di Skype, (programma gratuito e sicuro come gli altri della Microsoft, giudicate voi se fidarvi) scaricarlo dalla pagina www.skype.com/it/
  2. cercarmi come giuavis o come Giovanni Visetti (ce ne sono 7 ma solo uno indica residenza a Massa Lubrense e oltretutto vi dovrebbe apparire la mia foto),
  3. specificare nel messaggio di saluto (suggerito automaticamente dal programma) di voler partecipare al Forum … con spirito costruttivo!



Fra gli argomenti già proposti direttamente nei post dei vari Topic e/o nei successivi commenti, ne elenco una parte:
  • referenti unici in seno all’Amministrazione Comunale (uno tecnico, uno politico) 
  • registro unico dei “problemi” relativi ai sentieri
  • biglietti a bordo bus SITA
  • bagni pubblici
  • sentieri a pagamento
  • gestione rete sentieristica
  • messa in sicurezza di tutti i sentieri e nuova segnaletica;
  • realizzazione di una guida cartacea e on line;
  • realizzazione di un’applicazione per telefonino con tutti i percorsi con il calcolo delle distanze, grado di difficoltà, informazioni storiche e naturalistiche;
  • copertura telefonica su tutti i sentieri;
  • un sistema di percorsi è “migliore” di un unico grande percorso
  • rivalutazione dei sentieri rurali
  • far comprendere l’importanza del territorio agli alunni sin dalle scuole elementari

A tale “Ordine del Giorno” potrebbero senz’altro essere aggiunte le classiche “varie ed eventuali”, ma prevedo che, a prescindere da quanti saremo, gli argomenti sono tali e tanti che una riunione di un paio d’ore non basterà di certo ed esaurirli.

martedì 7 aprile 2020

Micro-recensioni 101-110: ancora francesi d'epoca e teorici del cinema russi

Continuando il viaggio in Francia ho guardato altri due lungometraggi (sonori) di Epstein e un programma di 4 suoi corti, seguiti da tre film di Marcel L'Herbier (altro notevole regista dell’avant-garde degli anni ’20); ho concluso il tema francese con un film di Genina che vede la diva di allora Louise Brooks quale protagonista. Infine, ho completato la decina con 3 film russi di due registi che, con Eisenstein e Vertov, furono i pilastri del cinema sovietico non solo come autori ma anche come teorici, le cui idee in merito a riprese e montaggio sono state alla base della cinematografia moderna.
L'or des mers (Jean Epstein, Fra, 1932)
L'homme à l'Hispano (Jean Epstein, Fra, 1933)
Le Tempestaire (Jean Epstein, Fra, 1947) e altri 3 corti (1927-30-31)
Il primo è quasi una parabola, ambientato in un piccolo e desolato villaggio di pescatori della Bretagna, con molti temi simili a quelli dei corti: onde, vento, povertà, fari, pesca, soccorso in mare, …; a volte incluso nei documentari pur avendo una ben precisa trama, fu girato muto ma successivamente sonorizzato.
L'homme à l'Hispano si svolge invece in tutt’altro ambiente, quello della ricca élite francese, fra Parigi e (soprattutto) Biarritz, ed è di genere indefinibile … fra dramma, commedia romantica e affari, adattato da un romanzo di Pierre Frondaie dallo stesso Epstein. Fu il primo vero sonoro del regista, piacevole e ben interpretato anche ben diverso dai muti di avant-garde.
L'inhumaine (Marcel L'Herbier, Fra, 1924)
Feu Mathias Pascal (Marcel L'Herbier, Fra, 1926)
L' Αrgent (Marcel L'Herbier, Fra, 1928)
L'Herbier fu il quarto cineasta di spicco degli anni ’20 francesi, insieme con Gance, Epstein e Dulac. Quelli che ho guardato sono i più famosi, penso giustificatamente. Sono tutti e tre molto ben messi in scena anche se hanno molto poco in comune. L'inhumaine è quello che cinematograficamente ho preferito per tecnica e scenografie fra espressionismo tedesco e cubismo, ma la sceneggiatura è troppo fantasiosa e pretestuosa. Il secondo è ovviamente basato sull’omonimo romanzo di Pirandello e, come spesso accade per gli adattamenti cinematografici, non è fedelissimo all’opera originale. 
L' Αrgent è il più “violento” dei tre, con personaggi molto aggressivi, tutti mossi quasi esclusivamente dall’adorazione per il denaro. Migliore dei tre per rating IMDb, mi sono piaciute le interpretazioni e anche il montaggio.

Prix de beauté (Augusto Genina, Fra, 1930)
Primo film in Francia dell’italiano Genina, con la diva/antidiva americana Louise Brooks (pessimo il suo rapporto con Hollywood), con sceneggiatura di René Clair e G. W. Pabst che l’aveva diretta negli altri suoi due film europei: Diario di una donna perduta e Il vaso di Pandora (aka Lulù), entrambi del 1929. Inizia come una commedia romantica, si trasforma in dramma e termina come crime. Miss Europa (titolo italiano) si lascia guardare ma da tutti questi grandi nomi ci si sarebbe aspettato di più.
Secondo la legge (Lev Kuleshov, URSS, 1926)
La fine di San Pietroburgo (Vsevolod Pudovkin, URSS, 1927)
Tempeste sull'Asia (Vsevolod Pudovkin, URSS, 1928)
Se Eisenstein è indubbiamente il più conosciuto regista sovietico degli anni ’20 (La corazzata Potëmkin, 1925 e Ottobre, 1928), a livello di tecnica, innovazione e teoria cinematografica Kuleshov e Pudovkin non sono certamente da meno. Stranamente, Secondo la legge è un adattamento del racconto The Unexpected (1906, di Jack London), è ambientato sulle rive dello Yukon in Alaska e conta su soli 5 personaggi (cercatori d’oro) che ben presto diventano tre. Svolgendosi per lo più nella rustica baracca e nelle immediate vicinanze ha una struttura quasi teatrale, piena di tensioni. Il finale è da vera short story, inaspettato, come anticipato anche dal titolo.
Al contrario, i due film di Pudovkin sono ciò che chiunque si sarebbe aspettato … film quasi di sola propaganda, il primo più che dichiaratamente visto che fu prodotto in occasione del decennale della Rivoluzione. Le trame sono quindi scontate e, in parte, esagerate, ma la tecnica, specialmente quella dei rapidi montaggi è senz’altro di altissimo livello. 

lunedì 6 aprile 2020

Non rinunciamo all'idea del TREK 2020 da Amalfi a Capri

Un mese fa scrissi questo post nel quale confermavo il progetto della settimana di Trek, ma anticipavo che saremmo stati soggetti alle disposizioni del Governo. Visto come sono andate e stanno andando le cose, considerata l'incertezza dei tempi di ritorno alla "normalità" e prevedendo che fra poco più di due mesi già comincerà a fare troppo caldo per godersi delle belle lunghe camminate (sempre che sia già consentito), non ci resta che attendere l'estate. A seconda di come si metteranno le cose e anche tenendo conto dell'andamento meteorologico estivo (ormai non si può più contare sulle stagioni) le prime e quasi uniche date utili per il 2020 restano le settimane centrali di settembre. Dopo si comincia a rischiare più pioggia e (fatto certo) le giornate diventeranno rapidamente sempre più corte. Per esempio il 26 settembre il sole già tramonta alle 18.53 ma dal versante del golfo di Salerno scompare alla vista ore prima.
Pertanto, invito gli escursionisti che si erano interessati al programma a non perdere le speranze, tenersi in forma per quanto possibile e pronti per aggregarsi al gruppo dei trekkers, anche se solo per alcuni percorsi. 
Ripropongo per l'ennesima volta la mappa generale, in modo da poterla tenere sott'occhio e ma sottolineo che tutte le decisioni saranno prese solo last minute e gli itinerari saranno comunicati tramite questo blog, il mio sito giovis.com e FB Camminate.

In linea di massima le sette escursioni saranno confermate, ma variate al meglio e senza alcun ordine prestabilito, interessando comunque le mie aree preferite evidenziate in questo quadro d'unione. Qui lo trovate in versione interattiva e, cliccando nei rispettivi riquadri, potrete scaricare le mappe HD e memorizzarle sui vostri dispositivi in modo da poterle poi utilizzare offline anche quando saremo in zone senza copertura.

Potete anche a dare uno sguardo alla pagina che contiene i link a tutti i post (uno per escursione) pubblicati in precedenza e nella quale è ben descritto l'itinerario originale, poi modificato in qualche punto e oggi privo di date certe.

Le condizioni e raccomandazioni sono quelle di sempre:
  • la partecipazione è del tutto gratuita; costi e prenotazioni per trasporti, vitto e alloggio e qualunque altra spesa sono a carico dei trekkers;
  • è di fondamentale importanza essere assolutamente indipendenti ed autosufficienti ... non è previsto alcun tipo di guida o assistenza;
  • chi vuole intraprendere queste escursioni deve essere in grado di percorrere almeno 20km al giorno, anche con oltre 1.000m di dislivello in salita;
  • i sentieri presentano fondo vario e spesso accidentato, alcune salite e discese ripide, tante scale e brevi tratti esposti, alcuni classificati dal CAI come difficili o EE;
  • a pranzo colazioni al sacco, la sera si vedrà di organizzare cene conviviali (vedi foto in basso); 
  • in caso di condizioni meteo poco favorevoli, avverse o addirittura rischiose, una o più escursioni potranno essere ridotte, variate o anche annullate del tutto, fermo restando che chi volesse incamminarsi comunque sarà liberissimo di farlo; 
  • ma soprattutto, si tenga presente che il TREK Amalfi - Sorrento 2020 è un’occasione di incontro tra camminatori indipendenti ed autosufficienti e NON una serie di escursioni guidate!

domenica 5 aprile 2020

Gli Orientisti Meridionali (1991-2006), punto di riferimento al Sud

Su sollecitazione di un’aspirante orientista (tema foto di qualche decennio fa), ho messo mano al recupero delle pagine ORME, già su sito proprio e poi su massalubrense.it.
Chiaramente le foto sembreranno piccole, ma a cavallo del millennio gli schermi erano più piccoli e la velocità della rete era estremamente minore di quella odierna e quindi pagine con varie foto “pesanti” non si sarebbero mai aperte.
http://www.giovis.com/orme/ormestory.htm
Nella pagina iniziale ormestory.htm (come anticipato nel titolo)  c’è un succintissimo report del primo decennio di attività, dalla mia “scoperta” dell’esistenza dello Sport Orientamento (Orienteering) alle prime gare, la costituzione della Società, le gare internazionali, produzione mappe, l’organizzazione gare, l’attività giovanile nelle scuole. L’altra decina di pagine si riferiscono agli anni successivi e/o ad alcune gare internazionali, in Francia, Ungheria, Rep. Ceca e Slovenia.
Per chi non avesse idea di cosa stia parlando, riporto la breve presentazione generale dell’Orieentering, così come appare sul sito ufficiale F.I.S.O. (Fed. It. Sport Orientamento):
Chi partecipa ad una prova di Orientamento, utilizza una carta topografica realizzata appositamente per questo Sport, con segni convenzionali unificati in tutto il mondo.
Si gareggia individualmente od in squadra, transitando dai diversi punti di controllo posti sul territorio.
Raggiunto il punto di controllo si dovrà registrare il passaggio sul proprio testimone di gara.
Vince chi impiega il tempo minore; in questo Sport non vince sempre il più veloce, ma colui che é in grado di orientarsi più rapidamente e di fare le scelte di percorso migliori.

La Corsa Orientamento è la "regina" tra le quattro discipline dell'Orienteering, la più praticata e la più diffusa in tutto il mondo. Si può praticare su qualunque terreno, ovunque sia possibile accedere di corsa o camminando.
Le gare di C-O si svolgono principalmente in ambiente naturale (da cui il nome "lo sport dei boschi") ma sempre più frequentemente, e con uguale divertimento, si disputano eventi nei parchi cittadini e nei centri storici, più o meno intricati, di città grandi e piccole.

Nel sito della I.O.F. (International Orienteering Fed.) si sottolinea che: 
il Foot Orienteering è uno sport di resistenza che include una grande componente mentale. Non c’è alcun percorso marcato, l’orientista deve “navigare” con il solo ausilio di mappa e bussola. Per essere fra i migliori, un orientista deve avere un’eccellente capacità di lettura mappa, concentrazione assoluta e l’abilità di prendere decisioni rapide senza rallentare la corsa. La preparazione fisica può considerarsi un misto fra quelle dei 3000 siepi, le campestri e le maratone.

sabato 4 aprile 2020

Post breve, che tuttavia può essere utile in tempo di reclusione

Riporto in evidenza vari post relativi a musei di vario genere e di varie parti del mondo nei quali menzionavo anche i siti ufficiali che permettono la visita virtuale le loro collezioni (o almeno parte sostanziali di esse) tramite immagini spesso in alta definizione e in più casi scaricabili. Per esempio, nei seguenti post trovate qualche dettaglio, qualche foto e il link al sito ufficiale (riportati anche a dx).  



Giardino delle delizie (1490-1500, trittico di Hieronymus Bosch) - Museo del Prado 

Nel post Cultura per tutti, liberamente accessibile, affrontai il tema generale, spaziando dalle collezioni di pubblico dominio della New York Public Library alla biblioteca/mediateca del sito Liber Liber dal quale si possono scaricare gratuitamente libri (e-book), audiolibri e musica, così come (a livello internazionale) l’enorme sito archive.org/ dove sono catalogate milioni di opere di pubblico dominio consultabili e scaricabili gratuitamente fra libri, film, software, musica e altro; infine, visto che il mio interesse noto per la cartografia, nessuno si meraviglierà del fatto che segnalo anche la collezione di mappe antiche della Kraus Map Collection del Ransom Center di Austin, Texas.

Urbis Romae descriptio, 1557, Fabio Licinio
Aggiungo a questa breve lista qualche altro museo che mi sento di consigliare per preziosità o particolarità delle loro collezioni:
Fiumana (1895-96) Pellizza da Volpedo (clicca per altissima definizione)
Ovviamente, questi sono solo una minima parte di quelli che mettono a disposizione degli utenti dell’intero pianeta quanto di meglio si puossa trovare in rete nel campo dell’arte e della cultura. Per nostra fortuna, sono sempre più quelli che intraprendo questa strada e, grazie alla tecnologia che si migliora continuamente, molte volte virtualmente si riesce ad apprezzare un’opera meglio che dal vivo eliminando distanze, folla, vetri e altro. Anche se l'essere sul posto trasmette certamente sensazioni diverse. Non da ultimo, c’è da considerare che in rete si trovano anche opere non esposte, sia per essere in prestito ad altro museo, in restauro o nei depositi, e quindi impossibili da ammirare nel corso di una visita tradizionale.

mercoledì 1 aprile 2020

Micro-recensioni 91-100 del 2020: l'avanguardia francese degli anni '20, fra surrealismo e innovazione

Decina quasi monotematica, con i film muti di due soli registi dell’avant-garde francese degli anni ’20, Germaine Dulac e Jean Epstein, veri innovatori soprattutto nel campo del montaggio e delle riprese, con tanti primissimi piani dei protagonisti e un ottimo uso delle doppie esposizioni che rivelano i loro pensieri, sogni e ricordi. Queste furono peculiarità dell’impressionismo (cinematografico) francese che centra gran parte dell’attenzione sui protagonisti ottenendo una narrazione chiarissima, che non avrebbe neanche bisogno dei sottotitoli (comunque molto pochi).
La souriante Madame Beudet (1923, 43’)
La coquille et le clergyman (1928, 41’)
Comincio con questi due film (restaurati e ricostruiti, con alcuni minuti in più delle versioni che circolavano in precedenza) di Germaine Dulac, seconda regista nella storia del cinema francese, critica teatrale e cinematografica, impegnata nel movimento delle suffragette, teorica del cinema. Il primo è un classico esempio dell’impressionismo francese e oltretutto uno dei primi film etichettati come femmisti, mentre il secondo è certamente surrealista (da molti considerato il primo di tale genere) e precede di oltre un anno la pietra miliare del cinema Un chien andalou, opera di Buñuel e Dalì. Certamente non è paragonabile a questo né al loro successivo L’age d’or (1930), ma gli si deve oggettivamente riconoscere l’originalità della messa in scena, le varie interessanti scenografie che richiamano l’espressionismo tedesco, l’associazione di sensualità e libidine con il prete in abito talare, gli artifici con la pellicola (antesignani degli effetti speciali).
Ho poi proseguito con una serie di medio- e lungometraggi di Jean Epstein, teorico e regista emblematico dell’avant-garde francese, rinviando a data da destinarsi i suoi vari short e documentari (altrettanto ben quotati) disponibili in rete. Questi sono i titoli (anno, durata) degli 8 film guardati, che trattano ambienti ed epoche molto diversi ma in sostanza c’è sempre una parte melodrammatica predominante.
L'auberge rouge (1923, 72’) (poster nella fila sotto) 
Dramma ambientato a cavallo dell’800, con due episodi nettamente distinti, con un protagonista comune. Nel corso di una cena in una ricca residenza, uno dei commensali narra (così come gli fu riportato) un fatto di sangue avvenuto 20 anni prima in una locanda di campagna nel corso di un nubifragio. Le scene si alternano e la tensione viene ben mantenuta nel corso dell’intero film.
Coeur fidèle (1923, 87’)
Ambientato nei bassifondi, quasi realistico, ben proposto e interpretato. Storia d’amore interrotta dalla prepotenza di un piccolo criminale malvagio, violento e alcolizzato. Uno dei migliori di questo gruppo.
La belle Nivernaise (1924, 69’)
Vita su una peniche lungo i canali del nord della Francia; il titolo è il nome della chiatta e ciò non può non far pensare al famoso L’Atalante (1934) di Jean Vigo. Pur essendo questo solo il suo terzo film, Epstein si autocita mostrando un poster del suo primo lungometraggio L’auberge rouge (1923) sulla parete del cinema dove vanno i due giovani protagonisti.
Le lion des mogols (1925, 102’)
Anche in questo quasi kolossal (scene di massa e ricchi costumi per rappresentare una reggia del tiranno di un paese esotico non meglio identificato) c’è un riferimento cinematografico e ben più importante. Due ambientazioni ben distinte con l’altra sui set e teatri francesi. Il protagonista è interpretato da Ivan Mosjoukine (qui anche cosceneggiatore), famosissimo in patria fino al momento della rivoluzione; condannato a morte, riuscì a sfuggire all’Armata Rossa e ebbe un discreto successo anche in Europa, ma solo fino alla rivoluzione del sonoro.
Le double amour (1925, 103’)
Interessante melodramma psicologico condizionato dal gioco d’azzardo compulsivo con corsi e ricorsi a distanza di 20 anni.
Six et demi, onze (1927, 84’)
Sarebbe apparso molto migliore se si fosse evitato il pesantissimo, eccessivo e ingiustificato trucco dei fratelli (medici) protagonisti … solo per loro. Faccia bianca, contorno degli occhi e palpebre scurissime, labbra molto marcate, praticamente clown bianchi in questo ennesimo melodramma nel quale tutti gli altri appaiono “normali”.
La glace à trois faces (1927, 45’)
Mediometraggio quasi a episodi (punti di vista, ricordi e speranze di tre donne rispetto ad uno stesso (fatuo) ricco giovane. Ciò che dà valore al film, che per questo è apprezzato, è la tecnica; sceneggiatura debole, riduzione (forse eccessiva vista la durata del film) un romanzo di Paul Morand.
La chute de la maison Usher (1928, 63’)
Probabilmente il più famoso dei film di Epstein, basato sul famoso omonimo racconto di Edgar Allan Poe, adattato da Luis Buñuel che fu anche suo assistente regista come lo era già stato per Mauprat (1925). In questo terror classico si può facilmente ipotizzare la mano di Buñuel per alcuni dettagli non strettamente pertinenti alla trama. La seconda parte del film è un vero esercizio di montaggio e riprese. Parafrasando il titolo di un commento (che condivido): guardatelo sotto ogni aspetto tranne che per la trama e lo troverete ottimo.


In conclusione, questa incursione fra i 13 muti di Epstein evidenzia la sua continua ricerca tecnica ed espressiva, nei vari generi affrontati seppur tutti hanno in comune una parte melodrammatica. Grande importanza ai primissimi piani dei volti, ai dettagli e alla recitazione con le mani. Come punti deboli, vedo l’indugiare troppo a lungo su singole scene (anche quando è perfettamente chiaro il significato) e la scelta (ma solo nei primi film) di far muovere estremamente lentamente i protagonisti, quasi come automi, assolutamente in modo irreale e poco plausibile, inutilmente teatrale. 

martedì 31 marzo 2020

Compango asturiano, fabada asturiana e … garbanzas canarias

Dopo vari giorni di dieta stretta per lo più a base di verdure e legumi, ho deciso di concedermi un bel piatto di garbanzas (nella foto in basso quello di Casa Tata), tipica zuppa canaria di ceci, molto ricca e saporita, già menzionata più volte visto che è uno dei miei piatti preferiti. Avendo bisogno di molti ingredienti in piccole quantità (cucinando solo per me stesso) ho dovuto rinunciare a qualcosa e adattarmi al compango che si trova nei supermercati (vedi seconda foto).

Il compango asturiano è un misto di carni suine salate e/o affumicate indispensabili per la corretta preparazione della fabada (acquisito fra i piatti nazionali spagnoli) e altre pietanze tradizionali della Spagna del nord a base di legumi e verdure come il pote asturiano, il cocido lebaniego e il cocido montañés, ma tale combinazione è utilizzata in tanti altre regioni e anche alle Canarie per preparare garbanzas. I tre componenti base sono morcilla, chorizo e tocino, ma possono essere aggiunti costillas, testa, ecc.
La morcilla asturiana si presenta come una salsiccia molto scura, dal sapore molto deciso (soprattutto affumicato) e fa parte della famiglia dei sanguinacci (insaccati, non quello dolce napoletano). Si prepara a caldo e gli ingredienti principali dell’imbottitura sono: sangue di maiale, cipolla, tocino e pimentón (misto di spezie simile all’ajì latinoamericano e la paprika ungherese). Deve essere bucata prima di cuocerla, altrimenti “esplode; il suo sapore è quello prevalente.
Anche il chorizo asturiano ha un sapore deciso ed è affumicato; si tratta una salsiccia semisecca di carne di maiale che viene condita con aglio e molto pimentón che conferisce il caratteristico colore rosso.
Il tocino è simile alla nostra pancetta tesa o al bacon, ma in Spagna si usa per lo più a pezzi e non a fette e i tipi più comuni sono il salato e l’affumicato.
Vediamo ora (in linea di massima) come si prepara un piatto di garbanzas.
Comincio con il ripetere che in spagnolo i ceci si chiamano garbanzOs, mentre con il termine garbanzAs ci si riferisce alla tipica zuppa di ceci molto popolare in tutte le isole Canarie, specialmente nelle tascas e nei guacinches. Dati i suoi vari ingredienti, è un piatto che risulta difficile da preparare per una o due persone e, al di fuori delle Spagna, è anche quasi impossibile trovare tutti gli ingredienti giusti. Come ogni ricetta tradizionale ci sono molte varianti ed ognuno ha la sua ricetta di famiglia. Oltre agli ovvi ceci, sono indispensabili vari pezzi di carne di maiale (3 dei quali si possono comprare insieme compango se si vuole semplificare …) quali tocino e costillas (pancetta e costine, si preferiscono quelle salate) e chorizo. Facoltativi sono la morcilla e il piede di maiale (manita de cerdo). I ceci e le carni salate si mettono in ammollo separatamente e dopo varie ore (di solito una nottata) si mettono a cuocere a fuoco lento in abbondante acqua garbanzos e costillas, nonché le eventuali manitas. Le altre carni (tocino, chorizo ed eventuale morcilla) si aggiungono dopo una mezz’oretta.
Nel frattempo, si prepara la cosiddetta fritura, vale a dire un trito di aglio, cipolla, pomodori pelati e senza semi, peperone (tutto in pezzi piccoli) soffritto in olio d’oliva. Tolta la padella dal fuoco si aggiunge il quasi onnipresente pimentón e poi si aggiunge ai ceci insieme ad una foglia di alloro ed eventuali spezie come azafrán o cumino. Infine, si soffriggono delle patate tagliate a tocchetti e si aggiungono al tutto quando i ceci saranno quasi cotti in modo da addensare il piatto. A fine si separa la carne dalle ossa (manitas e costillas), si taglia a pezzetti e si mette di nuovo nella pentola. 
Tutti i puristi tinerfeños garantiscono che è una di quelle pietanze da gustare il giorno dopo averla preparata … ed è proprio così, si nota la differenza!
Concludo con poche parole in merito alla fabada asturiana (foto sopra) e anche in questo caso è necessaria una precisazione linguistica. Le fabas sono i fagioli che in Italia sono venduti come bianchi di Spagna; le fave si chiamano habas. Quindi, se ordinate una fabada, non vi meravigliate quando vi serviranno un piatto a basa di fagioli e non di fave.
Ci sono due differenze sostanziali con fra fabada e garbanzas: i fagioli non devono mai essere smossi in quanto (essendo più delicati dei ceci) si romperebbero e le carni (seppur cotte con tutto il resto) si servono in piatto separato. I puristi asturiani, inoltre, non aggiungono alcuna spezia e neanche la foglia di alloro.

lunedì 30 marzo 2020

El Indio 4: stimato da Sam Peckinpah anche come attore

Emilio Fernández non ha mai nascosto di essere più che orgoglioso di essere messicano, di non essere disposto a subire prepotenze, essere donnaiolo ma allo stesso tempo romantico … insomma lo stereotipo di vero macho di un tempo, anche sempre pronto a impugnare la pistola (come ho già riportato nel post precedente, quando voleva sparare Paco Rabal).
Ed ecco un altro aneddoto relativo alla sua casa-fortaleza a Coyoacan (il noto sobborgo di Città del Messico residenza di tanti artisti, nei pressi dei famosi Estudios Churubusco), ascoltato dalla viva voce della nipote. Approfittando del fatto che il regista stava girando lontano dalla capitale, un politico locale proprietario di un terreno adiacente nel quale aveva costruito la sua grande residenza, aprì (abusivamente) una strada nel grande giardino di Emilio, dividendogli così la proprietà. Appena tornato in città, già informato dell’accaduto, era sul punto di mettere mano alla pistola e regolare i conti in modo molto spiccio ma, anche stavolta, fu saggiamente dissuaso dai suoi amici. Non potendo certo lasciar passare sotto silenzio l'affronto, decise di agire in modo molto diverso. Fece costruire un ponte per passare da un lato all'altro del giardino e su ambo i lati fece scrivere a chiare e grandi lettere una frase a dir poco offensiva nei confronti della madre del politico in modo che questi dovesse leggerla ogni volta entrava o usciva da casa.
Questo suo carattere fumantino - sommato alla buona fama che aveva nel mondo del cinema, alla sua presenza e unito alla padronanza dell’inglese americano - fece sì che Sam Peckinpah (regista spesso sottovalutato e considerato da molti regista di B-movies violenti) lo considerò perfetto per interpretare alcuni ruoli che ben si adattavano al suo carattere e alla sua immagine. El Indio vestì quindi panni di:
General Mapache (foto sopra) in The Wild Bunch (1969, IMDb 7,9 * RT 92%) Il mucchio selvaggio
Paco in Pat Garrett & Billy the Kid (1973, IMDb 7,3 * RT 86%) 
El Jefe in Bring Me the Head of Alfredo Garcia (1974, IMDb 7,5 * RT 79%)

Penso che dovrò dedicare apposito post a Peckinpah in quanto è stato un regista innovativo e di assoluto rilievo negli anni ’60-’70, anche se i meriti di molti suoi film sono stati riconosciuti solo successivamente. Soprattutto a causa delle sue continue controversie con i produttori (sempre in ritardo con le riprese e fuori budget) e del suo alcolismo ha diretto solo 14 film, molti dei quali però godono di buona critica anche se all’uscita incassarono poco. Oltre i tre già citati, vale la pena ricordare:
1962 Ride the High Country (IMDb 7,5 * RT 93%) Sfida nell'alta sierra
1970 The Ballad of Cable Hogue (IMDb 7,2 * RT 93%)
1971 Straw Dogs (IMDb 7,5 * RT 83%) Cane di Paglia