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venerdì 26 agosto 2016

Nuove segnalazioni per cinefili, valide anche per semplici appassionati

Dopo il post per la 150ima visione del 2016 pubblicato il 18 maggio scorso, ecco un nuovo sommario di film. Ieri sono giunto a quota 244, quindi due terzi del mio obiettivo (366 nel corso dell’intero anno), con qualche giorno di anticipo rispetto alla media. 
Fra questi 94, oltre ad alcuni che ho rivisto con piacere dopo varie decine di anni, ci sono numerose novità assolute (per me) e film che invece conoscevo solo di nome per avere buona critica o per apprezzarne il regista.
Ho continuato a spaziare dai muti (vari di Erich von Stroheim, ora mi resta da guardare solo “The Great Gabbo”) a film recenti come “Trumbo”. Molto varie come sempre anche e provenienze, dall’Asia con l’ottimo “Guide” (Vijay Anand, India, 1965) e l’eccezionale “In the mood for love” (Kar Wai Wong, Cina, 2000) al Sudamerica con due film di Babenco (“Pixote” e “Il bacio della donna ragno”), il peruviano "La teta asustada” (Claudia Llosa, 2009) e i colombiani “Cóndores no entierran todos los días” (Francisco Norden, 1984), il pluripremiato La vendedora de rosas” (Víctor Gaviria, 1998), nonché i due di Ciro Guerra che hanno preceduto il recente “El abrazo de la serpiente” (2015):  La sombra del caminante” (2004) e “Los viajes del viento” (2009).
    
Andando in Nordamerica, prima di passare alle produzioni hollywoodiane, reputo senz’altro degni di nota i messicani “Dos monjes” (Juan Bustillo Oro, 1934), “Janitzio” (Carlos Navarro, 1934), “Nocaut” (José Luis García Agraz, 1983) e “Rojo amanecer” (Jorge Fons, 1990), appena recensito, il mio 244imo film dell’anno. 
      
Fra gli statunitensi certamente troverete tanti titoli molto più conosciuti e fra questi ho rivisto con piacere “Mississippi burning”, “Million dollar Baby”, “2001: A Space Odyssey”, “Shutter island”, “Do the right thing”, ma sopratutto uno che ha avuto minor diffusione come “They Shoot Horses, Don't They?” (Sidney Pollack, 1969), e i per me nuovi “To be or not to be (Lubitsch, 1942) e “Compulsion” (Richard Fleischer, 1959, con un ottimo Orson Welles).
Chiudo con numerose segnalazioni europee. Fra i film spagnoli, che vengono spesso sottovalutati e per questo circolano poco ma spesso riservano piacevoli sorprese, segnalo “El 7° dia” (Carlos Saura, 2004, cronaca di una vera strage), il fantastico “Los cronocrimenes” (Nacho Vigalondo, 2007), due argute comedias negrasEl dia de la bestia” (Alex de la Iglesia, 1995, un cult) e “La caja” (JC Falcon, 2006), e il ben noto e acclamato “El orfanato” (J. A. Bayona, 2007), già visto appena giunto nelle sale.
      

Passando al centro Europa, ho visto con gran piacere due film di Haneke (“Cachè” e soprattutto “The white ribbon”), ho molto gradito “Europa” (Lars von Trier, 1991),  “Lola” e “Veronika Voss” di R. W. Fassbinder, "Tinker Tailor Soldier Spy" (Tomas Alfredson, 2011), “Dekalog” di Kieslowski (1989, 10 telefilm) e mi ha veramente entusiasmato “L'immortelle” (1963). prima regia di  Alain Robbe-Grillet, subito dopo i riconoscimenti ottenuti per la sceneggiatura di "L'anno scorso a Marienbad".
      
Spero di aver messo un po’ di pulci in varie orecchie ... penso che tutti i film citati, per diversi motivi, siano meritevoli di una attenta visione, ma fra quelli che ho visto e micro-recensito, anche se non menzionati in questo post, ce ne sono tanti altri che potrebbero interessare. Pochissimi sono quelli che mi hanno deluso, ma mi è difficile pensare a qualcuno da sconsigliare assolutamente.

Buone visioni.

giovedì 18 agosto 2016

Giovani cinefili, non sottovalutate maestri del muto come Erich von Stroheim

Erich Von Stroheim, nome emblematico di Hollywood (in particolare dell’epoca del muto), personaggio singolarissimo avvolto da un certo mistero, regista di rottura degli schemi spesso equiparato a mostri sacri come D.W. Griffith (con il quale fece le sue prime esperienze), Cecil B. DeMille e Buster Keaton, ottimo sceneggiatore e buon interprete, maniaco della accuratezza e della grandiosità delle scene, ostinato fautore di film lunghissimi, eppure non molti ne hanno sentito parlare e solo pochissimi conoscono effettivamente le sue opere. 
Dei dodici film attribuiti a von Stroheim in 3 di essi (Merry-Go-RoundThe Great Gabbo e Fugitive Road) il suo nome non compare ufficialmente e uno (The Honeymoon) è perso. Di conseguenza solo i seguenti 8 sono oggi disponibili per la visione:
1919 - Blind Husbands 
1920 - The Devil's Passkey 
1922 - Foolish Wives 
1924 - Greed 
1925 - The Merry Widow 
1928 - The Wedding March 
1929 - Queen Kelly 
1933 - Hello, Sister! 

Di tutti questi, oltre che regista, fu anche sceneggiatore e in molti di essi anche attore protagonista. 
Nato a Vienna nel 1885 e giunto negli States nel 1909, dopo qualche anno entrò nel mondo del cinema come stuntman e comparsa apparendo anche nella pietra miliare Intolerance (D.W. Griffith, 1916). 
Subito dopo i primi due fu chiaro che aveva una visione unica, ma ben precisa, dell’essenza del cinema e non gli fu difficile trovare produttori disposti ad investire su di lui. Tuttavia ben presto cominciarono le polemiche, minacce, ricatti da una parte e dall’altra in merito alla lunghezza dei film, alle richieste di von Stroheim, alle sue manie di grandezza e alle conseguenti spese fuori controllo, diatribe che addirittura durarono fino agli anni ’50.
Il punto di svolta può essere considerato Greed (tit. it. Rapacità), forse il suo film più famoso e acclamato, che lui voleva montare in una versione di circa otto ore e per questo fu licenziato e quella che giunse nella sale fu invece drasticamente ridotta a poco più di due. 
Altri problemi seguirono con The Wedding March The Honeymoon che, fra i progetti faraonici del nostro Erich e i limiti imposti dai produttori, furono uniti, ri-separati, pesantemente ridotti e ri-montati in un unico film. Di essi oggi rimane ben poco, vale a dire la sola prima parte della storia di Nicki (interpretato dallo stesso von Stroheim), uscita in Italia con titolo Sinfonia nuziale, che arriva fino al matrimonio e alla partenza degli sposi. La seconda (tit. it. Luna di miele) comprende(va) non solo il viaggio, ma numerosi altri avvenimenti aventi per protagonisti le stesse due coppie del primo film però ora non ne rimane alcuna copia, si sa che l’ultima conosciuta fu distrutta nel corso dell’incendio della Cinémathèque Française nel 1959. La versione di The Wedding March attualmente in circolazione (110min) pare sia quella montata da Josef von Sternberg mentre il primo montaggio eseguito da von Stroheim prevedeva una durata di circa 4 ore. 
Ormai la sua "fama" di folle visionario era ampiamente conosciuta e, complice l'avvento del sonoro, non trovò più produttori disposti ad investire su di lui.

Conclusa la sua controversa carriera di regista, continuò ad essere attivo come sceneggiatore ed ancor di più come attore, partecipando a film famosi ed ottenendo anche una Nomination Oscar nel 1951 come miglior attore non protagonista, per la sua interpretazione in Sunset Boulevard (Billy Wilder, 1950, 52° miglior film di sempre per IMDb) nei panni di Max von Mayerling, già marito e regista della diva del muto Norma Desmond (Gloria Swanson) finito a fare il suo autista. (foto sopra)
Pochi giorni fa ho trovato questo interessantissimo ed estensivo documentario (in inglese) sul lavoro del regista, un vero e proprio tributo nel quale sono raccolte interviste foto e spezzoni dei suoi film per un totale di quasi due ore ... da non perdere per chi lo conosce, un'ottima introduzione al suo lavoro per chi non ne ha mai sentito parlare.