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venerdì 22 gennaio 2021

Modi di dire tipicamente messicani

Nel precedente post elogiavo il linguaggio delle commedie classiche messicane per essere fonte inesauribile di proverbi, modi di dire, divertenti soprannomi e parole tipiche sconosciute anche alla maggior parte degli spagnoli. Ne propongo alcuni che, anche se si ritrovano in modo più o meno simile in altri idiomi, comprendono dei vocaboli esclusivamente messicani.

Guajolote que se sale del corral, termina en mole (tacchino che esce dal recinto, finisce cotto in mole)

Guajolote = tacchino, in spagnolo è pavo, e i mole sono vari tipi di salse dense (mole poblano, verde, negro, amarillo, …) che usano come base anche una ventina di ingredienti macinati insieme, fra i quali vari tipi di peperoncini, cacao, cannella, mais; si usa lo stesso nome sia per il crudo (consistenza di farina o pasta) e i piatti cucinati, di solito di carne.


Due modi di dire riferiti all’esagerazione

Echarle mucha crema a sus tacos (mettere molta crema sui propri tacos = esagerare nelle lodi)

Assumendo che tutti conoscano i tacos, sappiate che vengono serviti con crema (panna, tendente all’acido, niente di dolce …)

Contigo la milpa es rancho y el atole champurrado (Per te l’orto è un rancho e atole è champurrado)

Detto breve, ma con ben 3 vocaboli da chiarire: atole bevanda tipica servita calda, a base di farina di maiz nixtamal, immancabile e in qualunque fiesta e nei mercati, servita dalla olla (tipici reciienti di terracotta). Il champurrado è la sua versione ricca, con cacao. Milpa = piccolo campo coltivato, di solito a mais.

Un paio relativi agli onnipresenti fagioli, che quasi esclusivamente in Messico e America centrale si chiamano frijoles ... in Spagna sono per lo più judías o alubias.

Ves que el niño es pedorro y le das frijoles (vedi che il bambino è scorreggione e gli dai fagioli = come peggiorare la situazione)

Buscarse los frijoles (guadagnarsi da vivere)

Praticamente identico al nostro abbuscarse ‘o ppane (o ‘a pagnotta), essendo i fagioli alimenti di base nella dieta messicana.

Una coppia per il pinole, molto simile al gofio canario, è farina di mais tostato arricchito con zucchero di canna e spezie. 

El que tiene más saliva, traga más pinole (chi tiene più saliva, ingoia più pinole)

Essendo macinato finemente, per mandarlo giù si necessita di molta saliva. Si usa per indicare chi sa proporsi, per effettiva esperienza o per tante parole. 

No se puede chiflar y comer pinole al mismo tiempo (non si può fischiare e mangiar pinole allo stesso tempo)

Conoscendone la consistenza, è chiaro che fischiando se ne sputerebbe gran parte.

A acocote nuevo, tlachiquero viejo (letteralmente intraducibile, ma il senso è: per l’attrezzo nuovo, artigiano esperto)

Simile ai recipienti fatti di vegetali secchi, l’acocote è una lunga zucca bucata alle estremità e viene utilizzata per succhiare dal centro dei maguey (agave) il tlachique (o aguamiel), liquido più dolce dello zucchero, contenente oltre 50% di fruttosio utilizzato in pasticceria, cocktail e, soprattutto, per produrre il pulque, bevanda alcolica simile a mezcal e tequila ma di qualità inferiore.

Para todo mal, mezcal; para todo bien, también (se va tutto male, mezcal; se va tutto bene, anche)

Restando in tema di bevande alcoliche derivate dalle agavi. 

Anche il seguente, come la maggior parte dei proverbi e modi dire, è assolutamente azzeccato e veritiero; non per niente si dice "proverbi, saggezza dei popoli".

Al nopal sólo se le arriman cuando tiene tunas (si avvicinano al fico d’india solo quando ha frutti, quindi per puro interesse)

Nopal ha origine preispanica, in spagnolo è higuera (de la Indiachumberatunas sono i suoi frutti, niente a che vedere con i pesci. 

mercoledì 28 settembre 2016

Alcuni proverbi e modi di dire, in qualche modo collegati fra loro

Comincio con un espressione molto napoletana: “perdere Filippo e ‘o panaro” (perdere Filippo e il cesto). Potrebbe essere assimilata in alcuni casi a “Oltre il danno, la beffa”, ma più comunemente è usato nelle occasioni nelle quali si aspetta invano e per ore ... anche semplicemente un amico che non dovrebbe portarci niente, che è solo in gran ritardo.
I più citano quale origine del detto una scena di una farsa di Antonio Petito, nella quale tale Pancrazio affida al suo servitore Filippo un cesto pieno di cibarie da portare a casa, ma lì non arriveranno mai né Filippo, né le cibarie. Questo è un fatto certo, anche se forse era già noto e Petito si è limitato ad adattare l’aneddoto ed inserirlo nella sua commedia. Infatti, esiste altro modo di dire (ma solo marinaresco) di identico significato che sostituisce tale Domenico a Filippo e una barca al cesto: “S’è perso Dumminico e ‘a varca”, tuttavia molto meno comune del precedente.
Per attinenza (perdere un paio di cose) si passa al più famoso “A lavà 'a capa o' 'ciuccio, se perde ('o tiemp’,) l'acqua e 'o sapone”, che tuttavia ha significato completamente distinto. Infatti, in questo caso la perdita si subisce esclusivamente per propria colpa, ostinandosi ad agire in uno stesso modo o tentare di convincere qualcuno senza ottenere alcun risultato.
Da notare che il tempo non sempre viene menzionato insieme con beni materiali come l’acqua e il sapone e che l’asino (‘o ciuccio) è stato l’animale prescelto proprio per la sua acclamata testardaggine (ma chi è più ostinato, chi tenta di convincere un caparbio, o un cocciuto che non si arrende neanche davanti all’evidenza?).
Qualche settimana fa, guardando il bel film colombiano Cóndores no entierran todos los días (di Francisco Norden, 1984) mi sono imbattuto in un altro modo di dire di simile forma, ma con elementi e significato molto diversi, contenuto in una (poco) velata minaccia: “Si no acepta, se va a quedar sin el pan y sin el queso” (Se non accetta, perderà sia il pane che il formaggio).
Questo modo di dire tipicamente sudamericano (certamente comune in Colombia, Venezuela e Argentina) non deve essere per forza associato ad una minaccia, ma viene usato anche e sopratutto all’indirizzo di quelli che dovendo scegliere fra due offerte o cose o persone, perdono tanto tempo a esaminare, analizzare e valutare, che quando hanno deciso entrambe le opportunità sono sfumate o non sono più disponibili.
In questa accezione, riferendosi agli eterni dubbiosi, ha quindi significato molto simile alla frase che i napoletani dicono per sollecitare qualcuno a prendere una decisione prima che sia troppo tardi  “Mentre 'o miedeco sturéa, 'o malato more” (Mentre il medico studia, il malato muore).

lunedì 13 giugno 2016

Proverbi ... saggezza dei popoli

Sarà vero? Secondo me l’affermazione è molto vicina alla realtà, pur avendo degli ovvi limiti visto che le condizioni di vita sono molto cambiate nel corso dei secoli. Eppure, ancora oggi continuiamo ad usare, a proposito, detti latini vecchi di oltre 2000 anni. E poi ci sono quelli greci, quelli cinesi e praticamente se ne trovano in qualunque cultura di qualsiasi parte del mondo.
Come per la maggior parte dei miei post, anche in questo caso c’è una causa ed è stata una stampa della prima metà del ‘600 che ha attirato la mia attenzione al Rijksmuseum di Amsterdam, visitato la settimana scorsa.
Su quel foglio Claes Jansz Visscher (incisore, disegnatore e cartografo) ha rappresentato in forma caricaturale 8 proverbi con schizzi acquerellati, accompagnati dal relativo testo. Purtroppo i due olandesi ai quali ho mostrato disegni e didascalie non sono riusciti a comprendere tutto con esattezza in quanto si tratta di fiammingo antico. Non sono riuscito a trovare la traduzione neanche in rete, ma nel corso della ricerca mi sono imbattuto in un altro “gioiello”, ancora più affascinante: “Proverbi fiamminghi” di Pieter Brueghel il Vecchio (1559, olio su tavola, 117x163 cm). (foto in basso)



Nei tantissimi personaggi, animali, oggetti e situazioni rappresentati in questo dettagliatissimo dipinto tutti gli studiosi hanno identificato molte decine di proverbi, alcuni addirittura oltre 100. Qui di seguito propongo alcuni dettagli con traduzione e breve spiegazione dei detti.
   

   

   
Concludo con un proverbio spagnolo che sembra essere proprio quello del primo disegno dell'incisione in apertura ed il fatto è più che ragionevole considerato il dominio della Spagna nelle Fiandre fra il a cavallo fra il XVI e il XVII secolo:
Cuando guían los ciegos, ¡ay de los que van tras ellos!
(Quando guidano i ciechi, poveretti quelli che li seguono!)

domenica 3 agosto 2014

Proverbi, saggezza dei popoli: vino vs. acqua

Non sono colti aforismi, non sono massime, non sono leggi, né della natura, né degli uomini, eppure sono stati per secoli guida e consiglio per quasi ogni occasione.
Dico “sono stati” in quanto gli stili di vita sono molto cambiati rispetto al passato e pertanto alcuni di essi si riferiscono a oggetti, luoghi e azioni che non esistono quasi o proprio più.
Questa volta lo spunto per il post mi è stato fornito da una chiacchierata sul vino (quello genuino, senza etichette) che ci ha portati a citare alcuni modi di dire e proverbi relativi al bere ed in particolare all'eterno suo contrasto/paragone con l’acqua.
Siamo partiti da un classico della lingua napoletana: Acqua â fraveca e vino ê fravecature, per poi passare a L’acqua nfraceta ‘e bastimienti a mare, L’acqua va dint’ ‘a spalla e via discorrendo.
Conoscendo i tanti punti in comune (per innegabili ragioni storiche) con gli spagnoli, mi sono preso la briga di effettuare una breve ricerca per sapere quali fossero le loro posizioni tradizionali in merito.
Ho trovato molte similitudini, qualche banale adattamento del latino In vino veritas, ma anche tanti sagaci accostamenti e paragoni. Ve ne propongo qualcuno a cominciare da quelli attinenti all'opposizione acqua-vino:
Il pesce vivo ha bisogno dell’acqua, quello morto del vino
Riso, pesci e cetrioli nascono con l’acqua e muoiono con il vino
Acqua per i buoi e vino per i re
Acqua a torrenti e vino a sorsi
Questo ci riporta al primo che vi ho proposto, ma al posto dei muratori ci sono i tagliaboschi che una volta, manco a dirlo, operavano solo a mano
Grasso per la sega e vino per chi sega
Ne riporto solo qualcun altro, ma si potrebbe continuare all’infinito:
Con il cavolo pancetta e con la pancetta vino
L’uovo di oggi, il pane di ieri e il vino invecchiato a tutti giovano e a nessuno nuociono
Brodo freddo e vino caldo perdono tutto il loro valore
Con buon formaggio e miglior vino, si accorcia il cammino
Un boccone di pane, una fettina di formaggio e un bacio alla fiaschetta

Troppo vino non mantiene segreti né parole date
Chi va alla cantina e non beve, asino entra e asino esce
L’uva ha due sapori divini: come uva e come vino
Nel tagliare bene e versare vino si vede chi mi vuole bene e chi mi vuole male
Meglio morire nel vino che vivere nell'acqua, disse il moscerino alla rana
Chi non beve vino ad un funerale, il suo è prossimo
Olio e vino, balsami divini
Una cena senza vino è come un giorno senza sole
Bambino, mangia e crescerai; vecchio, bevi e vivrai
Il vino non nuoce a nessuno se bevuto con giudizio
Un bicchiere di vino invecchiato, dà allegria, forza e giudizio