Ormai l’escursionismo è di
moda e molti pensano che basti comprare un’attrezzatura più o meno specifica per potersi avventurare
dovunque. Invece non è assolutamente così e le conseguenze sono sotto gli
occhi di tutti quelli che vanno in giro con criterio.
Ieri mattina, mentre mi
aggiravo solitario nella pineta di Monte San Costanzo cercando punti di
osservazione inusuali per scattare qualche foto un po’ diversa dalle solite, mi
sono imbattuto in un signore che risaliva fra gli alberi, fuori sentiero. Ad
attenderlo, poche balze più su, due signore in tenuta più balneare che da
escursionismo. Mi hanno chiesto se erano sulla strada giusta per la Baia di
Jeranto! A chi non sa di cosa parlo, faccio presente che il punto dove ho incontrato i 3 è a circa 440m s.l.m. e che il mare (ovviamente, ma non per loro) si trova quindi 440 metri più in basso (foto: il luogo di destinazione visto dalla pineta).

Devo inoltre ricordare che il sentiero per la baia (strada
comunale, ancorché in parte selciata ed in parte sterrata) ha origine dalla
frazione di Nerano (168m s.l.m.). Ho spiegato ai tre che dovevano quindi
recarsi a Nerano e di lì imboccare il sentiero ma mi hanno risposto che da
quella frazione stavano venendo. Per fortuna si sono ben presto convinti di
aver fatto una stupidaggine seguendo i segni che li avevano portati
(inutilmente) 270 metri più in alto. Considerata la non facile percorribilità
del sentiero (se ne erano resi conto) ho consigliato di non scendere lungo lo
stesso ma di andare via Termini, in modo molto più comodo.
Non passano 5 minuti e vedo
altre tre persone (questi “travestiti” da escursionisti) che salgono fra i
pini. Con mia somma sorpresa, mi fanno la stessa domanda dei precedenti ottenendo
simile risposta ma poi, invece di “ritirarsi in buon ordine”, hanno cominciato
a lamentarsi della mancanza di segnalazioni chiare e dello stato del sentiero.
Considerato non solo l’abbigliamento da “professionisti” della montagna ma
anche e soprattutto l’arroganza con la quale cercavano di scaricare su altri le
responsabilità del loro errore (attribuibile solo alla loro stupidità), mi sono
sentito in dovere di spiegare che per andare in escursione (specialmente in
luoghi non conosciuti) non basta armarsi di zaino, scarponi e bastoncini (vanno
molto di moda, ma pochissimi li sanno usare), ma ci si deve informare, si deve
avere una mappa (o cartina che dir si voglia), che non si dovrebbe lasciare un
sentiero largo, evidente ed in gran parte selciato per uno impervio e poco
battuto visto che ci si dirige verso una baia ormai “famosa”, oltretutto ai
margini di un’area FAI, e per di più si tratta di via comunale con tanto di
tabella toponomastica. Infine, che il mare si trova a QUOTA ZERO e quindi, da
dovunque si parta, tendenzialmente si deve scendere e non salire fin quasi alla
sommità della cima più alta della zona!
La “capofila” avrebbe quasi
voluto replicare, ma i suoi accoliti l’hanno convinta a desistere rendendosi
conto della solidità delle mie argomentazioni, eppure sono certo che, fra loro,
la discussione non sia finita lì. Probabilmente i due che incautamente la seguivano avevano già espresso qualche perplessità in merito alla direzione presa durante la ripida, assolata e, soprattutto, insensata ascesa.
A loro (molto) parziale
discolpa, c’è da dire che lungo molti percorsi turistici della Penisola
Sorrentina e Costiera Amalfitana, ai classici segnavia bianco-rossi del CAI si
sono aggiunti quelli di varie compagnie che mandano guide inesperte, di
associazioni di qualunque tipo e, per finire, una marea di punti arancioni e
frecce bianche (vedi foto sopra) che indicano i percorsi delle gare di Trail che, ovviamente, non
sempre coincidono con gli itinerari turistici.
Capita quindi spesso che gli
ignari, inesperti e distratti escursionisti della domenica seguano le frecce o
altre segnalazioni estemporanee, abbandonando “la retta via” e rendendosi conto
di aver sbagliato strada solo dopo vari chilometri.
Certo, se i bravi
organizzatori delle gare di Trail eliminassero tutte le indicazioni di percorso
immediatamente dopo ciascuna gara (come prescritto dal regolamento della loro
Federazione e come di solito i Comuni stabiliscono) si conterebbero vari “dispersi” (seppur assolutamente per loro negligenza) in meno.