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venerdì 4 novembre 2022

Microrecensioni 311-315: slapstick, musical e 3 screwball

A tre buone commedie romantiche / sofisticate quasi grottesche basate su pregiudizi e differenze di classe ho aggiunto altre due classici paradossali di ottimo livello una slapstick (manco a dirlo dei fratelli Marx) e un musical con finale grandioso … tranne una, sono tutte degli anni ’30. Anticipo che le tre commedie romantiche sono effettivamente sullo stesso tema ma, benché spesso le due più note siano associate e reputate una remake dell’altra, fra loro ce n’è una terza che è effettivamente l’originale dell’ultima, messicana e del 1955. In tutti e tre i casi i protagonisti (involontariamente sotto mentite spoglie) vengono assunti da ricchissime famiglie come maggiordomo nel primo caso, come autista negli altri due. Dall’atteggiamento dei presunti barboni assunti per la smodata filantropia della padrona di casa (completamente svagata, fuori di testa) è chiaro dall’inizio che sono persone di una certa cultura e che, in precedenza, era abituati a trattare con i membri dell’alta società o, quanto meno, con quelli dell’ambiente degli straricchi. Escuela de vagabundos, più che un remake, sembra una copia conforme di Merrily We Live (quasi del tutto sconosciuto) ed alcune scene, a cominciare da quella iniziale, sono assolutamente identiche. Dei tre, forse anche perché non lo conoscevo, quest’ultimo mi è sembrato quello più arguto e divertente, nonostante il finale quasi slapstick, e da questo comincio.

Merrily We Live (Norman Z. McLeod, USA, 1938)

Con un cast di nomi semisconosciuti conquistò ben 5 Nomination Oscar (ma nessuna statuetta) ed è rimasto pressoché ignoto ai più. Rispetto al simile My Man Godfrey di due anni prima, le due sorelle non sono in totale contrasto, manca il fratello e ci sono due simpatici cagnoni. I dialoghi, specialmente quelli con la svampita padrona di casa (Billie Burke, Nomination non protagonista), sono ancor più surreali eppure arguti. La sceneggiatura è un adattamento del romanzo The Dark Chapter: A Comedy of Class Distinctions (1924, E.J. Rath), poi prodotto a Broadway nel 1926 come They All Want Something da Courtenay Savage e infine già portato sullo schermo nel 1930 da George Crone con il titolo What a Man!, eppure viene di solito associato a My Man Godfrey nei cui titoli non compare nessuno dei suddetti autori fra i collaboratori alla sceneggiatura. Io lo consiglio, tit. it. Gioia di vivere.

 
Escuela de vagabundos (Rogelio A. González, Mex, 1955)

Come anticipato, questo è un vero remake di  Merrily We Live, diventato subito un classico della Epoca de Oro, da molti giudicato uno dei migliori film di Pedro Infante, il più noto e amato attore / cantante di allora, prematuramente scomparso 2 anni più tardi. Ma se la sua partecipazione ha dato lustro e importanza al film, allo stesso tempo è diventata una palla al piede della commedia poiché, inevitabilmente sono state inserite una mezza dozzina di canzoni a discapito del buon ritmo della trama.

My Man Godfrey (Gregory La Cava, USA, 1936)

Come detto questo è il più famoso dei tre, con un gran cast che meritò ben 4 delle 6 Nomination ottenute dal film: Carole Lombard e William Powell protagonisti, Alice Brady e Mischa Auer non protagonisti. Le altre due andarono a alla regia e alla sceneggiatura, ma anche in questo caso nessuna delle 6 si trasformò in Oscar. A ben vedere i punti di contatto con le altre commedie simili sono pochi, solo il (pre)concetto della valutazione delle persone per il loro aspetto o per la loro situazione momentanea sono uguali così come la ridicolizzazione della ricca svampita filantropa padrona di casa. Alla fine regnano i buoni sentimenti ed il più che previsto lieto fine. Certamente buono, ma continuo a preferire Merrily We Live.

 

Gold Diggers of 1935 (Busby Berkeley, USA, 1935)

Busby Berkeley più che regista era coreografo molto apprezzato a Hollywood e non fatevi ingannare dal titolo che letteralmente significa “cercatori d’oro” in quanto questi non c’entrano assolutamente niente. All’epoca Gold Digger era un termine comunemente usato per indicare le ragazze, o donne, in cerca di un marito straricco; la storia si sviluppa in un grande albergo che definire di lusso sarebbe un diminutivo. La prima parte del film è una commedia molto divertente, con personaggi bizzarri non solo fra gli ospiti dell’hotel, ma anche fra il personale. Tutti quelli che hanno o hanno avuto a che fare con questo ambiente lavorativo dovrebbero vederlo ... da allora niente è cambiato. La parte finale volge più al musical classico con due coreografie affollatissime, la prima delle quali coinvolge un numero incredibile di pianoforti che si muovono come in un caleidoscopio ... e non è un gioco di specchi, sono veramente tanti! Se è piaciuto a me che non sono amante di questo genere di film penso che possa piacere anche a tanti altri.  Oscar per la miglior canzone e Nomination per la coreografia.

Monkey Business (Norman Z. McLeod, USA, 1931) tit. it. Quattro folli in alto mare

Primo film originale e non tratto da lavoro teatrale dei fratelli Marx. Il regista Norman Z. McLeod li diresse anche nel successivo Horse Feathers (1932) e in tutta la sua carriera gravitò nel genere commedie più o meno grottesche con comici famosi come W.C. Fields, Danny Kaye e Bob Hope ... si direbbe che solo per Merrily We Live non gli fu messo a disposizione nessun gran nome. La lunga prima parte della storia è certamente la più divertente e si svolge su un transatlantico, sul quale i 4 ineffabili fratelli viaggiano come clandestini e, ovviamente, portano scompiglio se non caos. La parte finale ha meno mordente e perde di vivacità. In stile classico dei Marx Brothers, è indispensabile conoscere l’inglese (ancora meglio l’americano) per cogliere le sfumature linguistiche e i giochi di parole.

giovedì 11 febbraio 2021

micro-recensioni 36-40: buon cinema inglese degli anni ‘40

Sono partito da 3 film degli Archers (Michael Powell, Emeric Pressburger), ne ho aggiunto uno precedente del solo Powell e ho concluso con un noir di fine decennio con un’ottima coppia di attori. Specialmente i primi quattro si basano su sceneggiature molto particolari, 3 strettamente collegate alla guerra, pur non essendo certo film puramente bellici. Non sapendo come ordinare questa cinquina (essendo tutti film sostanzialmente buoni ed originali), comincio con i due di ambientazione esotica e continuo con gli altri in ordine cronologico.

 

49th Parallel (Michael Powell, UK, 1941)

Questo è il più “bellico” del gruppo, ma la trama è veramente diversa dalle solite e tutti gli esterni furono girati nel nord del Canada dove è ambientata la singolare storia. Un manipolo di tedeschi sbarcati da un sottomarino in cerca di cibo, restano isolati e tentano in vari modi di interagire con le ridottissime comunità locali. Molto didascalico, con vari discorsi politico – filosofici – morali, mostra indubbiamente la sua finalità di propaganda con i tedeschi nazisti cattivi, mentre i loro connazionali emigrati in Canada vivono in comunità pacifiche guidati da nobili ideali. Scontato il procedere generale, ma non per i modi e gli avvenimenti, si conclude con un originale e geniale finale a sorpresa.  In piena guerra, vinse l’Oscar per il soggetto (di Pressburger) e ottenne due Nomination: miglior film e sceneggiatura.

Black Narcissus (Michael Powell, Emeric Pressburger, UK, 1947)

Altra ambientazione molto particolare … in India. Uno sparuto gruppo di suore (con caratteri molto diversi e grandi contrasti) viene mandato ad occupare un palazzo abbandonato fra le montagne dell’Himalaya, per impiantare un piccolo convento e un ospedale. Si sottolineano i contrasti fra le religiose, l’ufficiale inglese responsabile dell’area ed il generale suo referente indiano. Varie le star in campo femminile, fra le quali spiccano Deborah Kerr e Jean SimmonsVinse 2 Oscar, per la fotografia a colori e per la scenografia (pur essendo stato girato completamente nei famosi studios inglesi di Pinewood.

  

A Canterbury Tale (Michael Powell, Emeric Pressburger, UK, 1944)

Un paio di soldati americani in licenza restano coinvolti in un’indagine in merito ad un misterioso “patriota moralista” che versa colla nei capelli delle ragazze locali. Singolari sia i personaggi che indagano, per motivi vari, che i locali e ancor di più il maggior sospettato con il quale incrociano le loro strade più di una volta. Come molti dei film di questa strana coppia (The Archers) si combinano commedia romantica e grottesca, nonché messaggi morali e patriottici.

A Matter of Life and Death (Michael Powell, Emeric Pressburger, UK, 1946)

Anche questo si sviluppa a margine della guerra, ma è in effetti un mistery – fantasy. Il protagonista è un pilota inglese (David Niven) abbattuto in azione che stranamente non giunge nell’aldilà dove era tuttavia previsto il suo arrivo. Fra angeli custodi francesi, un tribunale paradisiaco, interazioni fra vivi e morti, la storia va avanti anche con l’intervento di uno psichiatra. Ottimi i rating (IMDb 8,1 e RT 97%) e un cult per gli inglesi, in Italia venne distribuito con titolo Scala al paradiso.

The Clouded Yellow (Ralph Thomas, UK, 1950)

Jean Simmons e Trevor Howard sono i protagonisti di una singolare fuga per evitare che la prima sia incastrata con l’accusa di un delitto che non ha commesso. Sulle loro tracce si muovono non solo poliziotti ma anche agenti dei servizi segreti, ex colleghi di lui. Film ben sviluppato, rapido, con tanta analisi psicologica e psichiatrica dei personaggi principali. Niente di eccezionale, ma senz’altro superiore alla media.