giovedì 31 ottobre 2019

Falsi miti e pregiudizi: le Hawaii sono inavvicinabili (per la tasca)

Pensate siano carissime? Non è per niente vero, specialmente considerando il rapporto qualità/prezzo. Certo si spende di più che in una località balneare sulla costa adriatica fuori stagione e c’è l’inevitabile costo del lunghissimo viaggio, ma si spende di gran lunga meno che in paesi europei come quelli scandinavi, molto meno che a Parigi o ad Amsterdam. Se si riesce a spalmare il prezzo del viaggio (un migliaio di euro) su un periodo di oltre un mese e si divide la camera può diventare un soggiorno economico (sempre relativamente). 
Ovviamente, molto dipende dallo stile di vita che vorrete mantenere e dai divertimenti che vi vorrete concedere. La destinazione (nell’ambito dell’arcipelago) è fondamentale! A parità di servizi, una settimana in una delle località più turistiche di Maui può costare quanto un mese a Honolulu, capitale delle Hawaii, città di circa un milione di abitanti, la migliore degli USA in quanto a qualità di vita.
Si mangia bene, vario e in modo abbondante per 10 euro o poco più ma, volendo anche meno, basta evitare le zone turistiche e scegliere fra le centinaia di ristorantini etnici a conduzione familiare. Ricordate che oltre la metà della popolazione hawaiana è di origini asiatiche quindi i piatti sono originali e non modificati per turisti. Si può quindi contare su una gran varietà di cibi giapponesi, vietnamiti, coreani, cinesi e filippini, ma non mancano i thailandesi, anche nel mercato di Chinatown.


Le spiagge libere e sorvegliate non si contano (come quella della foto di apertura, in pieno centro), quasi dovunque troverete chi vi presta un surf e vi insegna i primi rudimenti, per soli 7 euro si può fare snorkeling in tutta sicurezza nel cratere di Hanauma Bay (Area Naturale Protetta, con tartarughe e 450 specie di pesci tropicali, foto sopra).
Per spostarsi si può usufruire di un ottimo servizio pubblico che è relativamente economico per chi resta varie settimane, con l'abbonamento mensile a 70 dollari che permette di andare in qualunque posto dell'isola i cui estremi sono a ben 80km di distanza. Se poi siete "vecchietti" (oltre i 65, come me) il vostro pass mensile avrà l'incredibile costo di 6 (proprio sei) dollari. Aggiungete che tutti gli autobus hanno aria condizionata, rampa per carrozzine, rack per biciclette (trasporto gratutito), display sempre funzionante e parlante, biglietto a bordo (se non si ha tessera), puliti e puntuali per quanto possibile (in alcuni orari il traffico è imprevedibile).

   

Scegliendo di fermarsi almeno un mesetto, è fondamentale avere qualcosa da fare. Non pensate al lavoro, ci sono tanti corsi gratuiti o a poco costo, si può migliorare il proprio inglese, e altre possibilità da non sottovalutare sono offerte dal volontariato, molto comune negli USA, … ciò che ho fatto fin dal mio primo viaggio nel corso del quale mappai 2 dei 5 Orti Botanici di Honolulu, Foster (foto sopra e sotto) e Koko Crater

   

Nel 2016 fui invitato a tornare per compilare la cartina di quello più vasto (Ho'omaluhia, oltre 160 ettari) e nell’occasione aggiornai le mappe precedenti. Stavolta sono alle prese con quello di Wahiawa, relativamente piccolo ma quasi senza carta base e con tanti sentieri contorti. Trovandomi, penso di mappare anche il quinto, Liliʻuokalani, di dimensioni ridotte e di minor interesse botanico, ma molto piacevole da visitare soprattutto grazie al ruscello che lo attraversa.



Da volontari (disponibili e attivi) si ha occasione di conoscere tanti residenti (di solito di origine giapponese, coreana, filippina, …), di interagire con loro e di evitare la vita da turista. I party e i potluck sono all’ordine del giorno e le persone socievoli avranno tanti inviti e suggerimenti.
Nell’ambito dei viaggi impegnativi (come budget, ma soprattutto a causa del volo) un soggiorno alle Hawaii si può considerare relativamente economico e, viaggiando in più persone e allungando diventa un sogno più che realizzabile.

Domani Halloween Party al Foster Botanical Garden!

lunedì 28 ottobre 2019

64° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (316-320)

In questo gruppo ci sono due film (afro)americani portati per il viaggio (di contenuti per alcuni versi comuni pur trattando di periodi e di fatti avvenuti a quasi mezzo secolo di distanza) e tre pellicole direi fuori circuito viste al Movie Museum.

   

316  Selma (Ava DuVernay, USA, 2014) * con David Oyelowo, Carmen Ejogo, Tom Wilkinson, Tim Roth * IMDb  7,5  RT  99%  * Oscar per la musica e Nomination migliore film dell’anno
Ottimo, accurato ed interessante, più che un film, lo definirei un documentario (sceneggiato) incentrato sulle lotte non violente portate avanti da Martin Luther King per i diritti civili, a cominciare da quello per l'iscrizione nelle liste elettorali.
Quasi un black movie (cast quasi tutti attori afroamericani di buona fama) se non fosse per la necessaria presenza dei suoi oppositori bianchi in posizione chiave come il presidente Lyndon Johnson (Tom Wilkinson), J. Edgar Hoover (Dylan Baker) e il governatore dell’Alabama George Wallace (Tim Roth). Cast quindi nel complesso più che valido e ben diretto.
Si ricorderà comunque più per i contenuti storico-sociali che per la cinematografia.

320  Deadwood: The Movie  (Daniel Minahan, USA, 2019) tit. it. “Deadwood - Il film” * con Timothy Olyphant, Ian McShane, Molly Parker, Al Swearengen, Gerald McRaney  * IMDb  7,5  RT  97% * essendo ufficialmente un “Film TV”, è stato preso in considerazone ai Primetime Emmy Awards 2019 ottenendo 8 Nomination
Per chi non lo sapesse (come me fino a poco tempo fa) Deadwood è stata una serie televisiva di successo per tre stagioni, dal 2004 al 2006, per un totale di 36 episodi. L’ultimo di questi, però, non concluse nettamente la storia lasciando una porta aperta ad ulteriori puntate che, tuttavia, non furono mai realizzate, nonostante le proteste degli aficionados. Quest’anno i produttori si sono finalmente decisi a fare un passo avanti realizzando questo film ambientato nella stessa cittadina (Deadwood) con gli stessi personaggi e interpreti, 10 anni dopo gli avvenimenti dell’ultimo episodio.
Sapientemente, con qualche racconto, un paio di ricordi e alcuni rapidi flashback, anche chi non sa assolutamente niente della saga viene messo in condizione di seguire perfettamente gli avvenimenti.
Il film è molto ben girato, fotografato ed interpretato, le scene e i costumi sono convincenti senza cadere in eccessi, le sorprese e gli attimi di tensione non mancano e la trama è degna di un western classico di altri tempi. 
Senz'altro merita una visione.

      

318  Poll (Chris Kraus, Ger/Aut/Est, 2010) tit. int. “The Poll Diaries” * con Paula Beer, Edgar Selge, Tambet Tuisk * IMDb  7,0  RT  74%p 
Ottima fotografia quasi esclusivamente con luce naturale, bella ambientazione in riva al Baltico con una grande casa stranissima, scenografia e costumi più che appropriati, regia decente, sceneggiatura lacunosa.
Film basato su alcuni eventi veri, ma molto romanzati, legati all'adolescenza della allora 14enne scrittrice Oda Schaefer (nel film Oda von Sering), personaggio abbastanza noto in Germania. Già veri decenni fa il regista e sceneggiatore di questo film Chris Kraus aveva scoperto di essere suo parente ed aveva recuperato vari suoi diari e scritti dell’epoca. Tuttavia, ha deciso di cambiare molto la storia familiare presentando il padre come aspirante medico ricercatore (più che altro necrofilo) e bigotto, matrigna estroversa e infedele, assistente infido.
La storia si svolge in Estonia, allora contesa da russi e prussiani austroungarici tedeschi, nei giorni precedenti la grande guerra. Le truppe russe sono accampate attorno alla segheria ora laboratorio del dottore, ma in giro ci sono anche i patrioti definiti “anarchici”. L’artificiosità della trama, per fortuna, non riesce a rovinare del tutto la parte cinematografica.
In mancanza di meglio può valere la pena guardarlo.
Per la cronaca, ottenne 2 premi e una nomination al Rome Film Fest 2010.

317  Straight Outta Compton (F. Gary Gary, USA, 2015) * con O'Shea Jackson Jr., Corey Hawkins, Jason Mitchell * IMDb  7,9  RT  88%  * Oscar per la sceneggiatura
Non capisco la Nomination per la sceneggiatura che mi è sembrata discontinua e ripetitiva, per un film pieno di violenza per lo più gratuita. Il genere “musicale” non è certo il mio preferito e, a prescindere da ciò, l’ambiente in cui si muovono i protagonisti, giovani afroamericani, non è particolarmente attraente e sia le situazioni proposte che i personaggi sono visti e rivisti. I protagonisti, che si trovano a loro agio fra spacciatori e piccoli criminali violenti e rissosi, non sono certamente degli angioletti eppure tutto il film propone l’immagine di una società che li vessa immotivatamente tramite la polizia che a volte riesce effettivamente ad essere ancora peggiore di loro. Come scritto nel cappello, l’idea di fondo “nero perseguitato per reclamare i suoi diritti” in sostanza è simile a quella di Selma, ma la qualità degli ideali e dei comportamenti è assolutamente agli antipodi.

319  The Art of Self-Defense (Riley Stearns, USA, 2019) tit. it. “L'arte della difesa personale”  * con Jesse Eisenberg, Alessandro Nivola, Imogen Poots * IMDb  6,8  RT  83% 
Commedia (?) che pare sia stata ben accolta dalla critica (83% RT), meno dal pubblico (6,8 IMDb), ma a mè è sembrata di un’insulsaggine estrema. Assolutamente vuota, inconsistente, non fa ridere, non c’è tensione, la falsa morale finale è ha dir poco patetica. Non capisco come Jesse Eisenberg continui a passare per attore … dopo il suo colpo di fortuna di raggiungere la notorietà interpretando Mark Zuckerberg in The Social Network non è più riuscito a farsi notare in senso positivo. Riley Stearns, regista e sceneggiatore al suo secondo lungometraggio, non riesce ad incidere sotto alcun aspetto e, per di più, rend una pessima idea del karate.
Da evitare accuratamente.

Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire dal 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate su questo blog. 

giovedì 24 ottobre 2019

63° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (311-315)

Come previsto (e annunciato nel precedente post) ecco una cinquina molto varia, con 5 differenti nazioni di produzione, in 4 continenti diversi. Solo l’inglese Wild Rose sembra essere giunto in Italia, degli altri non se ne ha notizia.

   

313  El Cuento de las Comadrejas (Juan José Campanella, Arg, 2019) tit. Int. “The Weasel's Tale”  * con Graciela Borges, Oscar Martínez, Luis Brandoni * IMDb  7,4  RT  83% 
Bella sorpresa, comedia negra nel miglior stile latino, diretta da quel Campanella che in passato ci ha proposto vari bei film con Ricardo Darìn come protagonista.
La storia è semplice (all’apparenza) e singolare: quattro ex professionisti del cinema (un’attrice di buona fama, suo marito anch’egli attore, un regista ed uno sceneggiatore) vivono insieme in una enorme villa d’epoca circondata da un grande giardino. Avranno a che fare con una coppia di subdoli rampanti giovani che ambiscono ad acquistare la proprietà. Battute taglienti, ricordi personali carichi di sarcasmo, sottili ma non troppo velate frecciate al mondo del cinema e situazioni al limite del grottesco non fanno mai scendere il ritmo fino alla resa dei conti finale … con vari colpi di scena (come se non bastassero le tante sorprese precedenti). I quattro navigati e bravi attori sono perfetti nei loro ruoli e l'ottima sceneggiatura non fa mancare qualche scena quasi thriller.
Godibilissimo pur non essendo un capolavoro, beato chi lo riesce a trovare, meglio se in edizione originale.

314  Photocopy  (Tamer Ashry, Egitto, 2019) * con Mahmood Hemaidah, Sherine Reda, Farah Youssef  * IMDb  7,6 
Al contrario di The Nile Hilton Incident visto ieri, questo film è al 100% egiziano, ambientato in un quartiere residenziale (d’epoca) dove tutti conoscono tutti e per lo più si aiutano a tirare aventi. Commedia delicata ma con tanti risvolti seri, tratta di immigrazione, studi, pensioni che non arrivano, malattie, solitudine e una storia d’amore.
Il protagonista è un ex proto e linotipista di un quotidiano che, andato in pensione, gestisce un negozio di fotocopie e dattilografia con pochissimi clienti. Siede spesso davanti al suo locale interagendo con i vicini dai quali è generalmente benvoluto.
Buona la sceneggiatura molto scorrevole che include considerazioni serie oltre alle necessarie gag da commedia. Penso che questo sarà ancor più difficile da recuperare del succitato El Cuento de las Comadrejas.

      

315  (Innocent) Witness  (Han Lee, Corea, 2019) tit. or. “Jeunging” * con Woo-sung Jung, Hyang-gi Kim, Kyoo-hyung Lee  * IMDb  7,3 
Una quindicenne autistica è testimone della morte per soffocamento di un anziano dirimpettaio. Attorno a lei (che potrebbe far capire se si tratti di omicidio o suicidio) non solo si scatenano procuratore e avvocato difensore (pro bono) ma vengono anche a galla bullismo scolare, pregiudizi, interessi degli avvocati.
Forse è stata messa troppa carne a cuocere … c’è abbastanza impegno nel descrivere il punto di vista degli autistici, ci sono molte scene relative alle battaglie legali, tante altre si riferiscono ai sentimenti di chi sta attorno e alle relazioni familiari. Di conseguenza ci sono troppi alti e bassi, si passa spesso rapidamente dal una situazione seria alla commedia (il procuratore è quasi una macchietta).
Commedia drammatica? Dramma leggero pieno di buoni sentimenti? Difficile da definire, comunque si lascia guardare, ma non è certo imperdibile.

311  Wild Rose  (Tom Harper, UK, 2018) tit. It. “A proposito di Rose” * Jessie Buckley, Matt Costello, Jane Patterson * IMDb  7,3  RT  93% 
Questo è un film dal quale mi aspettavo di più, ma è stato una mezza delusione. Ragazza madre di Glasgow, fanatica della musica country, esce di prigione e tenta di mettere la testa a posto. Trova anche qualcuno che entusiasticamente la aiuta … riuscirà a trovare la sua strada?
Musica più che orecchiabile (se piace il genere country), divertente il contrasto fra la parlata scozzese della protagonista e la sua pronuncia assolutamente americana quando interpreta canzoni country. I personaggi di contorno non sono incisivi, la sceneggiatura è sostanzialmente debole.
Non è da buttare, ma si può perdere senza rimorsi.

312  Long Day’s Journey Into Night  (Gan Bi, Cina, 2018) * con Wei Tang, Jue Huang, Sylvia Chang * IMDb  7,2  RT  93%  * passato a Cannes nella sezione Un Certain Regard
Il peggiore di questo lungo viaggio … pretenzioso, noioso, le poche scene esterne sono per lo più notturne, gli interni sempre scuri, lento, quadri fissi spesso lunghi e lente carrellate, recitazione poco coinvolgente, sceneggiatura vaga.
Suggerisco di evitarlo.

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mercoledì 23 ottobre 2019

62° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (306-310)

Un lungo viaggio internazionale offre sempre buone occasioni per guardare tanti film e (in volo) vari quasi introvabili in Italia. La prossima cinquina comprenderà film che, probabilmente, non arriveranno mai in Italia, almeno nel circuito commerciale e quindi saranno visioni a dir poco insolite.
In questo gruppo ci sono due pietre miliari del cinema hollywoodiano, seppur ben distanti per anno di produzione, entrambe pluripremiati agli Oscar, seguiti da 3 di cinematografie (polacca, russa, egiziana) certamente poco presenti nei circuiti commerciali italiani, eppure uno è vincitore di Oscar e  un altro premiato a Venezia.

   

306  No Country for Old Men  (Joel Coen & Ethan Coen, USA, 2008) * Javier Bardem, Tommy Lee Jones, Josh Brolin * IMDb  8,1  RT  95%  * 4 Oscar (miglior film, regia, Javier Bardem non protagonista e sceneggiatura) e 4 Nomination (fotografia, montaggio, montaggio sonoro e mix sonoro)
Anche visto per la terza volta, dopo vari anni, questo film non perde il suo fascino. Il fatto che si sappia come vada a finire toglie molto poco agli occhi di chi sa apprezzare l’ottima messa in scena dei fratelli Coen che portarono a casa ben 3 Oscar personali (film, regia e sceneggiatura) nonché la Nomination per il montaggio. Dovendo prestare minor attenzione alla trama nuda e cruda, ci si può concentrare di più sui particolari, i tempi, gli angoli di ripresa e tutto il resto. Senz’altro la star del film è Javier Bardem e non solo per il personaggio e la sua indimenticabile acconciatura ma soprattutto per offrire una delle sue migliori interpretazioni; anche Josh Brolin svolge egregiamente il suo compito mentre Tommy Lee Jones è ancora una volta deludente.
La sceneggiatura (assolutamente degna dei fratelli Coen) presenta una buona serie di personaggi singolari che nella maggior parte dei casi si incontrano o scontrano in situazioni quasi estreme, senz’altro non ce ne sono di banali.
La tensione è assicurata grazie a vari momenti thriller, morti a volontà, finale volutamente e giustamente sospeso.
Da non perdere o da concedere una nuova visione per apprezzarlo meglio.

307  The Last Picture Show  (Peter Bogdanovich, USA, 1971) * con Ben Johnson, Jeff Bridges, Cibyl Sheperd * IMDb  8,0  RT  100%  * 2 Oscar (Ben Johnson e Cloris Leachman non protagonisti) e 6 Nomination (miglior film, regia, Jeff Bridges ed Ellen Burstyn non protagonisti, sceneggiatura e fotografia)
Prima di guardare (e apprezzare) questo film si dovrebbe ricordare che Bogdanovich fino a quel momento era stato soprattutto storico e critico cinematografico e che asseriva che tutto i migliori film erano già stati realizzati e c’era ben poco da aggiungere. Da questo punto di vista è quindi facile cogliere nello stile di questo film tante caratteristiche del cinema (soprattutto hollywoodiano) dei decenni precedenti.
Si tratta in effetti di un film corale nel quale è difficile individuare i veri protagonisti anche se, ovviamente, alcune storie sono più centrali delle altre. Non a caso ben quattro attori ottennero la Nomination come non protagonisti, due dei quali vinsero l’Oscar.
Tutto il cast funziona alla perfezione e la regia è precisa e puntuale, ottima la fotografia (in bianco e nero). Anche la sceneggiatura è certamente ben costruita spostando continuamente l’attenzione da un soggetto ad un altro, da una storia ad un’altra, ma tutto il contesto non è proprio attraente. Il modo in cui presenta la provincia americana è pressoché deprimente: dissoluta, triste, quasi senza speranza, decadente, lontana dal boom economico e dalla American way of life.
Peccato, per noi spettatori, che questo lavoro di Bogdanovich sia rimasto l’unico suo ottimo film. Ciò del resto accade spesso quando persone con grande esperienza nel settore cinematografico si cimentano nella regia mettendo tutto il loro sapere in un solo film, spesso il primo in assoluto o ill primo con un budget adeguato.
Assolutamente da non perdere.

       

310  Ida (Pawel Pawilowski, Pol, 2013) * con Agata Kulesza, Agata Trzebuchowska, Dawid Ogrodnik * IMDb  7,4  RT  96%  *  Oscar miglior film non in lingua inglese, Nomination per la fotografia
Ottimo film girato in ufficialmente in bianco e nero, ma lo definirei in tonalità di grigi, molto poco contrastato; penso che la Nomination per la fotografia sia stata più che meritata. Anche il formato scelto (1,37:1, Academy ratio) ed usato in modo singolare … nella maggior parte delle inquadrature (specialmente i CM) i soggetti si trovano nella metà inferiore, in alcuni casi nel terzo, quarto o addirittura quinto più basso. Sceneggiatura a sfondo psicologico, talvolta filosofico-religioso, ben distribuita, essenziale, sempre interessante. Anche le interpretazioni sono di livello, in particolare quello Agata Kulesza, che qualcuno ricorderà in Cold War (2018) dello stesso Pawilowski, 3 Nomination Oscar (film straniero, regia e fotografia) … dovrò cercare di recuperare i 4 precedenti di questo regista che ha diretto e sceneggiato solo 6 film in 20 anni.
In breve, Ida segue una novizia, orfana, che viene “costretta” dalla superiora ad andare a conoscere l’unica parente in vita conosciuta, prima a prendere i voti. Il contrasto fra le due donne è a dir poco netto, e verranno fuori molti particolari della vita della famiglia. Quali saranno gli effetti su ognuna di loro? Storia ben narrata, lineare ma con tanti riferimenti al passato, sia relativi alla guerra che alla politica dell’immediato dopoguerra.
Da non perdere.

308  The Postman's White Nights (Andrey Konchalovskiy, Rus, 2014) * con Aleksey Tryapitsyn, Irina Ermolova, Timur Bondarenko * IMDb  7,1  RT  86%  * 2 Premi per Konchalovskiy a Venezia
Girato praticamente senza set, ma in ambiente naturale ed in un minuscolo villaggio della Russia settentrionale, interpretato anche dai pochi abitanti dell’isola, questo film è al limite fra fiction e documentario … ottimo esempio di cinéma vérité, più che del realismo. Il postino
Lyokha rappresenta in pratica l’unico contatto fra il mondo della terraferma e molti dei membri della comunità. Ovviamente tutti si conoscono e in un modo o nell’altro sono partecipi della vita e dei problemi degli altri, che includono alcolismo, solitudine, pesca di frodo, risorse limitate.
Pregevole il lavoro cinematografico visto che l’intero cast è costituito da attori non professionisti, non ci sono effetti speciali, né trucchi, ne scenari artificiali.
Molto interessante ma, onestamente, non per tutti … è adatto solo a chi sa apprezzare il cinema nella sua essenza. Konchalovskiy è sa il fatto suo ed è quasi una garanzia, ma certamente non è "commerciale".

309  The Nile Hilton Incident (Tarik Saleh, Mar/Sve, 2017) * con Fares Fares, Mari Malek, Yasser Ali Maher * IMDb  6,8  RT  91% 
Procede a sprazzi, alcune trovate sono apprezzabili altre poco credibili, quasi senza senso. L'ambientazione temporale nei giorni dei noti scontri di Tahir square mi è sembrata pretestuosa non essendo essenziale per questo noir non del tutto egiziano. Infatti, il regista è sí de Il Cairo ma è stato costretto a girare in Marocco, con il coproduzione marocchina-svedese. C'è da chiedersi se la descrizione assolutamente negativa della corruzione totale ad ogni livello del potere e della polizia egiziani è stata causa o effetto del diniego. In tutta la storia non c'è un solo personaggio pulito.
Una regia titubante completa il quadro di questo film che, pur non essendo malvagio, sembra un'occasione mancata.

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domenica 20 ottobre 2019

61° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (301-305)

Cinquina particolare composta da film già visti 7 anni fa e ri-guardati con piacere, scindibile in due blocchi più o meno omogenei, ma con film talmente diversi da non permettermi di stilare una classifica … ognuno eccelle nel suo campo. Due commedie/parodie americane di genere, al limite del demenziale ma ben realizzate, si oppongono tre film cinesi di grande impatto visivo.
Ho deciso quindi di proporre le micro-recensioni in ordine di visione, cominciando con le commedie (dello stesso anno) e poi i cinesi in ordine cronologico.

   

301  Machete (Robert Rodriguez, USA, 2010) * con Danny Trejo, Robert De Niro, Jessica Alba, Michelle Rodriguez, Steven Seagal, Don Johnson, Jeff Fahey, Cheech Marin  * IMDb  6,6  RT  73% 
Se qualcuno ha pensato di poterlo prenderlo sul serio ha senz’altro sbagliato e, logicamente, lo ha stroncato. Quelli che, al contrario, hanno saputo cogliere tutte le volute esagerazioni, le inversioni di ruoli, le assurdità, le caricature, gli stereotipi e via discorrendo si sarà certamente divertito e lo avrà di conseguenza apprezzato. Scorrendo velocemente le recensioni ho addirittura letto una recensione che lo definisce “razzista” nei confronti degli americani perché tutti quelli cha appaiono nel film sono assassini, suprematisti, trafficanti, criminali che sfruttano gli immigrati, se non li uccidono prima.
In quanto alle inversioni di ruolo a cui accennavo, Robert De Niro è un politico vittima di un attentato mentre fa propaganda elettorale (al contrario di Taxi Driver), quelli che abitualmente vestono i panni di paladini della giustizia (Steven Seagall, Don Johnson, …) appaiono come criminali senza scrupoli, della peggiore razza, le donne (tutte giovani e appariscenti) sono presentate sempre in abiti succinti se non addirittura nude come un vero exploitation movie, le scene di azione sono fra lo splatter e il trash. Le battute brevi e di effetto non si contano e varie di esse diventarono subito cult.  
Come spesso accade per questo generi di prodotti, il finale non riesce a restare allo stesso livello della prima ora, nella quale succede di tutto e di più.
Tuttavia, prendendolo complessivamente per quello che è, ci si diverte, specialmente se si ha una certa conoscenza dei vari generi che palesemente prende in giro.

302  Tucker and Dale vs. Evil (Eli Craig, USA, 2010) * con Tyler Labine, Alan Tudyk, Katrina Bowden * IMDb  7,5  RT  85% 
Al contrario di Machete, questo film è più incentrato sul genere horror ma, similmente, rovescia i ruoli. Fin dall’inizio appare chiaro che i due hillbilly sono tanto buoni e innocui quanto abbastanza incapaci, specialmente nelle relazioni sociali. Questa loro attitudine stravagante viene continuamente mal interpretata da un gruppo di studenti di college in vacanza e sarà causa di una serie incredibile di incomprensioni, conclusioni affrettate ed equivoci che, a loro volta, porteranno a incidenti e morti di ogni genere, quasi tutte tendenti al gore e allo splatter. Una volta capito l’andazzo, è facile prevedere chi sarà il prossimo a soccombere anche se non sempre si sa esattamente come.
Certamente è più ingegnoso e compatto di Machete, più adatto al vasto pubblico, particolarmente apprezzato dagli amanti del genere terror … i riferimenti a noti film sono chiari, a cominciare da The Texas Chain Saw Massacre (1974, tit. it. Non aprite quella porta).
Anche questo molto particolare, ha i suoi meriti e chi è di ampie vedute (cinematografiche) non se lo dovrebbe perdere. Lo confermano i rating, con un più che meritato 85% di recensioni positive su RT (su 110) e con la prima che recita: Here's something you don't see every day: a genial, politically correct splatter comedy.


   


303  House of Flying Daggers (Zhang Yimou, Cina, 2004) tit. it. "La foresta dei pugnali volanti" * con Ziyi Zhang, Takeshi Kaneshiro, Andy Lau * IMDb  7,5  RT  95%  * Nomination Oscar per la fotografia
Film di grande bellezza visiva, per l'ambientazione complessiva, per i costumi, per gli interni, per le coreografie (di battaglia e di danza tradizionale), per i colori e per gli scenari. Non meraviglia affatto l'inserimento nella cinquina dei candidati all'Oscar per la fotografia e non so se è stata giusta l'attribuzione della statuetta 2005 a The Aviator (2004, Martin Scorsese). La trama è estremamente complessa e stracolma di sorprese e colpi di scena, fra tradimenti, doppiogiochisti, passioni e vendette. I duelli diventano spesso dei veri e propri balletti, gli scontri nelle foreste, in particolare quello fra i bambù spettacolari coreografie. 
Il gusto di Zhang Yimou per le scene nella natura e per i suoi colori è ben noto, ma in questo film raggiunge forse i suoi livelli più alti. Ottima anche a recitazione del trioo di protagonisti.
Da non perdere.

304  Red Cliff  (I) (John Woo, Cina, 2008) tit. it. "La battaglia dei tre regni" * con Tony Leung, Chiu Wai, Takeshi Kaneshiro, Fengyi Zhang * IMDb  7,4  RT  91% 
305  Red Cliff  (II) (John Woo, Cina, 2009) * con Tony Leung, Chiu Wai, Takeshi Kaneshiro, Fengyi Zhang * IMDb  7,6  RT  91% 
Molti loo conoscono come un solo film essendo stato proposto nelle sale europee in una versione ridotta di 2h28'. In effetti, però, in Asia le due parti (rispettivamente di 2h22' e 2h26') sono uscite in due anni successivie hanno avuto circolazione indipendente. Io mi sono preoccupato di comprare le versioni originali che in totale hanno quindi ben 2 ore e 20 minuti in più di ciò che si è visto in Italia, di conseguenza è chiaro che questo kolossal cinese è stato martoriato e tagliuzzato senza pietà (e chissà con quale criterio) e qualcosa di quanto vado a scrivere potrà essere una novità anche per chi ha visto il film in sala.
Il film è nel complesso affascinante, con un'ottima fotografia, scenografie e costumi non sono da meno, le scene di massa sono molto ben realizzate e la parte navale di grande interesse. Gli attori sono fra i migliori dell'epoca e offrono prove impeccabili e, non da ultimo, la sceneggiatura è eccellente alternando analisi dei protagonisti e discorsi politici a strategie militari e scene d'azione. Volendo trovare una pecca, forse sono proprio queste ultime ad essere talvolta un po' lunghe, ma comunque le battaglie occupano una minima parte del film.
Non ho visto la versione ridotta, ma mi sento di consigliare senza alcun dubbio la visione delle due parti separate. Come appena detto, al massimo si sarebbe potuta tagliare qualche decina di minuti di scontri sul campo di battaglia, ma le altre 4 ore e passa sono assolutamente necessarie e mai ripetitive o noiose. 
Di quanto è stata ridotta la spettacolare battaglia con la formazione a scudo di testuggine? Spero che, almeno, non abbiano tagliato niente della scena con tre soggetti (di parti avverse) pronti ad essere sgozzati ... chi agirà per primo e come? (in parte ricorda il "triello", the three-way shootoutdi Il Buono, il Brutto e il Cattivo, 1966).

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giovedì 17 ottobre 2019

CAMMINANTI: mission, vision e un po’ di storia

Post tra il serio e il faceto o, meglio, argomenti seri trattati in modo ironico, ma è tutta verità!
Chi siamo?
Un gruppo aperto di escursionisti indipendenti ed autosufficienti
Cosa facciamo?
Camminiamo, esploriamo e osserviamo, senza avere l’onere di badare ad altri
Perché lo facciamo?
Per puro sfizio e soddisfazione personale, senza ambire a guadagnare niente 
Aspettative
Vedere sui sentieri un maggior numero di escursionisti capaci e responsabili, attenti anche a mantenere la transitabilità degli stessi

Durante il mio svernamento hawaiano del 2007-2008 conobbi il modo in cui i Solemates organizzavano le loro escursioni, per me del tutto nuovo. Ne rimasi entusiasta e quindi lo replicai adattandolo alle esigenze degli allora EL (Escursionisti Lubrensi). Ne riassunsi i principi in un Decalogo (poi adottato da altri gruppi in varie parti d’Italia) che non prevedeva più alcun organigramma e quindi promossi la conversione degli EL in FREE - Free Ramblers, Escursionisti Epicurei, denominazione ben illustrata nel loro emblema riportato qui in basso, con le immagini di monti (si tratta del profilo del Sant’Angelo a Tre Pizzi), cielo terso, sole, vino, sopressata e caciocavallo! 


Il motto in alto significa Camminando si risolve (qualunque problema) e quello in basso Gli uomini bevano i vini, gli altri animali acque di fonteNon penso che avrei potuto descrivere in modo migliore i nostri "ideali".
Il Comandamento fondamentale era (ed è) quello che recitava:
Durante le escursioni sei l’unico responsabile della tua sicurezza, non ci sono "guide" ufficiali anche se c'è chi (forse) già conosce il percorso o ha un’idea di dove andare e come … ma comunque sei tu che decidi se seguirlo o meno. Considerato che chi ti precede non si volterà per vedere se sei in difficoltà, non perderlo mai di vista. 

Questo, nelle nostre intenzioni, doveva fungere da deterrente nei confronti di coloro che si avventurano su un qualunque sentiero senza conoscere distanze da percorrere, possibili punti critici, dislivelli da affrontare, senza avere attrezzatura adatta e, non da ultimo, scordandosi di non trovarsi in consona forma fisica …
Tuttavia, ancora oggi talvolta si presentano aspiranti Camminanti che, seppur esplicitamente messi in guardia, decidono di iniziare comunque il percorso con il gruppo per poi doverlo abbandonare nel corso dell’escursione per non essere capaci di reggere il passo. Al contrario si sono aggiunti tanti ottimi camminatori, di ottima compagnia, capaci ed indipendenti.
I Solemates sono quasi una setta segreta in quanto è difficile averne notizie non avendo un sito, né una pagina, né recapiti ufficiali, né organigramma, né logo, né sede. Solo se si conosce un solemate si potrà conoscere ora e punto d’incontro della prossima uscita e poi, dopo aver partecipato a varie uscite, si può chiedere di essere inserito nella mailing list … l’unica cosa reale del gruppo. Tuttavia noi FREE decidemmo di avere un sito e poi, quando per esigenze pratiche qualche anno fa ci dividemmo in più gruppi (mantenendo stessi stili, obiettivi ed ideali), ognuno di essi creò una sua pagina FB di riferimento: FREE Ramblers AmalfiSorrento Amalfi Walk With Us Camminate ... quello dei Camminanti.
Torniamo allo stile Solemates … prima di ogni escursione, al punto di ritrovo, un responsabile-non-responsabile ricorda ai convenuti che camminano sotto la propria responsabilità, che i Solemates non esistono, non c’è quota da pagare, non c’è presidente, non c’è alcuna guida, e altri avvisi simili … e quindi si parte. Similmente, ma preventivamente, noi Camminanti nel comunicare le prossime uscite (spesso a breve termine) raccomandiamo anche di leggere attentamente il nostro Eptalogo, che racchiude tutte le informazioni e i dettami fondamentali.
Per comprendere ancora meglio il concetto, penso sia anche importante spiegare il sottile gioco di parole del nome di questo gruppo-non-gruppo. Per chi non lo sapesse, in inglese non esiste una precisa corrispondenza fra ortografia e pronuncia. Questo è il caso di soul (anima) e sole (suola della scarpa e pianta del piede, ma anche sogliola e, come aggettivo, unico/a) che si pronunciano in modo identico e quindi, chi semplicemente ascolta il nome del gruppo, pensa al comune significato soulmates (anime gemelle, spiriti affini, amici del cuore) e solo quando vedrà la parola scritta si renderà conto che si tratta non di persone con affinità di ideali o sentimenti o addirittura alla ricerca di anime gemelle, ma più prosaicamente di “compagni di suola”, quella delle scarpe da trekking, e quindi di escursionisti, ma ciò non toglie che nella maggior parte dei casi sia calzante anche la prima accezione. Come per l’amicizia non c’è bisogno né di codifica né di burocrazia e quindi, similmente, questo gruppo “virtuale” prospera con poche regole che, più che altro, sono di buonsenso.
Quanto detto è importante per capire lo spirito con il quale i Camminanti vanno in escursione ... tutti socievoli e allegri, senza gerarchie, con spirito di collaborazione, pronti allo scherzo e alla presa in giro. Per mantenere tale spirito esiste quindi il secondo comandamento dell’Eptalogo (riduzione del Decalogo FREE):
… non sono ammesse "facce appese", ‘mpicciusi e persone lamentose. Durante le escursioni è vietato parlare di malattie, economia e/o politica.

Morale: camminate in ambiente naturale e, se siete capaci di socializzare, in buona compagnia … tale combinazione porta grandi vantaggi alla salute fisica e psichica, vi può arricchire culturalmente e, a giudicare dall'età media del gruppo, mantiene in buona forma anche coloro già da tempo negli -anta. Spesso quelli che partecipano solo alle uscite meno impegnative sono proprio i giovani di meno di 40 anni, mentre gli “adulti” allegramente si imbarcano in escursioni quasi avventurose, ben diverse da una passeggiata nel parco ...

Questo testo è una combinazione e rielaborazione di due miei vecchi post pubblicati su questo stesso blog. Cliccando sui titoli si possono leggere gli originali:

martedì 15 ottobre 2019

Conocchia, TREK 2020 ed altri percorsi

Domenica, come molti avranno visto (guarda l’album fotografico), sono andato a fare un bel giro con i Camminanti affrontando la “famigerata” ascesa della Conocchia; per intenderci il tratto che funge da deterrente per molti è quello da quota 1.070 fin quasi alla cima della Croce della Conocchia (1.386m, nella foto). 


Ovviamente, non sono certo i circa 300m di dislivello in salita che “fanno male”, ma la pendenza … costantemente vicina al 50%, su scaloni di pietra alti e irregolari, talvolta instabili. Il passamano posto al lato della traccia vari anni fa è in gran parte crollata o inaffidabile, soprattutto per mera incuria. Molti “vecchi” frequentatori dell’area sostengono che il sentiero originale, ripido ma con pochissimi scalini, era più comodo e sicuro pur non avendo passamano.
Tuttavia, per chi ha buona volontà e discrete gambe, è un percorso spettacolare imperdibile, considerato che anche la parte bassa, a partire da Santa Maria del Castello o dalla Forestale, offre panorami unici. Non dimenticate che il dislivello minimo da superare è di circa 700m (se a fine salita si svolta a sinistra per Casa del Monaco) e che il percorso è sconsigliato in discesa … specialmente allo stato attuale.  
  
   

La passeggiata di domenica mi ha fatto quindi riconsiderare il previsto circuito C  del TREK 2020 che prevedeva di scendere proprio dalla Croce della Conocchia alla Forestale. Infatti, dopo aver constatato lo stato pietoso in cui si trova il tratto alto, sto ipotizzando un giro più articolato e sostanzioso del Faito ed una discesa per le Tese di Pimonte (versante nord) o addirittura via funivia a Castellammare. In entrambe i casi si organizzerebbe un trasporto per Agerola, chiudendo così il circuito che aveva inizio dal Macello per accedere alla salita di Palmentiello (CAI 300).
Tornando allo spettacolare percorso di accesso al Sant'Angelo a Tre Pizzi (Molare, Canino e Catiello) lungo le precipite balze meridionali, c'è da dire che il punto di passaggio obbligato e la fantastica terrazza a quota 925m, dove si riuniscono i sentieri provenienti dalla Forestale (CAI 300) e il cosiddetto sentiero di Erbatenera, molto meno conosciuto e quindi frequentato, non segnato, che si stacca dall'Alta Via dei Monti Lattari un centinaio di metri dopo le ultime case di Santa Maria del Castello


Da dovunque si approcci la salita, un fatto è certo: i panorami sono unici, con Positano ai nostri piedi (sotto a sx) e la Conocchia che incombe (a dx)!

   

Una volta giunti in cima, le possibilità sono tante ed ognuno deciderà in base al tempo ancora a disposizione, ai propri interessi e alle residue forze. 
Fra le mie mete preferite, fra Faito e Molare, ci sono: BanderaMonte Cerasuolo, Castellone e Casa del Monaco
Purtroppo combinare tutto in una sola escursione è abbastanza difficile sia perché il percorso sarebbe estremamente contorto sia perché diventerebbe molto lungo e con i tanti inevitabili saliscendi i dislivelli alla fine cominciano a pesare. Suggerisco di prevedere più di una uscita sul massiccio e, non essendo necessario salire ogni volta dalla Conocchia, si potrà iniziare a camminare anche dal piazzale Funivia (raggiungibile anche in bus EAV o con mezzi propri) o, per esempio, da Campo del Pero.



Dovunque si vada, anche gli escursionisti abituali e della zona restano sempre sbalorditi e affascinati dall'ambiente circostante che varia continuamente.

venerdì 11 ottobre 2019

60° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (296-300)

Oltre a non essere certo fra i migliori film di Scorsese, Gangs of New York è capitato in un girone di ferro e, giustamente, nonostante l’indubbia relativa qualità e le 10 Nomination (ma nessun Oscar) finisce all'ultimo posto in questa cinquina molto varia. Questa scelta è stata facile in quanto i due muti sono capolavori dell’espressionismo tedesco (che non mi stancherò mai di ri-guardare) e gli altri due sono molto particolari, completamente differenti per stile, produzione e generi, ma senz'altro degli ottimi cult.
Nessuno dei 5 è stato per me una novità, e le nuove visioni dei primi 4 mi hanno assolutamente soddisfatto per l'ennesima volta avendo potuto apprezzare ulteriori dettagli; in quanto all’ultimo l’ho trovato complessivamente ancor più deludente ed esagerato, pur riconoscendo delle che ci sono ottime soluzioni registiche e una pregevole interpretazione di Daniel Day-Lewis.
Comincio con i due muti.

   

297  Metropolis (Fritz Lang, Ger, 1927, restauro 2010) * con Brigitte Helm, Alfred Abel, Gustav Fröhlich * IMDb  8,3  RT  100%  * 108° nella classifica IMDb dei migliori film di tutti i tempi
Nei dati ho ritenuto necessario aggiungere "restauro 2010" in quanto le versioni proposte al pubblico fino ad allora erano di qualità abbastanza scadente e, soprattutto, molto più corte. Nel 2008 fu trovata una pellicola (quasi) integrale in Argentina; a partire da questa e con varie integrazioni derivanti dagli altri montaggi manipolati e accorciati, la più che benemerita Murnau Foundation di Wiesbaden ha messo insieme questa versione alla quale dovrebbero mancare ormai solo poche scene rispetto all'originale. 
Le immagini e la sceneggiatura sono estremamente attuali e sfido qualunque appassionato dei film sci-fi e/o distopici a non riconoscerei quante scene, riprese e scenografie di film di tali generi sono riprese o citazioni di Metropolis. Decine sono le rappresentazioni di una città futuristica a sviluppo verticale, con tanti grattacieli, strade sopraelevate, megafabbriche, videocontrollo e via discorrendo.
Ciò che fa la differenza e deve essere presa per quella che è, è la recitazione, classica del muto ed in particolare dell'espressionismo tedesco. 
Meraviglia pensare che questa produzione è di quasi un secolo fa, realizzata nei primi decenni della storia del cinema e senza sonoro!
Assolutamente imperdibile, anche per quelli che non sopportano né i muti, né il bianco e nero. 

296  Nosferatu (F. W. Murnau, Ger, 1922) * con Max Schreck, Greta Schröder, Ruth Landshoff * IMDb  8,0  RT  100%  nella classifica IMDb dei migliori film di tutti i tempi
A differenza di Metropolis (un vero e proprio kolossal per l'epoca) questo è molto più contenuto, senza grandi scenografie, senza scene di massa, prodotto con un budget molto più ridotto. Eppure ha fatto scuola, rimanendo uno dei più famosi film del genere vampiresco, forse il capostipite, insieme con la pellicola dello stesso regista Phantom (1922, F. W. Murnau) e con il successivo Vampyr (1932, Carl Th. Dreyer). Inoltre, si tratta del film del quale nel 1979 Werner Herzog mise in scena un remake molto fedele, quasi un omaggio all'originale, con Klaus Kinski, Bruno Ganz e Isabelle Adjani come protagonisti. I giochi d'ombra, ombre che diventano protagoniste, atmosfere tetre e angoscianti, tengono con il fiato sospeso anche lo spettatore dei giorni nostri, immaginatevi quelli di un secolo fa. 
Altro film da guardare con attenzione, anche se tutti sanno come va a finire. 


   

300  Paris, Texas (Wim Wenders, Ger/Fra, 1984) * con Harry Dean Stanton, Natasha Kinski, Dean Stockwell * IMDb  8,1  RT  100%  * 244°
Uno dei migliori film di Wim Wenders fra quelli successivi al suo periodo prettamente tedesco, quello dell'innovatico stile Film und Drang dei vari Herzog, Schlondorff, von Trotta, Fassbinder, ecc.
Conta non solo sull'ottima sceneggiatura di Sam Shepard (lo stesso che una quindicina di anni prima aveva firmato quella di Zabriskie Point, 1970, Michelangelo Antonioni), ma anche e soprattutto sull'incredibile interpretazione di un attore che, forse per le sue caratteristiche, non ha mai avuto i giusti riconoscimenti a Hollywood, vale a dire Harry Dean Stanton.
In particolare la prima parte del film, che si svolge nel Mojave Desert (in California, confine con Nevada e Arizona) è affascinante per i paesaggi spettacolari e l'atmosfera surreale, egregiamente commentata dalla peculiare musica di Ry Cooder
Un film certamente drammatico, ma carico di umanità, con il rapporto fra i fratelli, il bambino con "due padri", e tutti gli altri protagonisti "di contorno" ma fondamentali nel contesto della storia.
Film da non perdere.

298  Así en el cielo como en la tierra  (José Luis Cuerda, Spa, 1995) * con Fernando Fernán Gómez, Luis Ciges, Francisco Rabal, Jesús Bonilla * IMDb  6,8  RT  89%p 
Commedia arguta a sfondo religioso, apprezzabile anche ad una lettura minimalista e superficiale, ancor più geniale se si conoscono un po' le Sacre Scritture (in particolare l'Apocalisse), i personaggi del Vangelo, agiografia e struttura della Chiesa. 
Cuerda, già autore di Amanece, que no es poco (1989, altro cult surreale) non risparmia nessuno, ma non si mostra mai né acido né irriverente, riuscendo a prendere in giro un po' tutti, sollevando problemi irrisolvibili, riproponendo domande alle quali nessuno può rispondere con chiarezza, creando nuove situazioni ancor più complicate, tendenti al paradosso, in quanto puramente surreali.
Non ne cito nessuna per evitare spoiler, ma aggiungo che, chi ha dimestichezza con la lingua di Cervantes, si delizierà anche nell'ascoltare una caterva di espressioni popolari e modi di dire. In quanto agli assurdi quesiti proposti, c'è da dire che potrebbero essere ottimi spunti per disquisizioni e speculazioni filosofiche, basate sulla logica, pur essendo assolutamente non plausibili ... in effetti lo schema di qualunque religione ...
Notevole anche il cast, che comprende i migliori attori e caratteristi spagnoli dell'epoca.
Anche questo imperdibile, purtroppo penso che non si trovi in italiano ... peccato per tanti!


299  Gangs of New York (Martin Scorsese, USA, 2002) * con Leonardo DiCaprio, Cameron Diaz, Daniel Day-Lewis * IMDb  7,5  RT  75%   *  10 Nomination (miglior film, regia, Daniel Day-Lewis protagonista, sceneggiatura, fotografia, scenografia, montaggio, costumi, sonoro, canzone originale)
Come già sottolineato in apertura nonostante il cast, la sapiente regia di Scorsese, alcune ottime interpretazioni, scenografia di grande impatto, costumi certamente originali, questo film non riesce a convincere, soprattutto per una sceneggiatura troppo esagerata, poco credibile e l'eccessiva violenza che lo portano ad essere quasi uno splatter
Il personaggio di Cameron Diaz mi è sembrato assolutamente forzato e fuori luogo, molti altri sono poco credibili, il soggetto (sotto alcuni aspetti corrispondente a eventi reali) è stato troppo esagerato a fini chiaramente scenografici e di impatto sul pubblico.
Visto ai tempi dell'uscita nelle sale, ho concesso al film una nuova chance ma al termine resto dell'idea che i buoni registi dovrebbero sempre lavorare con budget limitati e concentrarsi sull'aspetto strettamente cinematografico, che non ha bisogno né di grandi nomi né di cifre esagerate (100 milioni di dollari nel 2002 erano veramente tanti!).

Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire dal 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate su questo blog.