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lunedì 4 ottobre 2021

Oggigiorno si porta dire “foliage” …

La parola inglese originale significa, letteralmente e semplicemente, fogliame, ma ormai viene comunemente utilizzata per riferirsi ai cambiamenti di colori delle foglie di alcune specie in autunno, quelle che non passano direttamente dal verde al marrone per poi cadere, ma assumono una infinita tonalità di colori che va dai rossi ai gialli e non solo. Dalle nostre parti i principali attori del foliage sono i faggi (Fagus sylvatica) che, come è o dovrebbe essere noto, ricoprono la maggior parte degli Appennini a quote superiori ai 1.000 metri. Sui Monti Lattari si può quindi godere di tale spettacolo in pieno autunno, a cominciare dall’area fra Monte Faito e il Molare fino a Monte Cerreto e oltre. La differenza con i boschi sottostanti, costituiti per lo più da castagni (Castanea sativa), è evidente in quanto questi non presentano grandi variazioni di colori prima di perdere le foglie.

 
Devo comunque sottolineare che in Penisola Sorrentina abbiamo anche un diverso tipo di foliage ed in tutt’altra stagione. Mi riferisco all’euforbia arborea (Euphorbia dendroides) che ha ciclo inverso, vale a dire che perde tutte le foglie prima dell’estate per poter sopravvivere ai mesi più caldi e, prima di cadere, esse presentano varietà di colori simile a quella dei faggi e altre specie caducifoglie.

Euphorbia dendroides a Punta Campanella

In pieno autunno (quindi nelle prossime settimane) le migliori occasioni le avremo andando al Faito e inoltrandoci nella parte alta della faggeta, vale a dire dall'area dei faggi secolari verso Campo del Pero e quindi Acqua Santa, CastelloneMolare e versante settentrionale della Conocchia, come si può vedere da queste foto scattate a fine ottobre di una quindicina di anni fa.
 

 
Resta il dubbio di quando sarà effettivamente il periodo migliore, considerata la siccità e il caldo anomalo dei mesi scorsi. Comunque, sarà opportuno programmare qualche passeggiata nelle prossime settimane per non correre il rischio di trovare gli alberi già tutti spogli.

lunedì 11 maggio 2015

Aggiornamenti e considerazioni (fotografiche) da Menorca

Ieri, per una volta e nonostante la doppia escursione, il mare l'ho visto solo da molto lontano, nel pomeriggio, dalla cima più alta di Menorca: Monte Toro (357m s.l.m.), quindi sì e no una collina. In mattinata piacevole ed interessante passeggiata in una lecceta secolare nei pressi di Cala del Pilar (costa a nord di Ferreries), guidata da un bravo naturalista il quale ha anche dissipato vari miei dubbi.
Basandomi su queste informazioni e sulle altre fornite nel corso della camminata, sto provvedendo ad aggiungere i nomi delle specie nei commenti al lato della maggior parte delle foto. Per questo motivo ho anche rimandato la selezione, elaborazione e pubblicazione delle foto di sabato per concentrarmi sui 2 album di ieri e per pubblicare una cartina essenziale dell'isola in modo da facilitare la localizzazione delle aree visitate.
A prescindere da tutto ciò, essendo estremamente soddisfatto della quantità di particolari che si riescono ad osservare in una foto macro, vorrei consigliare a tutti gli amanti della natura (con un minimo di esperienza fotografica) di considerare di intraprendere questa strada. Devo dire che, almeno nella mia situazione attuale, l’utilizzo di un obiettivo macro fisso limita le possibilità effettuare scatti panoramici. Infatti, a meno di portarsi una seconda macchina o stare a cambiare continuamente obiettivo (operazione altamente sconsigliata in ambiente naturale), o si fanno le macro o i panorami.
   
Conscio di ciò, e per evitare tentazioni, sto uscendo solo con un obiettivo e se un’escursione mi piace particolarmente la ripeto con lo zoom tuttofare (18-140mm). Così è stato nel caso della costa sudorientale di Menorca per andare a fotografare le tante euforbie (Euphorbia dendroides) dai mille colori e il campo di gialli papaveri cornuti (Glaucium flavus) dei quali qui sopra vi offro un'anteprima. Anche stamattina (costa nord) ho rimpianto di non poter scattare foto di cale e calette, spiagge bianche e mare cristallino, ma non mi sono dannato più di tanto e in settimana ci ritorno.
Tornando alle macro e alla loro capacità di mettere in evidenza particolari non facilmente percepibili a occhio nudo, invito tutti coloro che scorrono le mie raccolte di foto a non limitarsi ad uno sguardo superficiale in quanto molto altro può essere osservato. E ciò vale non solo per i fiori, ma anche per gli insetti che spesso e volentieri (in particolare in primavera) si  posano su di essi. Per esempio, nella foto in basso si può notare come l’ape bottinatrice raccolga il nettare dai fiori (in questo caso di Borago officinalis, borragine) per trasportarlo all’alveare. 
Un ultimo consiglio a chi è appassionato di fiori: create un vostro atlante dei fiori che conoscete "di vista" e nei quali vi imbattete scorrendo non solo le mie foto (le macro sono tutte qui), ma anche di altri. Scaricatele, abbinate il nome e dividetele come meglio vi pare. Se non per determinazione scientifica, le potrete ordinare per colore, per periodo di fioritura, per area, ordine alfabetico ... in qualunque modo vi sia poi facile ritrovarli. 
Sappiate che potete tranquillamente utilizzare anche le foto di specie siciliane e menorquine in quanto tantissime si trovano anche in Penisola Sorrentina, Costiera Amalfitana e Capri o almeno sono molto simili (comunque saprete a quale famiglia appartengono).

giovedì 12 giugno 2014

Escursionismo e Natura: l'Euforbia arborea (Euphorbia dendroides L.)

Fra i tanti cespugli colorati che si possono apprezzare andando in giro per sentieri in questo periodo si fanno notare le macchie molto variegate di euforbia, pianta che ha un ciclo vitale abbastanza diverso dalla maggior parte delle altre. I suoi colori cambiano in breve tempo dal verde, al giallognolo, al marroncino, al rosso. Ma capita spesso che nella stessa area, a pochi centimetri una dall'altra, si trovino piante di colori molto diversi.

Questo che segue è un breve articolo descrittivo delle particolarità dell'Euphorbia dendroides L. redatto da Sandro Strumia (ricercatore, Botanica Ambientale ed Applicata, Facoltà di Scienze Ambientali dell'Università di Napoli) e concessomi a corredo della prima edizione del libro Le coste di Sorrento e di Amalfi (1991).
Tra le specie che popolano le pendici rocciose della Penisola è sicuramente quella che crea la nota paesaggistica predominante; questo non solo per la sua straordinaria abbondanza, ma anche in funzione di tutta una serie di colori che nell'arco dell'anno si susseguono sulla stessa pianta, conferendo al paesaggio variazioni cromatiche uniche ed in continuo mutamento. Nel periodo invernale questa splendida pianta forma dei veri e propri cuscini sferici di colore verde poiché le foglie sono presenti su di essa già a partire dall'autunno; ma se ritorniamo negli stessi luoghi all'inizio della primavera accanto ad alcuni esemplari ancora completamente verdi, ve ne saranno degli altri che presentano un netto colore giallo, dovuto ai primi fiori che cominciano a sbocciare. All'inizio dell'estate accanto al verde ed al giallo un nuovo colore, il rosso, fa la sua comparsa; ciò è dovuto al fatto che l'Euforbia, prima di entrare in riposo vegetativo, comincia a perdere le foglie che prima di cadere si colorano di rosso. In estate, infine, è inutile sforzarsi di vedere ancora questi splendidi cespugli colorati, perché al massimo potremo intravedere degli arbusti privi di foglie e dall'aspetto scheletrico, ma perfettamente vitali e pronti a riprendere in pieno la propria attività ai primi sentori dell'autunno. Forse qualche lettore si potrebbe chiedere perché nell'Euforbia il processo di perdita delle foglie (defogliazione) avviene d'estate e non d'inverno come siamo abituati a pensare. Per spiegare questa stranezza (che poi stranezza non è) dobbiamo ricordarne il significato fisiologico. La defogliazione è un fenomeno comune nel mondo vegetale e precede il riposo vegetativo durante il quale le funzioni vitali della pianta vengono rallentate al fine di superare i periodi di maggiore stress. Per gli alberi dei boschi appenninici ed alpini, così come per altri comunemente utilizzati nelle città per l'arredo urbano (p.e. i Platani) i mesi più pericolosi sono quelli invernali a causa delle basse temperature che si possono raggiungere. Per l'Euforbia accade esattamente il con­trario visto che l'inverno mediterraneo è piuttosto mite, mentre l'estate, con la sua aridità, può essere pericolosa. Ed ecco allora che la "stranezza" non è altro che un adattamento al clima.  L'Euforbia ha anche un'altra particolarità: se infatti si prova a strappare una foglia dalla pianta, dalla "ferita" che rimane sul fusto e dalla stessa foglia fuoriesce un liquido bianco (latice). Questo è tanto urticante che in Penisola spesso viene utilizzato, al pari del latice del Fico, come acido per bruciare i porri e le verruche. In effetti la sua presenza all'interno dei tessuti rende l'Euforbia poco appetibile, proteggendola così dall'attacco degli erbivori, in particolare delle capre. Secondo la leggenda questo latice veniva usato dalla maga Circe quale ingrediente delle sue pozioni magiche, magari per trasformare gli uomini in maiali; vero o non vero, di certo il promontorio del Circeo (dove, secondo la leggenda, la maga dimorava) è ricchissimo di Euforbia. Si narra anche che in passato i pescatori di frodo la usavano per stordire e catturare i pesci.
 
Vaste popolazioni di Euforbia si trovano attorno alla valle di Mitigliano e lungo la parte bassa del Circuito di Athena (Punta Campanella) e del Sentiero delle Sirenuse.
La scheda botanica, insieme con altre informazioni e tante foto, la trovate come al solito su www.meditflora.com a questo indirizzo: www.meditflora.com/flora/euphorbia_dendroides.htm