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lunedì 12 gennaio 2026

Incidente diplomatico fra Spagna e Portogallo per questioni storico-geografiche

Nel 2019 ricorreva il 500° anniversario della partenza di Magellano (portoghese) da un porto spagnolo (Sanlúcar de Barrameda) con 5 imbarcazioni battenti bandiera spagnola, alla ricerca di una rotta occidentale per raggiungere le Molucche (alias Isole delle spezie), disputate fra spagnoli e portoghesi, e - in subordine - completare la circumnavigazione del globo terrestre.

In Portogallo celebrarono l'evento anche se Fernão de Magalhães (nome originale lusitano, Fernando o Hernando de Magallanes in spagnolo) non completò quel viaggio in quanto il 27 aprile 1521 fu ucciso nelle Filippine in uno scontro con indigeni, mentre il comandante dell'unica nave che tornò in Spagna quasi 3 anni dopo fu lo spagnolo Juan Sebastián Elcano.


Del caso si occuparono storici, geografi ed accademici vari, con conferenze, articoli e interviste. Cosa avessero da commemorare i portoghesi non è chiaro ... forse il progetto di Magellano, prima rigettato dalla corte e poi ostacolato in ogni possibile modo? Gli spagnoli, ovviamente, cominciarono a mettere i puntini sulle i.

Ma sussiste un ulteriore dilemma “filosofico” ... cosa si intende per “giro del mondo”? Ci sono sostanzialmente due punti di vista: c’è chi intende tornare al punto di partenza procedendo sempre nella stessa direzione (verso est o verso ovest non importa) e chi semplicemente attraversare tutti i meridiani, anche in viaggi diversi.

Nel primo caso Elcano e i pochi sopravvissuti furono senz'altro i primi, nel secondo Magellano "potrebbe" essere stato il primo in quanto una decina di anni prima aveva navigato vari anni fra India e isole della Sonda, dove ritornò nel ’21 poi provenendo da est. Ho evidenziato "potrebbe" poiché, proprio in uno dei precedenti viaggi, nel porto malese di Malacca aveva comprato un giovane schiavo, da allora detto Enrique de Malaca (o el Negro) che poi portò sempre con sé utilizzandolo anche come interprete. Questi era di probabile origine filippina e quindi, in tal caso, sarebbe stato lui il primo ad aver attraversato tutti i meridiani nel momento in cui la spedizione giunse nei suo arcipelago natale, a est delle acque più orientali precedentemente solcate da Magellano.

Pur essendo stato per quanto possibile conciso, penso di aver chiarito che, pur basandosi su dati certi e prove inconfutabili di date ed eventi, la questione non è di facile soluzione. Da appassionato geografo, lascio la suddetta diatriba e passo discettare dei risultati più concreti ed interessanti del viaggio:

  • la scoperta del passaggio navigabile fra Atlantico e Pacifico sud della Patagonia che ancora oggi porta il nome di Magellano. Per individuarlo nel labirinto di isole che costituisco la parte estrema dell’America meridionale fu necessario un lungo e complesso lavoro esplorativo lungo oltre un mese (21 ott - 27 nov 1520)
  • dimostrazione pratica e definitiva della sfericità del globo terrestre
  • la questione del cambio di data, cioè il guadagnare o perdere un giorno al completare un giro del mondo viaggiando rispettivamente verso est o verso ovest. Questo fatto fu molto dibattuto e utilizzato perfino in speculazioni filosofiche metafisiche ma, curiosamente, divenne di effettivo dominio pubblico, a tutti i livelli, solo grazie a Verne che lo utilizzò per il colpo di scena finale nel suo famoso romanzo Il giro del mondo in 80 giorni.
  • la temporanea ripartizione di rotte commerciali, oggetto dei secolari contrasti ispano-lusitani. Nel XVI secolo i portoghesi dominavano nel sudest asiatico avendo importanti colonie (GoaCeylonMalaccaTimorMacao, ...) mentre gli spagnoli, che allora dominavano nelle Americhe, giungendo da est si impossessarono di tante isole del Pacifico, quali Caroline, Marianne, Salomone, Guam, Palau, ...) ma soprattutto delle Filippine.

Completo con qualche nota su flotta ed equipaggio. DSanlúcar de Barrameda salparono 5 imbarcazioni di piccola stazza (caracche, mediamente più piccole delle 3 caravelle di Colombo che erano di 150, 140 e 100t) sulle quali si imbarcarono 239 uomini, fra equipaggio e soldati.

  • Victoria (85t) - unica giunta a destinazione, con 18 persone a bordo. Altri 12 membri dell’equipaggio, fatti prigionieri nelle Isole di Capo Verde, tornarono qualche settimana più tardi dopo essere stati trasferiti a Lisbona e quindi liberati. Fra i 18 sopravvissuti a tante peripezie c'era anche il vicentino Pigafetta, il quale era giunto alla corte spagnola al seguito del vescovo e nunzio pontificio Francesco Chiericati. Entusiasmato dai resoconti dei viaggi di esplorazione e conquista, ottenne di potersi aggregare alla spedizione di Magellano come soprannumerario (chi fa parte dell’equipaggio, ma senza compiti relativi alla navigazione) e in questo suo ruolo redasse una dettagliata relazione del viaggio, dal nome Relazione del primo viaggio intorno al mondo. A sinistra, il pannello maiolicato realizzato a Sanlúcar de Barrameda in memoria dell'impresa, con i nomi dei componenti dell'equipaggio, Pigafetta è l'ultimo della lista. 
  • Trinidad (110t) - inizialmente l’ammiraglia, sotto il comando di Magellano; catturata dai portoghesi alle Molucche, mentre tenta di ritornare via Pacifico
  • San Antonio (120t) - la più grande; l’equipaggio si ammutinò durante le esplorazioni in Patagonia (nov ’20) e tornò indietro approdando in Spagna nel maggio 1521
  • Concepción (90t) - abbandonata e bruciata alle Filippine, per mancanza di equipaggio
  • Santiago (75t) - naufragata nel 1520

Rielaborazione e aggiornamento di un mio post del 26 marzo 2019.

domenica 8 dicembre 2019

Ultime note hawaiiane: piatto, bevanda, agrume e Natale

Anche questa "spedizione" è giunta al termine e a quanto scritto nei precedenti post aggiungo qualche singolarità: pokekava (awa alle Hawaii), pummelo (pomelo) e addobbi natalizi a Honolulu.

Il terzo tacchino (vedi precedente post) era accompagnato da altri piatti locali fra i quali vari tipi di poke (pesce crudo marinato) e dalla mitica kava.
Con la dilagante invasione dei cibi orientali ormai il poke si anche trova in Italia, ma quelli di Oahu sono certamente più originali e sono fra i miei piatti preferiti. 
Oggi molto comune in Giappone anche se, in realtà, è certamente originario delle Hawaii, si trova in varie versioni le cui più diffuse sono quelle a base tocchetti di pesce, soprattutto aku (tonnetto striato) o ahi (tonno pinna gialla), o di polpo (heʻe). Alghe e sale marino sono indispensabili, le salse cambiano molto in base alle aree.

Come “aperitivo” mi è stata offerta la mitica kava, bevanda derivata dalle radici del Piper methysticum, pianta originaria delle isole del Pacifico occidentale.
La bevanda è in un certo senso discussa in quanto produce effetti in parte simili a quelli dell'alcool o di droghe leggere ma certamente non produce assuefazione né dipendenza, né induce aggressività o propensione alle liti, piuttosto facilita una calma conversazione a bassa voce, è quasi soporifera, inducendo una certa sonnolenza … quasi una camomilla. Dicevo discussa in quanto, seppur tradizionalmente quasi sacra nelle isole del Pacifico dove viene consumata in abbondanza anche in eventi ufficiali, non si conoscono a fondo gli effetti del suo consumo massiccio e prolungato. Ciò ha fatto sì che in vari periodi la kava sia stata bandita e tutt’oggi vari medicinali a base di estratti di Piper methysticum sono commercializzati liberamente in alcuni paesi, proibiti in altri.
I presenti alla cena, consumatori settimanali (weekend) e tutti legati in un modo o nell'altro alle isole dove è culturalmente inserito come Fiji e Filippine, hanno contribuito con le loro preparazioni (quasi una pasta) che vengono poi allungate con acqua a temperatura ambiente, e servite da una ampia coppa conica (kava bowl) che poggia su 4 o più piedi, tutto realizzato da un unico pezzo di legno. La coppa viene solo risciacquata, ma mai lavata … come si faceva con le macchinette da caffè napoletane. Solitamente la kava viene servita in coppette ricavate da noci di cocco tagliate a metà e poi levigate; molti hanno la loro “tazza personale”, che portano con sé.
Mi era stato anticipato il sapore amaro (gusto che preferisco insieme al piccante) che per molti “esordienti risulta quasi disgustoso, ma non mi è sembrato particolarmente tale. Mi sono fermato a tre abbondanti tazze perché non volevo riempirmi lo stomaco di liquidi primi di mangiare, ma non ho percepito alcun effetto particolare.


I frutti degli alberi di Citrus maxima (pomelo, pummelo, jabon, shaddock, pampaleone) sono certamente fra i più grandi visto che arrivano a pesare perfino 4 chili; quelli che settimanalmente arrivavano al Foster Botanical Garden (gentilmente offerti da uno dei giardinieri che ne produceva in abbondanza) si aggiravano sui 2 kg, quello della foto uno dei più piccoli. Il frutto è ormai sempre più in voga per i suoi effetti benefici, strano che abbia tardato tanto. Si tratta di uno degli agrumi più antichi, fra i capostipiti, dall’ibridazione del quale derivano sia il pompelmo (più amaro) che il cedrangolo (arancio amaro) da noi usato per lo più come portainnesto di tante altre specie di agrumi. Ha aspetto piriforme, una buccia molto spessa e la pelle che racchiude ciascuno spicchio è quasi immasticabile e per questo viene di solito rimossa. Molto succoso, ha sapore molto gradevole e bilanciato: meno dolce delle varie arance, meno aspro di limoni e mandarini, meno amaro dei pompelmi. 


Curiosità: 
davanti alla sede storica del municipio (Honolulu Hale), ogni anno viene montata una scenografia nella quale dominano le enormi figure di Shaka Santa (Papà Natale, shaka dall’ormai noto gesto amichevole e augurale) e la sua compagna Tutu Mele, attorniati da tartarughe e pinguini.

venerdì 29 novembre 2019

A furia di mangiarne, diventerò un tacchino?

Ultima settimana a Honolulu, completati rilievi e compilazioni mappe, sono "impegnato" in relax, mare (foto sotto, Magic Island Lagoon) e festeggiamenti, questi ultimi condizionati dal Thanksgivingla festivià americana che riunisce le famiglie più che il Natale, ed è ben noto che la sua pietanza simbolo è il tacchinoFa riferimento al primo anno di soggiorno dei pellegrini/coloni del Mayflower, giunti in Massachusetts nel 1620, al termine del quale festeggiarono insieme con i nativi ma non è certo che i tacchini furono inclusi nel menu. La festività moderna (mobile, ultimo giovedì di novembre) fu tuttavia istituita solo nel 1863 da Lincoln, in piena Guerra Civile.


   

Martedì 26 al Foster BG organizzarono per me un potluck (evento mangereccio per il quale ognuno porta qualcosa) con tanto di puakalaunu (la ghirlanda a mo’ di corona) e il vero e proprio lei (al collo), al quale parteciparono a turno buona parte dello staff amministrativo, botanici, giardinieri e volontari. 


Ovviamente non mancava il tacchino, in questo caso cotto in grosse foglie di Ti (Cordyline fruticosa, non tè, foto sotto a sx) come se fosse al cartoccio, similmente a come tradizionalmente si cuociono anche altre carni e pesci nelle isole del Pacifico, nel caratteristico forno interrato. Era accompagnato da Lomi salmon, Jook soup, SukimonoKorean kimchee pancake, Loaded mashed potatoes (bacon & cheese), Pan fried shrimpsPan fried chicken wonton, 2 Pumpkin pie (with and without crust), Lomi Sami dip, Hot jalapeño sauce, fried garlic e vari altri condimenti e snack.
   

Dopo la pausa di mercoledì (con un buon piatto di garlic and beef veggie crispy ramen in stile vietnamita (sopra a dx) è arrivato il Thanksgiving luncheon organizzato dalla coppia coreano-americana di cui sono ospite (AirBnB) al quale hanno partecipato 4 dei 5 figli, con qualche consorte, una decina di nipoti dai 10 mesi ai 10 anni e altri tre ospiti della casa. (sottto Vance, il capofamiglia, al taglio del tacchino)




Essendo tutto preparato dallo stesso gruppo, c’era minor varietà ma maggior quantità (sotto a sx solo parte del cibo, e i dolci erano su altro tavolo) e, con mio sommo piacere, c'era abbondante ed ottima cranberry sauce (a dx), salsa a base di ossicocco (Vaccinium sub. Oxycoccus, alias mirtillo palustre) che tradizionalmente accompagna le fette di tacchinopenso quasi del tutto sconosciuta in Italia. Si tratta di ricetta estremamente semplice visto che combina mirtilli, acqua e zucchero (da restringere sul fuoco) e aggiunta di buccia di arancia, anche se molti preferiscono il limone. In questo caso, erano anche state aggiunte noci, variante abbastanza comune. 

   

Come in ogni pranzo tradizionale legato a festività, è rimasto tanto cibo, in parte ripartito fra i convitati, in parte sistemato in contenitori messi poi in frigo. In ogni famiglia che si rispetti non si spreca cibo e quindi, visto che al party di martedì al Foster Botanical Garden la mia partner di rilievi cartografici era bloccata a casa con febbre, non mi ha meravigliato e tantomeno offeso il suo invito per un pranzo di arrivederci a base di leftovers (avanzi) che certamente includeranno tacchino ... terza volta in 4 giorni!

martedì 26 marzo 2019

Questione di lana caprina causa un incidente diplomatico fra Spagna e Portogallo

Quest'anno ricorre il 500° anniversario della partenza di Magellano (portoghese) da un porto spagnolo (Sanlúcar de Barrameda) con 5 imbarcazioni battenti bandiera spagnola, alla ricerca di una rotta occidentale per raggiungere le Molucche (alias Isole delle spezie), disputate fra spagnoli e portoghesi, e - in subordine - completare la circumnavigazione del globo terrestre.
In Portogallo si stanno preparando per celebrare quest’ultimo evento anche se Fernão de Magalhães (nome originale lusitano, Fernando o Hernando de Magallanes in spagnolo) non completò quel viaggio in quanto fu ucciso in un'isola nella battaglia di Mactán (Filippine, 27 aprile 1521), per mano di indigeni, mentre il comandante dell'unica nave che tornò in Spagna quasi 3 anni dopo fu lo spagnolo Juan Sebastián Elcano.
Cosa abbiano da commemorare i portoghesi non è chiaro ... forse il progetto di Magellano, che tuttavia fu rigettato dalla corte e successivamente, nell’ultima parte del viaggio, ostacolato in ogni possibile modo? Gli spagnoli, ovviamente, hanno cominciato a mettere i puntini sulle i.
Ma c’è un ulteriore dilemma “filosofico” ... cosa si intende per “giro del mondo”? Ci sono sostanzialmente due punti di vista: c’è chi intende tornare al punto di partenza procedendo sempre nella stessa direzione (verso est o verso ovest non importa) e chi semplicemente attraversare tutti i meridiani, anche in viaggi diversi.
Nel primo caso Elcano e i pochi sopravvissuti furono senz'altro i primi, nel secondo Magellano "potrebbe" essere stato il primo in quanto una decina di anni prima aveva navigato vari anni fra Indiaisole della Sonda, dove ritornò nel ’21 poi provenendo da est. Ho evidenziato "potrebbe" poiché, proprio in uno dei precedenti viaggi, nel porto malese di Malacca aveva comprato un giovane schiavo, poi detto Enrique de Malaca (o el Negro) che poi portò sempre con sé utilizzandolo anche come interprete. Questi era di probabile origine filippina e quindi, in tal caso, sarebbe stato lui il primo ad aver attraversato tutti i meridiani nel momento in cui la spedizione giunge nei pressi dei suoi luoghi natali, a est delle acque più orientali precedentemente solcate da Magellano.
Pur essendo stato per quanto possibile conciso, penso di aver chiarito che, pur avendo tante certezze e prove inconfutabili di date ed eventi, la questione non è di facile soluzione.

Da appassionato geografo, lascio la suddetta diatriba e passo discettare dei risultati più concreti ed interessanti del viaggio:
  • La scoperta del passaggio navigabile fra Atlantico e Pacifico sud della Patagonia che ancora oggi porta il nome di Magellano. Per individuarlo nel labirinto di isole che costituisco la parte estrema dell’America meridionale fu necessario un lungo e complesso lavoro esplorativo lungo oltre un mese (21ott - 27nov 1520)
  • Dimostrazione pratica e definitiva della sfericità del globo terrestre
  • La questione del cambio di data, cioè il guadagnare o perdere un giorno al completare un giro del mondo viaggiando rispettivamente verso est o verso ovest. Questo fatto fu molto dibattuto e utilizzato perfino in speculazioni filosofiche metafisiche ma, curiosamente, divenne di effettivo dominio pubblico, a tutti i livelli, solo grazie al Verne che lo utilizzò per il colpo di scena finale nel suo famoso romanzo Il giro del mondo in 80 giorni.
  • la temporanea ripartizione di rotte commerciali, oggetto dei secolari contrasti ispano-lusitani. Nel XVI secolo i portoghesi dominavano nel sudest asiatico avendo importanti colonie (Goa, Ceylon, Malacca, Timor, Macao, ...) mentre gli spagnoli che fino a quel momento dominavano nelle Americhe, giungendo da est, si impossessarono di numerose isole (Caroline, Marianne, Salomone, Guam, Palau, ...) ma soprattutto delle Filippine.
Completo con qualche nota su flotta ed equipaggio. Salparono 5 imbarcazioni di piccola stazza (mediamente più piccole delle 3 caravelle di Colombo, di 150, 140 e 100t) sulle quali si imbarcarono 239 uomini.
Victoria (85t) - unica giunta a destinazione, con 18 persone a bordo. Altri 12 membri dell’equipaggio, fatti prigionieri nelle Isole di Capo Verde, tornarono qualche settimana più tardi dopo essere stati trasferiti a Lisbona e quindi liberati. Fra i 18 sopravvissuti a tante peripezie c'era anche il vicentino Pigafetta, il quale era giunto alla corte spagnola al seguito del vescovo e nunzio pontificio Francesco Chiericati. Entusiasmato dai resoconti dei viaggi di esplorazione e conquista, ottenne di potersi aggregare alla spedizione di Magellano come soprannumerario (chi fa parte dell’equipaggio, ma senza compiti relativi alla navigazione) e in questo suo ruolo redasse una dettagliata relazione del viaggio, dal nome Relazione del primo viaggio intorno al mondo. A sinistra, il pannello maiolicato realizzato a Sanlúcar de Barrameda in memoria dell'impresa, con i nomi dei componenti dell'equipaggio, Pigafetta è l'ultimo della lista. 
Trinidad (110t ) - inizialmente l’ammiraglia, sotto il comando di Magellano; catturata dai portoghesi alle Molucche, mentre tenta di ritornare via Pacifico
San Antonio (120t) - la più grande; l’equipaggio si ammutinò durante le esplorazioni in Patagonia (nov ’20) e tornò indietro approdando in Spagna nel maggio 1521
Concepción (90t) - abbandonata e bruciata alle Filippine, per mancanza di equipaggio
Santiago (75t) - naufragata nel 1520

In Spagna e Portogallo, ormai da varie settimane, compaiono sui giornali ed in rete frequenti articoli sul tema, con interventi di storici, geografi ed accademie varie.