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sabato 25 dicembre 2021

Micro-recensioni 371-375: buona cinquina con 3 film e due doc

Mix molto vario per generi e periodi, i film sono accomunati solo la loro pregevole qualità. Si passa dalla pura arte visiva al crime/dramma psicologico e alla violenza dell’ambiente carcerario; dei documentari, uno è oltremodo realistico di argomento sociale e l’altro assolutamente scientifico.

 
Chungking Express (Kar-Wai Wong, 1995, HK)

Uno dei numerosi capolavori del regista simbolo di Hong Kong, che dimostra ancora una volta che si possono realizzare ottimi film senza bisogno di grandi avvenimenti, effetti speciali e masse di attori e comparse. Il suo modo di filmare, giocando con sfocature e tempi di ripresa, utilizzando al meglio colori e commento musicale, e lasciando molto alle intuizioni o all’immaginazione dello spettatore affascina senz’altro chi comprende il suo linguaggio, mentre delude quelli che pretendono fatti certi e visibili. Se non conoscete questo film ma avete avuto modo di apprezzare qualcun altro dei film di Kar-Wai Wong, non ve lo perdete.

Gone Girl (David Fincher, 2014, USA)

Intrigante sceneggiatura di Gillian Flynn, anche se con qualche lacuna, specialmente nella parte finale. Trame simili se ne erano già viste, ma questa è veramente piena di twist e molto articolata … forse troppo. I personaggi principali sono psicologicamente estremi, ma abbastanza credibili, e sono ben interpretati. Non si può dire molto di più per evitare spoiler. Buona anche la regia molto bilanciata che, pur seguendo con attenzione la coppia con tanti brevi flashback e rappresentazioni di bugie dette e scritte, non trascura assolutamente il contorno della vicenda che vede implicati parenti, investigatori, vicinato e giornalisti. Nomination Oscar per la protagonista Rosamund Pike, oltre a 64 premi e 188 nomination, attualmente al 202° posto nella classifica IMDb dei migliori film di tutti i tempi (direi sopravvalutato).

  
Brute Force (Jules Dassin, 1947, USA)

Di Jules Dassin scrissi brevemente nel precedente post a proposito di Night and the City, e ora ho recuperato e guardato quest’altro suo film, di genere ben diverso da quelli immediatamente successivi. L’intera storia si sviluppa all’interno di un carcere, ma con interazioni fra detenuti e fra essi e le guardie non proprio uguali alle stereotipate solite e anche le motivazioni e anche gli sviluppi del tentativo di fuga sono distinti.  Ben diretto da Dassin e ben interpretato da Burt Lancaster e da uno stuolo di buoni comprimari. Accettato il genere, merita una visione.

Voyage of Time: The IMAX Experience (Terrence Malick, 2016, USA)

Con titolo simile sono stati prodotti due diversi documentari sull’evoluzione, intendo quella omnicomprensiva dalla nascita di stelle e pianeti alle prime forma di vita, fino all’universo che conosciamo oggi. Entrambi furono diretti da Terrence Malick ma la struttura è diversa così come la voce narrante: Brad Pitt per questa versione breve di 45 minuti e Cate Blanchett per il lungometraggio di durata doppia (Life's Journey). La scelta delle immagini riprese dal vivo è eccellente (vulcani in eruzione, oceani, vita naturale, deserti e ogni altro tipo di ambiente) e senz’altro hanno il sopravvento su quelle elaborate in studio. I testi (redatti dallo stesso Malick) alternano concetti profondamente filosofici al alcuni quasi poetici, ma poco convincenti. Vale la pena guardarlo soprattutto per le immagini prettamente documentaristiche.   

Narco Cultura (Shaul Schwarz, 2013, USA/Mex)

Documentario coprodotto da USA e Messico, di argomento (come evidenziato dall’esplicito titolo) relativo alle attività illecite e violente legate al traffico di droga fra i due paesi. Attraverso la narrazione di un perito (reale) della polizia messicana si viene a conoscenza delle modalità di esecuzione di buona parte degli omicidi susseguenti alla guerra fra bande rivali. Un’escalation che una dozzina di anni fa vide quasi raddoppiare il numero di morti ogni anno … 3.600 nel 2010, vale a dire 10 omicidi al giorno nelle faide fra narcos che, però, spesso coinvolgevano anche cittadini completamente innocenti. Si parla soprattutto della precarietà della vita a Ciudad Juarez (Mex) in confronto a quella della città gemella oltreconfine (El Paso, città più sicura degli USA, appena 4 omicidi per anno) dalla quale è divisa solo da un muro. Attenzione!: si vedono tanti corpi sfigurati e morti veri, tanto sangue altrettanto vero; immagini non consigliate per i più sensibili, ma sia chiaro, assolutamente reali.

domenica 22 novembre 2015

Quando la realtà supera la fantasia

Molte volte, io per primo, guardando un film d'azione si è portati a pensare che la storia sia piena di esagerazioni. Spesso ciò e vero ma altre volte anche le situazioni più incredibili rispecchiano la realtà o sono addirittura repliche di fatti realmente avvenuti. Comincio con le fiction, in fondo l'incredibile realtà. 
Ieri sono andato a vedere Sicario, film di Denis Villeneuve, con Emily Blunt, Josh Brolin, Benicio Del Torouscito a settembre dopo la prima al Festival di Cannes (nomination per la Palma d’Oro). Pur non essendo assolutamente amante di questo genere di film d'azione, devo riconoscere che sono rimasto più che soddisfatto essendo ben girato e montato e avvalendosi di una trama molto interessante. Qualcosa del narcotraffico Mexico-USA già sapevo avendo visto vari film che ne trattavano, ma solo marginalmente, ed essendo a conoscenza delle mattanze di Ciudad Juarez e dell'incredibile mondo dei narcocorridos. Pur avendo argomento simile a Traffic (di Soderbergh, 2000, 4 Oscar) non è assolutamente un remake, né un doppione e per molti critici addirittura migliore. In 15 anni sono cambiate tante cose e ne ho avuto certezza in quanto ho profittato del momento per guardare un documentario sullo stesso tema Narco Cultura (2013, pluripremiato).
 
Ciudad Juarez, città di confine, separata da El Paso (Texas, USA) da una recinzione supercontrollata, è la location principale sia di Sicario che di Narco Cultura. Ma la differenza è enorme in quanto a vivibilità e all'epoca del documentario El Paso era per il terzo anno consecutivo la città con oltre mezzo milione di abitanti più sicura degli USA (meno di 10 omicidi per anno), mentre Juarez nello stesso periodo contava oltre 3.000 omicidi accertati, ma considerando gli "scomparsi" si arrivava a circa 10 morti al giorno!
Continuando a parlare di morti, quasi tutti legati al narcotraffico, una parte del documentario è dedicata al recentissimo cimitero monumentale di Culiacan: il Panteón Jardines del Humaya. Per farvene un'idea guardate questo video e anche la serie di foto linkate alla fine del clip (lato sinistro).
Si vedono gli onnipresenti mariachi che cantano narcocorridos anche ai funerali e si apprende che vari jefes (capi, boss) si sono fatti seppellire con le loro armi e addirittura con la camioneta (van o mega pick-up, classico veicolo dei narcos). Dei narcocorridos già parlai in questo post ma, se non lo volete leggere vi ricordo che ormai sono banditi da radio, televisione e commercio ufficiale il che non impedisce che siano estremamente diffusi, non solo in Messico ma anche negli Stati Uniti, e che continuino a proporre concerti.
I cantanti si presentano spesso sul palco armati non solo del "comune" cuerno de chivo (letteralmente corno di capra, soprannome del Kalashnikov AK-47) ma anche di bazooka! come in questa foto in basso scattata per un poster (si tratta di una delle band più conosciute: i Buknas di Culiacàn). 


   
Altri, come El Komander (all'anagrafe Alfredo Rios), l'AK-47 l'hanno fatto inserire nel loro logo. Il cuerno de chivo è un "gadget" che non manca mai e qualcuno ne ha richiesto anche la versione in oro.

Concludo accennando al famoso Joaquin Guzman "El Chapo", inserito per parecchi anni nella lista degli uomini più ricchi del mondo dalla rivista Forbes e la sua posizione nell'altra classifica dei più potenti è arrivata ad essere addirittura nei primi 50. La pagina Wikipedia in spagnolo, molto candidamente riporta: "Ocupación: NarcotraficanteLíder de la organización criminal "El Cártel de Sinaloa""
Arrestato il 22 febbraio 2014, dopo 13 anni di latitanza, l’11 luglio 2015 è evaso attraverso un tunnel lungo 1km e mezzo. Le autorità messicane hanno riconosciuto che Chapo Guzmán (tuttora latitante) è l’unico ad essere scappato due volte da carceri di massima sicurezza (la prima volta nel 2001). Nell’organizzazione della fuga sono state coinvolte oltre 70 persone delle quali almeno 10 guardie del carcere. Gli Stati Uniti hanno posto una taglia fino a 5milioni di dollari, e il governo messicano poco meno: 60mln di Pesos (rispettivamente 4,7 e 3,5 milioni di Euro). Pertanto, chi fornirà notizie determinanti per la sua cattura riceverà l'equivalente di oltre 8 milioni di Euro.
Il quotidiano spagnolo El Pais ha una sezione dedicata esclusivamente a lui e alla sua attuale latitanza. Ci sono migliaia di uomini di vari corpi di polizia (sia messicani che statunitensi) alle sue calcagna e pare che al momento El Chapo sia ferito.
Per essere sempre aggiornati sappiate che esiste il blog-del-narco.com.
E tutto quanto detto nella seconda parte del post non fa parte della trama di un film, ma è l'incredibile realtà.