Visualizzazione post con etichetta Callas. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Callas. Mostra tutti i post

venerdì 14 febbraio 2020

EL INDIO 2: verità e aneddoti di vita sentimentale

Secondo post relativo alla avventurosa vita di Emilio El indio Fernandez, da rivoluzionario, da emigrante clandestino, da cineasta, da vero messicano.
Nella tua casa-fortaleza riceveva artisti, musicisti, letterati, di solito nella sala di musica, con una scultura di Diego Rivera in ciascun angolo, dove furono ospiti Arthur Rubinstein, María Callas, José Alfredo Jiménez, Agustín Lara, Celia Cruz, e tanti altri.

Lì, da autentico e orgoglioso messicano, insegnava a quasi tutti i non compatrioti a bere tequila, quasi obbligando i malcapitati a ripetere innumerevoli volte i gesti rituali, l’uso del sale e del limón, la posizione delle dita. In una intervista, la figlia ricorda che una delle sue vittime fu Vittorio De Sica che terminò la serata con una borrachera (ubriacatura) memorabile. Nella foto a sx si vede invece un momento della lezione impartita a Marilyn Monroe, che (pare) fu anche vittima del fascino del rivoluzionario mestizo, che aveva fama (probabilmente giustificata) di essere un tombeur de femmes. Nella sua particolarissima casa aveva due scale di accesso alla sua camera da letto e il suo factotum era incaricato di avvertirlo tramite un codice musicale dell'eventuale arrivo di un’amante … con “diritto di precedenza", in modo che la prima ospite avesse il tempo di eclissarsi per l'altra scala. 
Anche se afferma che tutte le sue donne siano state per lui importantissime, sono tre quelle veramente importanti con le quali ha avuto relazioni che, seppur completamente diverse, sono durate per anni. L'amore platonico della sua vita fu Olivia de Havilland, quello saltuario ma molto duraturo con Dolores del Rio (affermò che non l'amava … "l'adorava") che lo raccomandò nei primi anni di carriera a Hollywood, poi fu compagna e musa a fasi alterne interpretando per lui molti famosi film e quello reale con Columba Dominguez (foto sotto) con la quale si sposò, anche lei protagonista di suoi film indimenticabili come La perla (1945) e Río Escondido (1947). La separazione fra i due, dopo 7 anni di convivenza, spinse Columba a venire in Europa dove conobbe Francisco Rabal del quale divenne buona amica ma, almeno ufficialmente, niente di più. Quando poi l’attore spagnolo andò a girare in Messico, la stampa locale scrisse addirittura che veniva a sposarla, cosa che El Indio non gradì. Finalmente beccò Rabal mentre parlava con il suo compatriota Luis Buñuel negli estudios Churubusco (Cinecittà messicana) e gli si avvicinò già con la mano sulla pistola, pronto a passare a vie di fatto … solo l’intervento del rispettato regista esiliato evitò uno spargimento di sangue!
Singolare, ma per motivi completamente diversi, il suo rapporto con Olivia de Havilland … mai incontrata di persona ma, essendone innamorato perso, le scriveva lettere appassionate che poi faceva recapitare nelle sue mani dal comune amico Marcus Goodrich, scrittore e sceneggiatore americano che lo aiutava con l'inglese, che però finì con lo sposare lui l'attrice. Non è chiaro se questa sia stata una storia alla Cyrano o meno. Non è dato di sapere se l’amico messaggero fece passare per sue le appassionate lettere di Emilio o l’amore nacque in modo diverso. Comunque sia, i puri sentimenti del regista non cambiarono e riuscì a far cambiare il nome della strada che fiancheggia casa sua in Calle Dulce Olivia.
Non ho riportato questi aneddoti come pettegolezzi, ma per far comprendere che, in sostanza, El Indio impersonava lo stereotipo di un certo tipo di messicano, da un lato machista e violento, dall’altro romantico appassionato, disposto a perdere tutto per amore, onore, denaro e finanche la vita … e molti dei protagonisti dei suoi film sono così. Per esempio, in questa scena di Enamorada (1946), il suo (quasi) alter ego Pedro Armendáriz, che interpreta un violento generale rivoluzionario che ha fatto incarcerare un onesto possidente locale, fa cantare il famosissimo e struggente son huasteco (huapango) Malagueña Salerosa alla figlia dello stesso, della quale si è fatalmente invaghito (Maria Felix), in un certo senso contraccambiato.
Nella sezione Cannes Classics 2018, Martin Scorsese presentò come evento speciale la versione restaurata del film, lì premiato nel 1947, che ha più volte affermato essere uno dei suoi preferiti, oltre ad apprezzare il cinema messicano in generale; non trascurò di elogiare anche Gabriel Figueroa, direttore della fotografia di questo e tanti altri ottimi film in bianco e nero. Enamorada era già stata riproposto nel corso del Festival 2005, in una proiezione pubblica e gratuita sulla spiaggia di Cannes.

martedì 16 aprile 2019

27° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (131-135)

Una volta tanto, la cinquina è composta esclusivamente da film dell’anno scorso, due dei quali sono documentari di qualità. La star è indubbiamente Cold War.

   

133  Cold War (Pawel Pawlikowski, Pol, 2018) tit. or. “Zimna wojna”  * con Joanna Kulig, Tomasz Kot, Borys Szyc  * IMDb  7,7  RT 92% * 3 Nomination Oscar (miglior film non in lingua inglese, regia, fotografia)
Gran bel film questo Cold War, parte con tanta musica popolare (oggetto di ricerca del protagonista e della sua socia), prende corpo come storia d'amore al margine della neocostituita compagnia di canto e ballo tradizionali, poi questa viene minata dalla politica e infine termina in dramma. Le 3 nomination mi sembrano più che giustificate anche se nessuna si è trasformata in Oscar, ma è un chiaro segnale di una maggior attenzione alle produzioni non-americane, quest’anno evidenziato dal successo di Roma. Peccato non abbiano preso in considerazione anche la colonna sonora che include originali brani popolari cantati a cappella, cori, jazz, rock e altro ... una gran varietà di musica diegetica.
Ennesimo film di qualità in bianco e nero (candidato Oscar per la fotografia), ennesima dimostrazione che il colore non è “strettamente necessario” per produrre un buon film, così come non lo sono gli effetti speciali. 
Da non perdere ... se lo trovate.

132  They Shall Not Grow Old (Peter Jackson, NZ/UK, 2018) tit. it. “Ancora un giorno” * documentario  * IMDb  8,4  RT 100%
Documentario diretto e prodotto da Peter Jackson (regista delle saghe del Signore degli anelli e degli Hobbit) a partire da riprese originali dei cronisti di guerra e successivi audio della BBC, per commemorare il centenario della fine della I Guerra Mondiale. Utilizzando tecniche all’avanguardia ha combinato centinaia di commenti e ricordi dei reduci, buona parte delle immagini sono state “colorate” ed addirittura sono trasformate in 3D (la versione proiettata alla Cineteca Nacional Mexico è in 3D). Ne esce fuori un racconto a tratti agghiacciante, interrotto a volte da aneddoti e descrizioni in puro stile humor britannico; smitizzando vari luoghi comuni mette in risalto lo spirito con il quale si andava al fronte, la mancanza di vero risentimento fra i soldati inglesi e tedeschi (giovani mandati a morire) insomma l’inutilità della guerra. Oltretutto sottolinea il fatto che i reduci venivano in molti casi emarginati, come se fossero andati a combattere per i loro interessi.
Documentario amaro e certamente pesante per quelli che vogliono continuare ad ignorare l’esistenza delle guerre e le conseguenze di esse, preferendo rimanere nell’ignoranza.

      

134  Maria by Callas (Tom Volf, Fra, 2018) * documentario biografico * IMDb  7,2  RT 91%
Interessante e, direi, appassionato montaggio di interviste alla più famosa soprano del secolo scorso: Maria Callas. Ne viene fuori un ritratto di una persona semplice, schietta, timida, arguta nel rispondere alle domande, a volte insidiose, degli intervistatori. Il film si sviluppa alternando un po’ di narrazione fuori campo (voce di Joyce DiDonato), interviste per lo più in inglese e francese (con solo un poco di italiano e greco), lettere inviate alla sua maestra e mentore Elvira de Hidalgo (lette da Fanny Ardant), spezzoni di riprese di eventi ufficiali e, ovviamente, numerose arie con riprese effettuate nei teatri di tutti il mondo, fra concerti e opere. Appaiono tanti volti famosi, ma l’unico che parla (poco) è Pasolini, per il quale la Callas interpretò il personaggio di Medea nel film omonimo (1696).
Forse Tom Volf ha ecceduto nella parte lirico-operistica, pur non avendo assolutamente bisogno di “allungare il brodo” (il film dura circa 2 ore). Comprendo la necessità di proporre una certa varietà, ma forse alcune avrebbe potuto inserirle in modo parziale e non per intero. Ciò diventa un peso per i non melomani, mentre tutto il resto scorre piacevolmente.

131  El reino (Rodrigo Sorogoyen, Spa, 2018) tit. it. “Il regno”  * con Antonio de la Torre, Mónica López, Josep Maria Pou  * IMDb  7,4  RT 86% * 8 Goya (Cabezon) e 6 Nomination
Buon thriller politico spagnolo, con una trama sostanzialmente più che credibile in tanti altri paesi, con il bravo Antonio de la Torre nei panni del protagonista, scelto dal suo partito come capro espiatorio per i tanti affari illegali portati a termine insieme . Solo nell’ultima parte diventa più violento e a tratti improbabile, ma poi chiude con un ottimo finale ... una domanda a conclusione di una diretta TV, che rimane senza risposta mentre iniziano a scorrere i titoli di coda.
Almeno per questo genere di film, Rodrigo Sorogoyen è da tener d’occhio; 2 anni fa scrisse e diresse Que dios nos perdone (anche questo con de la Torre), ma si deve anche ricordare che è stato candidato ai recenti Oscar nella categoria Best Live Action con il suo Madre (16min).
In sostanza più che guardabile ... in attesa che Sorogoyen limi ulteriormente il suo stile.

135  La camarista (Lila Avilés, Mex, 2018) tit. int. “Chambermaid”  * con Gabriela Cartol, Teresa Sánchez * IMDb  7,0  RT 100%
Considerato il soggetto, non era per niente facile portare il film a conclusione in maniera decente. Eppure, sorvolando su qualche sbavatura, la già attrice e ora co-sceneggiatrice e regista all’esordio riesce a fare un lavoro più che soddisfacente. L’intero film si svolge all’interno di un hotel di lusso di oltre 42 piani a Città del Messico. La protagonista è una cameriera ai piani che dovrà affrontare clienti arroganti, insoddisfatti, problematici ... e qualche suo collega di lavoro non è da meno (ma ce ne sono anche di cooperativi). Essendomi trovato per anni fra l’incudine e il martello (= fra il personale di alberghi e ospiti che spesso si comportano male) posso assicurare che il quadro proposto da Lila Avilés è più che realistico e che anche le scene incluse per sdrammatizzare (quasi ridicolizzando alcuni clienti) sono altrettanto plausibili. Riesce anche ad inserire piccoli elementi che creano aspettative di eventi che non accadono, aggiungendo un po’ di suspense.

Questo era uno dei film che non ero sicuro di voler guardare, dopo averlo fatto devo dire che non mi sono pentito. 

Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire da gennaio 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate, in gruppi di 5, su questo blog.