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mercoledì 25 dicembre 2019

Montaña de los Tomillos e novità circa i sentieri del Teide

Questa volta, per la prima escursione nel Parque Nacional del Teide (Tenerife) del mio ennesimo soggiorno canario, pur percorrendo buona parte dei miei sentieri preferiti, mi sono dedicato anche alla ricerca di un vecchio sentiero, ho verificato un interessante cambiamento scoperto per caso e mi sono goduto due fuori sentiero di 1,5km ciascuno. 

Tutto ciò mantenendomi nella parte bassa (fra i 2.000 e i 2.350m) di una delle zone che più mi piace, vale a dire tra Portillo, Fortaleza e Montaña Blanca (2.748m), un pendio per lo più dolce dove si può andare quasi in qualunque direzione camminando su un tappeto di lapilli e materiale vulcanico fine, fra vegetazione sparsa, rocce affioranti dalle forme e colori più vari e qualche cratere. Sulla mappa le novità sono disegnate in verde. 
Le foto, forse, a chi non è abituato ad andare in giro in ambiente naturale possono sembrare molto, troppo simili, ma gli "intenditori" sapranno apprezzare i cambi di luce, di prospettiva, i tanti toni di colore di quella che appare quasi come sabbia di un deserto, la diversa vegetazione, in vita o completamente secca.

Dopo aver percorso circa 3km (sent. 1+6) ho lasciato il percorso segnato per andare a percorrere il ciglio del piccolo cratere della Montaña de los Tomillos dal quale, ovviamente, ho potuto godere di ampie e insolite viste. 
Sono quindi tornato sul 6 per poi abbandonarlo di nuovo poche centinaia di metri a monte dell’inizio del 27 (altro bel sentiero). Infatti, anche se in un primo momento avevo pensato di arrivare fino alla congiunzione con il 22 che avrei utilizzato per il ritorno, ho reputato inutile affrontare quel dislivello (circa 150m) e ho preferito attraversare le varie affascinanti e inesplorate vallette fra i due sentieri. Guardando la mappa si può notare che il percorso è lungi dall’essere lineare ma la mia intenzione era proprio quella di raggiungere buoni punti di vista sulle varie alture per scattare foto “uniche”. Dopo aver superato la prima valletta ed essere sceso per un po’ lungo il successivo crinale sono risalito lungo il margine della ripida scarpata della seguente valle per un bel po’, sia per non correre alcun rischio nella discesa fra pietre non del tutto stabili, sia per apprezzare detta valle dalla sua parte più alta.

La successiva deviazione è stata invece motivata da una curiosità che avevo da tempo. Osservando la mappa si vede che ho lasciato il sentiero 6 nel punto in cui volta nettamente a dx e si inerpica per varie decine di metri di dislivello pur avendo davanti a sé una ampia valle quasi assolutamente pianeggiante che giunge fino alla Cañada de los Guancheros e quindi al sentiero 1. Convinto che la labile traccia della quale avevo riportato in mappa l’inizio già un paio di anni fa continuasse secondo logica, stavolta sono andato a verificare la mia ipotesi. Anche se in vari tratti non ne ho trovato evidenza, in più parti si notava una chiara striscia più battuta, in vari casi limitata da allineamenti di pietre nei lati, che nel complesso seguiva il percorso più logico, cioè parallelo alla base della scarpata a est e giungeva all'angolo SW della recensione della area dedicata sperimentazione e quindi interdetta al transito di persone e animali.
Da questo punto, si può seguire la recinzione verso nord per portarsi sul percorso 1 volendo poi imboccare il 33 o scendere a valle, o verso est per andarlo a prendere al bivio dal quale si stacca il 29 verso la Fortaleza, se si vuole a Portillo.

Incamminandomi verso il Centro Visitantes, ho notato che dalla Cañada de los Guancheros il percorso 1 era stato allargato (lavori non ancora completati) da poco più di un metro a circa 3 metri. Non avendo notato tale allargamento anche nella parte più prossima a Portillo, percorsa in mattinata, mi sono chiesto come fossero arrivati fin lì i mezzi pesanti è quale fosse lo scopo di tali lavori. Proseguendo verso Portillo ero certo che avrei risolto il problema ed infatti ho scoperto che era stata ripresa una pista, già riportata su vecchie mappe ma assolutamente non più percorribile nella sua parte alta ad inizio anno. Ora, come si vede sulla cartina, è stato ricreato il collegamento ma per quale motivo non l’ho ancora scoperto (essendo la vigilia di Natale il centro accoglienza visitatori del parco era già chiuso).
Da ultimo, ho anche percorso (e riportato in carta) un nuovo itinerario all’interno del piccolo orto botanico, proposto con il nome Ruta Pinar de la Cumbre e lungo circa 500 metri.

domenica 30 dicembre 2018

Montaña Guajara, ultima vera escursione del 2018

Alle spalle del Parador c'è El Capricho, sullo sfondo l'imponente Montaña Guajara 
A inizio anno non ebbi l’occasione di andare a verificare la via di accesso a Montaña Guajara alternativa alla classica, l’ho fatto sabato 29 dicembre. Appena un anno fa fu proposto tale collegamento fra la cima di Montaña Guajara (2.718m) e la Degollada de Ucanca, già toccata dal percorso 31 segnalato dal Parque Nacional del Teide.
Certamente non è comparabile con il percorso classico (ruta 5 + ruta 15) né come impegno, né come panoramicità, né come sicurezza, ma c’è da dire che è stato creato per dissuadere gli escursionisti a utilizzare l’ancor più rischioso camino de los alemanes (sentiero dei tedeschi), per lunghi tratti su stretta cengia esposta a NNO, spesso ghiacciata in inverno. Comunque, al già esistente ripido tratto del 31 si aggiunge ora il prolungamento del 15 che include l’impressionante passaggio nella gola rocciosa della Bocáina, una vertiginosa discesa fra rocce e pietre per niente stabili, né quelle del tracciato, né quelle ai lati o della parete ai piedi della quale corre il “sentiero” (infatti all’inizio c’è un chiaro cartello che avverte del pericolo caduta massi).
   
La foto a sx rende bene l'idea del "precipizio", quella a sx non è altrettanto efficace sia per il contrasto fra la luce della caldera e il quasi buoi della gola, sia per essere un tratto quasi in piano, ma è evidente la parete che incombe sul sentiero. 
Dando un semplice sguardo alla mappa si notano i due tratti estremamente ripidi del collegamento occidentale, molto più scoscesi dei due (tutto il e la prima parte della salita del 15) del versante opposto che non raggiungono mai tali pendenze. 
Questo percorso circolare è relativamente breve (circa 11 km) e prevede un dislivello di circa 600 metri, quindi niente di eccezionale, ma bisogna tener conto dell'altitudine e del fondo in gran parte molto accidentato.
In linea di massima è fattibile anche da chi non utilizza mezzi propri visto che il Parador è raggiungibile in guagua (bus) tutti i giorni dell’anno sia dalla costa nord (348 da Puerto de la Cruz) sia da quella sud (342 da Los Cristianos). Tuttavia bisogna tener presente che per entrambe le linee c’è una sola corsa che lascia circa 4 ore e mezza per completare il percorso e non perdere il bus di ritorno. Le viste sono varie ed interessanti, quelle dalla vetta spettacolare. Qui ib basso, nell'ordine: Parador e Roques de García - Llano de Ucanca (il fondo della caldera) - il Pico del Teide (3.718m) con al lato Montaña Blanca (2.748m) - parte del sentiero 31 (meno comoda di quanto appaia) con El Capricho a sx nella foto.
   

   
Se deciderete di andare in cima a Guajara, siate pronti ad affrontare venti abbastanza forti, sia per la quota sia per i passi attraversati (Degollada de Guajara e Degollada de Guajara), dove le raffiche acquisiscono ulteriore velocità. Fra vento e altitudine è possibile che faccia "freschetto".
   
Fra le varietà geologiche che si possono ammirare lungo il percorso, spiccano alcune pareti di pomici (foto a sx - una zona simile più a valle, molto più varia e vasta, è nota come paisaje lunar) e il singolare affioramento di El Capricho (foto a dx), oggi una delle più frequentate palestre naturali di climbing.  

In giro attorno al cono vulcanico del Chinyero


Prima di Natale ho iniziato l'esplorazione di una nuova (per me) area di Tenerife, quella circostante il cono del volcán Chinyero (1.556 m), l'ultimo nato dell'isola, dopo un “travagliato parto” durato una decina di giorni a fine novembre 1909 ... il giovincello è quindi prossimo a 110 anni.
Come è normale, gli ampi campi di lava che lo circondano appaiono ancora quasi del tutto desertici, ma in più punti sono spuntate numerose piante pioniere (così dette per essere le prime ad attecchire e crescere dopo un'eruzione) fra le quali le più evidenti sono i pini, che già da prima costituivano la vegetazione predominante e tutt’ora circondano le colate e gli ammassi di ceneri e lapilli.
   

Il Chinyero si trova lungo le falde occidentali del Teide, a meno di 4 km dal limite del Parque Nacional e a una decina di km dal cono principale che con i suoi 3.718m viene spacciato dagli spagnoli il più alto vulcano d'Europa, ma se lo è amministrativamente, di sicuro geograficamente fa parte della Macaronesia o, tuttalpiù, del continente africano.
Numerosi sentieri segnati (dal Cabildo), piste forestali e altri percorsi storici consentono l'accesso alla ruta circular Chinyero, un circuito di quasi 6 km che gira attorno al cono evitando per quanto possibile le piste e sviluppandosi fra pinete e campi di lava. 
I panorami e gli ambienti sono quindi abbastanza vari e sempre interessanti pur trovandosi in un'area relativamente limitata, sia come superficie che per altitudine, sostanzialmente fra i 1.200 e i 1.600 metri.
Peccato che, nonostante il bel tempo, ci fossero nuvole alte e compatte che raramente permettevano il passaggio dei raggi solari. Quindi la visibilità era più che buona (sullo sfondo di varie foto si vede la cima del Teide, 3.718m) ma non la luce. 
Ho in programma di tornare a breve al Chinyero non solo per esplorare nuovi itinerari, ma anche con la speranza di scatti migliori.
   

martedì 6 marzo 2018

... e giunse il giorno (quasi) perfetto per il Teide innevato!

Dopo varie settimane "turbolente" fra tempo incerto, qualche acquazzone, tanta neve in quota e abbassamento di temperatura (la minima a 13° al livello del mare qui è reputata un gelo e potete ben capire che a oltre 2.000m di quota anche di giorno fa molto freddo), finalmente lunedì è giunto il giorno adatto per il tanto atteso ritorno alla caldera ... con neve. Le temperature erano già tornate alla normalità e la strada era stata riaperta, ma fra sabato e domenica un vento caldo e forte (in vetta soffiava a ben oltre i 100km/h) ha sciolto gran parte della neve (con mio disappunto). Ieri ho comunque approfittato del cielo assolutamente terso e mi sono messo in marcia per un'ennesima ricognizione, che si è rivelata fruttuosa oltre le previsioni. 
   
Il possibile abbinamento mare/montagna è uno dei tanti vantaggi di quest'isola (Tenerife); si può vivere e passeggiare in riva al mare - ed anche bagnarsi - e in un'oretta di bus (pubblico) si può raggiungere la caldera del Teide, tutta inclusa nell’omonimo Parque Nacional di 190kmq, fra i 2.000m e i 3.718m della cima del vulcano, secondo gli spagnoli il più alto d'Europa, ma geograficamente appartiene alla Macaronesia o, volendolo associare ad un continente, all'Africa.

In questa foto, a sinistra si vede il barranco e al centro il sentiero che prima taglia scende in diagonale e poi a zigzag perdendo quasi 200 metri di quota. 
Tornando alla splendida passeggiata di ieri, il mio obiettivo principale era di percorrere di mattina il circuito di Arenas Negras (quasi 9 km partendo da Portilloper avere il Teide a favore di luce e poi avrei avuto tutto il tempo di effettuare ulteriori ricognizioni lungo sentieri al momento non inseriti fra quelli ufficiali del Parco. 
   

   
Il tempo e la luce sono stati ottimi, solo il cima al Barranco Llano Maja (4 foto in alto), al limite dell'omonima vasta spianata che rappresenta uno dei passi del ciglio della caldera, tirava un vento tale da costringermi a coprirmi utilizzando quasi tutto ciò che avevo a disposizione. Ciò non mi ha impedito di godere dei vastissimi panorami sui campi di lava de las cañadas, con i loro mille colori, i tanti crateri, le sabbie e le rocce, tutto con il Teide parzialmente innevato sullo sfondo.
   
Dopo aver anche colto l'occasione per verificare una traccia che attraversa il Llano de Maja, sono tornato nella caldera percorrendo lo zigzagante sentiero attraverso Arenas Negras (sabbie nere)  e mi sono potuto ri-spogliare ... (poco vento e temperature vicino ai 20°) prima di avviarmi a ovest della rotabile per proseguire nelle mie ricognizioni.
   
Ho così attraversato altre aree con pendenze molto più lievi, con più vegetazione, ma sempre in un ambiente nel quale ogni particolare è inequivocabilmente vulcanico ... ovviamente a cominciare dai crateri disseminati pressoché dovunque (foto sopra). E andando in giro ho notato e mappato due sentieri non ufficiali e ho verificato la mancanza di un tratto di un terzo.

Come avrete capito, questo tipo di ambiente, spesso semidesertico, è comunque sempre affascinante per l'escursionista attento ... e sì, ricordate che per avere le migliori esperienze dovete camminare un po' e non limitarvi a scendere dall'auto e scattare una foro dal mirador di turno!

giovedì 11 gennaio 2018

Volcán de Fasnia (Teide)... merita una camminata

Inizio d'anno produttivo, con la prima escursione del 2018 nel Parque Nacional del Teide sono riuscito a completare i sopralluoghi nell'estrema parte nordest del parco spingendomi fino al Volcán de Fasnia (S-20), itinerario non ancora percorso per intero in precedenza. Mi avevano tenuto lontano da questa area il fatto di essere una escursione lunga almeno 20km (da completare in poco più di 5 ore per non perdere l’unico bus di ritorno a Puerto de la Cruz), non conoscere il tipo di terreno che avrei incontrato e il ricordo di segnaletica carente nella parte centrale, percorsa l’anno scorso.
   
A ciò si aggiunge il tempo perso a determinare l’esatta (o almeno molto probabile) lunghezza del circuito S-20 che era indicata da 5100 a 8200 metri, ma già prima di mettermi in marcia avevo appurato che era compresa fra 8400 e 8500 metri (3,3 km sono una bella differenza e contano in termini di tempo!).
   
Per raggiungere il Volcán de Fasnia (cratere giovane, del gennaio 1704) l'itinerario è pressoché obbligato e molto vario in quanto si comincia a scendere lungo il versante orientale, dopo aver superato la parete della caldera dalla quale, con buona visibilità, si vedono sia La Palma a ONO che Gran Canaria a ESE. Per la verità, il lungo circuito di S-20 (8,5km) è a tratti monotono, ma le viste dai punti rilevanti e la varietà di colori che caratterizzano i vari materiali eruttivi, dalle chiare sabbie gialline o beige al nero assoluto del Volcán de Fasnia, ripagano ampiamente della camminata e non fanno pesare più di tanto la lunghezza dei tratti su pista polverosa.
    
Trascritti i dati dei rilievi ed apportate alcune necessarie correzioni alla carta base, invece di allargare ulteriormente la mappa NE, già abbastanza grande, ne ho creata una nuova che si accavalla alla suddetta e va da Portillo a Volcán de Fasnia, includendo per intero i percorsi S-2 Arenas NegrasS-20 Volcan de Fasnia e S-37- Cerrillar - Carnicería. Di conseguenza ho anche modificato il quadro d'unione.
   

Non da ultimo, sulle 3 mappe ho aggiunto tutte le distanze parziali dei vari segmenti fra gli incroci principali dei sentieri segnati in modo da poter calcolare con buona approssimazione lo sviluppo di una passeggiata, così come rendersi conto in qualunque momento della stessa quanto manca alla meta o al prossimo punto rilevante.

lunedì 30 gennaio 2017

Ritorno a Honolulu (introduzione) ... ma che odissea!

Dopo poco più di “sole” 56 ore (2 giorni e 8h) dal momento in cui sono uscito di casa in Italia, eccomi nella casa che mi ospiterà durante le prossime 9 settimane. Il viaggio e stato più lungo del previsto con una serie di intoppi (niente di serio, per fortuna) che tuttavia hanno allungato a dismisura i tempi. A quanto già accennato nel post precedente (3h di ritardo in partenza da Francoforte) se ne sono aggiunte due di sosta in pista dopo l'imbarco, uno scalo intermedio non previsto a Chicago, la protesta anti-Trump all'aeroporto di San Francisco, l'inevitabile pernottamento (solo 4 ore effettive) nei pressi dell'aeroporto e infine un’ora e mezza di ritardo nella partenza dell’ultimo volo a causa di turbolenze lungo la rotta. Praticamente non mi sono fatto mancare niente! Cosa avrei potuto desiderare di più?
Koko Crater (all'interno c'è uno dei 5 Orti Botanici)
Già non sono uno che si lamenta e quindi meno che mai lo farò in questo caso, all’inizio di questo nuovo svernamento (seppur parziale) quasi lungo il meridiano opposto a quello di casa (oltre 172° sui 180° possibili), una ventina di paralleli più a sud, in una delle mie situazioni preferite: isola vulcanica, clima tropicale stabile, natura e cultura. Per la (mia) perfezione manca solo il buon cibo tradizionale (qui c'è poca varietà, condizionata ovviamente dall’isolamento), ma sopperirò egregiamente frequentando i tanti posti dove mangiare buon cibo a Chinatown, non solo cinese, ma anche giapponese, coreano, vietnamita, filippino. 
In effetti queste cucine sono quelle che si potrebbero considerare locali in quanto gli asiatici rappresentano oltre il 41% della popolazione con predominanza di giapponesi e filippini, i “bianchi” sono solo il 24%, i polinesiani (inclusi gli hawaiani) sono meno del 10% e gli afroamericani e nativi americani 2%. Gli altri, poco meno di un quarto della popolazione complessiva di circa 1,2 milioni, sono di sangue misto. Al di là dei meri numeri, ciò aiuta anche a capire quale diversità culturale si incontra considerando solo i residenti e non i turisti, quasi tutti nordamericani, che comunque si concentrano in poche ben determinate località.
Visto che saranno vari i post relativi alle mie prossime attività sull’isola, ecco una succintissima presentazione delle Hawaii e di Honolulu, giusto per dare un'idea della realtà, abbastanza differente ma non per questo peggiore, di quella dell'immaginario collettivo.
L’arcipelago si trova "sperduto nell'Oceano Pacifico, a quasi 4.000km dalla California e oltre 6.000 dal Giappone ed è composto da numerosi isolotti e da 8 isole di dimensioni maggiori molto varie, le più famose delle quali (per turismo) sono Maui e Kawai, quella di gran lunga più grande, Hawaii, dà il nome all’intero gruppo e per evitare possibili confusioni è chiamata anche Big Island (isola grande), la più popolata, con aeroporto internazionale, è Oahu che viene identificata con la sua capitale Honolulu.
Questa è una città molto ben organizzata, con un ottimo sistema di trasporto pubblico che si estende su tutta l’isola, teatro lirico con orchestra propria di riconosciuta qualità, ottimi musei e giardini botanici. Le luoghi più frequentati dai turisti sono il Pearl Harbour Memorial e la famosa spiaggia di Waikiki, che non rientra nei miei progetti. Anche nei 5 mesi di permanenza a cavallo fra 2007 e 2008, ci passai solo una volta vicino e non ho alcuna intenzione di tornarci. 
   
Al contrario, lunedì domani mattina andrò a incontrare lo staff degli Honolulu Botanical Gardens (ben 5, ognuno con caratteristiche diverse) con i quali collaborerò per buona parte del tempo, mercoledì ho in programma la prima escursione con gli amici Solemates mentre domenica potrei andare in giro con i miei vecchi consoci dell'Hawaiian Trail & Mountain Club (HTMC). Come si può immaginare anche dalla mappa ci sono due sistemi montuosi ben distinti, quello a NW molto arido e il più recente crinale di chiara origine vulcanica che corre parallelo e vicino alla costa NE. Su quel versante si trova anche la valle che è stata set di tanti famosi film fra i quali tutti quelli della serie di “Jurassic Park”,  
Ad Oahu si può veramente scegliere fra tante interessanti attività sportive (oltre all’escursionismo, importantissimi sono il golf e il surf, ma si pratica anche diving, snorkeling e tanto altro) e numerose culturali molte delle quali organizzate dall’ottimo Honolulu Art Museum e dal già citato Teatro.
Per quanto mi riguarda, dividerò il mio tempo fra attività all’aperto quali le mie solite escursioni e la collaborazione con gli Orti Botanici e al chiuso delle sale cinematografiche (del Movie Museum, del Doris Duke Theatre e commerciali) non disdegnando qualche andata in spiaggia e gli abituali party con gli amici escursionisti (quasi ogni settimana).
Nelle prossime settimane aspettatevi quindi foto scattate nel corso delle escursioni, immagini di piante, fiori e alberi tropicali, tante recensioni di film (buona parte dei quali non giungeranno mai in Italia) e vari post relativi alla cultura polinesiana in generale, hawaiana in particolare.

martedì 13 settembre 2016

Pianificare un'escursione senza affidarsi a chi non ci conosce (1)

Dopo il caldo torna la stagione dell’escursionismo e ricomincio a ricevere tante email con richieste di informazioni e anche con tante domande insulse. Nell’ultima, giunta stamane, una madre mi chiedeva se il sentiero della Valle delle Ferriere (indicazione già di per sé molto vaga) fosse adatta ai suoi figli di 6 e 10 anni ...
Avendo una persona davanti, indipendentemente dalla sua età, non è semplice rispondere a quesiti del genere, impensabile farlo via email e per dei ragazzini (oltretutto senza neanche una foto). Un medico potrebbe mai fare una diagnosi a seguito di una semplice richiesta del tipo “Mi fa male una spalla, a cosa è dovuto?” o “Stanotte ho dormito male, perché?”.

Molti adulti avanzano richieste simili per sé fornendo la loro età (che ovviamnete non è indicativa) e io puntualmente rispondo “Ho accompagnato ultraottantenni in perfetta forma e nelle ascese abbiamo dovuto aspettare quelli di neanche 50 anni, spesso anche fra i 20 e i 30, che arrancavano parecchi metri più in basso.”
A questi si aggiungono (mi sembra di averne già parlato) quelli che pianificano passeggiate senza alcun criterio, del tipo 30 km con 2.000 metri di dislivello, da fare in 6 ore (sulla cartina a loro sembra breve e dimenticano salite e discese) o come l’idea di un gruppo di scout che sottoponendomi un programma mi scriveva “Terzo giorno ci spostiamo da x a y” due località distanti soli 3km e collegate da facile sentiero, mentre il giorno prima avevano previsto oltre 20km e oltre 1.000m di dislivello, ovviamente con zaino in spalla.
Pur conscio che ciò che scriverò non sarà letto o sarà semplicemente snobbato da tutti quelli che invece dovrebbero prenderne buona nota, mi accingo a descrivere comunque come organizzo le mie escursioni, metodo certamente non unico o perfetto ma sufficiente a limitare i rischi e giungere a destinazione sano, salvo e soprattutto contento e soddisfatto.

Questo solo post non sarà chiaramente sufficiente, ma almeno comincio a fornire le basi per poter poi approfondire l’argomento successivamente. Quale esempio, ne ho scelto uno reale e attuale visto che sto programmando nuove escursioni nel Parque Nacional del Teide, il vulcano più alto d’Europa (ma solo amministrativamente, in quanto trovandosi a Tenerife, Canarie, geograficamente è africano) che sorge all’interno di una enorme di circa 190kmq di superficie. Attorno al cono vulcanico ci sono decine e decine di sentieri, che possono essere facilmente combinati fra loro in modo da creare circuiti di anche oltre 20km o semplici traversate, e all’esterno del parco esistono ancora vari “tratturi”, una volta utilizzati dai pastori, che consentono di scendere a valle, lungo differenti versanti.
Capirete bene che un escursionista intraprendente e indipendente deve “solo” scegliere volta per volta un itinerario di suo gradimento, calcolando bene il tempo a disposizione (in particolare se vuole usufruire del trasporto pubblico), i chilometri che pensa di poter percorrere in quel tempo (è bene calcolare sempre almeno mezzora in meno), tenendo ben presente i dislivelli, le pendenze ed il fondo dei sentieri (da non sottovalutare ... guarda le 3 foto) e non dimenticando l’obiettivo principale (raggiungimento di una cima o di un punto panoramico, osservazione di flora e fauna, fotografia, ...). 
Il compito non è sempre semplice ma, se fa tutto per bene e con criterio, il saggio escursionista ha grandi probabilità di godersi un’altra bella escursione; se invece improvvisa e va troppo all’avventura, rischia di rovinarsi la giornata e, forse, di rovinarla anche ad altri.
Si deve indispensabilmente iniziare raccogliendo materiale ed informazioni da fonti affidabili (almeno si suppone che lo siano) vale a dire Parque Nacional, Turismo Tenerife, Turismo Canarias, guide, gruppi escursionistici e via discorrendo.

A chi volesse seguirmi in questa elaborazione, suggerisco di cominciare ad effettuare qualche ricerca in rete, rendendosi conto di cosa si possa vedere, del tipo di ambiente, delle medie climatiche (come vestirsi? anche se la decisione sarà sempre e solo last minute), osservare qualche mappa e scaricarne un paio fra quelle più leggibili, controllare come raggiungere il Parco con trasporto pubblico e altro che si reputi necessario.
Nel prossimo post comincerò ad analizzare vari possibili itinerari e coloro che avranno “fatto i compiti” potranno seguire le mie elucubrazioni più facilmente e, successivamente, applicare il modello a qualunque altra area. 
Per facilitare loro il compito (ma tutti ne possono approfittarne) consiglio di dare anche un’occhiata alle gallerie di foto già pubblicate negli anni scorsi e riunite in questa raccolta:  Cañadas del Teide, Tenerife, Parque Nacional