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venerdì 14 agosto 2020

Rating dei sentieri: non sanno più cosa inventarsi!

Primo post dell'ottavo anno di Discettazioni Erranti

Mi è capitato di arrivare sul sito ufficiale di un National Park (NP) americano, esattamente quello dello Shenandoah NP, in Virginia. Hanno dedicato una specifica pagina al come determinano la difficoltà di un’escursione, un calcolo concettualmente pressoché folle che utilizza la seguente formula: radice quadrata del doppio del dislivello (in piedi) x la distanza (in miglia).
Il primo problema consiste nel fatto di dare una stima di impegno fisico (legato esclusivamente a distanza e dislivello) e la fanno passare per difficoltà … che è tutt’altra cosa. Questa infatti dipende dal fondo dei sentieri e dalle pendenze, valutazione del tutto trascurata. Inoltre la formula è poco pratica per chi utilizza il Sistema Internazionale (SI), solo negli USA non si sono ancora adattati al sistema decimale! Nel resto del mondo si dovrebbe convertire in piedi il dislivello misurato in metri moltiplicandolo per 3,28 e in miglia la distanza misurata in km moltiplicandola per 0,62. La formula diventa quindi: radice quadrata di (dislivello in m x 3,28 x 2) x (distanza in km x 0,62). Il risultato viene quindi associato ad una delle seguenti 5 fasce:

  • < 50 Facile: generalmente meno di 5km, pendenze dolci, adatto a chiunque ami camminare.
  • 50-100 Moderato: generalmente da 5 a 8km, adatto a chi può affrontare sentieri un po’ più impegnativi, con discreta pendenza e possibili tratti ripidi.
  • 100 –150 moderato impegnativo: generalmente da 8 a 13km, risulta arduo per persone fuori allenamento
  • 150-200 impegnativo: generalmente da 12 a 16km, lungo e ripido è arduo per la maggior parte degli escursionisti, anche per il dislivello.
    > 200 molto impegnativo: generalmente oltre 13km, solo escursionisti ben preparati dovrebbero affrontarli, oltre ad essere lungo e ripido può includere attraversamenti di tratti rocciosi e di ruscelli e superamento di altri ostacoli naturali.
  • > 200 molto impegnativo: generalmente oltre 13km, solo escursionisti ben preparati dovrebbero affrontarli, oltre ad essere lungo e ripido può includere attraversamenti di tratti rocciosi e di ruscelli e superamento di altri ostacoli naturali.
La cosa “tristemente divertente” è che nella stessa pagina candidamente ammettono che tale metodo è “approssimativo e imperfetto” e, almeno in questo, hanno perfettamente ragione. A mo’ di esempio aggiungono che il sentiero Dark Hollow Falls ha rating 36,3 (facile) solo perché è molto breve ma, oggettivamente, dovrebbe essere valutato almeno come moderato essendo molto ripido.
Si cade poi nel ridicolo considerando una velocità media di 2,4 km/h per i percorsi facili, 2,25 km/h per i moderati, 2,1 km/h per i moderati impegnativi e 1,9 km/h per quelli impegnativi e molto impegnativi; ciò senza considerare soste, foto e condizione. Gli svizzeri, che certamente ne sanno molto di più in quanto a escursionismo, nel loro famoso “grafico/tabella” (riportata in basso) considerano ben 4,2km/h sui sentieri facili, mentre procedendo ai 2,4km/h dei virginiani gli elvetici prevedono di superare anche un dislivello di oltre 300m, con una pendenza media del 15% circa.
Morale: prima di intraprendere un qualunque percorso che non si conosce, oltre ad accertarsi della distanza da coprire e dislivello da superare, è bene analizzare la distribuzione delle pendenze e informarsi sulla qualità del fondo che, è bene ricordarlo, può cambiare di molto in dipendenza delle stagioni.
Non vi fidate ciecamente dei vari facili, difficili, per tutti, ecc. pubblicizzati su siti e brochure varie.

A chi interessa questo argomento suggerisco di leggere questi altri post:
escursionismo: fattori che incidono sui tempi di percorrenza

martedì 13 settembre 2016

Pianificare un'escursione senza affidarsi a chi non ci conosce (1)

Dopo il caldo torna la stagione dell’escursionismo e ricomincio a ricevere tante email con richieste di informazioni e anche con tante domande insulse. Nell’ultima, giunta stamane, una madre mi chiedeva se il sentiero della Valle delle Ferriere (indicazione già di per sé molto vaga) fosse adatta ai suoi figli di 6 e 10 anni ...
Avendo una persona davanti, indipendentemente dalla sua età, non è semplice rispondere a quesiti del genere, impensabile farlo via email e per dei ragazzini (oltretutto senza neanche una foto). Un medico potrebbe mai fare una diagnosi a seguito di una semplice richiesta del tipo “Mi fa male una spalla, a cosa è dovuto?” o “Stanotte ho dormito male, perché?”.

Molti adulti avanzano richieste simili per sé fornendo la loro età (che ovviamnete non è indicativa) e io puntualmente rispondo “Ho accompagnato ultraottantenni in perfetta forma e nelle ascese abbiamo dovuto aspettare quelli di neanche 50 anni, spesso anche fra i 20 e i 30, che arrancavano parecchi metri più in basso.”
A questi si aggiungono (mi sembra di averne già parlato) quelli che pianificano passeggiate senza alcun criterio, del tipo 30 km con 2.000 metri di dislivello, da fare in 6 ore (sulla cartina a loro sembra breve e dimenticano salite e discese) o come l’idea di un gruppo di scout che sottoponendomi un programma mi scriveva “Terzo giorno ci spostiamo da x a y” due località distanti soli 3km e collegate da facile sentiero, mentre il giorno prima avevano previsto oltre 20km e oltre 1.000m di dislivello, ovviamente con zaino in spalla.
Pur conscio che ciò che scriverò non sarà letto o sarà semplicemente snobbato da tutti quelli che invece dovrebbero prenderne buona nota, mi accingo a descrivere comunque come organizzo le mie escursioni, metodo certamente non unico o perfetto ma sufficiente a limitare i rischi e giungere a destinazione sano, salvo e soprattutto contento e soddisfatto.

Questo solo post non sarà chiaramente sufficiente, ma almeno comincio a fornire le basi per poter poi approfondire l’argomento successivamente. Quale esempio, ne ho scelto uno reale e attuale visto che sto programmando nuove escursioni nel Parque Nacional del Teide, il vulcano più alto d’Europa (ma solo amministrativamente, in quanto trovandosi a Tenerife, Canarie, geograficamente è africano) che sorge all’interno di una enorme di circa 190kmq di superficie. Attorno al cono vulcanico ci sono decine e decine di sentieri, che possono essere facilmente combinati fra loro in modo da creare circuiti di anche oltre 20km o semplici traversate, e all’esterno del parco esistono ancora vari “tratturi”, una volta utilizzati dai pastori, che consentono di scendere a valle, lungo differenti versanti.
Capirete bene che un escursionista intraprendente e indipendente deve “solo” scegliere volta per volta un itinerario di suo gradimento, calcolando bene il tempo a disposizione (in particolare se vuole usufruire del trasporto pubblico), i chilometri che pensa di poter percorrere in quel tempo (è bene calcolare sempre almeno mezzora in meno), tenendo ben presente i dislivelli, le pendenze ed il fondo dei sentieri (da non sottovalutare ... guarda le 3 foto) e non dimenticando l’obiettivo principale (raggiungimento di una cima o di un punto panoramico, osservazione di flora e fauna, fotografia, ...). 
Il compito non è sempre semplice ma, se fa tutto per bene e con criterio, il saggio escursionista ha grandi probabilità di godersi un’altra bella escursione; se invece improvvisa e va troppo all’avventura, rischia di rovinarsi la giornata e, forse, di rovinarla anche ad altri.
Si deve indispensabilmente iniziare raccogliendo materiale ed informazioni da fonti affidabili (almeno si suppone che lo siano) vale a dire Parque Nacional, Turismo Tenerife, Turismo Canarias, guide, gruppi escursionistici e via discorrendo.

A chi volesse seguirmi in questa elaborazione, suggerisco di cominciare ad effettuare qualche ricerca in rete, rendendosi conto di cosa si possa vedere, del tipo di ambiente, delle medie climatiche (come vestirsi? anche se la decisione sarà sempre e solo last minute), osservare qualche mappa e scaricarne un paio fra quelle più leggibili, controllare come raggiungere il Parco con trasporto pubblico e altro che si reputi necessario.
Nel prossimo post comincerò ad analizzare vari possibili itinerari e coloro che avranno “fatto i compiti” potranno seguire le mie elucubrazioni più facilmente e, successivamente, applicare il modello a qualunque altra area. 
Per facilitare loro il compito (ma tutti ne possono approfittarne) consiglio di dare anche un’occhiata alle gallerie di foto già pubblicate negli anni scorsi e riunite in questa raccolta:  Cañadas del Teide, Tenerife, Parque Nacional

martedì 4 febbraio 2014

Escursionismo: conversione dei dislivelli in distanza virtuale

I fattori di conversione proposti in precedenza si basano su ipotetici percorsi a pendenza costante. Ciò avviene di rado e anche volendo approssimare, solo poche antiche mulattiere a “tese” come quelle fra Positano e S. Maria del Castello, fra Pimonte e il Faito o fra Amalfi e Pogerola rientrano in tali parametri. Vediamo quindi cosa succede se le salite sono distribuite lungo il percorso in modo non uniforme …
Come si vede dalla tabella, anche se la salita non è assolutamente costante, ma concentrata in parte del percorso, le differenze di tempi fino a una suddivisione equa fra piano e salita (in questo caso 2,5km in piano e 2,5km in salita con pendenza media del 10%) e anche un poco oltre non sono significative.
Fra 1h23min (pendenza costante) e 1h27min (3km in piano e 2km in salita al 12,5%) c’è una differenza di appena 4 minuti, quindi meno di 5% di scarto. Applicandolo a lunghe escursioni significa avere meno di mezz’ora di errore dopo 10h di cammino. Solo con pendenze superiori al 15% l’aumento diviene significativo. Quindi, tranne che per escursioni molto “sbilanciate” nel rapporto fra i tratti in piano o falsopiano e quelli in salita, possiamo utilizzare le pendenze medie.
Ripropongo la tabella dei fattori di conversione con l’aggiunta dei fattori per percorsi di a/r o ad anello. Per escursioni medie si può considerare solo la salita in quanto per la discesa fino al 10% il coefficiente è negativo e dal 10 al 15 può ritenersi poco significativo.
Considerato che la maggior parte delle camminate più comuni presentano pendenze fra il 10% (coeff. 4,00) e il 15% (coeff. 5,00), volendo assumere un moltiplicatore unico, il coeff. 5,00 è più che adatto. Infatti, essendo al limite superiore, compensa nella maggior parte dei casi anche il lieve aumento dovuto alla distribuzione non uniforme delle salite.
Per chi si è perso in questo mare di numeri, coefficienti e percentuali, ecco in sintesi come prevedere il tempo di percorrenza adottando i suddetti criteri.
Escursione lineare di 12km + 800m di dislivello *** 12.000m + 800 x 5 (4.000) = 16.000m
Quindi invece di calcolare quanto tempo è necessario a percorrere i 12 km e quanto in più per gli 800m di dislivello, semplicemente divideremo i 16km (somma della distanza reale più della conversione dei metri di dislivello in metri di percorso) per la velocità media abituale del nostro gruppo: a 4 km/h = 4h 00min (16 diviso 4) * a 3,5 km/h = 4h 34min  (16 diviso 3,5) * a 3 km/h = 5h 20min  (16 diviso 3).
Ho sempre applicato questi criteri per creare le mie tabelle tempi dei passaggi per le lunghe escursioni, dalle Camminate dei 23 Casali (15-18km) fino alle Animal Trail (50km) e Vagrant Trail (60km), e anche con queste distanze e tempi al di fuori della norma all’atto pratico gli scarti si sono misurati nell’ordine di pochi minuti.
Se volete, scordatevi di tutti i calcoli e tabelle e applicate direttamente questa formula per ottenere il tempo previsto per l’escursione che sarà = (lunghezza percorso + 5 volte il dislivello) diviso la vostra velocità media.
In un prossimo post vi fornirò alcuni ulteriori suggerimenti per affinare la previsione.
Prendete la buona abitudine di annotare distanze, dislivelli e tempi effettivi delle escursioni e già dopo una mezza dozzina di uscite potrete cominciare a rendervi conto se per voi la formula è valida o ha bisogno di qualche aggiustamento. Buon cammino. 

mercoledì 29 gennaio 2014

Escursionismo: profili altimetrici da gps (a pazziella ‘mmano ‘e ccriature)

Sospendo temporaneamente la trattazione della conversione dei dislivelli per parlare delle fonti da cui recuperare dati relativi a percorsi, quote, dislivelli e profili, ma con criterio.
Per le mappe (dalle quali si può ricavare tutto) il materiale il cartaceo resta, a mio modesto parere, il migliore in quanto si ha la possibilità di avere una visione d’insieme, non si ha il limite delle dimensioni dello schermo e della minore leggibilità e si è certi della fonte (attendibile). 
Ci sono le tavolette I.G.M. (anche quelle vecchie vanno bene, può mancare qualche strada, ma le montagne sono sempre le stesse), le carte regionali (esistono dei 25.000 più aggiornati dell’I.G.M., seppur non della stessa qualità) e tante carte specifiche per l’escursionismo, la maggior parte delle quali utilizzano l’I.G.M. come base (come quelle del C.A.I.). 
Alcune carte sono derivate, come le mie per la parte estrema della Penisola Sorrentina, Faito e Capri, e quelle di Cart&Guide per la parte della Costiera Amalfitana (la loro serie al 10.000 resta la più affidabile di quell'area).
In rete si trova ormai di tutto e di più e oltre alle cartografie, ci sono un’infinità di tracce e profili derivati da gps. Raccomando di usare discernimento e buonsenso utilizzando dati recuperati da internet e, in particolare per quote e profili, andate con i piedi di piombo. 
Tanti sono quelli che pubblicano le loro tracce senza minimamente rendersi conto che sono inverosimili. Potrei riempire pagine e pagine di immagini di tracciati che si aggrovigliano su se stessi (pur essendo in realtà lineari), presentano improbabili zigzag con angoli acuti dove non c’è l’ombra di un tornante e infine profili e quote che rasentano il ridicolo. Infatti le quote sono notoriamente i dati meno affidabili fra quelli forniti dai gps e su questo argomento troverete tante discussioni online, su forum e blog.
Spesso chi pubblica non ha nessuna conoscenza in materia e quindi non si rende assolutamente conto di che tipo di informazioni fornisce. Ha comprato il suo bel giocattolo (gps), va in giro, scarica e pubblica.
Questo è uno dei tanti profili “seghettati” (chiaramente prodotto da gps) che in conseguenza di sbalzi lettura quota fa apparire una (probabilmente) semplice escursione in discesa una impresa degna di Messner, con mille precipizi, pareti da scalare e crepacci!
Volendo fidarsi dei dati assoluti (forse vicini alla realtà) si deduce che una prima brevissima salita (meno di 200m) porta al punto massimo (1.071,8m di quota), ma potrebbe anche essere una fase di “assestamento” del gps e quindi non esserci salita, ma in ogni caso è altamente improbabile che esista quella “parete” di circa 50m di altezza proprio all’inizio.
Poi si dovrebbe scendere fino a quasi 600m in poco meno di 3km (15% circa di pendenza, visto che si perdono 450m di quota in 3km); ad un tratto senza grandi dislivelli segue una ripidissima risalita fin oltre i 700m e da lì ci si dovrebbe “calare lungo una parete di oltre 100m” (vi sembra plausibile??) per giungere infine alla meta in meno di un chilometro al 10-11% di pendenza.
Ora, se il gps di questo signore ha sommato i dislivelli di tutti i saliscendi (chiaramente inesistenti), nella casella “dislivello totale” comparirà un numero astronomico.
Colgo l’occasione per far anche presente che la differenza fra i dislivelli in salita e in discesa DEVE ESSERE SEMPRE UGUALE alla differenza di quota di arrivo e partenza (e non della massima e della minima). In questo caso sarà di 520m circa, almeno a giudicare dal grafico.
I dislivelli in salita e discesa dei percorsi circolari o di andata e ritorno, avendo punti di partenza e arrivo coincidenti (quindi identica quota), DEVONO ESSERE IDENTICI in valore assoluto. Di tanto si sale, di tanto si scende … elementare Watson (ma sembra non per tutti).
Questo è un esempio nel quale, pur essendo un percorso lineare, arrivo e partenza hanno pari quota e logicamente ci si aspetterebbe che salita e discesa si pareggino … eppure viene dichiarato un dislivello in salita maggiore di quello in discesa.
Anche di questi esempi se ne trovano a bizzeffe online. Una volta mi è capitato di leggere in un sito varie schede dati di questo tipo:
* quota partenza 820m        * quota arrivo 1.150m        * dislivello 290m (??)
Se la differenza netta fra partenza e arrivo è di 330m qualunque valore maggiore potrebbe essere veritiero per la salita, ma certamente nessuno inferiore! Potrebbe essere 500 in salita e 170 in discesa (diff. 330m) o 873 in salita e 543 in discesa (diff. 330m), ecc. ecc.
Chiaramente non voglio demonizzare i gps, semplicemente sostengo che prima di pubblicare dati si dovrebbero ricontrollare le distanze, correggere i profili e eliminare dalle tracce gli evidenti sbalzi. Chi sovrappone le proprie tracce di uno stesso percorso in un unico file si rende conto facilmente delle incongruenze e discrepanze dei dati registrati in differenti uscite.
Non date per assodato il fatto essendo in rete i dati derivati da gps siano tutti veritieri. Dovremmo aver superato l’epoca in cui c’era chi credeva che “i comunisti mangiavano i bambini” e del “è certamente vero, l’ha detto la televisione!”.
Controllate anche tutto ciò che scrivo, cerco di essere accurato, ma il refuso è sempre in agguato!
Siate sempre giustamente sospettosi, dubbiosi e scettici, cercate di rendervi conto di ciò che leggete e confrontatelo almeno con un’altra fonte. 

martedì 28 gennaio 2014

Escursionismo: pendenze e conversione dei dislivelli in distanza virtuale

La tabella svizzera utilizza alcuni calcoli matematici, ma questi si basano sull'esperienza e sui riscontri di migliaia di escursionisti. Nessuno potrà comunque trovare un’assoluta sintonia fra i dati della tabella e i propri risultati, e ciò è chiaro, ma raffrontandoli su percorsi di diversi dislivelli, distanze e pendenze si vedrà che lo scarto percentuale sarà abbastanza costante.
Conoscendo a priori distanze e dislivelli è quindi possibile stimare, con decente approssimazione, il tempo necessario per completare un qualunque percorso. Ma non dobbiamo dimenticare che anche le pendenze rivestono un ruolo importante, a volte fondamentale, e penso sia opportuno ricordare cosa si intende per pendenza.
Si tratta del rapporto fra il dislivello superato lungo un certo percorso e viene espresso in percentuale. Esempio: una “pendenza del 7%” indica che si guadagnano (o perdono) 7m di quota per ogni 100m percorsi. La semplicissima formula per ricavare la pendenza è: dislivello/distanza. Un percorso di 3.300 con dislivello di 429m fra le quote di partenza e di arrivo avrà una pendenza media del 13% (429/3.300).
Non si deve confondere la pendenza con l’inclinazione che è un angolo e pertanto viene misurato in gradi (°).
Ciò premesso, veniamo al nocciolo della questione. Al fine di trovare un soddisfacente coefficiente di conversione dei dislivelli in distanza virtuale, ho calcolato le variazioni delle distanza percorsa rispetto a quella in piano per penndenze fino al 20% con intervallo di 2,5%. Applicando la formula:
(m in piano - m con pendenza x%) / dislivello
si possono quantificare i metri di percorso persi  (o guadagnati, se si va in leggera discesa) per ogni metro di dislivello, secondo le varie pendenze, ed ecco i risultati:
Interpretazione: affrontando una salita al 5%, per ogni metro di dislivello (secondo la tabella svizzera) si percorrono 3,20m in meno rispetto alla previsione per un tragitto in piano. Quindi 100m di dislivello (se la pendenza è del 5%) equivarrebbero a 320m di percorso.
Questi calcoli prescindono dalla velocità e quindi dal tempo impiegato. Inoltre potete notare che in discesa, fino a poco oltre il 10%, ci sarà un guadagno. Lo stesso percorso appena preso in esame, se fatto al contrario, ci permetterà di percorrere 2,07m in più per metro di dislivello perso, vale a dire 207m. E questo porta ad una regola generale: ciò che si perde in salita, non si riguadagna in discesa!! E con l’aumentare delle pendenze anche la discesa diviene più lenta.

Per ora mi fermo, ma non finisce qui …

domenica 26 gennaio 2014

Escursionismo: fattori che incidono sui tempi di percorrenza

Come anticipato in un recente post, comincio a trattare della quantificazione del dispendio energetico e dell’aumento dei tempi derivante non solo dai dislivelli assoluti, ma anche dalle pendenze, talvolta significative. Velocità, tempi, distanze, pendenze, qualità del percorso e dislivelli sono tutti elementi fondamentali per la pianificazione, e quindi la buona riuscita, di un’escursione.
Visto che non tutti usano il buon senso, ritengo sia necessario ribadire che tutti ragionamenti in merito a come e quanto le variazioni di quota, sia positive che negative, incidano sui valori già proposti per le camminate in piano sono soggettivi e sperimentali, seppur basati su migliaia di chilometri di esperienza.
Ottenere valutazioni assolutamente precise per l’escursionismo è impossibile. Alle ovvie difficoltà per valutare il dispendio energetico preciso per qualunque movimento (superabili accontentandosi di una decente approssimazione) se ne sommano varie altre.
Per esempio, i lunghi percorsi in piano sono di solito su fondo duro o comunque livellato. Si può precedere con passo regolare e costante e i piedi si sollevano pochissimo da terra, ma sui sentieri, anche quelli poco accidentati, si sollevano molto di più e si deve spesso cambiare l’ampiezza del passo. Ulteriori energie saranno necessarie per rimettersi in equilibrio, per affrontare scale non regolari e per compensare la probabile peggior trazione.
Tralasciando fattori per noi poco influenti quali l'altitudine (per incidere  significativamente dovremmo andare al di sopra dei 2.000m) o temperature “estreme” (che per fortuna dobbiamo affrontare raramente), dovremmo comunque considerarne altri estremamente personali a cominciare dall'equilibrio. Ho visto escursionisti fortissimi di gambe che in salita volano e poi si attardano molto in discesa per lentezza nella scelta di dove mettere i piedi, scarsa sicurezza negli appoggi, poca continuità nell'avanzamento, timore di cadere, ecc..
Non da ultimo si deve tener presente che camminare su percorsi asfaltati, cementati o selciati è ben diverso dal procedere in un sottobosco pieno di radici e ramaglie, o su terreno pietroso, sabbioso, fangoso e via discorrendo.
Nel prossimo post (Conversione dei dislivelli in distanza virtuale equivalente) analizzerò i criteri della tabella dei tempi di percorrenza proposta dall'Ente Sentieri Svizzeri cercando di giungere ad una formula semplificata della previsione tempi che consideri sia i dislivelli che le pendenze e, possibilmente, il tipo di terreno. Questo metodo è quello che sto regolarmente adottando e perfezionando da quando 5 anni fa ho cominciato a proporre lunghe camminate come la MaraTrail, Animal Trail (50km), Vagrant Trail (60km) (vedi www.maratrail.com).
Per ognuna di esse ho previsto una specifica tabella di marcia che, come molti di voi sanno, si è rivelata più che realistica tant'è che abbiamo sempre rispettato gli orari dei passaggi tranne, talvolta, concludere in leggero anticipo a causa della “frenesia dei miei compagni di escursione, ansiosi di mettersi a tavola …

giovedì 19 dicembre 2013

Escursionismo: ARGOMENTO CALDO!!! www100km: VELOCITA' MEDIA

Torno sull'argomento "velocità" già ampiamente affrontato nel post del 22 agosto, con particolare riferimento all'indicazione dei tempi di percorrenza.
Il programma orario della 100km (che sarà pubblicato su www.maratrail.comprevede in linea di massima una decina di ore al giorno di cammino (dalle 9.00-9.30 alle 19.30). Forse un po' di più il secondo considerando che il percorso, pur essendo il più breve, è il meno scorrevole e presenta infinite occasioni fotografiche. Oltretutto, quel giorno avremo più tempo a disposizione visto che presumibilmente tutti gli hikers alloggeranno a Pogerola e Nocelle quindi e non ci dovrebbero essere arrivi e/o partenze.
Come i più attenti avranno già dedotto, procederemo ad una velocità media compresa fra i 3,0 e i 3,5 km/h. Molto probabilmente cammineremo a ben oltre 4,0 km/h, anche 5,0 nei tratti più agevoli come i tratti stradali e lungo gli ampi sentieri fra Colle Sughero ed il bivio per Monte Cerreto, per poi scendere a circa 3,0 nelle salite regolari (ancorché lunghe) come le Tese di Pimonte e quelle di Positano, e a quasi 2,0 km/h nei tratti più ripidi o accidentati. Anche nei tratti di maggior interesse fotografico la velocità diminuirà a causa delle frequenti (brevi) soste.
A quelli che hanno meno familiarità con questi dati ricordo che 3 km/h significa percorrere 1 km in 20 minuti, quindi niente di eccezionale. Chi ha partecipato a qualche edizione della Camminata dei 23 Casali (passeggiata "turistica" di una quindicina di km con folto pubblico e certamente non tutti "atleti") tenga presente che il passo sarà solo un po' più veloce ma, chiaramente, per quasi il doppio del tempo.
Ricordo anche che per il Club Alpino Italiano “se il percorso è ondulato o piano e non presenta difficoltà che richiedano particolari attenzioni, il tempo di percorrenza deve fare riferimento ai chilometri percorsi: 3,5-4 km l'ora.” E certamente le escursioni del CAI non sono delle "corse".
Affidandosi invece ai criteri della famosa tabella svizzera (che prevede 4,2 km/h in piano e oltre 4,5 in leggera discesa) si può notare che con una pendenza media di +10% si dovrebbero percorrere 3.000m. Di conseguenza solo affrontando pendenze maggiori la velocità scenderebbe al di sotto dei 3,0 km/h. 
Nell'itinerario della www100km sono incluse solo poche salite lunghe più km con pendenza media superiore al 10%, ed esattamente:
Day1: Pimonte - Porta di Faito (4.500m al 17,1%)
Day1: Amalfi - Pogerola (2.300m al 13,2%)
Day2: Pontone - Punta d'Aglio (1.500m al 12,7%)
Day2: Tavernate - Acquolella (1.300m al 16,2%)
Day2: Bomerano - Monte Tre Calli (2.700m al 18,1%)
Day3: Valle Pozzo - S. Maria del Castello (2.400m al 13,8%)
Il più ripido di tutti, che affronteremo il terzo giorno, è il tratto dell'Alta Via dei Monti Lattari (CAI 300) che va da Capodacqua a Monte Comune (22,7%), ma non raggiunge il chilometro ... Gli svizzeri prevedono 33 minuti, ad una velocità media di circa 1,7 km/h.
In base a quanto suesposto e per concludere l'argomento velocità, è evidente che la 100km non sarà una corsa e non potremo essere accusati ingiustamente (come spesso accade) di CORRERE. Tuttavia, è logico che per portarla a termine piacevolmente e senza stress, e per godersi le tre passeggiate di oltre 30km ciascuna, un paio delle quali con più di 1.500m di dislivello, in tre giorni consecutivi, certamente bisogna essere in buona forma ed avere attrezzatura adeguata, in particolare le calzature.
Avete oltre 5 mesi di tempo ... preparatevi!