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giovedì 12 marzo 2020

Cronaca di una escursione esplorativa, con “consigli didattici” (2)

Cap. 2 – distrazione e riposizionamento
Procedendo velocemente sovrappensiero, pensando soprattutto a levarmi davanti la metà della salita del giorno mentre scattavo le prime foto e già con la testa alla sella fra le due alture, ho seguito una larga e chiara traccia senza meravigliarmi del tornante superato dopo poche centinaia di metri in quanto ne ricordavo una coppia ed in effetti dopo altri 250m circa ce n’era un secondo. Però, con mia sorpresa, dopo altri 300m, la pista terminava improvvisamente con vari spazi privi di vegetazione ai lati, ma il sentiero non proseguiva da alcuno di essi, neanche come traccia di dimensioni ridotte; c’erano vari muretti costruiti nei dintorni. Dove ero finito? La traccia seguita era chiarissima e larga e il versante del Cerrillar era certamente quello giusto.
Dopo essere andato un po’ in giro a cercare una continuazione, mi sono messo a studiare con attenzione la mia mappa per capire dove potessi stare. Avevo certamente lasciato il percorso 4 e imboccato il 2, avevo sempre camminato in salita percorrendo vari tornanti (il primo verso destra), sopra di me c’era il Cerrillar e alle mie spalle Portillo e Centro Visitantes. La carta invece riportava il primo tornante molto più avanti e quindi l’unica spiegazione era che mi trovavo su un sentiero non segnato. Ho dedotto che fosse un tentativo (poi abbandonato) di creare pista con qualche tornante in più per diminuire la pendenza o che la piazzola fosse considerata "punto panoramico". (foto sopra)

Guardando in alto, alla mia sinistra c'era una valletta relativamente profonda (foto sopra) ed era l'unica del genere nell'area; si trattava quindi di quella ben evidente sia nella mia mappa che in quella in basso (scaricata poi la sera, insieme alla foto satellitare a dx); quindi l’unica incertezza restava la quota esatta ma a quel punto ero sicuro che, attraversando detta valletta, dopo poche decine di metri dall'altro lato avrei incrociato il sentiero 2.
Questa era anche la soluzione più opportuna per non perdere quota inutilmente e quindi ho cercato – e trovato – un punto per attraversare la valletta e dopo pochi metri ho effettivamente intercettato la Ruta 2, lì sensibilmente più stretta sia della sua prima parte che del percorso errato da me seguito (come si vede nella foto).
 
Avendo potuto consultare e scaricare dette immagini dall’ottimo sito del Cabildo di Tenerife, ho avuto conferma delle mie ipotesi e che la distrazione è stata lieve in quanto la pista da me seguita era ben più evidente di quella (poco) segnata. 
Si dovrebbe sempre avere con sé una stampa della mappa (anche b/n va benissimo) sulla quale riportare tutto ciò che di rilevante si incontra. Al rientro, cercare di capire dove conducano i sentieri dei quali si è visto l’inizio consultando altre mappe e/o foto satellitari, o almeno ipotizzare dove vadano a finire. Questi appunti cartografici dovrebbero certamente essere conservati ed eventualmente riportati su una mappa generale “casalinga”.
Come ogni buon orientista a fine gara analizza le sue scelte cercando di capire dove e perché ha sbagliato, anche ogni escursionista che ha attraversato aree da lui poco frequentate dovrebbe annotare i punti notevoli rilevati, attacchi di sentieri non riportati in mappa (da andare a verificare successivamente), deviazioni varie e questo è ciò che ho fatto. Qui sotto a sx vedete il dettaglio del bivio sentiero 2 (stretto) e pista larga (quella che ho imboccato), a dx la piazzola terminale della suddetta pista.
 
Quando ci si rende conto di non essere sul percorso che si intendeva seguire o ci si trova al termine di un sentiero (cieco), ci si deve fermare e cercare di capire dove ci si trovi; avendo una mappa a buona scala, di solito - ragionando e osservando - ci si riesce. In caso contrario, è fondamentale tornare indietro fino a ritrovarsi in un punto certo. Non è assolutamente consigliabile continuare all’infinito sperando in un miracolo!
Se l’ambiente lo consente, e sapendo più o meno dove siamo, c’è tuttavia una valida alternativa a patto che si legga attentamente la mappa: 
dirigersi direttamente verso un elemento lineare imperdibile (in orientamento: linea d’arresto) quali possono essere corsi d’acqua, linee elettriche, strade, sentieri sicuramente evidenti, e simili, o anche elementi puntiformi (cima, rudere, …) dai quali si può poi ripartire su percorso certo.
I miei movimenti effettivi sono evidenziati in giallo, la linea tratteggiata verde più spessa rappresenta la pista larga, quella più sottile il fuori sentiero, la valletta è indicata con la lettera a.

Prima che qualcuno me lo ricordi, ribadisco che:
non è opportuno andare in giro da soli (come faccio io tante volte). Nel caso fosse necessario, lasciate detto dove pensate di andare e, approfittando della tecnologia, di tanto in tanto mandate un messaggio o una foto che indichi la vostra posizione … non si può mai sapere.

mercoledì 11 marzo 2020

Cronaca di una escursione esplorativa, con “consigli didattici” (1)

PROLOGO
Come spesso mi accade, comincio a fare qualcosa e poi tento di perfezionarla strada facendo, e ciò vale non solo per le mie uscite escursionistiche, ma anche per i post e tanto altro. La mia prima intenzione era quella di descrivere la mia bella camminata esplorativa di ieri (qui alcune foto) spiegando anche i miei vari ragionamenti e le scelte che mi hanno portato ad effettuare cambiamenti in corso d’opera. Ho cominciato quindi a scrivere ma, dopo poco, mi sono reso conto che sarebbe stato un post eccessivamente lungo e quindi, non volendo rinunciare all’obiettivo, ho deciso di dividere la descrizione in più post alternando spiegazioni e consigli, questi basati su fatti oggettivi, esperienza e, non da ultimo, buonsenso.
Cap. 1 - progettazione
Come ho sempre fatto, ed in particolare volendo raggiungere nuove mete, mi sono messo a studiare le mappa dell’area. In questo caso, si trattava di un mio lavoro e quindi lo reputavo affidabile (il che è un gran vantaggio). Tuttavia, lunedì sera impiegai molto tempo nel pianificare l’uscita di ieri nel Parque Nacional del Teide, in quanto mi ero imposto molte condizioni, non facili da soddisfare al meglio in un unico itinerario. Mio obiettivo principale era quello di raggiungere la cima di 2 vette minori, fuori sentiero e per me inedite (Cerrillar 2.346 e Punta de Maja 2.364) e, a completamento, pensavo di andare alla ben nota Fortaleza (2.163), visto che ci mancavo da molto. Tutto da combinare in un giro di una ventina di km (+o- 10%) da concludere in circa 5h30', visto che dipendo dall'orario dell'unica guagua (bus) e quindi conta anche la scelta del punto di partenza. Dovevo oltretutto non sottovalutare l'incognita dei tempi dell'esplorazione e il tempo per fotografare e infine volevo cercare di trovarmi quanto più spesso possibile in situazioni di luce favorevole (p.e. dalla Fortaleza verso le 15.00 il Teide si trova perfettamente in controluce). Neanche in questo caso, pur contando su una buona rete di sentieri, è possibile avere tutto.
Per portare un paio di esempi “casalinghi”, è noto che, da San Costanzo e dintorni, Capri appare ben illuminata di mattina e Jeranto nel pomeriggio e, pur restando fermamente convinto che il miglior modo di percorrere il crinale sia quello in salita, talvolta al fine di includerlo evitando ripetizioni o lunghi giri, risulta conveniente farlo in discesa.
Ho preso in considerazione diversi punti di partenza e quindi itinerari ben distinti che però includessero la parte centrale della Ruta 2 - Arenas Negras che passa fra le due cime. La più interessante (lineare, con inizio dalla fermata Montaña Blanca) la prevedeva però nell'ultimo paio d'ore e quindi l’ho scartata preferendo avere la parte più flessibile del programma nella seconda parte del giro … e bene ho fatto (leggi prossimo capitolo).
Per quanto possibile, riservare le “esplorazioni” nella prima parte dell’uscita, non sapendo quanto tempo richiederanno, per puro piacere, per ulteriori indagini o a causa di ostacoli imprevisti.
Quando non si esce per andare a percorre sentieri così come sono proposti, pedissequamente, è opportuno leggere attentamente la carta dell’intera area, valutare – seppur approssimativamente – distanze, dislivelli e pendenze (orienteering docet). Farsi un’idea della velocità alla quale si potrà (si pensa di) procedere per rendersi conto del tempo necessario e valutare quello a propria disposizione.
Non partire se non si ha un’idea ben chiara di dove si voglia andare e, soprattutto, di ciò che si trova attorno, per essere pronti a trovare alternative o vie di fuga. Ovviamente, è fondamentale portare con sé la mappa … ma non nello zaino!
Alla fine ho optato per un circuito da Portillo, vedi mappa sopra. Dal Centro Visitantes ruta 4, poi la 2 con deviazioni per le due alture e ritorno sulla 4; via 4.1 a Portillo Alto, sentiero non ufficiale per il 24 e 1 fino alla Fortaleza (circuito 36); ritorno a Portillo via 1 completo. Circa 18,5km senza contare le deviazioni per Cerrillar e Punta de Maja.
Nel Cap. 2, se avrete la pazienza di leggerlo, vedrete che non è andata proprio così e spiegherò perché.
Tutte le mappe dei sentieri del Parque Nacional del Teide (incluso il quadro d'unione) le trovate in questa pagina.  

mercoledì 25 dicembre 2019

Montaña de los Tomillos e novità circa i sentieri del Teide

Questa volta, per la prima escursione nel Parque Nacional del Teide (Tenerife) del mio ennesimo soggiorno canario, pur percorrendo buona parte dei miei sentieri preferiti, mi sono dedicato anche alla ricerca di un vecchio sentiero, ho verificato un interessante cambiamento scoperto per caso e mi sono goduto due fuori sentiero di 1,5km ciascuno. 

Tutto ciò mantenendomi nella parte bassa (fra i 2.000 e i 2.350m) di una delle zone che più mi piace, vale a dire tra Portillo, Fortaleza e Montaña Blanca (2.748m), un pendio per lo più dolce dove si può andare quasi in qualunque direzione camminando su un tappeto di lapilli e materiale vulcanico fine, fra vegetazione sparsa, rocce affioranti dalle forme e colori più vari e qualche cratere. Sulla mappa le novità sono disegnate in verde. 
Le foto, forse, a chi non è abituato ad andare in giro in ambiente naturale possono sembrare molto, troppo simili, ma gli "intenditori" sapranno apprezzare i cambi di luce, di prospettiva, i tanti toni di colore di quella che appare quasi come sabbia di un deserto, la diversa vegetazione, in vita o completamente secca.

Dopo aver percorso circa 3km (sent. 1+6) ho lasciato il percorso segnato per andare a percorrere il ciglio del piccolo cratere della Montaña de los Tomillos dal quale, ovviamente, ho potuto godere di ampie e insolite viste. 
Sono quindi tornato sul 6 per poi abbandonarlo di nuovo poche centinaia di metri a monte dell’inizio del 27 (altro bel sentiero). Infatti, anche se in un primo momento avevo pensato di arrivare fino alla congiunzione con il 22 che avrei utilizzato per il ritorno, ho reputato inutile affrontare quel dislivello (circa 150m) e ho preferito attraversare le varie affascinanti e inesplorate vallette fra i due sentieri. Guardando la mappa si può notare che il percorso è lungi dall’essere lineare ma la mia intenzione era proprio quella di raggiungere buoni punti di vista sulle varie alture per scattare foto “uniche”. Dopo aver superato la prima valletta ed essere sceso per un po’ lungo il successivo crinale sono risalito lungo il margine della ripida scarpata della seguente valle per un bel po’, sia per non correre alcun rischio nella discesa fra pietre non del tutto stabili, sia per apprezzare detta valle dalla sua parte più alta.

La successiva deviazione è stata invece motivata da una curiosità che avevo da tempo. Osservando la mappa si vede che ho lasciato il sentiero 6 nel punto in cui volta nettamente a dx e si inerpica per varie decine di metri di dislivello pur avendo davanti a sé una ampia valle quasi assolutamente pianeggiante che giunge fino alla Cañada de los Guancheros e quindi al sentiero 1. Convinto che la labile traccia della quale avevo riportato in mappa l’inizio già un paio di anni fa continuasse secondo logica, stavolta sono andato a verificare la mia ipotesi. Anche se in vari tratti non ne ho trovato evidenza, in più parti si notava una chiara striscia più battuta, in vari casi limitata da allineamenti di pietre nei lati, che nel complesso seguiva il percorso più logico, cioè parallelo alla base della scarpata a est e giungeva all'angolo SW della recensione della area dedicata sperimentazione e quindi interdetta al transito di persone e animali.
Da questo punto, si può seguire la recinzione verso nord per portarsi sul percorso 1 volendo poi imboccare il 33 o scendere a valle, o verso est per andarlo a prendere al bivio dal quale si stacca il 29 verso la Fortaleza, se si vuole a Portillo.

Incamminandomi verso il Centro Visitantes, ho notato che dalla Cañada de los Guancheros il percorso 1 era stato allargato (lavori non ancora completati) da poco più di un metro a circa 3 metri. Non avendo notato tale allargamento anche nella parte più prossima a Portillo, percorsa in mattinata, mi sono chiesto come fossero arrivati fin lì i mezzi pesanti è quale fosse lo scopo di tali lavori. Proseguendo verso Portillo ero certo che avrei risolto il problema ed infatti ho scoperto che era stata ripresa una pista, già riportata su vecchie mappe ma assolutamente non più percorribile nella sua parte alta ad inizio anno. Ora, come si vede sulla cartina, è stato ricreato il collegamento ma per quale motivo non l’ho ancora scoperto (essendo la vigilia di Natale il centro accoglienza visitatori del parco era già chiuso).
Da ultimo, ho anche percorso (e riportato in carta) un nuovo itinerario all’interno del piccolo orto botanico, proposto con il nome Ruta Pinar de la Cumbre e lungo circa 500 metri.

mercoledì 13 settembre 2017

Mappa della Caldera del Teide (settore NE)

In previsione di un nuovo soggiorno tinerfeño (a Tenerife) e delle conseguenti ennesime escursioni nella caldera del Parque Nacional del Teide, fra lave, pomici, lapilli, sabbie e materiali vulcanici vari, aree punteggiate da radi cespugli o assolutamente desertiche limitate a nord dai boschi della Corona Forestal, ho deciso di abbozzare una nuova cartina della parte secondo me più interessante a varia dei 190 kmq del territorio di competenza del Parco, quella che vedete nella parte inferiore della foto satellitare (visione da NE).

Andando in giro con il mio solito spirito serendipitista, mi piace sapere sempre dove mi trovo (e non mi riferisco alle mere coordinate geografiche ormai fornite non solo dai gps ma anche da cellulari e da tanti altri dispositivi) in modo da poter cambiare programma in qualunque momento sapendo cosa c’è attorno a me, come possa passare rapidamente da un sentiero all’altro o - in caso di emergenza - raggiungere la strada nel minor tempo possibile, cosa troverò oltre le alture a vista, cosa mi posso aspettarmi di vedere seguendo una traccia, e via discorrendo. 
A prescindere dalle mie abitudini, sono fermamente convinto che chiunque si avventuri in un ambiente non familiare debba avere con sé una mappa dei luoghi, anche se non precisissima almeno realistica.

Per tutte le suddette ragioni, e prevedendo di effettuare più escursioni in quell'area, ho quindi deciso di riassumere le informazioni e dati importanti su carta creata ad hoc che, come al solito, condividerò con altri appassionati. Ho cercato di combinare al meglio essenzialità e precisione, dando la giusta importanza alle curve di livello, ma senza sovraccaricare il disegno di linee inutili. I sentieri li ho tracciati confrontando e interpolando dati tratti da carte esistenti con tracce GPS rilevate personalmente e scaricate dalla rete e, in alcuni casi, verificando il tutto con foto satellitari. Per i tratti meno acclivi dovrò certamente verificare in loco l’attendibilità delle isoipse ma, considerato che in linea di massima non ci sono ostacoli insormontabili, è un problema di minore importanza.
Al momento la mappa (estendibile in futuro) rappresenta quei 50 kmq della parte nordorientale del Parco che comprendono Portillo, Fortaleza, Montaña Blanca (foto in alto), Risco Verde, Arenas Negras (foto a sx), Huevos del Teide (in basso a sx) e Montaña Rajada (in basso a dx), includendo integralmente ben 11 sentieri segnalati e connessi fra loro in modo da formare una fitta rete di percorsi. Oltre a questi, che già da soli permettono la realizzazione di una marea di itinerari di lunghezza e impegno adattabili alle capacità di ciascuno, altri 5 sono rappresentati solo in parte in quanto, seppur connessi alla suddetta rete, terminano in località fuori carta. 
Gli 11 sentieri (indicati con la numerazione ufficiale del Parco) sono:
1 - la Fortaleza (5,3 km) (sullo sfondo nella foto sotto a sx, dal sent. 7) 
2 - Montaña de las Arenas Negras (7,9 km) (foto sopra)
6 - Montaña de los Tomillos (7,5 km)
14 - Alto de Guamaso (2,9 km)
22 Lomo Hurtado (5,0 km)
24 Portillo Alto (1,5 km)
25 Recibo Quemado (2,0 km)
27 Montaña Rajada (2,1 km)  (foto sotto a dx)
30 Los Valles (5,0 km)
33 Montaña Negra (3,1 km)
36 Alto de La Fortaleza (2,7 km)
       
I 5 sentieri rappresentati parzialmente sono:
4 - Siete Cañadas (6,2 di 16,3 km)
7 - de Montaña Blanca al Pico del Teide (5,5 di 8,3 km)
8 - El Filo (2,3 di 18,8 km)
29 - Degollada del Cedro (0,7 di 2,0 km)
37 - Cerrillar - Carnicería (0,4 di 2,7 km)

In attesa del momento in cui sarà pronta la versione "definitiva" (che non potrà mai essere tale in quanto ogni mappa è in continua evoluzione) i frequentatori abituali della Caldera e quelli che pensano di andarci anche una sola volta (per i camminatori che si trovano a Tenerife una escursione è praticamente d’obbligo) possono già cominciare a scaricare la bozza e salvarla sul proprio smartphone o strumento simile e anche stamparla in uno o più fogli a proprio piacimento. 

Questo sopra è solo uno stralcio della mappa sulla quale sto lavorando. La bozza completa è qui http://www.giovis.com/maps/TeideNE.gif, in formato GIF in alta definizione. 
Datele anche un semplice sguardo ma, se la scaricate così com'è, ricordate poi di scaricare anche i futuri aggiornamenti.
Coloro che notassero errori sostanziali o incongruenze, o volessero suggerire migliorie, sono invitati a contattarmi via email  giovis@giovis.com

venerdì 4 dicembre 2015

A passeggio nel semi-deserto de las cañadas del Teide

L’area nordorientale della caldera, racchiusa fra El Portillo, Fortaleza e Montaña Blanca già mi affascinò l’anno scorso quando ne attraversai la parte più settentrionale. Avevo quindi in programma una nuova camminata per percorrere altri sentieri e aspettavo una giornata “promettente”. Qui a Tenerife, come nella maggior parte delle isole in mezzo all’oceano, il tempo cambia rapidamente e il fatto di avere una cima di oltre 3.700 metri che “aggancia” grossi nuvoloni contribuisce all’imprevedibilità. Pochi giorni fa, dopo la pioggia della notte, fu nuvoloso fino alle 10 e poi improvvisamente il cielo diventò azzurro e così rimase fino a sera. Altre volte pur essendoci nuvole basse fino a 500m di quota spesso oltre i 1.500m è splendido ... ma è difficile prevederlo. Come in un aereo, si sta al sole ma in basso non si vede altro che nubi. In conclusione ci vuole un po’ di fortuna. 
  
Ieri cielo limpido fino a metà giornata, poi nuvole ... come si vede anche dalle altre foto, caricate in ordine cronologico, dopo le prime 4 introduttive.
Mia prima destinazione è stata Fortaleza, residuo del margine della caldera che si eleva da un mare di sabbia. Dirigendosi poi verso sud si comincia a camminare per lo più su pomici e dopo qualche chilometro, salendo di quota, i pochi cespugli diventano sempre più radi e sembra di essere in un deserto. Il paesaggio, pur rimanendo simile, cambia di continuo per la qualità di lapilli, ceneri e pomici e per la loro dimensione. Parecchi scorci fornirebbero uno scenario perfetto per film western classici.

Camminare in questi luoghi è senz’altro affascinante a prescindere dal tempo, ma certamente i toni dal giallo, all’ocra e al rossiccio, che spesso contrastano con lo sfondo delle lave più recenti completamente nere, sono estremamente più godibili in una giornata luminosa, non dimenticando anche un’altra conseguenza del soleggiamento: la temperatura. Come è noto, in alta quota si sta bene pure in maglietta finché c’è sole, ma nel momento in cui scompare dietro una nuvola, anche per poco, la temperatura cala di colpo.
Nel corso dell’escursione ho avuto modo di notare l’esistenza di altri sentieri (assolutamente tralasciati da guida Rother e un’altra  cartina in mio possesso) e, verificatane l’effettiva percorribilità con il personale del Parco, ho già progettato una nuova escursione circolare che spero di portare a compimento scaldato da un bel sole, dall’inizio alla fine.
Inizierò ripercorrendo in senso inverso la parte finale di ieri (con le nuvole) e ritornerò a El Portillo attraversando altra area semidesertica a est della strada dopo essere salito in cima a Montaña Rajada (a vederla mi sembra interessante) e passando per Las Minas de San José (anche questa aveva già attirato la mia attenzione in passato).
Tutti questi sentieri sono per lo più facili, ma non bisogna sottostimarli in quanto apprezzando la zona nella sua globalità, ai piedi del Teide che da essa si eleva per circa 1.500m, si ha l’idea che sia quasi pianeggiante. A parte in fatto che non lo è, si devono considerare tanti saliscendi e bisogna tener ben presente che camminare su sabbia o pomici non è la stessa cosa che camminare su fondo duro.

Spero di parlarvi, a breve, di Montaña Rajada e Minas de San José.

mercoledì 2 dicembre 2015

El canal de Barranco Seco (Punta del Hidalgo)

Punta Brava, Puerto de la Cruz (Tenerife), 2 dicembre 2015

Abbastanza soddisfatto, ma non contentissimo.
Dopo i tunnel di Waimano, Oahu - Hawaii (a sx) e le levadas di Madeira (a dx) ieri ho sperimentato un altro itinerario in un canale in costa, lungo il ripidissimo fianco di un profondo barranco di origine, manco a dirlo, vulcanica. 
   
Sono andato in esplorazione avendo a disposizione due cartine che rappresentavano dati e itinerario diversi fra loro ma, vista l'orografia e conoscendo il tipo di vegetazione che avrei incontrato, sapevo che il sentiero sarebbe stato più che evidente. Dalle numerose foto che potrete vedere in questa collezione vi renderete conto che non c'erano molte scelte e i sentieri erano individuabili da lontano.
Dopo un ripido e noiosissimo inizio su asfalto (pendenza media 20% da 60 a 320m di quota) finalmente si lasciano gli ultimi campi coltivati e i caprili e inizia lo sterrato. Poche centinaia di metri e si imbocca (mai termine più appropriato) l'acquedotto. Per i successivi 1500m si cammina radenti la roccia, in un canale con fondo duro e livellato, largo una quarantina di cm e con due sponde intonacate alte fra i 30 e i 50cm. Da un certo punto di vista ci si sente abbastanza sicuri ma non è per chi soffre di vertigini in quanto spesso al lato non c'è terreno né ci sono piante, al di là del basso muretto c’è lo strapiombo e si vede solo il fondovalle.
Un ulteriore, seppur minore, ostacolo è rappresentato dal poco spazio al livello delle spalle. In molti punti la parete non è stata tagliata verticalmente e superare gli spuntoni sporgenti dal lato ed in alcuni casi anche dall'alto, per giunta con lo zaino in spalla, obbliga a contorsioni varie.
   
Non dimentichiamo che ci sono anche i tunnel, per la maggior parte molto brevi, ma ce n’è uno lungo circa 100m. Questo non è rettilineo e di conseguenza quando se ne percorre la parte centrale non si vede né l’ingresso né l’uscita e quindi non è proprio fra i più adatti ai claustrofobici.
Se nessuno di questi minimi "problemi" vi impedisce di percorrere il canale serenamente ed in modo abbastanza rilassato (seppur sempre con la dovuta cautela) potrete godere di panorami molto interessanti sul profondo barranco le cui pareti sono erose come un pezzo di groviera.

   
L’acquedotto un tempo era parzialmente coperto come si vede nella foto in basso, ma ora è quasi tutto sgombro. In numerose immagini si può notare l'incisione scavata nella roccia proprio per poggiarvi le lastre di copertura e, ancor più evidente, è il tubo metallico nel quale attualmente corre l'acqua.
Come detto in precedenza, ci si sente abbastanza sicuri camminando nel canale artificiale pensando che non potrebbe mai crollare, fin quando ad un certo punto se ne trovato un tratto crollato (già da tempo) ma il problema è stato brillantemente risolto scavando un bypass nella parete rocciosa. Vedi foto.
   
Purtroppo una mattinata molto promettente è diventata una giornata molto grigia e tranne pochi minuti durante i quali il sole ha fatto capolino fra le nuvole mi ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco e accontentarmi di fotografie poco entusiasmanti e un po’ piatte. (40 foto dell'escursione) A ciò si è anche aggiunto il disappunto per aver dovuto abbreviare l’escursione. Partito con l'intenzione di effettuare il circuito completo che prevede la salita a Beja via Barranco Seco e ritorno a Punta del Hidalgo via Barranco del Rio, una volta percorso interamente l'acquedotto e avvicinandomi alle prime case di Beja, ormai a vista, il cielo diventava sempre più scuro. Valutata attentamente la situazione, peggiorata da qualche gocciolina di pioggia e da forti raffiche di vento, che prendeva velocità nella valle, ho vutato 'a capa ‘o ciuccio e sono tornato indietro tenendo anche conto che la discesa nel Barranco del Rio viene concordemente descritta come la parte più impegnativa, assolutamente sconsigliata con fondo bagnato, ergo ...

Un fatto che, al contrario, mi ha dato soddisfazione è l’aver trovato due stazioni di Habenaria tridactylites (una delle 4 specie orchidee endemiche delle Canarie, su un totale di sono 9 censite). 
Ciò non solo per averla vista ma anche per averla identificata e ancor di più per aver poi scoperto che si trovava in un posto nel quale gli esperti dicono che non dovrebbe stare. 
Infatti i vari articoli "seri" consultati, a cominciare dalla scheda della red list indicano il limite minimo di altitudine a 400m e specificano che preferisce aree con una certa umidità, all'interno o al margine delle foreste laurisilva
I due gruppi si trovano invece su una parete arida (per giunta in un barranco detto seco) ad una quota di circa 330m. Ciò ne farebbe la stazione più a bassa quota censita nell'isola di Tenerife ...




Tempo permettendo, domani spero di scattare foto migliori nei campi di lava fra el Portillo, Fortaleza e Montaña Rajada