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giovedì 26 marzo 2015

Vendicari, area protetta di facile accesso e interessante per tutti

La denominazione ufficiale è Riserva Naturale Orientata Oasi faunistica di Vendicari, ricade interamente nel territorio comunale di Noto (SR) ed è gestita dal Dipartimento Regionale Azienda Foreste Demaniali. Consta di una striscia di terreno calcareo e sabbioso parallela al mare, lunga circa 8 km e mediamente larga un chilometro. Include quattro grandi “Pantani”, da nord a sud Piccolo, Grande, Roveto, Sichilli attorno ai quali svernano una gran quantità di uccelli. Giusto per citare i più conosciuti e più grandi (e quindi visibili) si trovano quasi sempre cormorani, volpoche, aironi, garzette e fenicotteri (in alcuni anni ne sono stati censiti anche oltre un migliaio). Oltre agli uccelli potrete ammirare tante lucertole dai colori molto vivi e i più attenti e fortunati riusciranno a vedere qualche coniglio selvatico mentre attraversa velocemente un sentiero o si muove in campo aperto fra i cespugli.
   

   
La vegetazione è estremamente particolare in quanto l’intera area è quasi sempre battuta dal vento e, a causa della vicinanza del mare, è condizionata dalla salsedine e dal terreno che varia dal sabbioso al calcareo. In molti punti a qualcuno può sembrare una zona semidesertica, ma fra i bassi e duri arbusti si trovano una “marea” di piccole piante la cui altezza media è di pochi centimetri.
Anche rimanendo per lo più lungo i sentieri (in parecchi casi è obbligatorio) si riescono ad identificare (e a fotografare) tanti fiori, in qualunque stagione. Questi in breve sono i motivi del fascino del posto dove è possibile camminare per ore attraversando ambienti diversi, facendo birdwatching (non dimenticate il binocolo, ci sono vari capanni a disposizione in punti strategici), passeggiando sulla spiaggia o nell’area della ex-tonnara nelle cui vicinanze c’è anche la cosiddetta Torre Sveva, il centro visite e una piccola area archeologica nella quale spiccano le vasche scavate nella roccia in prossimità del mare nelle quali si produceva il famoso garum. Tutto si va ad aggiungere alla bellezza della ricca e interessantissima vegetazione, sia per qualità che quantità di specie.

D’estate può fare molto caldo (e non c’è un filo d’ombra), ma la buona notizia è che ci sono vari tratti sabbiosi che consentono un facile e sicuro ingresso in acqua e circa 3 km a nord dell’ingresso principale c’è la fantastica Calamosche.
Stamattina ho caricato oltre 40 foto macro in un album al quale potrete accedere anche dalla pagina pagina viaggi e da quella specifica delle macro. Fra le specie fotografate ce ne sono varie caratteristiche dell’area e troverete anche 5 diversi tipi di Orchidee spontanee, alcune delle quali presenti solo in Sicilia
A breve pubblicherò altre foto scattate nel corso della seconda delle tre visite delle ultime settimane e un breve filmato che sto montando utilizzando le riprese effettuate nella stessa occasione. Ciò nel tentativo di darvi un’idea di questo ambiente affascinante che ho avuto la fortuna di conoscere nel 1999 e da allora ci torno con estremo piacere ogni volta che mi si presenta la possibilità. Se sono riuscito a stimolare la vostra curiosità, vi suggerisco di approfondire l'argomento visitando alcuni dei siti "seri", vale a dire quelli con notizie precise e affidabili in merito alla flora e all'avifauna della Riserva di Vendicari.

domenica 15 marzo 2015

Pupi siciliani, Museo di Siracusa

Sono stato quasi rimproverato (simpaticamente) per aver chiesto alla direttrice del Museo dei pupi di Ortigia se quelli esposti fossero di tipo "palermitano" o "catanese". Con una lunga e dotta spiegazione, mi ha detto che nella maggior parte dei testi (e quindi dei siti) si fa questa semplicistica divisione, non del tutto esatta. Infatti oltre a queste due scuole, che pur avendo molti elementi in comune hanno sostanziali differenze, ce ne sono molte altre tipiche di varie città o aree siciliane. Per farla breve, i pupi palermitani hanno molti più movimenti di quelli catanesi ma sono più piccoli (ma comunque alti circa 80cm). Potete leggere un interessante e puntuale approfondimento in questa pagina

Ovviamente quelli esposti nel Museo dei Pupi di Siracusa sono di scuola siracusana, più simile alla catanese che alla palermitana e con la particolarità dell’uso di maschere di cartapesta montate sulla testa di legno. In questo album Google+ ho raccolto una quarantina di foto scattate nel Museo che vanno dai pupi classici (paladini e mori) ai personaggi fantastici di contorno (draghi e diavoli), dalle scene ai pupi utilizzati per rappresentazioni più moderne (per esempio Cavalleria rusticana) e a una serie di marionette di altre culture.
Continuando “l’intervista” sono passato a chiederle quale fosse il numero standard di personaggi e mi ha raccontato che ogni puparo degno di tale nome ne ha almeno 100, ma il numero arriva addirittura a 1500 anche se la maggior parte ha ruoli brevissimi, come le comparse in un film. Attenzione, ciò non significa che si abbiano altrettanti pupi. Infatti pur essendo vero che i protagonisti non vengono modificati, i personaggi secondari vengono spesso creati cambiando parte del pupo, di solito la testa (la sola maschera per i pupi siracusani) o parte dell'abbigliamento.
Potrete cominciare ad approfondire l’argomento navigando all’interno di www.teatrodeipupisiracusa.itanche del vecchio sito www.pupari.com dove troverete ben descritta la storia delle famiglie di pupari Mauceri e Vaccaro i cui discendenti si occupano oggi del Museo, del Laboratorio e del Teatro. Si trovano tutti e tre lungo via Giudecca ad Ortigia (l’isola centro storico di Siracusa) e nel teatro si svolgono frequenti rappresentazioni la cui durata standard varia fra 45 minuti e un’ora. Spesso vengono presentate storie singole (con inizio e conclusione), ma in altri casi vicende più complesse suddivise in puntate, proposte in giorni consecutivi. 

giovedì 23 ottobre 2014

Panegirico della Sicilia orientale

Riordinando, raggruppando e spostando in www.giovis.com, le migliaia di foto di viaggio già presenti su giovistravels, ieri è stato il turno delle pagine e immagini del mio svernamento a Marzamemi, Pachino (SR) nel 2005/2006.
Gli amanti dei viaggi troveranno molti spunti interessanti e scopriranno (almeno visivamente) molti luoghi, costruzioni e fatti peculiari in particolare dell’area dei Monti Iblei e delle coste della Sicilia sud-orientale. 
In questa pagina/indice trovate i link a 25 album Google+ nei quali ho raccolto le quasi 1300 foto che illustrano soprattutto le mie escursioni nelle provincie di Siracusa e Ragusa. Potrete vedere particolari del Barocco Siciliano, parchi naturali (Vendicari in primis, foto in basso), spiagge e coste rocciose, tonnare e cave (i canyon scavati dall'acqua nelle rocce degli Iblei come quelli di Pantalica, Ispica, Cavagrande del Cassibile, ecc.), venire a conoscenza di cosa siano i ddieri e come erano fatte le neviere iblee nel XVII-XVIII secolo, scoprire la singolare Cavalcata di San Giuseppe di Scicli, cittadina che tanti di voi hanno visto (pur non conoscendone il nome) per essere il set di tutti i telefilm di Montalbano (c’è il Commissariato di Vigata). Ma fra le tante foto ce ne sono anche delle Eolie e dell’Etna e qualcuna delle Madonie.
C'è tanto da camminare lungo le spiagge, sui Monti Iblei, sul fondo delle cave, negli stretti vicoli selciati, nei siti archeologici e spesso ci si può spostare da paese a paese seguendo le antiche trazzere bordate dai classici muretti a secco.
Per facilitare l'orientamento, nella succitata pagina/indice ho inserito anche una cartina essenziale della Sicilia ed questo ingrandimento del sud-est dell’isola.

Questa è senz'altro la parte più interessante per la varietà di ambienti, la tranquillità, la natura, le coste, il meglio dell’archeologia e dell’architettura barocca siciliana e non ultima la gastronomia. Questa non si limita a quanto ormai si trova dovunque nei negozi specializzati e talvolta anche nei supermercati (prodotti di tonnara, cioccolato di Modica, vini come il Nero d’Avola e il Cerasuolo di Vittoria) ma vanta una grande varietà di pietanze “povere” locali a cominciare dal maccu, la gelatina di maiale, la vera pizza siciliana (ripieno di tuma e acciughe), la scaccia iblea (scacciata per i catanesi) e gli onnipresenti arancini non solo i classici bianchi (al burro) o rossi (ragù di carne), ma anche con le melanzane (alla catanese o alla norma) ai pistacchi di Bronte o agli spinaci.
E giusto per finire vi ricordo dell’importanza della ricotta (che si può andare a mangiare calda nelle masserie degli Iblei) nella pasticceria siciliana (raviole, cannoli, cassate …) anche se ormai non sempre si utilizza la ricotta di pecora come da tradizione e fra i tanti altri cibi dolci i torroncini e le granite.
In merito a quest'ultima, pur non essendo amante di dolci (e quindi non esperto, ma li provo quasi tutti) mi permetto senz’altro di consigliare a tutti una prima colazione a base di granita di mandorle (se proprio avete bisogno di caffeina anche di caffè può andare) accompagnata da una ricca raviola catanese di ricotta e cannella appena sfornata … altro che cappuccino e brioche o cornetto!