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sabato 3 settembre 2022

Microrecensioni 256-260: fra i migliori neo noir (anni 1986-95)

Dopo aver guardato i 4 neo noir di David Lynch, sono andato a scavare nelle liste di film dello stesso genere che si trovano in rete. Scartando quelli visti di recente e quelli che non mi convincevano sono comunque riuscito a estrapolare 15 titoli che ho cominciato a guardare in ordine cronologico. Quindi questa è la prima di tre cinquine di neo noir, quasi tutti i film vantano ottimi rating e tanti premi, fra i quali anche vari Oscar.

 
Se7en (David Fincher, USA, 1995)

David Fincher è uno di quei registi che produce poco (18 film in oltre 30 anni) e, nonostante tanti successi (Fight Club, Zodiac, The Game …) e 3 Nomination Oscar (Benjamin Button, The Social Network e Mank), è poco conosciuto. Questo film si trova addirittura al 19° posto della classifica IMDb dei migliori film di tutti i tempi. La sceneggiatura è ottima e, anche se spesso propone scene a dir poco raccapriccianti, mantiene sempre viva l’attenzione del pubblico con tanti twist e colpi di scena nonostante il passo apparentemente lento. Alla qualità complessiva del film contribuiscono, e non poco, le interpretazioni di Morgan Freeman e Brad Pitt (protagonisti) e quella di Kevin Spacey sebbene relegato in una breve parte nel finale. Un detective a pochi giorni dal pensionamento e uno appena arrivato (inizialmente in contrasto fra loro) uniscono le loro forze quando si rendono conto di avere a che fare con un sadico serial killer che agisce secondo un suo piano preciso. Bestiale il finale sia dal punto di vista cinematografico che da quello della perversa logica del criminale. Nomination Oscar per il montaggio. Film da non perdere, ma non per stomaci deboli.

Mona Lisa (Neil Jordan, UK, 1986)

Produzione inglese, con un ottimo cast autoctono che conta su star come Michael Caine e soprattutto Bob Hoskins (Nomination Oscar come protagonista, premiato come miglior attore anche a Cannes, BAFTA e Golden Globes), ma c’è anche il caratterista Robbie Coltrane, quello che ormai tutti conoscono come il Rubeus Hagrid di Harry Potter. Singolare trama che vede un tracagnotto uomo di mezza età appena uscito di galera diventare l’autista personale di una call girl di colore che frequenta ambienti ben diversi di quelli ai quali lui era abituato. Tante sono le cose che vengono fuori e George (Bob Hoskins, l’autista) avrà modo di dimostrare la sua devozione alla sua (non ufficialmente) protetta. A farne le spese saranno vari uomini che tenteranno di infastidirla o addirittura minacciarla. Un film che procede in crescendo, secondo uno schema per niente tradizionale. Interessante visione.

  
House of Games (David Mamet, USA, 1987)

Anche in questo film ci sono psicologi, ma stavolta hanno a che fare con truffatori professionisti invece che con i soliti assassini psicopatici. La psicologa di turno entra in contatto con un giocatore di poker al quale un suo paziente deve una cospicua somma. Visto il suo interesse professionale, il truffatore e i suoi complici le mostrano una serie di imbrogli, dai più semplici e diretti a quelli organizzati con messe in scena che necessitano più persone. Restando affascinata da quell’ambiente, si trova poi implicata in una frode mirata ad ottenere una grossa somma di denaro. Non si contano le sorprese e i rovesciamenti di situazioni, fino ai colpi di scena finali. Bravi i protagonisti, pochi dei quali sono attori noti al grande pubblico; 4 premi a Mamet a Venezia e Nomination Leone d’Oro

True Romance (Tony Scott, USA, 1993)

Film in tipico stile tarantiniano, sceneggiato dallo stesso Quentin Tarantino, ma lungi dall'essere a livello dei migliori diretti dai suoi adepti (p. e. vari di Rodriguez). Può essere interessante sapere che è parte di una sceneggiatura molto più lunga, l’altra parte è stata lo script di base per Natural Born Killers (1994). True Romance parte discretamente, si affloscia, si riprende con il duetto fra Dennis Hopper e Christopher Walken, per poi riperdersi prima di giungere allo scoppiettante finale splatter. All'epoca, Scott doveva essere un tipo molto apprezzato a Hollywood, almeno socialmente, per essere riuscito a coinvolgere tanti attori noti che certo hanno partecipato più o meno a titolo di amicizia. Oltre i due succitati, appaiono più o meno brevemente altri che certamente non avrebbe potuto permettersi con il suo budget: Brad Pitt, Gary Oldman, Samuel L. Jackson, Val Kilmer ...  Christian Slater e Patricia Arquette sono invece i protagonisti, ma non convincono. A tratti divertente e originale, guardabile ma secondo me sopravvalutato ... non vale il 7,9 di IMDb né il 93% di RottenTomatoes.

Manhunter (Michael Mann, USA, 1986)

Ancora detectives, psicologi e psicopatici in questo film, il primo basato sul romanzo Red Dragon (1981, di Thomas Harris), che solo dopo il successo di The Silence of the Lambs (1991, di Jonathan Demme, 5 Oscar), adattato dallo stesso libro, è stato parzialmente rivalutato dopo essere passato quasi inosservato all’uscita. Qui Hannibal Lektor è interpretato da Brian Cox che certo non può competere con la famosa performance di Anthony Hopkins nel 1991, nei panni di Hannibal Lecter. Effettivamente, chi li ha visti entrambi non potrà che preferire il secondo, sotto ogni punto di vista, ma oggettivamente Manhunter non è malvagio.

giovedì 15 aprile 2021

micro-recensioni 81-85: nettamente la migliore delle 3 cinquine di dark comedy

Terzo e ultimo gruppo di commedie infarcite di humor nero, sono tutte di diverso taglio ed ognuna di esse o batte su un tema sociale reale o è parodia di un genere … o unisce i due stili. Tanti ottimi attori, ma poche ultrapagate star, diretti da 3 noti e affidabili registi e un paio di pressoché sconosciuti (per Shane Black si trattò della sua prima regia, dopo varie sceneggiature).

Seven Psychopats (Martin McDonagh, 2012, USA/UK)

Secondo dei soli 3 lungometraggi di questo regista/sceneggiatore irlandese fuori del comune, fra In Bruges (2008) e Three Billboards Outside Ebbing, Missouri (2017), tutti chiaramente del genere dark comedy, di quelle più acide e senza sconti per nessuno. Soggetti e sceneggiature sono di ottimo livello ed evidentemente si tratta di una sua mania, già fattasi notare con la sua prima regia, il suo unico corto (Six Shooters, 2004) con il quale vinse l’Oscar di categoria. Per concludere il discorso sulla sua carriera, sappiate che è in produzione il suo nuovo film (al momento senza titolo) che vede di nuovo protagonisti Colin Farrell e Brendan Gleeson (già insieme in In Bruges). Fra i protagonisti di questo film si ritrovano vari attori del suo entourage, oltre a Farrell ci sono Sam Rockwell e Woody Harrelson (rispettivamente Oscar e Nomination non protagonisti in Three Billboards …) ed anche Zeljko Ivanek e Abbie Cornish che nello stesso film compaiono in ruoli minori; il cast è inoltre arricchito da attori e caratteristi di tutto rilievo quali Christopher Walken, Harry Dean Stanton e Tom Waits.  Venendo al soggetto, siamo di fronte ad un ennesimo film che tratta di una sceneggiatura di un altro film e le due trame si intrecciano avendo vari punti in comune. Il pacifico sceneggiatore, alla ricerca dei personaggi (psicopatici) per il suo lavoro, si trova coinvolto in un giro di rapimenti di cani a scopo estorsivo, ma uno di questi è l’idolatrato pet di un malavitoso dal grilletto facile e a partire da ciò i morti non si contano e si vanno a sommare alle vittime degli altri psicopatici. Da quanto anticipato mi sembra chiaro che, dal mio punto di vista, è un film da non perdere per la regia, i dialoghi, la sceneggiatura, le interpretazioni e (nel finale) anche i paesaggi desertici del SW americano. 

 

In the Loop (Armando Iannucci, 2009, UK)

Ottima commedia satirico politica che si sviluppa in un breve arco di tempo fra UK e USA che, per una serie di fraintendimenti e incaute esternazioni di politici, si trovano ad essere responsabili di un imminente conflitto. Pochi gli attori conosciuti ma per lo più protagonisti di solide interpretazioni. Primo lungometraggio diretto da Iannucci che di solito si limita ad essere sceneggiatore. In questo caso ripropone alcuni personaggi della serie televisiva da lui stesso creata The Thick of It, utilizzandone anche tre attori principali, interpreti degli stessi personaggi. Il turpiloquio, in particolare da parte dell’addetto stampa (un bravissimo Peter Capaldi), regna sovrano e ciò ha addirittura spinto qualcuno a contare quante volte si dica fuck … 135 volte! Certo il trattamento riservato ai politici, portaborse e assistenti vari, da entrambi i lati dell’oceano, non è tenero e tutti ne escono molto male. Nomination Oscar per la sceneggiatura alla quale ha collaborato lo stesso Iannucci.

Matchstick Men (Ridley Scott, 2003, USA)

Una volta tanto Nicholas Cage entra bene nel ruolo e convince (sarà perché interpreta un truffatore quasi psicopatico pieno di tic?), ma non è certo allo stesso livello di Sam Rockwell nel film è il suo compare. Bravi anche i tre co-protagonisti Alison Lohman, Bruce McGill e Bruce Altman. Anche in questo per lui insolito genere molto leggero Ridley Scott (The Duellists, Blade Runner, Thelma & Louise, Gladiator, American Gangster, …) gestisce la sceneggiatura, peraltro ottima, alla perfezione. Trama snella e divertente visto che si tratta di piccoli truffatori indipendenti. Le due ore scarse del film passano piacevolmente per chi non si aspetta un film “impegnato”, visto il regista.

 

God Bless America (Bobcat Goldthwait, 2011, USA)

Altro film indipendente con regista e cast misconosciuti che approfitta della libertà per criticare apertamente e senza remore tanti stili di vita americani, alcuni dei quali diffusi però in tante altre realtà. Le opinioni sono quasi sempre più che condivisibili anche se le conseguenti reazioni dei protagonisti non lo sono di certo … ma almeno non si nasconde nel qualunquismo. La pecca è quella di voler dire troppo (ripeto, critiche per lo più giuste) e quindi si fanno fare al protagonista sproloqui che risultano talvolta troppo lunghi … sembra di ascoltare le chiacchiere da bar di qualche criticone, ma anche in quei casi si ripetono concetti assolutamente veri. L’andamento del film diventa spesso un po’ surreale, tante situazioni sono poco plausibili, ma in effetti penso che qualunque spettatore di sani principi in fondo in fondo goda della “caccia ai cattivi” con ovvie conseguenze letali … si tratta di una commedia!

Kiss Kiss Bang Bang (Shane Black, 2005, USA)

Qui la parodia è diretta ai film crime-noir, con tanto di detective privato e uno sprovveduto civile coinvolti in un turbine di assassini e affari per niente chiari. Di ritmo rapidissimo con decine e decine di twist propone cadaveri che compaiono, scompaiono e si duplicano …, procedendo nella complicata storia aumentano anche i morti, ma ammazzati in diretta, e poi ci sono persone scomparse che ritornano, dubbi legami familiari, un’eredità milionaria. Il soggetto è divertente e la costruzione interessante, peccato che abbiano reso troppo stupido e insensato il personaggio interpretato da Robert Downey Jr.; la storia avrebbe funzionato egualmente anche con un protagonista un po’ più sveglio.