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domenica 21 agosto 2022

Microrecensione 246 * Lascia stare i santi (2016)

Microrecensione 246 
Lascia stare i santi 
(Gianfranco Pannone, Ita, 2016)

Interessantissimo documentario, collage di spezzoni estrapolati da decine e decine di altri documentari e da filmati dell’Istituto Luce, alcuni di oltre un secolo fa. Il tema principale, ovviamente, è la religiosità popolare, con un misto di processioni, feste patronali, riti propiziatori di derivazione pagana, balli e canti di accompagnamento, attività tradizionali relative all’agricoltura e alla pesca. Ma i punti di interesse non finiscono qui … sono affascinanti le riprese effettuate nelle case, con una marea di bambini che dividono un misero pasto con i genitori, un matrimonio, una mattanza della tonnara di Favignana, la tammurriata alla Madonna dell’Avvocata, i balli e la musica. La colonna sonora comprende non solo molte registrazioni originali ma anche altri pezzi scelti e/o composti da Ambrogio Sparagna. La fotografia è apprezzabile nel suo complesso (lavoro di tanti differenti cineasti) in quanto riesce a mettere in risalto i volti di bambini paffuti e sorridenti, così come quelli rugosissimi di anziane e anziani, giovani madri e lavoratori; ogni primo piano racconta una storia, o almeno ce la fa immaginare. Il documentario è arricchito dalla lettura di testi di PasoliniSiloneSoldatiGramsciDe Seta e altri autori da parte di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni.

Poche sono le riprese a colori, spesso alternate a quelle di decenni prima in bianco e nero, come nel caso della processione dei serpari a Cocullo (AQ), in occasione della festa di San Domenico, classico esempio di antico rito pagano adattato alle ragioni della Chiesa. Qui come in molte altre manifestazioni pseudoreligiose, è evidente la sottilissima linea divisoria fra fede e superstizione e la frequente prevalenza della devozione verso i Santi, più che a Madonne, Gesù e Dio stesso.


I lunghi titoli di coda comprendono l'elenco di tutti i video dai quali sono stati tratti gli spezzoni (indispensabile per chi volesse tentare di recuperarne qualcuno al quale è particolarmente interessato) e ciò dà l’idea dell’enorme quantità di materiale che è stato visionato e selezionato. Allo stesso tempo mette in evidenza quella che si potrebbe considerare una pecca di Pannone, l’essere stato forse frettoloso (o mancarono tempo e/o soldi?) nel chiudere il suo lavoro ad appena un’ora e un quarto; alcune scene durano veramente pochissimi secondi. Gran parte dei filmati visionati dal regista (anche quelli che non ha ritenuto opportuno prendere in considerazione) meriterebbero probabilmente un'accurata visione integrale. Per ora accontentiamoci di questo bel montaggio, considerandolo un trailer delle ore e ore di pellicola esistenti.

Documentario imperdibile per quelli interessati alla materia, con i più giovani che potranno anche rendersi conto di quanto molti eventi ai quali si assiste ancora oggi siano stati manipolati a fini turistici, perdendo quasi tutta la loro spontaneità originale.

martedì 5 luglio 2022

Microrecensioni 191-195: pietre miliari del cinema …

… per vari motivi, di diverse nazioni e periodi (dal 1922 al 1992). Dopo il corto sci-fi di Méliès, considerato il primo del genere, mi sono imbattuto in quello che è considerato il primo etno-documentario lungo; i due indiani sono il più grande colossal di sempre, campione di incassi, e uno dei film più rappresentativi del Parallel Cinema; completano il gruppo un lodatissimo, per quanto discusso, film rumeno dell’immediato dopo-Ceausescu e un cult demenziale della New Hollywood. Non a caso i rating medi dei 5 sono 7,8 su IMDb e 94% su RT.


Mughal-e-Azam
(K. Asif, Ind, 1960)

Dalla prima idea messa nero su bianco nel 1944, ci vollero oltre 15 anni per arrivare nelle sale, ma indubbiamente ne valse la pena. Fu la più grande produzione di sempre, uno dei più ricchi colossal al mondo, sia per budget che per impegno di manodopera e per persone impiegate. La costruzione del ricchissimo palazzo del Sultano impegnò oltre 150 carpentieri e decoratori per vari mesi, per le scene del campo di battaglia furono impiegati elefanti, 2.000 cammelli, 4.000 cavalli e 8.000 veri soldati dell’esercito indiano, una sola canzone delle 8 inserite nel film costò più di un intero film standard, la statua di Krishna era di vero oro, all’uscita del film i biglietti furono venduti a mercato nero a prezzi spropositati, la vendita fu presto sospesa per 3 settimane dopo aver esaurito in pochissimo tempo i biglietti, le cronache dell’epoca riportano assembramenti iniziali di 100.000 persone con molti di loro che rimasero i fila per 4 o 5 giorni per comprare i biglietti, il famoso teatro Maratha Mandir di Mumbai (1.100 posti) oltre che per la prima fece registrare il tutto esaurito per molti mesi e rimase in circolazione per 13 anni! Un cast eccezionale e la storia d’amore (fra leggenda e realtà storica), con lo scontro fra il Sultano e suo figlio innamorato di una semplice danzatrice fece gran presa sul pubblico; oltretutto nel film non mancavano belle canzoni composte all’uopo (con testi significativi) e battaglie campali, entrambe molto amate dagli spettatori. Come complessità e grandiosità, nonché durata, non ha niente da invidiare ai contemporanei hollywoodiani Ben Hur (1959, William Wyler) e Spartacus (1960, Stanley Kubrick) e al Guerra e pace di Sergey Bondarchuk (1965, URSS), seppur di culture ed epoche completamente differenti.

 

Nanook of the North (Robert J. Flaherty, Fra/USA, 1922)

Il regista visse con la famiglia di Nanook per vari mesi, girò una buona quantità di immagini nella penisola di Ungava, nel Canada nordorientale, ma non riuscì ad assemblare un documentario. Tornò con maggiore organizzazione e mise insieme questo straordinario doc-verité che mostra la vita di una famiglia Inuit semi-nomade, dalle scene di caccia alla costruzione di un igloo (in solo un’ora), dalla pesca al commercio delle pelli, dalla manutenzione del kayak alla manipolazione del cibo.

Atanka (Terror) (Tapan Sinha, Ind, 1986)

L’indiscusso trio di punta del Parallel Cinema indiano era composto da Tapan Sinha con Mrinal Sen e Satyajit Ray, essendo però solo quest’ultimo acclamato a livello mondiale. Interessante il tema, molto ben sviluppato, il drammatico dilemma di un padre che deve decidere fra coscienza e famiglia. Un maestro assiste ad un omicidio perpetrato da un suo ex-alunno e la sua gang, protetta da un politico e da poliziotti corrotti. Tarda a denunciare il fatto per proteggere i suoi due giovani figli, che comunque vengono aggrediti. Come quasi tutti i soggetti del Parallel Cinema, anche questo affronta temi scabrosi, dei quali all’epoca era difficile parlare.

 
Animal House (John Landis, UK, 1978)

Cult diretto da John Landis (regista ai massimi livelli in questo genere) che precede di 2 anni il suo ancor più famoso The Blues Brothers. Vi rimando al post che scrissi qualche anno fa.

Balanta (The Oak) (Lucian Pintilie, Rum, 1992)

Commedia grottesca che affronta l’argomento della diffusissima corruzione nel regime dittatoriale di Ceausescu, dal modus operandi della famigerata Securitate (la polizia politica) al sistema sanitario e alle esercitazioni militari. L’ho trovato un po’ troppo altalenante fra satira politica (di un recentissimo passato) e scene veramente demenziali. Comunque interessante, a tratti divertente per le imprese dei due protagonisti, una ribelle che deve seppellire le ceneri del padre e un medico praticamente anarchico, in totale contrasto con la società e ancor di più con il regime.

venerdì 7 gennaio 2022

Microrec. 6-10 del 2022: eccellenti doc sperimentali in stile Vertov

Gruppo con 5 documentari concettualmente simili, diretti da due cineasti americani con lo stile di sperimentale creato da Dziga Vertov nel 1929 per il suo famoso L'uomo con la macchina da presa (lo troverete facilmente con il titolo internazionale Man With the movie camera) consistente nel montaggio di centinaia di immagini, talvolta proposte a ritmo frenetico, senza alcun cartello. Per quanto ne sappia, Godfrey Reggio è stato il primo a riproporre l’idea, migliorandola in quanto alla qualità della fotografia e del montaggio, nonché del commento musicale (di Philip Glass), grazie alla tecnologia moderna. Con tale possibilità sono comparsi quindi tante scene in time-lapse ed altri effetti speciali.

I suoi tre documentari formano la Trilogia Qatsu ed è facile notare che i titoli hanno in comune tale parola dell’idioma hopi (lingua di nativi nordamericani) che significa vita; in senso lato include la terra e tutti gli esseri viventi e fenomeni naturali. Nello specifico i tre titoli sono quindi parole composte e significano:

  • Koyaanisqatsi: Life Out of Balance (1982)
  • Powaqqatsi: Life in Transformation (1988)
  • Naqoyqatsi: Life as War (2002)

Per il primo lungometraggio della sua trilogia Reggio si affidò a Ron Fricke per la fotografia e lo coinvolse anche nella stesura della scaletta, che non si può definire sceneggiatura vera e propria in quanto non ci sono commenti, né didascalie. 

 
Il succitato fotografo Ron Fricke nel 1985 produsse un suo proprio mediometraggio (Chronos) nello stesso stile e nel 1992 lo perfezionò e migliorò in Baraka (1992) e successivamente Samsara (2011) e da questi ultimi due comincio nel proporre alcuni trailer, visto che, mai meglio che in questo caso, le immagini possono più delle parole.

 

Assimilo i commenti di questi documentari poiché hanno molto in comune per quanto riguarda stile di realizzazione e contenuti; solo l’ultimo di Reggio volge più (troppo) al tecnologico e all’elaborazione delle immagini e tale cambiamento non è stato apprezzato. In effetti si possono distinguere varie tipologie di immagini che spaziano dalla natura incontaminata, ai limiti del mondo antropizzato, con deserti, ghiacciai e vulcani, a quelle degli esseri umani che includono tante etnie, dagli aborigeni dell’Oceania agli abitanti di villaggi africani e ai cittadini del mondo industrializzato. Non si trascura la tecnologia che viene proposta in tante sue applicazioni (produzione di cibo, trasporti, armamenti, …) spesso contrapposta alle tradizionali attività manuali; molto spazio viene dedicato anche a riti religiosi, pagani e feste. 

La combinazione e l’alternanza di questi elementi sono realizzate in modo significativo e sono arricchite da un commento sonoro che varia da brani da meditazione a ritmi tecnologici rapidi e cadenzati, ma non mancano sonorità tribali. Nel complesso questa fusione comunica allo spettatore sia la pace e la tranquillità degli ambienti naturali che la frenesia dei ritmi della vita moderna dei paesi industrializzati.

Suggerisco di guardare almeno i tre ai quali si riferiscono i trailer; si trovano tutti facilmente in streaming legale e gratuito, per di più in HD.

mercoledì 20 ottobre 2021

Lisbona (4): Hieronymus Bosch e un ottimo borrego

Oggi post soprattutto a soggetto culturale, con la visita al Museu Nacional de Arte Antiga (MNAA) di Lisbona, motivata principalmente dal volermi andare a guardare di nuovo un capolavoro del pittore fiammingo Hieronymus Bosch: Le tentazioni di Sant'Antonio (1501 ca.). Premettendo che non sono assolutamente un esperto d'arte, piuttosto semplicemente uno che ama visitare non solo le pinacoteche ma quasi qualunque tipo di museo (archeologici, di scienze naturali, militari, tecnologici, antropologici, e chi più ne ha più ne metta), sostengo che il suddetto visionario dipinto non può che affascinare anche coloro che meno vicini sono alla pittura.

L’opera carpisce l’attenzione nel suo complesso non solo per il tratto preciso e i colori nitidi, ma anche e soprattutto per le composizioni dei vari gruppi e la creatività evidenziata nell'immaginare i vari personaggi, sia umani che bestiali (oltre agli ibridi), il cui significato simbolico rimane in molti casi sconosciuto, sempre ammettendo che ciascuno abbia il proprio. Più lo si osserva da vicino e più si notano elementi e particolari in scala ridotta, e, dopo questi, altri ancora più piccoli o poco definiti. 

 

Qui ho aggiunto poche foto scattate con cellulare economico giusto per dare un’idea, altre (ma della stessa qualità) sono in questo album, immagini migliori le trovate in rete in siti specializzati ma dovrete cercare elemento per elemento … nel web non è possibile fornire in un solo file HD di un trittico di tali dimensioni (131x238cm) e tanto dettagliato. Per saperne un po’ di più seppur superficialmente potete leggere l’immancabile pagina Wikipedia, ma in rete potete trovare tante altre notizie più approfondite ed esplicative su siti che si occupano di arte.

Dopo il museo, ricordando una vecchia segnalazione del mio ex collega pompelvetico, sono andato a verificare la bontà delle carni servite dal Restaurante Os Barões (c'è anche il sito web) e devo dire che ne valeva assolutamente la pena. Ho optato per un borrego assado com batatasa assadas (agnello con patate al forno) e penso di essere stato fortunato (oltre che oculato) poiché sentivo che almeno la metà degli avventori di questo spazioso locale (quasi 100 coperti, quasi tutti occupati) ordinava borrego. Da ciò si deduce che è una pietanza apprezzata dalla maggioranza e che non la si trova sempre fra i pratos do dia


Come potete vedere, ottimo e abbondante il piatto (c’era anche il riso) e incredibile il conto: 8 euro + 0,80 per ¼ di vino e 0,70 per il caffè = 9,50 euro!


A poche centinaia di metri l'eccezionale, elegante, moderno e funzionale food court TIME OUT, ma lì non troverete mai il borrego e guardate i prezzi di CocaCola e acqua ... certamente ci sono anche specialità lusitane e cominciare dai pasteis dei quali ho parlato ieri, oltre a prosciutti pregiati, vini DOC, cucina internazionale, ecc., ma siete andati in Portogallo per fare i turisti moderni o vivere la vera esperienza portoghese???