Il ciclo di Charlas viajeras è terminato ma
chi non ha avuto la possibilità di attendere in persona alle chiacchierate può
ascoltare quanto ho raccontato e guardare le immagini proiettate alle mie
spalle, sul grande schermo della sala multimediale cortesemente concessa dall’Area
Marina Protetta Punta Campanella, con l’organizzazione della Sede di Massa
Lubrense dell’Archeoclub.
I 5 video sono opera di Ludovico Mosca che ha provveduto
alle registrazioni e all’editing e poi li ha resi disponibili sulla piattaforma
VIMEO dove sono visibili senza alcun bisogno di registrarsi.
Ecco i link:
Charla 1 (Francia, Spagna e
Portogallo in auto, 1979) 23 gennaio 2026
Charla 2 (Ecuador, Perù e Colombia, 1980)
6 febbraio 2026
Charla 3 (México, Guatemala e
Honduras) 20 febbraio 2026
Charla 4 (U.S.A, lavoro, studio e 2
coast-to-coast 1985/86) 6 marzo 2026
Charla 5(1.750km in kayak su canali e
fiumi francesi, 1986) 20 marzo 2026
I racconti di viaggi iniziano con uno itinerante in auto, fino in Portogallo, con soste in Francia e Spagna, sia in andata che al ritorno. Nel corso della Charla 1 ho
descritto soprattutto l’ambiente giovanile e studentesco lusitano,
soffermandomi sul mio soggiorno nella Real República do Ras Teparta,
a Coimbra.
La Charla 2 tratta del mio avventuroso primo viaggio in America Latina, con aneddoti, descrizioni e curiosità relative non solo all'Amazzonia ecuadoriana e alle Galápagos molto prima dell'overtourism, ma anche alle Ande del Perù meridionale, fra Macchu Picchu, Cuzco e Lago Titicaca, senza tralasciare la puntata in Colombia.
La Charla 3 tratta soprattutto
del Messico, ma parlo anche della settimana in Guatemala e di un paio
di giorni in Honduras, in quasi 3 mesi del 1983. Oltre a tanti siti
archeologici precolombiani, ho descritto tanto in merito all’ambiente sociale
messicano, includendo abitudini, svaghi, gastronomia, feste tradizionali e
tanto altro.
Il viaggio trattato nella Charla 4 si sviluppò
interamente in una sola nazione, gli Stati Uniti. Narrazione molto
articolata anche se necessariamente riassunta considerato che la permanenza durò
quasi 8 mesi, lavorando, studiando e viaggiando coast-to-coast in
auto, dal nord-est alla California e di lì in Oregon, per poi ritornare a New
York passando per Las Vegas, Grand Canyon e Washington DC.
Infine, la Charla 5 è stata ben
diversa, sia per descrivere un viaggio assolutamente unico (più che altro un
raid, 1.750km in Kayak, Dunkerque – Bordeaux,) in quanto fatto perlopiù in
kayak e canoa. In questo caso sono stato affiancato da 3 dei 6 canoisti che 40
anni fa mi accompagnarono e sono stati numerosi i loro interventi con ricordi e
aneddoti.
Nel 2019 ricorreva il 500° anniversario della partenza
di Magellano (portoghese) da un porto spagnolo (Sanlúcar
de Barrameda) con 5 imbarcazioni battenti bandiera spagnola, alla
ricerca di una rotta occidentale per raggiungere le Molucche (alias Isole
delle spezie), disputate fra spagnoli e portoghesi, e - in
subordine - completare la circumnavigazione del globo terrestre.
In Portogallo celebrarono l'evento anche se Fernão de Magalhães (nome
originale lusitano, Fernando o Hernandode
Magallanes in spagnolo) non completò quel viaggio in quanto il 27 aprile 1521 fu ucciso nelle Filippine in uno scontro con indigeni, mentre il comandante dell'unica nave che tornò
in Spagna quasi 3 anni dopo fu lo spagnolo Juan
Sebastián Elcano.
Del caso si occuparono storici, geografi ed accademici vari, con conferenze, articoli e interviste.Cosa avessero da commemorare i portoghesi non è
chiaro ... forse il progetto di Magellano, prima rigettato dalla corte e poi ostacolato in ogni
possibile modo? Gli spagnoli, ovviamente, cominciarono a mettere
i puntini sulle i.
Ma sussiste un ulteriore dilemma “filosofico” ...
cosa si intende per “giro del mondo”? Ci sono sostanzialmente due punti
di vista: c’è chi intende tornare al punto di partenza procedendo sempre nella
stessa direzione (verso est o verso ovest non importa) e chi semplicemente
attraversare tutti i meridiani, anche in viaggi diversi.
Nel primo caso Elcano e i
pochi sopravvissuti furono senz'altro i primi, nel secondo Magellano "potrebbe"
essere stato il primo in quanto una decina di anni prima aveva navigato vari
anni fra India e isole della Sonda, dove ritornò
nel ’21 poi provenendo da est. Ho evidenziato "potrebbe"
poiché, proprio in uno dei precedenti viaggi, nel porto malese di Malacca aveva
comprato un giovane schiavo, da allora detto Enrique de Malaca (o el
Negro) che poi portò sempre con sé utilizzandolo anche come interprete.
Questi era di probabile origine filippina e quindi, in tal caso, sarebbe stato
lui il primo ad aver attraversato tutti i meridiani nel momento in cui la
spedizione giunse nei suo arcipelago natale, a est delle acque più
orientali precedentemente solcate da Magellano.
Pur essendo stato per quanto possibile conciso, penso di
aver chiarito che, pur basandosi su dati certi e prove inconfutabili di date ed
eventi, la questione non è di facile soluzione. Da appassionato geografo, lascio la suddetta diatriba e
passo discettare dei risultati più concreti ed interessanti del viaggio:
la
scoperta del passaggio navigabile fra Atlantico e Pacifico sud
della Patagonia che ancora oggi porta il nome di Magellano.
Per individuarlo nel labirinto di isole che costituisco la parte estrema
dell’America meridionale fu necessario un lungo e complesso lavoro
esplorativo lungo oltre un mese (21 ott - 27 nov 1520)
dimostrazione
pratica e definitiva della sfericità del globo terrestre
la
questione del cambio di data, cioè il guadagnare o perdere un giorno al
completare un giro del mondo viaggiando rispettivamente verso est o verso
ovest. Questo fatto fu molto dibattuto e utilizzato perfino in
speculazioni filosofiche metafisiche ma, curiosamente, divenne di
effettivo dominio pubblico, a tutti i livelli, solo grazie a Verne che lo
utilizzò per il colpo di scena finale nel suo famoso romanzo Il
giro del mondo in 80 giorni.
la
temporanea ripartizione di rotte commerciali, oggetto dei secolari
contrasti ispano-lusitani. Nel XVI secolo i portoghesi dominavano nel
sudest asiatico avendo importanti colonie (Goa, Ceylon, Malacca, Timor, Macao,
...) mentre gli spagnoli, che allora dominavano nelle
Americhe, giungendo da est si impossessarono di tante isole del Pacifico, quali Caroline, Marianne, Salomone, Guam, Palau, ...) ma soprattutto delle Filippine.
Completo con qualche nota su flotta ed equipaggio. Da Sanlúcar de Barrameda salparono 5 imbarcazioni di piccola stazza (caracche, mediamente più piccole delle 3
caravelle di Colombo che erano di 150, 140 e 100t) sulle quali si imbarcarono 239
uomini, fra equipaggio e soldati.
Victoria (85t) -
unica giunta a destinazione, con 18 persone a bordo. Altri 12 membri
dell’equipaggio, fatti prigionieri nelle Isole di Capo Verde, tornarono qualche
settimana più tardi dopo essere stati trasferiti a Lisbona e quindi liberati.
Fra i 18 sopravvissuti a tante peripezie c'era anche il vicentino Pigafetta,
il quale era giunto alla corte spagnola al seguito del vescovo e nunzio
pontificio Francesco Chiericati. Entusiasmato dai resoconti dei viaggi di
esplorazione e conquista, ottenne di potersi aggregare alla spedizione di Magellano come
soprannumerario (chi fa parte dell’equipaggio, ma senza compiti relativi alla
navigazione) e in questo suo ruolo redasse una dettagliata relazione del
viaggio, dal nome Relazione del primo viaggio intorno al mondo.
A sinistra, il pannello maiolicato realizzato a Sanlúcar de
Barrameda in memoria dell'impresa, con i nomi dei componenti
dell'equipaggio, Pigafetta è l'ultimo della lista.
Trinidad (110t)
- inizialmente l’ammiraglia, sotto il comando di Magellano; catturata dai
portoghesi alle Molucche, mentre tenta di ritornare via Pacifico
San Antonio (120t)
- la più grande; l’equipaggio si ammutinò durante le esplorazioni in Patagonia (nov
’20) e tornò indietro approdando in Spagna nel maggio 1521
Concepción (90t) -
abbandonata e bruciata alle Filippine, per mancanza di equipaggio
Santiago (75t) -
naufragata nel 1520
Rielaborazione e aggiornamento di un mio post del 26 marzo
2019.
La Cabalgata de Reyes Magos è una sfilata
allegorica nata nella seconda metà dell’800, della quale è documentata la sua
ininterrotta realizzazione dal 1885 ad Alcoy; oggi è organizzata in tutta la Spagna,
quella di Madrid viene trasmessa in diretta dalla rete nazionale RTVE dal 1964.
Questa tradizione sta prendendo piede in vari altri paesi di cultura ispanica,
come Messico, Venezuela, Andorra e, stranamente, anche in Polonia.
È importante sottolineare che in Spagna il giorno dello scambio
della maggior parte dei regali è l’Epifania e non Natale. Di conseguenza,
specialmente i più giovani, attendono con ansia l’arrivo dei Re Magi e,
assistendo alla parata, consegnano le loro letterine a chi di dovere,
aspettandosi di veder esauditi i loro desideri il giorno dopo. Invece delle
calze in casa, mettono fuori le scarpe, all'interno delle quali (o vicino ad
esse) la mattina seguente troveranno dolci e i doni richiesti. Spesso,
come in altri paesi per Natale, lasciano anche dei biscotti e un po' di brandy o un'altra bevanda per i Re e ... un secchio
d'acqua per i loro cammelli.
La sfilata dei Reyes Magos ha luogo quindi nel
pomeriggio, o sera, del 5 gennaio e anima le strade principali delle città e
cittadine spagnole. Consiste in una parata con carri, dai quali Melchor,
Gaspar e Baltasar (i 3 Re Magi), attorniati da centinaia di
figuranti e bande musicali, salutano la folla e lanciano dolciumi ai bambini. Abbigliati
con ricchi vestiti, sfilano pastori, soldati romani, cammellieri, paggi, il cartero
real (il postino che raccoglie le lettere dei bambini) e perfino Erode,
similmente ai nostrani presepi viventi.
A Madrid la Cabalgata si fuse con la più antica Fiesta de la escalera,
durante la quale con le citate scale raggiungevano le mura della città per
avvisare la popolazione dell’arrivo di Melchiorre, Gaspare e Baldassare, per
poi andare in giro chiedendo vino. A Granada, dalla fine del XIX secolo, si realizzarono
anche rappresentazioni teatrali sul tema dell’arrivo e adorazione dei Re Magi;
mentre una molto importante si organizza a Siviglia dal 1912. L’arrivo è proposto in modi molto creativi e vari; per
esempio, a Logroño los
Reyes in elicottero, a Gijón in
barca dal Mar Cantábrico,
nella zona dei Pirenei sugli sci.
A parte il
riferimento cinefilo a Five Easy Pieces (aka 5 pezzi facili,
1970, di Bob Rafelson,con Jack Nicholson e Karen Black,
4 Nomination Oscar), film da recuperare per chi non l’avesse visto, si tratta veramente
di un gruppo fuori del comune, penso siano pochissimi quelli che ne hanno visto
anche solo uno. Ci sono due film argentini, uno molto singolare al limite dello
sperimentale (pluripremiato, 4h, con budget di 33.000$) e un adattamento di
apprezzato dramma politico teatrale del 1940; gli altri 3 sono spagnoli, con un
melodramma musicale prodotto da Buñuel nel 1935 e due documentari, il
primo del 1980 ritirato dalla circolazione per (scandalosa) sentenza del Tribunal
Supremo e l’altro del 2013 che lo analizza.
Film
sperimentale, praticamente sconosciuto al di fuori dell’Argentina anche se è
stato presentato a vari festival, compreso quello di Torino; ma quale
distributore si azzarderebbe a proporre un film di 4 ore, privo di alcun nome
di richiamo? Prodotto a dir poco fuori di ogni canone, con tre storie veramente
parallele (non hanno punti in comune), ognuna con un diverso protagonista senza
nome (H, Z e X). Senz’altro singolare, con tanta voce fuori campo che però è
sempre connessa con le immagini; si ha l’impressione di ascoltare un audiolibro
con immagini. Non so se questa fosse l’intenzione originale del regista (e
interprete, Mariano Llinás è X) o è stata una brillante soluzione dopo
che una società di produzione per il suo progetto iniziale aveva preventivato “70
attori, 60 location, 10 settimane di riprese e 100 viaggi nella provincia di
Buenos Aires”, e sottolineava anche problemi irrisolvibili quali “presenza di
leoni, viaggi in Africa, scene belliche, esplosioni, sequenza nautiche, un’inondazione
e incendi”! Tutto risolto dal genio del regista-sceneggiatore con cast ridottissimo
ed intercambiabile e mediamente soli 4 tecnici. Sono così bastati 33.000$,
anche grazie a alcuni alloggi e pasti offerti e a quelli che hanno prestato la
loro opera gratuitamente.
Venendo al film,
si narrano tre storie, più che straordinarie, misteriose, che si sviluppano on
the road (e in parte su un fiume) alla ricerca di qualcosa che i
protagonisti non conoscono, ma che non riescono a levarsi di mente.
Rocío (Fernando Ruiz
Vergara, Spa, 1980)
El caso
Rocío (José Luis Tirado, Spa, 2013)
Li tratto insieme
essendo in strettissima relazione. Il primo fu un’indagine abbastanza
approfondita sul pellegrinaggio e festa del Rocío, che porta alla luce
ciò che c’è dietro in termini di potere, denaro e politica, non si tratta solo
di religione (forse in concreto il punto di vista meno importante). Attraverso
molte brevi interviste ad abitanti, hermanos mayores delle cofradías
(priori delle confraternite), antropologi e storici, presenta un quadro non
sempre lusinghiero e ciò lo portò in tribunale. Vergara rientrò in
Spagna dopo vari anni spesi in Portogallo, lasciando il suo paese franchista
per partecipare alla rivoluzione dei garofani (1974) con la quale ebbe inizio
il vero dopo-Salazar. All’uscita del documentario, in piena transizione, si
formarono subito movimenti di tipo assolutamente opposto che ricalcavano le
idee dei vecchi falangisti e repubblicani della guerra civile. In una delle
interviste un anziano (testimone oculare) racconta di un massacro a sangue
freddo di 100 persone ad Almonte (dove si trova il Santuario de la Virgen
del Rocío), facendo nome e cognome del mandante. Pur essendo quest’ultimo
già deceduto all’epoca del documentario, i discendenti chiamarono a giudizio
regista, sceneggiatrice e chi aveva denunciato il fatto. La questione si
risolse con il verdetto del Tribunal Supremo che intimò di tagliare le scene
incriminate, ma il regista rifiutò e la pellicola fu proibita in Spagna. Sconsolato,
il regista onubense (nativo di Huelva, capoluogo della provincia, a
pochi km da Almonte) tornò in Portogallo, dove morì nel 2011, e non produsse
più alcun documentario.
Il successivo El
caso Rocío spiega, e in alcuni casi critica, le vicissitudini del
documentario prodotto 33 anni prima, riproponendo alcune immagini dello stesso
commentate da antropologi, cineasti (molti suoi amici portoghesi che avevano
collaborato alle riprese e poi al montaggio, l’avvocato che lo difese in
giudizio e la sceneggiatrice, ma ci sono anche spezzoni di un’intervista allo
stesso Vergara realizzata qualche anno prima. Si assiste a
scene incredibili di uomini in trance di fanatismo religioso che si accalcano e
lottano per essere fra i primi portatori della statua della Virgen;
impressionano anche le immagini di bambini terrorizzati e singhiozzanti, alcuni
dei quali ancora lattanti, passati di mano in mano sulle teste della calca per
farli giungere a toccare la statua. Nella festa laica si superano tabù come
quello dell'abbigliamento delle donne che vestono in modo più provocante (quasi
scandalizzando la troupe portoghese) e del coinvolgimento degli omosessuali ai
quali è consentito partecipare alle danze. Tuttavia,
centinaia di migliaia di persone si uniscono alla festa (complessivamente circa
un milione) solo per la parte più folklorica, attratti dai canti e balli
tradizionali, con i partecipanti (specialmente le donne) nei classici sgargianti
vestiti andalusi, e dalle sfilate di cavalli bardati e carri addobbati. Tutto
ciò dura una settimana mentre solo poche ore sono dedicate alla parte
religiosa, anche se dalle connotazioni piuttosto pagane.
Se il primo si può anche guardare
da solo, per il secondo è quasi indispensabile aver guardato l’originale. I due
documentari si trovano su YouTube, quello del 2013 in HD 1080p.
Un guapo del 900 (Leopoldo Torre Nilsson, Arg, 1960)
Ci sono arrivato
poiché diretto dallo stesso regista di La caìda (1959), inserito
nel gruppo precedente. Oltre al 7,1 su IMDb, mi ha intrigato il titolo (in
Argentina guapo equivale al nostro guappo, e non bello
come in spagnolo) e anche un lungo articolo che descrive nei dettagli la
situazione politica a Buenos Aires nel 1940, quando ci fu la prima dell’omonimo
lavoro teatrale. Si mette in risalto la commistione fra politica e malavita.
Anche all’epoca i politici di turno non solo tolleravano questo tipo di tirapiedi
ma li usavano pure a scopo intimidatorio e talvolta venivano da questi visti
come oggetto di devozione. Nel film il protagonista agisce spontaneamente per
lavare l’onore del “padrone” e anche quando è arrestato tace per non
comprometterlo. Da un lato e dall’altro si va avanti per questioni di onore,
effettive e sentite o solo di facciata. Interessante soggetto, ben sviluppato.
La hija
de Juan Simon (José Luis Sáenz de Heredia, Spa, 1935)
Uno dei film attribuibili
a Buñuel, ma nei quali lui appare solo come produttore per la Filmofono
della quale era comproprietario. Il protagonista è il cantante Angelillo
che poi sarà anche la star nel successivo ¡Centinela, alerta! (1937)
con Buñuel notoriamente riconosciuto come co-regista, mentre Sáenz de
Heredia (regista di questo film) compare come attore. Praticamente un
gruppo che sfornò film commerciali (spesso musicali) fino agli anni della
Guerra Civile. Quanto detto giustifica l’andamento rapido del melodramma che
copre almeno un lustro e include varie performance di Angelillo, oltre a
uno sfrenato flamenco di Carmen Amaya, la più famosa bailaora de
flamenco di tutti i tempi. In effetti compare solo in quella scena (svolta
fondamentale nella trama), e quindi il suo nome in bella evidenza sulle
locandine fu inserito solo quale specchietto per allodole. Questa fu la sua prima apparizione sul grande schermo e voglio aggiungere questo clip tratto dall’ultimo film nel quale apparve (Los Tarantos, 1963, Nomination Oscar), morì pochi mesi più tardi; osservate cosa riusciva ancora a fare a 50 anni, l’impressionante velocità di braccia, gambe e piedi furono sempre sua caratteristica. Si esibì a Parigi, Londra e New York e perfino alla Casa Bianca.
In località turistiche dovrebbero esserci bagni pubblici?
Cominciamo da quelli probabilmente “escursionisticamente” più
necessari, cioè per Termini e Nerano dove, in
stagione escursionistica e balneare e specialmente nei weekend, si registra un
notevole afflusso di persone e i locali pubblici che in un modo o nell’altro
suppliscono alla mancanza sono pochissimi. Certamente il problema, seppur in
forma diversa, si presenta anche in ambito urbano come Massa centro e Sant'Agata,
in particolare in occasione di eventi.
Penso che per i gestori di locali pubblici, ma si dovrebbe chiedere loro conferma, sia un problema di congestione e forse anche economico. Talvolta di 50
persone che entrano in un bar, solo una decina consumano un caffè o comprano
una bottiglietta d'acqua, ma con il resto bloccano bar e servizi per mezz'ora i
gestori pagano acqua, pulizia, luce, carta igienica, eccetera. Non tutti hanno
il buon senso o l'educazione di consumare qualcosa e in molti entrano ed escono senza neanche salutare e, poi, ringraziare. In pratica,
basta anche un solo pullman che scarichi decine di escursionisti dopo un
viaggio di varie ore per formare code infinite. Se può consolare, si sappia che il malcostume non si vede solo
in penisola; vi assicuro che vedo quasi dovunque cartelli “dissuasori”
che specificano che i servizi solo per i clienti, come è giusto che sia. A meno che i gestori non considerino che l'uso dei servizi sia economicamente redditizio, quelli pubblici sarebbero più che opportuni.
Un’alternativa per il percorso della Campanella sarebbe
quella di predisporre bagni lungo la strada comunale. Se posizionati nella
prima parte si potrà contare su disponibilità di acqua e fognatura (essendo
zona abitata), ma ci sono anche altre varie soluzioni previste proprio per aree
naturalistiche e sentieri escursionistici che potrebbero tornare utili anche per il sentiero di Jeranto. Per esempio, una toilette ecologica come quella della foto di apertura, secca e totalmente
autonoma non avendo bisogno di allacci. Tipi simili, di varia grandezza, erano la
norma nei parchi e presso le spiagge in Nuova Zelanda, già una dozzina
di anni fa. (in fondo alla pagina altro tipo di toilette secca)
In ambito cittadino si potrebbero prevedere quelle autopulenti che
ricordavo essere presenti in varie città europee già nel secolo scorso. Fatta
una ricerca, da Wikipedia ho appreso che le Sanisettesono attive a Parigi dal 1981 e la ditta ne produce ora
di più moderne e, ovviamente, anche altre ditte sono ormai sul mercato. (foto sopra) Restando in soluzioni più tradizionali, sempre per esperienza
diretta, posso dire che in paesi come Spagna e Portogallo (ma ne
ho trovati tanti anche in Sicilia) anche nei paesini più piccoli ci sono
bagni pubblici puliti e gratuiti.
Una soluzione (che pare sia al limite della legalità, ma che in
orari di punta o per situazioni particolari come manifestazioni musicali o
sportive potrebbe rivelarsi funzionale) è quella attuata nel bar del Parador
del Teide. Questo è un grande albergo con ristorante e bar annesso, capolinea
degli autobus di linea che giungono nel Parque Nacional del Teide,
nei pressi di un grande parcheggio. Qui tutti possono usufruire dei bagni del
bar (puliti ed in buon numero) ma solo dopo aver pagato un ticket (con regolare
scontrino) all’addetto alla pulizia. Tuttavia, a chi comprerà qualcosa detto importo
verrà scontato dal prezzo della consumazione. Ipotizzando di imporre un ticket
di €1 (che non è eccessivo per un bagno pubblico) si potrà bere un caffè
gratis; chi comunque aveva intenzione di bere anche un semplice caffè andrà
gratis in bagno (come è normale). Soluzione ingegnosa e soddisfacente sia per
utenti che gestori, ma purtroppo valida solo con grandi numeri.
Quest'anno ricorre il 500° anniversario della partenza di
Magellano (portoghese) da un porto
spagnolo (Sanlúcar de Barrameda) con
5 imbarcazioni battenti bandiera spagnola, alla ricerca di una rotta occidentale
per raggiungere le Molucche (alias Isole delle spezie), disputate fra spagnoli e
portoghesi, e - in subordine - completare la circumnavigazione del globo
terrestre.
In Portogallo si stanno preparando per celebrare
quest’ultimo evento anche se Fernão de
Magalhães (nome originale lusitano, Fernando
o Hernandode Magallanes in spagnolo) non completò quel viaggio in quanto fu
ucciso in un'isola nella battaglia di Mactán
(Filippine, 27 aprile 1521), per mano di indigeni, mentre il comandante
dell'unica nave che tornò in Spagna quasi 3 anni dopo fu lo spagnoloJuan Sebastián Elcano.
Cosa abbiano da commemorare i portoghesi non è chiaro ... forse il
progetto di Magellano, che tuttavia
fu rigettato dalla corte e successivamente, nell’ultima parte del viaggio,
ostacolato in ogni possibile modo? Gli spagnoli, ovviamente, hanno cominciato a
mettere i puntini sulle i.
Ma c’è un ulteriore dilemma “filosofico” ... cosa si
intende per “giro del mondo”? Ci
sono sostanzialmente due punti di vista: c’è chi intende tornare al punto di
partenza procedendo sempre nella stessa direzione (verso est o verso ovest non
importa) e chi semplicemente attraversare tutti i
meridiani, anche in viaggi diversi. Nel primo caso Elcano
e i pochi sopravvissuti furono senz'altro i primi, nel secondo Magellano "potrebbe" essere
stato il primo in quanto una decina di anni prima aveva navigato vari anni fra India e isole della Sonda, dove ritornò nel ’21
poi provenendo da est. Ho evidenziato "potrebbe" poiché, proprio in
uno dei precedenti viaggi, nel porto malese di Malacca aveva comprato un giovane schiavo, poi detto Enrique de Malaca (o el Negro) che poi portò sempre con sé
utilizzandolo anche come interprete. Questi era di probabile origine filippina
e quindi, in tal caso, sarebbe stato lui il primo ad aver attraversato tutti i
meridiani nel momento in cui la spedizione giunge nei pressi dei suoi luoghi
natali, a est delle acque più orientali precedentemente solcate da Magellano.
Pur essendo stato per quanto possibile conciso, penso di
aver chiarito che, pur avendo tante certezze e prove inconfutabili di date ed
eventi, la questione non è di facile soluzione.
Da appassionato geografo, lascio la suddetta diatriba e
passo discettare dei risultati più concreti ed interessanti del viaggio:
La scoperta del passaggio navigabile fra Atlantico e Pacifico sud della Patagonia
che ancora oggi porta il nome di Magellano.
Per individuarlo nel labirinto di isole che costituisco la parte estrema
dell’America meridionale fu necessario un lungo e complesso lavoro esplorativo lungo
oltre un mese (21ott - 27nov 1520)
Dimostrazione pratica e definitiva della sfericità del
globo terrestre
La questione del cambio di data, cioè il guadagnare o
perdere un giorno al completare un giro del mondo viaggiando rispettivamente
verso est o verso ovest. Questo fatto fu molto dibattuto e utilizzato perfino
in speculazioni filosofiche metafisiche ma, curiosamente, divenne di effettivo
dominio pubblico, a tutti i livelli, solo grazie al Verne che lo utilizzò per
il colpo di scena finale nel suo famoso romanzo Il giro del mondo in 80 giorni.
la temporanea ripartizione di rotte commerciali, oggetto dei
secolari contrasti ispano-lusitani. Nel XVI secolo i portoghesi dominavano nel
sudest asiatico avendo importanti colonie (Goa,
Ceylon, Malacca, Timor, Macao, ...) mentre gli spagnoli che
fino a quel momento dominavano nelle Americhe, giungendo da est, si
impossessarono di numerose isole (Caroline,
Marianne, Salomone, Guam, Palau, ...) ma soprattutto delle Filippine.
Completo con qualche nota su flotta ed equipaggio. Salparono
5 imbarcazioni di piccola stazza (mediamente più piccole delle 3 caravelle di
Colombo, di 150, 140 e 100t) sulle quali si imbarcarono 239 uomini.
Victoria (85t) -
unica giunta a destinazione, con 18 persone a bordo. Altri 12 membri
dell’equipaggio, fatti prigionieri nelle Isole di Capo Verde, tornarono qualche
settimana più tardi dopo essere stati trasferiti a Lisbona e quindi liberati. Fra
i 18 sopravvissuti a tante peripezie c'era anche il vicentino Pigafetta, il quale era giunto alla
corte spagnola al seguito del vescovo e nunzio pontificio Francesco Chiericati.
Entusiasmato dai resoconti dei viaggi di esplorazione e conquista, ottenne di
potersi aggregare alla spedizione di Magellano
come soprannumerario (chi fa parte dell’equipaggio, ma senza compiti relativi
alla navigazione) e in questo suo ruolo redasse una dettagliata relazione del
viaggio, dal nome Relazione del primo viaggio intorno al mondo. A sinistra, il pannello maiolicato realizzato a Sanlúcar de Barrameda in memoria dell'impresa, con i nomi dei componenti dell'equipaggio, Pigafetta è l'ultimo della lista.
Trinidad (110t ) - inizialmente
l’ammiraglia, sotto il comando di Magellano; catturata dai portoghesi alle
Molucche, mentre tenta di ritornare via Pacifico
San Antonio (120t) - la più grande; l’equipaggio
si ammutinò durante le esplorazioni in Patagonia
(nov ’20) e tornò indietro approdando in Spagna nel maggio 1521
Concepción (90t) -
abbandonata e bruciata alle Filippine, per mancanza di equipaggio
Santiago (75t) -
naufragata nel 1520
In Spagna e Portogallo, ormai da varie settimane, compaiono sui giornali ed in rete frequenti articoli sul tema, con interventi di storici, geografi ed accademie varie.
In
spagnolo, come in portoghese, secreto equivale all’italiano segreto, in tutte le sue accezioni e usi
comuni. Tuttavia, in entrambi gli idiomi, il vocabolo indica anche un
relativamente piccolo taglio di carne suina (più o meno mezzo chilo) che si trova fra la paleta (prosciutto di spalla, quindi zampa anteriore) e la
pancetta e le costillas, e quindi se ne ricavano solo 2 per animale (vedi foto in basso). In Spagna
troverete reclamizzato il secreto iberico (dal maiale nero
iberico) e in Portogallo il secreto de porco preto
(letteralmente maiale nero, praticamente la stessa razza).
Il
pezzo ha una forma irregolare, vagamente triangolare, con una parte più larga e
alta (fino a circa 2 cm) che va digradando in ampiezza e spessore verso la
punta opposta. Ho letto che per ricavarli è necessario tagliare la carne in un
modo particolare, altrimenti vanno persi, restando in parte attaccati alla paleta e/o alla pancetta o costillas.
Quando
si cucina intero (di solito a la plancha
= piastra) almeno nella parte più spessa lo si incide in modo da poterlo
cuocere un modo relativamente uniforme.
Le
sue venature di grasso lo rendono particolarmente succulento e tenero, sempre
che un cuoco irresponsabile non lo faccia quasi bruciare.
Per
fornire orientativamente le dimensioni, nella foto (artigianale, da tablet) del
mio secreto a Casa Tata, ho infilzato la forchetta in un pezzo della parte più
spessa. In quanto alla superfici, teniate presente che il piatto era ovale e
quindi la porzione ben abbondante.
Non mi resta che
consigliarvi un assaggio se vi trovate in penisola iberica, possibilmente un pezzo
intero (comune in Spagna, più raro in Portogallo dove quasi sempre lo cuociono
già tagliato in fette spesse/listarelle).
conejo en salmorejo a Casa Tata, Punta Brava (Tenerife)
Data la brevità del
post, dopo aver parlato della carne cabra, voglio citare un altro
famoso tipico piatto canario a base di carne è il conejo (coniglio) en
salmorejo (praticamente in salmì), quindi con grande uso di vino e spezie, molte delle quali, in questo caso, locali. Mi urge però precisare che questa
sugo è concettualmente completamente diverso dai più conosciuti salmorejos
andalusi, con in testa quello cordobés (di Cordoba) e famose e
apprezzate varianti come la porra antequerana alla quale dedicai specifico post.
I salmorejos peninsulari, così come i gazpachos, sono infatti zuppe fredde sostanzialmente vegetali, con ingredienti molto simili fra loro, che si differenziano però per la densità, molto più corposi i primi (molti sostengono che un cucchiaio debba poter restare in piedi), liquidi i secondi tanto da potersi anche "bere". Ai salmorejos spesso si aggiungono "integrazioni proteiche", come pezzetti di carne (jamon) o pesci (tonno o pesciolini fritti) o uova (sode), ma talvolta si tratta di semplici guarnizioni si superficie per le quali si utilizzano anche olive e verdure crude.
Nel lungo ed
articolato, sommariamente analitico preambolo, l’autore mette in risalto i pro
e i contro di questa classifica del 2009, comuni a tante altre liste. Attenendosi strettamente
alla logica, per determinare “il miglior film” (assoluto, di un tale genere,
paese, anno o regista che sia) uno dovrebbe averli visti tutti, cosa
praticamente impossibile a meno di insiemi molto ridotti. Ed anche in casi come
questi (p. e. per quanto mi riguarda ho visto tutti i 13 film diretti da
Kubrick e anche i 30 e passa di Buñuel) comunque resterebbe la soggettività di
giudizio e anche se un certo numero di persone potrebbero trovarsi d’accordo
sui primi 3 o 4, ma quasi sicuramente l’ordine dei rimanenti sarebbe diverso.
Pertanto, come a
tutte le altre migliaia di liste delle/dei migliori 10-100-1000 film, cibi,
vini, spiagge, paesi, ristoranti, fondi d’investimento, cellulari, ... si
potrebbe continuare all’infinito, anche questa va presa molto con le pinze ma ha
l’indubbio vantaggio di far conoscere titoli mai sentiti neanche nominare e
farne ricordare altri di cui si era persa la memoria. Sta al cinefilo “ricercatore”
approfondire ed indagare “l’ignoto” e molto probabilmente ne otterrà spesso
giuste ricompense, anche se inframezzate da qualche delusione.
Non meraviglia che
la parte del leone la faccia la Spagna con 22, seguita dal Messico con 17 e Argentina
con 13. Può sembrare strano che Brasile e Cuba (una dozzina a testa) siano così
vicini all’Argentina (in linea di massima con una migliore storia
cinematografica) ma si devono considerare il numero dei votanti ed il fatto che
poco o niente sia giunto in Italia da tali paesi. I titoli inseriti per i 5
suddetti paesi rappresentano i 3/4 del
totale.
In questo caso, il primo della lista è Memorias del subdesarrollo (Tomás Gutiérrez Alea, Cuba, 1968 - Memorie del sottosviluppo), seguito dai ben più noti El laberinto del fauno(Guillermo del Toro, 2006),Los olvidados(Luis Buñuel, 1950) e Cidade de Deus(Fernando Meirelles, 2002).
Conoscendo già
quasi tutti i film spagnoli e messicani (me ne mancano 2 su 39) e 9 dei 13
argentini, ho cominciato a colmare le mie lacune per quanto riguarda la
cinematografia brasiliana e ho subito recuperato 3 film (rispettivamente all’8°,
34° e 76° posto della succitata classifica, clicca sui titoli per le
micro-recensioni) giunti a loro tempo in Italia in quanto pluripremiati nei più
titolati festival internazionali:
Central do Brasil (Walter Salles, Bra, 1998) tit. int. Central Station * 2 Nomination Oscar (miglior film non in lingua
inglese, Fernanda Montenegro protagonista) * a
Berlino Orso d’Oro e Premio
ecumenico per Walter Salles, Orso d’Argento a Fernanda
Montenegro * Golden
Globe miglior film non in lingua inglese, Nomination per Fernanda
Montenegro
Bye Bye Brasil (Carlos Diegues, Bra, 1979) * Nomination Palma d’Oro a Cannes
Tropa de elite (José Padilha, Bra, 2007) tit. it. Gli squadroni della morte * Orso d’Oro a Berlino per José Padilha
Mentre mi accingo a guardare un'altra decina di quelli che sono riuscito a recuperare fra i "mi mancano", vi invito a dare almeno un'occhiata ai titoli inclusi nel post Las 100 mejores películas iberoamericanas de la historia.
Avendo già parlato
sommariamente del Prado, eccomi al (Museo Nacional Centro de Arte) Reina Sofia
di Madrid nel quale la star, per i miei gusti, è fuor di dubbio Salvador Dalì
(1904-1989). Artista prolifico ed eclettico, personaggio emblematico del surrealismo, è stato non solo pittore, ma anche scenografo, bozzettista, scultore (autore di pregevoli fusioni in bronzo), fotografo e sceneggiatore
(coautore dei famosissimi primi due film di Luis Buñuel: Un chien andalou e
L’age d’or). Credo di non aver visto ancora un suo dipinto, scultura, disegno,
fusione che non mi abbia conquistato, indipendentemente dal pensare di aver compresa o meno l'opera, anzi, meno la capisco e più mi affascina.
Le immagini che propongo in questo blog sono automaticamente ridotte, quindi, se volete apprezzare al meglio questi dipinti (tutti esposti al Reina Sofia), dovrete cliccare sul titolo per ottenerle in alta definizione.
Un ottimo esempio di ciò e questo Il grande masturbatore, dipinto che suggerisco di osservare con attenzione in ogni sua parte.
Il non esperto ma attento e curioso osservatore (come lo sono io) si potrà chiedere com'è effettivamente composto il volto, qual è il significato della cavalletta e delle formiche, della testa di cane (?) che spunta quasi sotto l'ascella della donna (?) con un fiore (?) sotto al collo, delle varie conchiglie una delle quali è parte integrante di una colonna di pietre in bilico, dei due che si abbracciano ma chi è di spalle sembra di roccia, e dell'altra figura che si allontana?
Effettuando una ricerca si troveranno certo molte risposte e interpretazioni spesso contrastanti ... forse, dico forse, una di queste rispecchia le vere intenzioni dell'artista, ma potrebbero anche essere tutte fantasie di critici.
Sono oltre 100 le opere di Dalì esposte al Reina Sofia, di generi molto diversi e di epoche che vanno dagli anni '20 come il ritratto fatto all'amico Luis Buñuel (1924, sotto a sx) agli '80.
Nella maggior parte
dei suoi lavori, quando penso di essere riuscito a rendermi conto del tutto,
scopro sempre altri particolari minimi eppure senz’altro significativi (è impensabile
che le abbia inserite per caso), figure orientate diversamente dalle altre e
quindi non immediatamente leggibili, disegni dentro altri disegni come scatole
cinesi.
Le foto scaricate dal sito ufficiale del museo, nel quale potrete trovare l’intera collezione permanente.